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venerdì 30 gennaio 2015

Lo Sapevate che: Comandare l'Italia dal tavolo di un bar...



Non perde occasione per fare commenti sessisti, per prendersela con le donne possibilmente molto giovani. E’ identikit del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, che ancora una volta ha fatto indignare il Paese con un tweet che aveva a oggetto delle presunte dichiarazioni fatte da Greta Ramelli e Vanessa Marzullo ai pm dopo la loro liberazione. Tempo fa Gasparri se l’era presa con una fan sedicenne di Fedez, ora con le due cooperanti rapite in Siria durante una missione umanitaria. La prassi è questa: si diffondono notizie false e poi si attribuiscono responsabilità alle fonti prime, quotidiani online in cerca di clic, blog che riportano notizie senza approfondirle, qualche tweet fatto da chi si presenta come soggetto informato sui fatti. Questo autorizza una carica istituzionale a riprendere qualsiasi informazione dal più stupido dei siti? (..). Su Greta Ramelli e Vanessa Marzullo stiamo leggendo di tutto: che durante i cinque mesi e mezzo di prigionia hanno preso dieci chili, che sono diventate amanti dei loro rapitori, che appoggiano terroristi dell’Is, che devono restituire i soldi del riscatto, che ancora non sappiamo se davvero sia sto pagato o meno. (..). A bel guardare stiamo assistendo al funzionamento della macchina del fango nel suo massimo splendore. Un blog pubblica una notizia e il vice presidente del Senato la riporta su Twitter (si trincera dietro un punto interrogativo) diffondendola a macchia d’olio. E cosa dice questa notizia? Che le due ragazze avrebbero fatto sesso con i loro rapitori. E a chi lo avrebbero detto Greta e Vanessa? Ai pm che le hanno ascoltate dopo la liberazione. Allora il Vicepresidente del Senato, come il più impulsivo degli italiani avrebbe fatto, si domanda se le due ragazze che davvero siano andate in Siria a fare sesso a spese degli italiani. E lo domanda al web. Io, da un rappresentante delle istituzioni mi sarei aspettato qualcosa di diverso. Mi sarei aspettato che Gasparri si fosse chiesto se la fonte di quella notizia era attendibile e soprattutto, se il contenuto era vero. (..). Ma la procedura, il funzionamento delle regole democratiche, al vicepresidente del Senato Gasparri non interessano, per lui era importante assecondare il peggiore istinto, Lui ha sentito il bisogno di esternare un pensiero, poco importa se becero e diffamatorio ( c’era il punto interrogativo a schermarlo) e di renderlo pubblico. Prima credevo vi fosse del calcolo politico, ora credo che si sia andati oltre. Ora credo che la situazione sia fuori controllo, che non ci si renda nemmeno conto di cosa sia più o meno opportuno dire. Io non credo che il senatore Gasparri debba lasciare Twitter, lì ci può senz’altro rimanere. Io credo che il Senatore Gasparri non dovrebbe sedere in Senato e spero, dato che non è possibile pretendere le sue dimissioni, che almeno i senatori disertino le sedute in Aula quando è lui a presiederla. Che almeno, se un minimo di rispetto per le istituzioni è rimasto, si faccia lo sforzo di operare una distinzione tra i blog che costruiscono informazioni per generare traffico e chi siede in Parlamento. Perché il Parlamento non è il bar e l’Italia non si governa a tempo perso, tra un pettegolezzo e una partita a biliardino.
Roberto Saviano – L’antitaliano – L’Espresso – 29 gennaio 2015 -

Lo Sapevate Che: 2015, Fuga da un Atollo...



Prima o poi doveva succedere: il mare, come da tempo previsto da ambientalisti e climatologi, inizierà a portarsi via pezzi di terra. Così il mondo conoscerà i primi profughi ambientali, costretti a lasciare le proprie case per fare posto all’acqua. Se danni tutti guardavamo all’arcipelago delle Kiribati, in realtà i primi a cui toccherà il triste primato saranno – pare entro fine 2015 – i circa 3000 abitanti delle isole Carteret, al largo di Papua Nuova Guinea. L’arcipelago, formato da sei isole, ha prima visto l’atollo di Huene spaccato in due dalle mareggiate. Poi quelli di Han e Piun quasi completamente sommersi. Ora, se andrà come si prevede, tutto il resto potrebbe essere inghiottito dalle onde. E gli abitanti delle Carteret (che ancora non si sono rassegnati al trasloco, nonostante le continue inondazioni e le terre non più coltivabili perché allagate o inaridite dal sale) non resterà che fare i bagagli e lasciare per sempre le loro case. Il governo di Papua Nuova Guinea, che monitora da tempo la situazione, ha cercato di mettere a punto un piano di evacuazione che fosse il più efficace e il meno traumatico possibile: già dal 2003, infatti, parte degli abitanti sono stati accompagnati fuori dalle isole con un piano graduale che prevede il ricollocamento di 10 famiglie alla volta e, dal 2007, sono stati stanziati due milioni di Kina, circa 700 mila euro, per dare loro nuove case, un nuovo lavoro e nuovi appezzamenti di terra da coltivare. In attesa, sostiene l’Unesco, che tocchi ad altri popoli e ad altre isole.
Luciana Grosso – Social Marketing – Il Venerdì di Repubblica – 24 gennaio 2015

giovedì 29 gennaio 2015

Specialità con cerne bianca, senza colesterolo....



Porchetta con coniglio
Per 6 persone

Un coniglio da 1,200 kg disossato, il suo fegato, 200 gr di finocchietto, 50 gr di prosciutto crudo, 50 gr di pancetta, 50 gr di mortadella, aglio, rosmarino, farina e vino bianco. Scottate il finocchietto per 10 minuti in poca acqua bollente salata con 2 spicchi d’aglio schiacciati. Scolate e strizzate il finocchietto e tenete l’acqua da parte.

Tagliate i salumi a listerelle, poi tritateli con la mezzaluna. Scaldate in una padella 4 cucchiai d’olio e rosolatevi il trito preparato per 5 minuti, mescolando spesso. Unite il finocchietto tritato, i fegato del coniglio a pezzetti e pochi aghi di rosmarino tritati. Salate e pepate l’interno del coniglio. Mescolate per bene il ripieno, poi allargate il coniglio sul tagliere. Sistemate con delicatezza nel suo interno il ripieno e richiudeteci sopra i lembi di carne. Cucite il coniglio con refe da cucina. Ripiegate cosce e zampe anteriori e legatelo con refe, come un normale arrosto. Infilate, tra refe e carne, del rosmarino. Rosolate il coniglio in una teglia con 4 cucchiai d’olio, salate, bagnate con il brodo al finocchietto. Fate evaporare, mettete ancora brodo e infornate a 190° per 1 ora e ½. Staccate le cosce e le zampe e disponetele su un piatto di portata. Eliminate il refe e il rosmarino, tagliate a fette il coniglio e aggiungetelo sul piatto di portata.
  

Pollo e Ceci
 Per 6 persone

1 pollo di kg 1,5, 500 gr di ceci, 1 cipolla, un ciuffo di prezzemolo tritato, brodo di carne o vegetale, burro, olio, sale e pepe.

Lasciare a bagno i ceci per una notte in acqua tiepida poco salata. Il giorno dopo cuocerli in abbondante acqua bollente salata per 2 ore ( se avete fretta potete usare una scatola di ceci cotti al naturale), tenerli da parte. Pulire la cipolla, affettarla finemente e farla soffriggere in una padella grande, con olio e burro, a fuoco dolce, aggiungervi i ceci, sciacquati sotto l’acqua, e fare insaporire per 15 minuti. Tagliare il pollo a pezzi, metterlo in un tegame con olio e farlo rosolare, rigirandolo spesso, finchè risulti dorato. Aggiungere i ceci e la cipolla, il prezzemolo. Regolare di sale e pepe. Aggiungere brodo caldo poco alla volta, portando a cottura la preparazione. 
 

Dadolata di Tacchino al forno  al curry
 Per 4 persone

500 gr di fesa di tacchino, 60 gr di pangrattato, un cucchiaio di curry in polvere, sale.

Tagliate la carne a dadi di 1,5 cm di lato. In una terrina, mescolate il pangrattato con un pizzico di sale e il curry. Passate i pezzi di tacchino pochi alla volta nella ciotola e scuotete fino a quando saranno interamente ricoperti del composto. Sistemate i bocconcini distanziati fra di loro, su una placca del forno foderata con carta da forno e metteteli in forno preriscaldato a 200° per 15 minuti. Serviteli caldissimi.

Lo Sapevate che: Basta paure sul voto elettronico...



Nel novembre scorso, il giorno 23, si è votato in Calabria per eleggere il nuovo governatore e il consiglio regionale. Solo nel pomeriggio del 9 dicembre, l’ufficio regionale elettorale ha proceduto alla proclamazione complessiva dei seggi. Anzi meglio ha provveduto a fornire i risultati elettorali definitivi dopo che discrasie tra votanti e voti espressi in due seggi avevano impedito per giorni di conoscere l’esito degli scrutini. Sarebbero ritornate alla memoria le settimane necessarie e comunque previste per conoscere i risultati di instabili democrazie come Iraq o Afganistan, se solo qualche giorno dopo, il 28 novembre, non si fosse votato in Namibia, paese africano indipendente solo dal 1990 e non tra i più progrediti del mondo. Oltre ad avere più o meno la stessa popolazione della Calabria, cosa c’entra la Namibia? Anche in questo caso ci sono volute oltre due settimane per conoscere i risultati di qualche seggio? Al contrario, in Namibia la conoscenza dei risultati, non di qualche sondaggio o exit pool, è stata questione di ore dopo la chiusura dei seggi. Nessuna stregoneria bensì innovazione tecnologica: la Namibia è stato il primo paese africano a usare il voto elettronico. Un voto che, sebbene abbia suscitato qualche critica dall’opposizione, è stato certificato dagli osservatori dell’Unione africana. Il voto elettronico è ormai usato in molti paesi occidentali e offre notevoli vantaggi. Dalla conoscenza immediata dei risultati all’impedimento di segni identificativi sulla scheda, dai risparmi sul personale impegnato alla possibilità di velocizzare le operazioni elettorali. Vi sono diverse modalità di impiego del voto elettronico e dunque anche in Italia si dovrebbero aumentare le sperimentazioni a riguardo. Naturalmente, il voto elettronico non servirà a risolvere problemi di natura politica (l’astensionismo in Calabria non scenderà per questo) ma potrà agevolare  sicuramente tutta la dinamica elettorale.
Antonio Tursi – New Tecnologia – L’Espresso – 22 gennaio 2015 -