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sabato 26 ottobre 2013

Lo Sapevate Che: La Libertà...


Dicono che i filosofi e i veri saggi
siano indifferenti. Non è vero:
l’indifferenza è una paralisi dell’anima,
un’anticipazione della morte.
A.P. Cechov

Ci si convince meglio, di solito,
con le ragioni trovate da se stessi
che non con quelle venute
in mente agli altri.
B. Pascal

La gran maggioranza della gente
Morirebbe piuttosto che pensare
e riflettere. E lo fa veramente.

B. Russel

Cucinando con i Legumi...


Nidi di Patate con Lenticchie

Per 6 persone

Per i nidi di patate: 600 gr di patate, 1 uovo, 2 tuorli d’uovo, 20 gr di burro, 1 dl di latte, un pizzico di noce moscata, sale e pepe.

Per le lenticchie: 200 gr di lenticchie di Castelluccio, 1 cipolla, 1 foglia di alloro, un mazzetto di prezzemolo, ½ carota, 1 spicchio d’aglio, olio.

Mettere a bagno le lenticchie in una terrina con abbondante acqua fredda con un pizzico di sale, per 12 ore. Sbucciare la cipolla e lo spicchio d’aglio, lavarli, affettarli molto finemente, spuntare la carota, raschiarla, lavarla e dividerla in dadini piccolissimi. Sciacquare e scolare le lenticchie, metterle in una casseruola, aggiungere le verdure preparate e la foglia d’alloro, coprite d’acqua fredda e portate a ebollizione. Fare cuocere le lenticchie a fuoco dolce per circa un’ora e salare quasi al termine della cottura. Preparare i cestini di patate: sbucciare le patate, lavarle, tagliarle a pezzi, metterli in un tegame, aggiungere il latte, coprirli a filo con acqua e farli cuocere per 15 minuti, finchè saranno teneri, scolarli e passarli subito allo schiacciapatate. Raccogliere il passato in una terrina. Aggiungervi il burro diviso a pezzetti, un pizzico di sale, pepe e noce moscata grattugiata. Aggiungere l’uovo intero e un tuorlo, facendoli amalgamare. Mettere la purea in una tasca da pasticceria con la bocchetta dentellata e formare sopra una teglia imburrata, dei nidi. Spennellarli con il tuorlo d’uovo rimasto leggermente battuto con 3 cucchiai d’acqua, farli cuocere in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti, finchè saranno leggermente dorati. Scolare le lenticchie, condirle con l’olio e con il prezzemolo tritato, distribuirle nei nidi di patate caldi.



Panelle di Farina di Ceci

Per 4 persone

250 gr di farina di ceci, menta fresca, limone, olio, sale


In una casseruola versare 750 cc di acqua. Versarvi sopra lentamente la farina di ceci e amalgamare dolcemente con un cucchiaio di legno in modo da non formare dei grumi. Salare e mettere a cuocere a fuoco lento, continuando a mescolare, sempre nello stesso verso, per circa 20 minuti, finchè il composto si stacca dalla casseruola. Unirvi la menta tritata e versare il composto in uno stampo rettangolare o su una superficie di lavoro bagnata, livellando la superficie. Lasciare rassodare e freddare (l’altezza del composto deve essere di circa 1 cm). Se messo nello stampo, sformarlo e tagliarlo a fette di circa 5 cm per 10 cm. Fare dorare le panelle dai due lati in una padella con abbondante olio in ebollizione. Adagiarle man mano su carta assorbente da cucina e servirle caldo appoggiate su un piatto da portata, con qualche goccia di limone.


Minestra di Ceci alla Toscana

Per 4 persone

200 gr. di ceci, un pizzico di sale, 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, 1 manciata di prezzemolo, 4° gr. di prosciutto crudo a dadini, 4 cucchiai d’olio, un gambo di sedano, 3 costine di maiale, 100 gr. di passata di pomodoro, 2 lt. d’acqua, 100 gr di scarola, sale e pepe.

Mettete i ceci a bagno una notte in acqua tiepida, con un pizzico di sale. Affettate finemente la cipolla e tritate sale e prezzemolo. Fate rosolare il prosciutto con 2 cucchiai di olio assieme a cipolla aglio e prezzemolo. Aggiungete i ceci che avrete precedentemente sgocciolato e sciacquato e mescolate per farli insaporire.

Tagliate a dadini il sedano e fate a pezzetti le costine. Unite il tutto ai ceci. Versate la passata di pomodoro e coprite con 2 lt. di acqua. Fate cuocere almeno per 2 ore e ½.controllando la cottura dei ceci. Tagliate la scarola a stricioline e aggiungetela alla minestra solo nell’ultima ora di cottura. Salate e pepate la minestra e conditela con il restante olio.

venerdì 25 ottobre 2013

Pensieri: Saluto





Giovanni Canina

Vorrei esser pittore
per immortalar il tuo viso,
sceglierei il rosso più caldo
per scoprir la tua passione,
userei l'azzurro più trasparente per illuminare i tuoi occhi,
disegnerei le linee più dolci
per assaporare il tuo corpo.

Vorrei esser poeta
per immortalar la tua anima,
racconterei i tuoi sorrisi
per ricordare i giorni felici,
narrerei le tue lacrime
per rivelare la tua sensibilità,
scriverei le tue parole
per posarle nel mio cuore.

Non sono pittore né poeta
ma l'amor che mi trasporta
disegnerà per me la tua più bella immagine
e scriverà per me i versi più delicati del nostro idillio.

giovanni canina

Buon fine settimana a tutti!

Pensieri: Saluto


(Amo - La - Natura)



E stamani prima di uscire indossate il vostro abito migliore, quello ricamato di pensieri delicati come fiori appena nati, quello candido e cristallino come le prime gocce di rugiada al mattino, quello che non vi è largo ne vi è stretto perché è cucito apposta per ognuno di voi che è un essere a volte imperfetto ma vero e sincero al centro del suo petto.

Laila Andreoni

Buona giornata a tutti!

Lo Sapevate Che: Le Ridicole Abitudini...


Un Popolo Senza Futuro Che Non Vuole Liberarsi
Delle Sue Ridicole Abitudini

Caro Serra, in una sua Amaca, prendendo spunto dai bracconieri calabresi che oggi come trent’anni fa uccidono i falchi provenienti dall’Africa, lei ha scritto: “Se mi avessero detto – trent’anni fa – che i figli sarebbero stati uguali ai padri, non ci avrei creduto. Ero sicuro, da giovane, che la storia camminasse spedita, che la società era destinata a cambiare e a migliorare quasi per inerzia, per naturale evoluzione. Pareva inevitabile che l’arretratezza italiana, figlia della povertà, della sottomissione, dell’ignoranza, si sarebbe stemperata con il benessere, con la scolarizzazione di massa, con il buon esempio, Non è andata così”
Non sono d’accordo. I cambiamenti ci sono stati, soprattutto nell’uso della violenza. Gli omicidi, che sono notoriamente il principale indicatore di violenza e arretratezza di una società, sono scesi molto negli ultimi anni. Nel 2012 in Italia sono stati 526, il minimo negli ultimi quarant’anni. Dal 1984 al 2012 il tasso di omicidi per centomila abitanti in Italia è passato da 1,8 a 1. In Calabria, che rimane la regione italiana con il tassa più alto, la percentuale di omicidi per centomila abitanti è passato da 5,2 del 1984 a 2,7 del 2012.
Franco Pelella

Caro Pelella, al di là delle cifre che lei riporta, la sua lettera pone un problema notevole e (almeno per me) irrisolto, che provo a riassumere così: come mai, nonostante molti dei parametri che misurano la nostra qualità della vita, il nostro sguardo tende al pessimismo? La durata della vita media, la qualità dell’alimentazione, le condizioni sanitarie hanno fatto enormi passi in avanti dal Dopoguerra a oggi. La città dove ho trascorso quasi tutta la mia vita, Milano, oggi è molto meno inquinata di quando andavo a scuola, nelle mattine d’inverno, immerso in uno smog nerastro. Il verde pubblico è più curato, la metropolitana è pulita e veloce, gli arredi urbani e la manutenzione delle strade non fanno certo rimpiangere passato. Eppure, anche se è difficile calcolarlo in termini “scientifici”, ho la netta impressione che sia decisamente peggiorato l’umore pubblico. Che esistano, cioè, un benessere reale e un benessere percepito, e che quello percepito sia sensibilmente più basso di quanto i numeri e le statistiche dicono.
E’ probabile che questo abbassamento d’umore a fronte di un innalzamento innegabile delle condizioni di vita (incomparabilmente migliori rispetto ai nostri nonni e padri) dipenda da una crisi profonda delle prospettive future: abbiamo smarrito il bandolo, perduta la direzione di marcia, e lo stesso boccone di pane che cinquant’anni fa pareva il primo assaggio di un futuro di prosperità, oggi ha il sapore di una monotona abitudine e di un’invariabile mediocrità. Ci sentiamo, come collettività, in una situazione di stallo, notizie come quelle del perdurante bracconaggio sullo Stretto di Messina mi paiono l’implacabile conferma della permanenza, nella società italiana, di arcaismi greci e insopportabili, come se alcune delle nostre zavorre culturali e tare civili, a dispetto di qualunque statistica incoraggiante, fossero ineliminabili. Certo, oggi (ed è un enorme passo avanti rispetto a ieri) ci sono gli ambientalisti che si battono contro gli sparatori fraudolenti.
Rimane il fatto che nel 2013 ci sono ancora dei maschi italiani disposti a onorare una tradizione così cretina che si stenta a crederci: sono convinti che sparando al falco pecchiaiolo si garantiscono la fedeltà della moglie. Ci sono giorni, caro Pelella, che leggo le statistiche e mi sento sollevato.
In altri giorni riesco solo a vedere, intorno a me, un popolo che, nonostante il benessere, niente vuole sapere e conoscere al di fuori delle sue vecchie abitudini, non si sa se più ridicolo o più tragiche.

Michele Serra – Venerdì di Repubblica 18- Ottobre 2013

Lo Sapevate Che: Caro, La Mamma Ha Una Cosa Molto Hard Da Dirti...


Aurora non ci sta a farglielo scoprire dal web.
Lo vuole spiegare lei, al suo bambino perché ha fatto l’attrice a luci rosse

Sdraiata sul lettino dell’ecografo, la gelatina fredda spalmata sulla lieve protuberanza della pancia, Aurora vide, e ascoltò, per la prima volta il battito del cuore del bambino che portava dentro.
Fu in quel momento che Aurora vide scorrere su quel monitor, insieme con il nebuloso profilo del figlio, il film del proprio passato. Un film di porno hard. Perché lei, Aurora Snow, è stata una stella del cosiddetto “cinema per adulti” e le foto, le clip, i lungometraggi del suo lavoro sono disponibili ovunque, dalle stanze d’albergo a ogni tablet e smarthphone. Nei primi anni 2000 aveva il porno vinto premi per il porno  nella categoria “Migliore sesso a tre” e “Migliore Orgia”, con altre sottocategorie più dettagliate che vi lascio immaginare.
E’ stato allora, uscendo dallo studio di radiologia in settembre, che si rese conto che quel bambino, diventato ragazzo, si sarebbe inevitabilmente imbattuto anche senza volerlo nel lavoro della sua mamma, perché nella memoria totale di Internet tutto esisterà per sempre e nessun peccato potrà mai essere perdonato.
Decise allora di giocare d’anticipo e di scrivere a quel futuro uomo: la lettera al figlio di un pornostar. “Caro figlio, voglio che tu sappia da me, e non da amici o per caso, che cosa e chi sia stata tua madre”.
“A 18  anni ero una brava studentessa all’Università della California a Irvine, ma non avevo un centesimo. Mi ero indebitata per la retta e per mantenermi, perché i tuoi nonni erano poveri. Quando vidi l’annuncio su un giornale che offriva 2mila dollari al giorno per posare nuda corsi ai provini.  Mi spaventava soltanto il timore di non essere abbastanza sezy, in mezzo a tutte quelle stupende ragazze, perché ero sempre insicura, ma piacqui”.
I 2 mila al giorno per foto di nudo diventarono 5 mila al giorno quando accettò di fare sesso davanti a una cinepresa. Aveva 19 anni nel 2000 e nessun’altra occupazione avrebbe potuto pagare cifre del genere senza saper fare nulla, se non quello che più o meno bene tutti sappiamo fare. “Mi sentivo padrona del mondo, libera, e il pensiero di avere figli e una famiglia mi faceva ridere”.
Ma qualche anno dopo il premio per la “Migliore attrice protagonista in un’orgia del 2003, accadde un episodio apparentemente lontano da lei. Uno zio ebbe un gravissimo incidente in moto che lo mise fuori uso, fra ospedale e riabilitazione, per tre anni. Lo zio era vedovo, aveva due figli piccoli e in famiglia non c’era nessun altro che avesse i soldi per mantenere quei bambini. Così Aurora la regina della ammucchiate, la stella del porno, si scoprì a zampare dai materassi degli studios ai compiti a casa, ai gemiti artificiali ai pianti per le coliche vere, agli incontri con gli insegnanti, alle corse dal pediatra, per curarsi di due bambini.
“Scoprii allora –scrive al figlio non ancora nato – che non soltanto non mi pesava quella vita da madre di famiglia, ma che mi piaceva e mi appassionava molto più di quello che facevo nel mio lavoro. Sentii che avrei voluto più di ogni altra cosa diventare io stessa madre, avere una famiglia, un amore mio, non da film. Ma chi avrebbe mai voluto una domma di ormai quasi trent’anni con più di dieci anni di porno hard alle spalle e le sequenze di lei in ogni posa e porcheria immaginabile, visibile a tutti in ogni stanza d’albergo e in ogni computer?”
Lo trovò. Era un ragazzo di campagna, arrivato a Los Angeles per studiare e che si era buttato nell’industria del porno non come attore, ma come assistente e uomo di fatica. Lui le disse semplicemente: “Devi soltanto smettere. Pigia il bottone di eject, come i piloti negli aerei e io ti raccoglierò mentre cadi”.
“Sarebbe troppo facile e ipocrita per me dirti adesso che ho sbagliato, ma ti dico una cosa diversa, figlio mio. Nella tua vita farai le tue scelte, come io feci le mie, ma non perderai mai il mio amore come io non persi quello di tua nonna, quando un conoscente le portò una video cassetta con un mio film. Però devi sapere che ogni scelta ha conseguenze, che le tue decisioni ti seguiranno per tutta la vita e che la strada più facile che hai davanti è spesso la più sbagliata. Ma che è possibile, se lo vuoi davvero, ricominciare. I love you”.
Il bambino nascerà il prossimo dicembre.
Vittorio Zucconi – Donna di Repubblica – 19 Ottobre 2013


Delizia con Noci...



Torta di Noci, Karidopita, ricetta greca

Per 6 persone

Gr 225 di zucchero, gr 225 di latte, 100 gr di burro, 2 tazze di noci tritate grossolanamente, cannella, garofano tritato, pangrattato, 280 gr di farina, 5 uova, 1 cucchiaio di bicarbonato, 3 cucchiaini di lievito per dolci, 2 cucchiaiate di cognac.

Per lo sciroppo: gr 675 di zucchero, gr 480 di acqua, 1 cucchiaiata di succo di limone.


Sbattere il burro in una terrina capiente e aggiungere lo zucchero e le uova. Versare il latte, le noci ( che precedentemente avrete mischiato con la cannella e un pizzico di garofani tritati), il bicarbonato sciolto nel cognac, 80 gr di pangrattato, la farina mischiata con il lievito. Mischiare bene gli ingredienti e versare l’impasto in una pirofila imburrata e infarinata. Fare cuocere in forno preriscaldato a 200° per 20 minuti e poi proseguire la cottura ancora per 40 minuti a 180°. Preparare lo sciroppo facendo bollire l’acqua con lo zucchero e la cucchiaiata di succo di limone e versarlo denso sopra la torta di noci.