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mercoledì 31 dicembre 2014

Lo Sapevate che: Perchè il piano non serve a niente...



Se ci aspettiamo una ripresa dell’Europa basata sul piano Junker di rilancio degli investimenti, allora dovremo aspettare per molto tempo. Il piano Junker è non solo inesistente per la pochezza dei mezzi messi a disposizione (21 miliardi di euro in tre anni) e per la fantasiosa ipotesi di un moltiplicatore pari a 15 che dovrebbe eccitare 315 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati (..), ma è proprio sbagliato nelle sue ipotesi di base. Nel suo desiderio di ricevere un voto favorevole al Parlamento europeo, Junker ha annunciato un piano per 300 miliardi di euro per investimenti in infrastrutture. Poi nella realtà, una volta nominato, ha scoperto le carte: il piano non esiste. Infatti gli investimenti che si spera di sollecitare devono essere “bancabili”, ossia devono poter essere finanziati attraverso un sistema di prestito di tipo bancario. In altre parole devono essere investimenti capaci di produrre in tempi relativamente brevi un reddito sufficiente a ripagare le somme stanziate. Ma per questi investimenti c’è già il mercato che oggi ha sufficiente liquidità (anche in eccesso) per finanziare progetti che siano redditizi. Non c’è bisogno di alcuno strumento europeo per favorirli. Se non ci sono abbastanza investimenti vuol solo dire che non ci sono progetti validi. In Realtà Quello che manca in Europa è proprio l’intenzione di investire. Le imprese hanno un eccesso di capacità produttiva in seguito a una recessione che di fatto dura da sette anni. In queste condizioni, non è l’assenza di credito che frena gli investimenti, ma l’assenza di prospettive di crescita. Fare investimenti produttivi per un’impresa che non vede crescere il suo mercato di sbocco rappresenterebbe un errore che rischierebbe di portarla al fallimento. Ridurre il rischio per un simile investimento, significa aumentare le probabilità di fallimento. In queste condizioni, solo investimenti che si sarebbero comunque fatti anche in assenza di tali sostegni finirebbero per essere avviati. Con qualche vantaggio per le imprese coinvolte, ma con nessun vantaggio per l’economia nel suo insieme. Resta la possibilità di finanziare investimenti pubblici in rto quelli più utili ed urgenti, come la messa in sicurezza del territorio contro le esondazioni dei fiumi (fenomeno che riguarda tutti i paesi europei) o contro i rischi di terremoti, e neppure il disinquinamento di parti del territorio o il recupero delle periferie urbane. Opere che avrebbero un elevato ritorno sociale e anche economico nel lungo termine, ma non generano redditi con cui assicurare la restituzione dei prestiti: E perciò l’area delle possibilità si restringe di molto. Se parliamo di investimenti che possono produrre un reddito (autostrade e pedaggio, aeroporti porti) allora si tratta di spese tutte utili ma che, nuovamente, possono trovare finanziamenti sul mercato senza bisogno di agevolazioni particolari, a condizione che i progetti siano ben strutturati. Se finora non si sono manifestati, vuol dire che non ci sono. Ma, Dice Junker, nulla vieta di aggiungere risorse nazionali, allo strumento europeo. Tutto vero. Però le risorse aggiuntive possono essere messe solo da quei paesi che non hanno uno stress nei conti pubblici. Cioè, paesi che già adesso potrebbero,se volessero, rilanciare la loro domanda di investimenti infrastrutturali. Se non lo fanno è perché hanno deciso così. E se lo facessero solo per approfittare delle agevolazioni finiremmo per favorire chi non ne ha bisogno senza molti vantaggi per l’Europa. In queste condizioni, spiace vedere le nostre autorità insistere a dare una qualche fiducia a questo piano. Si capisce che lo fanno per correttezza politica più che per convincimento. Ma l’Europa uscirà dalla crisi solo con una vera politica di rilancio della domanda interna che coinvolge tutti i paesi. E se la Germania insiste a sottolineare che non vuole assumersi  i debiti degli altri paesi, occorre ricordarle che, in tale caso, non avrebbe neanche dovuto prendersi la parte di mercato di beni che le è arrivata in dote grazie all’istituzione del mercato unico a cui tutti abbiamo aderito.
icipoll@tin.it – Innocenzo Cipolletta – Si può fare – L’Espresso – 25 dicembre 2014 -

martedì 30 dicembre 2014

Golosità di secondi per festeggiare il Capodanno....



Stinchetti Di Maiale Al Forno  con Lenticchie Al Vino Rosso
 Per 6 persone

6 stinchetti di maiale, 200 gr di castagne lesse pelate, 1 cipolla, salvia, Marsala secco, olio, sale, pepe.
Condire gli stinchetti col sale, pepe e metterli in una pirofila insieme alla cipolla a pezzi, della salvia, un filo d’olio. Metterli in forno preriscaldato a 200 per 1 ora e mezza. Quando saranno ben rosolati, (ogni tanto girarli), bagnarli con 2 bicchieri di Marsala e proseguire la cottura, irrorandoli di tanto in tanto con il loro sugo e con un mestolo di acqua calda. A cottura avvenuta, togliere gli stinchetti e tenerli in caldo. Filtrare il loro sugo, portarlo sulla fiamma viva e farlo restringere, unire le castagne per farle insaporire. Servire il sughetto con gli stinchetti.

Lenticchie Al Vino Rosso
Per 6 persone

300 gr di lenticchie di Castelluccio messe a bagno in acqua tiepida salata per 3 ore, 500 cl di vino, 4 scalogni tritati finemente, brodo vegetale, burro, sale pepe.
Fare bollire il vino con gli scalogni affettati sino a che il liquido si riduca della metà. Nel mentre lavare le lenticchie e scolarle bene. Farle soffriggere in 40 gr di burro le lenticchie e aggiungerle al vino e agli scalogni. Aggiungere anche 2 dl di brodo caldo e fare cuocere a fuoco medio per 30 minuti, aggiungendo in caso di necessità altro brodo. Verso fine cottura salare e pepare.

Salamelle In Zuppa Con Scarola
 Per 6 persone

12 salamelle, 5 cespi di scarola, 2 patate a pasta bianca, 3 pomodori maturi, 2 spicchi d’aglio, 750 gr di brodo vegetale, 80 gr di pecorino grattugiato, olio, sale, pepe.
Sbucciare le patate e tagliarle a pezzetti. Pulire la scarola e tagliarla a pezzi . Fare rosolare l’aglio in una casseruola con 2 cucchiai d’olio, aggiungere le 2 verdure e mescolare per farle bene insaporire. Versare nella casseruola il brodo caldo, salare e cuocere a fuoco medio per 10 minuti. Unire le salamelle e proseguire la cottura ancora per 10 minuti. Eliminare l’aglio, spolverare la zuppa con pecorino e una macinata di pepe. Servire la zuppa caldissima.

Cotechino In Galera Con Torta Di Lenticchie
 Per 6 persone

1 cotechino di circa 7 etti, 1 fetta di manzo di 300 gr, 3 fette di prosciutto crudo, ½ cipolla, ½ lt di brodo, ½ lt di lambrusco secco, sale e pepe.
Lessate il cotechino , lasciandolo a metà cottura, quindi spellatelo. Fatevi preparare una sola fetta di manzo, piuttosto sottile, di circa 300 gr, apritelo sul tagliere, salatela, pepatela, e copritela con 3 fette di prosciutto crudo, adagiatevi quindi il cotechino, arrotolate stretta la carne e legatela con lo spago. Fate appassire in un tegame mezza cipolla affettata, con olio e aggiungete il cotechino. Versate il brodo e il lambrusco, sino a ricoprire il cotechino e cuocete a fuoco lento per 1 ora. Levate lo spago e servite a fette spesse.

La stessa ricetta può essere eseguita anche con uno zampone.

Lo Sapevate Che: Tu chiamale se vuoi fondazioni...



Lo sterco del diavolo concima il perimetro del nuovo potere italiano. Abolita (ma solo dal 2017) quella furbata di finanziamento pubblico dei partiti escogitata con i rimborsi elettorali, il vil denaro ha trovato in anticipo nuovi canali entro cui convogliare la sa forza suadente nei confronti di esponenti politici di caratura piccola o grande, nazionale o locale, indifferentemente. Parliamo delle fondazioni. Non quelle bancarie né tantomeno quelle culturali. Ma delle fondazioni politiche proliferate negli anni a sinistra come a destra. Organizzano convegni, giornate di studi; editano pubblicazioni; sostengono iniziative pubbliche. E per questi fini – di per sé encomiabili – raccolgono sostegni per lo più privati. Donazioni, atti di liberalità, sottoscrizioni: chiamatele come volete, il senso è chiaro. Chi dispone di più soldi, ha più spazio di manovra e visibilità sulla scena pubblica. (..). Con i partiti ridotti sempre più in uno stato liquido, destrutturati nelle città e nei luoghi di lavoro, con organismi dirigenti inadatti a decidere, le fondazioni sono diventate centri di potere per le ambizioni di singole personalità o di gruppi e sottogruppi correntizi. Raccolgono fondi senza alcun obbligo di rendicontazione dei soldi ricevuti né di comunicare i nomi dei privati benefattori. Un mondo a parte. Nell’Inchiesta di Mafia Capitale compaiono cinque sigle di questo tipo, variamente coinvolte. Collettori di danaro dall’incerta provenienza. Sull’opacità del modo di operare delle fondazioni ha acceso i riflettori il presidente dell’autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, in un’intervista all’Espresso della scorsa settimana (n.50). Se raccolgono finanziamenti, anche cospicui, è lecito domandarsi: da chi, come, perché? Naturalmente non sono tutte uguali queste istituzioni. Come sempre le generalizzazioni rischiano di mettere sullo stesso piano organizzazioni diverse tra loro nel modo di operare; in giro per l’Italia se ne trovano alcune che suppliscono all’asfissia del dibattito politico. L’Italia tuttavia è uno stupefacente paese nel quale allo sdegno emotivo provocato dagli scandali montanti non corrispondono decisioni adeguate. Così, pur dando atto al governo presieduto da Enrico Letta di aver avviato la cancellazione dei rimborsi elettorali, considerati un’arrogante manifestazione dei privilegi della casta oltre che uno spreco di denaro dei cittadini, non si può non sottolineare l’anomalia rappresentata proprio dalle fondazioni, lasciate fuori da qualsiasi controllo. Il governo in carica ha confermato il percorso intrapreso per arrivare all’abolizione dei finanziamenti pubblici. Anzi, la fondazione che fa capo a Matteo Renzi è l’unica a indicare sul sito internet chi la sostiene: un bel passo avanti rispetto a tutte le altre. Ne va dato atto. Se il premier-segretario opta per la pubblicità dei propri sostenitori, vuol dire dunque che questo potrebbe essere il verso giusto.
Basterebbero Poche ma chiare regole per porvi rimedio. Senza scomodare lo statunitense Freedom of information act, serve una norma che imponga alle fondazioni – e alle varie associazioni politiche che stanno svuotando i partiti – di rendere noti i nomi di tutti i contributori e l’entità del finanziamento. Alla luce del sole, come si usa nelle democrazie mature. Solo così si difende l’autorevolezza della rappresentanza politica: garantendole reputazione e consenso sociale. La trasparenza e la correttezza come antidoti all’antipolitica. Malattia senile di un sistema senza regole.
Twitteer@VivinanzaL – Luigi Vicinanza – Editoriale – L’Espresso – 25 dicembre 2014 -

Lo Sapevate Che: Ma l'uomo non è solo Narciso...



Dopo un lungo periodo di decadenza della psicoanalisi, sia come terapia sia come scienza che esamina le figure psichiche e ne trae conclusioni terapeutiche e para-filosofiche, la materia è di nuovo oggetto di interesse. Se ne parla su riviste specializzate e anche sulle pagine culturali dei giornali con molta frequenza. Un rinnovato interesse dovuto, credo, alle contraddizioni sempre più profonde che hanno sconvolto la società in questi ultimi anni generando fenomeni di depressione, di frustrazione, di incomprensione. Quest’incertezza, tipica della fine di un’epoca, ha ridato attualità all’analisi  della psiche e allo studio degli istinti che essa esprime e che a loro volta la dominano e Freud riappare come antico maestro, come mago, come terapeuta, come filosofo oppure come ciarlatano che ha venduto stagno gabellandolo per argento e ottone gabellandolo per oro. Personalmente Ritengo che Freud sia stato uno dei protagonisti dell’epoca ormai morente della modernità che cominciò con Montaigne e si concluse (così io penso) con Nietzsche ed è arrivata fino a noi con gli epigoni perché un’epoca non si spegne come si spegne l’interruttore della luce o si chiude un rubinetto d’acqua: ci vogliono secoli per passare da un’epoca all’altra e quel punto di passaggio è il più turbolento, costellato di conflitti, crisi economiche, rottura di equilibri sia nei valori, nelle tradizioni, negli interessi, nei comportamenti. E nei pensieri. Gli istinti sono sempre gli stessi perché sono l’anima della nostra specie, ma i sentimenti che da essi emergono e le percezioni che suscitano nella zona razionale della nostra natura sono molto diversi. La conseguenza è che sono diverse anche le interpretazioni che noi diamo al pensiero dei maestri che hanno costellato l’epoca trascorsa ma che l’epoca nuova non potrà ignorare. Perciò la domanda che mi pongo e pongo a chi mi legge è questa: qual è l’interpretazione che diamo al pensiero di Freud e dei suoi discepoli che crearono la psicoanalisi? Chi è Freud per noi? Do una risposta a queste domande: il tema che anche Freud ha affrontato ma che non è l’elemento centrale delle sue riflessioni è il narcisismo, sul quale invece oggi si pone l’accento. E perché noi oggi poniamo quest’istinto in posizione dominante e interpretiamo anche il pensiero di Freud alla luce di questa dominanza? Freud Parlò e anche diffusamente del narcisismo e vide ch esso nasce nel bambino, anzi addirittura nel neonato per poi protrarsi lungo tutta la vita della persona. Ma l’istinto centrale per lui è una psiche in cui è Eros la figura mitica che include tutte le altre. Personalmente sono pienamente d’accordo e credo che porre Eros, il signore dei desideri, al centro dell’analisi psichica sia il modo corretto di interpretare il pensiero freudiano e soprattutto l’essenza della nostra natura.(…). Queste affermazioni sono vere ma incomplete; “l’amour propre” è indispensabile ma non esclusivo, l’istinto di sopravvivenza riguarda l’individuo ma anche la specie, sicchè accanto a diritti esistono i doveri e accanto all’amore per sé esiste l’amore per gli altri. Noi siamo una specie socievole e senza gli altri non potremmo vivere. Perciò l’amore per gli altri, per il prossimo, per la collettività. hanno nella nostra psiche o anima che dir si voglia esattamente la stessa istintualità e quindi la stessa forza del narcisismo. L’amore  per gli limita il narcisismo, la visione del bene comune limita la prevalenza dell’Io. Freud aveva configurato il Super Io ma non lo aveva incluso negli istinti. Questo a mio avviso è stato il suo non trascurabile errore. Il Super Io, i doveri insieme ai diritti, sono forme psichiche incluse nell’Es. L’Io è una costruzione artificiale, un nome, un pennacchio per distinguersi dagli altri. Ci fa riconoscere ma nient’altro che questo. La nostra essenza è altrove. Noi siamo un animale pensante che ha un nome e ama se stesso e gli altri. Oppure li odia e comunque non li ignora.
Eugenio Scalfari – Il vetro soffiato – L’Espresso – 25 dicembre 2014 -

lunedì 29 dicembre 2014

Speciale: Piatti Unici per Capodanno!....




Calamarata Con Calamari, Verza e Finocchi
 Per 6 persone

½ kg di pasta calamarata, ½ kg di calamari tagliati ad anello, 1 cipolla bianca, 1 spicchio d’aglio, 300 gr di verza, 2 piccoli e teneri finocchi, ½ bicchiere di vino bianco secco, olio, sale, pepe nero macinato al momento, peperoncino piccante in polvere (facoltativo).

Pulire e tagliare a fettine sottilissime la cipolla. Sfogliare e lavare le foglie di verza e i finocchi. Tagliare tutto a fettine sottili per il lungo della verdura. In un tegame capiente, con 5 cucchiai di olio evo, far dorare la cipolla e lo spicchio d’aglio in camicia. Togliere l’aglio e aggiungere gli anelli di calamari lavati, poi le verdure preparate. Salare la preparazione e sfumare col vino bianco secco, lasciare evaporare, mescolare il tutto delicatamente con un cucchiaio di legno. Aggiungere 1 bicchiere di acqua tiepida, coprire il tegame e lasciare cuocere, a fuoco moderato, ancora per 10 minuti. Mentre in una casseruola con abbondante acqua in ebollizione, far cuocere la pasta al dente e salare gli ultimi minuti di cottura. Scolare la pasta e unirla nel tegame con il pesce e le verdure, mescolare accuratamente e servire spolverando con una generosa spruzzata di pepe nero macinato al momento. A piacere si può aggiungere una spolverata di peperoncino piccante in polvere. Delizioso Piatto!

La pasta calamarata, è un tipo di pasta che ha la forma di anelli. La ricetta tradizionale, dal nome, prevede quindi la preparazione con calamari 8° totani o pesci della famiglia stessa), tagliati ad anelli.

 Riso Con Vongole E Fagioli
 Per 6 persone

450 gr di riso carnaroli, 800 gr di vongole veraci, 200 gr di fagioli cannellini secchi, 3 spicchi d’aglio, rosmarino, un ciuffo di prezzemolo, ½ bicchiere di vino bianco, olio, sale e pepe.

Sciacquate i cannellini e metteteli a bagno in acqua tiepida salata per una notte. Sciacquarli nuovamente e fateli cuocere in acqua per 1 ora e mezza. Scolateli e lasciateli raffreddare. Lasciate le vongole per 1 ora sotto il getto dell’acqua corrente, per eliminare i residui di terra al loro interno e poi scolatele. Mettetele in un tegame largo e basso con 2 spicchi d’aglio tagliati in quattro, il prezzemolo, un cucchiaio di olio e un dito d’acqua. Coprite il tegame e farle aprire. Sgusciarle, eliminate quelle rimaste chiuse. Filtrate il liquido di cottura con un colino coperto da una garza, e tenetelo da parte. Tritate lo spicchio d’aglio rimasto. Passate i fagioli al passaverdura. Versate in un tegame 3 cucchiai d’olio e unitevi l’aglio un cucchiaino di rosmarino tritato, fate tostare il riso, bagnarlo con vino bianco e farlo cuocere aggiungendo acqua calda all’occorrenza, per 10 minuti. Gli ultimi 5 minuti, unire i cannellini passati, il liquido di cottura delle vongole e fate insaporire, unite le vongole, salate e pepate. Fate cuocere sino a cottura perfetta del riso. Mescolate con delicatezza la preparazione e portate subito in tavola.