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giovedì 26 settembre 2019

Lo Sapevate Che: Cultura: 25 anni fa la scomparsa di Moana Pozzi, ecco 6 cose che in pochi sanno su di lei


Il 15 settembre 2019 sono 25 anni dalla misteriosa morte di Moana Pozzi. Una delle più famose pornoattrici italiane era nata nel 1961 a Genova. Su di lei molto è stato detto e scritto. Eccone 6 cose su Moana che in pochi sanno.

C’era una volta Moana Pozzi, la diva del porno che sorrideva in tv
A 25 anni dalla sua morte, domenica 15 settembre Iris le dedica una programmazione speciale con il film del ‘92 «Amami» e uno speciale che raccoglie le apparizioni dell’attrice sui canali Mediaset  

Aveva solo 33 anni quando il suo cuore smise di battere in un ospedale di Lione. Era il 15 settembre 1994. Ad ucciderla, un tumore al fegato. Moana Pozzi non c’era più. Ma venticinque anni dopo il suo personaggio è  ancora vivo nell’immaginario pop, tanto da costringere nel 2016 la Disney a distribuire in Italia il film d’animazione Moana con il titolo Oceania. Da noi di Moana ce n’è solo una. E allora meglio non generare confusione e soprattutto anticipatici incidenti con i motori di ricerca. Libri, spettacoli teatrali, documentari, biopic sulla vita e la morte di questa pornostar così atipica non hanno mai fatto calare il sipario sul suo personaggio. E, come spesso succede a chi muore giovane, il mito le è sopravvissuto.

Proprio nell’anniversario della sua scomparsa, Iris le dedica una programmazione speciale con la prima tv – alle 21,15 –  di Amami (film del 1992 diretto da Bruno Colella, che ne è sceneggiatore con Giovanni Veronesi, e con un cast di grandi caratteristi composto da Novello Novelli, Carlo Buccirosso, Flavio Bucci, Carlo Monni, ai quali vanno aggiunti Edoardo Bennato e Tony Esposito), e alle 23.30 il documentario Moana Pozzi: storia di una diva. Quest’ultimo è un montaggio di diverse sue apparizioni nelle trasmissione dei canali Mediaset a cavallo tra gli Anni 80 e i 90 che riassume il Moana-pensiero. In apertura c’è l’annuncio della morte dato dal Tg5 e colpisce vederla nella sua ultima apparizione in tv, ospite di Gerry Scotti a Il Quizzone, su Canale 5: è smagrita, già segnata dalla malattia che di lì a pochi giorni l’avrebbe portata al ricovero in ospedale. Ma ancora bella e sorridente. Era il 12 luglio, la puntata andò in onda l’11 settembre, quattro giorni prima della morte.

 Ci sono estratti del Maurizio Costanzo Show nei quali la si vede in un abito in pelle mozzafiato, seduta accanto a un visibilmente compiaciuto Achille Bonito Oliva, tenere testa al conduttore. E sempre su quel palco la si osserva controbattere a chi la accusa: «Faccio all’amore e mi diverto. E non mi sento colpevole». A testa alta, guardando negli occhi il suo interlocutore: sono Moana, questa è la vita che ho scelto di vivere, cosa volete da me?

La si ascolta poi rispondere alle domande di Giuliano Ferrara ne L’istruttoria, a quelle di Maurizio Mosca all’Appello del martedì, di Silvana Giacobini in Gente comune e di Raffaella Carrà in Il Principe azzurro (da questo programma è tratto anche un suo, tutto sommato casto, spogliarello). E poi la si può apprezzare accanto a Gerry Scotti in Candid Camera Show e fare da spalla all’ironia di Raimondo Vianello nel Gioco dei nove. La si ritrova – nuda o avvolta nel cellophane –provocare in L’araba fenice di Antonio Ricci, programma cult della seconda serata di Italia 1 che tante polemiche scatenò nell’88. Ma la ritroviamo anche cantare e ballare nella parodia musicarella dell’Odissea di Beppe Recchia con Teo Teocoli e Mauro Di Francesco.

  
Non si può non restare abbagliati dalla sua bellezza e colpiti dall’eloquio. Lei, l’attrice hard che però sapeva esprimersi in un italiano corretto, arrivava da una buona famiglia genovese, liceale che aveva studiato al conservatorio, oltre che recitazione, e che si era laureata. Era l’anomalia nel sistema, molto di più e in maniera differente rispetto all’antesignana Cicciolina, era la pornostar che usciva dai circuiti a luce rossa per entrare nelle case degli italiani affacciandosi dal televisore. Stella del porno, ma presenza televisiva elegante e mai volgare. Espressione di un erotismo consapevole. «Ho fatto quello che volevo: diventare un personaggio diverso. Non posso dire di non esserci riuscita». Quasi sempre avversata, però: si pensi al contenitore pomeridiano di Raitre Jeans, del quale condusse solo poche puntate al fianco di Fabrizio Frizzi prima di esserne allontanata dopo la protesta della Federcasalinghe. Era il 1987 e Moana aveva già iniziato la sua carriera da attrice porno guidata da Riccardo Schicchi. Secondo i benpensanti dell’epoca quei due mondi non potevano convivere.


Non mancano nemmeno le testimonianze del suo impegno politico alla guida del Partito dell’Amore, che lei rifondò nel ‘92 dopo l’abbandono di Ilona Staller. Vi si scorge una certa ingenuità ma, accanto a un generico impegno nella lotta a criminalità e alla corruzione, c’è anche l’anticipazione di un tema tanto caro al Movimento 5 Stelle (e non solo): la riduzione degli stipendi dei parlamentari. Il partito si presentò alle elezioni, in piena era Mani pulite, ma fu un flop.   

Moana sorride, sorride sempre. Anche quando rivendica con forza la sua scelta di vita: «Noi viviamo nella cultura dal castigo, della punizione e del privarci di tutto – dice a Costanzo -. Quindi il piacere non bisogna provarlo, non bisogna sentirlo, non bisogna cercarlo. Bisogna castigarsi, condannarsi e coprirsi il capo di cenere perché siamo fatti così. Io invece, alla faccia di tutti, il piacere lo cerco, mi diverto, sto bene». Sorride, ma è possibile però scorgere nei suoi occhi un’ombra di malinconia che nasce dal desiderio di essere accettata senza rinunciare ad essere quella che è. La sua colpa era evidentemente essere una superstar dell’hard e al contempo volere uscire dal ghetto della pornografia. Un ghetto assai ricco a dire, il vero, visto che si favoleggia guadagnasse 100 milioni di lire al mese, senza contare i ricchissimi introiti che le provenivano dal mercato americano. Chissà come sarebbe andata se il tumore non l’avesse uccisa. Avrebbe proseguito la carriera hard o avrebbe definitivamente fatto il salto diventando un volto della nostra tv (o magari del cinema) tout court? Come avrebbe affrontato l’invecchiamento e il corpo che cambia, lei che del corpo aveva fatto uno strumento di lavoro ma che aveva nell’intelligenza l’arma in più? Domande che resteranno senza risposta, non le uniche.   

Moana Pozzi: storia di una diva si sofferma anche sui misteri intorno alla morte, nati in seguito alla scomparsa che precedette la morte e a causa della mancata celebrazione del funerale, così come dell’assenza delle immagini della camera ardente. Il sussurro diventato un urlo: è morta di Aids. Ma non era vero. Una morte avvenuta lontana dai riflettori, senza nemmeno una tomba su cui lasciare un fiore. Ne è sorta l’inevitabile leggenda: Moana non è morta, è fuggita per rifarsi una vita. Nonostante l’Hôtel-Dieu di Lione, la clinica in cui era ricoverata, ne abbia confermato la morte: nell’estratto di Top Secret si sente un’addetta dell’ospedale rispondere alla giornalista. 
La verità è che Moana Pozzi non c’è più. Aveva 33 anni e una vita ancora da costruire. Resta l’icona. Magra consolazione per chi le ha voluto bene. ROBERTO PAVANELLO 13 Settembre 2019 - https://www.lastampa.it/spettacoli/tv/2019/09/13/news/c-era-una-volta-moana-pozzi-la-diva-del-porno-che-sorrideva-in-tv-1.374519 


Speciale: Menù dietetico del giovedì…con un piccolo “strappo”!


Minestra con Crauti
Per 4 persone


Ingredienti:

½ kg di crauti, 1 cipolla di Tropea, 2 cipolle bionde, 1 peperone rosso, 1 lt di brodo vegetale (si può usare anche il dado), un bicchiere di vino bianco secco, 1 foglia di alloro, 1 cucchiaino di semi di cumino in polvere, 1 cucchiaino di paprica dolce, 1 cucchiaio di salsa di Tamari, uno yogurt naturale intero, olio evo.


Lavare e pulire tutte le verdure. Il cavolo tagliarlo a metà e poi affettarlo finemente. Affettare a listarelle il peperone; le cipolle bionde sbucciate e tritate, la cipolla di Tropea tagliata ad anelli.
In una pentola fare rosolare in 5 cucchiai d’olio evo le cipolle e il peperone, unite quindi le listarelle dei crauti. Amalgamate il tutto e unite il vino bianco e il brodo caldo. Quindi aggiungere la foglia di alloro, la paprica, il cumino e lasciare cuocere a fuoco dolce per 20 minuti.
Togliere la minestra dal fuoco e incorporare lo yogurt e il cucchiaio di Tamari. Deliziosa!


Farinata di Ceci con broccoli a vapore
Per 4 persone


Ingredienti:

250 gr di farina di ceci, un pizzico di sale e di pepe, 2 cucchiai d’olio. Pangrattato e olio per la teglia. Olio evo, sale e pepe.

Mettere la farina in una ciotola, aggiungere un pizzico di sale e di pepe e 2 cucchiai d’olio. Versare dell’acqua a filo, mescolare con un cucchiaio di legno sino a quando la farina sia completamente sciolta e la densità della composizione abbastanza liquida. Lasciare riposare per un paio d’ore.
Ungere la teglia del forno con abbondante olio e spolverare la sua superficie con del pangrattato. Preriscaldare il forno a 200°. Girare ancora un po’ la preparazione, e versarla nella teglia.
Mettere nel forno preriscaldato per circa 20-25 minuti. Estrarre la teglia, lasciare qualche secondo in attesa. Tagliare a pezzi la farinata che ogni commensale condirà ancora con olio, sale e pepe, secondo il proprio gusto accompagnando con i broccoli a vapore (segue ricetta dei broccoli a vapore).


Broccoli a vapore
Per 4 persone

Ingredienti:
Broccoli gr 800, olio evo

I broccoli a vapore al microonde sono una preparazione di base per la cottura dei broccoli che consente di preservarne al meglio sapore e caratteristiche nutrizionali. I broccoli a vapore al microonde così preparati sono un'ottima base per la preparazione di primi, secondi o contorni, ...
Pulire i broccoli eliminando le foglie e staccando le cimette dal torsolo. Sciacquare le cimette sotto acqua fresca corrente. Disporre le cimette nel cestello da microonde. Io solitamente ne preferisco una versione bassa e lunga dove posso mettere tutte le cimette distese, ma va bene anche un cestello classico nel quale mettere le cimette sovrapposte.
Coprire con l'apposito coperchio. Cuocere a 800 Watt per 8 minuti. Lasciarli riposare senza aprire il contenitore per 5 minuti prima di estrarli.
Se si utilizza un cestello dove si sono un po' ammassati fare 4 minuti di cottura, mescolare, quindi fare gli altri 4 minuti di cottura. Ritirare delicatamente per non rompere le infiorescenze. Condire con olio evo.

Ed infine …. con l’Autunno i cesti di frutta si riempiono di profumate e squisite mele e facciamo uno strappo alla dieta…con questa squisitezza alle mele racchiuse in uno scrigno di pasta brisè…
         

Deliziosa Apple Pie
Per 6-8 persone


Ingredienti
300 gr di pasta brisè.

Per il ripieno: 1 kg di mele, 200 gr di zucchero, un pizzico di cannella in polvere, un pizzico di chiodi di garofano in polvere, il succo di 1 limone, la buccia grattugiata di ½ limone, 2 biscotti secchi (o savoiardi). Per la tortiera: 20 gr di burro, 20 gr di farina.


Sbucciare le mele, privarle del torsolo, affettarle e irrorarle con succo di limone. In una terrina mescolare insieme lo zucchero, le polveri di cannella e chiodi di garofano, la buccia grattugiata del limone. Aggiungere le mele affettate e mescolare delicatamente. Dividere la pasta brisè in due parti, tenendone una più abbondante dell’altra.
Stendere quest’ultima allo spessore di 2-3 mm e foderare una tortiera di 24 cm di diametro, imburrarla e infarinarla. Bucherellare la pasta con i rebbi di una forchetta, distribuirvi sul fondo i biscotti tritati finemente e riempire la tortiera con le mele. Stendere la pasta rimasta, ricoprire e richiudere pizzicando i bordi e bucherellando la superficie con i rebbi di una forchetta. Far cuocere in forno preriscaldato a 180° per un’ora circa. Servirla fredda o tiepida.

mercoledì 25 settembre 2019

Lo Sapevate Che: Cultura:” L’italiano? Una lingua in via di estinzione”


Il presidente dell’Accademia della Crusca, Claudio Marazzini, lancia l’allarme: spariscono il congiuntivo, il futuro e molte parole, sostituite da forestierismi. Nel 2050 il nostro linguaggio sarà più povero, meno colto e subissato dagli anglismi 
«Se procediamo di questo passo nel 2300 l’italiano sarà sparito. Al suo posto si parlerà solo l’inglese». A lanciare - con un certo anticipo - l’allarme è il presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini, professore di Storia della lingua italiana all’Università del Piemonte Orientale, che domani al Teatro Colosseo di Torino si lancerà in una previsione più ravvicinata: una gustosa conferenza dal titolo «Come parleremo nel 2050: tra nuove tecnologie, migrazioni, demografia e contaminazioni».
Da buon scienziato della lingua, il professore spiega che si tratta di una previsione al limite della profezia, ma intanto disegna una tendenza, suffragata da cifre e indici tendenziali. Disegnando una radiografia attenta della metamorfosi che sta subendo la nostra lingua. Ma partiamo dal risultato: l’italiano che si parlerà fra trentatré anni sarà semplice, inglesizzato e molto meno colto.
 «Già oggi - spiega il professore - i forestierismi sono in grande aumento e sicuramente cresceranno ancora i termini internazionali soprattutto inglesi». E spiega che a differenza per esempio dei francesi noi ci siamo arresi da tempo alla parola «mouse» (Oltralpe lo chiamano «souris») o a «download» (loro non abbandonano «télécharger»): insomma, la nostra resistenza lessicale è di gran lunga inferiore alla loro. Altra certezza è l’eccesso di semplificazione: «Si andrà verso un linguaggio più scarno - spiega - e si attenuerà la tradizione umanistica greco-latina: per restare alla lettera A, sono a rischio parole come abnegazione, accolito, acconcio, accorto, acrimonia adepto, insomma tutte quelle parole “da salvare” che sullo Zingarelli troviamo affiancate da un fiore». Inoltre esiste un rischio concreto di banalizzazione: «Ricordiamo che una parola come “location”, che impazza su Tripadvisor, ne uccide almeno tre italiane: luogo, sito e posto».
  Altra specie linguistica in via di estinzione (dai tempi di Io speriamo che me la cavo) è il congiuntivo. È probabile che non si userà più nelle frasi ipotetiche e con i verbi di opinione, mentre in altri casi (nella frase principale, non in quella dipendente) resisterà. I nostri nipoti, insomma, useranno ancora frasi come «Ti venisse un accidente» o «che sia malato?».
 Più sorprendente, invece, la previsione che anche il tempo futuro sarà in piena crisi. «Già oggi, soprattutto i giovani, tendono a dire “Domani vengo da te” al posto di “verrò”, quindi è abbastanza verosimile che l’indicativo si trasformi in asso pigliatutto». Altro «paziente lessicale» in pericolo di vita è il linguaggio scientifico: «Purtroppo i testi che si pubblicano sulle riviste scientifiche - fa notare il presidente dell’Accademia - sono sempre in inglese: e una lingua che non sa parlare di scienza perde una parte del suo status, ecco perché occorre difendere la divulgazione in italiano dei risultati del sapere». Stessa prognosi per il sapere letterario, considerato il fatto che gli autori di oggi usano una lingua più colloquiale (che rispecchia quella corrente) e che i grandi classici si leggono sempre meno.
 I nostri eredi, dunque, parleranno un italiano più povero, quasi ridotto all’osso. Qualche neologismo o modo di dire inediti, però, nasceranno: «Ci saranno certamente verbi e vocaboli nuovi - dice Marazzini - per quanto riguarda i primi, spesso legati al mondo di Internet, già oggi sono tutti della prima coniugazione, la più prolifica: vedi taggare, chattare, postare». Verso la sterilità, invece, la seconda e la terza coniugazione. E la lingua scritta? Sparirà del tutto, come previsto già con l’arrivo del computer (in realtà email e sms hanno prodotto l’effetto contrario) o resisterà? «Questa è una previsione più difficile - conclude Marazzini - visto che con il debutto della telematica si è già sbagliato una volta. Certo è che con l’avvento dei messaggi vocali, sempre più usati dai giovani, e dei programmi di dettatura, un certo pericolo c’è. Di sicuro la dittatura delle emoticon andrà avanti imperterrita».

Speciale: Veloce menù: colazione, pranzo, cena! ☺♥


Colazione con Muesli, Cioccolato e Frutta
Per 2 persone

Ingredienti:

250 gr di yogurt intero cremoso al naturale, miele di acacia, 2 piccole arance, 2 mandarini, 2 fette di ananas fresco, una vaschetta di lamponi, scaglie di cioccolato, lamelle di mandorle, zucchero in granella.

Mescolate lo yogurt con un cucchiaio di miele di acacia, dividetelo in parti uguali in 2 grosse tazze. Distribuite sopra ciascuna tazza una piccola arancia pelata al vivo e ridotta a pezzetti, gli spicchi sbucciati di un mandarino, una fetta di ananas fresca tagliata a pezzetti e mezza vaschetta di lamponi. Cospargete il tutto con delle scaglie di cioccolato, un cucchiaio di lamelle di mandorle tostate in forno e 3 cucchiaini di zucchero in granella.


Spiedini di Tacchino con Insalatona di Verdura, Mozzarella e Riso
Per 4 persone

Ingredienti:

Per 12 spiedini: 350 gr di fesa di tacchino tagliata a dadini di 2 cm, 1 limone, rosmarino, olio, sale.

In un piatto fondo, spremete il limone e mescolate il sugo con olio, un pizzico abbondante di sale e rosmarino tritato finemente. Lasciatevi marinare i bocconcini per 30 minuti, rigirandoli ogni tanto. Scolate bene i bocconcini e infilateli su spiedini di legno o metallo. Scaldate bene una bistecchiera o una padella e cuocete gli spiedini, finché saranno ben dorati da tutti i lati. Durante la cottura, a piacere, si possono bagnare con la loro marinata. Serviteli subito accompagnati con l’insalatona di verdura, mozzarella e riso


Insalatona di Verdura, Mozzarella e Riso
Per 4 persone

Ingredienti:

100 gr di riso, 3 pomodori, un limone, un cetriolo, 2 costole di sedano, ½ peperone giallo,2 zucchini grigliati, 200 gr di mozzarella di bufala, prezzemolo, olio q.b., sale, pepe nero.

Lavate e tagliate a tocchetti la mozzarella di bufala. Mettetela in un colino a perdere l’acqua.
Pulite gli zucchini, tagliateli a fette per lungo e grigliatele. Tenete da parte.
Cuocete 100 gr di riso al dente, scolatelo, passatelo sotto l’acqua fredda per fermarne la cottura. Scolatelo di nuovo, conditelo con un filo d’olio. Sbucciate 3 pomodori, togliete i semi, fateli a tocchettini, salateli e metteteli per ½ ora in un colino a perdere l’acqua. (si possono anche tagliare a filetti). Emulsionate il succo di un limone con 8 cucchiai d’olio, sale e pepe nero. Sbucciate un cetriolo e tagliatelo a bastoncini. Affettate sottilmente 2 costole di sedano, tagliate a julienne ½ peperone giallo. Riunite le verdure e le fette di zucchine in una ciotola e conditele con metà della citronnette. Distribuite il riso e amalgamate dolcemente e aggiungete i tocchetti di mozzarella e condite con la citronnette rimasta. Distribuite sopra un ciuffo di prezzemolo.


Sformato di Finocchi e Scamorza fresca
Per 4 persone


Ingredienti:

4 finocchi,1 cipolla, 2 foglie di alloro. una scamorza fresca, 2 dl di brodo vegetale, peperoncino rosso in polvere, olio evo, sale, pepe. 600 gr di pane integrale a cassetta.

Lavare e pulire dalle impurità i finocchi. Togliere eventuali barbine verdi, lavarle e tenerle da parte. Ridurli a fettine. Tagliare a fettine la cipolla. In un tegame con 4 cucchiai d’olio fare stufare la cipolla con i finocchi e la foglia di alloro. Verso fine cottura, eliminare le foglie di alloro e regolare di sale, pepe e peperoncino.
Tagliare a fette il pane integrale, dividendo le fette a metà e farle grigliare leggermente in forno. Tagliare la scamorza a fettine.
Ungere una teglia rettangolare di olio e appoggiare sul fondo uno strato di pane. oliare leggermente la superficie e fare uno strato di scamorza e sopra uno di finocchi. Ripetere l’operazione sino a terminare tutti gli ingredienti. Versarvi sopra i due dl di brodo vegetale e infornare a forno preriscaldato a 200° per 20 minuti. Al momento di servire mettere in superficie le barbine verdi dei finocchi come guarnizione. Squisita preparazione.


Macedonia di Frutta secca
Per 4 persone

Ingredienti:

125 gr di albicocche secche, 200 gr di uvetta sultanina, 150 gr di fichi secchi, 1 cucchiaio di acqua di rose, tè nero, sciroppo di zucchero. Per guarnire: pinoli tostati, pistacchi non salati, gherigli di noce, mandorle e nocciole.

Preparare due litri circa di tè nero e mettere separatamente in ammollo, finché è caldo, le albicocche, l’uva sultanina e i fichi, finché diventeranno morbidi.
Scolarli quindi dall’infuso e sistemarli in un piatto di portata, bagnandoli con lo sciroppo di zucchero (metà acqua e metà zucchero), aromatizzato all’acqua di rose. Sistemare in frigorifero a raffreddare. Prima di servire aggiungere i pinoli e i gherigli di noce, mandorle e nocciole e sistematela in ciotole di portata.

martedì 24 settembre 2019

Lo Sapevate che: Cultura: IL LETTO DI ULISSE NELLA CIVILTÀ OCCIDENTALE

Erano seduti l’uno al cospetto dell’altro e le fiamme del camino, con il loro bagliore luccicante, diffondevano una calda luce per tutta la sala.

Era appena terminata la strage dei proci, tutti trucidati da Ulisse; la prova che fosse tornato ad Itaca l’aveva già data: con la forza e vigoria che Atena gli aveva donato, seppe tendere magnificamente l’arco e la freccia scoccata attraversò gli anelli di dodici scuri.
Con Telemaco e l’aiuto dei suoi mandriani fedeli, Eumeo e Filezio, incominciò la mattanza ed i proci che avevano infestato la sua casa, occupandola senza titolo ogni sera con ricche libagioni allestite  con  vino buono e  carni  saporite, furono ammazzati tutti.
Nella sala centrale della reggia erano seduti l’uno di fronte all’ altro: non si guardavano, abbassavano lo sguardo.
Ulisse era soddisfatto per aver liberato la sua casa da usurpatori: si sentiva nuovamente Re,orgoglioso della sua forza ed il suo indomito coraggio.
Penelope, invece, che si era ritirata nelle sue stanze e non aveva visto l’eccidio, era adirata, perché il sogno che aveva fatto la sera prima si era tutto avverato.
Aveva sognato che le sue oche, che stavano pizzicando grano, fossero aggredite da un’aquila dal becco adunco che, rapace, le aveva sgozzate tutte, allo stesso modo di Ulisse che aveva accoppato i Proci.
Ora erano l’uno di fronte all’altro e non parlavano; così descrive la scena Omero:
“Discese dalle stanze di sopra: nel cuore era incerta, se interrogare da lontano il marito
O accostatasi, prendere e baciargli il capo e le mani.
Entrò e varcò la soglia di pietra,
poi sedette di fronte ad Odisseo, nel raggio del fuoco all’altra parete: egli, guardando in basso, sedeva
appoggiato ad un’alta colonna, aspettando se gli avrebbe parlato la nobile sposa, dopo averlo veduto con gli occhi.
Lei sedeva a lungo in silenzio, lo stupore invadeva il suo cuore:
ora, cogli occhi, lo ravvisava nel viso, ora, per le sue misere vesti, non lo riconosceva.”
(L’Odissea- Omero libro XXIII versi 85-95 traduzione di Aurelio Privitera).
Telemaco, figlio di Ulisse, rimprovera sdegnosamente la mamma; dice che ha un cuore duro, come una pietra, perché non abbraccia il suo nobile e valoroso sposo che, dopo vent’anni di guerra, orribile, rovinosa ed un periglioso viaggio per mare contro il Dio Poseidone, è tornato nella sua Itaca e la sua sposa superba, altera e cattiva nel cuore non l’ha voluto riconoscere.
“Nessuna altra donna starebbe così, con cuore ostinato, lontana dal proprio marito, che sofferti molto dolori tornasse nella terra dei padri, ma il tuo cuore è sempre più duro di un sasso”(versi 100-105).
Luigi Malerba, finissimo scrittore nel suo bellissimo libro “Itaca per sempre” così immagina la reazione stupefatta di Ulisse: anima mia le ho detto, per venti anni ho sognato questo giorno.
A te pensavo sotto le mura di Troia quando il buio scendeva sull’esercito acheo e di te ho sempre parlato con i miei compagni di guerra e un ricordo amoroso ti rivolgevo ogni volta che partivo per una impresa rischiosa.
A te correva il mio pensiero, quando la tempesta faceva ondeggiare la mia nave sui flutti ostili. O quando il feroce Polifemo ci ha imprigionati nella sua spelonca e mi ha privato dei miei compagni migliori.
E adesso che ho sgombrato la casa da tutti i pretendenti, tu mi guardi come un estraneo. Ho ascoltato per anni la tua voce dentro una lucida conchiglia che un’onda violenta mi ha strappato dalle mani durante un naufragio, ma ora insieme alla conchiglia ho perduto anche la mia sposa?
Ma Penelope nonostante che Euriclea gli abbia detto che quel mendicante fosse Ulisse,perché nel lavarlo aveva scoperto e rivisto la cicatrice della ferita che il cinghiale gli aveva inferto nella caccia da  giovane condotta sul monte Parnaso, vuole un segno comune solo a Lei ed al Suo amato sposo.
“Figlio mio, nel petto il mio animo è attonito
e non posso parlare né fare domanda
o guardare diritto il suo volto.
Se veramente è Odisseo e a casa è tornato, certo noi due
abbiamo dei segni, che noi soli sappiamo, nascosti agli estranei”(versi 105-110).
Pietro Boitani, finissimo studioso del mito di Ulisse, sostiene che nell’incontro tra Odisseo e Penelope si concreta il più suggestivo riconoscimento della letteratura di tutti i tempi.
Il riconoscimento, l’agnizione dei latini, l’anagnorisis dei greci è un elemento centrale della narrazione complessa, della tragedia, perché mette in scena l’affiorare della conoscenza, non in un processo teorico astratto, ma nella carne stessa, nei sentimenti, nell’intelligenza degli esseri umani.
Come è scritto nell’Elena di Euripide riconoscere è un Dio.
Quando si incontrano è per mezzo dei segni che si riconoscono Ulisse e Penelope: qui si concreta il riconoscimento del Dio Amore.
Il segno lo pretende Penelope perché è intimo, segreto, non conosciuto da nessuno, è un fatto che riguarda solo lei ed il suo sposo (Piero Boitani, Riconoscere è un Dio-Scene e temi del riconoscimento nella letteratura Einaudi).
Ma prima del riconoscimento Ulisse deve ritornare bello e forte, come aveva lasciato Itaca venti anni prima: si compie il ringiovanimento per mezzo dell’astuta Atena.
 COSÌ NARRA OMERO:
“la dispensiera Eurinome intanto lavo’ il magnanimo Odisseo, nella sua casa e l’unse con l’olio, gli gettò un bel manto ed una tunica indosso, mentre Atena gli sparse dal capo molta bellezza: d’aspetto più grande e robusto e dal capo gli fece scendere riccioli a fiori di giacinto. Come quando intorno all’argento versa dell’oro un artefice, che Efesto e Pallade Atena istruirono  sui segreti dell’arte e crea opere piene di grazia, così gli infuse la grazia sul capo e sugli omeri.Egli uscì dalla vasca simile agli immortali nel corpo; di nuovo sedette sul trono da cui si era alzato”(versi 155-165).
Era bellissimo, ma Penelope non si fidava.
 Canta Omero:
“Orsù, Euriclea stendigli il solito letto fuori del talamo, ben costruito che fece lui stesso; portate fuori il solido letto e gettatevi sopra il giaciglio pelli e coltri e coperte lucenti.
Disse così per provare il marito ed Odisseo sdegnato disse alla moglie solerte:”donna è assai doloroso quello che hai detto .Chi mise altrove il mio letto? …Nessun uomo vivo o mortale, neppure giovane e forte lo smuoverebbe con facilità, perché vi è un gran segreto nel letto lavorato con arte; lo costruii io stesso non altri”(175-180).
Infatti Ulisse ha costruito la casa attorno alla quercia di ulivo, nel cui incavo ha ricavato il letto ed il talamo nuziale. Non può pertanto essere trasportabile, il letto è irremovibile, immobile.
 Pietro Citati ne “La mente colorata”, scritto bellissimo e voluttuoso dedicato all’Odissea, ci ricorda che  quando Penelope parla dei segni, Ulisse sorride: il suo unico sorriso nell’ Odissea.
Si direbbe che comprenda perfettamente il linguaggio della moglie e lo approvi: immaginiamo che, fra poco, ci parlerà di uno di questi segni.
Il marito e la moglie sono soli: la prova definitiva, dalla quale uscirà il riconoscimento o la perdita, deve avvenire senza il figlio.
Penelope continua a tacere: non riconosce (non vuole riconoscere) il marito, sebbene sia ritornato come nella giovinezza.
Per la prima volta, Ulisse si rivolge direttamente alla moglie: ormai nessun rapporto obliquo è possibile. Le dice: donna incomprensibile: non capisce perché, ora, non lo riconosca. Non capisce che Penelope desidera il segno. Così accusa il suo cuore di ferro: con una specie di complicità e di ammirazione, perché sa di avere anche lui un cuore ostinato e di ferro; e ordina a Euriclea di preparargli il letto, dove dormirà solo.
Con una perfetta corrispondenza, Penelope rivolge ad Ulisse la stessa parola che lui le aveva rivolto, uomo incomprensibile. Non capisce come Ulisse non abbia capito ciò che desiderava da lui: un segno segreto.
Nel mendico trasformato dalla grazia divina, ritrova il marito, che aveva lasciato Itaca vent’anni prima con le navi dai lunghi remi e per la prima volta gli dà del tu.
Ma la prova degli occhi non le basta: gli occhi possono ingannare, lo straniero può essere un dio. Vuole un segno: il suo segno. E, siccome Ulisse non porta prove, decide di procurarsele con l’astuzia. Si rivolge a Euriclea, che assiste in silenzio alla scena e le dice  di portare all’aperto il letto coniugale, dove da vent’anni non dorme.
Quando Penelope rivolge ad Euriclea queste parole pacate, Ulisse è sconvolto. Quel letto compatto, solidamente fissato nel suolo, con le radici profondamente immerse nella terra, immobile, irremovibile, sottratto a qualsiasi mutamento e cambiamento, è il centro della sua vita .Il letto racchiude tutti gli aspetti dell’esistenza di Ulisse: il rapporto religioso con Atena, perché egli l’ha lavorato nell’ulivo: l’identità, l’ostinata irremovibilità del carattere: ricorda il matrimonio con Penelope, la fecondità della moglie, la casa cresciutagli attorno, il suo potere di re; fonda natura e cultura, le radici ancora vive e l’opera delle sue mani artigiane. Il letto è il grande segno segreto, che soltanto lui, Penelope e un’ancella conoscono. Forse è sfuggito persino agli dèi mascherati, che spiano le sue vicende.
Appena Ulisse rivela il grande segno, le ginocchia e il cuore di Penelope si sciolgono, come accade nell’amore, nel sonno e nella morte. Il letto costruito nell’ulivo è il segno sicuro, del quale può fidarsi. Piange, getta le braccia al collo di Ulisse, lo bacia e gli dice:
“Odisseo, non essere irato con me… … :ci diedero pene gli dèi, che a noi negarono di vivere insieme e insieme goderci la giovinezza e toccare la soglia della vecchiaia. Non essere, ora, adirato, non essere offeso se non t’ho detto, appena ti vidi, il mio affetto”(versi 210-215).
Mentre i due si abbracciano si inserisce Omero con una delle più belle similitudini e metafore della letteratura di tutti i tempi:
”come appare gradita la terra a coloro che nuotano e di cui Posidone spezzò la solida nave, sul mare, stretta dal vento e dal duro maroso: e pochi sfuggirono all’acqua canuta nuotando alla riva, e la salsedine s’è incrostata copiosa sul corpo, e toccano terra con gioia, scampati al pericolo, così le era caro lo sposo, guardandolo”(versi 235-240).
Non gli staccava più le candide braccia dal collo. Il paragone concentra la vicenda di Ulisse: l’ Odissea è la storia di un sempre ripetuto naufragio, che solo ora si conclude a Itaca, accanto al letto d’ulivo.
Atena trattiene l’aurora e prolunga la notte. Così l’incontro finale tra i due naufraghi avviene fuori dal tempo, che finora ha soggiogato il corso dell’ Odissea . Alla luce delle fiaccole, Eurinome e Euriclea preparano il letto d’ulivo: Euriclea va a dormire; Eurinome guida Ulisse e Penelope fino alla stanza. I due fanno l’amore. Poi hanno un’altra gioia: il racconto.
Fuori dal tempo, entrambi guardano indietro nel tempo; e quanto era stato sofferenza e dolore diventa, per entrambi, la gioia della narrazione. Poi si addormentano. Atena, che aveva fermato il tempo, lo fa scorrere di nuovo e riporta la luce.
Il letto di Ulisse rappresenta nella civiltà occidentale il talamo dell’unione matrimoniale, la fedeltà come segno ineludibile dell’amore tra gli sposi, l’unico vero e grande amore che non conosce surrettizie sostituzioni. Si riunisce in quel letto ed in quell’amore il dolore, la morte, la felicità, la disgrazia, il presente, il passato ed il futuro, la fine e l’inizio della nostra vita sulla terra, la memoria, il dubbio, la certezza, la pena ed il segno della famiglia, tramandato ed accolto anche dalla religione cristiana.
Ulisse ha rifiutato l’immortalitá, congiunta alla giovinezza che gli ha offerto Calipso, per tornare ad Itaca e soffrire la vecchiaia con Penelope. Questa scelta lo fa amare da tutta l’umanità, perché sfida il tempo con la sua terribile e devastante consunzione, quel tempo che porta disgrazia e morte, ma anche quel tempo che fa godere la vita, viverla intensamente, in un frammento di felicità, quando la donano, sia pure per poco gli dei che offrono solo lutti e morte.
Scrive Recalcati che la fedeltà rifiuta il sacrificio di sé, non è il nascondimento di una pulsione fedifraga non è la manifestazione di una mortificazione repressiva della vita, ma riguarda l’esposizione all’amore come atto nel quale si gioca tutto l’essere. Nessuna possibilità di riserva:l’amore come esposizione assoluta al desiderio dell’Altro mette in rilievo l’insostituibilità dell’esistenza particolare dell’amato. Non ci stanchiamo mai di vedere il volto dell’amato, anche quando si consuma per la legge del tempo, anche quando presenta irrimediabili rughe, la finitezza irriducibile dell’essere, anche quando soffre, le pene sue e quelle tue o dei tuoi figli.Li è l’amore non altrove( Massimo Recaltati Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa- Raffaello Cortina Editore).
Nel letto nunziale la nostra dignità appare nuda, incondizionata, permanente, insostituibile: attende l’altra, per diventare una cosa sola, sino alla fine del tempo.

Speciale: Secondi piatti “al baffo”!


Deliziose Crepes salate con Zucchine e formaggio Taleggio
Per 4 persone

Ingredienti:

2 uova, 3 cucchiai di farina di grano saraceno, 1 cucchiaio di farina normale, 2 dl di birra, 400 gr di zucchine, 400 gr di funghi freschi o congelati, 1 spicchio d’aglio, un pizzico di timo secco, 1 etto di taleggio, burro, olio, sale.

Spuntate le zucchine, lavatele, affettatele e tagliatele a rondelle sottili.
Pulite con un panno bianco i funghi da residuo di terra e impurità, affettateli.
In una padella con 4 cucchiai d’olio e uno spicchio d’aglio schiacciato, unite i funghi e cuoceteli a fuoco alto per 4 minuti, mescolando con un cucchiaio di legno, unite le zucchine, una presa di sale e cuocete a fuoco medio per 10 minuti. Prima di spegnere la preparazione aggiungete un pizzico di timo secco, mescolate e spegnete.
Riunite in una ciotola 2 uova, 3 cucchiai di farina di grano saraceno e un cucchiaio di farina normale. Mescolate e unite a filo la birra, sbattendo con una frusta, finché otterrete una pastella fluida, aggiungete una presa di sale e fate riposare per 30 minuti al fresco.
Fate sciogliere una nocciola di burro in un padellino del diametro di 20 cm circa, versate un mestolino di pastella, rigirate la padella per distribuire in modo uniforme la pastella sul fondo e cuocete la crepe per mezzo minuto a fuoco medio, poi rigiratela e cuocetela per ancora mezzo minuto, mettete al centro una fettina di taleggio tagliata a pezzettini, un cucchiaio di zucchine e uno di funghi trifolati, ripiegate leggermente i bordi della crepe sul ripieno e tenetela al caldo.
Preparate le altre crepe allo stesso modo, fino a esaurimento degli ingredienti. Servitele calde. Deliziose!


Grive della Langa Piemontese, ricetta Piemontese
Per 4 persone

200 gr di polpa di vitello, 200 gr di fegato di maiale, 70 gr di burro, 3 uova, 3 cucchiai di pane grattugiato, una manciata abbondante di parmigiano grattugiato, 10 bacche di ginepro, una reticella di maiale, noce moscata, olio, sale e pepe.

Tritate finemente sul tagliere il fegato di maiale e la polpa di vitello, versateli in una terrina, nella quale aggiungerete anche le uova intere, sale e pepe in giusta misura, il pane e il parmigiano grattugiati, mezza noce moscata polverizzata e le bacche di ginepro pestate nel mortaio. Amalgamate il tutto e formate una specie di salsicciotto che avvolgerete nella reticella di maiale.
Mettete in un tegame il burro con 4 cucchiai di olio e quando saranno caldi adagiatevi il salsicciotto. Coperchiate e fate cuocere per un’ora circa a fiamma bassa.
A cottura ultimata affettate il salsicciotto e servitelo caldissimo con crostini di pane fritti nel burro.
Se fatto in piccole reticelle singole, può accompagnare i pezzi di fritto misto. Servire caldissimo.


Torta di Pollo alla Senape
Per 4 persone

Un rotolo di pasta sfoglia fresca, 2 cipolle bianche, 450 gr di petto di pollo, 2 uova, 2 dl di panna, un cucchiaio di senape rustica, maggiorana, cognac, olio, sale.

Tagliate il pollo a dadini, sbucciate le cipolle.
In una padella con 4 cucchiai d’olio, fate soffriggere le cipolle a fettine sottilissime per 5 minuti. Unite i dadini di pollo, rosolate da tutti i lati. Bagnatelo con ½ bicchiere di cognac e lasciate evaporare. Aggiustate di sale e chiudete.
In una ciotola sbattete le uova con un pizzico di sale, la senape, la panna e un pizzico di maggiorana.
Srotolate la sfoglia e rivestite una pirofila rotonda di circa 25 cm imburrata e infarinata. Bucherellate con i rebbi di una forchetta il fondo della pasta.
Riempitela con il pollo e versateci sopra la pastella preparata.
Cuocete in forno preriscaldato a 200° per 25 minuti. Decorate con un pizzico di maggiorana e servite.

lunedì 23 settembre 2019

Lo Sapevate Che: Cultura: Le città d’Italia dove si legge di più, secondo Amazon


Dove si legge di più in Italia? Amazon.it ha stilato una classifica delle città italiane dove si comprano più libri. Si tratta del settimo elenco elaborato dal celebre (e ormai indispensabile) sito di e-commerce che ha individuato le 10 città del nostro stivale dove si legge di più.

 Un libro per amico è la scelta di molti: che sia per le vacanze o come dolce compagnia negli spostamenti del quotidiano (in particolare per i pendolari che per studio e/o lavoro viaggiano con i trasporti pubblici), i libri non possono mai mancare sotto il braccio. Formato cartaceo o digitale non fa poi (così tanta) differenza ma, secondo una stima di Amazon, c’è una città che si distingue dalle altre dove vengono letti più libri all’anno.

Città italiane dove si legge di più | Milano al primo posto

Milano si conferma essere la città regina della lettura: libri cartacei e digitali vengono acquistati e divorati in maggiore quantità, conferendo al capoluogo lombardo il primato nella classifica stilata da Amazon.it.
Al secondo posto spunta Padova, che fa retrocedere (rispetto allo scorso anno) Torino al sesto posto. Al terzo invece si guadagna un posto Pisa, che entra per la prima volta nella top ten delle città dove si legge di più. Al quarto posto poi troviamo Bologna, al quinto Roma., P
Dopo Torino, vediamo Verona al settimo posto, seguita all’ottavo da Firenze, al nono da Bergamo e al decimo da Vicenza.
Milano e Padova, in realtà, sono le città dove vengono maggiormente acquistati i libri in formato digitale, seguite da Cagliari e Trieste.
  
Città italiane dove si legge di più | Ma cosa?

Appurato che Milano è la città dove si legge di più, cerchiamo di capire cos’è che leggono principalmente gli italiani. Non è indicato da Amazon un unico genere letterario, ma diversi, spaziando dalla non-fiction alla cucina, fantascienza, fantasy, economia e finanza, benessere, viaggi, saggi.
Chi legge più romanzi rosa in Italia? Milano perde terreno, Bolzano invece lo guadagna accaparrandosi il primo posto nella lettura romantica.
Bologna invece è amante della buona tavola e si classifica seconda per i libri di cucina, Firenze invece imita Bologna ma per la sezione “viaggi”. A Pisa e Trieste prevalgono non-fiction, fantascienza e fantasy.