Etichette

venerdì 23 febbraio 2018

Lo Sapevate Che: Tucci, un grande dimenticato...

Nel tardo pomeriggio del 27 novembre 1952, sulla via del ritorno, dopo quaranta giorni di marcia, dalla frontiera del Tibet, Giuseppe Tucci raggiungeva Rumindei, in territorio indiano. “Declinando, il sole assumeva una luce metallica e i suoi ultimi raggi illuminavano la solitudine Lo spazi infinito dotto il cielo chiaro e il silenzio sospeso nell’aria vegliavano, soli, sul luogo dove era nato Gautama Siddhartha che, dopo il risveglio spirituale, doveva diventare il Buddha”. Traggo queste parole da un numero speciale della rivista France-Aste, febbraio-giugno 1959, pubblicato a Saigon (ed è là che l’ho acquistata), per ricordare i due millenni e mezzo dall’apparizione sulla terra di hi ha dato origine a una delle regioni “più durevoli e viventi”. Così scriveva Tucci, chiamato a partecipare all’opera, quale esploratore e storico italiano, considerato allora il più grande tibetologo vivente. Nel 1938, aveva abbracciato i principi buddisti nella loro semplicità originale, spogli, diceva dalle architetture religiose e speculative che li avevano travisati. Giuseppe Tucci (1894-1984) è stato un eccezionale studioso dell’Asia, delle sue religioni e delle sue lingue, e che si è interessato all’Asia, perché ci ha vissuto o perché l’ha percorsa con curiosità, non può che ammirarlo. Alcuni suoi scritti e soprattutto alcuni suoi studi sull’arte asiatica, in particolare tibetana gli hanno valso nel 1978 il premio Jawaharlal Nehru. Altri prestigiosi riconoscimenti internazionali gli sono stati attribuiti. Insieme ad essi il personaggio ha attirato tante polemiche. Fino ad essere colpito da “un voluto oblio istituzionale”. Ed è contro questo “oblio” che due suoi cultori sono insorti. Maurizio Serafini e Gianfranco Borgani hanno pubblicato alcuni scritti di Tucci in una antologia dal titolo “Non sono un intellettuale”, edita da Arte Nomade, che è una sfida al silenzio calato sul loro concittadino. Nel volume si ricorda che altri grandi “orientalisti” (come si diceva, prima che Edward Said mettesse all’indice l’espressione) sono spuntati a Macerata. Impossibile non ricordare Matteo Ricci, il gesuita creatore della sinologia, curiosamente anche lui in qualche modo “punito”, poiché, pur celebrato, non è mai stato promosso agli altari. Né beato, né santo. La Chiesa è stata avara con lui. Giuseppe Tucci si è ben guardato dall’inginocchiarsi davanti agli altari. Lui si dichiarava ateo: non credeva né in Dio, né nell’anima. Il buddismo era per lui una regola di vita, un metodo di condotta del pensiero, una filosofia, un culto devoto, un rito. Per il buddista Tucci contavano soltanto “un retto pensiero, una retta parola, una retta azione”. Studioso, esploratore, poliglotta (dal sanscrito all’hindi al tibetano al cinese), Giuseppe Tucci non credeva in Dio, ma aveva il culto di se stesso. E il suo comportamento, definito spigoloso anche dagli amici, e la sua morale ubbidivano spesso a un forte egocentrismo quando si trattava di condividere vantaggi e successi nella ricerca. Nel 1948 si trovò davanti alle porte chiuse di Lhasa e per superarle avrebbe fatto valere la sua fede buddista, lasciando il resto della comitiva, in cui c’era Fosco Maraini come fotografo, fuori dalla capitale del Tibet. E fu qundi il solo a visitarla e a poterla descrivere. L’episodio, vero o inventato, ha alimentato a lungo la fama di Tucci come personaggio difficile. Più che fascista fu un “tuccista”. A dirlo è stato Fosco Maraini, che non ebbe sempre facili rapporti con lui, ma con il quale è stato generoso nei ricordi. Un libro dedicato a Tucci ha come titolo “L’esploratore del Duce”. Alla liberazione fu epurato per alcuni mesi, e privato del suo prestigioso Ismeo (Istituto per il Medio ed Estremo Oriente), anche perché accusato di avere sottoscritto il Manifesto della razza, benché pare non fosse reperibile l’originale della sua firma e non risultassero suoi scritti o dichiarazioni antisemite. Quando recuperò il suo prestigioso istituto lo incontrai per un’intervista e ne constatai la ruvida correttezza. Più che servire il fascismo, che usava la sua fama di scienziato, Tucci si servì del fascismo che gli offriva generosi mezzi per le sue esplorazioni. 
Caduto il fascismo, dopo una pausa punitiva, si servì della democrazia che riprese a finanziargli viaggi e studi. Hanno ragione i suoi fedeli maceratesi a protestare perché il loro Giuseppe Tucci è stato dimenticato. Per l’Asia ha venduto l’anima che diceva di non avere.                                              Bernardo Valli – Dentro e Fuori – L’Espresso – 18 febbraio 2018 -

giovedì 22 febbraio 2018

Speciale: Deliziosi piatti caldi!...

Cassoulet con Carne mista e Fagioli
Per 6 persone

250 gr di fagioli bianchi secchi, 2 cipolla, 1 spicchio d’aglio, 1 foglia d’alloro, 1 cucchiaino di timo,1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 100 gr di pancetta affumicata a dadini, 150 gr di salsiccia, 250 gr di lonza di maiale e 200 gr di spalla di agnello a dadini, 200 gr di passata di pomodoro, 1 dl di brodo vegetale, olio, sale e pepe.

Lavate i fagioli e copriteli di acqua, metteteli in una capace casseruola e lessateli per 5 minuti, lasciandoli poi riposare così per un’ora.
Aggiungete nella casseruola 100 gr di pancetta affumicata a dadini, 1 cipolla tritata, 1 foglia d’alloro e 1 cucchiaino di timo. Cuocete per 1 ora.
In un grosso contenitore da forno, fate appassire 1 cipolla tritata e 1 spicchio d’aglio, con 3 cucchiai d’olio, unitevi 250 gr di lonza di maiale e 200 gr di spalla di agnello a dadini e fate rosolare. Unitevi 200 gr di passata di pomodoro, un dl di brodo vegetale caldo. Salate, pepate e fate cuocere in forno preriscaldato a 190° per 10 minuti.
Unite anche i fagioli, aggiungete 150 gr di salsiccia sbriciolata, un cucchiaio di prezzemolo tritato e continuate la cottura in forno abbassando il calore a 180° per circa un’ora. Deliziosa….

Zuppa di Grano (Bulghur) del Ramadan, ricetta Algerina
Per 6 persone

600 gr di carne, manzo o agnello con l’osso, 150 gr di grano spezzato, 2 cipolle dolci, 2 pomodori maturi, 1 scatola di ceci cotti al naturale, un pizzico di paprica dolce, 1 limone, un ciuffo di prezzemolo o coriandolo, olio, sale, pepe.

Lavare il grano e lasciarlo ammorbidire in acqua tiepida.
Pulire le cipolle, affettarle finemente e farle dorare leggermente in un tegame con 3 cucchiai di olio. Unire la carne ridotta a dadi, far rosolare, unire la paprika, un cucchiaino di pepe nero, un cucchiaio di prezzemolo spezzettato. Sciacquare e colare il grano ammollato e unirlo nel tegame. Unire i pomodori pelati e ridotti a piccoli dadini. Coprire con acqua tiepida, salare, cuocere a tegame coperto e fuoco dolce per circa ¾ d’ora.
Unire i ceci scolati dall’acqua di vegetazione e sciacquati. Mescolare e cuocere ancora per ¼ d’ora.
Il grano alla fine della preparazione dovrà risultare tenero. Completare la preparazione con il succo del limone spremuto e il prezzemolo residuo tritato.

Polenta “Taragna e Pancetta”
Per 4 persone

150 gr di farina di grano saraceno, 150 gr di farina per polenta gialla, 100 gr di pancetta tesa in una sola fetta, 1 cipolla bianca, 250 gr di pecorino fresco, Gin, burro, olio, sale, pepe.

Tagliate a dadini la pancetta a dadini.
In una padella con 3 cucchiai d’olio e una cipolla affettata finemente, fate rosolare i dadini di pancetta, a fuoco vivo, aggiungetevi una spruzzata di Gin, pepate, mescolate bene e togliete dal fuoco.
In una casseruola con 1 lt e ½ di acqua salata in ebollizione, versatevi a pioggia, sempre mescolando con un cucchiaio di legno, la farina di grano saraceno e la farina gialla, cuocete mescolando, per 30 minuti. Unitevi 100 gr di burro, cuocete ancora per 20 minuti, sempre mescolando. Incorporatevi 150 gr di pecorino a dadini e, mescolando fatelo sciogliere.

Versate la preparazione in una grande pirofila da portata, versatevi prima la pancetta con le cipolle, calda, e poi il resto del pecorino a scaglie. Servite subito. Mai mangiata questa bontà?....

Lo Sapevate Che: L'Impresa impossibile di divorziare da una banca...

Travolto dal demenziale impulso di “mettere ordine” in occasione del nuovo anno, affronto uno dei passaggi più frustranti e pericolosi per un essere umano: i conti in banca. Può accadere a chi cambi residenza nel corso della vita, di aprire conti in varie località e di commentare l’errore fatale della cosiddetta domiciliazione delle bollette e dei pagamenti. Non è questione di ricchezza, perché i veri ricchi hanno squadre di contabili e portaborse che ne curano gli affari, e non credo che qualcuno possa dire di avere visto Giovanni Agnelli in fila davanti al cassiere di una filiale, con una bracciata di fatture per saldare le bollette di casa sua. È invece questione di pigrizia. Si crede di aver chiuso un conto, quel piccolo conto che serviva per un abbonamento e per il parchimetro via telefonino, e si scopre che è rimasto misteriosamente aperto ed è ormai in passivo, perché le spese e per “varie”, continuano a correre e l’hanno mandato in rosso. Il pulsante “paga” è spesso bello e invitante. Il comando per sospendere i pagamenti è sapientemente nascosto in una boscaglia di minuscoli caratteri, sprofondato in un rottamaio di collegamenti inutili, coronato dalla più irritante e insolente delle offerte, il “contattaci”. Poniamo di avere aggirato quelle indicazioni prodigiosamente inutili chiamate Faq, Frequendy Asked Questions, le domande più frequenti tra le quali non c’è mai quella che noi vorremmo porre. A quel punto, i tentativi di “contattare” producono colloqui con robot che offrono dieci opzioni, in inglese o in spagnolo qui in Usa, per parlare con un altro robot che propone altre dieci opzioni e poi altre dieci. È una moltiplicazione che alla fine conduce a una suadente voce femminile (sempre femminile, per sedare l’aggressività del chiamante) che spiega come il servizio sia disponibile nelle ore nelle quali tu non ci sei. Ogni conto in banca è un fungo che nasconde il micelio, un reticolato che richiede tempo, pazienza e nervi di ferro per essere estirpato. Divorziare online da una Banca è di fatto impossibile. Il divorzio richiede la persona fisica, il contatto con un bancario che, con aria prima minacciosa e poi disperata, tenterà di dissuadermi dall’insano proposito. Carte dovranno essere firmate. Documenti fotocopiati. Timbri apposti. Direttori consultai. Lettere dovranno essere faxate, soprattutto in Italia, dove la lobby dei fax, quasi estinta altrove, deve essere ancora potentissima, perché impone l’uso di queste creature che emettono fischi, gemiti, ruttini e stridii prima di arrendersi. Anche quando il conto sembrerà chiuso, i tentacoli dell’Iban, quel treno di cifre inventato da un sadico, cercheranno di raggiungerti e toccarti, per evitare che, Do ne guardi, i 53 centesimi di residuo sfuggiti al conteggio finale debbano essere inghiottiti dalla banca, che magari ha miliardi di spazzatura e di soldi pubblici nella pancia. Da un anno ho chiuso un conto con un grande istituto, e ancora mi manda lettere minacciose per ricordarmi che ho una linea di credito aperta, perché il computer, o chi lo programma, è troppo stupido per leggere il saldo, che lui stesso calcola a 0,00. Se tento di pagare, il cyberidiota mi respinge, facendomi osservare che è impossibile versare 0,00. Per dieci mesi una delle Big americane mi ha fatto pagare 31 dollari e 15 centesimi di interessi ogni mese su un mutuo estinto come un tirannosauro. Al momento di chiudere i conti si è accorta dell’errore. Judy Premi l’1 mi ha passato a Lauren Premi il 5 che mi ha confermato, dopo un consulto con Mary Premi il 3, che quei soldi mi verranno restituiti e versati sul conto. Ma il conto non c’è più, e i soldi non possono essere depositati. Premo lo 0 e mi risponde il silenzio.

Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 10 febbraio 2018 -  

mercoledì 21 febbraio 2018

Speciale: Menù del Mercoledì!...

Soufflé di Cappelletti
Per 4 persone

360 gr di cappelletti, gr 150 di prosciutto cotto tritato, 4 uova, un po’ di dado vegetale, 100 gr di parmigiano grattugiato, gr. 80 di Emmental grattugiato, ¼ di lt- di latte, gr 50 di burro, 3 uova, sale, pepe.

Preparate un po’ di brodo vegetale con il dado e lessatevi i cappelletti.
Scolateli al dente, metteteli in una zuppiera con il burro fuso, mescolateli delicatamente e lasciateli intiepidire. Aggiungete ai cappelletti il parmigiano, l’Emmental, il prosciutto cotto.
In una terrina sbattete i tuorli con il latte, insaporite con sale e pepe, incorporatevi delicatamente gli albumi, montati a neve e versate il tutto nella zuppiera con i cappelletti.
Ungete col burro una pirofila con i bordi alti, versatevi la preparazione e passate al forno a 180° per 35 minuti. Negli ultimi 5 minuti, alzate la temperatura a 200°, finché si formi una crosticina dorata in superficie. Servire immediatamente, una delizia!

Filetto di Vitello alla Bismarck
Per 4 persone

4 fette di vitello o di scamone, spesse 2 cm, 60 gr di burro, 4 uova, 4 fette di pancarrè, olio, sale. Per accompagnare insalata mista.

Sciogliere in una padella 40 gr di burro e rosolate le fette di carne da entrambi i lati.  Mettetele su un piatto da portata e tenetele in caldo nel forno a bassa temperatura.
In un’altra padella cuocete 4 uova all’occhio di bue ( il rosso deve rimanere leggermente cotto e racchiuso nel bianco dell’uovo rappreso ). Salate le uova, togliete la carne dal forno, salatela e guarnite ogni fetta con un uovo.
Nel frattempo avrete fritte le fette di pancarrè, tagliate a metà, in 20 gr di burro.
Mettete le fette di pane attorno alle fette di carne e servite accompagnando con una insalatina mista.

Charlotte al Caffè
Per 6 persone

200 gr di Pan di Spagna, 3 tuorli, 120 gr di burro, 150 gr di zucchero a velo, latte, 2 tazzine di caffè forte, 1 bustina di vanillina, 2 fogli di colla di pesce. Qualche granello di caffè.

Fare ammorbidire il burro ridotto a pezzettini a temperatura ambiente.
Mettere a bagno in una ciotolina la colla di pesce in acqua fredda.
Preparare in una caffettiera un caffè ristretto per consumarne due tazze e lasciarlo raffreddare.
In una ciotola lavorare con un cucchiaio di legno il burro a cui avrete incorporato gr 120 di zucchero a velo mischiato con la bustina di vanillina. Mescolare sino a che il composto risulti morbido e cremoso. Unire i tuorli delle uova e amalgamarli bene.
Fare scaldare il latte e fuori dal fuoco unirvi i fogli di gelatina ben strizzati, Amalgamando fino a completo scioglimento della gelatina. Aggiungere le tazzine di caffè e unite al composto di uova, amalgamando bene il tutto.

Foderare uno stampo rotondo con il Pan di Spagna preventivamente tagliato a fettine, (lasciarne anche per la copertura) versarvi la crema, ricoprire con altro Pan di Spagna e far raffreddare la composizione in frigorifero per 3 ore. Sformate il dolce su un piatto di portata e spolverarlo con lo zucchero a velo rimasto. Mettere i chicchi di caffè sistemati gradevolmente sulla superficie. Buonooooo!

Lo Sapevate Che: Cosa si nasconde sotto le molestie sessuali?...

Le Recenti Affermazioni di donne dello spettacolo inerenti molestie sessuali subite, stimola alcune riflessioni. Che l’uso del potere cada facilmente nell’abuso, è storia: che le donne possano essere spesso vittime di questo meccanismo, pure. L’evoluzione della specie dovrebbe però aver dotato noi umani, femmine e maschi, della capacità di mettere in accordo il libero arbitrio con la consapevolezza di un necessario controllo degli impulsi. La considerazione che e deriva p che un buon equilibrio del sé permette in genere di avere padronanza delle proprie azioni. Nell’esplosione mediatica dei fatti succitati, evidenziare donne adulte solo come vittime di un predatorio e incontrollato genitalismo maschile rischia di apparire mistificatorio e scarsamente significativo della violenza insita in questi atti, non fosse che per il subdolo e spesso sotteso dubbio che ove vi possano essere convenienze, si tenda a essere più consenzienti. Temo che l’ondata di condanna che si è levata dai social cederà il passo alla dimenticanza, se non si assocerà a un credibile e duraturo convincimento personale e socio-culturale del rispetto di sé e degli altri come necessità inderogabile di coesistenza. Strada lunga e faticosa, ma da percorrere, perché la dimenticanza riporterebbe sul palcoscenico, in ogni campo, nuovi e vecchi “Weinstein”, più o meno mascherati e rigenerati. Mi conceda una sua opinione di saggio uomo sempre attento agli aspetti della vita.  P.Z. pzuppi56@gmail.com 

La Sua Lettera coglie perfettamente il problema e la relativa soluzione là dove lei scrive che questa sarà raggiunta solo quando si sarà pervenuti a “un credibile e duraturi convincimento personale e socio-culturale del rispetto di sé e degli altri come necessità inderogabile di coesistenza”. Sa che cos’è necessario per pervenire a questa meta? Percepire le persone come oggetti e non come oggetti di fugaci gratificazioni sessuali. Questo vale sia per gli uomini nei confronti delle donne come è ovvio, ma anche per le donne che, qualora acconsentano, non possono evitare di considerare che si stanno offrendo come oggetto, e per giunta non a un uomo, ma al suo desiderio sessuale. Che poi questa offerta paghi in carriera ho i miei dubbi, perché il desiderio è sempre promosso dalla mancanza, mai dal possesso. Nella relazione sessuale bisogna sempre prestare attenzione con chi o con che cosa si entra in relazione. Nel caso del potere, in relazione non entra il soggetto, che al contrario ne rimane del tutto fuori, ma unicamente un suo aspetto, la fascinazione di chi può, e che chi la detiene tende a usare per ottenere gratificazioni sessuali. Lo stesso accade nel caso del narcisista, che all’altro non offre mai sé, ma solo il suo spettacolo che affascina e irretisce anche per anni chi non riesce a chiudere il sipario e uscire dal teatro. In entrambi i casi nella relazione sessuale che dovesse instaurarsi non si incontrano due soggetti, ma solo aspetti (il potere, lo spettacolo narcisista, il corpo) si due personalità che, anche nell’amplesso più coinvolgente, restano estranei e sconosciuti. Ma a questo punto il godimento dov’è? E soprattutto chi ne fruisce al di là della superficie espressa dall’opacità della carne? Chi usa il potere per ottenere sesso, ma questo vale anche per quella moltitudine di uomini che usano il denaro per ottenere sesso dalle vittime della prostituzione, sa di ottenere gratificazioni sessuali non per quel che è, ma per il potere o per il denaro di cu dispone. E non è umiliante il saperlo? E ancora: il fatto che uno lo sa non gli spegne la libido? Perché se questo non avviene, allora simili soggetti sono ormai ridotti a livello animale dove ciò che conta è solo la potenza: fisica nel caso degli animali, sociale nel caso degli umani. E a una personalità tutta assorbita nella potenza non resta che verificare compulsivamente che questa potenza esiste e dà quotidianamente conferma di sé. E in questi soggetti non fa mai la sua comparsa un abissale senso di solitudine, in cui poter toccare con mano che chi si rapporta a loro, non li intercetta, non li vede, perché la partita è giocata su un altro tavolo, dove i soggetti non incrociano neanche uno sguardo tra loro, perché le carte le distribuisce il potere, il denaro il successo? E allora quel che c’è da fare è educare fin da piccoli, bambini e bambine, all’autostima, prima in famiglia e poi a scuola, evitando di demotivare i ragazzi e di sfiduciarli come troppo spesso accade, perché quando uno a perso la stima di sé, perché non concedersi a tutte le occasioni che si dovessero presentare per avere successo, calpestando gli altri o offrendosi senza dignità agli altri, pur di compensare con l’autoaffermazione che il successo garantisce, quella profonda distima di sé che in fondo all’anima li rode.

umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 10 febbraio 2018 - 

martedì 20 febbraio 2018

Speciale: Piatti con Verdure...queste nostre alleate!...

Insalata con Ravanelli, Rucola e formaggio Roquefort
Per 4 persone

10 ravanelli, 200 gr di rucola, 10 champignon, 2 pomodori da insalata, 150 gr di prosciutto magro, 100 gr di formaggio Roquefort,, maionese, latte, succo di limone , paprika forte, sale e pepe.

Lavate la verdura. Asciugate la rucola e fatela a pezzetti con le mani. Mettetela in un piatto da portata fondo, unite gli champignon affettati finemente, i ravanelli tagliati in 4 parti, i pomodori ridotti a dadini, la fetta di prosciutto tagliata a tocchetti e il formaggio a dadini. Salate e pepate. Condite con una salsa preparata mescolando in una ciotola 40 gr di maionese diluita con 4 cucchiai di latte, un cucchiaino di succo di limone e uno di paprika forte.

Tegame di Verdure, classico cucina Indiana, con pane indiano e digestivo
Per 4 persone

1 grossa patata, 1 melanzana, 150 gr di carote, 120 gr di fagiolini verdi, 1 yogurt naturale intero, un pugnetto di coriandolo fresco per spolverare alla fine sulla pietanza. 

Per il soffritto: 2 cipolle tagliate a julienne, 2 spicchi d’aglio tritati finemente, 2,5cm di radice di zenzero fresco grattugiato, 1 cucchiaino di gram masala (composizione di erbe che si trova nei negozi di prodotti esteri o nei supermercati), 1 cucchiaino di cumino in polvere, 1 cucchiaio di coriandolo in polvere, 6 baccelli di cardamomo, 2 cm di stecca di cannella, 1 cucchiaino di curcuma, 1 peperoncino rosso, 50 gr di burro chiarificato, sale. Accompagnare con riso Basmati bollito o pane indiano Chapati o Naan e digestivo. (seguono ricette)

In un tegame far sciogliere il burro e farvi appassire le cipolle e l’aglio, unendo anche lo zenzero e tutte le altre spezie. Aggiungere tutte le verdure tagliate a tocchetti e coprire a filo con acqua calda.
Lasciare bollire per 15 minuti, mescolare di tanto in tanto. Regolare di sale e versare lo yogurt. Spolverare infine con le foglioline di coriandolo fresco. Accompagnare con riso basmati bollito o pane indiano naan o chapati. (segue ricetta)

Pane Indiano Chapati, ricetta Indiana
Per 4 persone
(pane non lievitato)

Mettete in una ciotola 250 gr di farina integrale e mezzo cucchiaino di sale, poi incorporatevi 2 dl scarsi di acqua, poco alla volta, e impastate per 10 minuti, finchè il composto avrà una consistenza soda ed elastica. Ungete con un po’ di olio una ciotola, mettetevi l’impasto, rigiratelo un paio di volte, copritelo con un telo umido e lasciate riposare per un’ora. Riprendete quindi l’impasto, lavoratelo velocemente, dividetelo in 8 parti a cui darete la forma di palline. Con un mattarello uno di olio, stendete ciascuna pallina in un disco dello spessore di 3 mm. Fate scaldare molto bene una piastra di ghisa o una padella antiaderente e cuocetevi i chapati per pochi secondi per lato, premendoli bene con una paletta, finché saranno dorati. Teneteli avvolti in un telo.

Pane Indiano Naan
Per 4 persone

400 gr di farina, 30 gr di burro, 2 cucchiai di lievito, 1 cucchiaino di semi di finocchio, 1 cucchiaino di semi di cumino, acqua tiepida q.b., sale.

In una terrina mescolate la farina con il lievito, il sale, il burro e l’acqua. Impastate con le mani finché il composto non ha raggiunto una consistenza omogenea. Trasferite la pasta su un piano da lavoro e lavoratela ancora per 5 minuti. Avvolgetela in un telo e fatela raddoppiare di volume (circa 4 ore). Quindi dividetela in una decina di pezzi e con le mani inumidite stendete ciascun tronchetto in forma tonda tipo piadina. Nel frattempo scaldate il forno a 200°. Spennellate i Naan con burro fuso, cospargeteli con semi di cumino e finocchio e disponeteli in una teglia. Infornate per 5 minuti. Serviteli caldi.

Digestivo Lassi al profumo di Menta

Si prepara mescolando 3 parti d’acqua e 1 yogurt intero. Si condisce con una macinata di pepe, una spruzzata di succo di lime e una bella spolverizzata di foglie di menta spezzettate.

Pesto di Verdura in frittelle
Per 4 persone

6 pomodori secchi, 4 scorzette di arancia candita, 1 manciata di pistacchi, 30 gr di pinoli, 40 gr di pecorino grattugiato, 4 cucchiai di pangrattato leggermente tostato, 1 cucchiaino di aceto di riso, 2 peperoni gialli e 1 peperone rosso, 2 cipolle, 4 zucchine, 1 carota, 2 patate, 1 uovo e 1 tuorlo, 1 mazzetto di erbe di stagione, olio, sale, pepe.

Fare un pesto frullando i pomodori secchi ammollati in acqua, scolati e strizzati, 4 scorzette di arancia, la manciata di pistacchi, i pinoli, il pecorino, 1 cucchiaino di aceto e 1 filo d’olio.
Mondare e tagliare a dadini i peperoni, le cipolle, le zucchine, la carota e le patate. Poi sbollentare il tutto separatamente per 1 minuto. Schiacciare le patate e mescolarle con le verdure, 4 cucchiai di pangrattato, 1 uovo e 1 tuorlo e il mazzetto di erbe sbollentate per 1 minuto e finemente tritate. Impastare bene e regolare di sale e pepe.
Formare dei dischetti alti 2 cm. Ungere una padella di ghisa o acciaio con poco olio e cuocere i dischetti per 2 minuti per parte. Servire su un letto di insalatina fresca. Deliziose!

Lo Sapevate Che: Il vaiolo fati-da-te: virus ricostruito con pezzi presi online...

Sono passati quasi quarant’anni da quando il virus del vaiolo è stato eradicato, ma uno studio pubblicato sulla rivista Plos One da un virologo dell’Università di Alberta, David Evans, rischia di riportare pericolosamente indietro l’orologio. La ricerca mostra come sintetizzare un virus molto simile, quello del vaiolo equino, a partire da pezzi di Dna del virus ordinati su internet. Abbiamo chiesto al virologo il motivo di una simile ricerca. “Indizi storici, negli scritti di Jenner, e genetici – un’analisi del Dna del più antico ceppo virale usato per il vaccino del vaiolo pubblicata nell’ottobte 2017 su Science – suggeriscono che Jenner abbia sviluppato il suo vaccino dai cavalli e non dalle mucche” spiega Evans. “Così abbiamo voluto sintetizzare il virus del vaiolo equino per vedere se potesse offrire un’alternativa ai vaccini per il vaiolo umano. Uno scopo secondario era trovare un modo migliore per costruire nuovi virus da usare per altri vaccini e come antitumorali”. Una spiegazione che non convince molti: “È vero che oggi probabilmente non useremmo più il Vaccinia virus – che ha eradicato il vaiolo – per sviluppare un nuovo vaccino e ne cercheremmo uno con meno effetti collaterali. Ma c’è già un’alternativa valida, il Vaccinia virus modificato Ankara, ed esistono grandi riserve di Vaccinia virus originale da impiegare in caso di attacco bioterroristico osserva Stephan Becker, virologo dell’Università di Marburgo. “Il problema è che ora si potrebbe usare il procedimento descritto da Evans per sintetizzare il virus del vaiolo umano. Ho l’impressione che gli autori dello studio, che pure sono affermati virologi, non abbiano valutato bene i rischi”. Oltretutto i benefici sono dubbi. “Non ci sono prove che un vaccino costruito con il virus del vaiolo equino sarebbe più efficace di quelli già esistenti. E poi nessun governo ha chiesto lo sviluppo di nuovi vaccini per il vaiolo” dice Thomas Inglesby della Johns Hopkins University di Baltimora. “Oggi la maggior parte delle persone non sono più vaccinate contro questa minaccia, quindi c’è molta poca immunità: condurre questa ricerca è stato un errore”. Evans ha anche dichiarato di aver voluto dimostrare che ricostruire il virus è possibile. “Nessuno ha mai sostenuto il contrario” obietta Inglesby. “E imbarcarsi in una ricerca che crea nuovi rischi, molto alti, solo per far vedere che questi rischi sono reali, è un azzardo”. “Capisco le obiezioni”, replica Evans. “Tuttavia sia gli Stati Uniti che la Russia insistono che le loro riserve del virus del vaiolo non dovrebbero essere distrutte, perché, dicono, servono a studiare vaccini. Ma se nuovi vaccini non servono più, perché li stanno studiando?”.

Giuliano Aluffi – Scienze – Il Venerdì di La Repubblica – 18 – febbraio 2018 -