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mercoledì 1 marzo 2023

Lo Sapevate Che: Lucio Dalla: Nel gotha dei cantautori italiani, il Lucio "nazionale" ha dato del tu all'arte nelle sue svariate forme, dalla musica al cinema, passando per la pittura.


“Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche: il pensiero è come l'oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.”Lucio Dalla

 

 Lunga continuità artistica

Lucio Dalla nasce a Bologna il giorno 4 marzo 1943 e comincia a suonare sin da giovane. A quattordici anni passa dalla fisarmonica al clarino. Trasferitosi a Roma, entra a far parte d'un complesso, la Second Roman New Orleans Jazz Band. Nel 1960 si esibisce con il gruppo musicale i "Flipper". La svolta avviene nel 1963 quando al Cantagiro, Gino Paoli si offre come produttore. Nel 1964 approda alla scuderia discografica Rca. Incide "Lei" e "Ma questa sera", ma senza successo.

Lucio Dalla debutta nel 1966 al Festival di Sanremo con "Paff...Bum", in coppia con i "Yardbirds" di Jeff Beck. Nel 1967 è la spalla di Jimi Hendrix nel concerto al Piper di Milano. Esce il suo primo album "1999" (1966). Seguono "Terra di Gaibola" (1970, con "Occhi di ragazza" di Gianni Morandi) e nel 1971 "Storie di casa mia", contenente canzoni quali "Il gigante e la bambina", "Itaca", "La casa in riva al mare".

Dal 1974 al 1977 collabora con il poeta bolognese Roberto Roversi, orientando la sua produzione verso contenuti civili. Insieme creano tre album significativi: "Il giorno aveva cinque teste", "Anidride solforosa" e "Automobili".

Nel 1977, sciolto il sodalizio con Roversi, diventa paroliere di se stesso. Scrive "Com'è profondo il mare", a cui fa seguito nel 1978 "Lucio Dalla". Il disco contiene classici quali "Anna e Marco" e "L'anno che verrà".

Gli anni Ottanta per l'artista bolognese rappresentano un decennio ricco di consensi popolari e record di vendite. Fondamentali gli anni 1979 e 1981. Si esibisce dal vivo con il collega Francesco De Gregori nel tour Banana Republic (da cui l'omonimo "live"). Seguono nel 1980 "Dalla", con le stupende "La sera dei miracoli", "Cara" e "Futura". Incide nel 1981 "Lucio Dalla (Q Disc)", "1983" nel 1983 e "Viaggi organizzati" nel 1984.

Nel 1985 esce l'album "Bugie" e nel 1986 "Dallamericaruso". In questo disco è inclusa la canzone "Caruso", riconosciuta dalla critica come il capolavoro di Dalla. Vende oltre otto milioni di copie, viene incisa in trenta versioni, tra cui la versione di Luciano Pavarotti. Il brano circola per i paesi di tutto il mondo.

Nel 1988 si forma un'altra accoppiata vincente: Lucio Dalla e Gianni Morandi. Scrivono un album insieme, "Dalla/Morandi", a cui segue una trionfale tournée nei più affascinanti luoghi d'arte d'Italia mai raggiunti prima d'ora dalla musica leggera.

Nel 1990 in televisione, presenta il suo nuovo brano "Attenti al lupo" e il seguente album "Cambio". Il disco totalizza quasi 1.400.000 copie vendute. Seguono un prolungato Tour, documentato nel live "Amen" e, nel 1994, l'album "Henna". Il 1996 segna l'ennesimo successo discografico con l'album "Canzoni", che supera la cifra di 1.300.000 copie vendute.

Nelle estati del 1998 e 1999 è in concerto, accompagnato dall'Orchestra di Musica Sinfonica di 76 elementi, diretti dal Maestro Beppe D'Onghia. Reinterpreta i suoi brani più famosi, riarrangiati in chiave sinfonica.

Il 9 settembre 1999 pubblica "Ciao", dopo esattamente trentatré anni di distanza dal suo primo album che si intitolava 1999. L'album contiene undici brani, prodotti ed arrangiati da Mauro Malavasi. La tiltle-track "Ciao" diventa il brano radiofonico dell'estate 1999. L'album conquista il doppio disco di platino.

Il 12 ottobre 2001 esce "Luna Matana", interamente scritto e realizzato alle Isole Tremiti. Numerosi i camei: Carmen Consoli, Gianluca Grignani e Ron. L'album contiene undici nuove canzoni tra cui il singolo di lancio Siciliano.

Oltre ad essere autore e interprete di canzoni indimenticabili, Dalla è anche un talent scout. A Bologna ha sede la sua etichetta discografica Pressing S.r.l., che ha lanciato Ron, Luca Carboni, Samuele Bersani e ha permesso la rinascita artistica di Gianni Morandi. Di questa attività fa parte anche il suo lavoro di compositore di musica per film. È autore di colonne sonore per i film di Mario Monicelli, Michelangelo Antonioni, Carlo Verdone, Giacomo Campiotti e Michele Placido. Ha anche aperto la galleria d'arte No Code, in Via dei Coltelli a Bologna.

Sconfina nella musica classica in "Pierino e il lupo" di Prokofiev nel 1997. Collabora con il poeta Roberto Roversi. Creano insieme un album di 6 canzoni inedite, non in commercio ma regalato all'Università di Bologna, diventando immediatamente oggetto di collezionismo e di culto.

È autore di programmi televisivi di successo: Te vojo bene assaie, Capodanno, RaiUno - Taxi, Rai Tre - S.Patrignano. Non ultimo il programma con Sabrina Ferilli, "La Bella e la Besthia" (2002).

Nel 2008 Lucio Dalla mette in scena "L'opera del Mendicante" di John Gay, interpretata dalla cantante e attrice Angela Baraldi e Peppe Servillo degli Avion Travel. A luglio dello stesso anno presenta l'inno ufficiale della squadra olimpica italiana, intitolato "Un uomo solo può vincere il mondo", composto per i Giochi Olimpici di Pechino.

Il 10 ottobre 2009 viene trasmesso dalle radio il singolo "Puoi sentirmi?", che anticipa l'uscita dell'album "Angoli nel cielo". Il 2010 si apre con la notizia di un concerto insieme di Dalla con Francesco De Gregori, a trent'anni da "Banana Republic".

A distanza di quarant'anni dalla sua ultima partecipazione, nel febbraio del 2012 torna al Festival di Sanremo, accompagnando il giovane cantautore Pierdavide Carone con il brano "Nanì", del quale Dalla è co-autore. Pochi giorni più tardi, mentre si trova in tour in a Montreux (Svizzera), il giorno 1 marzo 2012 Lucio Dalla muore improvvisamente, a causa di un infarto. Avrebbe compiuto 69 anni tre giorni dopo.

https://biografieonline.it/biografia-lucio-dalla

Lo Sapevate Che: Gabriele D'Annunzio: Autore simbolo del Decadentismo italiano, il suo essere perfettamente calato nel contesto politico del tempo e la capacità di farsi interprete dello spirito nazionale gli fecero meritare l'appellativo di Vate.


“L'uomo a cui è dato da soffrir più degli altri, è degno di soffrire più degli altri.”           Gabriele D’Annunzio

 

Pirata e signore

Nato a Pescara il 12 Marzo 1863 da Francesco D'Annunzio e Luisa de Benedictis, Gabriele é il terzogenito di cinque fratelli. Fin dalla più tenera età spicca tra i coetanei per intelligenza e per una precocissima capacità amatoria.

Il padre lo iscrive al reale collegio Cicognini di Prato, costoso convitto celebre per gli studi severi e rigorosi. La sua é una figura di allievo irrequieto, ribelle e insofferente alle regole collegiali, ma studioso, brillante, intelligente e deciso a primeggiare. Nel 1879 scrive una lettera al Carducci, nella quale chiede di poter inviare al «gran vate» della poesia italiana, alcuni suoi versi; nello stesso anno a spese del padre pubblica l'opera «Primo Vere», che viene però sequestrato ai convittori del Cicognini per i suoi accenti eccessivamente sensuali e scandalistici; il libro fu però recensito favorevolmente dal Chiarini sul «Fanfulla della domenica».

Al termine degli studi liceali consegue la licenza d'onore; ma fino al 9 di luglio non torna a Pescara. Si ferma a Firenze, da Giselda Zucconi, detta Lalla, il suo primo vero amore; la passione per «Lalla» ispirò i componimenti di «Canto Novo». Nel novembre 1881 D'Annunzio si trasferisce a Roma per frequentare la facoltà di lettere e filosofia, ma si immerge con entusiasmo negli ambienti letterari e giornalistici della capitale, trascurando lo studio universitario.

Collabora al Capitan Fracassa e alla Cronaca Bizantina di Angelo Sommaruga e pubblica qui nel maggio 1882 il «Canto Novo» e «Terra Vergine». Questo è anche l'anno del suo matrimonio con la duchessina Maria Altemps Hordouin di Gallese, figlia dei proprietari di palazzo Altemps, di cui il giovane D'Annunzio frequentava assiduamente i salotti. Il matrimonio è osteggiato dai genitori di lei, ma viene ugualmente celebrato. Da segnalare che già in quest'epoca D'Annunzio è perseguitato dai creditori, a causa del suo stile di vita eccessivamente dispondioso.

Nasce il suo primogenito Mario, mentre lo scrittore continua la collaborazione con il Fanfulla, occupandosi più che altro di costume e aneddoti sulla società dei salotti. Nell'aprile 1886 nasce il secondo figlio, ma D'Annunzio riacquista l'entusiasmo artistico e creativo solo quando incontra ad un concerto il grande amore, Barbara Leoni, ossia Elvira Natalia Fraternali.

La relazione con la Leoni crea non poche difficoltà a D'Annunzio che, desideroso di dedicarsi alla sua nuova passione, il romanzo, e di allontanare dalla mente le difficoltà familiari, si ritira in un convento a Francavilla dove elabora in sei mesi «Il Piacere».

Nel 1893 la coppia affronta un processo per adulterio, che non fa altro che far nascere nuove avversità nei confronti del poeta negli ambienti aristocratici. I problemi economici spronano D'Annunzio ad affrontare un intenso lavoro (infatti, oltre ai debiti da lui contratti si sommano quelli del padre deceduto il 5 giugno 1893).

Il nuovo anno si apre nuovamente nel segno della solitudine del convento, dove D'Annunzio elabora il "Trionfo della morte". In settembre, trovandosi a Venezia, conosce Eleonora Duse, già avvicinata a Roma in veste di cronista della Tribuna. In autunno si stabilisce nel villino Mammarella, a Francavilla con la Gravina e la figlia e inizia la faticosa elaborazione del romanzo "Le vergini delle rocce" apparso a puntate sul convito e poi in volume presso Treves con data 1896.

Nell'estate 1901 nasce invece il dramma "Francesca da Rimini", anche se questi sono anni prevalentemente contrassegnati dall'intensa produzione delle liriche di "Alcyone", e del ciclo delle Laudi.

In estate D'Annunzio si trasferisce a villa Borghese dove elabora la "Figlia di Iorio". Il dramma, rappresentato al Lirico di Milano, riscuote un enorme successo grazie alla superbia interpretazione di Irma Gramatica.

Venuto meno il sentimento tra la Duse e D'Annunzio e incrinatosi definitivamente il loro rapporto, il poeta ospita alla Capponcina, una residenza estiva, Alessandra di Rudinì, vedova Carlotti, con la quale instaura un tenore di vita oltremodo lussuoso e mondano, trascurando l'impegno letterario. La bella Nike, così era denominata la Di Rudinì, lungi dall'essere la nuova musa ispiratrice favorisce lo snobismo del poeta, spronandolo ad un oneroso indebitamento, che decreta in seguito l'imponente crisi finanziaria. Nel maggio del 1905 Alessandra si ammala gravemente, travolta dal vizio della morfina: D'Annunzio la assiste affettuosamente ma, dopo la sua guarigione, la abbandona. Lo choc per Nike è enorme, tanto che decide di ritirarsi a vita conventuale. Segue poi un rapporto tormentato e drammatico con la contessa Giuseppina Mancini, rievocato nel diario postumo "Solum ad Solam". Le immense difficoltà economiche costringono D'Annunzio ad abbandonare l'Italia e a recarsi nel marzo 1910 in Francia.

Assediato dai creditori, fugge in Francia, dove si reca nel marzo 1910, accompagnato dal nuovo amore, la giovane russa Natalia Victor de Goloubeff. Trascorre anche qui cinque anni immerso negli ambienti mondani intellettuali. La permanenza è allietata non solo dalla russa, ma anche dalla pittrice Romaine Brooks, da Isadora Duncan e dalla danzatrice Ida Rubinstein, a cui dedica il dramma "Le martyre de Saint Sébastien", musicato in seguito dal superbo genio di Debussy.

Il canale che permette a D'Annunzio di conservare la presenza artistica in Italia è "Il Corriere della sera" di Luigi Albertini (dove fra l'altro sono state pubblicate le "Faville del maglio"). L'esilio francese è stato artisticamente proficuo. Nel 1912 compone la tragedia in versi "Parisina", musicata da Mascagni; dopo aver collaborato alla realizzazione del film "Cabiria" (di Pastrone) scrive la sua prima opera cinematografica, "La crociata degli innocenti". Il soggiorno francese termina all'inizio della guerra, considerata da D'Annunzio l'occasione atta ad esprimere con l'azione gli ideali superomistici ed estetizzanti, affidati, sino ad allora, alla produzione letteraria.

Inviato dal governo italiano a inaugurare il monumento dei Mille a Quarto, D'Annunzio, il 14 maggio 1915 rientra in Italia presentandosi con una orazione interventista e antigovernativa. Dopo aver sostenuto a gran voce l'entrata in guerra contro l'impero Austro-ungarico, non esita ad indossare i panni del soldato l'indomani della dichiarazione. Si arruola come tenente dei Lancieri di Novara e partecipa a numerose imprese militari. Nel 1916 un incidente aereo gli causa la perdita dell'occhio destro; assistito dalla figlia Renata, nella «casetta rossa» di Venezia, D'Annunzio trascorre tre mesi nella immobilità e al buio, componendo su liste di carta la prosa memoriale e frammentaria del "Notturno". Tornato all'azione e desiderando gesti eroici si distingue nella Beffa di Buccari e nel volo su Vienna con il lancio di manifestini tricolori. Insignito al valor militare, il "soldato" D'Annunzio considera l'esito della guerra una vittoria mutilata. Caldeggiando l'annessione dell'Istria e della Dalmazia e considerando la staticità del governo italiano, decide di passare all'azione: guida la marcia su Fiume e la occupa il 12 settembre 1919. Dopo l'esperienza militare D'Annunzio elegge come sua dimora la villa Cargnacco sul lago di Garda, cura la pubblicazione delle opere più recenti, i già citati "Notturno" e i due tomi delle "Faville del maglio".

I rapporti di D'Annunzio con il fascismo non sono ben definiti: se in un primo tempo la sua posizione è contraria all'ideologia di Mussolini, in seguito la adesione scaturisce da motivi di convenienza, consoni allo stato di spossatezza fisica e psicologica, nonché a un modus vivendi elitario ed estetizzante. Non rifiuta, quindi, gli onori e gli omaggi del regime: nel 1924, dopo l'annessione di Fiume il re, consigliato da Mussolini, lo nomina principe di Montenevoso, nel 1926 nasce il progetto dell'edizione "Opera Omnia" curato dallo stesso Gabriele; i contratti con la casa editrice "L' Oleandro" garantiscono ottimi profitti a cui si aggiungono sovvenzioni elargite da Mussolini: D'Annunzio, assicurando allo stato l'eredità della villa di Cargnacco, riceve i finanziamenti per renderla una residenza monumentale: nasce così il «Vittoriale degli Italiani», emblema del vivere inimitabile di D'Annunzio. Al Vittoriale l'anziano Gabriele ospita la pianista Luisa Bàccara, Elena Sangro che gli rimane accanto dal 1924 al 1933, inoltre la pittrice polacca Tamara De Lempicka.

Entusiasta della guerra di Etiopia, D'Annunzio dedica a Mussolini il volume "Teneo te Africa".

Ma l'opera più autentica dell'ultimo D'Annunzio è il "Libro segreto", a cui affida riflessioni e ricordi nati da un ripiegamento interiore ed espressi in una prosa frammentaria. L'opera testimonia la capacità del poeta di rinnovarsi artisticamente anche alle soglie della morte, giunta l'1 marzo 1938.

https://biografieonline.it/biografia-d-annunzio

Speciale Ricette del 1° Marzo 2023: Buona preparazione, ciao cari amici.

 

“Certo chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche: il pensiero è come l'oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare.”Lucio Dalla

 

 

 

Fettuccine primaverili, con Zucchine, cipollotti e Yogurt

Per 4 persone

 

Ingredienti:

400 gr di fettuccine, 4 cipollotti novelli, 1 scalogno, 2 zucchine, 1 cucchiaio di curry, 200 gr di yogurt intero, olio, sale.

 

Pulite e affettate sottilmente i cipollotti e lo scalogno. Fateli appassire a fuoco lento in 3 cucchiai d’olio in una padella. Aggiungete le zucchine affettate sottilmente in diagonale, fatele saltare a fuoco vivo finchè saranno dorate. Salate, unite il cucchiaio di curry, aggiungete di yogurt e ½ bicchiere di acqua calda e mescolate. Fate lessare al dente in acqua salata le fettuccine. Scolatele e unitele al sugo, rigirandole velocemente. Servite subito.

 

 

 

Polpette di Pollo al Curry con purea di Patate

Per 4 persone

 

Ingredienti:

1 petto di pollo di 500 gr, 60 gr di parmigiano grattugiato, 1 uovo e 2 albumi, 150 gr di cous cous, un ciuffo di prezzemolo, curry, olio, sale.

Tagliare a tocchetti il petto di pollo e metterlo nel mixer. Unire il parmigiano grattugiato, l’uovo intero, il prezzemolo a foglie, lavate e asciugate, salare q.b. Frullare e formare con il composto ricavato, delle polpettine grandi come una noce. Aiutarvi inumidendo le mani in una ciotola con dell’acqua. In una casseruola con ½ lt di acqua, un pizzico di sale e uno di curry, unire il cous cous . Portare a bollore e mescolare. Cuocere per 2 minuti, spegnere e lasciare a riposo per 10 minuti. Sgranare la massa, con i rebbi di una forchetta e versarlo su un piatto. In un piatto sbattere gli albumi e immergervi le polpette. Poi, poche alla volta, passatele nel cous cous, facendo in modo che ne vengano completamente ricoperte. In una larga padella con olio in ebollizione, friggetevi le polpette facendole dorate da tutti i lati. Metterle ad asciugare dell’olio in eccesso su carta assorbente da cucina. Accompagnarle con una purea morbida di patate.

 

 

 

Biancomangiare di Mandorle

Per 4 persone

 

Ingredienti:

½ l di latte di mandorle, 50 gr di maizena, 60 gr di zucchero semolato, 1 cucchiaiata di pistacchi sgusciati, 1 cucchiaiata di mandorle spellate, 1 stecca di cannella, olio di mandorle dolci.

 

Stemperare l’amido in poco latte di mandorla, aggiungere lo zucchero, il latte rimasto, mescolare bene e trasferire il composto in una casseruola. Cuocere, portando lentamente a ebollizione e mescolando finché la crema si sia addensata e toglierla dal fuoco. Spennellare uno stampo da ½ lt con un filo d’olio di mandorle, riempirlo con la crema ancora calda, fare raffreddare a temperatura ambiente e poi trasferire lo stampo in frigorifero per almeno 6 ore. Sbollentare i pistacchi, lasciarli intiepidire, pelarli, asciugarli e passarli brevemente al mixer. Tritare nello stesso modo anche le mandorle e sbriciolare nel mortaio la cannella. Sformare il dolce, cospargerlo con gli ingredienti preparati e servirlo.

martedì 28 febbraio 2023

Speciale Ricette del 28 Febbraio 2023: Buona preparazione, ciao cari amici.

 

“Chi insegnerà agli uomini a morire, insegnerà loro a vivere.”Michel De Montaigne”

 

 

 

Crepes gratinate al gorgonzola

Per 4 persone

 

Ingredienti:

150 gr di gorgonzola, 150 gr di parmigiano, farina, 3 uova, ½ lt di latte, noce moscata, burro, olio, sale e pepe.

Preparate la salsa besciamella con 30 gr di burro, 30 gr di farina e un quarto di latte, quindi salatela, pepatela e spolverizzatela di noce moscata. Aggiungete poi alla besciamella il gorgonzola a pezzetti, mescolate affinchè il formaggio si amalgami bene alla salsa e lasciate riposare il composto al caldo. Preparate subito le crêpes: ponete in una terrina 50 grammi di farina e unitevi a poco a poco un bicchiere di latte, mescolate bene perché la pastella dovrà risultare liscia e omogenea, poi amalgamatevi le uova intere, salate e sbattete ancora energicamente il tutto. Ungete infine con qualche goccia d’olio un padellino di 15 cm di diametro, riscaldatelo e versatevi dentro un mestolino del composto di uova. Girate la padella in tutti i sensi in modo che il composto si stenda in uno strato sottile su tutto il fondo del recipiente e quando la crepe sarà colorita da una parte voltatela dall’altra, lasciatela dorare un minuto e quindi toglietela dal fuoco. Continuate a preparare in questo modo le frittatine fino a esaurimento del composto. Quindi su ogni crepe stendete un po’ del composto di besciamella e gorgonzola. Avvolgete ogni frittatina su sé stessa, poi allineatele tutte in una pirofila, cospargetele con un po’ di burro fuso e parmigiano grattugiato e fatele gratinare nel forno preriscaldato a 180° per alcuni minuti. Servite caldissime.

 

 

 

 

Spalla di Agnello ai Carciofi

Per 4 persone

 

Ingredienti:

1 kg di spalla di agnello, 3 spicchi d’aglio, rosmarino, refe da cucina, alloro, una costola di sedano,12 pomodorini, 4 cipollotti, timo, 10 cuori di carciofo, vino bianco,

prezzemolo, limone, olio, sale e pepe.

Disossate una spalla di agnello e appiattitela, salatela, pepatela e distribuitevi 2 spicchi d’aglio tritati con due rametti di rosmarino. Arrotolatela su se stessa e legatela con refe da cucina. Mettetela in una teglia con 8 cucchiai d’olio, una foglia di alloro e fatela rosolare. Coprite il recipiente con carta d’alluminio e cuocete in forno preriscaldato a 180° per un’ora. Scoprite, aggiungete una costola di sedano, 3 pomodorini, 4 cipollotti e uno spicchio d’aglio tritati, una presa di timo, girate la spalla, coprite e cuocete ancora per 35 minuti. Tagliate a spicchi 10 cuori di carciofo e fateli saltare in una teglia con 5 cucchiai d’olio, 9 pomodorini, uno spicchio d’aglio tagliato in 4. Salate, pepate, passate in forno caldo a 220° per 10 minuti. Togliete l’agnello dal forno, bagnatelo con mezzo bicchiere di vino bianco secco. Servitelo caldo, accompagnato con i carciofi profumati con prezzemolo tritato e limone.

 

 

 

 

Tiramisù al Mactha e Ricotta

Per 6 persone

 

Ingredienti:

300 gr di ricotta, 3 uova, 100 gr di zucchero semolato, 1 bustina di vanillina, 2 cucchiai di polvere di tè mactha, 200 gr di pan di Spagna, 100 ml di acqua, 100 ml di maraschino, 1 cucchiaino di zucchero a velo.

Versare in una ciotola 1 cucchiaio di polvere di mactha, il maraschino, l’acqua  e mescolare bene finché la polvere non sia completamente sciolta. In un’altra ciotola battere le uova con lo zucchero semolato e la vanillina sino ad ottenere una crema spumosa morbida. A parte lavorare anche bene la ricotta e unirla poi alla crema delle uova mescolando delicatamente le due creme. In un contenitore da portata di vetro rotondo con un diametro non molto grande, versare un paio di cucchiai del composto, quindi adagiarvi una fetta di pan di Spagna. Bagnarlo con il liquido di mactha, versare altra crema e procedere a strati a piacere. Terminare con uno strato del composto e mettere in frigorifero per almeno due ore, coprendo il contenitore con pellicola. Al momento di servire spolverizzare con la polvere rimasta mescolando 1 cucchiaio di mactha e 1 cucchiaino di zucchero a velo.

Lo Sapevate Che: Scoperta la struttura del DNA: «Abbiamo trovato il segreto della vita!» L'annuncio trionfale del biologo Francis Crick sorprese i clienti dell’Eagle Pub di Cambridge, ignari che quella scoperta avrebbe dato un nuovo corso alla ricerca scientifica e maggiori speranze a milioni di pazienti affetti da malattie genetiche.


Le leggi di Mendel sull'ereditarietà avevano fornito la chiave dell'esistenza di un preciso codice genetico, già nel 1865. Da allora si erano fatti ulteriori passi in avanti in questo campo, grazie all'introduzione di nuovi metodi d'indagine. Fondamentale in tal senso si era rivelata la cristallografia a raggi X ideata da William Henry Bragg: una tecnica che permise di approfondire la struttura ed il funzionamento di molte molecole biologiche, tra cui gli acidi nucleici presenti nel DNA.

I primi a sfruttarla efficacemente furono Oswald Theodore Avery, Colin MacLeod e Maclyn McCart che nel 1944 riuscirono a dimostrare che i cromosomi, portatori dei caratteri ereditari, sono costituiti da catene di acido desossiribonucleico (DNA) e che è, pertanto, quest'ultimo il responsabile della trasmissione dei caratteri, necessari alla vita di un organismo. All'inizio degli anni Cinquanta si sapeva quasi tutto del DNA, tranne che forma avesse.

Il 1953 fu l'anno decisivo per l'aggiunta dell'ultimo prezioso tassello. In quell'anno la biologa inglese Rosalind Franklin, ricercatrice al King's College di Londra, riuscì nell'impresa di fotografare il modello base della molecola del DNA, grazie alla tecnica della diffrazione dei raggi di X di Bragg. L'immagine, passata alla storia come Foto 51, finì nelle mani del direttore del laboratorio Maurice Wilkins che la mostrò a due colleghi del celebre Cavendish Laboratory di Cambridge.

I due, Francis Crick e James Watson, colsero l'occasione al volo e la utilizzarono per portare a termine le loro ricerche. Si arrivò così allo storico annuncio di Crick all'Eagle Pub, cui seguì un articolo sull'autorevole rivista Nature, che il 25 aprile dello stesso anno mostrò al mondo accademico «il segreto della vita»: il modello a doppia elica della molecola di acido desossiribonucleico. L'immagine ritraeva due filamenti con uno scheletro formato da molecole di zucchero (desossiribosio), unite tra loro da molecole di acido fosforico e avvolte intorno a un asse centrale, disegnando così un’elica.

In quel documento non si accennava minimamente ai meriti della povera Rosalind, che quattro anni dopo morì di cancro contratto per l'eccessiva esposizione alle radiazioni dei raggi X. Il suo nome rimase nell'ombra anche nel 1962 quando a Wilkins, Watson e Crick fu consegnato il Premio Nobel per la Medicina, «per le loro scoperte sulla struttura molecolare degli acidi nucleici e l’importanza nel trasferimento dell'informazione genetica nella materia vivente».

http://www.mondi.it/almanacco/voce/208009

Lo Sapevate Che:Michel de Montaigne: Attento studioso del genere umano, fu uno dei pionieri del pensiero moderno e uno degli aforisti più apprezzati.


“Chi insegnerà agli uomini a morire, insegnerà loro a vivere.”Michel De Montaigne”

 

Alla luce dello scetticismo

Viaggiatore e moralista antesignano del "filosofo ideale" degli illuministi, Michel de Montaigne nacque il 28 febbraio 1533 nel castello di Montaigne nel Périgord in Francia. Educato dal padre in modo del tutto libero ed esente da inutili costrizioni, imparò il latino come lingua materna da un precettore che non conosceva il francese. Studiò diritto e divenne consigliere nel parlamento di Bordeaux (1557).

Il suo primo lavoro letterario fu la traduzione di un'opera del teologo catalano Raimondo di Sabunda (morto a Tolosa nel 1436), ossia il celebre "Libro delle creature o Teologia naturale", un testo di apologetica che cercava di dimostrare, più che con l'appoggio dei testi sacri o dei canonici dottori della chiesa, la verità della fede cattolica mediante lo studio delle creature e dell'uomo. Nel 1571 si ritirò nel suo castello per dedicarsi agli studi. I primi frutti del suo lavoro, raccolti tuttora nella sterminata raccolta di saggi, sono semplici collezioni di fatti o di sentenze, desunte da scrittori diversi antichi e moderni, nelle quali non ancora compare la personalità dell'autore.

Ma in seguito questa stessa personalità comincia ad essere il vero centro della meditazione di Montaigne, la quale assume il carattere di una, per unare una sua espressione, "dipintura dell'io". Nel 1580 egli pubblicò i primi due libri di quelli che divennero i celeberrimi "Saggi", di cui usci una prima edizione in due libri nel 1580. Negli anni successivi continuò a rivedere ed ampliare l'opera fino all'edizione de11588, in tre libri. La morte gli impedì invece di ultimare la revisione di quest'ultima edizione.

Sempre nel '71, invece, Montaigne lasciò la Francia e viaggiò in Svizzera, in Germania e in Italia dove, a Roma, trascorse l'inverno 1580-1581. Nominato sindaco di Bordeaux, ritornò in patria, ma le cure della carica non gli impedirono di attendere allo studio e alla meditazione.

Montaigne attendeva come detto ad una nuova edizione della sua opera con ulteriori arricchimenti, quando morì nel suo castello il 13 settembre 1592.

"La riflessione di Montaigne si colloca in un momento di profondi rivolgimenti nella cultura e nella storia europea, ed egli può dirsi testimone per eccellenza della crisi dei valori e del sistema di conoscenze scientifiche e filosofiche avvertita nell'Europa della seconda metà del Cinquecento: da un lato, la caduta del geocentrismo, la critica ai principi di Aristotele, le innovazioni mediche dimostravano la provvisorietà di ogni acquisizione umana nelle scienze; dall'altro, la scoperta del continente americano imponeva la riflessione su valori morali fino ad allora giudicati eterni e immutabili per tutti gli uomini. Lo sconvolgimento dell'orizzonte culturale convince Montaigne che il cambiamento non è uno stato provvisorio cui possa succedere un assestamento definitivo del mondo umano: la mutevolezza si rivela infatti espressione tipica della condizione umana, impossibilitata a raggiungere verità e certezze definitive; di qui ha origine lo scetticismo montaignano, la critica alla ragione stoica che, fiduciosa nella propria capacità di essere il veicolo della liberazione umana, non si accorge di essere a sua volta determinata da consuetudini, influenze geografiche e storiche" [Enciclopedia Garzanti di Filosofia].

I suoi filosofi preferiti furono Seneca, per il suo stoicismo e la sua razionalità, Catone per il rifiuto alla tirannide, e Plutarco per la sua profondità etica.Fondamentali furono però gli scettici: nota, infatti, è la sua preferenza alla volontà razionale contro le passioni che spingono sovente al fanatismo.

Di lui Nietzsche dirà: "Che un tale uomo abbia scritto, ha accresciuto il nostro piacere di vivere su questa terra".

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LO Sapevate Che: Li Bai: «Solo, tra i fiori di un giardino, gusto una coppa di vino. La chiara luna, la invito: con la mia ombra siamo in tre». L’incipit della lirica Bere sotto la luna ricorda quanto il “satellite terrestre” fosse centrale nella poesia di Li Bai, uno dei massimi esponenti della letteratura cinese.

 

Noto in occidente come Li Po (altra pronuncia del suo nome, desueta in Cina), ha lasciato oltre mille componimenti che risentono fortemente della sua convinta adesione al taoismo, di una sconfinata immaginazione e del costante rifiuto della mondanità in favore dell’eremitaggio. Non meno centrale è l’amore per l’alcool, tradotto in poetiche bevute al chiaro di luna, che, secondo la leggenda, tentò da ubriaco di afferrare nel riflesso sull’acqua, finendo col morire affogato.

Il suo rapporto con la Luna è stato ripreso nel doodle locale (visibile in Brunei, Singapore, Cina e Hong Kong), pubblicato da Google nel 2011, in ricordo della sua nascita avvenuta nel 701 d.C.

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