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domenica 29 giugno 2014

Pensieri: Saluto...

 Buona serata a tutti!


Attraversando stamane la piazza del #mercato, attenta ho osservato volti, ed ho raccolto pensieri di gente distratta che sfugge allo sguardo, presa dalla fretta, del “non ho tempo”. Ma basta un sorriso che salga da dentro, portando su scritto un solo messaggio: Tu, proprio tu sei importante per me, che scompare la diffidenza lasciando spazio all’umano contatto. ©Rosanna Riello



Emozioni, i colori della vita

Pensieri: Saluto...

 Buona Domenica a Tutti"

Vincere con tutta la nostra forza e positività!!!

Elena Caracozza - foto di Rosaria Martinazzi

Lo Sapevate Che: Questa Settimana....



 Cercasi imprenditore che ci metta del suo

Un governo che li entusiasma. Denaro a disposizione a un costo mai tanto basso. Eppure gli industriali italiani sembrano prigionieri del loro vizio antico. Non investono capitali propri e così il Paese non riesce a crescere
Da quando il voto delle Europee lo ha incoronato leader regalando al Pd un 40,8 per cento da primato, Renzi batte da trionfatore il nord del paese e non perde occasione per stringersi agli imprenditori, motore di una crescita che stenta ad arrivare: eccolo allora nel nordest, regno delle piccole e medie imprese, dei capannoni diffusi e delle partite Iva che una volta plaudivano a B. e ora invece guardano a Matteo il giovane con speranza e fiducia; ed eccolo nella sua Firenze abbracciare i campioni del made in Italy e del lusso accorsi al Pitti. Giorgio Squinzi, che si è distinto per aver inopinatamente bocciato prima il governo Monti e poi Letta, oggi paragona Renzi a una Ferrari: “Ha una grande potenza nel motore, ma ora deve dimostrarlo mettendo questa potenza su strada”. Da un’enfasi all’altra. Forse spera che il governo allenti i cordoni della spesa pubblica anche perché  e spinga sulle banche perché si decidano a dare credito più facile alle imprese. E dunque non deve aver gioito più di tanto quando il premier gli ha ricordato che anche gli industriali che rappresenta devono fare la loro parte.
Non E’ Un Caso che tutto questo agitarsi arrivi dopo la fase due della strategia Draghi, che ha ulteriormente abbassato il costo del denaro, e dopo le parole pronunciate da Ignazio Visco nelle sue Considerazioni finali. Che cosa aveva detto il governatore della Banca d’Italia? Che sì, ci sono tante cose importanti da fare, urgenti misure di politica economica e riforme annunciate e mai realizzate, ma in quanto alla crescita la partita è più o meno tutta nelle mani delle banche e degli imprenditori. Le prime nel 2013 hanno ulteriormente tagliato i finanziamenti alle piccole e medie aziende del cinque per cento, ora invece avrebbero la liquidità sufficiente per tornare a finanziare investimenti, dopo il meno 17 per cento dell’anno scorso; i secondi dovrebbero finalmente ricominciare a fare il loro mestiere. Cioè scommettere, crescere, investire. Sfide che non hanno mai vissuto con particolare piacere.
E’ un vizio antico, il loro. Gli imprenditori, ce lo ha appena ricordato il governatore Visco, non vanno alla ricerca di nuovi soci, non si battono per uscire dalla gabbia della dimensione familiare, non vanno sul mercato per reperire i capitali necessari, non amano imbarcarsi in nuove avventure: basterebbe la decennale storia della Telecom o quella dell’Alitalia a confermarlo. Inoltre sono molto più indebitati dei loro omologhi d’Europa e molto più dipendenti dalle banche, che non solo finanziano le loro imprese, ma spesso ne detengono importanti quote di capitale: molti anni fa Raffaele Mattioli la chiamava “la mostruosa fratellanza siamese”…A questo punto ci vorrebbe una terapia shock: le imprese dovrebbero pensare a irrobustirsi abbattendo il debito e aumentando il patrimonio di una somma equivalente, anche diversificando le fonti di finanziamento. Ma gli imprenditori, pronti a pretendere dai governi grandi piani industriali, soldi e agevolazioni, non sembrano disposti a darsi questa missione, o forse non sono all’altezza di un compito così gravoso.
Nel Suo Recente Libro su Cuccia – “Il segreto di Mediobanca”, Giorgio La Malfa ricorda che l’eminenza grigia del capitalismo all’italiana non amava gli imprenditori, li giudicava avidi di denari e desiderosi di apparire, incapaci di pensare al futuro delle loro aziende. E la conferma di questo giudizio aspro, Cuccia tirava fuori dal cassetto i verbali di una serie di riunioni nelle quali, nel maggio del 1933, i capi dell’Iri Beneduce e Menichella avevano cercato di convincere Agnelli, Pirelli, Valletta, Cini, pubblicato stato pubblicato da Massimo Mucchetti nel suo “Licenziare i padroni”?). Ma i grandi tycoon dell’epoca non ne volevano sapere, e per intervenire chiedevano allo Stato molti più soldi di quanti ne avrebbero impiegati. A verbale c’è la sconsolata conclusione di Beneduce che i campioni del privati volevano lasciare tutto in mano allo Stato. Quando rileggeva queste carte negli anni Novanta, mentre combatteva con privatizzazioni altrettanto difficili, Cuccia allargava sconsolato le braccia, come a dire che nulla era cambiato rispetto a sessant’anni prima. E oggi rispetto a ieri?
Twitter@bmanfellotto
Bruno Manfellotto – L’Espresso – 26 giugno 2014

Lo Sapevate Che: L'Antitaliano....



 
Ho le prove, la Rai era diversa

Oggi vorrebbero farcelo dimenticare,
Ma un tempo è esistita una  televisione pubblica che sapeva fare cultura, varietà e informazione di qualità. Malgrado fosse lottizzata. Se volesse, potrebbe ricominciare. Anche subito.

L’Italia è quello strano paese in cui a 35 anni si è ancora troppo giovani per sapere. Mi è capitato spesso di ricevere questo genere di risposte: Non eri ancora nato, non puoi ricordare”. Lo dicono a voce bassa, ma “e quindi non puoi parlare” è la conclusione. Dunque non sarei legittimato a parlare di ciò che non ho personalmente vissuto e questa è una idiozia. Del resto, la mia generazione ha una dimestichezza tale con la tecnologia, da essere in grado di accedere a una vastissima quantità di informazioni che possono restituire un quadro veritiero su quanto è oggetto di studio. Questa breve introduzione è necessaria, considerando ciò che sto per scrivere.
Io Ricordo – E Ho Le Prove – che un tempo è esistita una televisione pubblica che faceva cultura, informazione e varietà. Che faceva queste tre cose sperimentando nuove strade e valorizzando quelle che avevano successo. Una televisione pubblica che si era assunta anche il compito, difficile, di educare i telespettatori all’arte e a un’informazione rigorosa. In televisione trovava spazio, accanto al dibattito politico – molto spesso non erano politici - ,  l’opera, la musica classica, il teatro. Con la consapevolezza che il gusto si può educare e che la televisione, dopo famiglia e scuola, ha un ruolo di primo piano nella formazione dell’individuo, nella creazione delle sue passioni, nella scoperta di nuovi mondi non immediatamente esperibili. Io ricordo – e ho le prove – una televisione pubblica che non è mai stata immune dai condizionamenti politici. La Rai è sempre stata lottizzata, è inutile dirsi che è pratica recente. Tutto questo lo ricordo, anche se c’è chi mi dirà che non ero ancora nato e che non posso sapere.
E così fosse, a me resterebbe la cosa più bella che c’è, ovvero sognare. Sognare una televisione pubblica in ci trovi spazio anche ciò che non ha un immediato riscontro di pubblico, ma che contribuisce alla crescita culturale ed emotiva dello spettatore-cittadino. (…) in prima serata (alle 21,25) su Raiuno torna Dario Fo a recitare “Lu Santo Jullare Francesco”. Dovrei esserne contento. E lo sono. Ma mi chiedo, perché solo a giugno? Non sarebbe forse più giusto partire con una stagione teatrale sulla Rai in prima serata, un appuntamento fisso settimanale, sempre? Mi aspetto qualche solerte funzionario che dica: “Saviano informati, sulla Rai il teatro c’è”. Sì, ma non sui canali più “frequentati” e non nelle fasce orarie più “comode”. Quella di domenica sarà una fantastica eccezione.
Dario Fo e Franca Rame sono due intellettuali preziosissimi e generosi, accanto a loro ci sono drammaturghi che stanno raccontando il nostro paese e che meritano attenzione, Emma Dante, Edoardo Erba, Ascanio Celestini, Marco Paolini, Davide Enia, Mimmo Borelli, Annibale Ruccello, Enzo Moscato, Mario Gelardi, per citarne solo alcuni. Molti di loro scrivono in dialetto, cercando e trovando musicalità che il nostro orecchio ha conosciuto e dimenticato. Eppure il loro teatro non è regionale, ma universale e comprensibile a tutti. Il loro teatro è di tutti. “Sì, ma non ha share”. Sciocchezze. Se si torna a stimolare il pubblico, ormai abituato solo ai frastuoni della politica e a fiction-teleromanzi, la risposta ci sarà. Il trucco dello share regge ancora, ma per quanto? La tv è cambiata, i canali triplicati, eppure i valori dello share non mutano. In tutto il mondo lo share è calcolato a settimana, al mese, a trimestre. Da noi resiste ancora l’estorsione dello share tutti i giorni, arma di ricatto della politica aziendale per smontare o sostenere una trasmissione. Quando verrà abolito il racket-auditel?
Ecco, Io Sogno una televisione pubblica che comprende che i telespettatori sono meglio di quanto chi pianifica i palinsesti creda. Che con la crisi le rendite di posizione sono finite e che il servizio pubblico dovrà guadagnarsi ogni giorno la propria ragion d’essere. Che meritiamo di stare a tavola la sera insieme a Claudio Abbado e Carlos Kleiber che dirigono le loro orchestre. Che meritiamo di vedere “Le cinque rose di Jennifer” di Annibale Ruccello, “La madre” di Mimmo Borelli o, restando in tema, “Italia-Brasile 3 a 2 “ di Davide Enia.
Roberto Saviano – L’Espresso – 26 giugno 2014

Con l'Antipasto ed...il Primo!




Zucchine, Grissini e Speck

Per 4 persone

4 zucchine, 8 fettine sottili di speck, 8 grissini integrali, farina, olio, sale.

Tagliate in 4 parti nel senso della lunghezza le zucchine, in modo da ottenere 12 bastoncini, che passerete nella farina e poi friggerete in abbondante olio, per 3-4 minuti. 
Scolateli su carta assorbente da cucina, salateli leggermente. 
Accostate a ciascun grissino 2 fettine di zucchina e avvolgetele con la fettina di speck. Appoggiateli su un piatto da portata e servite. Una golosità di inzio pasto!


Il Pesto che piace a tutti!


Pesto Genovese

Per 4 persone

2 etti di basilico, 50 gr di prezzemolo, 1 spicchio d’aglio, 50 gr di pinoli, 1 etto di pecorino, 50 gr di parmigiano, 50 gr di burro, olio, sale.

Lavare e asciugare le foglie di prezzemolo e basilico. 
Grattugiare i due formaggi. 
Tritare molto fine prezzemolo, basilico, aglio e pinoli. Mettete tutto in una piccola scodella, aggiungere i formaggi ed il burro, 5 cucchiaio d’olio, un po’ di sale e pepe.
Quando si scola la pasta, aggiungere 2 o tre cucchiai di acqua di cottura della pasta per ammorbidirlo, mescolare bene e condire.

Pesto Siciliano

 Per 4 persone

5 pomodori perini maturi, un mazzetto di basilico, uno spicchio d’aglio, 60 gr di mandorle con la buccia, foglie ricavate dal cuore di sedano, olio, sale, pepe.

Scottare le mandorle in acqua bollente, scolarle e metterle in una ciotola. Ricoprire il recipiente con carta di alluminio e fare riposare per 4 minuti. Poi spellarle e disporle su una teglia rivestita di carta da forno. Tostarle per 10 minuti in forno preriscaldato a 200°. 
Sbucciare i pomodori, ridurli a tocchetti. Fateli scolare in un colapasta, per perdere l’acqua di vegetazione. 
Pelare lo spicchio d’aglio, lavare e asciugare le foglie di sedano. 
Pestare le mandorle in un trito grossolano. 
Tritare il sedano e l’aglio. Tritare anche i pomodori. Unire tutti gli ingredienti e mezzo bicchiere d’olio, fino ad ottenere un composto omogeneo. Pronto per condire la vostra pasta....

 
Pesto di Fagiolini

Per 4 persone

150 gr di fagiolini, 1 spicchio d’aglio, un pizzico di timo, olio, sale, pepe.

Spuntare 150 gr di fagiolini, lavarli e lessarli per 10 minuti, lasciandoli poi raffreddare in una ciotola con acqua e ghiaccio, in modo che mantengano il loro colore. 
Tritare grossolanamente nel mixer uno spicchio d’aglio sbucciato e tagliato a pezzetti, i fagiolini, 3 cucchiai d’olio, una presa di sale, pepe, un pizzico di timo.Buono sia per pasta lunga che corta, una delizia della natura!