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mercoledì 25 novembre 2020

Lo Sapevate Che: Giornata contro la violenza sulle donne, gli eventi e le manifestazioni in programma. Non una di meno: “Senza di noi si ferma il mondo!”

Si celebra il 25 novembre, data che ricorda il brutale omicidio delle sorelle Mirabal nel 1960. La data segna anche i 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere che precedono la Giornata mondiale dei diritti umani il 10 dicembre

Di Giorgia Fenaroli

 

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne quest’anno assume un significato particolare e ancora più importante. Il lockdown causato dalla pandemia di Covid-19, per chi viene maltrattata in famiglia, ha coinciso con un aumento delle violenze dalle quali è stato impossibile sottrarsi anche materialmente, non potendo uscire di casa. Nei primi 10 mesi del 2020 i femminicidi sono stati 91. Uno ogni tre giorni. Senza contare le richieste di aiuto alle associazioni, che sono cresciute del 73% (Istat).

In questo quadro, si moltiplicano le iniziative per il 25 novembre. A partire da quelle istituzionali, come il video racconto verrà trasmesso alle 10 in streaming sulla webtv della Camera dei deputati “Non chiedermelo. Non è importante”, dedicato all’installazione “Com’eri vestita”, seguito da un incontro a cui parteciperanno il presidente della Camera, Roberto Fico, la ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti e la vicepresidente della Camera, Maria Edera Spadoni. E anche i cento video-appelli per dire no alla violenza contro le donne dal titolo “Tanti fili, Una Rete”, la campagna di sensibilizzazione che il Consiglio nazionale forense (Cnf) trasmetterà sul proprio canale YouTube.

25 e 28 novembre - Non Una Di Meno in piazza per la giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere
Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo!
25 e 28 novembre - Non Una Di Meno in piazza per la giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere: Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo!
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Quest'anno non ci sarà una manifestazione nazionale a Roma di Non una di meno, ma ogni città e nodo di Nudm organizzerà flashmob, performance, eventi e iniziative offline e/o online pensando alla tutela di tuttə.
Segui le info su questo evento che raccoglie LA MAPPA DELLE CITTA' (in aggiornamento) e segui l'evento della tua città

Evento fb nazionale: https://www.facebook.com/events/416495252858149/
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Il 25 e il 28 novembre 2020 saranno ancora una volta giornate di lotta contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Sentiamo forte l'esigenza di tornare in piazza perchè sono prima di tutto le donne a pagare il prezzo dell'emergenza sanitaria in corso.
La pandemia e la sua gestione sono due facce della stessa medaglia proprio perché il corpo delle donne e gli ecosistemi hanno condiviso e condividono uno stesso destino: sono trattati come risorse gratuite ed inesauribili, disponibili all’appropriazione e allo sfruttamento per alimentare un modello sociale e di sviluppo violento e senza rispetto per la nostra vita. Questa violenza sta arrivando oggi a un punto di non ritorno, l’emergenza sanitaria ne è solo un segnale.
I numeri parlano di vite a rischio e di responsabilità collettiva, ma non siamo tutt* sulla stessa barca.
Le conseguenze del lockdown si misurano nei dati della violenza domestica destinati ad aumentare ancora con le nuove misure di confinamento. I centri anti-violenza femministi e le case rifugio hanno dovuto fare fronte a un'emergenza nell'emergenza per non lasciare nessuna da sola. È sempre più urgente fare sentire la nostra voce contro l’aumento vertiginoso di stupri, femminicidi, violenze domestiche e omolesbobitransfobiche che ha segnato i mesi di questa pandemia. la famiglia e la casa sono più che mai luoghi di oppressione e di conflitto, così come tribunali e ospedali sono luoghi di violenza istituzionale. I cimiteri dei feti ne sono l'emblema.
In questi mesi le nostre vite sono state travolte, non ci siamo mai fermate. La pandemia ha messo in luce il nesso oppressivo tra la violenza economica e il lavoro di cura. Lo smartworking ha spostato in casa il lavoro di molte mentre il lockdown aumentava quello di cura e domestico. il lavoro nell'assistenza sanitaria e domiciliare, nei servizi, nell'educazione e nelle case si si è rivelato ancora una volta il più essenziale ma anche il più precarizzato, svalutato ed esposto a rischi di contagio: sono in maggioranza le donne a essere impiegate nei servizi essenziali, quelli che non possono essere svolti «in remoto» e sono andati avanti, obbligando lavoratrici e madri a un’impossibile conciliazione tra lavoro e famiglia, tra salario e salute. Sono le donne, le persone lgbtqia+, migranti, precarizzate e non garantite a pagare la crisi, aumentando dipendenza economica e fragilità sociale. Il razzismo istituzionale ha avuto effetti pesantissimi sulle condizioni di vita e lavoro delle persone migranti, e la vergognosa sanatoria destinata ai lavori essenziali ha confermato il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro che intensifica lo sfruttamento, ancora di più se lavorano nelle case.
Denunciamo le relazioni di potere che si nascondono dietro la gestione della pandemia. Il ricorso sistematico al lavoro gratuito precario o malpagato non è corrisposto a nessuna misura di sostegno al reddito e al salario, di inclusione al welfare, di sostegno alla cura dei bambini e degli anziani nel collasso del sistema socio-santario e scolastico.
La tenuta della sanità e della scuola mostra un sistema sociale distrutto dalle politiche di austerity e fondato sulle diseguaglianze di genere, di provenienza, di classe, anagrafiche e abiliste. Le scuole sono diventate luoghi di tensioni grandissime, a causa di una riapertura giocata sui banchi a rotelle anziché sulla trasformazione delle condizioni di lavoro di insegnanti, madri e lavoratrici, e dell’istruzione di bambin*. Mentre gli ospedali pubblici sono di nuovo al collasso per scarsità di personale e di mezzi, la sanità pubblica ha sospeso e affidato al privato l'ordinaria attività di assistenza per reggere all'onda d'urto dei contagi: la prevenzione e le cure oncologiche, il sostegno psichiatrico, le terapie ormonali per le persone trans, l'accesso all'aborto, già ostacolato dall’obiezione di coscienza, non ritenuti urgenti sono stati ulteriormente limitati dal sovraccarico degli ospedali. Garantire il diritto alla salute per tutt* è impossibile se non si ripristina il sistema sanitario pubblico territoriale, se non si chiude con l'aziendalizzazione e la privatizzazione della sanità pubblica e la precarizzazione del personale socio-sanitario. Così come la vittoria sulla RU486 rischia di rimanere sulla carta se non si dà seguito al rafforzamento della rete consultoriale.
Oggi si parla di dare «ristoro» a chi, nei nuovi lockdown, perderà i propri profitti; Confindustria difende gli interessi padronali come ha fatto a marzo, condannando lavoratrici e lavoratori a sacrificare la salute per un salario. noi vogliamo la ridistribuzione della ricchezza che produciamo. Il governo italiano prepara un Recovery Plan per nascondere lo sfruttamento del lavoro delle donne e il loro impoverimento con la retorica dell’autoimprenditorialità; è in cantiere un Family Act che rafforzerà la famiglia patriarcale che opprime le donne e chi non si conforma ai suoi ruoli. Tutto quello che noi viviamo, tutto quello contro cui lottiamo rischia di essere oscurato dal governo della pandemia e dalla ristrutturazione della società.
Il 25 e il 28 novembre ci mobilitiamo perchè abbiamo un Piano femminista e transfemminista contro la violenza patriarcale e pandemica. Saremo nelle piazze di molte città italiane, saremo on line e off line, con azioni, presidi e flashmob perché la posta in gioco non è soltanto la gestione dell'emergenza, ma la riorganizzazione della società che ci aspetta dopo la pandemia.
Pretendiamo che le risorse del Recovery Fund vadano a finanziare sanità e scuola pubbliche, a garantire un reddito per l'autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare veramente universale e non familistico, per liberare le donne dal carico esclusivo del lavoro di cura. Lottiamo per un permesso di soggiorno europeo slegato dalla famiglia e dal lavoro. Lottiamo per le risorse ai centri anti-violenza femministi e per le case rifugio, aperti alle donne e alle persone lgbtqia+ che intraprendeono percorsi di fuoriuscita dalla violenza, lottiamo per un nuovo piano antiviolenza che metta al centro autonomia e autodeterminazione.
Lottiamo per sostenere tutte quelle pratiche di solidarietà e mutualismo che offrono una via di uscita alla violenza e all’impoverimento. Lottiamo in connessione solidale con il Transgender day of Remembrance del 20 novembre. Lottiamo perché non accettiamo un sistema di produzione industriale e alimentare che abusa dei corpi e dei territori, li sfrutta e distrugge in nome del profitto.
Questo è il Piano che noi vogliamo far vivere nelle piazze del 25 e del 28 novembre, insieme alle donne e alle soggettività dissidenti che in tutto il mondo stanno lottando. Sono queste lotte che hanno dimostrato, nel corso della pandemia, che il nostro lavoro è «essenziale». Questo è il senso vivo dello sciopero femminista e transfemminista transnazionale. Non vogliamo essere solo una statistica sulle “nuove povertà”; non siamo «angeli», non siamo «eroine». Se abbiamo una missione non è quella di accudire una società che ci opprime e ci sfrutta, ma di trasformarla radicalmente.
Il 25 e il 28 novembre, contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere, facciamo risuonare un grido altissimo e feroce: Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo!

L’associazione Non una di meno sarà nelle piazze di molte città italiane, fisicamente e in streaming, con con azioni, presidi e flashmob, tutte al grido di “se ci fermiamo noi, si ferma il mondo!“.”In questi mesi le nostre vite sono state travolte, non ci siamo mai fermate – scrivono le attiviste in un comunicato – Ma è sempre più urgente fare sentire la nostra voce contro l’aumento vertiginoso di stupri, femminicidi, violenze domestiche che ha segnato i mesi di questa pandemia”. Come sottolinea l’associazione, tutte le manifestazioni si svolgeranno nel rispetto delle regole sanitarie per evitare il rischio di contagio. L’idea a Milano è quella di creare una “zona fucsia”, che si prenda cura dei soggetti più fragili che rischiano di rimanere indietro, come donne, persone della comunità Lgbt+, migranti: ad esempio, con un reddito di autodeterminazione e di emergenza. “Ci mobilitiamo perché abbiamo un piano femminista e transfemminista contro la violenza patriarcale e pandemica, contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere”, scrive Non una di meno.

Per onorare il 25 novembre, in molte città italiane verranno posate nuove panchine rosse, il simbolo della lotta alla violenza di genere. A Palermo, in ogni quartiere della IV circoscrizione sarà dipinta di rosso una panchina per ricordare le donne vittime. L’Università di Siena ne installerà due nei locali dell’Ateneo. Anche a Capalbio ci sarà la posa di una panchina rossa. Nella sede Rai di Roma un fascio di luce rossa illuminerà la facciata del palazzo di viale Mazzini sulla quale sarà proiettata la scritta “Insieme contro la violenza sulle donne”, dalla sera del 24 alla mattina del 26 novembre. Le panchine rosse, già presenti in diverse sedi Rai, verranno posizionate all’interno delle scenografie di alcuni programmi tv e della visual radio. A Milano l’amministrazione comunale ha organizzato una fitta rete di eventi online e in streaming. Inoltre, dieci panchine rosse sono state posizionate all’interno del parco dell’Idroscalo, per diffondere un messaggio di sensibilizzazione. Su ogni panchina è stata fissata una targa con i numeri di telefono, di realtà locali e nazionali, a cui possono rivolgersi le donne che necessitano di aiuto.

ActionAid ha attivato una campagna di sensibilizzazione e sostegno alla causa. Si chiama Call4Margherita e prende il nome dalla pizza che lo scorso agosto ha salvato una donna. Per salvarsi dal compagno violento, ha chiamato la polizia e ha finto di ordinare una pizza. L’agente ha compreso la richiesta di aiuto e l’uomo è stato arrestato. Dal 25 novembre al 2 dicembre, grazie alla collaborazione con diverse pizzerie di Milano, Bologna, Roma, Napoli, sarà possibile partecipare alla campagna ordinando una pizza Margherita, che verrà recapitata a casa dai rider Call4Margherita. Il ricavato andrà ai Centri antiviolenza dedicati alle donne. Le pizze saranno consegnate in un cartone realizzato appositamente per la campagna, su cui si potrà leggere un messaggio di protesta: “Finché i Centri Antiviolenza rischieranno di chiudere per mancanza di fondi e servizi sociali, non ci saranno strumenti migliori per combattere la violenza.” Ogni pizzeria aderente (l’elenco su actionaid.it) esporrà anche locandine e materiale informativo per spiegare la mobilitazione.

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Onu nel 1999. La data segna anche l’inizio dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che precedono la Giornata mondiale dei diritti umani il 10 dicembre di ogni anno. Il 25 novembre ricorda il brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal per ordine del dittatore Rafael Leónidas Trujillo, avvenuto nel 1960 in Repubblica Dominicana. Le tre sorelle erano attiviste politiche che furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate da agenti del Servizio di informazione militare. L’Onu nel 1993 ha ufficializzato la data, che era stata scelta dalle attiviste latinoamericane.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/11/24/giornata-contro-la-violenza-sulle-donne-ecco-gli-eventi-e-le-manifestazioni-in-programma

martedì 24 novembre 2020

Speciale: Di tutto un po'! …🌹

 

L'amore è quando il desiderio di essere desiderato ti fa stare così male che senti di poter morire.” Henri de Tououse-Lautrec

 

  

Maccheroni alla Parmigiana

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

450 gr di penne, 2 melanzane, 1 spicchio d’aglio, 250 gr di passata di pomodoro, un ciuffo di basilico, 1 rametto di rosmarino, 1 rametto di salvia, 1 mozzarella di bufala, 150 gr di parmigiano grattugiato, olio, sale e pepe.

 

Lavate e pulite le melanzane. Affettatele e poi friggetele in una padella con 4 cucchiai d’olio. Fate asciugare l’olio in eccesso su carta da cucina. In una piccola casseruola con 3 cucchiai d’olio, fate soffriggere lo spicchio d’aglio, unite la passata di pomodoro e le foglie di basilico, salate e pepate. Fate cuocere per 15 minuti. Tritate le foglie del rosmarino e della salvia, fatele rosolare in un padellino con 3 cucchiai d’olio. Affettate sottilmente la mozzarella. In una casseruola, con abbondante acqua salata, fate cuocere la pasta al dente. Scolatela e conditela con l’olio agli aromi di rosmarino e salvia. In una pirofila oliata, sistemate uno strato di pasta, uno di melanzane, uno di fettine di mozzarella, salate e pepate. Aggiungete una spolverata di parmigiano. Ripetete gli strati fino ad esaurimento degli ingredienti. Finite con la spolverata di parmigiano grattugiato. Mettete la pirofila in forno preriscaldato a 190° per 15 minuti. Servite caldissimo.

 

Oppure:

 

Zuppa d’Orzo con Piselli secchi e Farro alla Pancetta coppata con crostini dorati

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

300 gr tra farro, orzo e piselli secchi – 3 scalogni – 6 pomodori maturi – 1 carota – 1 costola di sedano – 100 gr. di pancetta coppata -  peperoncino in polvere – olio – pecorino stagionato. Accompagnate con crostoni di pane grigliati.

 

Lavate i legumi e cuoceteli a fuoco lento per un’ora, in 1 lt e ½ di acqua, con la carota, gli scalogni tagliati a metà, il sedano e una presa di sale.

Fate dorare la pancetta a dadini in una padella, unite i pomodori pelati e tritati, salate e cuocete a fuoco vivo per 10 minuti.

Distribuite sulla zuppa il sugo e il pecorino e servite. Accompagnare con crostoni di pane grigliati.

 

 

Veloce secondo: Torta Rustica di Caciocavallo

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

2 confezioni di pasta sfoglia fresca rotonda, 200 gr di caciocavallo, 200 gr di prosciutto cotto tagliato in una sola fetta, 150 gr di passata di pomodoro, 80 gr di acciughe sott’olio, 3 cucchiai di capperi sotto sale, 2 spicchi d’aglio, 1 cucchiaino di origano, 10 foglie di basilico, farina, olio, burro, sale e pepe.

 

In una padella con 3 cucchiai d’olio, fare imbiondire gli spicchi d’aglio, aggiungere la passata di pomodoro e fare cuocere per 20 minuti affinché il sugo perda la parte acquosa. Salare, pepare, aggiungere le foglie di basilico lavate, asciugate e spezzettate con le mani, il cucchiaino di origano. Mescolare e chiudere il fuoco, eliminando i 2 spicchi d’aglio.

Asciugare le acciughe dell’olio con una carta assorbente e ridurle a piccoli pezzetti. Sciacquare i capperi e sminuzzarli. Tagliare il prosciutto a piccoli cubetti.

Aggiungere al sugo il prosciutto, le acciughe e i capperi, amalgamando bene il tutto. Affettare finemente il caciocavallo.

Imburrare e infarinare una teglia rotonda con un disco di pasta facendo in modo che strabordi un poco. Forare il fondo con i rebbi di una forchetta. Versarvi il composto livellandolo e distribuirvi le fettine di scamorza. 

Richiudere con l’altro disco di pasta sigillando bene il bordo con l’altra pasta, formando attorno alla pirofila un cordoncino più spesso.

Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti. Sfornare e servire la torta leggermente intiepidita. Graditissima da tutti i commensali!

 

 

Dessert:

Frutta di stagione a volontà!

Lo Sapevate Che: 161 anni fa veniva pubblicata "L'origine delle specie" di Darwin

 Come “ L’Origine delle specie” di Darwin ha cambiato il mondo 161 anni fa

Nel 2015 un sondaggio online ha eletto un testo di 160 anni fa come il libro accademico più influente della storia. Si tratta de L’origine della specie di Charles Darwin, pubblicato nel novembre 1859 al termine di una decennale gestazione e oggetto di infinite ristampe e riedizioni. Dopo quasi due secoli il testo non smette di far parlare di sé e continua a esercitare la sua influenza sulla realtà che conosciamo e sul modo di studiarla.

Darwin non ha neanche 30 anni quando si unisce, nel 1831, alla spedizione esplorativa sul brigantino Beagle, che, dopo una tappa a Capo Verde, lo porta in Sud America e in Oceania. Osservando animali, raccogliendo fossili e riflettendo sulla somiglianza tra l’uomo e gli esemplari di orango visti allo zoo, alla fine degli anni Trenta del Diciannovesimo secolo formula l’ipotesi che una specie vivente possa con il tempo originarne un’altra. Lo mette per iscritto per la prima volta nel 1842, in un periodo in cui il fermento e l’interesse per il tema infiammano l’ambiente accademico, dove circolano diverse teorie innovative. Già il nonno di Darwin, Erasmus, aveva parlato di trasmutazione delle specie, idea poi sviluppata dal francese Jean-Baptiste Lamarck negli studi sull’ereditarietà dei caratteri acquisiti. La formulazione più simile alla teoria di Darwin è però quella del naturalista e biologo gallese Alfred Russel Wallace, espressa in un saggio del 1858, dove è presente anche un contributo dello stesso Charles Darwin.

Darwin considera l’evoluzione dell’uomo soggetta allo stesso processo che studia negli animali, considerandolo una specie animale come le altre e rifiutando l’idea della creazione da parte di Dio di un essere umano perfetto. Non tratta il tema ne L’origine della specie, ma dedica alla riflessione il volume L’origine dell’uomo del 1871: le vendite volano e il testo, pur con delle difficoltà, viene tradotto in diverse lingue. Inizialmente sono moltissime le critiche, ma in meno di vent’anni la teoria evoluzionistica si diffonde fino a prendere il sopravvento come paradigma di interpretazione delle origini della vita animale. Tra i suoi primi sostenitori si annoverano il botanico ed esploratore britannico Joseph Dalton Hooker e il botanico statunitense Asa Gray; contribuisce ad accrescere l’interesse sul lavoro di Darwin una recensione positiva sul Times dell’amico biologo e filosofo britannico Thomas Henry Huxley, che ne scrive anche sul Westminster Review coniando il termine “darwinismo” in riferimento alla liberazione della scienza dal giogo dei dogmi.

È così grande l’influenza delle teorie di Darwin che ancora oggi si tende spesso a male interpretare o a esagerare l’effetto della sua opera sul pubblico e sul dibattito nei più diversi ambiti. Questo è particolarmente evidente in ambito religioso, dove ancora oggi non è stata espressa una posizione unanime riguardo all’evoluzione. Sorprendentemente, però, le reazioni più dure alla opere di Darwin non arrivano dalla Chiesa, ma dai colleghi scienziati e c’è anche chi, come il sacerdote Charles Kingsley, interpreta da subito la selezione della specie come parte del grande disegno divino, seguendo quello che è il pensiero di fondo dell’autore. Darwin, infatti, è religioso, ha una moglie molto devota e diversi amici ecclesiastici, è politicamente conservatore e non vuole confutare l’idea di Dio come Creatore, ma armonizzarla alla sua visione scientifica. Certo, tra i religiosi contemporanei c’è chi resta scosso dalla lettura de L’origine della specie, chi aborre la presunta parentela tra uomo e scimmia e chi teme le conseguenze morali del suo materialismo, ma nel complesso dal mondo ecclesiastico non arriva l’ondata di indignazione che è stata descritta erroneamente a posteriori.

È diverso il caso negli ambiti economico, politico e sociale, dove diversi contemporanei di Darwin, folgorati dalle sue teorie, le applicano anche a sproposito, spesso per legittimare scientificamente le proprie idee. Questo avviene ad esempio in economia per sostenere l’inutilità di regolamentare il mercato, mentre negli studi sociali e politici si applica l’idea di evoluzione alla competizione tra le nazioni e le “razze” umane, come fa in Physics and Politics (1872) il giornalista Walter Bagehot, aprendo il campo a una serie di strumentalizzazioni del testo: da quel momento inizia a diffondersi la teoria della presunta superiorità della razza caucasica, apparentemente legittimata dalla scienza. Darwin stesso si esprime contro la strumentalizzazione delle proprie teorie per legittimare le guerre, perché dal suo punto di vista l’agire morale è frutto dell’evoluzione. Il collega Alfred Russel Wallace, invece, pensa che, nell’attesa che l’evoluzione naturale conduca a una maggiore eguaglianza tra gli individui, bisogna cercare di correggere “artificialmente” le ingiustizie sociali. Il malinteso “darwinismo sociale” – un’interpretazione errata e faziosa della teoria evoluzionistica che vede alcuni popoli come superiori perché più evoluti – è stato smentito dalla scienza, mentre è stata correttamente applicata in campo medico per spiegare fenomeni come le malattie autoimmuni, l’obesità o le allergie.

Ovviamente Darwin esercita il suo maggiore influsso in campo scientifico, dove viene riconosciuto come padre fondatore della biologia evolutiva. I suoi due maggiori contributi sono l’idea che le specie non siano uguali e immutabili nel tempo e che l’evoluzione proceda per ramificazioni, da ricondurre tutte a una stessa origine. Questa intuizione è rivoluzionaria perché opposta all’idea di tutti gli altri studiosi sostenitori dell’evoluzione, che la considerano un processo lineare. Darwin si inserisce anche nel dibattito filosofico, risolvendo l’eterno dilemma tra caso e necessità: per lui i cambiamenti sono il risultato di entrambi i fattori, dato che compaiono per la prima volta casualmente e si trasmettono poi geneticamente perché utili. Oggi – in tempi in cui i concetti darwiniani sono diventati così paradigmatici che parliamo di evoluzione riferendoci a qualsiasi cosa cambi nel tempo, passando da uno stadio primitivo a uno più complesso – non bisogna dare per scontate le intuizioni rivoluzionarie del biologo britannico. Negli Stati Uniti, ad esempio, periodicamente si torna a discutere sull’insegnamento della teoria dell’evoluzione nelle scuole, mentre alcuni sondaggi sostengono che il 46% dei suoi cittadini crede nelle teorie creazionistiche.

L’aspetto de L’origine della specie che suscita maggiori critiche già tra i contemporanei di Darwin è l’idea che tutte le specie, e quindi anche l’uomo, abbiano un antenato comune; eppure lui stesso sottolinea che solo l’umanità ha sviluppato un genuino sistema etico, un linguaggio complesso con grammatica e sintassi, e delle culture ricche e raffinate che gli hanno permesso di dominare il mondo. Oltre a tutti gli studi e ai progressi ispirati dalla sua opera, il messaggio di Darwin è forse proprio questo: ricordiamoci che siamo animali come gli altri, ma siamo in grado di migliorarci costantemente grazie alla cultura che abbiamo sviluppato grazie all’evoluzione. (Silvia Granziero)

https://thevision.com/cultura/origine-specie-darwin/

Lo Sapevate Che : Henri de Toulouse-Lautrec, uno degli artisti postimpressionisti più importanti del tardo Ottocento

 L'amore è quando il desiderio di essere desiderato ti fa stare così male che senti di poter morire.” Henri de Tououse-Lautrec

 

Il colore dell'Europa

Approfondimenti sulle opere di Henri de Toulouse-Lautrec

Henri Marie Raymond de Toulouse-Lautrec nasce il 24 novembre 1864 ad Albi (Francia). Proviene da una famiglia nobile: il padre è il conte Alphonse de Toulouse-Lautrec e la madre è Adèle de Toulouse-Lautrec. La sua famiglia possiede numerose proprietà nell'area della Gironde e nel Midi, in Francia. A Parigi i Toulouse-Lautrec hanno vari possedimenti e appartamenti. All'età di quattro anni Henri vive il divorzio dei genitori. In giovinezza soffre di varie malattie genetiche dovute al matrimonio consanguineo tra i genitori. In quegli anni anche uno dei suoi fratelli muore dopo un anno dalla nascita.

Trasferitosi a Parigi con la madre, frequenta il Lycée Fontanes dove riporta un ottimo risultato scolastico e si caratterizza per la sua vivacità. Presto è costretto a ritirarsi da scuola, poiché inizia a manifestarsi la malattia che lo affliggerà per il resto della sua vita: il nanismo. Nel 1878 un tragico evento lo segna profondamente: inciampa sul parquet della sua casa rompendosi il femore sinistro. L'anno dopo, mentre si trova a Barèges, cade in un fossato, riportando la rottura dell'altra gamba. Toulouse-Lautrec ha anche un'altra malattia, la picnodisostosi, che non gli permette di guarire dalle fratture che ha riportato in quei determinati frangenti. I suoi arti inferiori smettono così di crescere e la sua altezza in età adulta è di un metro e cinquantadue centimetri.

In questa circostanza, durante i suoi lunghi periodi di convalescenza, trova conforto nella pittura che diventa la sua grande passione; inizia anche a seguire delle lezioni di pittura che gli vengono impartite da René Princeteau, un pittore sordomuto che lo inizia alla carriera artistica.

Nel 1881 continua a eseguire vari disegni in un taccuino che chiama "Cahier Zig Zags". I soggetti delle opere che realizza in questo periodo sono la sua famiglia, il mare, le battute di caccia, i cavalli. Nello stesso anno ottiene il diploma di maturità, decidendo di dedicarsi esclusivamente all'arte. L'anno successivo inizia a frequentare lo studio d'arte del celebre maestro francese Léon Bonnat. Dopo tre mesi Bonnat intraprende la carriera di docente presso l'École des Beaux-Arts, decidendo quindi di chiudere il suo studio d'arte.

Toulose-Lautrec quindi inizia a frequentare l'atelier di Fernand Cormon sito nel quartiere parigino di Montmartre. Qui ha modo di conoscere vari artisti dell'epoca, tra cui si ricordano: Vincent Van Gogh, Louis Anquetin, Emile Bernard. Nel 1883 espone l'opera "Un petit accident" a Pau presso la Société des Amis des Arts, firmandola con lo pseudonimo di Mofà. L'anno seguente apre con Albert Grenier uno studio, lavorando spesso all'aperto e frequentando i locali e i cafés più celebri di Parigi (Le Moulin de La Galette, le Chat Noit, Le Mirliton). I dipinti che realizza in questo periodo ritraggono clienti ai tavoli, le ballerine, le cantanti dei locali e vengono da lui firmati con lo pseudonimo "Tréclau".

Inoltre si avvicina sempre più al gruppo di artisti noti come Les Artistes Inchoérents, chiamati in questo modo perché rappresentano nelle loro tele dei temi trattati in modo umoristico e anticonformista. Con questo gruppo espone, nel 1886, il celebre dipinto "Les Batignolles trois ans et demie avant Jésus-Christ". Sempre nello stesso anno prende in affitto un nuovo studio, in cui continua in modo assiduo a dipingere.

Nei suoi lavori inizia anche a trarre spunto dallo stile pittorico di Edgar Dégas e da quello degli amici Van Gogh e Bernard. Nel 1889 con il gruppo Les Artistes Inchoérents espone un nuovo lavoro, "Portrait d'une malhereuse famille atteinte de la petite grelure" e sempre nello stesso periodo espone due quadri ("Bal du Moulin de la Galette" e "Il Ritratto di Forcaud") presso le Salon des Indépendents. Queste due opere non ottengono però un giudizio positivo da parte della critica francese.

Sul finire degli anni Ottanta dell'Ottocento inoltre espone con il gruppo di artisti "Les XX" le seguenti tele: "Au Cirque: dans les coulisses", "M.me Adéle de Toulouse-Lautrec", "François Gauzi" e "La contessa Adéle de Tolouse-Lautrec nel salone del Chateau de Malromé".

L'artista in seguito inizia a interessarsi anche alla litografia venendo commissionato da Charles Ziedler, proprietario del Moulin Rouge, per la realizzazione di un manifesto pubblicitario che riscuoterà un buon successo. Dopo il successo riportato in seguito alla realizzazione del manifesto realizzato per il Moulin Rouge, nel biennio 1892-1893 realizza per altri locali francesi altri manifesti.

Negli anni successivi viaggia molto toccando paesi quali Olanda, Spagna, Russia, Inghilterra e Belgio. Inoltre la sua produzione artistica è molto ricca; espone molte opere inoltre in vari luoghi come il Salon des Cent, il Royal Aquarium di Londra, Goupil-Boussod-Valadon.

Numerose riviste francesi si rivolgono a Toulouse-Lautrec per la realizzazione di manifesti e litografie. Se dal punto di vista artistico ottiene grande successo, vive una difficile situazione a livello personale dettata dalla sua condizione fisica. In questi anni affoga i suoi dispiaceri nell'alcool e vive numerose crisi depressive.

Sul finire degli anni Novanta dell'Ottocento le sue condizioni di salute peggiorano, ripercuotendosi anche nella sua produzione artistica. Nel 1900 espone alcuni suoi manifesti a Bordeaux e a Budapest e partecipa all'Esposizione universale di Parigi.

Henri de Toulouse-Lautrec muore il 9 settembre 1901 a causa di un'emorragia celebrale.

Approfondimenti sulle opere di Henri de Toulouse-Lautrec

La bevitrice: Suzanne Valadon (1889)

Rossa, detta anche La Toilette (1889)

Donna rossa con camicia bianca (1889)

Ballo al Moulin Rouge (1889-1890)

La donna con i guanti (1890)

Justine Dieuhl (1889-1891)

Jane Avril che danza (1892)

Serie dei baci (1892: Il bacio, Il bacio a letto, A letto)

Il divano (1893)

Al Salon di rue des Moulins (1894-1895)

La clownessa Cha-U-Kao (1895)

Pannello per la baracca della Goulue alla Foire du Trône di Parigi: La Goulue

La danza Moresca (1895)

La donna pagliaccio seduta (1896)

Sola (Seule) (1896)

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