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giovedì 21 giugno 2012

Squisitezza: Canederli di Albicocche


Per 6 persone

450 gr di patate, 125 gr di farina, 30 gr di semolino, 150 gr di burro, 2 tuorli, buccia di ½ limone grattugiato, 150 gr di pangrattato, 500 gr di albicocche, cubetti di zucchero integrale, zucchero, sale.

Lavare le patate e farle bollire senza sbucciarle per 25 dal momento dell’ebollizione dell’acqua. Sbucciarle ancora calde e passarle al schiacciapatate. Metterle in una terrina, aggiungere un pizzico di sale, la farina, il semolino, 40 gr di burro ridotto a pezzettini e fatto ammorbidire a temperatura ambiente, i 2 tuorli. Lavorare bene l’impasto sino a formare un impasto liscio. Lasciare riposare l’impasto per ½ ora. Lavare le albicocche, asciugarle e senza aprile completamente, togliere il nocciolo interno e sostituirlo con ½ cubetto di zucchero integrale. Formare con l’impasto un rotolo di 5 cm di spessore, tagliarlo a pezzi di circa 30 cm ciascuno, spianarli e con questi rivestite le albicocche preparate prima, formando un canederlo chiuso. In una casseruola portare a bollore 2 lt di acqua leggermente salata, immergervi i canederlo con delicatezza, aumentare la fiamma fin che riprendono il bollore e poi abbassarla e farli cuocere dolcemente, per 8 minuti. Rosolare il pangrattato in una padella nel burro residuo. Sgocciolare i canederlo e rotolarli nel burro e pangrattato. Servirli caldi, cosparsi di zucchero.

Arriva Il Caldo: Speciali Piatti Freddi


Insalata Nizzarda

Per 4 persone

300 gr di fagiolini verdi, 450 gr di patate, 350 gr di tonno al naturale, 4 pomodori, un cespo di lattuga romana, un peperone, una cipolla rossa, 1 cetriolo, 100 gr di olive nere piccole, 4 uova, 12 filetti di acciughe sott’olio, olio, aceto di vino bianco, sale e pepe.

Lavate le patate, lessatele con la buccia. Dopo 20 minuti controllate la cottura: la forchetta dovrà infilarsi facilmente nella polpa. Scolatele, fatele raffreddare e sbucciatele. Tagliatele a dadi. Rassodate le uova facendole cuocere in una piccola casseruola coperte d’acqua fredda. Portare a ebollizione e calcolate 10 minuti da quanto l’acqua inizia a bollire. Scolatele, lasciatele intiepidire, sgusciatele e tagliatele a spicchi. Spuntate i fagiolini e lavateli. Fateli cuocere in acqua bollente per 15 minuti. Due minuti prima di scolarli aggiungete nell’acqua un cucchiaio di sale grosso. Scolate il tonno dall’acqua di vegetazione. Mettetelo in un piatto e spezzettatelo grossolanamente. Scolate i filetti di acciuga e tagliateli a pezzi. Snocciolate le olive, lasciandole intere. Lavate e asciugate l’insalata, tagliatela a grossi pezzi. Affettate sottilmente il cetriolo con la buccia. Pulite e lavate i pomodori e il peperone. Tagliateli a fettine. Unite tutti gli ingredienti in una grande insalatiera, unendo anche la cipolla a fettine sottili. Versate in un barattolino di vetro 5 cucchiai d’olio, 2 cucchiai d’aceto di vino bianco, un pizzico di sale e di pepe e 2 cucchiai di acqua fredda. Sbattete energicamente con una forchetta. Versate il condimento sull’insalata nizzarda, mescolate delicatamente e servite.


Panzanella Toscana

Per 4 persone

½ pane casereccio raffermo (meglio pane toscano non salato), 2 pomodori maturi, 1 cipolla dolce, un cetriolo, basilico, olio, aceto, sale e pepe.

Eliminate la crosta del pane e tagliatelo a dadini e mettetelo in una ciotola con dell’acqua fredda, lasciandolo ammorbidire per 10 minuti, poi strizzatelo bene con le mani e mettetelo in un insalatiera. Preparate una ciotolina con 5 cucchiai d’olio, una presa di sale, 2 cucchiai d’aceto e una spolverata di pepe, amalgamate bene e condite il pane. Tagliate a dadini i pomodori pelati, a fettine sottili la cipolla e il cetriolo. Aggiungete al pane, unite a piacere un pugnetto di capperi e aglio tritato finemente. Amalgamate bene tutti gli ingredienti. Mettete in frigo un’oretta e servite spezzettandovi sopra delle foglie di basilico.

mercoledì 20 giugno 2012

Pensiero: Saluto




Buon mercoledì a tutti!

Lo Sapevate Che: Perchè, Nell'Italia Illegale, Continuano A Vincere I Boss



Giovanni Falcone diceva che se la mafia, come fenomeno criminale, fosse inserita in un sistema fondamentalmente sano, per sradicarla basterebbe un’azione di polizia.
Purtroppo non è così. Come risulta evidente dopo decenni di indagini, in Italia la mafia è una componente strutturale di ampie aree della società, della politica e dell’imprenditoria.
E’ per questo motivo che, ogni volta che ne ho l’occasione, torno a ripetere che le persone impegnate nella repressione della criminalità mafiosa – i magistrati, le forze dell’ordine – hanno bisogno, per essere efficaci del coinvolgimento e della partecipazione di cittadini che credono nel principio della legalità.
Se cercate su un vocabolario la parola legalità, troverete che il sup significato è “rispetto della legge, osservanza della legge, delle regole previste dal diritto”.
Questo è formalmente corretto.
Ma la cultura della legalità è qualcosa di più: è un sistema di principi, idee e comportamenti teso a realizzare l’uguaglianza fra i cittadini, i valori della libertà e della dignità della persona; teso ad affermare la democrazia, la giustizia, la tolleranza, l’integrazione e la non violenza come principi che regolano le azioni quotidiane dei cittadini.
A qualcuno potrà sembrare un obbiettivo troppo impegnativo, se non addirittura utopistico. Ma a questa obiezione rispondo, in primo luogo, che storicamente, i grandi cambiamenti sono sempre cominciati come utopie; e in secondo luogo che la cultura della legalità è la condizione imprescindibile di uno Stato che si possa dire davvero democratico. Democratico sostanzialmente, non solo formalmente.
In un Paese dove sono possibili la corruzione, la sopraffazione, il sopruso, il mafioso può dire: “La torta è mia e le porzioni le faccio io”. E decidere a chi dare e a chi no. Chi riceve anche solo una briciola deve essere grato per il favore concesso e garantire in cambio fedeltà, obbedienza, omertà, complicità.
Chi cade in questa rete, convinto di conquistare dei benefici, scoprirà presto, e a sue spese, che la mafia è soggezione, intimidazione, violenza, carcere, sangue. Chi resiste si trova non solo isolato e privo di privilegi, ma anche esposto a minacce e ritorsioni.
Per gli uni e per gli altri, la soluzione è stare dalla parte della legalità, poiché la legalità è la forza dei deboli, la garanzia dell’eguaglianza, la tutela di chi rifiuta di essere obbligato a scegliere fra il commettere e il subire un sopruso. Una volta, durante una pausa concessa nel corso di un interrogatorio, chiesi a un boss pentito quando, secondo lui, sarebbe finita la mafia. Mi rispose con un aneddoto. Mi raccontò che un giorno un disoccupato di 28 anni, disperato perché non riusciva a comprare il latte in polvere alla sua bimba di otto mesi, gli chiese una mano e lui lo mandò nel cantiere di un costruttore che lavorava grazie ai suoi investimenti. Dopo qualche giorno il giovane tornò a ringraziarlo e ricambiò il favore “prestando” al boss la propria carta d’identità, che questi utilizzò durante la latitanza. “Capisci qual è il problema?”, mi chiese il pentito. “Fin quando qualcuno in difficoltà viene da me invece di rivolgersi allo Stato, la mafia non finirà mai”.
Nell’attuale, delicatissima fase di crisi economica, sociale e istituzionale dobbiamo ricordarci che, soprattutto in certe regioni, le organizzazioni criminali si sostituiscono allo Stato nelle funzioni primarie, dando finanziamenti, offrendo servizi e persino lavoro legale. In questa fase, nascere alle Vele di Scampia, alla periferia di Rosarno, allo Zen di Palermo può segnare il destino di un giovane – e dei giovani di un’intera generazione. Per questo sono necessarie leggi non solo rigorose, ma giuste, che tengano conto delle differenti condizioni dei cittadini. Diffondere la cultura della legalità in uno Stato democratico significa vincere il disimpegno morale, la mancanza di senso civico, la tentazione di “farsi gli affari propri”.
Al contrario, finché saranno tollerati i rapporti delle istituzioni, della politica, dell’imprenditoria con la criminalità; finché ci si potrà appropriare di fondi pubblici per i propri affari privati; finché si potrà evadere il fisco, non ci sarà né manovra economica che tenga, né sviluppo possibile.
E neppure un’azione antimafia efficace, perché l’azione antimafia non è qualcosa di separato dal progetto di cambiamento all’interno della società. Vent’anni fa venivano uccisi due grandi “utopisti”: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Le terribili immagini dell’autostrada ridotta a una voragine che inghiottiva l’auto, l’asfalto, le lamiere del guard-rail e del palazzo, che pareva bombardato, e nascondeva tra le macerie brandelli di carne umana, sono ben vive nella memoria di tutti noi.
Ma è altrettanto vivo il ricordo del loro coraggio, del loro sacrificio e della tenacia con la quale hanno portato fino in fondo, ignorando le minacce e la paura, la loro battaglia per liberare il loro, il nostro Paese dalla morsa di un potere criminale che lo stava soffocando.
Raccogliamo quell’utopia, aiutiamola a progredire un altro poco: la strada per debellare la mafia è la stessa che bisogna percorrere per costruire un Paese migliore.
Il Commento di Pietro  GrassoVenerdì di Repubblica 15-6-12

Speciale Crostata Di Pesche E Albicocche


Per 6 persone

150 gr di burro, 30 gr di zucchero, qualche goccia di essenza di mandorle amare, 2 uova (uno per la pasta e uno per decorare), 250 gr di farina, sale. Per farcire: 4 pesche, 10 albicocche, 100 gr di burro ammorbidito, 50 gr di farina di mandorle, 3 uova, 30 gr di zucchero, 1 bustina di zucchero vanigliato, 2 cucchiai di maizena, 10 cl di distillato di pesche, un cucchiaino di lievito per dolci.

Mettete nel recipiente del robot da cucina il burro a pezzetti, lo zucchero, l’essenza di mandorle, l’uovo, la farina e un pizzico di sale. Amalgamate velocemente gli ingredienti azionando il robot a colpetti successivi e aggiungendo se necessario un po’ di acqua. Raccogliete l’impasto a palla, infarinatelo leggermente, copritelo con una pellicola e mettetelo in frigorifero per un’ora. Sbucciate le pesce, lavate e asciugate le albicocche. Dividete a metà i frutti ed eliminate i noccioli. Stendete la pasta su una spianatoia infarinata, usatela per foderare una tortiera di 25 cm di diametro, prima imburrata e infarinata. Bucherellate il fondo con una forchetta. Con i ritagli di pasta formate dei nastri usando la rotella dentata. Distribuite nella torta la frutta, alternando pezzi di albicocca a pezzi di pesca. In una ciotola lavorate la farina di mandorle con il burro ammorbidito a temperatura ambiente. Incorporate alla crema ottenuta un uovo alla volta, quindi unite tutto lo zucchero. Diluite la maizena con il distillato di pesche (o altro liquore alla frutta) e aggiungete al composto. Mescolate bene, incorporate anche il lievito, quindi versate il tutto nella tortiera. Livellate la superficie e decorate con i nastri di pasta disposti in diagonale. Decorate spennellando l’uovo sbattuto con un po’ d’acqua. Infornate a forno preriscaldato a 200° per 30 minuti e servitela raffreddata nella sua tortiera.




Arriva il caldo: Speciali Piatti Freddi


Insalata Dell'Orto Con Riso Freddo

Per 4 persone

300 gr di riso, 3 pomodori, un limone, un cetriolo, 2 costole di sedano, ½ peperone giallo, 200 gr di tonno, prezzemolo, olio q.b., sale, pepe nero.

Cuocete 300 gr di riso al dente, scolatelo, passatelo sotto l’acqua fredda per fermarne la cottura. Scolatelo di nuovo, conditelo con un filo d’olio. Sbucciate 3 pomodori, togliete i semi, fateli a tocchettini, salateli e metteteli per ½ ora in un colino a perdere l’acqua. (si possono anche tagliare a filetti). Emulsionate il succo di un limone con 8 cucchiai d’olio, sale e pepe nero. Sbucciate un cetriolo e tagliatelo a bastoncini. Affettate sottilmente 2 costole di sedano, tagliate a julienne ½ peperone giallo. Riunite le verdure in una ciotola e conditele con metà della citronnette. Distribuite il riso e amalgamate dolcemente. Aggiungete 200 gr. di tonno a fettine e condite con la citronnette rimasta. Distribuite sopra un ciuffo di prezzemolo.


Eliche Allo Zafferano

Per 4 persone

Gr 450 di pasta tipo eliche, 1 bustina di zafferano, 250 gr di tonno al naturale, una mela verde, un cuore di sedano, foglie di sedano, 2 carote, 50 gr di nocciole sgusciate tostate, noce moscata, paprika, olio, sale.

Tritate grossolanamente le nocciole. Sgocciolate il tonno dal liquido di conservazione. Mettetelo in una ciotola e spezzettatelo con una forchetta, unite la mela, lavata, mondata e ridotta a pezzettini, le carote raschiate e grattugiate, il sedano pulito, lavato e affettato a rondelle sottili. In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione , cuocete la pasta al dente, diluendo nell’acqua di cottura la bustina di zafferano. Nel mentre in una ciotolina con 6 cucchiai d’olio, mescolate un cucchiaio di paprika, una grattugiata di noce moscata, un pizzico di sale. Versate la salsina sul composto di mela e tonno e mescolate bene. Scolate la pasta e passatela sotto l’acqua fredda. Scolatela nuovamente, versatela in una zuppiera e conditela subito con tutto il contenuto della ciotola preparata. Aggiungete le nocciole tostate e girate delicatamente.




martedì 19 giugno 2012

Lo Sapevate Che: La Parola Grecia


La parte meridionale della penisola balcanica, fra il mare Ionio e il mare Egeo, culla della civiltà occidentale, che ha plasmato in modo indelebile sia all'origine sia nelle innumerevoli riprese e reinterpretazioni dell'eredità ellenica, nelle quali consiste gran parte della storia dell'Occidente. Modello dello spirito apollineo e del dionisiaco, con la sua lingua e la sua civiltà la Grecia ha inventato la poesia (epica, tragica, lirica, comica), la filosofia, la politica, le arti figurative; e -  pur nella divisione interna  che l'ha a lungo caratterizzata  -   ha anche saputo opporsi al dominio persiano, con valore e con beffardo coraggio.

Al passo delle Termopili, nel 480 a. C., contro lo sterminato esercito di Serse, alla minaccia che le frecce persiane avrebbero oscurato il cielo, un soldato risposte: "meglio, così combatteremo all'ombra"; e quando, ormai prossimi a essere sopraffatti a causa di un tradimento, al re spartano che guidava i Greci il nemico disse che era ormai il momento di cedere le armi, egli rispose "vieni a prenderle".  Oltre all'ingegno, alla sottigliezza, all'inaffidabilità, è tipico del carattere greco l'indomito senso di indipendenza, anche contro ogni probabilità di successo.

La Grecia moderna  -  Stato indipendente dal 1832  -  non è in diretta continuità con la Grecia classica, né con quella romana e bizantina; quattro secoli di dominazione turca hanno lasciato il segno. La Grecia, oggi,
dal punto di vista economico è una minuscola parte di quell'Europa di cui è madre (il suo Pil è meno del 3% di quello della Ue). Eppure, le vicende del potere economico contemporaneo hanno riproposto l'emozionante schema del Paese piccolo e povero impegnato in un ruolo storico più grande di lui, in  lotta solitaria questa volta non contro l'impero persiano ma contro le draconiane condizioni (sacrifici e  riforme) imposte dalla troika (Fmi, Bce, Commissione Ue) in cambio degli aiuti per sostenere i conti pubblici greci (invero, colpevolmente disastrati).

Se da parte greca è scattato un 'riflesso Termopili', da parte europea (e tedesca) si è cercato, al contrario, di costruire un mito negativo, di individuare non un eroe ma un colpevole, responsabile, con i suoi vizi (dai quali i greci non sono immuni), dei mali dell'euro. La lunga drammatizzazione che si è chiusa domenica scorsa ha da una parte ottenuto i suoi frutti  -  la maggioranza dei greci ha votato a favore dell'euro (cosa di cui in fondo c'è da rallegrarsi), mentre una robustissima minoranza ha resistito alle pressioni  - , ma dall'altra ha mostrato tutta la propria artificiosità. Dopo neppure due ore di euforia dei mercati, gli indicatori finanziari sono tutti tornati a segnare tempo di crisi, mostrando così che non nella Grecia ma nell'Europa sta la causa della debolezza della moneta unica, non nell'indisciplinato e orgoglioso piccolo Paese ma nell'incapacità dei grandi Paesi europei di dare vita a un'unione più intensa e profonda di quella attuale, che renda l'euro una moneta anche politica e non solo contabile.

Mentre la Grecia si è mostrata fin troppo ardimentosa  -  il rischio per lei  c'è sia nel restare nell'euro sia nell'uscirne  -  l'Europa, invece, non ha il coraggio di fare nessun passo avanti verso una maggiore integrazione politica. Ora che il capro espiatorio greco non c'è più,  l'alternativa è crearne un altro (la Spagna e l'Italia sembrano i candidati più probabili) oppure guardare in faccia la realtà, e colmare rapidamente il deficit di politica  che è all'origine della crisi. Fino a ieri ci si è ricordati solo del debito della Grecia verso l'Europa, e non del debito dell'Europa verso la Grecia classica; da oggi, almeno,  si cerchi di imitarla non tanto nella disunione quanto nella passione per la politica.
Carlo Gallo – Repubblica – 19-6-12