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giovedì 29 aprile 2021

Lo Sapevate Che: Alfred Hitchcock: È ricordato tra i più grandi maestri della storia del cinema e come il padre del genere thriller


“Il dramma è la vita con le parti noiose tagliate.” Alfred Htchcock

 

Maestro della suspense

Re del thriller, maestro della suspense, genio delle cinepresa, irriverente performer, evocatore dell'inconscio. Quanti termini sono stati spesi per cercare di definire quello che per molti appassionati è il rappresentante supremo della settima arte? Alfred Joseph Hitchcock, nato il 13 agosto 1899 a Leytonstone in Inghilterra, ha avuto il pregio di non trincerarsi mai dietro fumosi intellettualismi, di non voler mai caricare le sue opere di significati oscuri e reconditi, con il pericolo di fare sofismi sull'arte. No, lui si è sempre limitato a girare storie coinvolgenti e incredibili, divertendosi un mondo dietro la sua macchina da presa.

Forse l'aria scanzonata che il maestro ha sempre mostrato in occasione delle sue apparizioni pubbliche scaturisce da una reazione al tipo di educazione ricevuta. Figlio di William ed Emma è cresce con una rigorosa educazione religiosa e frequenta il duro Collegio Cattolico di Saint Ignatius. Gli studi proseguono con l'iscrizione alla scuola di Ingegneria e Navigazione che deve abbandonare per motivi economici, alla morte del padre nel 1914.

Fin da quegli anni in cui non era nessuno, Alfred Hitchcock manifesta un grande interesse verso il mondo del crimine e verso gli omicidi, collezionando saggi ed articoli tratti dai giornali e visitando spesso il museo del crimine di Scotland Yard. Un po' sbandato e senza un progetto di vita coerente, nel 1915 trova lavoro come disegnatore presso la "Henley telegraph and cable Company".

Il suo primo impiego nel ramo cinematografico arriva nel 1920 quando viene assunto come disegnatore di titoli in un nuovo studio londinese, il "Players-Lasky-Studios" (il futuro cineasta disegnerà i titoli per tutti i film prodotti dal suddetto studio nel corso dei successivi due anni).

Nel 1922 quando il regista di "Always tell your wife" si ammala, Hitchcock termina di girare il film al suo posto mettendosi immediatamente in luce per le sue buone qualità.

Gli viene affidata la sua prima regia con il film "Number 13" che però rimane sfortunatamente incompleto a causa della chiusura della sede londinese dello studio.

Nel 1923 Alfred Hitchcock viene assunto dalla compagnia più tardi conosciuta come Gainsborough Pictures; durante i tre anni successivi lavora nell'ombra per numerosi film, occupandosi di una quantità straordinaria di mansioni: dalla sceneggiatura, ai disegni, dai titoli alle scenografie fino ad arrivare al montaggio e all'aiuto regia.

E' finalmente nel 1925, quando la compagnia gli affida la regia del film "Il labirinto della passione", che la brillante carriera di Alfred Hitchcock segna il suo inizio.

Nel 1926 sposa Alma Reville, una redattrice che collaborerà più tardi come sceneggiatrice a molti dei suoi film. Nasce una figlia, Patricia, che apparirà in molti film del padre. Nel 1929 Hitchcock dirige "Ricatto", il primo film inglese con suono sincronizzato, mentre il primo film americano "Rebecca", del 1940, vince l'Oscar per la miglior fotografia.

Poi la carriera di Hitchcock conosce numerosi alti e bassi, ma il regista si sforza di rimanere sempre ad un livello qualitativo impeccabile. I critici, tuttavia, rilevano come gli anni '40 siano di scarsa rilevanza per la produzione del maestro mentre straordinariamente importanti risultano gli anni '50 e '60, in cui si incontrano i capolavori più celebri del regista (Da "Gli uccelli" a "Psycho", da "Vertigo" a "La finestra sul cortile").

Carattere gioviale ma complesso, Hitchcock non fu mai assalito dalla prosopopea del grande autore, divertendosi anche a produrre film per la televisione, dove poteva sfogare tutta la sua vena arguta e sottilmente satirica. Leggendarie sono rimaste le antologie del mistero per il piccolo schermo come "Regali di Hitchcock" e "L'ora di Hitchcock"; produzioni che fra l'altro contribuirono non poco a diffondere il suo nome presso gente di tutti i tipi.

Tecnico meticoloso e stilista sopraffino, i suoi film erano scrupolosamente e puntigliosamente confezionati, tanto da essere tuttora considerati delle perle assolute delle settima arte. Celebri anche le sue immancabili apparizioni da cammeo, inserite praticamente in tutte le sue pellicole. L'ultimo film del maestro è "Complotto di famiglia", del 1976.

Alfred Hitchcock muore a Los Angeles il 29 aprile 1980 mentre lavora con un collaboratore ad un'opera che avrebbe dovuto intitolarsi "La notte breve".

https://biografieonline.it/biografia-alfred-hitchcock

Lo Sapevate Che: Enrico Mattei: Imprenditore, politico e dirigente pubblico. Puntò sull’energia per rilanciare lo sviluppo economico italiano

 “Se in questo paese sappiamo fare le automobili, dobbiamo saper fare anche la benzina.” Enrico Mattei

 

Il sogno di un'indipendenza energetica

Enrico Mattei nasce il 29 aprile 1906 ad Acqualagna (Pesaro). La famiglia è modesta, il padre brigadiere dei carabinieri.

Finite le scuole elementari, Enrico frequenta la scuola tecnica inferiore. Il padre lo fa assumere nella fabbrica di letti di Scuriatti come verniciatore di letti di metallo, nel 1923 entra come garzone alla Conceria Fiore. La carriera di Mattei nell'Azienda è rapida: prima operaio, poi, a soli vent'anni, direttore del laboratorio e infine collaboratore principale del padrone della Conceria.

Nel 1929 cominciano a sentirsi gli effetti della crisi economica generale e anche la Conceria Fiore chiude, Mattei è seriamente colpito da questo avvenimento, che tenta in ogni modo di evitare. Tutto quello che aveva costruito in anni di lavoro sembra completamente cancellato. Il suo prestigio nel paese ne avrebbe sofferto in modo insanabile. Non resta che cambiare ambiente, cercando fortuna altrove. Giovanni Fiore gli dà delle lettere di ringraziamento e di presentazione per uomini d'affari che conosceva, ed una liquidazione che Enrico definirà più tardi come "superiore a quella stabilita dalla legge".

Si trasferisce a Milano dove continua la sua attività industriale; nel 1934 fonda l'industria Chimica Lombarda. Lo sviluppo dell'impresa assume un ritmo veloce, cresce rapidamente anche il fabbisogno di materie prime. Mattei tenta di trovare una propria fonte attraverso l'integrazione verticale dell'impresa. Condotta un'analisi attenta delle possibilità offerte dalla pesca nel Mar Rosso, prepara un progetto per la creazione di una flottiglia da pesca e di uno stabilimento per il primo trattamento del pescato. Presenta il progetto al ministero delle Corporazioni e chiede una concessione per la pesca industriale in Eritrea, sperando di ottenere dalla pesca di squali e delfini i grassi che gli servono.

Il fratello Umberto si reca nel Mar Rosso in maggio. Ma la conservazione del pesce e la sua lavorazione in loco, si mostrano difficili, e dopo un primo atteggiamento positivo del Ministero, il progetto viene insabbiato, forse anche per l'opposizione degli altri operatori italiani del settore.

In quegli anni, ha scritto Boldrini, "vivemmo assieme, quasi isolati, mentre maturavano le sventure della patria...Quando giunse il momento, per non servire ai tedeschi, Mattei chiuse la sua fabbrica, sottrasse gli operai alle razzie, continuando a corrispondere loro i salari e li ebbe collaboratori clandestini nella difesa degli impianti tecnici e delle merci immagazzinate, con cui avrebbero ripreso insieme il lavoro alla fine della guerra".

Mattei si diploma ragioniere e si iscrive all'Università Cattolica. Nel maggio 1943 incontra Giuseppe Spataro attraverso il quale entra in contatto con i circoli antifascisti milanesi. Viene creato, nel 1944, un Comando militare Alta Italia del CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) di cui Enrico Mattei fa parte per la Dc.

Nei giorni successivi alla tormentata fine della guerra civile in Italia, Enrico Mattei venne incaricato di liquidare le attività dell'Agip ma Mattei sceglie di disattendere questa indicazione; nel 1953 fonda l'Eni.

Con la stessa intraprendenza e tenacia che lo aveva caratterizzato tutta la vita, Mattei riesce ad affermare il ruolo strategico dell'energia nello sviluppo economico italiano e a ispirare fiducia nel possibile miracolo dell'indipendenza energetica.

E' abile nel costituire una rete di collaboratori capaci di muoversi sulla scena internazionale e questo diverrà uno dei punti di forza che la società, oltre gli interessi specifici, saprà offrire all'azione diplomatica dell'Italia. E' tra i primi a coltivare lo spirito di frontiera e il rispetto delle culture diverse. Nel film "Il caso Mattei" il protagonista dice a un giornalista: "Il petrolio fa cadere i governi, fa scoppiare le rivoluzioni, i colpi di stato, condiziona l'equilibrio nel mondo...se l'Italia ha perso l'autobus del petrolio è perché gli industriali italiani, questi grandi industriali, non se ne sono mai occupati...non volevano disturbare la digestione dei potenti... Il destino di milioni e milioni di uomini nel mondo in questo momento dipende da 4 o 5 miliardari americani... La mia ambizione è battermi contro questo monopolio assurdo. E se non ci riuscirò io, ci riusciranno quei popoli che il petrolio ce l'hanno sotto i piedi".

Il 27 ottobre 1962 il "Morane Saulnier 760" di Mattei proveniente da Catania e diretto a Linate precipita a Bascapè (Pavia). Ad oggi sono ancora discordi le opinioni sulla natura dell'incidente mortale occorso a Mattei, da varie ipotesi confermate da testimonianze di mafiosi pentiti negli anni '90, sembrerebbe che fosse stata piazzata una bomba sull'aereo e che si fosse trattato quindi di un sabotaggio. Totale incertezza si ha sui possibili mandanti, si va da ipotesi che vanno dalla CIA, alle "Sette Sorelle" (le sette grandi multinazionali del petrolio nate per lo più alla fine dell'Ottocento ad opera di alcuni famosi petrolieri), a interessi politici italiani rivali di Mattei.

https://biografieonline.it/biografia-enrico-mattei

Lo Sapevate Che: 29 aprile 1961: Luciano Pavarotti debutta nella lirica: Dal cuore dell’Emilia ai palcoscenici del mondo, dando nuovo lustro a quella lunga tradizione di tenori inaugurata da Enrico Caruso e proseguita con Gigli, Del Monaco e Di Stefano

 Sessanta anni fa, il 29 aprile 1961 Luciano Pavarotti debuttò nella lirica con La Bohème al Teatro Municipale di Reggio Emilia, interpretando il ruolo di Rodolfo.

Una data destinata a diventare indimenticabile per l’allora 25enne tenore. Da qui nacque la parabola di Big Luciano, per 40 anni tra i principali ambasciatori della cultura italiana nel mondo.

Nel 1960 Pavarotti, sempre al Valli, aveva vinto il concorso intitolato al compositore Achille Peri, la vera radice di un mito, ottenendo così la parte di Rodolfo nella produzione lirica che venne diretta da Francesco Molinari Pradelli e andata in scena sabato 29 aprile al Teatro Municipale di Reggio Emilia.

Fu una serata memorabile e Pavarotti, da quel giorno, conservò sempre un legame speciale con l’opera di Puccini. Da qui partì la sua fortuna, prima in tutti i teatri italiani e quattro anni più tardi negli Stati Uniti, con un tour trionfale.

L’Archivio della Fondazione I Teatri custodisce preziosi ricordi di Pavarotti al Municipale e per questo 60esimo anniversario li vuole condividere, a partire da alcune delle immagini che lo ritraggono durante incontri, recital, opere che lo videro protagonista.

Condividiamo poi  la registrazione video del concerto di gala tenuto al Teatro Municipale nel 1991 per il 30esimo anniversario del debutto, e dedicato a Gigetto Reverberi.

Nella giornata del 29 aprile, dalle terrazze del Valli risuonerà la musica di Big Luciano, dal “suo” teatro su tutta piazza Martiri del 7 Luglio.

Qui sotto alcune rare foto della Bohème del 1961.
Nell’ingrandimento in verticale un giovanissimo Pavarotti Rodolfo

29 APRILE 1961 - 29 APRILE 2021

Luciano Pavarotti è tornato più volte al Teatro Valli, questi sono solo alcuni dei manifesti delle opere e recital di cui è stato protagonista.

Il 29 aprile 1991, esattamente trenta anni dopo il fortunato debutto, Luciano Pavarotti è di nuovo al Teatro Valli per festeggiare 30 anni di successi nel luogo da cui tutto aveva avuto inizio.

https://www.iteatri.re.it/2021/04/luciano-pavarotti29-aprile-1961-29-aprile-2021/#:~:text=Sessanta%20anni%20fa%2C%20il%2029,p

mercoledì 28 aprile 2021

Speciale: Il menù del 28 aprile, buon pranzo! … …

  

Mangiare è una necessità, ma mangiare in modo intelligente è un'arte.
La Rochefoucald

 

 

 

Penne in teglia alla Parmigiana

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

 

450 gr di penne, 2 melanzane, 1 spicchio d’aglio, 250 gr di passata di pomodoro, un ciuffo di basilico, 1 rametto di rosmarino, 1 rametto di salvia, 1 mozzarella di bufala, 150 gr di parmigiano grattugiato, olio, sale e pepe.

 

Lavate e pulite le melanzane. Affettatele e poi friggetele in una padella con 4 cucchiai d’olio. Fate asciugare l’olio in eccesso su carta da cucina. In una piccola casseruola con 3 cucchiai d’olio, fate soffriggere lo spicchio d’aglio, unite la passata di pomodoro e le foglie di basilico, salate e pepate. Fate cuocere per 15 minuti. Tritate le foglie del rosmarino e della salvia, fatele rosolare in un padellino con 3 cucchiai d’olio. Affettate sottilmente la mozzarella. In una casseruola, con abbondante acqua salata, fate cuocere la pasta al dente. Scolatela e conditela con l’olio agli aromi di rosmarino e salvia. In una pirofila oliata, sistemate uno strato di pasta, uno di melanzane, uno di fettine di mozzarella, salate e pepate. Aggiungete una spolverata di parmigiano. Ripetete gli strati fino ad esaurimento degli ingredienti. Finite con la spolverata di parmigiano grattugiato. Mettete la pirofila in forno preriscaldato a 190° per 15 minuti. Servite caldissimo.

 

 

 

Soufflé al Formaggio e Insalata mista

Per 4 persone

 

50 gr di parmigiano, 50 gr di Emmental, 4 uova, 50 gr di farina, latte, noce moscata, burro, sale e pepe.

 

Mettete in una ciotola 50 gr di farina, aggiungete ½ lt di latte meno 3 cucchiai che terrete da parte, e versandolo a filo, stemperate bene, continuando a mescolare con un cucchiaio di legno, fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Trasferite il composto in una casseruola, portate a ebollizione a fuoco lento, sempre mescolando, poi togliete dal fuoco, salate, pepate e profumate con una grattugiata di noce moscata. Unitevi 30 gr di burro, che farete sciogliere, poi mescolando con cura il parmigiano e l’emmental grattugiati, i 4 tuorli stemperati con il latte tenuto da parte. Mescolate lentamente dal basso verso l’alto e mai in senso circolare e unite i 4 albumi montati a neve densa con un pizzico di sale. Trasferite il composto in uno stampo da soufflé di circa 20 cm di diametro, imburrato e cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 40 minuti. Servite subito, appena tolto dal forno, accompagnando con un piatto di insalata mista.

 

 

 

Creme Caramel con Frutta

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

6 dl di latte, 4 uova, 50 gr di zucchero semolato, 1 stecca di vaniglia. Per il caramello: 80 gr di zucchero semolato.

 

Per i croccantini: 60 gr di zucchero, 30 gr di semi di sesamo.

 

Per la frutta: frutta a piacere, 200 gr di zucchero, succo di limone.

 

Il dolce deve essere preparato un giorno di anticipo. In una casseruolina preparare il caramello con 80 gr di zucchero e 3 cucchiai d’acqua, versarlo poi in uno stampo da budino e farlo scorrere sulle pareti. In una casseruola fare bollire il latte con la stecca di vaniglia incisa per il lungo. Fare riposare per 15 minuti e poi colare il composto. In una terrina montare le uova con 50 gr di zucchero e incorporarvi a filo il latte. Versare nello stampo e fare poi cuocere a bagnomaria nel forno preriscaldato per 1 ora e mezza. Sfornare fare intiepidire e trasferire in frigorifero lo stampo coperto con pellicola per 12 ore. Nel mentre preparare i croccantini. Fare caramellare 60 gr di zucchero con un filo d’acqua, versarlo sulla placca del forno ricoperta da carta da forno, spolverizzarlo con i semi di sesamo tostati, fare raffreddare la preparazione e spezzare a tocchettini il caramello. In una casseruola preparare un caramello con lo zucchero residuo, un filo d’acqua e qualche goccia di succo di limone, fermare la cottura immergendo la casseruola in acqua. Nel mentre sarà stata preparata la frutta lavata ben asciugata ed eventualmente se grossa a tocchetti. Immergere la frutta nel caramello, scolarla su carta da forno. Sformare il budino su un piatto da portata, ornarlo con i croccantini e i frutti preparati.

 

1975 – Nasce il Fondo per l’Ambiente italiano: Storia, arte e natura da salvare e restituire ai cittadini italiani. Rinverdendo in questi ultimi la consapevolezza e l’orgoglio di avere a pochi passi da casa un patrimonio inestimabile

 

Fondo Ambiente Italiano, storie d'arte e paesaggio

"Io sono io e l'ambiente che mi circonda; se non lo salvo non salvo me stesso". Nel nome della bellezza e seguendo questo pensiero di Josè Ortega y Gasset, trasformato in insegnamento per individuare la strada da percorrere, da 45 anni, il FAI - Fondo Ambiente Italiano protegge ambiente e cultura, paesaggio e arte. Nata nel 1975, grazie a Giulia Maria Crespi, imprenditrice scomparsa il 19 luglio scorso, a 97 anni, oggi questa fondazione senza scopo di lucro continua a lavorare per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico del nostro Paese. Il 16 aprile 2020, in una lettera al direttore del Corriere della Sera, in qualità di presidente onorario del FAI e dell'Associazione per l’agricoltura biodinamica, dimostrando ancora una volta il suo amore per la natura, la fiducia nei giovani (con riferimento al movimento Friday for future), e individuando le cause della pandemia nei cambiamenti climatici, nella deforestazione, nell'invasione delle città "in aree naturali che fungono da filtro, in una agricoltura troppo intensiva e forzata", Crespi scriveva: "Stiamo finalmente imparando che è urgente e doveroso ricercare un nuovo e più rispettoso equilibrio con il Pianeta che ci ospita", un principio che continua ad animare, oggi, il Fondo ambiente italiano. Ne abbiamo parlato con Ines Lanfranchi Thomas, presidente del FAI Veneto.

Partiamo dalla fondatrice e dal 1975. Perché nasce il Fondo Ambiente Italiano e cosa è diventato oggi?

Giulia Maria Crespi è stata una donna illuminata, una guerriera indomita che ha combattuto fino all'ultimo per la salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale italiano. “L’ambiente - diceva, con la voce che diventava sempre più decisa quando affrontava questi temi - è un compito che spetta a tutti noi”. Il FAI nasce 45 anni fa: il modello era quello del National Trust inglese, che preservava i beni artistici del Paese e operava a vantaggio della collettività. L’associazione inglese, infatti, diventando proprietaria di ville e parchi privati, ne assicurava il godimento a tutti. Crespi, insieme, tra gli altri, all'architetto Renato Bazzoni, dà vita al Fondo Ambiente Italiano dotandolo subito di un cospicuo fondo economico e donando al neonato ente il Monastero di Torba, nel Varesotto. Voleva rendere evidente che il FAI, che era un’associazione di privati, poteva gestire un bene destinato a una fruizione pubblica. Oggi conta più di 210mila iscritti e cura, protegge e tutela l’ambiente, il paesaggio, il patrimonio storico e culturale del Paese. (di Francesca Boccaletto)

 

 

 

 

Sogni? Sì, sogni. A furia di sognare, si riesce a portare nel concreto ciò che si sogna (Giulia Maria Crespi (1923-2020)

 

Come si concretizza lo scambio tra ambiente e cultura?

Fin dalla sua nascita il FAI si occupa di arte, cultura, ambiente e paesaggio che, secondo il Codice dei beni culturali, è il territorio espressivo di identità. La centralità della sostenibilità ambientale è ormai un tema comune e quotidiano a livello sociale ed economico. Il FAI realizza quello che sostiene: Giulia Maria Crespi è stata una sognatrice che ha quasi pienamente realizzato i suoi sogni, con la forza di operare per il bene comune. Nei beni i visitatori possono percepire e toccare con mano come vengono messi in atto risparmio energetico, riduzione dell’impronta idrica e del dissesto idrogeologico, tutela della biodiversità, sperimentazione e innovazione, attraverso le nuove tecnologie amiche del pianeta.

Il già citato Monastero di Torba come prima donazione, era il 1977. Quale l'ultima in ordine di tempo? E quanti sono oggi, complessivamente, i beni?

Dopo il Monastero di Torba arrivarono altre donazioni: l’Abbazia e il Borgo di San Fruttuoso (Genova) da parte dei principi Doria Pamphilj e negli anni ottanta, il Castello della Manta (Cuneo) e la villa del Balbianello (Como). L’ultimo bene che è arrivato è Palazzo Moroni a Bergamo, il cui giardino è stato aperto in occasione delle Giornate FAI all'aperto, nell'ultimo weekend di giugno. I beni storico-artistici o paesaggistici possono essere di proprietà o affidati in concessione da un ente pubblico o in comodato da un privato: oggi, tra beni di proprietà e in concessione, si è superata quota 60.

 

 

Chi finanzia il FAI e come vengono investiti i fondi raccolti?

Le fonti di finanziamento sono sia privati cittadini, che fanno donazioni o un lascito testamentario, sia le aziende che diventano partner della fondazione, sponsor di un progetto o Corporate golden donor. A questi si aggiungono, in minima parte, gli enti pubblici e le fondazioni, sia pubbliche che private. I fondi raccolti sono destinati, per oltre i due terzi, alla missione principale cioè al restauro, alla conservazione e alla gestione dei luoghi, regolarmente aperti al pubblico. Un quinto è investito per le campagne di raccolta fondi, il restante per i servizi generali.

Le direzioni regionali come si comportano rispetto alla direzione centrale? Hanno autonomia per quel che riguarda attività, progetti e interventi?

Il confronto tra presidenze regionali e direzione centrale è costante e dialettico: ciascuna regione decide da sé, autonomamente, sia per l’organizzazione dei progetti locali che per le varie attività. Lo staff centrale è sempre disponibile a dare una mano. Due volte l’anno, i presidenti regionali si ritrovano a Milano per fare il punto della situazione di ogni regione e per conoscere i nuovi progetti e i comuni piani di lavoro.

Uno dei punti di forza è costituito dai volontari, attivi in tutta Italia. Chi sono e cosa hanno in comune?

Li accomuna l’amore per il Paese, per il proprio territorio, la consapevolezza della sua ricchezza storica, culturale, ambientale, paesaggistica e il desiderio di operare per il bene comune. Si tratta di una rete trasversale che unisce generazioni, regioni e professionalità. I volontari sono persone che grazie al loro impegno, alla professionalità e al tempo che investono, permettono al FAI di essere quello che è: un ente serio, credibile, che dialoga con tutti, con i vertici delle istituzioni e con le persone più semplici.

 

 

Quali sono i beni del Veneto e cosa rappresentano per il territorio regionale dal punto di vista turistico?

Il Veneto è tra le prime regioni per numero di beni. Due sono a Venezia: il Negozio Olivetti, in Piazza San Marco, che è un bene affidato nel 2011, per concessione delle Assicurazioni Generali, e Casa Bortoli, arrivata nel 2017, per eredità da Sergio e Carla Bortoli. L’appartamento signorile con veduta stupefacente sulla chiesa della Salute è diventato luogo in cui “pensare” Venezia e nuovi possibili scenari di questa città unica. A Luvigliano, in provincia di Padova, sui Colli Euganei, è situata la splendida rinascimentale Villa dei Vescovi, residenza di campagna dei vescovi padovani, donata dalla famiglia Olcese nel 2005. Sta per essere aperto al pubblico l’alpeggio di Fontana Secca, donato dei fratelli Collavo nel 2015, sul Massiccio del Monte Grappa: un’area che prevede il recupero e la riqualificazione dei pascoli e delle aree forestali. A Padova, nel 2018, il FAI ha ereditato da Maria Pia Dal Prà, Casa Dal Prà, una dimora in centro città che custodisce una raccolta interessante di opere di arte antica e contemporanea. Il restauro è ancora in corso. Il piccolo paese di Rolle, in provincia di Treviso, nel 2004 è diventato il primo borgo italiano tutelato dal FAI. I beni vanno intesi come fulcri di un sistema paesaggistico, culturale, sociale ed economico. Infatti vivono in relazione inscindibile con il contesto naturale e urbano nel quale sono inseriti e possono essere risorsa per tutto il territorio circostante. Si tratta di un patrimonio che favorisce il turismo, grazie a un’offerta culturale e ambientale unica.

Oltre a quelli del Veneto, quali beni ama particolarmente e perché?

Sono tutti speciali: amo naturalmente, e sono i miei preferiti, quelli veneti. Non conosco tutti i beni italiani, ma ne ho visitati molti: dovunque, sono stata colpita dalla cura e dall'amore con cui vengono continuamente curati. Nulla è lasciato al pressapochismo o al banale o al superfluo. Ho da poco visitato in Umbria, ad Assisi, il Bosco di San Francesco, un acquisto FAI, grazie alla donazione di Intesa Sanpaolo nel 2008: è un’oasi di pace e di spiritualità dove poter camminare, pregare, leggere e pensare. Non si dovrebbe andare a Milano senza visitare Villa Necchi Campiglio, un gioiello del déco anni Trenta.

Il Fondo Ambiente Italiano conta anche sul sostegno dei suoi iscritti, cittadini che hanno a cuore l'ambiente e la cultura e a cui vengono offerte una serie di agevolazioni. Con un piccolo contributo mensile, i tesserati hanno anche la possibilità di adottare un bene e diventare "custodi della bellezza". 

Si può adottare un bene e seguire, passo passo, gli interventi che lo proteggono dallo scorrere del tempo. Questa scelta dà diritto alla tessera come "iscritto speciale" e offre molte opportunità: sconti, agevolazioni e il resoconto annuale degli interventi effettuati nel bene. Inoltre, dà la possibilità di dedurre l’importo della donazione nella dichiarazione dei redditi. Iscriversi è un atto civico di sostegno al nostro Paese: serve ad aiutare chi preserva e si impegna a tutelare il nostro meraviglioso e unico patrimonio. 

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https://ilbolive.unipd.it/it/news/fondo-ambiente-italiano-storie-darte-paesaggio

Lo Sapevate Che: Ciccio Ingrassia: Palermitano doc, come il suo collega e compagno di lavoro Franco Franchi. Assieme diedero vita al celebre duo comico Franco e Ciccio, tra i più prolifici del cinema italiano


 “[Parlando degli screzi con Franco Franchi] Sembravamo Liz Taylor e Richard Burton: ci siamo separati più volte, pur sapendo che sul palco non potevamo fare a meno l'uno dell'altro. Qualcuno ci faceva rincontrare e tornavamo a lavorare assieme.” Ciccio Ingrassia

 

 

Amata maschera

Insieme a quella di Franco Franchi, la maschera di Ciccio Ingrassia ha dato vita per decenni a una delle più popolari coppie comiche italiane. I due, inseparabili al cinema e in televisione, hanno condiviso quarant'anni di carriera, dagli esordi nell'avanspettacolo ai riconoscimenti nel cinema d'autore.

Francesco Ingrassia, siciliano verace, nato a Palermo il 5 ottobre 1922 - molte biografie riportano il 1923 ma si tratta di un refuso dell'anagrafe che il comico non si è mai premurato di correggere - è stato il prodotto più genuino del teatro di strada e della drammatica capacità degli artisti dell'epoca, nati nelle povere condizioni tipiche dell'economia del sud, di sapersi "adattare" pur di far sopravvivere la propria voglia di esibirsi e di esprimere il proprio talento. L'incontro con Franco Franchi (all'anagrafe Francesco Benenato), è casuale ma i due capiscono in fretta di avere un'intesa quasi perfetta (almeno sulla scena), e saper integrarsi a meraviglia: l'uno nel classico ruolo di spalla, l'altro come scatenato mattatore. Dei due Ciccio era quello serio e severo, mentre Franchi era la "marionetta" buffa e disarticolata.

Subito famosi negli strati più popolari semplicemente come "Franco e Ciccio", iniziano a lavorare insieme sui palcoscenici di avanspettacolo nel dopoguerra, ma devono a Domenico Modugno la prima grande occasione. Fu lui oltre a sceglierli per l'impegnativa "Rinaldo in campo", commedia musicale di Garinei e Giovannini, a segnalare il duo a Mario Mattoli che nel 1960 stava girando "Appuntamento a Ischia". Per la coppia siciliana si trattò solo una breve apparizione, ma sarebbe stato l'inizio di una lunga frequentazione con il grande schermo.

Ben centocinquanta, tirate a fine carriera le somme, saranno i titoli che li vedono protagonisti. Spesso sfruttando il filone delle parodie di film d'autore o di successo. Fra questi titoli ve ne sono di memorabili come "I brutti di notte", "Sedotti e bidonati", "I due figli di Ringo", "I due pompieri", "I due deputati", "I nipoti di Zorro", "Farfallon", "Ultimo tango a Zagarolo", "Indovina chi viene a merenda?", "Il bello il brutto e il cretino" e così via. Ognuno può divertirsi a trovare le associazioni giuste con il relativo titolo originale.

Ma la loro carriera cinematografica non è fatta solo di farse e parodie, c'è posto anche per collaborazioni di prestigio. E con nomi che farebbero accapponare la pelle ad attori ben più quotati per la loro eco altisonante: si va dai "Due marines e un generale" con Buster Keaton, a "Capriccio all'italiana", dove Pier Paolo Pasolini li volle accanto a Totò nel 1968, fino a "Il giudizio universale" di Vittorio De Sica.

Ingrassia, in particolare, ottenne un Nastro d'argento come miglior attore non protagonista per "Todo Modo" di Elio Petri e, pur proseguendo con successo la carriera con Franco Franchi, girò anche due film a suo nome. Diresse infatti lo stesso Franchi nel suo esordio da regista, "Paolo il freddo", e nel 1975 tornò dietro la macchina da presa per una pellicola più in linea con la loro tradizione come "L'esorciccio", in cui fra l'altro offrì a Lino Banfi il suo primo ruolo da protagonista.

Nel 1971 Franchi e Ingrassia furono il Gatto e la Volpe nel belissimo "Pinocchio" televisivo di Luigi Comencini, con Nino Manfredi e Gina Lollobrigida.

La televisione intanto moltiplicava la popolarità della coppia grazie agli sketch creati per "Partitissima", "Cantatutto numero uno", varie edizioni di "Canzonissima", "Il gamberetto" e poi ancora "Ieri e oggi", "Che combinazione", "Drim", ecc.

Alla televisione è legata anche la riconciliazione, dopo una delle tante liti, che con un certo clamore avvenne in diretta in una puntata di Domenica In, con Pippo Baudo.

Un po' snobbati, solo nel 1984 i critici cominciarono a guardare Franco e Ciccio con altri occhi, soprattutto grazie ai fratelli Taviani che li scelsero per "Kaos" (in cui interpretarono la novella pirandelliana "La giara") e a Fellini, che immortalò Ciccio Ingrassia in "Amarcord" nella poetica interpretazione di un matto di paese.

Più recentemente alcune trasmissioni tv di nicchia come Blob e Cinico tv, hanno avviato una "riabilitazione artistica" simile a quella che ha fatto trionfare la memoria di Totò. Tale riabilitazione è sfociata in un docu-film, rievocativo della loro carriera, realizzato da quei due "sabotatori" della scena cinematografica nostrana che rispondono al nome di Ciprì e Maresco, non a caso già inventori di "Cinico tv" (il film si intitola "Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e Ciccio").

Nel 1986 Ingrassia aveva intrapreso una carriera teatrale di notevole spessore, ma gli toccò in sorte di assistere, nel 1992, alla scomparsa dell'amato compagno d'arte, a cui riservò parole commosse in svariate dichiarazioni. E' poi toccato a lui raggiungere l'amico nell'anno di grazia 2003, all'età di 80 anni. Ricoverato da tempo per problemi respiratori, è morto a Roma il giorno 28 aprile circondato dai suoi cari.

https://biografieonline.it/biografia-ciccio-ingrassia

martedì 27 aprile 2021

Speciale: Il menù del 27 aprile, buon pranzo! … …

 

“L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari.” Antonio Gramsci

 

 

 

La Frecacia` de trifolle

Per 6 persone

 

È una goduriosa ricetta tipica valdostana a base di patate, cipolla e Fontina Vallée d'Aoste DOP, da cuocere nel forno a legna (o altro forn0…)

 

Ingredienti

 

Patate1500 g, Cipolla150 g, bionda, Timo10 g, sfogliato, Burro150 g, fuso, Fontina Vallée d'Aoste DOP150 g, a fette, Sale, Pepe, Noce moscata. Si accompagna perfettamente con salumi e grigliate di verdure.

 

Preparazione:

Condire le patate (tagliate a 4 mm di spessore) con il burro, il sale, il pepe e la noce moscata. Porle nel contenitore di cottura (simile ad una padella bassa e larga). Coprire con carta stagnola o coperchio. Inserirle nel forno a legna caldo (possibilmente o altro forno).

Ogni 5/8 minuti estrarle e mescolarle. Nel momento in cui cominciano ad essere dorate e quasi cotte aggiungere la cipolla tritata.

Continuare la cottura per una decina di minuti, mantenendo il tutto coperto. Scoprire e porre le fette di fontina sulla superfice. Lasciare fondere bene e servire.

Si accompagna perfettamente con salumi e grigliate di verdure.

 

 

Zuppa d Cavolo nero

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

1 kg di cavolo nero, 600 gr di pane toscano, 4 spicchi di aglio, olio, sale, pepe.

 

La ricetta è scritta dall’artista fiorentino Ardengo Soffici.

 

Si faccia bollire fino a giusta cottura in una pentola una quantità adeguata al numero di persone della famiglia, di quel cavolo invernale dalle foglie lunghe e ricciute di colore verde cupo, detto in Toscana cavolo nero. Intanto mentre il cavolo cuoce, si preparino e si arrostiscano dalle due parti, sulla gratella (meglio al fuoco a legna) tante fette di pane casalingo quanto si giudica opportuno al bisogno (da due a tre pro capite) e si soffreghino gagliardamente, sempre da diritto e da rovescio, con spicchi d’aglio. Ciò fatto, si tolga dal fuoco la pentola e si tuffino appena nell’acqua ancora bollente, una per una le fette, disponendole l’una accanto all’altra in un capace vassoio di maiolica, si aspergano poi, ancora da ogni lato, di sale e di pepe, con una certa abbondanza ed infine di genuino olio extravergine di oliva con grande generosità. Si distribuisca sulle fette così: condite con uno strato del cavolo cotto e previamente sgrondato che si spruzzerà ancora, ma questa volta con discrezione, di sale, pepe e olio. Dopodiché si serva in tavola senza indugio; ché tale piatto, di forte e grato sapore e odore, per gente di stomaco sano e alieno da pregiudizi di società.

 

 

Uova in Cocotte con gli Spinaci

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

6 uova, una manciata di parmigiano grattugiato (a piacere potete scegliere ricotta a caprino, freschi ), 5 cl di latte o 2 cl di panna, 3 etti di spinaci piccoli, burro, olio, sale.

 

Pulite e lavate gli spinaci, fateli saltare in una padella con 30 g di burro, salateli. Tritateli grossolanamente. Rompete le uova in una terrina, tenendo da parte tre albumi. Insaporite le uova con un cucchiaino di sale, sbattetele un poco con una forchetta, unite il parmigiano, mescolate rapidamente. Versate il latte o la panna. Unitevi gli spinaci tritati e amalgamate dolcemente. Montate le 3 chiare di uovo a neve ben ferma, con poco sale. Unitele con delicatezza al composto. Ungete di olio 6 cocotte e riempitele con la pastella, lasciando libero almeno un cm dalla pastella al bordo superiore della cocotte. Cuocetele in forno preriscaldato a 190° per 20 minuti, finché sulla superficie si sia formata una crosticina dorata. Servite il preparato nelle cocotte.