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lunedì 27 febbraio 2017

Speciale: Le Verdure più sfiziose...



Ravanelli in Carpione
Per 6 persone

20 ravanelli,20 cipollotti, 1 lt di aceto rosso, 400 gr di zucchero, un dl di brodo, 3 foglie di alloro, ½ stecca di cannella, sale.

Privare i cipollotti delle radici e della foglia esterna, della parte verde più dura, togliere foglie verdi e radici ai ravanelli, lavare i due ortaggi.
Versare in un tegame l’aceto, aggiungere lo zucchero e far ridurre a fuoco moderato, mescolando di tanto in tanto, unire l’alloro e la ½ stecca di cannella, il brodo e il sale. Appena inizia l’ebollizione, aggiungere i ravanelli e farli cuocere per 6 minuti; dopo due minuti di cottura dei ravanelli unire i cipollotti e farli cuocere per i rimanenti 4 minuti.
Togliere gli ortaggi dal fuoco, farli raffreddare e lasciarli riposare per 48 ore nel liquido di cottura prima di servirli.
Sono particolarmente adatti per accompagnare bolliti, coniglio arrosto ecc.

Rucola, Roquefort e Ravanelli
Per 4 persone

10 ravanelli, 200 gr di rucola, 10 champignon, 2 pomodori da insalata, 150 gr di prosciutto magro, 100 gr di formaggio Roquefort,, maionese, latte, succo di limone , paprika forte, sale e pepe.

Lavate la verdura.
Asciugate la rucola e fatela a pezzetti con le mani. Mettetela in un piatto da portata fondo, unite gli champignon affettati finemente, i ravanelli tagliati in 4 parti, i pomodori ridotti a dadini, la fetta di prosciutto tagliata a tocchetti e il formaggio a dadini. Salate e pepate.
Condite con una salsa preparata mescolando in una ciotola 40 gr di maionese diluita con 4 cucchiai di latte, un cucchiaino di succo di limone e uno di paprika forte.

Torta con Verdure al forno
Per 6 persone

6 uova, 200 gr di ricotta, 100 gr di fagiolini, 150 gr di patate, 2 carote, 100 gr di pisellini in scatola, 2 cucchiai di pangrattato, 50 gr di parmigiano grattugiato, basilico, olio, sale e pepe.

Lavate e spuntate i fagiolini, lessateli per 10 minuti con le carote pulite. Separatamente lessate le patate per 20 minuti.
Sbucciate le patate e tagliatele a dadini con le carote, tagliate i fagiolini a tocchetti di 2 cm.
Rompete le uova in una ciotola, sbattetele e incorporatevi la ricotta per ottenere un composto omogeneo. Aggiungete le verdure lessate, i pisellini scolati e sciacquati, metà parmigiano, 5 foglie di basilico spezzettato con le mani, sale, pepe e amalgamate con cura. Spolverizzate con un cucchiaio di pangrattato una teglia prima unta d’olio e versatevi l’impasto. Mescolate il parmigiano e il pangrattato rimasti e cospargete in superficie.
Fate cuocere il tortino in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti. Toglietelo, lasciatelo riposare per 1 minuto, quindi servitelo.

Gratin di Verdure
Per 4 persone

500 gr di carote, 500 gr di patate, 50 gr di emmenthal grattugiato, 30 gr di pane grattugiato. Per la salsa: 30 gr di burro, 20 gr di farina, 50 ml di latte, 40 gr di emmenthal grattugiato, sale, pepe.
Pulire le verdure e tagliarle a fettine sottili o grattugiarle con la grattugia a fori grandi.
In una teglia rettangolare imburrata, disporre le verdure a fettine. Preriscaldare nel mentre il forno a 180°. In una piccola pentola, portare quasi a bollore 40 ml latte con il burro, aggiungere la farina sciolta nel latte freddo residuo. Mescolare con attenzione sino a che la salsa dopo pochi secondi ispessisca, abbassare il calore e sempre mescolando unire i 40 gr di formaggio grattugiato e regolare di sale e pepe. Versare la salsa sulle verdure.
Mescolare il pane grattugiato al formaggio residuo grattugiato e spolverizzare le verdure con questo composto. Mettere la pirofila nel forno preriscaldato sino a che la preparazione risulti dorata in superficie.

Lo Sapevate Che: Quante cose si possono imparare da un furto...



Quanti Homeless del Bronx si possono sfamare spendendo 500 dollari in un McDonald’s? La catenafast-food propone un ventaglio di prezzi da ,49 dollari per i Chicken Mc Nuggets (pollo) a 8,49 per un maxi-hamburger con patatine e bibita. Facciamo una via di mezzo, con 5 dollari ti sfami, 500 dollari pagano il pasto a 100 senzatetto. È la scena che m’immagino ripetersi per molte sere nel Bronx. A pagare il conto è una Visa con su scritto Federico Rampini, proprietà la Repubblica. Strano sogno? Il fatto è che qualcuno mi ha rubato elettronicamente (clonato) la carta di credito di servizio, quella che Repubblica dà ai giornalisti per coprire spese di lavoro come voli e hotel durante le trasferte. Poi ha cominciato a usarla tutte le sere, sempre nello stesso McDonald’s del Bronx. Partito da 300 dollari, è arrivato a 500. Ha sperimentato la variante Burger King, poi è tornato al suo junk-food preferito. È la ragione per cui, quando ho visto quegli addebiti sull’estratto conto, ho capito che era truffa. Non metto piede in un McDonald’s da 30 anni. L’ultima volta coincise con la mia – prima e ultima – ulcera. I medici lo dicono da decenni, Michelle Obama ne fece una missione: il fast food è tra le cause dell’epidemia di obesità, diabete, malattie cardiovascolari, che colpisce gli americani soprattutto poveri (e chi nel resto del mondo si lascia contagiare). Ma della frode mi accorsi tardi: un mese dopo che era cominciato il banchetto da McDonald’s. Non verifico continuamente gli addebiti sulla Visa di servizio, ero abituato a fidarmi dei loro controlli di sicurezza. In casi simili in passato bloccavano subito la carta di credito clonata, stavolta i controllori hanno dormito. Per loro forse mi stavo suicidando, tutte le sere in un fast-food a ingozzarmi di cento hamburger? O in alternativa puntavo a farmi licenziare per abuso evidente? Ho imparato qualcosa. Primo: controllare spesso gli estratti conto online, mai fidarsi che le banche facciano il loro dovere. Secondo: purtroppo il ladro non è un Robin Hood che rubava a Repubblica per sfamare gli homeless, bensì un furbo con un complice disposto a “strisciare” ogni sera sulla macchinetta della carta di credito dei conti improbabili. Terzo: in queste frodi è complicato ricostruire chi paga. Il ladro la fa franca al 99%, nessuno ha interesse a fare indagini serie. Tanto, in apparenza siamo tutti protetti. Io sono l’ignara vittima del furto elettronico, ma la carta non è mia, è dell’azienda che mi dà lavoro. L’azienda non ci rimette perché le Visa hanno un’assicurazione anti-frode, purché l’illecito sia denunciato entro 60 giorni. La Deutsche Bank italiana, che emette le nostre Visa aziendali, a sua volta è assicurata. Ho scoperto qui un piccolo segreto quando ho protestato con la banca per l’inefficienza dei controlli. La Deutsche Bank non fa neppure vigilanza in proprio. Il loro servizio anti-frode mi ha rivolto le sue scuse e ha promesso di indagare, presso la società esterna a cui hanno delegato anche questo mestiere. Le banche fanno sempre più outsourcing, magari a qualche ufficio in India o nelle Filippine. Alla fine, insomma, chi paga? I clienti, perché il costo delle mega-polizze assicurative viene spalmato sempre su gli stessi. Gli unici che in questa storia non c’entrano sono gli homeless. Il mio sogno su Robin Hood era un po' diverso: il junk-food non andrebbe augurato neanche a loro. Quando mia moglie Stefania va con la Comunità di Sant’Egidio a distribuire pasti a decine di senzatetto che dormono a Central Station, il pasto è fatto di minestre calde di verdure preparate in casa dalle volontarie, panini con insalata e formaggio. Essere povero non è una ragione per farsi avvelenare.
Federico Rampini – Opinioni – Donna di Repubblica – 18 febbraio 2017 -

domenica 26 febbraio 2017

Speciale: L’Ultima Domenica di Carnevale 2017: le maschere italiane, loro storia. Il Menù della giornata…



La stagione  del Carnevale tutto il Mondo fa cambiare
Chi sta bene e chi sta male Carnevale fa rallegrare.
Chi ha denari se li spende; chi non ne ha ne vuol trovare;
e si impegna per andarsi a sollazzare.
Qua la moglie e là il marito, ognuno va dove gli pare.

L’etimologia della parola Carnevale è ancor oggi discussa: potrebbe derivare da Carna-aval o da carnevale (un invito a non mangiare carne), o da Carnalia (feste in onore di Saturno), o da carne-levamen o dall’espressione medioevale carnem-laxare
(cioè fare digiuno, astinenza). Sicuramente le origini di questa festa sono religiose. Utilizzate sin dal Paleolitico, quando gli stregoni, duranti i riti magici, indossavano dei costumi adornati di piume e sonagli e assumevano degli aspetti terrificanti, con l’intento di scacciare gli spiriti maligni.
Nel mondo romano si svolgevano feste in onore degli dei, possiamo ritrovare le origini del nostro carnevale. Nell’antica Roma, i festeggiamenti in onore di Bacco, detti Baccanali, si svolgevano lungo le strade della città e esistevano già uso di maschere, vino e manifestazioni danzanti.
In marzo e dicembre si festeggiavano con i Saturnali, le feste sacre a Saturno, padre degli Dei. I Saturnali divennero sempre più importanti, all’origine infatti, duravano solo tre giorni, poi sette finché, in epoca imperiale, furono portati a quindici. Nel ricordo della lupa che allattò Romolo e Remo, si ricordano i Lupercali che erano considerate feste della fecondità.

Le maschere italiane di Carnevale

Pulcinella
E’fra le maschere più popolari e simpatiche, il simbolo di Napoli e del suo popolo.
Appare sulle scene nelle vesti di un servo furbo e poltrone, sempre affamato, alla ricerca di qualcosa da mettere sotto ai denti! : contadino, mercante ladruncolo e ciarlatano. Credulone, litigioso, arguto, un po’ goffo nel camminare. E’ in continuo movimento e sempre pronto a tramare qualche imbroglio. Ha un carattere mattacchione e quando è contento, esplode in una danza fatta di vivaci e rapidi saltelli, di sberleffi e di smorfie belle a vedersi. Famosa l’espressione di “ è un segreto di Pulcinella” per dire di qualcosa che tutti sanno

Gianduia
La più importante maschera piemontese. Si narra vivesse in una casetta
Assieme alla moglie Giacometta. Semplice contadino, con  il passar del tempo divenne un gentiluomo allegro, amante del buon vino e della tavola. Agisce cn eleganza muovendo il suo caratteristico codino rivolto all’insù. Ama lo scherzo e i piaceri della vita. E’ un tipo pacifico che non ama complicarsi la vita, ma non rinuncia al suo senso di schiettezza, che fa parte del suo carattere piemontese. I torinesi che amano molto la loro maschera tradizionale, hanno dato il nome “gianduiotto “ma quegli squisiti cioccolatini dalla forma allungata. La maschera di Gianduia non manca mai nei festosi cortei delle maschere carnevalesche.

Colombina
Le attribuirono il nome di Colombina, quando Isabella Franchini, famosa attrice che la interpretò, portò sottobraccio un paniere in cui si intravedevano due colombe. Colombina, talvolta un po’ bugiarda, a fin di bene, molto vanitosa e un po’ civettuola. Non ha peli sulla lingua e riesce a mettere a posto anche i corteggiatori che non si comportano educatamente.    
Il suo eterno fidanzato Arlecchino, deve stare attento a non fare lo sdolcinato con qualche sua collega, come Corallina o Ricciolina. Il modo di fare vivace e malizioso, nasconde un carattere volitivo e una naturale furbizia che fanno di Colombina un personaggio molto amato dal pubblico.

Scaramuccia
Vanitoso, donnaiolo, adottava un linguaggio volgare. Col Passar del tempo ammorbidì i tratti del carattere. Suo grande interprete fu il napoletano Tiberio Fiorilli. Sul palcoscenico si muoveva con salti e acrobazie, recitando con l’espressività del suo volto. A Parigi, dove ebbe grande successo, trasformò il nome della maschera in “Scaramouche”. Mise dei pantaloni alla zuava, indosso una calzamaglia e si tolse la maschera. Si finge, nella commedia, ricchissimo e conquista le donne suonando dolci serenate con la chitarra e il mandolino.

Stenterello
Con l’astuzia riesce a diventare tenero e simpatico, nonostante dica spesso cattiverie. Si adatta sempre in qualsiasi parte della commedia in cui si esibisce. Fisico magro, allampanato, come una persona che vive a fatica e stenti. L’ideatore della maschera fu un fiorentino di nome Luigi del Buono, che nel vedere recitare a Napoli Pulcinella, volle creare un personaggio equivalente in Toscana.

Balanzone
Ha compiuto a Bologna i suoi studi universitari, diventando dottore. Usa il dialetto bolognese, infarcito di citazioni in lingua antica e in latino maccheronico. Vestito di nero, porta la toga dei professori dello Studio di Bologna.
Prodigo di consigli non richiesti, parla con gesti autorevoli e eloquenti. Gli basta un minimo appiglio per lanciarsi in consigli non richiesti, infilando una parola dietro l’altra, un riferimento dopo l’altro, senza capo né coda. Storpia le parole, senza nessun senso logico. Si vanta di conoscere tutte le scienze umane. Parla in modo noioso, mescolandole con confusione terribile. <<in fondo questo Dottore Balanzone, grosso e corpulento è un personaggio amabile.

Rugantino
Personaggio fanfarone e contaballe Rappresenta il “bullo romano”, disposto a prenderne pur di avere l’ultima parola. “Meglio perde n’amico che na buona risposta” è una delle sue frasi preferite. Vestito in scena da sbirro, con pantaloni, gilè e giacca rossi, scarpe con grandi fibbie. In testa un cappello a due punte. Borbottava come una pentola d’acqua che raggiunge il bollore. Se finisce a botte commenta: “Me ne ha date, ma quante gliene ho dette!”.

Arlecchino
La maschera italiana più conosciuta e popolare. <una delle più antiche. Le sue origini si ritrovano nella figura del “diavolo burlone” delle favole medioevali e in seguito nel “buffone” delle compagnie di comici girovaghi alle corti principesche. Pure si ritrova fra i saltimbanchi e gli acrobati nelle fiere, nei mercati dei sobborghi, con molta gente in cerca di divertimento. Nato a Bergamo bassa, parla nel suo dialetto, che muterà poi in quello veneto. Il suo vestito in un primo tempo era tutto bianco come quello di Pulcinella, suo degno compare. Col tempo con i molti rattoppi con pezzi di stoffa di ogni genere e colore, è diventato quello che noi oggi conosciamo. Un variopinto abito composto sa un corto giubbetto e da un paio di pantaloni attillati, entrambi a losanghe e triangoli di mille colori. Ha un carattere stravagante e scapestrato. Inventa imbrogli e burle. Arlecchino è ricco di fantasia e immaginazione. Lavora soprattutto con la lingua e molto. I lazzi, le sue battute e spiritosaggini fanno ridere tutti quanti. Quando combina qualche guaio, fa funzionare bene le gambe,caon capriole e salti acrobatici. Pieno di brio e trovate, vivace e scanzonato, è la maschera più simpatica fra tutte le maschere italiane. Ancora oggi riesce a divertire bambini e non bambini.

Giangurgolo
La fame, l’ingordigia, l’avidità insaziabile di cibo sono le caratteristiche che l’hanno reso famoso. Disposto anche a rubare, pur si saziarsi fin in fondo. Disposto a giurate di non aver visto nulla o sentito niente, perché oltre che bugiardo, si rifiuta di affrontare qualsiasi responsabilità. Descritto non certamente come un bell’uomo: un grosso naso deforme, la voce stridula e il modo di camminare rigido e sgraziato. Questa maschera calabrese, da tempo ha lasciato i palcoscenici, la si può ritrovare in qualche spettacolo dialettale di burattini.

Tartaglia
Corpulento e goffo personaggio napoletano, afflitto da un comico difetto di pronuncia. Quando inizia a parlare, balbetta, incespica nelle parole, ripetendo la sillaba iniziale parecchie volte. Non riesce a farsi capire e il primo ad arrabbiarsi è proprio lui. Storpia le parole e le frasi, ne deforma il significato, lasciando interdetto e rendendo furioso chi l’ascolta. E’ molto miope e porta sul naso un paio di occhiali che gli danno una solenne aria da professore. Un po’ sordo, sovente risponde fischi per fiaschi. Di origine napoletana, si ritrova molto spesso nelle commedie d’epoca accanto alle maschere di Pulcinella e di Colombina. Assume ruoli diversi e una delle sue debolezze è quella di corteggiare tutte le donne che incontra, visto che ha il cuore tenero, se ne innamora facilmente. Diverte il pubblico di ogni età.

Beppe Nappa
Rappresenta un siciliano fannullone, intorpidito da un sonno perenne che lo costringe a sbadigliare continuamente. “Nappa” in dialetto, significa un uomo buono a nulla. Pigro servitore di un padrone che può essere un commerciante, un innamorato, un vecchio barone. In realtà non svolge il suo lavoro in modo efficiente, passando dal sonno al cibo e tornando nel suo mondo dei sogni.

Meneghino
Maschera lombarda che nasce dalla fantasia del commediografo Carlo Maria Maggi. Impersona un servitore rozzo ma di buon senso, desideroso di mantenere la sua libertà, però fugge quando deve schierarsi al fianco del suo popolo. “Domenighin” era il suo soprannome. Durante l’insurrezione delle Cinque Giornate di Milano nel 1848, fu scelto dai milanesi per le sue virtù, come simbolo di eroismo. Tipica maschera dei milanesi è generoso, sbrigativo, sempre al lavoro. Ama la buona tavola e gli vengono le lacrime agli occhi quando si ritrova davanti a una fetta di panettone, che gli ricorda la sua Milano e suo Duomo di cui non smette mai di parlare. Vestito di una lunga giacca marrone, calzoni corti e calze a righe rosse e bianche, cappello a forma di tricorno, parrucca con un codino stretto da un nastro, assieme alla moglie Checca, trionfa ancora nei carnevali milanesi.

Meo Patacca
Maschera romana, che con Rugantino rappresenta il coraggio e la spavalderia di certi tipi di Trastevere, quartiere popolare di Roma. Meo Patacca è il classico bullo romano, sfrontato e attaccabrighe, in fondo generoso e di animo aperto. Quando ci scappa la rissa, si getta nella mischia e la sua fama è ben nota in Trastevere e a Roma. Riscosse la simpatia dei suoi concittadini che affollarono i teatri romani per assistere alle sue commedie. Pur trasformato nel tempo, in un tipo più serio e meno manesco, ha mantenuto i suoi caratteri di vanaglorioso romano, sbruffone e provocatore.

Brighella
Ci tiene a precisare che lui è di Bergamo alta, mentre Arlecchino è di Bergamo bassa. Fa un’infinità di mestieri, più o meno leciti e onesti., trovandosi sempre in mezzo ad intrighi. E’ intrigante, nato furbo e senza scrupoli. Di bugie ne ha sempre in serbo, dette con quella sicurezza e convinzione che gli derivano da lunga esperienza di inventa frottole e bugie, che gli escono dalla bocca con una facilità estrema. Abile nel cantare, suonare e ballare.

Mezzettino
Comparve all fine del Seicento. Vestiva un tipico costume degli zanni; abito abbondante, cappello a punta e maschera. Poi in seguito, l’abito divenne a righe verticali e tolse la maschera. Sempre disponibile a sbrigare le faccende di cuore del suo padrone. Il suo nome si dice, deriverebbe dalla parola francese “Mezentin” che significa mezzo boccale o mezzo bicchiere. Divenne anche un personaggio critico verso la società.

Pierrot
Larghi pantaloni di lucida seta nera, ampio colletto, lunga casacca guarnita di grossi bottoni neri, papalina sul capo, il volto pallido, la piccola bocca rossa, un’espressione triste. Così si presenta Pierrot, simbolo dell’innamorato malinconico e dolce. Spesso di non capire gli ordini mentre lavora, anzi tante volte li esegue al contrario, questo non per stupidità, ma perché li ritiene sbagliati. Capace e pieno di buon senso, furbo, ma sentimentale. Preferisce a un piatto di minestra, suonare sulla mandola, sotto le finestre della sua bella, una romantica serenata. Sempre pallido e languido, spesso una lacrima gli scende sul viso.

Pantalone
Chiamato il Magnifico, ha accumulato una fortuna con i traffici ed il commercio, diventando un ricco mercante. E’ avaro e diffida di tutto e di tutti. Pettegolo, sovente si perde in chiacchiere inutili e banali. Ha eccessive smanie di corteggiatore da strapazzo mettendosi spesso nei pasticci. Bonario e pieno di umanità. E’ una delle maschere più antiche, nata a metà del secolo XVI. Maschera tipicamente veneziana, incontra molta fortuna nel pubblico che riconosce i suoi pregi e i suoi difetti.

Carnevale di Venezia
Fra i carnevali più celebri di ogni tempo, Venezia occupa un posto importante. Nel
1162 il doge Vitale Michael II vinse il patriarca d’Aquileia Ulrico, che venne fatto prigioniero proprio il giorno di giovedì grasso. Per essere liberato, ogni anno, promise ai veneziani il pagamento di dodici pani e un toro.
In ricordo di questo avvenimento, ogni giovedì grasso tre tori venivano uccisi in piazza San Marco, davanti a una numerosa folla.
Ai carnevali di Venezia accorreva gente da ogni parte del mondo, e con le maschere tutti erano pari: poveri e ricchi, giovani e vecchi, nobili e plebei. Oggi il carnevale di Venezia torna ad acquistare importanza. Numerosi visitatori, non solo italiani, ma anche stranieri, sono presenti nella città, soprattutto nell’ultima settimana. Maschere di tutti i tipi passeggiano lungo i calli e i campielli.
Vi sono molte manifestazioni e spettacoli teatrali, concerti e iniziative culturali, che si concludono con il grandioso ballo in Piazza San Marco e i celebri fuochi d’artificio.

Verona è un’altra città veneta famosa per il suo carnevale. Dal lontano 1500 celebra la festa dello Gnocco, che ogni anno si svolge nel rione di S: Zeno.
Nel 1530, Verona venne assalita da truppe straniere che la saccheggiarono lasciando la popolazione alla fame. Un ricco mercante, distribuì alla popolazione pane, farina e formaggi. Con la farina vennero preparati una enorme quantità di gnocchi, e ancora oggi, nel giorno del venerdì grasso, avviene la distribuzione degli gnocchi. Partecipa alla festa anche il Papà del Gnocco che è un buffo personaggio con un grosso pancione e un forchettone in mano con infilzato uno gnocco.


Menù per Carnevale:


Olive ripiene
Per 6 persone

300 gr di olive grandi verdi, gr 150 di maiale macinata, 2 uova, sale, pepe, uno spicchio d’aglio, 1 cipolla, gr 60 di parmigiano grattugiato, pangrattato, burro, farina, olio.

Snocciolate le olive con l’arnese apposito.
Preparate il ripieno facendo colorire la cipolla tritata in una padella con 40 gr di burro e unendo la carne per farla insaporire. Incorporate alla carne, fuori dal fuoco, un uovo, sale, pepe, parmigiano grattugiato e l’aglio tritato. Mescolate molto bene e con questo composto riempite le olive.
Passatele nella farina, poi nell’altro uovo sbattuto e infine nel pangrattato.
In una padella, con abbondante olio bollente, friggete le olive, da tutte le parti. Adagiatele su carta da cucina a perdere l’unto in eccesso. Servite calde.


Gnocco fritto con crema di Lardo e Rosmarino
Per 4 persone

200 gr di farina, 1 cucchiaio di olio, 1 noce di burro, un cucchiaino raso di lievito in polvere, sale. Olio per friggere.

Per la crema: 100 gr di lardo, un rametto di rosmarino, 40 gr di parmigiano grattugiato, 1 spicchio d’aglio.

Mettere in una terrina la farina, il lievito, il cucchiaio d’olio, la noce di burro e un cucchiaino di sale. Unire l’acqua necessaria per ottenere un impasto consistente come la pasta del pane. Lavorare per qualche minuto e lasciarlo riposare, coperto da pellicola, per ½ ora.
Tritare finemente il lardo e metterlo in una ciotola. Lavorarlo con un cucchiaio di legno per farne una crema, unire pure l’aglio e il rosmarino tritati finemente, il parmigiano grattugiato.
Stendere la pasta con il mattarello e ritagliarla a dischi. Friggerla in abbondante olio e scolare i dischi su carta assorbente da cucina. Spalmarli subito con un po’ di crema preparata e servire.


Lasagne del Carnevale
Per 6 persone

Per la sfoglia: 500 gr di farina, 4 uova intere, sale

Per il ragù: 300 gr di polpa di vitello macinato, 2 braciole di maiale, 2 salsicciotti freschi di maiale, 2 cipolle, una confezione da litro di passata di pomodoro, ½ bicchiere di vino rosso, sale e pepe nero, olio evo.

Per il ripieno: 500 gr di scamorza fresca, 4 uova sode, 200 gr di pecorino fresco sardo, 250 gr di ricotta di pecora, 50 gr di burro, parmigiano e pecorino grattugiati 300 gr.

Per le polpettine: 500 gr di carne macinata di vitello, 1 uovo, 3 cucchiai pecorino grattugiato, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 1 fetta di pancarrè bagnata nel latte, sale

Preparazione del ragù: In un tegame (se avete quello di terracotta meglio ancora!) fare soffriggere le cipolle tagliate a fettine sottile, aggiungere la carne macinata di vitello, le braciole e i due salsicciotti sbriciolati. Fare rosolare, sfumare con il vino rosso. Aggiungere il pomodoro, salare e pepare. Aggiungere un po’ d’acqua calda e far cuocere a fuoco dolce con coperchio per circa 30 minuti, mescolando ogni tanto.

Preparare le polpettine che devono essere un po’ più piccole di una noce, amalgamando gli ingredienti descritti. Farle friggere in olio evo, rosolandole da tutte le parti e tenerle in attesa in un piatto.

Preparare la sfoglia: In una capiente terrina mettere la farina a fontana, aggiungere nell’incavo le uova e un pizzico di sale. Amalgamare bene sino ad ottenere un impasto omogeneo. Fare riposare la pasta coperta da un canovaccio per 15 minuti. Metterla su di un piano da lavoro infarinato e con il mattarello stenderla al massimo a 3 mm di spessore e ritagliare tanti grossi rettangoli di pasta tutti uguali (potete usare l’apposita macchina per la pasta). Cuocere questi rettangoli (lasagne) in abbondante acqua in ebollizione leggermente salata (aggiungere nell’acqua un filo d’olio onde evitare che la pasta si attacchi). Scolarla bene e posare le lasagne su di un canovaccio inumidito una accanto all’altra.

Comporre le lasagne: In una capiente teglia, versare nel fondo uno strato leggero di salsa e posarvi sopra uno strato di pasta, unendo uno strato di ragù, la scamorza e il pecorino fresco a fette e le uova dure tagliate a pezzi, una parte delle polpettine, tenendo presente che devono bastare per tutti gli strati. Su tutto una spolverata generosa di parmigiano e pecorino uniti assieme, proseguire ripetendo gli strati ed aggiungendo delle noccioline di burro, fino a finire gli ingredienti. Far cuocere in forno preriscaldato a 200° per circa 40 minuti, fin che si sia formata in superficie una bella crosticina dorata. Togliere dal forno e far riposare la preparazione per una decina di minuti. (le braciole serviranno per un altro piatto, accompagnate da favolose patatine fritte nello strutto di maiale!).


Tortelli di Carnevale
Per 6 persone

280 gr di farina, 130 gr di burro, 140 gr di zucchero semolato, 2 dl di latte, 1 bustina di vanillina, 1 limone non trattato, 8 uova e 2 tuorli, 1 cucchiaino di bicarbonato, olio, sale.

Portare a ebollizione il latte con la scorza del limone, la vanillina, 60 gr di zucchero, 2 dl di acqua, il burro, il bicarbonato e un pizzico di sale. Togliere la casseruola dal fuoco e, in un solo colpo, unire la farina e mescolare bene il composto con un cucchiaio di legno finché si stacca dalla parete. Trasferire l’impasto in una terrina e lasciarlo intiepidire. Unirvi le uova, uno alla volta.
Con 2 cucchiaini, prelevare un quantitativo di pastella grande come una noce e tuffarlo nella padella dove avrete messo abbondante olio e portato a ebollizione. Ripetere l’operazione, non mettendo mai più di 5 o 6 tortelli e friggerli sin quando siano molto gonfi e dorati da tutte le parti. Scolarli su carta assorbente da cucina. Proseguire la cottura sino al termine della pastella, tenendo il forno pronto a 50° gradi in modo da mantenere i tortelli caldi su un piatto. Servirli cosparsi con lo zucchero residuo.
         
Chiacchiere di Carnevale
Per 6 persone

500 gr di farina, gr 100 di zucchero, gr 100 di burro, 3 uova, 2 cucchiai di zucchero a velo, una bustina di vanillina, vino bianco secco o Marsala, olio.

Mescolare la farina, lo zucchero e la vanillina e disponete il tutto a fontana, su una spianatoia. Rompetevi al centro le uova, unite il burro a pezzetti e 3 cucchiai di vino. Impastate bene gli ingredienti e se l’impasto dovesse risultare troppo consistente, aggiungete ancora un po’ di vino o di Marsala. A questo punto stendete la pasta in una sfoglia sottile e ricavate da essa con una rotellina dentata, tanti pezzi di pasta di circa 8cm per 12. Fate 3 tagli nel mezzo nel senso della lunghezza e lasciando unite le estremità, intrecciate in modo irregolare. Ponete sul fuoco una padella con abbondante olio e friggetevi le chiacchere, lasciandole dorare da tutte le parti. Scolatele e adagiatele su un foglio di carta assorbente. Spolverizzate con abbondante zucchero a velo.


Buona Domenica di Carnevale a tutti!