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mercoledì 26 febbraio 2020

Lo Sapevate Che: Victor Hugo: vita, opere e pensiero, tra i maggiori autori della letteratura europea


Chi era Victor Hugo? Scopriamo vita, opere e pensiero dell’autore che è considerato il padre del Romanticismo francese.

Victor Hugo è stato uno scrittore, poeta, politico e drammaturgo francese dell’Ottocento considerato tra i massimi esponenti del Romanticismo in Francia. Victor Hugo ebbe esperienze anche in altri campi, come aforista, saggista, /romanticismo-principali-filosofi-scrittori-800.html e statista.

La grande differenza coi poeti romantici della sua epoca è stata che Victor Hugo ha saputo andare oltre i modelli solitari e malinconici, arrivando ad accettare le vicissitudini della sua vita considerandole come esperienza accumulata utile a cogliere le mille sfaccettature della natura umana. La sua più grande disgrazia è stata probabilmente legata ai figli, tre dei quali morirono prima di lui e una venne ricoverata al manicomio.
Scopriamo insieme Victor Hugo con la sua vita, le sue opere e il suo pensiero.

La biografia di Victor Hugo
Victor Hugo nasce in Francia, precisamente a Besançon, il 26 febbraio 1802. Il padre è un generale dell’esercito napoleonico che segue in Spagna Giuseppe Bonaparte. Sua moglie e i suoi figli, Victor Hugo compreso, lo seguono in tutti i suoi spostamenti.
Con la Restaurazione questa vita itinerante termina e Victor Hugo vive la sua vita a 
Parigi nel convitto Cordier dal 1815 al 1818, anni che il padre vorrebbe fossero dedicati agli studi per essere ammesso all’Ecole Polytechnique.

Victor Hugo, invece, è ben convinto di dedicare i suoi studi alla letteratura e nel 1919 fonda il foglio "Il conservatore letterario" insieme al fratello Abel.
Risalgono al 1822 i suoi primi scritti con impronta cattolica e monarchica, "Odi e poesie diverse", che gli fruttano 1000 franchi di pensione da parte di re Luigi XVIII, somma aumentata poi dopo la pubblicazione di "Han d’Islande" nel 1823. Questo è anche l’anno in cui Victor Hugo sposa Adele Foucher, con la quale ha cinque figli.

In questi anni Hugo entra in contatto per la prima volta coi circoli romantici parigini. Nel 1827 ultima "Cromwell", un dramma che viene poi innalzato a manifesto delle nuove teorie romantiche. Nella prefazione Hugo tenta di definire il gusto dell’uomo moderno per il dramma, fondato sui contrasti della presenza di comico e tragico allo stesso momento e sul grottesco, aspetto della vita molto caro allo scrittore.

In questo periodo alla base di tutte le opere di Hugo sta un certo sperimentalismo: il gusto degli archeologi e dell’oriente, di pittori come Delacroix. Tutto ciò portò al compimento dell’opera "Le Orientali ". Nel 1830 Victor Hugo porta in scena l’"Hernani", che lo consacra definitivamente come capo della nuova scuola romantica. A partire da questo momento la produzione letteraria di Hugo si fa vasta, con una serie di pubblicazioni molto ravvicinate tra cui anche il celebre romanzo “Nôtre Dame de Paris”.
  
Nel 1841 Hugo diventa membro dell’Accademia Francese ma due avvenimenti bloccano il prolifico decennio dello scrittore nel 1843: la morte di sua figlia e il fallimento de "I burgravi", che lo segnò a tal punto da spingerlo a rinunciare al teatro.
Nel 1845 e nel 1848 venne nominato rispettivamente Pari di Francia da Luigi Filippo e deputato dell’Assemblea Costituente, ruolo che gli valse il merito di essere uno degli avversari più temuti da Luigi Bonaparte.

Dopo il colpo di stato del 1851, però, comincia per lui la fase dell’esilio, che sarebbe dovuto andare avanti fino al 4 settembre 1870. Durante l’esilio Victor Hugo è molto prolifico, con scritti politici e i “Miserabili”, che arriva nel 1862. Victor Hugo rientra a Parigi solamente dopo il crollo del III impero, entrando nel Senato a partire dal 1976. Muore il 22 maggio 1885 con tutti gli onori all’età di 83 anni: la sua salma viene lasciata una notte sotto l’Arco di Trionfo e vegliata da dodici poeti.

Victor Hugo: le opere
Qui di seguito ecco le più importanti opere di Victor Hugo tra romanzi e opere teatrali:
Bug-Jargal, 1818
Cromwell, 1827
L’ultimo giorno di un condannato a morte, 1829
Hernani, 1830
Marion Delorme, 1831
Nôtre Dame de Paris, 1831
Il re si diverte, 1832
Lucrezia Borgia, 1833
Claude Gueux, 1834
Angelo, tiranno di Padova, 1835
Rui Blas, 1838
I Miserabili, 1862
I lavoratori del mare, 1866
Novantatré, 1874

Il pensiero di Victor Hugo
L’opera di Victor Hugo può essere considerata il punto di inizio del Romanticismo francese anche se, in verità, è difficile classificare e schematizzare il suo lavoro in correnti o stili definiti. Rispetto al Romanticismo, infatti, Hugo si distacca da quella malinconia e quella solitudine tipiche di questa corrente di pensiero. Anche delle tristi vicende della vita Victor Hugo riesce a cogliere il lato grottesco e ironico ed è proprio questo che rende tanto versatile la sua opera.
Victor Hugo era molto attivo sia in campo politico che in campo sociale e con le sue opere descrive il suo tempo sfruttando satira e declamazione retorica.
Hugo si prodiga in molti ambiti: contro la miseria, contro la pena di morte e la condizione di inferiorità della donna, contro il lavoro minorile e a favore del suffragio universale, della libertà di stampa e di una scuola definibile laica e gratuita. Tutte queste battaglie sono parte della ragione che gli costa il lunghissimo esilio dalla Francia ma è sorprendente come, già nel ‘500, le sue lotte fossero così simili a quelle di oggi. Il suo unico errore è stato predire che in futuro sarebbe stato differente.
Dal 1849 Hugo prende le decisioni di dividere le sue opere in parte uguale tra religione, filosofia e politica. Il pensiero di Victor Hugo è estremamente critico rispetto al tempo in cui vive e col suo atteggiamento riformista vorrebbe cambiare la società.
Hugo ha un’opinione molto precisa sulla pensa di molte, rispetto alla quale è un abolizionista convinto. Questo tema è ricorrente in alcune sue opere ("Notre-Dame de Paris" e "I miserabili") fino a diventare centrale in "L’ultimo giorno di un condannato a morte" (1829) e "Claude Gueux" (1834).
Una questione molto cara all’autore riguarda i diritti civili delle prostitute sfruttate, donne costrette a fare questo lavoro per l’estrema povertà. Fantine, personaggio chiave ne "I Miserabili", incarna la tipica “schiava della società”, costretta alla prostituzione per dare da mangiare alla figlia. C’è posto anche per la difesa delle prostitute cortigiane, che devono essere libere da dagli attacchi benpensanti, grazie alla figura di Aspasia.
Dal punto di vista della religione Hugo la pensò in modi differenti a seconda del periodo della sua vita. Da Giovane si definiva cattolico, rispettoso dell’istituzione Chiesa. Successivamente cominciò a definirsi cattolico non praticante, esprimendo pareri anticlericali e anti-cattolici. Si interessò anche di spiritismo, arrivando a fare delle sedute spiritiche. Nell’ultima fase della sua vita arrivò a un credo deista razionalista analogo a quello di Voltaire.  

Speciale: I Piatti del primo giorno della Quaresima! ...☺♥


Farinata di Ceci
Per 4 persone

Ingredienti:

250 gr di farina di ceci, un pizzico di sale e di pepe, 2 cucchiai d’olio. Pangrattato e olio per la teglia. Olio, sale e pepe.

Mettere la farina in una ciotola, aggiungere un pizzico di sale e di pepe e 2 cucchiai d’olio. Versare dell’acqua a filo, mescolare con un cucchiaio di legno sino a quando la farina sia completamente sciolta e la densità della composizione abbastanza liquida. Lasciare riposare per un paio d’ore. Ungere la teglia del forno con abbondante olio e spolverare la sua superficie con del pangrattato. Preriscaldare il forno a 200°. Girare ancora un po’ la preparazione, e versarla nella teglia. Mettere nel forno preriscaldato per circa 20-25 minuti. Estrarre la teglia, lasciare qualche secondo in attesa. Tagliare a pezzi la farinata che ogni commensale condirà ancora con olio, sale e pepe, secondo il proprio gusto.


Pesce Baccalà al Prezzemolo
Per 4 persone


2 filetti di baccalà già bagnato per circa 800 gr, 1 limone non trattato, un ciuffo di prezzemolo, 1 spicchio d’aglio, olio, sale. Patate lesse per contorno.

Togliere accuratamente le lische del pesce e ritagliare dei pezzi regolari e alti dai filetti. Tuffarli per 3 minuti in acqua bollente, scolarli e asciugarli.
Adagiare i pezzi in una pirofila unta con olio, in un solo strato e versarvi sopra ancora 3 cucchiai d’olio. Cospargere la superficie con sale e coprire il tutto con carta di alluminio. Mettere in forno preriscaldato a 190° per 15 minuti. Poi togliere la carta di alluminio e lasciare ancora in forno per 10 minuti, irrorando ogni tanto con il fondo di cottura. Preparare il battuto con il prezzemolo mondato, un po’ di scorzetta del limone grattugiata e distribuire sopra i filetti di pesce. Servire subito con il limone tagliato a fettine sottili e contorno di patate lesse.

Salame della Quaresima
Si tratta di un rotolo di pan di Spagna farcito di canditi, imbibito di Alchermes e avvolto di cioccolato.
“Questo dolce, che si potrebbe più propriamente chiamare pan di Spagna ripieno e che fa tanto bella mostra nelle vetrine de’ pasticcieri, sembra, per chi è ignaro dell’arte, un piatto d’alta credenza: ma non è niente affatto difficile ad eseguirsi». Così Pellegrino Artusi racconta nella sua Scienza in cucina quello che definisce salame inglese. Si tratta di un rotolo di pan di Spagna farcito di canditi, imbibito di Alchermes e avvolto di cioccolato. Una prelibatezza che in realtà si prepara soprattutto in Quaresima, tanto che in Piemonte e a Torino in particolare dove in questi giorni sarà facile trovarlo nelle pasticcerie sia del centro che della periferia, viene chiamato salame quaresimale. È il parente ricco del salame di cioccolata che si fa tutto l’anno con i biscotti secchi e la cioccolato, ma è molto più invitante. Aiuta anche a rendere meno triste, per chi osserva gli antichi dettami della Chiesa, il periodo che porta alla Pasqua in cui era peccato mangiare carne e in particolare salumi e insaccati di maiale. Ma a mangiare cioccolato anche di fronte ai preti non si faceva la figura del salame. - lastampa.it
Ingredienti

6 uova, 170 gr di farina, 200 gr di zucchero
Alchermes, 1 vasetto di marmellata di albicocche, 70 gr di nocciole tostate, 50 gr di canditi, 100 gr di cioccolato fondente,200 gr di zucchero a velo, 1 cucchiaio di acqua
Preparazione
Preparare il pan di spagna lavorando a lungo le uova con lo zucchero. Ottenuto un composto gonfio e chiaro unire la farina setacciata, poca alla volta e mescolando dall'alto verso il basso. Versare il composto sulla placca del forno rivestita di carta forno, livellando bene, quindi cuocere in forno caldo a 180 °C per circa 12 minuti. Sfornare e arrotolare subito. Una volta freddo farcirlo con la marmellata, la frutta secca, i canditi ed arrotolarlo nuovamente. Completare con una glassa ottenuta facendo sciogliere insieme il cioccolato e l'acqua ed unendo poi lo zucchero a velo.

martedì 25 febbraio 2020

Lo Sapevate Che: Martedì Grasso: storia ed origine di una tradizione


Ultimo giorno di Carnevale, tradizionalmente con il Martedì Grasso terminava il periodo della confusione, della sovversione delle regole, della dissoluzione delle frontiere, dell’orgia primordiale.
Era la fine di un periodo di rinnovamento che sanciva il bisogno profondo di rigenerarsi, di abolire il tempo e le convenzioni per una restaurazione del caos dei primordi.
Secondo Mircea Eliade, grande storico delle religioni, il Carnevale riporta la società ad un livello iniziale che le serve per ri-innovarsi e ri-iniziare. Eliade spiega che “al livello cosmologico l’orgia corrisponde al Caos, alla pienezza finale, mentre al livello temporale, essa corrisponde al Grande Tempo, all’istante eterno, alla non – durata. La presenza dell’orgia nei cerimoniali che segnano le divisioni periodiche del tempo, tradisce una volontà di abolizione integrale del passato mediante l’abolizione della Creazione. La confusione delle forme è illustrata dallo sconvolgimento delle condizioni sociali e dalla sospensione di tutte le norme”.
“Lo scatenarsi della licenza, la violazione di tutti i divieti, la coincidenza di tutti i contrari, ad altro non mirano che alla dissoluzione del mondo – la comunità è l’immagine del mondo – e alla restaurazione dell’illud tempus primordiale che è evidentemente il momento mitico del principio (caos) e della fine  (diluvio universale o apocalisse). Il significato cosmologico del caos carnevalesco di fine anno è confermato dal fatto che, alla dissolutezza, segue sempre una nuova creazione del Cosmo”.
Il periodo di Carnevale che culmina con il Martedi Grasso è sempre stato, storicamente, un periodo piuttosto lungo, molto celebrato e molto aspettato nella tradizione popolare cristiana. Durava quasi tutto l’inverno, più o meno da dopo l’epifania fino all’Inizio della Quaresima, che dipende dalla Pasqua ed ha quindi una data variabile.
Serviva per scaricare legittimamente tutte le tensioni lasciando fluire le energie.
Era un momento dinamico dove gli spiriti di cielo, terra e inferi circolavano liberamente.
Così come l’anima ha un corpo, così il corpo indossava una maschera. Essa aboliva il tempo e le convenzioni, incarnava una ciclicità che rinnovava l’essere umano.
Poi il Carnevale finiva, ed iniziava, con il Mercoledì delle Ceneri, la Quaresima.
Con la Pasqua tornava l’ordine sociale consueto, rigenerato e garantito fino al Carnevale seguente.
Galleria foto a  - Illustrazione: Carnevale nel 1862, Tafel aus Karl Friedrich Flögel, ‎Friedrich Wilhelm Ebeling (Bearb.): “Geschichte des Grotesk-Komischen”, 1862; Flögel1862 19 Ritterliche Spiele 1617, WikiMediaCommons.

Lo Sapevate Che: Benedetto Croce


Fare e studiare la storia
Benedetto Croce nasce a Pescasseroli, in provincia dell'Aquila, il 25 febbraio 1866. Scrittore, filosofo, storico e politico, vive in una famiglia agiata e molto conservatrice che decide di farlo formare presso un collegio religioso. Nel 1883, all'età di diciassette anni assiste a ciò che si rivelerà essere l'evento più traumatico della sua vita. Nel corso di un viaggio nell'isola d'Ischia, è vittima e testimone di uno dei momenti più difficili nella storia dell'isola: nella notte del 28 luglio, alle ore 21:30, in circa novanta secondi un terremoto causa la perdita della vita a 2.313 persone. Tra queste vi sono anche i genitori di Benedetto, Pasquale e Luisa Sipari, e la sorella Maria.
Sommerso dalle macerie ma sopravvissuto a questo tragico evento, Croce si trasferisce a Roma presso la casa dello zio, il senatore Silvio Spaventa. In questa sua nuova sistemazione ha la possibilità di incontrare intellettuali e importanti uomini politici con cui si forma e si confronta; tra questi c'è anche il filosofo italiano Antonio Labriola, di cui seguirà le lezioni di filosofia morale a Roma e con cui spesso rimarrà in contatto.
Iscritto alla facoltà di giurisprudenza presso l'università di Napoli, Croce lascia gli studi e, nel 1886, acquista la casa in cui aveva vissuto il filosofo Giambattista Vico. Dopo aver visitato le principali nazioni europee, viaggiando in Spagna, Germania, Francia e Inghilterra, rivolge la sua attenzione prima alla storia, attraverso le opere di Giosuè Carducci e Francesco De Sanctis, e successivamente alle teorie sviluppate da Karl Marx e Friedrich Hegel; da quest'ultimo Croce riprende il carattere razionalistico e dialettico nello studio della conoscenza.
Secondo Benedetto Croce, Hegel ha ragione nell'affermare che il pensiero filosofico è un concetto universale concreto e non intuizione o sentimento generale; ha però torto quando vede la realtà come il prodotto di opposti che si sintetizzano. Croce, infatti, sottolinea come esistono anche quattro distinti, la fantasia, l'intelletto, l'attività economica e l'attività morale, che non si sintetizzano in quanto non sono opposti. Questi distinti o categorie, sono create da due attività dello spirito, quella conoscitiva o teoretica e quella volitiva o pratica a seconda che si dirigano verso il particolare o l'universale.
Nel 1903 pubblica la rivista intitolata "La Critica". Questa, inizialmente pubblicata a sue spese, viene realizzata in collaborazione con Giovanni Gentile e durerà, con le sue quattro serie, per quarantuno anni.
Benedetto Croce entra nel mondo della politica nel 1910: in quell'anno viene nominato senatore per censo. Dopo aver pubblicato opere come "La Letteratura della Nuova Italia" e "Cultura e Vita Morale", in cui sono raccolte le biografie e gli interventi presenti nella rivista "La Critica", egli, tra il 1920 e il 1921, ricopre la carica di Ministro della Pubblica Istruzione nel quinto governo presieduto da Giovanni Giolitti.
Il 1 maggio 1925 pubblica il "Manifesto degli intellettuali antifascisti"; a questo, che si contrappone al "Manifesto degli intellettuali fascisti" di Giovanni Gentile, aderiscono diverse figure di spicco nel campo della letteratura e della matematica tra cui Eugenio Montale, Aldo Palazzeschi, Leonida Tonelli, Ernesto e Mario Pascal, Vito Volterra e Francesco Severi.
Dopo aver criticato il contenuto dei Patti Lateranensi, stipulati tra Stato e Chiesa l'11 febbraio 1929, e aver aderito per un breve periodo al movimento antifascista Alleanza Nazionale, Croce lascia la politica nel 1930 in quanto in disaccordo con le azioni di repressione delle libertà commesse da Mussolini. Nel 1942 pubblica l'opera intitolata "Perché non possiamo non dirci Cristiani", un breve saggio filosofico in cui sostiene che il Cristianesimo "è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuta", che ha dato agli uomini una serie di valori operando al centro dell'anima, nella coscienza morale.
Con la caduta del regime, nel 1943, Croce rientra nella scena politica italiana. Diventato leader del partito liberale, nel 1944 elabora la teoria sul fascismo, in cui viene classificata come una parentesi della storia d'Italia, e diventa ministro senza portafoglio sia del secondo governo presieduto da Pietro Badoglio che del secondo governo guidato da Ivanoe Bonomi.
Dopo aver votato a favore della monarchia in occasione del referendum del 2 giugno 1946, viene eletto tra i membri dell'Assemblea Costituente. In questa sede, attraverso un discorso diventato famoso, si oppone alla firma del Trattato di Pace in quanto atto ritenuto indecoroso per la nascente Repubblica Italiana. In seguito rifiuta le cariche di Presidente provvisorio della Repubblica e, probabilmente, quella di Senatore a vita.
Nel 1946 fonda a Napoli, nel palazzo Filomarino, l'Istituto Italiano per gli Studi Storici. Nello Statuto di questo istituto si può leggere come sia nato con l'intento di avviare i giovani all'"approfondimento della storia nei suoi rapporti sostanziali con le scienze filosofiche della logica, dell'etica, del diritto, dell'economia e della politica, dell'arte e della religione, le quali sole definiscono e dimostrano quegli umani ideali e fini e valori, dei quali lo storico è chiamato a intendere e narrare la storia".
Nel 1949 è colpito da un ictus cerebrale che gli causa una semiparalisi. Benedetto Croce muore sulla poltrona della propria biblioteca, il 20 novembre 1952, all'età di ottantasei anni.

Speciale: Piatti per rallegrare la giornata! ...☺♥


Paccheri al ragù di Salsiccia e Alloro
Per 4 persone

Ingredienti:

360 gr di pasta secca, 400 gr di polpa di pomodori pelati, 300 gr di salsiccia fresca (possibilmente di Bra), 1 spicchio di aglio, 2 foglie di alloro, ricotta salata da grattugiare, peperoncino, olio evo.

Scaldate in un tegame due cucchiai di olio e lasciateci appassire l’aglio tagliato a fettine per un paio di minuti a fuoco dolcissimo
Aggiungete la salsiccia spellata e sminuzzata, 2 foglie di alloro, alzate leggermente il fuoco e fatela velocemente rosolare.
Versate la polpa di pomodoro (eventualmente con un pezzetto di peperoncino), mescolate, coprire col coperchio e lasciate andare per circa 20 minuti a fuoco medio-basso.
Gli ultimi minuti di cottura regolate di sale e se necessario far restringere al giusto il sugo.
Scolate la pasta al dente, conditela con il sugo di salsiccia bollente, spolveratela a piacere di ricotta salata grattugiata e servitela subito, ben calda.


Carrè di Maiale al forno con Lardo di Colonnata e Patate
Per 4 persone

Ingredienti:

1 kg di carré di maiale, 120 gr di lardo tritato di Colonnata, 6 spicchi d’aglio, qualche rametto di salvia, 1 kg di patate, olio, sale marino grosso, pepe.

Unire 3 spicchi di aglio tritati al lardo, unire pure 6 foglie di salvia tritate. Salare e pepare e mescolare bene. Spalmare il composto su tutta la carne, massaggiandola bene con le mani per farla insaporire del trito.
Avvolgere gli ossi del carré in foglietti di carta di alluminio. Appoggiare la carne in una teglia, aggiungere ½ bicchiere di acqua e mettere in forno preriscaldato a 210° per 20 minuti. Poi aggiungere gli spicchi di aglio residui senza sbucciarli. Fare cuocere per 60 minuti, irrorando ogni tanto la carne con il suo fondo di cottura.
Sbucciare le patate, tagliarle a spicchi e metterle nella teglia, aggiungere le foglioline rotte a pezzi della residua salvia e proseguire ancora la cottura per 45 minuti, rigirando ogni tanto le patate. Deliziosa preparazione…qualche volta si può!


Struffoli al forno
Per 6 persone

Ingredienti:

220 gr di farina, 2 uova, 1 bustina di lievito in polvere, 2 cucchiai d’olio, 1 cucchiaio di vino bianco, la buccia di un’arancia grattugiata, la buccia di ½ limone grattugiata, 150 gr di miele liquido, zucchero di canna. Farina.

In una terrina versare a fontana la farina, unire nel centro le uova, 2 cucchiaini di zucchero, la scorza dei due agrumi, il vino, l’olio e il lievito. Impastare accuratamente gli ingredienti sino ad ottenere un composto omogeneo. Infarinare una piano di lavoro e appoggiarvi l’impasto. Con un coltello, tagliare dei pezzi di pasta e formare con questi pezzi dei cilindretti molto sottili. Tagliare i cilindretti in pezzi di circa 1 cm. Foderare la placca del forno con carta da forno e appoggiarvi gli struffoli, debitamente distanziati. Farli cuocere in forno preriscaldato a 250° per circa 5 minuti, fin che risultino gonfi e dorati. A metà cottura è buona norma capovolgere gli struffoli perché si dorino da tutte le parti. In una larga padella, versare il miele, aggiungere 80 gr di zucchero di canna e 2 cucchiai d’acqua. Fare bollire sin che la schiuma in superficie che si sarà formata, sia scomparsa. Abbassare il calore al minino, unire gli struffoli e mescolarli con delicatezza, in modo che vengano rivestiti dal miele interamente. Prelevarli con una paletta forata e appoggiarli su un piatto, dandogli la forma di una piramide. Aiutarsi eventualmente, con le mani inumidite. Servire quando saranno completamente raffreddati.

lunedì 24 febbraio 2020

Lo Sapevate Che: “Marcellino pane e vino”, il film di Luigi Comencini compie 25 anni


“Il regista dei bambini”, il 23 gennaio 1992, portava nelle sale il remake dell’omonimo film di Ladislao Vajda, del 1955, dando la sua inconfondibile impronta. Il regista, con stile semplice e lineare, racconta la storia commovente di Marcellino e della sua amicizia con la statua di Cristo Crocifisso che, ancora oggi, non smette di emozionare.

“Marcellino pane e vino”(noto anche solo come “Marcellino”) è l’ultimo film del grande maestro Luigi Comencini (diretto in collaborazione con la figlia Francesca), uscito nel nostro paese il 23 gennaio 1992. La pellicola è il remake del famosissimo e omonimo film di Ladislao Vajda, uscito nel 1955, a sua volta basato sul libro di José Maria Sanchez Silva, “Marcelino Pan Y Vino”(1953). Il film ci riporta al 1600, quando alcuni frati francescani trovano, tra le rovine di un castello, un neonato che sarà allevato nel loro convento, chiamandolo Marcellino. Un conte, senza figli, cercherà di farlo passare per suo figlio, ma Marcellino fuggirà dal castello dell’uomo e tornerà in convento. Una volta lì, instaurerà una forte amicizia con la statua di Cristo Crocifisso, a cui porta pane e vino, quando può. Cristo gli farà il più grande regalo, quello di riportarlo dalla sua adorata mamma.

"Il regista dei bambini" commuove con una storia tra realtà e favola
“Il regista dei bambini” non poteva non occuparsi delle commovente storia di Marcellino, qui interpretato da Nicolò Paolucci. Comencini curò anche la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Ennio De Concini e, nonostante lo scarso seguito di pubblico e il riscontro negativo da parte della critica specializzata, “Marcellino pane e vino” è sempre molto amato quando viene trasmesso in televisione. Il regista riesce a dare la sua inconfondibile impronta personale, con uno stile semplice e lineare, per uscire dallo stucchevole copia e incolla del film del 1955, dandogli ancora di più l’atmosfera della favola, emozionante e coinvolgente, con i buoni e i cattivi schierati nettamente, mantenendo intatti i colloqui celesti tra il bimbo e Cristo, vero fulcro del romanzo e del film originale. Uno degli elementi nuovi, è la presenza e la storia del conte, interpretato da Bernard-Pierre Donnadieu (la contessa era Ida Di Benedetto), che ha dato più dinamismo al racconto, ma le emozioni restano, praticamente, intatte, al di là di ogni critica al buonismo o a quelle più dure che attaccarono le nozioni del cattolicesimo bigotto e ancestrale, che si esplicherebbe, soprattutto, nel finale.

Lo Sapevate Che: Sandro Pertini, 25 anni fa se ne andava il presidente più amato dagli italiani


Il 24 febbraio 1990 moriva a Roma Sandro Pertini, partigiano, padre costituente, presidente della Camera e settimo Presidente della Repubblica italiana. Un personaggio che ha segnato la storia del nostro Paese ed è rimasto nei cuori di molti -

24 febbraio 2015 Il Presidente più amato. Nella memoria collettiva Sandro Pertini è senza dubbio il Capo dello Stato che più di ogni altro ha saputo riavvicinare le istituzioni ai cittadini. Ma prima di salire al Colle, lunga e intensa è stata la vita del 7° Presidente della Repubblica italiana.  

Classe 1896, Pertini fa parte della generazione chiamata a combattere nella Grande Guerra e, appena ventenne, è inviato sul fronte dell’Isonzo come sottotenente e viene decorato con la medaglia al valore per un assalto sulla Bainsizza. A fine guerra, nominato tenente, Pertini entrerà a Trento alla testa del suo plotone.  

Tornato nella sua Liguria, il futuro Presidente riprende gli studi, si diploma, si laurea, si iscrive al partito socialista e comincia la sua militanza antifascista anche grazie agli incontri con figure di spicco della nascente opposizione come Gaetano Salvemini, i fratelli Rosselli ed Ernesto Rossi.  

Finito nel mirino delle camice nere, Pertini subisce le aggressioni delle squadracce e, condannato al confino, si rifugia in Francia da dove tornerà sotto falso nome nel 1929 per riorganizzare il partito socialista e metterlo in contatto con le altre forze antifasciste. Pertini viene però riconosciuto e arrestato. La condanna del Tribunale speciale é durissima: dieci anni di carcere e tre di vigilanza speciale nelle strutture di Santo Stefano, Turi, Pianosa, Ponza e Ventotene. Durante la prigionia sua madre scriverà una richiesta di grazia cui Pertini si opporrà scrivendo: “Non mi associo a simile domanda perché sento che macchierei la mia fede politica, che più d’ogni altra cosa, della mia stessa vita, mi preme”.  

 Nel ’43, dopo la caduta di Mussolini, viene liberato ma la sua libertà dura poco, viene infatti catturato dalle SS e condannato a morte. Incarcerato a Regina Coeli insieme a Giuseppe Saragat, viene liberato dai partigiani.  

 Nel ’44 Pertini parte per Milano per partecipare alla liberazione della città dai nazifascisti come membro del CLNAI e segretario del Partito Socialista per l’Italia occupata. E sarà proprio la sua voce a proclamare alla radio lo sciopero generale insurrezionale della città il 25 aprile, tenendo poi uno storico comizio in Piazza Duomo, davanti alla cittadinanza liberata. E sarà Pertini anche tra le personalità che decideranno il destino del Duce: “Mussolini, mentre giallo di livore e di paura tentava di varcare la frontiera svizzera, è stato arrestato. Egli dovrà essere consegnato a un tribunale del popolo, perché lo giudichi per direttissima. E per tutte le vittime del fascismo e per il popolo italiano dal fascismo gettato in tanta rovina egli dovrà essere e sarà giustiziato. Questo noi vogliamo, nonostante che pensiamo che per quest’uomo il plotone di esecuzione sia troppo onore. Egli meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso”.  

Alla fine della guerra Pertini viene eletto all’Assemblea Costituente e, nel 1968, è il primo non democristiano e di sinistra ad essere eletto presidente della Camera dei Deputati.   E’ invece il giugno del 1978 quando viene eletto 7° Presidente della Repubblica. Nei primi tre scrutini la DC opta per Guido Gonella, il PCI per Giorgio Amendola e il PSI per Pietro Nenni. La convergenza tra le tre forze politiche si avrà solo al 16° scrutinio e il nome accettato da tutti sarà quello di Sandro Pertini: 832 voti a favore su 995.  

Salito al Colle in un momento particolarmente delicato per l’Italia, nel pieno degli anni di piombo, Pertini caratterizzerà la sua presidenza per il modo non convenzionale in cui la interpreta, scegliendo ad esempio di non andare ad abitare al Quirinale e preferendo la sua casa romana.  

 Storiche sono le immagini che lo ritraggono in Spagna, durante i mondiali di calcio vinti dagli azzurri, e sull’aereo dove gioca a carte con il ct Enzo Bearzot.   Nel 1984, alla scomparsa di Enrico Berlinguer, parte da Roma con un volo presidenziale per poter scortare la salma del leader comunista nella capitale e durante le esequie in piazza S. Giovanni, Nilde Iotti, ringraziando Pertini dal palco delle autorità, susciterà un lungo e commovente applauso.  

Il 29 giugno del 1985, Pertini si dimette dalla carica per permettere l’immediato insediamento di Francesco Cossiga, eletto suo successore, e diventa senatore a vita, ma non svolgerà più attività politica, tenendo come unico incarico ufficiale la presidenza della Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, nata a Firenze nello stesso anno.  

Muore a Roma la notte del 24 febbraio 1990, all’età di 93 anni, per le complicazioni di una caduta. Per suo espresso desiderio le sue ceneri vengono traslate a Stella San Giovanni, suo paese natale in Liguria.