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martedì 28 aprile 2020

Lo Sapevate Che: Ciccio Ingrassia, palermitano come il suo collega e compagno di lavoro Franco Franchi: diedero vita al celebre duo comico Franco e Ciccio

 Amata maschera
Insieme a quella di Franco Franchi, la maschera di Ciccio Ingrassia ha dato vita per decenni a una delle più popolari coppie comiche italiane. I due, inseparabili al cinema e in televisione, hanno condiviso quarant'anni di carriera, dagli esordi nell'avanspettacolo ai riconoscimenti nel cinema d'autore.
Francesco Ingrassia, siciliano verace, nato a Palermo il 5 ottobre 1922 - molte biografie riportano il 1923 ma si tratta di un refuso dell'anagrafe che il comico non si è mai premurato di correggere - è stato il prodotto più genuino del teatro di strada e della drammatica capacità degli artisti dell'epoca, nati nelle povere condizioni tipiche dell'economia del sud, di sapersi "adattare" pur di far sopravvivere la propria voglia di esibirsi e di esprimere il proprio talento. L'incontro con Franco Franchi (all'anagrafe Francesco Benenato), è casuale ma i due capiscono in fretta di avere un'intesa quasi perfetta (almeno sulla scena), e saper integrarsi a meraviglia: l'uno nel classico ruolo di spalla, l'altro come scatenato mattatore. Dei due Ciccio era quello serio e severo, mentre Franchi era la "marionetta" buffa e disarticolata.
Subito famosi negli strati più popolari semplicemente come "Franco e Ciccio", iniziano a lavorare insieme sui palcoscenici di avanspettacolo nel dopoguerra, ma devono a Domenico Modugno la prima grande occasione. Fu lui oltre a sceglierli per l'impegnativa "Rinaldo in campo", commedia musicale di Garinei e Giovannini, a segnalare il duo a Mario Mattoli che nel 1960 stava girando "Appuntamento a Ischia". Per la coppia siciliana si trattò solo una breve apparizione, ma sarebbe stato l'inizio di una lunga frequentazione con il grande schermo.
Ben centocinquanta, tirate a fine carriera le somme, saranno i titoli che li vedono protagonisti. Spesso sfruttando il filone delle parodie di film d'autore o di successo. Fra questi titoli ve ne sono di memorabili come "I brutti di notte", "Sedotti e bidonati", "I due figli di Ringo", "I due pompieri", "I due deputati", "I nipoti di Zorro", "Farfallon", "Ultimo tango a Zagarolo", "Indovina chi viene a merenda?", "Il bello il brutto e il cretino" e così via. Ognuno può divertirsi a trovare le associazioni giuste con il relativo titolo originale.
Ma la loro carriera cinematografica non è fatta solo di farse e parodie, c'è posto anche per collaborazioni di prestigio. E con nomi che farebbero accapponare la pelle ad attori ben più quotati per la loro eco altisonante: si va dai "Due marines e un generale" con Buster Keaton, a "Capriccio all'italiana", dove Pier Paolo Pasolini li volle accanto a Totò nel 1968, fino a "Il giudizio universale" di Vittorio De Sica.
Ingrassia, in particolare, ottenne un Nastro d'argento come miglior attore non protagonista per "Todo Modo" di Elio Petri e, pur proseguendo con successo la carriera con Franco Franchi, girò anche due film a suo nome. Diresse infatti lo stesso Franchi nel suo esordio da regista, "Paolo il freddo", e nel 1975 tornò dietro la macchina da presa per una pellicola più in linea con la loro tradizione come "L'esorciccio", in cui fra l'altro offrì a Lino Banfi il suo primo ruolo da protagonista.
Nel 1971 Franchi e Ingrassia furono il Gatto e la Volpe nel belissimo "Pinocchio" televisivo di Luigi Comencini, con Nino Manfredi e Gina Lollobrigida.
La televisione intanto moltiplicava la popolarità della coppia grazie agli sketch creati per "Partitissima", "Cantatutto numero uno", varie edizioni di "Canzonissima", "Il gamberetto" e poi ancora "Ieri e oggi", "Che combinazione", "Drim", ecc.
Alla televisione è legata anche la riconciliazione, dopo una delle tante liti, che con un certo clamore avvenne in diretta in una puntata di Domenica In, con Pippo Baudo.
Un po' snobbati, solo nel 1984 i critici cominciarono a guardare Franco e Ciccio con altri occhi, soprattutto grazie ai fratelli Taviani che li scelsero per "Kaos" (in cui interpretarono la novella pirandelliana "La giara") e a Fellini, che immortalò Ciccio Ingrassia in "Amarcord" nella poetica interpretazione di un matto di paese.
Più recentemente alcune trasmissioni tv di nicchia come Blob e Cinico tv, hanno avviato una "riabilitazione artistica" simile a quella che ha fatto trionfare la memoria di Totò. Tale riabilitazione è sfociata in un docu-film, rievocativo della loro carriera, realizzato da quei due "sabotatori" della scena cinematografica nostrana che rispondono al nome di Ciprì e Maresco, non a caso già inventori di "Cinico tv" (il film si intitola "Come inguaiammo il cinema italiano - La vera storia di Franco e Ciccio").
Nel 1986 Ingrassia aveva intrapreso una carriera teatrale di notevole spessore, ma gli toccò in sorte di assistere, nel 1992, alla scomparsa dell'amato compagno d'arte, a cui riservò parole commosse in svariate dichiarazioni. E' poi toccato a lui raggiungere l'amico nell'anno di grazia 2003, all'età di 80 anni. Ricoverato da tempo per problemi respiratori, è morto a Roma il giorno 28 aprile circondato dai suoi cari.       https://biografieonline.it/biografia-ciccio-ingrassia

Speciale: Menù con profumi e gusti della primavera! … 🌹


Uova fumé con Salmone e Fiori primaverili
Per 4 persone

Ingredienti:

4 uova, 2 cucchiai di maionese, gr.70 di salmone affumicato, 1 cucchiaio di panna, brandy. Per decorare fiori primaverili (margherite, violette, primule o foglie di rose ).

Lessate le uova per circa 8 minuti dall’inizio del bollore. Mettere poi il recipiente sotto l’acqua fredda. Sgusciare le uova e dividerle a metà.
Svuotarle del rosso che amalgamerete al salmone tritato, alla panna e a un cucchiaio di brandy. Farcire le mezze uova con questo composto e ricomporre le uova, cercando di camuffate il taglio con della maionese, mescolata con un po’ di composto al salmone.
Decorate con i fiori freschi.

Sfoglia profumata agli Asparagi
Per 4 persone

Ingredienti:

1 sfoglia surgelata da 400 gr, gr 400 di punte di asparagi, 1 aglio, 50 gr parmigiano grattugiato, un rametto di rosmarino, 2 uova, 100 gr di panna da cucina, 30 gr di burro, olio, sale, pepe.

Lavate bene gli asparagi, togliendo la parte finale del gambo. In una padella con olio, e burro, uno spicchio d’aglio e il rametto di rosmarino, fate soffriggere gli asparagi tagliati a tocchetti, salateli, pepateli Mantenete la cottura al dente. Lasciateli raffreddare.
Foderate il fondo e i lati di una pirofila da forno rettangolare, imburrata e infarinata, con ½ della pasta sfoglia. Forate con i rebbi di una forchetta la pasta sfoglia e riempitela con il composto di asparagi.
Sbattete in una ciotola le uova, la panna, il parmigiano. Salate e pepate. Versate sugli asparagi. Ricoprite con l’altra pasta sfoglia, richiudendola bene, tutto attorno al bordo. Bagnate la superficie con un pennellino intriso in rosso d’uovo sbattuto con un po’ d’acqua. Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Che delizia primaverile!


Tagliata di Vitello scottata alla Rucola
Per 4 persone

Ingredienti:

400 gr di carne di vitello, tagliata all’albese, gr 200 di rucola, un limone, olio, sale e pepe.

In una pirofila lunga, disponete tutta la carne, in un solo strato, condita con olio, sale, pepe e succo di limone.
Mettete la pirofila in forno a 200° per qualche minuto.
Lavate, asciugate e tagliuzzate la rucola, mettetela in una terrina e conditela con olio, limone, sale e pepe.
Sfornate la carne e sistemateci sopra la rucola. Servite subito.


Torta di Nespole

Una specialità primaverile tanto buona quanto particolare per il suo sapore. L'acidulo del frutto si sposa benissimo con la dolcezza dell'impasto, molto simile a quello della torta margherita. Un dessert poco conosciuto ma che colpirà tutti per il suo colore vivace e soprattuto per la sua bontà infinita.

Ingredienti:

Nespole gr 200, 350 gr di farina, ½ bustina di lievito in polvere, 250 gr di zucchero semolato, 2 uova, cannella q.b., 120 ml di latte

Pulite sotto l'acqua le nespole e mettendole in un tagliere rimuovete la buccia e i semi. Raccogliete in un recipiente e mettete da parte. Versate nella planetaria la dose di zucchero. Successivamente sgusciate dentro due uova e azionate la macchina per impastare. Nel mentre setacciate la farina con l lievito.

Una volta terminato spegnete l’impastatrice e togliete dai bordi la farina. Spolverizzate con cannella. Accendete di nuovo la macchina e versate il latte a filo. Per finire mettete le nespole e continuate a lavorare. Quando l’impasto sarà liscio, imburrate uno stampo con cerniera rotondo.  Versarvi a torta e far cuocere in forno preriscaldato a 180°per ½ ora. Togliete dal forno e quando sarà tiepida spolverizzate la superficie con zucchero a velo.

Se non avete la planetaria basterà lavorare gli ingredienti con delle fruste elettriche….non avete nemmeno quelle: mettete “olio di gomito”!

lunedì 27 aprile 2020

Lo Sapevate Che: Big Ben e il Palazzo di Westminster a Londra


La torre dell'orologio più preciso al mondo e il palazzo più fotografato d'Inghilterra.
Il Palazzo di Westminster, meglio noto come Palazzo del Parlamento (Houses of Parliament) e il celeberrimo Big Ben sono il simbolo di Londra e della sua storia. Residenza londinese del sovrano fino al 1512,  il palazzo divenne poi la sede delle due case del potere del Regno Unito (la Camera dei Lord e la Camera dei Comuni). Il palazzo rientra a pieno titolo tra le 10 cose da vedere assolutamente a Londra.


Edificato nell’XI secolo per volere di Edoardo il Confessore, fu distrutto nel 1834 a causa di un incendio che risparmiò la Great Hall eretta nel 1097, i chiostri e la cripta della St. Stephen’s Chapel e la trecentesca Jewel Tower. L’attuale costruzione in gotico vittoriano fu progettata e realizzata dagli architetti C. Barry  e A. W. Pugin.
La prima pietra fu posta nel 1840. Occorsero 30 anni per completare la grandiosa opera: più di 1000 stanze distribuite su quattro piani, oltre 3 km. di corridoi, 11 cortili, 100 scalinate e una facciata color miele di quasi 300 m. prospiciente il Tamigi, scandita da guglie e decorata con le statue dei reggenti. Tre torri ne segnano il profilo contribuendo a conferire al palazzo un aspetto quasi fiabesco. Come per l’Abbazia di Westminster, nel 1987 l’Unesco ha dichiarato anche la costruzione vittoriana Patrimonio dell’umanità.
Gli interni di Westminster: la Camera dei Lord e dei Comuni
Al primo piano dell’edificio si trovano le stanze principali fra cui le camere, le lobbies e le biblioteche. Il lato sud è riservato alla Camera dei Lord decorata con finestre in vetro colorato, intagli, dorature e affreschi. Nella sala sono disposti i seggi in pelle rossa, il Trono su cui siede il Sovrano durante la cerimonia di apertura del Parlamento e il woolsack, il seggio del lord cancelliere che ricorda i sacchi di lana su cui un tempo sedevano i consiglieri del re. Più sobria invece, la Camera dei Comuni, collocata all’estremità nord del palazzo, tappezzata di verde. Al centro della sala è posta la sedia dello Speaker, il presidente, il cui compito è moderare il dibattito tra Governo (che siede a sinistra) e Opposizione (che occupa i banchi posti a destra). I membri della suddetta camera si affrontano “frontalmente” ma non possono oltrepassare le due linee rosse tracciate sul tappeto della sala, distanti l’una dall’altra la lunghezza di due spade sguainate.
La Westminster Hall: la parte più antica del palazzo
Le dimensioni imponenti della sala ne fanno uno dei più grandi saloni d’Europa, il soffitto del XIV secolo a capriate in legno di quercia, può considerarsi tra i più bei soffitti lignei di tutti i tempi. Nel corso della storia la Westminster Hall ha avuto diverse funzioni: nel Medioevo ha ospitato banchetti reali e gare, dal XIII al XIX secolo è stata utilizzata come aula giudiziaria, oggi viene usata dalla due Camere in occasione dei discorsi cerimoniali alla Corona e come camera ardente dei membri della famiglia reale.
Il Big Ben: la torre dell'orologio simbolo di Londra
La fama del palazzo è anche dovuta alle sue torri. La più alta è la Victoria Tower di forma quadrangolare, innalzata per ospitare gli archivi del Parlamento. Sulla cima è posto un portabandiera: se vedete sventolare la Union flag (bandiera britannica) allora vuol dire che il Parlamento è in seduta. La più bassa tra le tre è la Central Tower con la guglia di forma ottagonale. La più famosa è sicuramente la Torre dell’Orologio, più nota come Big Ben, dal nome della risonante campana di 14 tonnellate, la quale a sua volta deve il nome da Sir Benjamin Hall, capo committente dei lavori quando la stessa fu inaugurata.
Dal 31 maggio 1859 i suoi rintocchi scandiscono le ore di Londra e vengono trasmessi ogni giorno dalla BBC. Le altre 4 campane più piccole battono invece i quarti d’ora. Il Big Ben è la torre-orologio più grande della Gran Bretagna: su ogni lato della torre è posto un quadrante di 7,5 metri di diametro, la lancetta delle ore è quasi 3 metri, quella dei minuti oltre 4 metri. Se il Parlamento è in seduta notturna la punta della torre è illuminata.
Informazioni per la visita al Big Ben e a Westminster
Indirizzo: St. Margaret Street
Come arrivare:
Metro – Westminster (District and Circle Line e Jubilee Line)

Orari di apertura
: Il Big Ben è sempre lì. Una parte del Palazzo di Westminster è aperta ai turisti dal lunedì al sabato, da agosto e settembre, con orari da verificare sul posto.            

Lo Sapevate Che: Renato Rascel, è stato un attore, comico, cantautore e ballerino italiano.


C'era una volta Rascel
Renato Rascel, al secolo Renato Ranucci è nato a Torino nel 1912. E' uno dei monumenti del teatro leggero italiano, purtroppo oggi un po' dimenticato. Nella sua lunghissima carriera (è morto a Roma nel 1991), ha spaziato dall'avanspettacolo alla rivista, dalla commedia musicale, all'intrattenimento televisivo e radiofonico, coprendo in pratica tutti gli spazi che lo spettacolo ha mutevolmente occupato nell'arco di quasi un secolo.
Si può dire che Rascel lo spettacolo lo avesse in qualche modo nel sangue, se si tiene in considerazione il fatto che i suoi genitori erano cantanti d'operetta. Fin da piccolo, quindi, si ritrovò a calcare i palcoscenici di compagnie filodrammatiche e teatrali, senza trascurare generi più "nobili" come il coro di voci bianche allestito dal compositore don Lorenzo Perosi (un altro illustre dimenticato della smemorata Italia).
Dotato di una carica umana non indifferente e di una simpatia travolgente, fa le sue prime esperienze importanti poco più che adolescente. Suona la batteria, balla il tip-tap e, appena diciottenne, prende parte al trio delle sorelle Di Fiorenza come cantante e ballerino. Nel 1934 viene notato dagli Schwartz e debutta, come Sigismondo, in "Al Cavallino bianco" . Poi torna con le Di Fiorenza, e poi con Elena Gray e parte per una tournée in Africa. A partire dal 1941 fonda uan compagnia propria, insieme a Tina De Mola, allora sua moglie, con testi di Nelli e Mangini, di Galdieri e infine di Garinei e Giovannini.
Grazie a queste esperienze ha la possibilità di mettere a punto un suo personaggio caratteristico, quello per cui sarà di fatto riconosciuto dal pubblico in modo infallibile. Si tratta della macchietta del piccoletto mite e distratto, stralunato e quasi inadatto a stare al mondo. Elabora sketch e canzoni che sono autentici capolavori del genere della Rivista, in compagnia di sodali e amici rimasti poi nel tempo (su tutti, Marisa Merlini, e gli immancabili autori Garinei e Giovannini). Nel 1952 è la volta di uno spettacolo che otterrà un clamoroso successo e che lo conferma una volta di più beniamino del pubblico. Si tratta di "Attanasio cavallo vanesio", a cui farà seguito "Alvaro piuttosto corsaro" altro successo travolgente. Sono spettacoli che vanno in scena in un'Italia segnata dalla fine dell'ultima guerra mondiale, vogliosa di svago e di divertimento ma che non dimentica gli episodi amari e il sarcasmo. Rascel continua sulla stessa strada, sfornando titoli con continuità, tutti segnati dal suo stile raffinato e candido. Eccolo applaudito in "Tobia la candida spia" (i testi continuano a essere di Garinei e Giovannini), "Un paio d'ali" (uno dei sui maggiori successi in senso assoluto) e, nel 1961, "Enrico" studiato con i soliti fidati autori per celebrare il centenario dell'unità d'Italia. Da segnalare, ad ogni modo, che i rapporti di Rascel con Garinei e Giovannini, al di là delle apparenze e della solida stima, non sono mai stai propriamente idilliaci.
Per quanto riguarda il cinema, l'attività di Rascel prende il via nel 1942 con "Pazzo d'amore", per proseguire in tutti gli anni '50 con una serie di titoli non proprio memorabili. In queste pellicole, infatti, l'attore tende a ripercorrere pedissequamente gli sketch e le macchiette applaudite a teatro, senza un vero sforzo inventivo e senza tener conto delle peculiarità del nuovo e diverso mezzo di comunicazione.
Fanno eccezione "Il cappotto" (tratto da Gogol'), non a caso girato sotto la regia di Alberto Lattuada o "Policarpo ufficiale di scrittura", diretto da un altro mostro sacro del macchina da presa (nonché della letteratura), Mario Soldati. Da segnalare la grande interpretazione di Rascel nei panni del cieco Bartimeo nel "Gesù di Nazareth" di Zeffirelli. Si è trattato di un "cammeo" reso da Rascel con tono estremamente drammatico e commovente senza essere patetico.
Una curiosità derivata da tale partecipazione è rappresentata dal fatto che nelle piscine di Lourdes è ora effigiata in un mosaico proprio quella scena, utilizzando come modelli l'attore americano Powell (che nel film era Gesù), e proprio Rascel nei panni del cieco.
Infine, l'attività musicale. Si tende a dimenticare che Rascel ha scritto moltissime canzoni, alcune della quali sono entrate di diritto nel repertorio popolare e hanno avuto diffusione in tutto il mondo. Fra i molti titoli, "Arrivederci Roma", "Romantica", "Te voglio bene tanto tanto", "E' arrivata la bufera" ecc.
Infiniti i programmi alla radio che sarebbe lunghissimo ricordare. Per la televisione invece ha interpretato "I Boulingrin" di Courteline e "Delirio a due" di Ionesco e nel '70, sempre in tv, "I racconti di padre Brown" da Chesterton. Inoltre ha scritto le musiche per l'operetta "Naples au baiser de feu". Anticipatore della comicità surreale, Rascel ha rappresentato il versante nobilmente popolare della commedia, capace di piacere a tutti senza mai cadere nella volgarità o nel facile qualunquismo. https://biografieonline.it/biografia-renato-rasce

Speciale: I vostri primi piatti a scelta! … 🌹


Ribollita al forno toscana dell’Enza
Per 6 persone

Ingredienti:

1 kg di fagioli bianchi toscani, ½ kg di cavolo nero, 2 carote, 3 spicchi d’aglio, 1 cipolla, 1 porro, ½ sedano verde con le foglie, 5 pomodorini, 200 gr di fagiolini verdi, basilico, salvia, un pane toscano raffermo di 1 giorno, olio, sale e pepe. ( 2 etti di formaggio fontina, facoltative).

Mettere a bagno per una nottata ½ chilo di fagioli bianchi toscani (o in mancanza cannellini), in acqua fredda, con l’aggiunta di una manciata di sale.
Il giorno dopo, lavarli, scolarli e metterli a bollire con acqua, salvia e aglio per circa 1ora e mezza.
Affettare sottilmente ½ chilo di cavolo nero (o in mancanza del cavolo verza), 2 carote, 2 spicchi d’aglio, 1 cipolla, mezzo sedano verde, utilizzando anche le sue foglie, i fagiolini verdi a pezzetti, il porro a tocchetti, tutto ben lavato, i pomodorini pelati a tocchetti. Far soffriggere in 4 cucchiai d’olio tutta la verdura e poi aggiungere 1 litro e mezzo di acqua, sale e pepe. Cuocere per mezz’ora, da quando inizia il bollore. Aggiungere i fagioli, già cotti, con 3 mestoli della loro acqua di cottura e passandone al passaverdura 2 mestoli che pure aggiungerete al resto. Lasciare ancora bollire per 20 minuti. Regolare di sale e pepare.
Affettare un pane toscano, raffermo di un giorno, a fette sottili e lunghe circa 5 cm.
A piacere, si possono fare tostare, o usare così come sono.
Oliare una teglia capiente da forno, ungerla con olio. Iniziare con uno strato di pane, ricoprire con le verdure e bagnare leggermente con il brodo di verdura. Condire con olio, pepe. Aggiungere delle fettine di formaggio fontina (facoltative)
Ripetere l’operazione fino ad esaurimento degli ingredienti. Nell’ultimo strato non mettere formaggio, ma solo verdura, brodo olio e pepe.
Infornare per mezz’ora a 180°.


Fusilli sorrentini al ferretto con Gamberetti e Peperoncini verdi
Per 4 persone

Ingredienti:

450 gr di fusilli sorrentini al ferretto, 500 gr di peperoncini verdi dolci, 250 gr di gamberetti surgelati, 2 scalogni, erba cipollina, olio, sale e pepe.

Lavate i peperoncini ed eliminate il gambo. Asciugateli bene, se desiderate togliere i semini, dovete tagliarli a metà, se no lasciateli interi.
Friggeteli in una padella con abbondante olio, per 10 minuti. Scolateli e metteteli su carta da cucina ad assorbire l’olio in eccesso, salateli.
In un ampio tegame, con 5 cucchiai d’olio rosolate gli scalogni puliti e affettati sottilmente. Unite i gamberetti surgelati e cuocete a fuoco vivo per 3 minuti.
Nel frattempo in una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fate cuocere la pasta al dente. Scolatela e versatela nel tegame. Aggiungete i peperoncini e spargete l’erba cipollina. Regolate di sale e pepate a piacere. Mescolate e fate saltare a fuoco vivo per qualche istante. Deliziosa!


Sformato di Riso, Pomodoro e Mozzarella di bufala
Per 4 persone

Ingredienti:

400 gr di riso Roma, 70 gr di parmigiano grattugiato, 1 cipolla, 400 gr di polpa di pomodoro, 2 pomodori maturi, un mazzetto di basilico, timo secco, origano secco, una mozzarella di bufala, peperoncino in polvere, olio, sale.

Tritate la cipolla e fatela appassire in un tegame con 2 cucchiai d’olio. Unite la polpa di pomodoro, salate e insaporite con un pizzico di peperoncino e di origano. Cuocete per 10 minuti.
Lessate il riso in acqua bollente salata, scolatelo al dente e conditelo con il parmigiano grattugiato, il sugo di pomodoro, il timo e il basilico tritato. Foderate uno stampo con carta da forno leggermente unta d’olio. Versateci dentro la metà del riso e ricopritelo con metà della mozzarella tagliata a fettine sottili. Coprite con il riso rimasto. Decorate con i pomodori freschi a spicchietti, la mozzarella rimasta tagliata a dadini e qualche foglia di basilico.
Mettete in forno preriscaldato a 200° per 10 minuti, quindi togliete dal forno, adagiatelo su un piatto da portata e servite.


Risotto con Seppie e Piselli freschi al Pomodoro
Per 4 persone


Ingredienti:
½ chilo di riso, 1 chilo di seppie, 700 gr. di piselli freschi, 1 cipolla piccola, 2 spicchi d’aglio, olio, salsa di pomodoro, una noce di burro, sale e pepe q.b.

Togliere il baccello ai piselli.
Pulite e togliere l’osso e l’inchiostro alle seppie, lavarle accuratamente e tagliarle a piccoli pezzi.
In una padella unire una cipolla affettata, 2 spicchi d’aglio e farli dorare nell’olio. Aggiungere le seppie pulite e farle cuocere per 25 minuti a pentola coperta.
Unire i piselli e completare la cottura con l’aggiunta di sale e pepe e la passata di pomodoro. Versare poi il riso, lasciarlo insaporire. Portare a cottura, aggiungendo acqua calda, poco a poco. Mantecare con una noce di burro e servite.

domenica 26 aprile 2020

Lo Sapevate Che: Michele Ferrero, papà di marchi noti a piccoli e grandi golosi


La mia unica preoccupazione è che l’azienda sia sempre più solida e forte per garantire a tutti coloro che ci lavorano un posto sicuro. Michele Ferrero
Dolce impero
Michele Ferrero, imprenditore, vede i suoi natali il giorno 26 aprile del 1925 a Dogliani, piccolo comune di circa cinquemila abitanti in provincia di Cuneo ad una trentina di chilometri da Alba.
Suo padre Pietro apre nel 1942, proprio Alba in via Rattazzi, un laboratorio di pasticceria nel quale inizia a sperimentare la creazione di nuove nuove golosità. D'altro canto la madre, la signora Piera, conduce una rinomata pasticceria sempre in città.
Michele fin dall'inizio delle attività collabora coi famigliari, anche se alla morte del padre, il timone dell'azienda, che ormai è consolidata, passa nelle mani dello zio paterno e della madre. Alla morte del fratello del padre, è Michele, coadiuvato dalla moglie di quest'ultimo, a reggere le redini di quello che ormai è un impero, il quarto al mondo nella area dei prodotti dolciari.
Negli anni Sessanta, sotto la sua egida i marchi quali Nutella e Kinder Cioccolato, diventano famosissimi e sono in Italia ormai sinonimi di merendina per i bambini. Negli stessi anni l'Azienda Ferrero apre nuovi stabilimenti, tra cui quello più famoso in Germania in una cittadina dell'Assia, dove si produce il famoso Mon Cheri. Si pensa anche all'apertura al mercato statunitense.
Negli anni Settanta la "ditta" di Michele, grazie ad un sempre maggior utilizzo del canale pubblicitario televisivo, consolida la propria posizione quale leader di mercato, diventa uno dei maggiori sponsor nel corso di grosse manifestazioni sportive.
Prodotti quali il già citato Mon Cheri, Ferrero Rocher, Pocket Coffe, Kinder Brioss, Estathe, ecc sono ormai famosissimi e non hanno bisogno di nessuna presentazione.
Carlo Azeglio Ciampi, allora Presidente della Repubblica Italiana, il giorno 2 giugno 2005, conferisce all'imprenditore il titolo Cavaliere di Gran Croce, per il suo impegno civile e sociale.
Forbes attribuisce a Michele Ferrero, che dal 1997 passa la conduzione dell'azienda ai figli Pietro e Giovanni, un patrimonio stimato in 17 miliardi di dollari, facendolo di fatto risultare il più ricco uomo italiano. Nell'aprile del 2011 perde il figlio Pietro, morto prematuramente in Sudafrica all'età di 48 anni.
Michele Ferrero muore all'età di 89 anni il 14 febbraio 2015.               https://biografieonline.it/biografia-michele-ferrero

Lo Sapevate che: 26 aprile 1986: 33 anni fa il disastro di Chernobyl fece piombare l’Europa nella catastrofe nucleare!


Ecco cosa avvenne quella notte infausta, dopo la fuoriuscita radioattiva 400 volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima.

Il 26 aprile del 1986 il mondo affronta il più grave incidente mai verificatosi in una centrale nucleare.
Nelle prime ore del mattino, un errore fatale dei test ha causato un’esplosione nel reattore n °4 alla centrale di Chernobyl, Ucraina (a quei tempi ancora parte dell’Unione Sovietica).
In pochi secondi, l’area circostante è stata bombardata con un rilascio radioattivo 400 volte più potente della bomba atomica sganciata su Hiroshima.
30 anni dopo, gli effetti del disastro si fanno ancora sentire.
800.000 uomini hanno rischiato la vita esponendosi alle radiazioni per contenere la situazione.
25.000 di questi sono morti e 70.000 sono rimasti disabili.

CHERNOBYL E IL DISASTRO DELL’UOMO

Quasi tutti sanno che quello che accadde a Chernobyl è stato un disastro catastrofico, ma ciò che in molti ignorano è che sia stato il più grande disastro causato dall’uomo di tutti i tempi, secondo l’International Nuclear Event Scale (INES).
Ispirata alla scala Richter utilizzata per misurare la grandezza dei terremoti, la INES è uno strumento per comunicare al pubblico le ramificazioni di sicurezza di incidenti nucleari e radiologici riportati.
Gli eventi vengono classificati sulla scala a sette livelli, dal meno grave (0) a quello peggiore (7).
Al disastro di Chernobyl è stato assegnato un rating di livello 7, lo stesso assegnato nel 2011 alla centrale nucleare di Fukushima.
ERRORE FATALE
Un progetto difettoso e instabile, unito al fattore umano, ha portato all’ esplosione del quarto reattore.
Il giorno prima del disastro nucleare di Chernobyl, i gestori degli impianti si stavano preparando ad un arresto per eseguire la manutenzione ordinaria sul reattore numero 4.
Violando le norme di sicurezza, gli operatori disabilitarono le attrezzature degli impianti, compresi i meccanismi automatici di spegnimento, secondo il Comitato scientifico delle Nazioni Unite sugli Effetti delle Radiazioni Atomiche (UNSCEAR) .
Alle 01:23 del 26 aprile, quando le barre di combustibile nucleare estremamente calde sono state abbassate nell’acqua di raffreddamento, è stata creata una quantità immensa di vapore, che, a causa dei difetti di progettazione dei reattori RBMK, ha innescato più reattività nel cuore nucleare del reattore numero 4.
L’aumento di potenza risultante ha provocato un’immensa esplosione che ha staccato “il tappo” di 1.000 tonnellate che copriva il nocciolo del reattore, rilasciando radiazioni nell’atmosfera e interrompendo il flusso del liquido di raffreddamento nel reattore.
Dopo alcuni secondi, una seconda esplosione di una maggiore potenza rispetto alla prima, distrusse l’intero edificio del reattore, rilasciando un fiume di grafite bollente e altre parti del nocciolo intorno alla centrale, dando inizio ad una serie di intensi incendi intorno al reattore danneggiato e al reattore numero 3, che era ancora in funzione al momento delle esplosioni.
MENTRE IL MONDO DORMIVA

Il governo sovietico impiegò un giorno intero per realizzare la gravità dell’incidente e le sue conseguenze.
Solo il 27 aprile, circa 36 ore dopo che si era verificato l’incidente, gli abitanti di Pripyat sono stati evacuati così come gli abitanti delle altre piccole città.
Centinaia di migliaia di persone sono state evacuate ma per molti era troppo tardi.
Entro tre mesi dall’incidente di Chernobyl, un totale di 31 persone sono morte per esposizione da radiazioni o altri effetti diretti del disastro, secondo l’ NRC , UNSCEAR e altre fonti.
Mentre era in atto l’evacuazione della popolazione locale, un picco di radiazioni è stato notato in alcuni Paesi europei.
I venti prevalenti al momento dell’incidente provenivano da sud e da est, per cui la maggior parte delle nubi radioattive ha viaggiato a nord-ovest verso la Bielorussia.
Tuttavia, le autorità sovietiche sono state lente a rilasciare informazioni sulla gravità del disastro al mondo esterno.
Ma quando l’allarme radiazioni raggiunse una centrale nucleare in Svezia, le autorità sovietiche sono state costrette a rivelare la reale portata della crisi.
La notizia ufficiale è diventata pubblica solo due giorni dopo la tragedia.
La contaminazione raggiunse livelli altissimi in Ucraina, Bielorussia, e alcune parti della Russia, ma toccò molti altri paesi d’Europa, anche l’Italia, raggiungendo la lontana Irlanda.
EFFETTI SULLA SALUTE

28 dei lavoratori di Chernobyl morirono nei quattro mesi successivi l’incidente, secondo la US Nuclear Regulatory Commission (NRC), tra cui alcuni eroici operai che si esposero consapevolmente a livelli mortali pur di evitare ulteriori perdite di radiazioni.
Entro tre mesi dall’incidente di Chernobyl, un totale di 31 persone sono morte per esposizione da radiazioni o altri effetti diretti del disastro.
Più di 6.000 casi di cancro alla tiroide possono essere collegati all’esposizione alle radiazioni in Ucraina, Bielorussia e Russia, anche se il numero preciso di casi direttamente causati dall’incidente di Chernobyl è difficile (se non impossibile) da accertare.
FORESTA ROSSA E FAUNA “RADIOATTIVA”
Poco dopo la fuoriuscita di radiazioni da Chernobyl, gli alberi dei boschi circostanti l’impianto sono stati uccisi dagli alti livelli di radiazioni.
Questa regione è nota oggi come Foresta Rossa, perché gli alberi morti si sono trasformati in color zenzero brillante.
Mentre innumerevoli uccelli e animali sono stati inizialmente uccisi dalla radiazione, le condizioni di vita attuali per gli animali selvatici nella zona non sono così drastiche.
Ci sono meno specie di uccelli e alcuni presenti sono stati duramente colpiti fisicamente (cervello più piccolo e becchi deformi), ma alcune altre specie sono fiorenti.
Senza gli esseri umani, Pripyat oggi è diventato un rifugio per i lupi, castori e altri animali che cercano di farsi una casa nella città fantasma.        
http://www.blueplanetheart.it/2018/04/26-aprile-1986-32-anni-fa-il-disastro-di-chernobyl-fece-piombare-leuropa-nella-catast