Etichette

martedì 26 giugno 2018

Lo Sapevate che: Quarant'anni dopo, alla stazione di Torino...


Il Treno Ad Alta Velocità Av 9734 che mi trasporta da Venezia Mestre approda alla stazione di Torino Porta Nuova alle 16,55. Viaggia con 40 anni di ritardo. Mi rendo conto che sono trascorsi appunto 40 anni dall’ultima volta in cui avevo raggiunto in treno Torino, la città dove lavoravo per la Stampa, e insieme tutto e niente è cambiato. I treni sono gli Etr capaci d 300 all’ora, i tabelloni sono elettronici, lo shopping e l frettoloso consumismo alimentare aspettano i viaggiatori, tra i quali, fra i soliti volti un po' stanchi di donne che trascinano bambini e uomini che spingono valigioni su rotelle, appaiono i nostri nuovi compagni di viaggio, visi di africani e di slavi he 40 anni or sono non c’erano. Ma se i connotati materiali di quella stazione sono cambiati, dai neon ai negozi di intimo, tri treni rossi ai volti neri, non è quello il brivido del tempo che mi scuote avviandomi verso la fila dei taxi. E’ l’aria che mi accolse nel mio ultimo arrivo a Porta Nuova quella mattina di novembre del 1977 e l’aria che mi accoglie adesso, primavera del 2018.Carlo Casalegno, mitissimo e inoffensivo vice direttore della Stampa, giaceva in ospedale, attendendo di morire per le ferite ricevute dai terroristi rossi. Il direttore, Arrigo Levi, viveva sotto assedio nel suo appartamento, barricato con la moglie. L’atmosfera odorava di piombo, di cordite e di paura, tra pattuglie di carabinieri e agenti di pubblica sicurezza armati di Mab, il corto mitragliatore Beretta d’ordinanza. Nei gabbioni costruiti dalla Stato, terroristi aspettavano processi fiume, circondati da cordoni militari. Uscire dalla stazione significava entrare in un mondo dove dirigenti, politici, avvocati, giornalisti, sindacalisti, magistrati, agenti, tutti potevamo, ogni mattina, incontrare la pallottola di una pistola Nagant, quella che aveva colpito Casalegno. La stazione centrale di Torino, come la sorella a Milano, come quella di Bologna, come ogni altra in Italia, trasudava paura. Respirava fuliggine di angoscia, limatura di terrore. Oggi quella stazione non esiste più Altre paue hanno preso il posto di quelle, perché ogni tempo conosce le proprie paure, ma la Torino plumbea, la Milano cattiva, la Trieste smarrita e sospesa nel limbo della propria storia, la Bologna straziata, le città e quelle stazioni ferroviarie che fin da bambino adoro (mio nonno era ferroviere) e che percorro viaggiando per l’Italia ad accompagnare il mio bambino di carta, il mio ultimo libro Il lato fresco del cuscino, non ci sono più. Hanno preso colore, come un malato convalescente, a volte anche troppo, rischiando l’apoplessia da neon, led, grassi fritti e insegne. Sono divenute centri commerciali, come gli aeroporti, nei quali occasionalmente arriva e parte un treno o un aereo. L’aria sa di fritto e di Kebab, di asfissianti essenze sprigionate dalle profumerie, risuona di grida che intrecciano all’inglese l’arabo, il rumeno, lo spagnolo, il mandarino, il francese e corrono i ragazzi in partenza per qualsiasi città anche europea dove i loro zainetti e pochi euro li possano portare, per vacanza o lavoro, senza preoccuparsi di passaporti o di cambio valuta. A Milano divido l’albergo con plotoni di cinesi, che tornano da spedizioni nei negozi dell’Inter, che è sempre più il loro club calcistico. Nel crogiolo di rabbia e di rancori, di pessimismo e di ansia che stanno sciogliendo la nostra Italia, le stazioni ferroviarie sono isole illuminate che rivelano e nascondono, che ostentano prosperità e occultano povertà, fianco a fianco, come gli Etr rossi e gli scalcagnati treni locali graffittati. Ma nella Porta Nuova di Torino, dove 40anni or sono sbarcai seguendo i sentieri della morte, oggi c’è la vita. Con tutti i suoi meravigliosi problemi.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 16 giugno 2018 -

lunedì 25 giugno 2018

Lo Sapevate Che: L'Economia ha un'anima nichilista...


Tutto mi porta a pensare che più passa il tempo passa più la gente si chiude a riccio egoisticamente, e ognuno rema e pensa al proprio piccolo mondo fatto di abitudini troppo spesso legate a una spropositata attitudine al consumismo sfrenato. Una volta che l’insicurezza economica viene a intaccare quella sfrenatezza di bisogni inutili sopraggiunge la depressione psicologica e la paura di non avere più lo stesso passo nelle spese ci spinge a ripararci nei nostri gusci, evitando di affrontare veramente le reali necessità dell’uomo.   Dario Olivastrini  dario.olivastrini@alice.it

C’E’ Una Via a Milano che al sabato è infrequentabile per il gran numero delle persone che la affollano, spinte dalla pulsione incontenibile di acquistare qualsiasi cosa come rimedio momentaneo alla depressione. Nonostante l’apparente vivacità della folla che la percorre e lo scintillio della sequenza ininterrotta dei negozi che espongono la loro merce, io chiamerei quella strada la “via dei depressi”. Ma forse il mercato, che ci visualizza solo come produttori e come consumatori, quindi come funzionari delle merci, ha bisogno della nostra depressione per poter funzionare, crescere, aumentare il fatturato. Fin dove? Il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo ci informa che noi occidentali che siamo il 17 per cento della popolazione mondiale, per mantenere l’attuale tenore di vita abbiamo bisogno dell’80 per cento delle risorse della terra. È evidente che una simile sproporzione non può durare a lungo, e ciò nonostante da ogni parte ci dicono che dobbiamo crescere e per crescere dobbiamo aumentare i consumi. Non so più da chi, ma di recente ho sentito o letto che solo un pazzo o un economista può sostenere una simile ipotesi, per cui convengo con il poeta e romanziere Charles Bukowski là dove scrive: “Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo. Bene. Ora divora se stesso”. Tra le contraddizioni con cui il capitalismo, divenuto ormai la forma mondiale dello scambio, divora se stesso c’è La circolarità produzione-consumo, per cui se non si consuma non si produce, e se non si produce si perdono posti di lavoro e i relativi stipendi, con conseguente riduzione del numero delle persone che possono acquistare e ulteriore depressione dell’economia. Siamo quindi costretti a un consumo forzato, anzi, dopo le cose che abbiamo detto, consumare diventa quasi un dovere etico. Il consumo non è la fine del prodotto, ma piuttosto il suo fine. La data di scadenza non l’hanno solo i prodotti alimentare, ma tutti i prodotti dai frigoriferi alle lavatrici, dal computer ai cellulari, che nei loro ingranaggi hanno un sistema di autodistruzione, in modo che concludano il più rapidamente possibile la loro esistenza. Infatti il ciclo produzione-consumo non può attendere la fine naturale di un prodotto che per vetustà diventa inutilizzabile, ma il prodotto deve essere pensato fin dall’inizio in vista della sua più rapida inutilizzabilità. Quando il tecnico che chiamiamo per riparare il nostro frigorifero ci dice che il pezzo di ricambio costa quasi come acquistare un frigorifero nuovo, sta enunciando la grande legge del consumismo che consiste nel portare le cose nel modo più rapido possibile al niente. E questo è nichilismo puro, anche se nessuno lo vuole ammettere. Il consumismo e il nichilismo a esso sotteso hanno due potenti alleati. Il primo è la moda ideata per far invecchiare nel modo più rapido possibile tutte le cose, non nel senso che le rende inutilizzabili, semplicemente le rende “socialmente inadatte”, per cui se anche il nostro telefonino funziona perfettamente, dopo che ne sono usciti di migliori che fanno mille cose di più, non è più idoneo al nostro prestigio. Facendosi gioco del tempo la moda afferma il diritto assoluto del presente, dell’eterno presente, per cui quello che era di moda l’anno prima, l’anno dopo non lo è più. Principio della distruzione, nichilismo garantito, ottimo per il mercato. Il secondo alleato del consumismo è la pubblicità che non produce beni, di cui siamo già saturi ma produce bisogni. E quando gli operatori di mercato attestano che il bisogno è abbastanza diffuso e sentito, allora la pubblicità offre il bene che dura finché non saranno prodotti altri bisogni. A questo proposito, il più grande pubblicitario del secolo scorso, Frédéric Beigbeder, un giorno prese a riflettere sulla sua professione e scrisse: “Sono un pubblicitario: ebbene sì, inquino l’universo. Io sono quello che vi vende tutta quella merda. Quello che vi fa sognare cose che non avrete mai. Io vi drogo di novità, e il vantaggio della novità è che non resta mai nuova. C’è sempre una novità più nuova che fa invecchiare la precedente. Farvi sbavare è la mia missione. Nel mio mestiere nessuno desidera la vostra felicità, perché chi è felice non consuma”.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 16 giugno2018 -

domenica 24 giugno 2018

Specialità culinarie del Piemonte!...


Bagna Caoda, ricetta Piemontese
Per 4 persone

80 gr di burro, 3 dl di olio evo, 12 acciughe salate, 5 spicchi di aglio, 1 pomodorino intero, verdure tipo: cardi, gobbi, peperoni, topinambur, sedano, belghe, foglie di verza, rape, finocchi, carciofi.

Schiacciate bene nel mortaio di legno 3 spicchi di aglio, affettate finemente i rimanenti, aggiungete le acciughe lavate, spinate e ben asciugate in un telo. Unite il pomodorino intero inciso con un coltellino. Quindi mettete il tutto a fuoco lento con l’olio per 15 minuti. Poi aggiungete il burro, quando questo si sarà sciolto, portate il recipiente in tavola su uno scaldino che mantenga sempre la bagna calda. Nel frattempo avrete preparato le verdure ben mondate e lavate, che ogni commensale intingerà nella bagna.
Tutto accompagnato da un buon bicchiere di Barbera d’Asti.
(Esistono diverse varianti: chi mette l’aglio a cuocere nel latte, chi riduce tutta la salsa in poltiglia: ma vi assicuro che la migliore delle ricette è la prima che ho esposto)

Insalata Russa Piemontese  
Per 6 persone

250 gr di zucchine, 250 gr di cipolline d’Ivrea, 250 gr di carote, 500 gr di patate, ½ peperone giallo e ½ rosso, 1 confezione di pisellini al naturale, 1 piccola confezione di carciofini sott’olio, 1 vasetto di funghi sott’olio, 1 vasetto di cetriolini, 150 gr di olive verdi snocciolate, 1 scatoletta di tonno sott’olio, qualche rametto di prezzemolo, 30 gr di capperi sott’aceto, aceto bianco, olio, sale, pepe bianco.
Per la maionese: 3 tuorli d’uovo, succo di ½ limone, olio, sale, pepe bianco.

Fare la maionese: mettere i tuorli in una terrina, aggiungere un pizzico di sale, pepe bianco grattato, qualche goccia di succo di limone e lavorare gli ingredienti con una forchetta (o frusta). Versare l’olio goccia a goccia, mescolando continuamente e quando la salsa comincia ad addensarsi, versare a filo l’olio altro olio sino ad ottenere ½ kg di maionese, alternando con qualche goccia di limone. Quando l’olio usato sarà completamente assorbito, unire tutto il restante limone. Regolare di sale. Coprire la terrina e tenerla al fresco.
Pulire e lavare tutta la verdura. Tenere una carota intera e ridurre il resto a piccoli dadini tenendo divise le varie verdure. Portare a ebollizione in una casseruola 1 lt di acqua, 250 gr di aceto bianco e un pizzico di sale. Buttare nell’acqua la carota intera, i dadini di carote e le patate, fare bollire a fuoco dolce per 10 minuti, aggiungere i dadini di zucchine, le cipolline, e i peperoni, fare bollire ancora per 10 minuti. Scolare tutte le verdure e distenderle su di un piano di lavoro coperto da un panno a freddare. Nel mentre scolare i piselli, i carciofini, i funghi, i cetriolini, le olive e il tonno. Tenere da parte 50 gr di olive e 2 cetriolini. Ridurre a fettine i carciofini e i funghi, a fettine i cetriolini e le 100 gr di olive, sbriciolare il tonno. Mettere il tutte le verdure in una terrina, unendo anche i piselli, il tonno, i carciofini, funghi e cetrioli e le olive. Unire 350 gr della maionese e amalgamare il tutto delicatamente regolando di sale e pepe. Sistemarla su di un piatto da portata ovale. Ricoprire superficie e lati distendendovi la maionese rimasta. Guarnire la superficie creando dei disegni vari di fiori, virgole e punti utilizzando la carota, i capperi, i cetriolini, le olive, le foglie di prezzemolo. Tenere in frigorifero sino al momento di servire, coprendo il piatto con pellicola.

Vitello Tonnato
Per 6 persone

Un girello di vitello di gr 800, tonno sott’olio o al naturale, gr 160, 2 uova, 5 filetti di acciuga sott’olio, 1 cucchiaio di capperi, cetriolini per decorare, 1 carota, 1 cipolla, 2 coste di sedano, 2 foglie di alloro, 2 limoni, 2 bicchieri di vino bianco, olio, sale e pepe.

Legate la carne con refe da cucina, in modo che mantenga la sua forma. In un tegame mettete la carota, la cipolla, il sedano, puliti e tagliati a pezzi, unite la carne, un filetto di acciuga, le foglie di alloro, il vino bianco, e tanta acqua fredda che basti a coprire la carne. Unire anche il succo di ½ limone. Salate e fate cuocere a fuoco basso per circa un’ora, togliete dal fuoco e fate raffreddare la carne nel tegame.
Mettete 2 tuorli in una terrina e incorporate poco alla volta, sempre mescolando, 2 dl di olio e il succo di 1 limone. Dovrà risultare una maionese abbastanza solida. Passate al mixer il tonno, 4 filetti di acciuga e qualche cappero. Incorporatelo alla maionese, mescolate bene e se necessario aggiustate di sale.
Affettate finemente il vitello, disponete le fette su un piatto da portata, copritele con la salsa preparata. Decorate il piatto distribuendo sulla superficie fettine di limone, capperi e cetriolini affettati. Tenete la preparazione in frigorifero coperto, sino al momento di servire.

Agnolotti del Plin, Ricetta Piemontese
Per 6 persone

Per la pasta: 500 gr di farina, 4 uova, 1 tuorlo d’uovo, 1 cucchiaio d’acqua calda, olio, sale.

Per il ripieno: 100 gr di polpa di vitello o manzo, 100 gr di polpa di coniglio, 100 gr di lonza di maiale, 50 gr di riso, 100 gr di spinaci, 25 gr di burro, 2 cucchiai d’olio, ½ cipolla, ½ gambo di sedano, ½ carota, ½ porro, 1 scalogno, rosmarino, salvia, timo, alloro, 3 dl di brodo, 1/2 bicchiere di vino bianco secco, 1 uovo, 50 gr di parmigiano grattugiato, latte, noce moscata, sale e pepe.
Per il condimento: 100 gr di burro, rosmarino, salvia, timo, prezzemolo, basilico, 1 spicchio d’aglio, 1 scalogno.
Preparare il condimento: lavare le erbe aromatiche, lo scalogno e l’aglio, puliti e tagliati a metà. Racchiudere il tutto dentro una garza e cucirla. Mettere la garza in una scodella, irrorarla con il burro, precedentemente fuso e lasciarlo in infusione per alcune ore.
Preparare la pasta: setacciare la farina, disporla a fontana, mettervi al centro le uova, il tuorlo, l’acqua, l’olio, un pizzico di sale e lavorare gli ingredienti fino ad ottenere un impasto liscio ed elastico, avvolgerlo in un foglio di pellicola trasparente e farlo riposare in frigorifero per un’ora.

Nel frattempo preparare il ripieno: pulire gli spinaci, lavarli, farli scottare in acqua salata in ebollizione, scolarli e strizzarli. Spuntare e raschiare la carota, privare il porro delle radici, delle foglie esterne e della parte verde più dura, sbucciare la cipolla e lo scalogno, privare il sedano dei filamenti, lavare gli ortaggi e tagliarli a pezzetti, tritare lo scalogno. In una casseruola far scaldare 2 cucchiai d’olio il burro, aggiungere il mazzetto nella garza scolato dal burro, la carne di vitello, di maiale e di coniglio divisa a pezzi, far rosolare finché risulteranno dorati da tutte le parti, unire gli ortaggi a pezzetti, lo scalogno tritato, farli rosolare brevemente, insaporire con sale e pepe, versare il vino bianco e lasciarlo evaporare. Unire il riso, farlo tostare per 2 minuti, aggiungere un poco di brodo bollente e continuare la cottura per 20 minuti circa aggiungendo di tanto in tanto un poco di brodo. Aggiungere gli spinaci, togliere dal fuoco e fare raffreddare. Eliminare la garza con i gusti, tritare finemente il composto, metterlo in una terrina, aggiungere l’uovo, il formaggio grattugiato, un pizzico di sale, di pepe, di noce moscata e mescolare bene tutti gli ingredienti, aggiungendo, se necessario, latte a sufficienza ad ottenere un impasto omogeneo. Stendere la pasta in una sfoglia sottile, disporre il ripieno a mucchietti nel senso della lunghezza, ripiegarvi sopra la pasta, pizzicottare con due dita e tagliare gli agnolottini con la rotella. Distribuirli sulla spianatoia infarinata e farli asciugare un poco. Far cuocere gli agnolotti in abbondante acqua salata in ebollizione, scolarli al dente e condirli con il burro alle erbe scaldato in un tegamino a parte.

Brasato al Barolo, ricetta Piemontese
Per 8 persone

Kg 1,500 noce di manzo (ideale sarebbe sanato piemontese), 50 gr di lardo, 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, 2 carote, 2 gambi di sedano, un rametto di rosmarino, 2 foglie di alloro, 3 chiodi di garofano, un pezzetto di cannella, ½ lt di barolo, ½ lt di brodo. Un bicchierino di Rum secco, olio, sale e pepe.

Mettete la carne in una casseruola che porrete al fuoco, aggiungete il lardo tritato insieme con l’aglio, la cipolla, le verdure tagliate a pezzetti e qualche cucchiaio di olio, unite dopo 5 minuti anche gli aromi, pepe e sale q.b. Fate rosolare per 20 minuti circa, facendo ben colorire il pezzo di carne da tutte le parti, quindi bagnate con il Barolo, lasciando la casseruola scoperta per evaporare il vino. Quando il vino sarà asciugato completamente, aggiungete il brodo e coprite lasciando cuocere a fuoco piuttosto basso per circa 2 ore. Togliete la carne e lasciate addensare la salsa ancora per qualche minuto. Passate quindi al setaccio il fondo di cottura e unite il Rum, affettate la carne e copritela con la salsa ottenuta.

Coniglio al “Civet”, ricetta Piemontese
Per 6 persone

1 coniglio di 2 kg completo di fegato, 1 cipolla, un gambo di sedano, una carota, uno spicchio d’aglio, rosmarino, alloro, salvia, 6 chiodi di garofano, un pezzo di cannella, 6 bacche di ginepro, 5 grani di pepe, 1 lt e ½ di vino corposo rosso, sale, olio.

Lavare il coniglio e ridurlo a pezzetti, mantenendo intero il fegato. Pulire tutte le verdure e gli aromi. Tagliare a metà la cipolla e fette grosse, il gambo di sedano e la carota a tocchetti, l’aglio a fette. In un grande contenitore mettere tutto il coniglio, aggiungere le verdure, i gusti, le droghe, il fegato e coprire con tutto il vino. Lasciare in infusione per una notte. Prelevare i pezzi di coniglio, le verdure e gli aromi con una paletta forata e metterli in un tegame con 4 cucchiai di olio. Fare rosolare il tutto per 10 minuti, rigirandoli ogni tanto. Aggiungere il vino di infusione. Fare cuocere per 2 ore, adagio, controllando che non manchi il vino, se no aggiungere un po’ di acqua calda. Verso fine cottura unire il fegato. Prelevare tutti i pezzi del coniglio e il fegato. Passare dal passaverdura il fondo di cottura con le verdure, i gusti ed il fegato. Rimettere nella casseruola i pezzi di coniglio con il passato. Servirlo caldo.

Bonèt Cuneese
Per 6 persone

7,5 dl di latte, 200 gr di zucchero, Rum, 6 uova, 90 gr di cacao amaro, 100 gr di amaretti.

Fare un caramello sul fuoco in uno stampo da plum-cake con 3 cucchiai di zucchero e 1 cucchiaio e mezzo di acqua, muovendo lo stampo in tutti i sensi perché si bagni oltre il fondo anche l’interno. Sbriciolare gli amaretti. In una ciotola sbattere le uova con lo zucchero residuo sino a farle diventare spumose. Aggiungervi il cacao mischiato agli amaretti sbriciolati. Fare intiepidire il latte, aggiungervi 2 cucchiai di Rum e unirlo al composto di uova, lavorando bene con un cucchiaio di legno per ottenere una crema liscia e omogenea. Versare il composto nello stampo col caramello. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° a bagnomaria per circa 40 minuti. Togliere dal forno. Lasciare raffreddare e capovolgere la preparazione sul piatto di portata al momento di servirlo.

Fricieuj ed Pom
Per 6 persone

6 mele renette, 250 gr di farina, 2 uova, ½ li di latte (circa), un pizzico di sale, 1 limone non trattato, 1 bustina di lievito in polvere per dolci. Olio evo per friggere.

Lavare il limone, grattugiarlo e tenere da parte la scorza. Spremere il succo di limone e metterlo in una terrina. Pelare e affettare non troppo sottilmente le mele. Metterle nella terrina rigirandole nel succo di limone, affinché non anneriscano. In una terrina mettere la farina a fontana e nel centro le due uova, il pizzico di sale. Con una frusta iniziare a lavorare dal centro della terrina, prendendo man mano la farina e unendo a filo il latte tiepido, fino ad ottenere una pastella morbida e omogenea. Lasciarla riposare coperta in luogo tiepido per ½ ora. Trascorso il tempo, mettere la polvere di lievito nella pastella e amalgamare bene con la frusta, unire le fettine di mele e la scorza del limone. Amalgamare il tutto accuratamente.
In una padella capiente, con abbondante olio in ebollizione, far friggere le fettine di mele, prelevandone con un cucchiaio una alla volta, immerse nella pastella, sin che nella superficie della padella siano ben distanziate. Ripetere più volte l’operazione. Farle dorare da entrambe le parti. Prelevarle con una schiumarola e posarle su carta assorbente a perdere l’olio in eccesso. Posarle su un vassoio da portata e spolverarle con zucchero semolato e servirle. Possono consumarsi sia calde che fredde.

Meringata
Per 6 persone

5 grosse meringhe, gr 200 di panna montata per gli strati, gr 100 per il contorno della torta, 150 gr di cioccolato fondente (gr 50 deve servire per la copertura), una base di Pane di Spagna alta 1,5 cm.

Sbriciolate grossolanamente le meringhe, riducendole a pezzetti grossi come una nocciola. Disponete su un piatto di portata la base di Pane di Spagna, uno strato di meringhe, sovrapponendo uno strato di panna e grattugiando nella panna un po’ di cioccolato fondente. Continuate così formando alcuni strati fino ad esaurimento degli ingredienti. Mettete il resto della panna tutto attorno al bordo della composizione e fate raffreddare in frigorifero per almeno 1 ora. Al momento di servire ricoprite il dolce con il cioccolato fatto precedentemente sciogliere a bagnomaria e poi lasciato intiepidire.

Un saluto dal Piemonte: Ciào! ♥

sabato 23 giugno 2018

Lo Sapevate Che: Inermi davanti a un uomo in divisa...


Quando Nacque Il mio primo figlio ero impreparata all’immane compito che la mia dissennata seppur libera scelta di maternità mi poneva. Le prime furono settimane difficilissime di solitudine, interrogativi e ansia. Un giorno, nel mio peregrinare senza meta insieme a lui, per far passare le nostre ore eterne, capitai in un luogo che fu la mia salvezza: il consultorio pediatrico di zona. Era aperto a tutti e gratuito, abitato da ostetriche, puericultrici, medici che quotidianamente accoglievano madri come me, disorientate e inette, donne bisognose di essere prese per mano per imparare a fare un mestiere che si crede innato. Mi sono imbattuta spesso in eccellenze pubbliche come quella: isole a cui si approda naufraghi e da cui si riparte integri e consapevoli. Ho frequentato negli ultimi anni grazie ai miei figli, spazi generosi in cui il cittadino – paziente, utente, alunno – viene messo al centro e trattato con rispetto. Ogni volta, dopo l’iniziale sorpresa, penso che questa dovrebbe essere la regola. Mesi fa mi accorsi che il passaporto di mio figlio minore sarebbe scaduto quest’estate e che, per andare negli Stati Uniti a luglio. Avremmo dovuto ritrovarlo. Così, due mesi prima della scadenza e della partenza, mi sono presentata alla questura di zona. Entrando in quel posto tetro e affollato mi ha percorso un brivido. Perché mi sento sempre in colpa al cospetto delle forze dell’ordine come se dovessi vergognarmi o nascondermi? “La prima data disponibile per prendere un appuntamento è tra due mesi e mezzo. Venga con due foto del minore, dopo avere effettuato i pagamenti indicati su questo foglio”, mi comunica perentorio un poliziotto allo sportello. Gli spiego che saremmo partiti prima di quella data. “Lei è in ritardo e io non so che fare”. “Mancano ancora due mesi! Non c’è scritto da nessuna parte che occorre presentarsi tanto in anticipo”. Lui fa spallucce e si allontana. Al suo posto si materializza un collega che mi spiega con fare didattico-accusatorio che nella vita bisogna essere previdenti. “In Itala ci sono città in cui l’appuntamento si ottiene in quattro giorni, altre come Milano, in tre mesi. Non c’è una regola. Per questo non c’è scritto sul sito”. Chiaro. Sono solo nella città sbagliata. “D’accordo”. Imploro accondiscendente, “ma ora cosa faccio? Mio marito passerà l’estate oltreoceano e noi – i nostri figli ed io, - andremmo con lui. Non posso lasciare figli il piccolo qui”. “Signora, doveva pensarci prima”. Lui abbassa lo sguardo sulla scrivania. Temo mi stia congedando. Ha archiviato la pratica signora sciatta ed è pronto a passare ad altro. Io vorrei prendere a pugni il vetro che mi separa da lui. Vorrei dirgli che sono una cittadina e ho dei diritti e che lui, in quanto pubblico ufficiale, ha dei doveri nei miei confronti. Vorrei sproloquiare urlando. Ma sono in una questura e davanti a me ho un uomo in divisa che ha il superpotere di intimidirmi e di farmi sentire colpevole. Non è la fine del mondo. I problemi veri sono altri. Eppure l’arroganza di quest’uomo mi scuote le viscere. Perché se tratta con questo saccente disprezzo me, che parlo la sua lingua, ho strumenti per difendermi e conosco i miei diritti, come potrà essere rispettoso con chi è più fragile e smarrito e quindi più bisognoso? Mi torna in mente Marta, l’ostetrica del consultorio pediatrico (chiuso, nel frattempo) che, sorridendo, mi ha insegnato a fare la mamma. Penso che ogni tanto dovrebbero scambiarsi, lei ai passaporti, lui ai neonati. Farebbe bene a tutti. “Venerdì prossimo”, fa l’agente scrivendo su un’agenda il nome di mio figlio. Non capisco. “Vede che alla fine una soluzione si trova?”. Prima mi sgrida, ora mi premia. Evidentemente funziona così. Dico grazie e, a disagio, me ne vado.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 9 giugno 2018 -

venerdì 22 giugno 2018

Speciale: Il Pesce nel piatto!...


Polpettine di Merluzzo alle Spezie con Insalata stagionale. Ricetta dello Zanzibar
Per 20 polpette

200 gr di filetti di merluzzo tagliato grossolanamente, 200 gr di patate pelate e tagliate grossolanamente, 1 cucchiaino di zafferano, ¼ di cucchiaino di chiodi di garofano in polvere, 2 cucchiaini di cumino in polvere, 2 cucchiaini di pepe in polvere, ½ cucchiaino di semi di coriandolo macinati, 1 cucchiaino di semi di finocchio, la scorza finemente grattugiata e il succo di un limone non trattato, pangrattato q.b., olio, sale, pepe.

Fare bollire le patate in acqua leggermente salata per 15 minuti, poi scolarle. Frullare leggermente il pesce. Aggiungere le patate, le spezie, la scorza di limone e il succo. Regolare di sale e pepe e frullare ancora.
Trasferire il composto in una ciotola e mescolare sino a che assuma una consistenza solida.
Suddividere l’impasto in 20 parti e dare loro la forma di una pallina.
Passare le polpettine nel pangrattato e disporle su di un vassoio, schiacciandole leggermente.
Coprire il vassoio con pellicola da cucina e lasciarle in frigorifero per una notte.
Ungere leggermente una teglia e foderarla con carta da forno. Appoggiare le polpettine nella teglia e cospargerle con poco olio. Farle dorare in forno preriscaldato a 200° per 12 minuti. Sfornarle e lasciarle raffreddare prima di servire accompagnandole con l’insalata.

Spiedini con Gamberi e Cetrioli, Pomodori e Lattuga
Per 4 persone

12 code di gambero, 2 limoni, un ciuffo di basilico, 2 cucchiai di Gran Marnier, un cuore di lattuga, 1 cetriolo grande, una cipolla rossa, 20 olive nere, 10 pomodorini a ciliegia, olio, sale.

Sgusciate le code di gambero, lasciandovi le code. Incidete sul dorso i gamberi e con un coltellino affilato, eliminate il filo nero intestinale. Lavatele e asciugatele.
In una terrina mettete il succo dei limoni, 3 cucchiai d’olio, 2 cucchiai di Gran Marnier, una presa di sale e le foglie spezzettate del basilico, unire i gamberi e mescolarli delicatamente. Coprire il recipiente e tenerlo in frigorifero per 3 ore.
Scolate i gamberi dalla marinata e infilzateli, quattro alla volta su otto spiedini di legno o di acciaio.
In un grande piatto di portata mettete le foglie di lattuga, lavate e asciugate. Unite pure i pomodorini a ciliegia, tagliati a spicchi e il cetriolo affettato sottilmente, la cipolla a rondelle sottili e le olive nere snocciolate. Cuocere gli spiedini in una padella per 10 minuti, bagnandoli con la marinata, filtrata. Sistemate spiedini e fondo di cottura sull’insalata preparata nel piatto di portata. Deliziosi!

Lasagnette con Scampi speziati
Per 6 persone

1 kg di scampi, 2 spicchi d’aglio, 3 cm di zenzero fresco tagliato a fettine, 1 peperoncino rosso, la scorza di un limone grattugiata, un pizzico abbondante di zafferano, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 500 gr di lasagnette, olio, sale.

Sgusciare e pulire del filo nero (sbudellino) gli scampi, lasciando loro le code. Metterli in una ciotola e condirli con l’aglio tritato, lo zenzero a fettine, il peperoncino privato dei semi e tritato, la scorza del limone. Spolverizzare con lo zafferano e condire con 4 cucchiai d’olio, mescolare bene e lasciare marinare in frigorifero per 2 ore.
Dopo questo tempo, saltare gli scampi in un tegame con 2 cucchiai d’olio per 2 minuti. In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fare cuocere al dente le lasagnette, scolarle e condire la pasta in una zuppiera ovale con il sugo di cottura degli scampi.
Guarnire col prezzemolo tritato, posare in superficie gli scampi e servire subito.

giovedì 21 giugno 2018

Speciale: I Piatti dell'Estate!...


Gazpacho Andaluso
Per 4 persone:

500 gr. di pomodori, 1 peperone, 1 cetriolo, 100 gr. di mollica di pane, 3 cucchiai di olio di oliva, 3 cucchiai di aceto, 1 cipollotto, latte, sale.

Per accompagnare: 1 peperone, 1 cipolla, 2 uova sode, 2 carote, gambi di sedano.
Pelate i pomodori e privateli dei semi, quindi metteteli nel frullatore, insieme al peperone, al cetriolo e al cipollotto, ridotti a pezzetti. Frullate bene il tutto, unite in pane, bagnato in un poco di latte e frullate ancora fino ad avere una crema omogenea.
Se necessario salate e poi condite con olio e aceto.
Versate il composto in una zuppiera capace, accompagnando con la verdura a pezzetti e le uova sgusciate a fettine.

Bruschetta alla Marinara
Per 4 persone

8 fette di pane casereccio tostate, 300 gr di filetto di pesce salmone (o altro pesce purché freschissimo!), succo di limone, 200 gr di pomodori maturi e sodi, un gambo di sedano tenero, 1 scalogno, un ciuffo di prezzemolo, 15 olive nere snocciolate, olio, sale e pepe.

Lavare i pomodori e farli scottare in acqua in ebollizione, privarli della buccia e dei semi, tagliare la polpa a dadini, metterli in un colino per 15 minuti, a perdere l’acqua di vegetazione.
Privare il sedano dei filamenti, lavarlo e tagliarlo a rondelle. Sbucciare lo scalogno, lavarlo e tagliarlo a rondelle sottili.
Lavare il filetto di pesce e, con un coltello affilato, tagliarlo trasversalmente nel senso delle fibre, ottenendo fettine molto sottili.
Versare 2 cucchiai di succo di limone in un piatto fondo, adagiarvi le fettine di pesce spada e irrorarle con il succo di un limone.
Farle riposare in frigorifero per 30 minuti, coperte da pellicola. Rigirarle delicatamente 3 o 4 volte. Scolarle, metterle in una terrina, irrorarle con l’olio e farle riposare per altri 10 minuti, rigirandole un paio di volte.
Aggiungervi i dadini di pomodoro, il sedano, le olive tagliate a rondelle e le rondelle di scalogno. Insaporire con un pizzico di sale e di pepe e cospargere con il prezzemolo, lavato e tritato finemente. Al momento di servire, distribuire il composto sulle fette di pane tostato. Una fresca delizia!

Vellutata fredda di Frutta e Verdura
Per 4 persone

6 pere,1 porro, 1 patata, il succo di 1 limone, 8 dl di brodo di pollo, 1 cespo di crescione, 1 etto di ricotta fresca, 1 cucchiaio di zenzero fresco tritato fine, 2,5 dl di panna fresca, un pizzico di noce moscata, sale, pepe nero. Per guarnire un poco di prezzemolo.

Lavare bene le pere e sbucciarle, privarle del torsolo (tenere da parte sia le bucce che il torsolo). Metterle in una ciotola con acqua e succo di limone.
Al torsolo e le bucce unite metà del brodo in un tegame. Affettare le pere grossolanamente e tenerne da parte qualche fettina per la guarnizione. Aggiungerle nel brodo. Unire pure il porro tagliato a fette sottili, la patata tagliata a dadini, lo zenzero, l’insalata lavata e sfogliata, ed infine il brodo residuo. Coprire il tegame e fare cuocere a fuoco basso per mezz’ora. Togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.
Mettere tutta la preparazione nel robot e frullarla, fin ad ottenere un composto omogeneo. Lasciare raffreddare bene nel frigorifero per 1 ora.
Aggiungere la ricotta, la panna, la noce moscata, regolare di sale e pepe macinato al momento. 
Guarnire la superficie della preparazione con le fette di pere tenute da parte, formando nel centro, con le foglioline del prezzemolo, un fiore. Servire.

mercoledì 20 giugno 2018

Speciale: Di tutto...un pò!...


Torta con Zucchine e Ricotta
Per 6 persone

250 gr di farina, 2 cucchiai di olio, sale acqua q.b.. Per il ripieno: 250 gr di ricotta fresca, 2 uova, 30 gr di parmigiano grattugiato, 3 zucchine di medie dimensioni, 2 cipolle, rosmarino, olio, sale. Un uovo per la doratura.

Pulire, lavare e affettare finemente le cipolle.
In una larga padella con 3 cucchiai d’olio, fare imbiondire le cipolle, aggiungere le zucchine tagliate a rondelle e il rosmarino, regolare di sale e cuocere fino a cottura. Mettere la ricotta in un colino e far colare il liquido, quindi lavorarla con un filo d’olio e un po’ di sale, il parmigiano grattugiato. Aggiungere anche le 2 uova battute e amalgamare bene il tutto. Eliminare il fondo di cottura dalle zucchine e aggiungerle alla ricotta, mescolare bene gli ingredienti.
Preriscaldare il forno a 200°.
In una terrina versare la farina, un pizzico di sale e 2 cucchiai d’olio. Iniziare a impastare aggiungendo poca acqua tiepida alla volta, fino ad ottenere un impasto morbido e compatto.
Stendere la pasta con l’aiuto di un matterello ad uno spessore di circa 3 mm. Rivestire uno stampo di cm 25 di diametro, con carta da forno prima lavata e poi ben strizzata. Ungerla leggermente e coprirla con la sfoglia, mettendo da parte i ritagli di pasta che avanzeranno per le decorazioni sulla torta. Versare nello stampo il composto di ricotta e zucchine e livellare la superficie. Con la pasta rimasta formare delle strisce per creare una griglia sulla torta. Spennellare la superficie con il tuorlo dell’uovo battuto con un cucchiaio d’acqua. Infornare per 30 minuti. Deliziosa!

Cake con Zucchini e Caprino
Per 6 persone

2 piccole zucchine, 3 uova, 150 gr di farina, 1 bustina di lievito istantaneo in polvere, 0,8 dl di olio, 1,2 dl di latte, 100 gr di groviera, 200 gr di caprino stagionato, 1 cucchiaio di cerfoglio tritato, olio, sale, pepe.

Pulite le zucchine, lavatele, asciugatele e tagliatele a rondelle.
Fatele rosolare in padella con 2 cucchiai d’olio e una presa di sale, per 15 minuti. Scolatele e fate assorbire l’olio in eccesso su carta assorbente da cucina.
In una ciotola mescolate le uova con la farina setacciata con la bustina di lievito e una macinata di pepe nero, una presa di sale. Unite a filo 0,8 dl di olio e 1,2 dl di latte tiepido, poi amalgamatevi la groviera grattugiato, il formaggio caprino a tocchetti e il cucchiaio di cerfoglio. Versate il composto in uno stampo da plum-cake da 1 lt, senza imburrarlo e infarinarlo. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti.

VARIANTE
Caprino, noci e uvetta, invece delle zucchine, amalgamare all’impasto ultimato 50 gr di noci e 50 gr di uvetta prima ammollata in acqua tiepida e strizzata.

Torta “da puccia” per la Prima Colazione
Per 6 persone

250 gr di farina bianca o fecola di patate, 2 uova intere, ½ bicchiere di Marsala, 150 gr di zucchero semolato, la buccia grattugiata di 1 limone biologico. Burro per la tortiera.

Mettere la farina in una terrina a fontana.
Versarvi nel centro le uova sbattute, il Marsala e lo zucchero. Impastare lavorando il composto per mezz’ora.
Quindi imburrare una tortiera di circa 23 cm di diametro e versarvi l’impasto livellandolo. Fare cuocere in forno preriscaldato per 30 minuti a 180°. Una delizia mattiniera accompagnata da frutta di stagione o marmellata.