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martedì 22 maggio 2012
Lo Sapevate Che: Grillo, Il Gabibbo Barbuto
Grillo è un Gabibbo barbuto e il Movimento Cinque Stelle la trasposizione politica di «Striscia la Notizia»? La suggestione esiste, inutile negarlo, ma è solo parziale. Grillo è anche il Gabibbo. Un Gabibbo, però, che guarda «Report», ha letto «La Casta» e sa stare sul Web.
I due hanno in comune la cadenza, ligure, e l’ideatore, Antonio Ricci, di cui Grillo è stato a lungo il ventriloquo tv. «Fantastico», «Te la do io l’America», «Te lo do io il Brasile»: l’unico programma di successo che Ricci non gli ha curato è «Te la do io l’Italia». Quello se lo sta scrivendo da solo. Se Grillo ricorda il pupazzo rosso che svergogna i potenti tra ghigni e sberleffi, l’attivista-tipo del Cinque Stelle assomiglia a uno di quegli inviati di «Striscia» che consegnano tapiri: informato, tignoso, sfacciato. Quanto all’elettorato, ne esiste uno cresciuto con le tv berlusconiane che da anni si abbevera ai programmi satirici di denuncia e ha finito per introiettarne meccanismi e valori. «Striscia» e «Le Iene» si pongono come giustizieri della notte, raddrizzatori di torti, vendicatori degli oppressi in contrapposizione a un Potere che magnanimo li finanzia attraverso la pubblicità. Secondo lo studioso dei media Massimiliano Panarari, il loro segreto consiste nel dare sfogo al rancore popolare verso un sistema concepito come nemico. Ai seguaci di «Striscia» il movimento di Grillo non sembra antipolitica, ma politica: difesa del cittadino. In realtà, sostiene Carlo Freccero, il termine corretto è Apolitica: il rifiuto dei partiti, ormai ridotti a meri comitati d’affari. E qui l’albero genealogico del grillismo si allarga a «Report» di Milena Gabanelli e al bestseller «La Casta» di Stella e Rizzo.
"Report" è la versione sofisticata della tv di denuncia, il Gabibbo in bella copia, il grande giornalismo d’inchiesta. Gabanelli incarna l’archetipo grillista del Controllore, colui o colei che incrocia i dati, macina le informazioni e rivela i segreti del Moloch che ci condiziona la vita, sia esso una multinazionale di farmaci o un assessore arrogante e corrotto. Il milione di copie de «La Casta» è stato un fenomeno sociale che la cultura in ghingheri non ha voluto capire, forse perché gli artefici non erano due intellettuali spocchiosi e incomprensibili, ma due bravissimi giornalisti. Stella e Rizzo hanno dato sostanza di pagine al mal di pancia verso i partiti e il loro sistema chiuso di privilegi. Cosa accomuna lo spettatore di «Striscia» a quello di «Report» ed entrambi al lettore de «La Casta»? L’idea che destra e sinistra siano diventate la stessa cosa: se non nei valori, nel personale politico che ha smesso di incarnarli per dedicarsi esclusivamente alla gestione del potere.
Le radici televisive del grillismo affondano qui e gli hanno sicuramente creato un pregiudizio di simpatia fra gli elettori, anche fra coloro che non lo votano. Di fronte a questo pregiudizio positivo vacillano i dibattiti sul sistema elettorale. Il doppio turno, infatti, funziona quando l’avversario è percepito come una minaccia (un leghista per un democratico, un «comunista» per un berlusconiano) e spinge l’elettore avverso alle urne per incoronare il male minore. Ma il Movimento Cinque Stelle non fa davvero paura a nessuno, semmai suscita curiosità. Così si spiega perché al ballottaggio di Parma il candidato del centrosinistra non sia riuscito nemmeno a fare il pieno dei voti presi al primo turno: migliaia di suoi elettori non hanno sentito l’urgenza di tornare alle urne. Magari in cuor loro si saranno persino augurati il trionfo della «novità».
Ma Grillo e il grillismo non si esauriscono nei vecchi mezzi di comunicazione, parola cartacea e tv. Il Cinque Stelle non si può capire senza la «class action», quel fenomeno importato dagli Stati Uniti che induce le vittime di un medesimo torto a unire le proprie forze e a fare causa comune contro il potere che le ha defraudate di qualche diritto. Il berlusconismo era delega passiva al demiurgo. Il grillismo è assunzione collettiva di responsabilità. Il berlusconiano votava col telecomando, l’attivista di Grillo (non chiamiamolo grillino) con la tastiera del Web. I seguaci di Berlusconi cercavano di assomigliare al Capo fin dalle barzellette, mentre quelli di Grillo non assomigliano a Grillo: nell’approccio sono molto meno televisivi e molto più seri. Il mito fondante del Movimento Cinque Stelle, solo in questo simile all’Uomo Qualunque di Giannini, è il Buon Amministratore. Persa la speranza di sottrarre il mondo alle trame dei grandi capitalisti, il grillismo chiede alla politica di diventare apolitica, cioè di limitarsi all’ordinaria amministrazione. Perciò la politica potrà salvarsi solo se smentirà Grillo, ricominciando a fare sogni grandi. Altrimenti il Gabibbo barbuto trionferà, così come «Striscia» trionfa da vent’anni contro una Rai che ha saputo, o voluto, contrapporgli sempre e soltanto dei Pacchi.
I due hanno in comune la cadenza, ligure, e l’ideatore, Antonio Ricci, di cui Grillo è stato a lungo il ventriloquo tv. «Fantastico», «Te la do io l’America», «Te lo do io il Brasile»: l’unico programma di successo che Ricci non gli ha curato è «Te la do io l’Italia». Quello se lo sta scrivendo da solo. Se Grillo ricorda il pupazzo rosso che svergogna i potenti tra ghigni e sberleffi, l’attivista-tipo del Cinque Stelle assomiglia a uno di quegli inviati di «Striscia» che consegnano tapiri: informato, tignoso, sfacciato. Quanto all’elettorato, ne esiste uno cresciuto con le tv berlusconiane che da anni si abbevera ai programmi satirici di denuncia e ha finito per introiettarne meccanismi e valori. «Striscia» e «Le Iene» si pongono come giustizieri della notte, raddrizzatori di torti, vendicatori degli oppressi in contrapposizione a un Potere che magnanimo li finanzia attraverso la pubblicità. Secondo lo studioso dei media Massimiliano Panarari, il loro segreto consiste nel dare sfogo al rancore popolare verso un sistema concepito come nemico. Ai seguaci di «Striscia» il movimento di Grillo non sembra antipolitica, ma politica: difesa del cittadino. In realtà, sostiene Carlo Freccero, il termine corretto è Apolitica: il rifiuto dei partiti, ormai ridotti a meri comitati d’affari. E qui l’albero genealogico del grillismo si allarga a «Report» di Milena Gabanelli e al bestseller «La Casta» di Stella e Rizzo.
"Report" è la versione sofisticata della tv di denuncia, il Gabibbo in bella copia, il grande giornalismo d’inchiesta. Gabanelli incarna l’archetipo grillista del Controllore, colui o colei che incrocia i dati, macina le informazioni e rivela i segreti del Moloch che ci condiziona la vita, sia esso una multinazionale di farmaci o un assessore arrogante e corrotto. Il milione di copie de «La Casta» è stato un fenomeno sociale che la cultura in ghingheri non ha voluto capire, forse perché gli artefici non erano due intellettuali spocchiosi e incomprensibili, ma due bravissimi giornalisti. Stella e Rizzo hanno dato sostanza di pagine al mal di pancia verso i partiti e il loro sistema chiuso di privilegi. Cosa accomuna lo spettatore di «Striscia» a quello di «Report» ed entrambi al lettore de «La Casta»? L’idea che destra e sinistra siano diventate la stessa cosa: se non nei valori, nel personale politico che ha smesso di incarnarli per dedicarsi esclusivamente alla gestione del potere.
Le radici televisive del grillismo affondano qui e gli hanno sicuramente creato un pregiudizio di simpatia fra gli elettori, anche fra coloro che non lo votano. Di fronte a questo pregiudizio positivo vacillano i dibattiti sul sistema elettorale. Il doppio turno, infatti, funziona quando l’avversario è percepito come una minaccia (un leghista per un democratico, un «comunista» per un berlusconiano) e spinge l’elettore avverso alle urne per incoronare il male minore. Ma il Movimento Cinque Stelle non fa davvero paura a nessuno, semmai suscita curiosità. Così si spiega perché al ballottaggio di Parma il candidato del centrosinistra non sia riuscito nemmeno a fare il pieno dei voti presi al primo turno: migliaia di suoi elettori non hanno sentito l’urgenza di tornare alle urne. Magari in cuor loro si saranno persino augurati il trionfo della «novità».
Ma Grillo e il grillismo non si esauriscono nei vecchi mezzi di comunicazione, parola cartacea e tv. Il Cinque Stelle non si può capire senza la «class action», quel fenomeno importato dagli Stati Uniti che induce le vittime di un medesimo torto a unire le proprie forze e a fare causa comune contro il potere che le ha defraudate di qualche diritto. Il berlusconismo era delega passiva al demiurgo. Il grillismo è assunzione collettiva di responsabilità. Il berlusconiano votava col telecomando, l’attivista di Grillo (non chiamiamolo grillino) con la tastiera del Web. I seguaci di Berlusconi cercavano di assomigliare al Capo fin dalle barzellette, mentre quelli di Grillo non assomigliano a Grillo: nell’approccio sono molto meno televisivi e molto più seri. Il mito fondante del Movimento Cinque Stelle, solo in questo simile all’Uomo Qualunque di Giannini, è il Buon Amministratore. Persa la speranza di sottrarre il mondo alle trame dei grandi capitalisti, il grillismo chiede alla politica di diventare apolitica, cioè di limitarsi all’ordinaria amministrazione. Perciò la politica potrà salvarsi solo se smentirà Grillo, ricominciando a fare sogni grandi. Altrimenti il Gabibbo barbuto trionferà, così come «Striscia» trionfa da vent’anni contro una Rai che ha saputo, o voluto, contrapporgli sempre e soltanto dei Pacchi.
Massimo Gramellini – La Stampa 22 -05-12
Lo Sapevate Che: La Stampa E I Politici
Stampa E Politici: Un Rapporto Molto Motivato
Rupert Murdoch, il più grande editore del mondo, è stato messo sotto inchiesta dal parlamento britannico, a causa di intercettazioni illegali e altre scorrettezze commesse da qualche giornale; e durante le udienze sono emersi episodi sulla sua frequentazione di primi ministri e uomini di governo: pranzi, vacanze, visite riservate a Downing Street (sede del premier) passando per la porticina di servizio. E’ così riemerso un argomento di antica data: i rapporti fra il potere e la stampa.
Che gli uomini politici cerchino di tenersi buona la stampa (termine che include, ovviamente, la televisione) è comprensibile: hanno tutto da guadagnare se sono trattati bene. Più complesso è l’altro versante: perché tanti uomini del quarto potere, editori, direttori, articolisti, cercano rapporti stretti con gli uomini politici? Tema complesso: vediamo qualche aspetto.
Alla base della frequentazione fra potere e stampa può esserci, semplicemente, un rapporto di scambio: tu, uomo di potere, mi dài una notizia in più, io mi sdebito con un articolo benevolo. Eticamente criticabile, perché il giornalista dovrebbe essere imparziale, scrivere solo secondo scienza e coscienza. Poi entra in gioco la vanità: può darsi che un giornalista, se è trattato con particolare riguardo da un primo ministro, ritenga di salire di grado nella scala sociale. E c’è infine la possibilità che un giornalista aspiri a influire sulle decisioni del governo: sorge allora il dubbio che sia un uomo politico mancato, che abbia sbagliato carriera. Per esempio, Luigi Albertini, grande direttore del Corriere della Sera, coi suoi articoli spingeva perché l’Italia entrasse in guerra.
Ci sono anche direttori, per la verità, assolutamente privi di ambizioni politiche, Giulio De Benedetti, direttore della Stampa, non andava mai a Roma. Una volta, perché sollecitato, fece visita a Moro: ma, seduto davanti a lui, non sapeva che dirgli, e se ne andò dopo un quarto d’ora.
Piero Ottone –Venerdì di Repubblica – 11-05-12
Deliziose, Speciali Polpettine
Polpettine Di Fagioli Bianchi di Baia, Ricetta Brasiliana
Per 4 persone
200 gr di fagioli secchi bianchi dall’occhio, 1 cipolla, ½ cucchiaino di peperoncino piccante, olio, sale, pepe. Per la salsa: 3 pomodori maturi, 1 cipolla rossa, 1 peperoncino piccante.
Fare rinvenire in ammollo di acqua tiepida salata i fagioli per una notte. La mattina dopo, sciacquarli sotto l’acqua corrente, sbucciarli uno a uno prima di ridurli in purea nel mixer insieme alla cipolla, al peperoncino e a una grattata di pepe bianco. Lavorare il composto in modo da amalgamare tutti gli ingredienti. Con le mani e l’aiuto di un cucchiaio formare delle polpettine della grandezza di una noce e farle friggere in una padella con abbondante olio in ebollizione. Farle dorare da tutti i lati. Servirle calde accompagnandole con una salsa di pomodoro fresco, con cipolla rossa e peperoncino.
Polpettine Di Pane Raffermo
Per 4 persone
3 panini raffermi, 1 bicchiere di latte, 1 uovo, 4 cucchiai di parmigiano grattugiato, un ciuffo di prezzemolo tritato, olio, sale, pepe.
Spezzettare il pane e farlo ammorbidire nel latte freddo in una scodella. Strizzarlo e lavorarlo con i rebbi di una forchetta, così da ottenerne un impasto liscio. Unire il parmigiano grattugiato, l’uovo sbattuto e il prezzemolo tritato, sale e pepe. Lavorare a lungo sino ad ottenere un impasto omogeneo e formare delle polpettine rotonde. Scaldare abbondante olio in una padella e friggere le polpettine finchè siano dorate e croccanti. Farle scolare su carta assorbente da cucina e servirle calde.
Polpettine Alle Mele
Per 4 persone
100 gr di carne di vitello tritata, 100 gr di salsiccia spellata, 100 gr di ricotta, 1 uovo, pangrattato, 1 cipolla, 2 mele, 50 gr di parmigiano, 80 gr di panna liquida, un pizzico di curry, burro, olio, sale.
In una terrina mettere la carne di vitello tritata, unirvi la salsiccia spellata e sgranata con l’aiuto di una forchetta, unire la ricotta, l’uovo leggermente battuto, il parmigiano, un pizzico di sale q.b. Mescolare accuratamente tutti gli ingredienti e nel caso l’impasto fosse troppo morbido, legarlo con l’aggiunta di pangrattato. Tagliare finemente la cipolla e farla dorare in una padella con 4 cucchiai d’olio. Formare con le mani delle polpettine rotonde e unirle nella padella con le cipolle, facendole dorare da tutti i lati per 15 minuti. Poi togliere le polpette e appoggiarle in una pirofila da forno facendole cuocere in forno preriscaldato a 200° ancora per altri 15 minuti. Nel mentre affettare finemente le mele detorsolate e pelate. Farle soffriggere in 50 gr di burro in una padella per 10 minuti, rigirandole ogni tanto. A fine cottura delle polpettine unirvi in bella presenza le mele e nel fondo di cottura, ancora ben caldo, unire la panna, il pizzico di curry, un pizzico di sale, amalgamando bene gli ingredienti. Versare la crema ottenuta sulle polpette e sulle mele.
lunedì 21 maggio 2012
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