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domenica 25 marzo 2018

Lo Sapevate Che: La Potenza di un "Guarda e basta. Se vuoi, provi"...


Sono Le Due di una domenica pomeriggio. Invece di essere su un divano, immersa in un torpore post prandiale, sto varcando l’anticamera dell’inferno. In principio è lo shock, termico: fa caldo, il caldo soffocante e umido della foresta pluviale. L’istinto di autoconservazione suggerisce di allontanarmi in fretta ma io, martire pronta all’estremo sacrificio, procedo incurante dei segnali di disagio che il corpo mi trasmette. Dopo è il rumore, anzi, i rumori: musica assordante, altoparlante da cui escono suoni incomprensibili e inumani, brusio concitato e diffuso. Un effluvio, di cloro e sudore invade le vie respiratorie. Barcollo, ma è solo un attimo. Mi concentro sul mio obiettivo e, con orrore, mi accordo che in mezzo c’è un muro invalicabile che oscura la visuale: dietro i posti a sedere – tutti occupati da chi, ben più previdente di me, è arrivato qui con ore di anticipo – ci sono quattro file compatte di gente in piedi, pronta a uccidere per difendersi quei 20 centimetri quadrati faticosamente conquistati. Approfittando del mio esiguo ingombro fisico, mi incuneo nelle retrovie, tra un signore distratto dallo smartphone e una donna che parla in giapponese a uno schermo con dentro un tizio che sorride via Skype. Sorriderei anche io se ci guardassi in un video. Sono tutti più alti di me, inclusi i bambini. Nelle situazioni estreme due sono le strade: la solidarietà o l’odio. Regna il secondo: homo homini lupus. Per una frazione di secondo, intercetto il mio obiettivo a un centinaio di metri in linea d’aria da me. Sembra piccolo, fragile, smarrito. Alzo e agito le braccia, mi dimeno come un derviscio impazzito, nella vana speranza che lui mi noti. La mia voce che grida il suo nome si perde tra le chiome ipertrofiche di una tizia davanti a me. “Si calma o no?”, mi domanda esasperato il signore con lo smartphone. Mi calmo. Sono madida di sudore e mi gira la testa. Forse perderò i sensi, mi porteranno via e lui, il mio bambino smarrito, resterà qui, con le sue infradito, il suo costume azzurro e il suo accappatoio in microfibra di terza mano. “Io non ci andrò mai alle gare di nuoto”, aveva dichiarato. “Perché non provi almeno?”, avevo suggerito. Faceva no, scuotendo la testa con la risolutezza dei suoi 8 anni. Gli ostacoli spuntano sul nostro cammino come funghi appena mettiamo il naso in questo mondo.  Come la bellezza, stanno negli occhi di chi guarda. E sta a noi scegliere se e come affrontarli. “Come preferisci”, avevo risposto. Poi una meravigliosa maestra di vita, ancor più che di nuoto, lo ha chiamato al telefono la sera prima delle gare. “Vieni con me. Guardi e basta. Se poi ti viene voglia, provi. “Okay”, ha risposto lui, sedotto da tanto rassicurante buon senso. “Mi scusi! Mi fa venire avanti? Solo un momento! Quello lì, sul trampolino, è mio figlio. Non doveva nemmeno farle, queste gare! La prego, mi lasci guardare!”, imploro un marcantonio biodo che si erge tra di me e la vasca dove il mio bambino sta per tuffarsi. Colto da un inatteso slancio di umanità, mi lascia passare. Il mio eroe parte in ritardo, perde la cuffia, se la rimette, scivola sull’acqua sempre più veloce, una bracciata dopo l’altra recupera terreno. È uno scricciolo di determinazione e rabbia. Per 50 metri è pura estasi. Non ci sono caldo, umidità, ressa, odore. C’è solo lui che arriva primo. Un fenomeno, mio figlio. Ma…la sua cuffia non era rossa? Perché adesso è blu? Ho sbagliato bambino. Ho sbagliato batteria. Lui sta per tuffarsi ora. Certo. E’ quello. Ora sì che lo riconosco. “Bene! Adesso però torni al suo posto!”, mi ordina l’energumeno, ricacciandomi nelle retrovie. Non vedo più niente. Saprò un paio d’ore dopo che se l’è cavata benissimo, nonostante sua madre.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 24 marzo 2018 -

sabato 24 marzo 2018

Speciale: Deliziose Pizze e Focacce...


Pizza alla Saracena
Per 6 persone

350 gr di farina, 200 gr di patate, 1 dl di latte, 25 gr di lievito di birra, 1 dl di acqua minerale frizzante, 1 cucchiaino di zucchero, 28 pomodori ciliegia, qualche foglia di basilico, 250 gr di mozzarella di bufala, un cucchiaio scarso di succo di pomodoro, sale.

Lessate le patate con la buccia, poi spellatele e passatele allo schiacciapatate, raccogliendo la polpa in una scodella.
Sciogliete il lievito nel latte tiepido e lo zucchero. Unite una manciata di farina e lavorate finché diventa liscio. Coprite e fate lievitare per ½ ora.
Versate la farina sulla spianatoia, spolverizzatela con un cucchiaino di sale, formate un incavo al centro e mettetevi il panetto lievitato, la polpa delle patate e l’acqua. Lavoratela per 15 minuti, fate una palla, incidetela a croce e mettetela in una ciotola infarinata. Coprite e fate lievitare per 2 ore.
Preriscaldate il forno a 250°.
Tagliate i pomodori a spicchi, salateli e fateli sgocciolare in un colino. Conditeli con olio, la salsa di pomodoro e qualche foglia di basilico, unendo anche la mozzarella a dadini. Lavorate la pasta ancora qualche minuto. Stendete la pasta ad un’altezza di ½ cm, ricoprite una placca da forno prima ricoperta da carta da forno, avendo l’accortezza di lasciare il bordo della pizza un po’ più alto. Ricoprite con i prodotti preparati. Cuocete in forno per 20 minuti.

Pizza integrale con Verdure
Per 6 persone

200 gr di farina bianca, 300 gr di farina integrale, 25 gr di lievito di birra, 2,5 dl di acqua minerale frizzante, 2 pomodori, ½ melanzana, 4 falde di peperone arrostite e spellate, 1/2 zucchina, 1 cucchiaio di zucchero, 3 cipollotti, 1 pizzico di peperoncino, 1 cucchiaino di erba cipollina, olio, sale e pepe.

Sciogliete il lievito con 1 bicchiere d’acqua tiepida e lo zucchero. Unite una manciata di farina integrale e mescolate finché il composto sarà omogeneo. Coprite e fate lievitare per mezz’ora.
Unire i due tipi di farina sulla spianatoia. Formare nel centro un incavo e mettervi un cucchiaino di sale, il panetto lievitato, l’acqua rimasta e 3 cucchiai d’olio. Lavorate l’impasto per 15 minuti, formate una palla, incidetela a croce, mettetela in una ciotola infarinata. Coprite con un telo e fatela lievitare per almeno 2 ore.
Preriscaldate il forno a 250°.
Pulite le verdure: tagliate a metà i cipollotti per il lungo, fate 6 fette della melanzana, 10 della zucchina e 12 fette dai pomodori. Grigliate le verdure. Unitele al peperone e condite con olio, sale, peperoncino, pepe e erba cipollina. Lavorate la pasta per qualche minuto, stendetela sulla placca unta del forno, lasciando il bordo tutto attorno un po’ più alto. Ricopritela con le verdure, alternando i colori. Cuocetela in forno già caldo per 20 minuti. Deliziosa….

Focaccia con Salvia e Sedano Rapa
Per 4 persone

½ kilo di pasta per pizza pronta, (o se volete farla voi segue ricetta),150 gr di sedano rapa 3 patate, 12 foglie di salvia, un tuorlo d’uovo, olio evo, pepe macinato al momento, sale marino. Un pugnetto di farina bianca.

Pulire e lavare le verdure e le foglie di salvia.
Tagliare grossolanamente le patate e il sedano rapa e farle scottare qualche minuto in una casseruola con acqua salata in ebollizione. Scolarle al dente.
Nel mentre preriscaldare il forno a 180°.
Su di un piano di lavoro leggermente infarinato stendere la pasta della pizza sottilmente a foderare uno stampo rettangolare unto con olio, arrotolandola ai bordi.
Tagliare le patate e il sedano rapa a fette spesse 2 mm e disporle sulla pasta sovrapponendole leggermente. Spennellare il tutto con il rosso d’uovo battuto con un cucchiaio di acqua. Cospargere tutta la superficie con la salvia spezzettata, una generosa grattugiata di pepe e sale q.b. Infornare per 20 minuti sin che la superficie sia dorata.

Per fare in casa la pasta della pizza (e panzarotti)
Per una placca da forno normale:

gr 350 di farina, 25 gr di lievito di birra, 2 cucchiai d’olio, un cucchiaino di zucchero, 2 cucchiaini di sale, 1 dl d’acqua tiepida.

Far fondere il lievito sbriciolandolo nell'acqua tiepida, aggiungendo lo zucchero. Versare il tutto nel centro della farina che avrete messo in una grossa terrina mescolata col sale, e a cui avrete praticato un incavo centrale. Aggiungete 2 cucchiai d’olio e lavorate la pasta energicamente, fino a formare un panetto che lascerete nella stessa terrina. Con un coltello praticate una croce sulla sommità del panetto, coprite la terrina con un canovaccio e lasciate lievitare in luogo tiepido per un’ora. Con l’aiuto di un mattarello, stendete la pasta su un piano da lavoro infarinato. Sistemate la sfoglia sulla placca unta di olio o volendo, su forme individuali più piccole. Ricoprire la superficie secondo i vostri gusti.

Lo Sapevate Che: Il Coraggio della madri Pfas...


Da un certo punto nella vita sono i figli a procurarti nuovi amici. Altri genitori che conosci alle riunioni scolastiche, in vacanza, alla palestra di basket o ai bordi di un campetto di calcio. Giovanna Dal Lago, una signora di un paese del vicentino, ha incontrato quelle che sarebbero diventate le amiche e compagne di battaglia in un laboratorio di analisi mediche, con in mano una stessa condanna. Il sangue dei loro figli era contaminato da sostanze tossiche che li esporranno negli anni al rischio di disfunzioni della tiroide, infarti precoci, morbo di Alzheimer. In particolare una sostanza, la Pfas, sigla per perfluoroalchiliche, un interferente endocrino presente nella lavorazione di molti prodotti isolanti. Questo elemento era entrato nel sangue di tutti e cinque i figli di Giovanna, e in quelli di molte altre, in percentuali da dieci a quaranta volte i valori tollerabili. Quaranta volte. Non poteva essere un caso. Se è minacciata la vita della famiglia, allora si rivela la natura di una persona. Quelle di queste appartate donne della provincia veneta era fatta di coraggio, intelligenza, senso di giustizia. Così un gruppo di casalinghe, senza conoscenze specifiche e grandi strumenti economici, ha intrapreso una delle più documentate e rivoluzionarie ricerche sui danni ambientali mai svolte nel nostro Paese. Hanno messo insieme rilevazioni del Cnr con studi nord americani ed europei, si sono fatte aiutare da professori e studenti dell’università di Padova per incrociare dati e ricerche, fino a giungere a un risultato clamoroso al quale non erano arrivati giornali e istituzioni, gruppi ecologisti e accademici. Sono riuscite a provare che l’intera faida idrica da Verona a Padova, grande come il lago di Garda, è totalmente contaminata dalle Pfas, come pure l’area agricola in superficie. Non solo, hanno individuato la probabile fonte dell’inquinamento in una grande azienda, la Miteni di Trissino. Di più, i controlli sono stati estesi e hanno rivelato inquinamento da Pfas nelle acque di Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania. Ovunque vi siano fabbriche di pellami, pellicole, mobilifici, isolanti che li usano. Perché la tremenda minaccia delle Pfas è anche la chiave del loro successo industriale: l’assoluta inerzia chimica. Non reagiscono con nulla, non s’incollano e non aderiscono, respingono i grassi e l’acqua, neppure si degradano, non possono essere digeriti né filtrati dai reni e dunque si accumulano nel sangue, alterano il metabolismo, moltiplicano il colesterolo. Con queste prove le donne no Pfas hanno cercato di parlare ai governi italiani, senza successo. Ma non si fermeranno. Andranno a Bruxelles, all’Onu e in capo al Mondo. Non s’immagina di che cosa sia capace una madre pur di proteggere i figli. Non solo i suoi, i figli di tutti.
Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di La Repubblica – 23 maggio 2018 -

Lo Sapevate Che: Il Violino e il fucile...


Due rottami siamo, miserabili e polverosi avanzi di due oggetti nobili, onorati e fieri. Io sono un ottimo fucile da cassia e questo accanto a me è ‘archetto di un eccellente violino. Siamo nella cantina di questa cascina da almeno centottant’anni, se ho contato esattamente le bottiglie di spumante di ogni Capodanno. Il nostro “padrone era un giovane vulcanico. Si chiamava Giovanni Bosco ed era un seminarista che passava qui con la madre le vacanze estive. Il sabato e la domenica riuniva i ragazzi della borgata, faceva catechismo, e insegnava a leggere e a scrivere. Era simpatico e tutti amavano la sua compagnia. Sapeva suonare con maestria il violino e, un anno, lo zio Matteo lo invitò a suonare in chiesa per la festa di san Bartolomeo. In chiesa, le cose andarono molto bene. La musica e la solenne liturgia lasciarono la gente estasiata. Subito dopo pranzo, cominciarono i guai. Tutti i commensali invitarono Giovanni a suonare qualche bel pezzo al violino. Il giovane non seppe dire di no e incominciò un’allegra serenata. Dopo qualche minuto si sentono un bisbigliare e uno scalpiccio ritmico. Giovanni si affacciò alla finestra e vide nel cortile una folla di persone che a coppie, teneramente allacciati, ballavano spensieratamente. Il giovane seminarista arrossì e si rivolse confuso agli astanti: “Ma come? Io predico contro i balli pubblici, e voi me ne fate organizzare uno nel vostro cortile? Non capiterà mai pù”. Il povero archetto qui accanto, mille volte mi ha raccontato fra le lacrime che, arrivato a casa, Giovanni frantumò in mille pezzi il suo violino. E non lo suonò mai più. Devo dire che era uno che manteneva sempre quello che prometteva. Lo posso ben dire io. Giovanni era bravo in tutto, ma era un asso nella caccia. Aveva un fiuto per le prede come pochi. E una mira che non vi dico…Uscì un mattino all’alba con me a tracolla. Vide sfrecciare una grossa lepre. Partì all’inseguimento. Di campo in campo, di vigna in vigna, attraverso le valli e si arrampicò sulle colline. Per ore. La lepre era veloce e resistente. Giovanni di più. Cinque chilometri di corsa senza sosta. Finalmente la lepre fu alla mia portata, e io feci il mio dovere. La povera bestiola cadde nell’erba umida di rugiada. Ma il buon Giovanni non esultò. Mi accorsi che era triste e aveva le lacrime agli occhi. Gli amici che lo avevano seguito con il fiatone si congratularono. Ma Giovanni era mortificato, chiese perdono agli amici per il brutto spettacolo che aveva dato e tornò immediatamente a casa.
Lo sentii promettere al Signore di non andare mai più a caccia.
 Di fatto non uscii più da questo angolo buio. E nella canna è arrugginita l’ultima cartuccia.
B.F. – Bollettino Salesiano di marzo 2018

venerdì 23 marzo 2018

Speciale:Primi Piatti Unici!...


Tajarin Piemontesi con Pollo e Zucchine
Per 4 persone

400 gr di tajarin all’uovo freschi, (o fatti in casa), 350 gr di petto di pollo, 350 gr di piccole zucchine, una confezione da 1 etto di verdure miste surgelate per soffritto, 1 bustina di zafferano, erba cipollina, latte, burro, sale e pepe.

Togliere l’eventuale ossicino al petto di pollo, eliminare anche le cartilagini. Tagliarlo prima a listerelle che poi ridurrete a dadini.
In un tegame con 50 gr di burro fuso fare rosolare a fuoco vivo le verdurine congelate ei cubetti di pollo, mescolando. Bagnare con un bicchiere di latte, salare e pepare. Abbassare la fiamma e cuocere per ancora per 10 minuti.
Lavare le zecchinette, asciugare, spuntarle e tagliarle a rondelle. Unirle nel tegame e bagnare con ½ bicchiere di latte. regolare di sale e pepe nero macinato al momento. Cuocere ancora per 5 minuti a fuoco dolce fin che il fondo di cottura si sia consumato. Nel mentre in una capace casseruola con acqua bollente salata in ebollizione, fare cuocere i tajarin per un minuto, scolarli e unirli nel tegame del ragù, mescolando delicatamente il tutto e tagliando su tutta la superficie l’erba cipollina.

N.B.: Se volete fare voi i tajarin (ricetta piemontese) procedete così:

Per 1 kg di farina tipo 00, 15 uova fresche, sale, 2 cucchiai d’olio.

Disponete la farina a fontana su una spianatoia, unitevi cinque uova intere e dieci tuorli, l’olio e un pizzico di sale. Impastate con cura e tirate una sfoglia molto sottile, si dovrebbe usare il mattarello, ma si può comunque usare anche la macchina per le tagliatelle! Fate riposare, quindi spruzzate di farina e arrotolate la sfoglia, tagliatela con un coltello affilato in modo da ricavarne tagliatelle (tajarin) molto sottili. Fatele riposare e cuocetele in acqua bollente salata, per pochi minuti. Separatele dal liquido di cottura con la schiumarola e conditele. Nella tradizione piemontese, si condiscono sia con sugo di carne, o con sugo di fegatini di pollo, o semplicemente con burro fuso e qualche fogliolina di salvia e un’abbondante spolverata di parmigiano.

Se volete preparare le verdure surgelate per soffritto (comodissime molto sovente in cucina!) : occorre pulire e lavare tutte le verdure( cipolle, coste di sedano, carota, basilico, prezzemolo, aglio a piacere), tritarle finemente e riporle in piccole vaschette monodose, chiuse ermeticamente e conservarle in freezer: all’occorrenza pronte per l’uso.

Picagge al verde con funghi
Per 4 persone                                                                       

400 gr di farina bianca, 300 gr di borragine, 2 uova, sale

Per il sugo: 500 gr di funghi porcini secchi, 1 spicchio d’aglio, 1 cipolla, un ciuffo di prezzemolo, una tazzina di passata di pomodoro, olio evo, sale, pepe.

Mettere la farina sulla spianatoia, le uova, la borragine prima lavata lessata e passata al passaverdura, il sale e tanta acqua quanta ne occorre per ottenere un impasto consistente. Con l’aiuto del matterello tirare una sfoglia sottile e tagliarla a strisce di circa 10 cm x 1,5 cm. Lasciarle asciugare sulla spianatoia leggermente infarinata.
Nel mentre preparare il sugo: mettere a bagno i funghi in una ciotola in acqua tiepida, poi scolarli, strizzarli e tenere da parte l’acqua di ammollo.
In un tegame in 4 cucchiai d’olio fare imbiondire l’aglio intero, con la cipolla tritata finemente, e i funghi, unire la salsa di pomodoro, salare e far cuocere a fuoco dolce, aggiungendo man mano l’acqua filtrata dei funghi. Togliere lo spicchio d’aglio. Far cuore per 25 minuti. Alla fine aggiungere il prezzemolo tritato e una macinata di pepe. In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione far cuocere le picagge, scolarle appena affiorano in superficie e condirle con il sugo preparato. Deliziose!!!

Gìglietti e Cozze allo Zafferano
Per 4 persone

350 gr di giglietti, 1 kg di cozze, 1 porro, 1 scalogno, erba cipollina, peperoncino, 2 ciuffi di prezzemolo, ½ bicchiere di vino bianco, 50 gr di panna, 1 bustina di zafferano, ½ limone, olio, sale e pepe.

Lavate le cozze sotto l’acqua corrente, raschiandole bene.
Mettetele in una padella larga e bassa con un dito d’acqua e il ciuffo di prezzemolo, coprendole con un coperchio. Sgusciatele, eliminando le cozze rimaste chiuse. Affettate finemente lo scalogno, la parte bianca del porro e il peperoncino.
Fate rosolare il tutto in una padella in 3 cucchiai d’olio, unite l’erba cipollina e poi le cozze. Bagnate con il vino bianco, aggiungete lo zafferano sciolto nella panna, salate e pepate. Fate cuocere per 2 minuti.
In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fate cuocere la pasta al dente. Scolatela e conditela col sugo caldo.
Tritate l’altro ciuffo di prezzemolo e cospargetelo sulla pasta assieme a una grattugiata di pepe e qualche goccia di succo di limone. Servite subito.

Lo Sapevate Che: Nell'amore folle c'è spazio per un figlio?...


Renée. Josephine. Marylou. Come si chiama veramente? Non ha molta importanza. Perché suo marito ogni mattinala guarda e sceglie un nome per lei, quello che le somiglia di più. In cui possa stare comoda quel giorno. Una volta ribattezzata, felice, si guarda allo specchio e saluta la nuova, effimera sé. Lei dà del tu alle stelle, dichiara lui che la ama di un amore, dissennato e adorante. Lei posa il suo sguardo lieve e sognante sul mondo e preferisce le menzogne alle storie tristi. Insieme amano ballare per giorni e notti intere, sulle note di Mr. Bojangles una canzone struggente scritta nel 1968 su un uomo che, vestito di stracci e malinconia, si ostina a danzare anche dentro la cella di una prigione, in ricordo di quello che è stato. La voce narrante di questo libro francese bizzarro e surreale –Aspettando Bojangles, dell’esordiente Olivier Bourdeaut – è un ragazzino, il figlio della coppia, che contempla incantato il grandioso spettacolo dell’amour fou. Cresciuta con due genitori divorziati, non li ho mai considerati un’unità anche se talvolta l’ho fortemente desiderato. Ho conosciuto la solitudine e lo smarrimento della disgregazione familiare e mi ci sono adattata presto, ritenendola normalità, come usano fare i bambini. Forse per questo, più delle stramberie familiari, dei personaggi strampalati e dell’improbabile uccello dal collo lungo e le piume bianche che passeggia elegante dentro casa, a colpirmi sono stati l’amore assoluto e tetragono di un uomo per una donna dai mille nomi e il destino di un bambino condannato ad accontentarsi delle briciole di un sentimento così escludente nella sua protervia. Quanta sapienza, quanta fortuna, quanto egoismo c’è in una passione che bruzia di una fiamma inestinguibile e divorante, così luminosa da oscurare tutto il resto? Quanto spazio, in un amore autarchico, adolescente, resta a un figlio, il più scomodo dei terzi incomodi?
 Mi è capitato   talvolta di incontrare coppie di lungo corso, uomini e donne persi tutta la vita nei rispettivi sguardi. C’è un signore napoletano che ogni tano condivide con me, via posta elettronica, le poesie che dedica a Francesca, sua moglie e musa da 37 anni. Scrive parole piene di riconoscenza e di stupore, inebriato da un sentimento estraneo alla consunzione. Come il ragazzino del romanzo osservo rapita, talvolta invidiosa, la potenza di ardori che hanno mantenuto la perfezione della loro inziale forma sferica, impenetrabile e impermeabile. “La nostra vita si divide in prima e dopo i figli”, dice mio marito con la rassegnazione del martire. E s che parla di noi due, del nostro amore nato a vent’anni, cresciuto, evolutosi e involutosi, troppo inquieto, vorace e prolifico per ardere in binaria solitudine. La coppia ha fatto spazio ai figli che a suon di affetto, gomitate, spintoni si sono accomodati in quel romantico mondo sferico colorandolo e riempiendolo di bitorzoli e spigoli. Negli anni ci siamo fatti triangoli, pentagoni, esagoni e sghembi poligoni. Abbiamo rinunciato a darci nomi nuovi ogni mattina, a ballare avvinghiati giorno e notte accompagnati da Mr Bojangles e da Nina Simone. Da morbidi e accoglienti talvolta c facciamo ruvidi e ispidi e ci scordiamo di perderci nei rispettivi sguardi. Poi, spaventati ci fermiamo, allunghiamo una mano e, tastando nel buio, ci riconosciamo sollevati. Dondoliamo su un filo teso tra i nostri figli, i nostri affanni, le cento finestre che abbiamo spalancato. Perché conosciamo soltanto questo modo instabile e sbilenco di essere coppia e anche genitori. E quando mi prende lo sconforto, penso a Bojangles che saltava così in alto e poi atterrava leggero.
Claudia de Lillo – Opinione – Donna di La Repubblica – 17 marzo 2018

giovedì 22 marzo 2018

Speciale: Piatti con Proteina e Verdura...


Pollo alla diavola con Patate e pomodori arrosto
Per 4 persone

1 pollo da 1,200 kg, ½ bicchiere di vino bianco secco, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di aceto di mele, un pizzico di peperoncino in polvere, 1 cucchiaio di salsa di soia, rosmarino, olio, sale. Per accompagnare patate e pomodori arrosto.

Incidete il pollo lungo il dorso e asportate la spina dorsale. Appoggiatelo sul tagliere, con la pelle ricolta verso l’alto, appiattitelo premendo con forza, sfregatelo con l’aglio e salatelo.
Mescolate vino, aceto, soia, peperoncino e 2 cucchiai d’olio. Versate la miscela sul pollo e lasciatelo riposare per un’ora, girandolo ogni tanto nel condimento.
Scaldate bene la griglia e spennellatela con il rosmarino intinto nell’olio rimasto. Adagiate il pollo sgocciolato sulla griglia, con il petto rivolto verso il basso. Chiudetela e cuocete su una fiamma media e girate il pollo ogni 10 minuti.
Servite appoggiandolo su un piatto da portata, con contorno di patate e pomodori arrosto (ricetta che segue).

Patate e Pomodori arrosto
Per 10 persone

20 patate medie, 3 cucchiai di aghi di rosmarino, 10 pomodorini, olio, sale e pepe.

Tritate finemente 3 cucchiai di aghi di rosmarino.
Pelate 20 patate medie, tagliatele a metà per il lungo, cuocetele in acqua bollente salata per 5 minuti, scolatele e trasferitele in una pirofila da forno, irroratele con 2 cucchiai d’olio e distribuitevi sopra la metà del rosmarino. Salate, pepate e cuocetele in forno a 180° per 30 minuti.
Tagliate a spicchi 10 pomodorini, conditeli con 2 cucchiai d’olio il rosmarino rimasto, sale e pepe. Trasferiteli in un’altra teglia e metteteli anch’essi in forno per mezz’ora. Mescolate le verdure e servite con il pollo alla diavola.

Moussakà con Insalatina mista, ricetta Greca
Per 6 persone

½ kg di melanzane, 1 cipolla, 400 gr di manzo macinato, 1/5 dl di vino bianco, 300 gr di polpa di pomodoro, prezzemolo tritato, origano secco, 50 gr di pangrattato, 70 gr di parmigiano grattugiato, ½ lt di besciamella, 2 uova, mezzo limone, zucchero, cannella in polvere, burro olio, sale e pepe. Per accompagnare Insalata mista.

Lavate le melanzane e tagliatele a fette di ½ cm. Friggetele nell’olio molto caldo e deponetele su carta assorbente da cucina.
In una casseruola, in 2 cucchiai d’olio, fate rosolare la cipolla tritata. Unite la carne e rosolatela, schiacciandola con una forchetta. Quando è rosolata bene, bagnatela con il vino e unite il pomodoro. Salate, pepate e unite un pizzico di cannella e uno di zucchero. Fate cuocere per 40 minuti, unendo a metà cottura prezzemolo e origano. Mescolate il succo di ½ limone all’uovo sbattuto, unite la besciamella, versatevi metà del formaggio.
Fate intiepidire la carne e unite il pangrattato, l’uovo rimasto e il formaggio rimasto. Ungete una pirofila con burro e mettete sul fondo metà delle melanzane. Versate la carne, livellate e coprite con le restanti melanzane. Coprite la superficie con la besciamella e livellate col dorso del cucchiaio. Cuocete in forno preriscaldato a 190° per 45 minuti, finché la superficie sarà dorata. Si serve come piatto unico il moussakà, accompagnato con un’insalata mista.