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sabato 3 settembre 2022

Speciale: Ricette del 3 settembre 2022 e buon pranzo a tutti!


 

“Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì.”                 Carlo Alberto Dalla Chiesa

 

 

 

Pasticcio di Tonno

Ingredienti:

Gr.500 di tonno, gr. 200 di patate, 3 cucchiai di panna montata, gr. 35 di capperi dissalati, 3 acciughe dissalate e diliscate, 2 cucchiai di aceto, 4 carote, un cucchiaio di senape, 2 cucchiai di olio, sale pepe. Per decorare 3 cetriolini sott’aceto, 2 vasetti di maionese, prezzemolo.

 

Pulite patate e carote e lessatele in abbondante acqua salata. Scolatele e passatele al passaverdura. Sgocciolate e spezzettate il tonno, le acciughe, i capperi. Aggiungete l’aceto, l’olio, la senape, sale e pepe. Frullate per qualche minuto, unite le patate, la panna e mescolate bene. Versate in un piatto di servizio, dandogli la forma preferita e farlo raffreddare in frigo per due o tre ore. Prima di servirlo, decorarlo con maionese, cetrioli, carote e prezzemolo.

 

 

 

 

Torta Umbra al Formaggio

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

100 gr di formaggio pecorino fresco, 100 gr. di formaggio grana grattugiato, 3 uova, due tuorli, 20 gr. di burro, sale.

Per la pasta: 400 gr. di farina, 10 gr. di lievito di birra, 4 cucchiai di olio, 1/5 di acqua, un pizzico di sale.

 

Setacciare 250 gr di farina e disporla a fontana. Mettere al centro il lievito sciolto con 4 cucchiai di acqua tiepida, incorporate un poco di farina, aggiungere l’olio, il sale e poco alla volta l’acqua. Impastare lavorando bene fino ad ottenere un impasto liscio.

In una terrina battere i tuorli e le uova con una forchetta, aggiungere il formaggio pecorino a dadini, il formaggio grana e un po’ di sale. Disporre la farina rimasta a fontana in una ciotola, mettere al centro l’impasto preparato, il composto di uova e i formaggi, lavorate bene fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo. Coprirlo con un canovaccio e farlo lievitare in luogo tiepido, per circa un’ora.

Lavorare ancora un po’ l’impasto, metterlo in uno stampo alto imburrato ( dovrà occupare poco più della metà dello stampo) e farlo lievitare dinuovo, finchè non avrà raggiunto il bordo ( 40 minuti circa). Porre lo stampo in forno preriscaldato, a 180° e far cuocere per 50 minuti circa, finchè si staccherà dal bordo. Servirla calda o tiepida, accompagnata a piacere con uova sode, capocollo, salame, prosciutto crudo.

 

 

 

Macedonia con Granita di polpa di Pesche

Per 4 persone

 

Ingredienti:

Per la macedonia: 1 ananas, 4 pesche, 1 melone, ½ anguria, zucchero, limone, panna montata q.b.

Per la granita: 400 gr di zucchero, 300 gr di polpa di pesche, 1 bicchierino di vodka, 2 limoni.

 

Per la granita frullate la polpa delle pesche e il succo dei limoni, unite il tutto in una ciotola con 1 lt di acqua fredda, lo zucchero e la vodka. Mescolate e mettete in freezer per 8 ore, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio, ad evitare che la granita si rapprenda. Tagliare la frutta a pezzetti e ricavare delle palline dall’anguria. Condite il tutto con zucchero e limone. Mescolate la frutta alla granita di pesca e servite guarnendo con la panna montata.

 

venerdì 2 settembre 2022

Lo Sapevate Che: Pierre de Coubertin: È stato il più insigne promotore dei valori educativi dello sport, lasciando alla comunità internazionale una preziosa eredità che si rinnova ogni quattro anni.


“L'importante non è vincere ma partecipare.” Pierre de Courbertin

 

La pace e la fratellanza dei popoli attraverso lo sport

Pierre de Frédy, barone di Coubertin, meglio noto più aristocraticamente come Pierre de Coubertin, nasce a Parigi, il giorno 1 gennaio del 1863. Pedagogista e storico francese, è passato alla storia per aver riproposto, in chiave moderna, i cosiddetti Giochi Olimpici, di fatto fondandoli in tutto e per tutto, almeno nella versione nella quale sono abitualmente noti.

Sin dalle sue prime attività in ambito educativo è sempre stato tra i maggiori sostenitori di una corretta disciplina sportiva, da inserire all'interno di qualsivoglia programma pedagogico. Al suo nome è legata la famosissima frase "L'importante non è vincere ma partecipare", in realtà enunciata realmente da de Coubertin, ma appartenente al vescovo Ethelbert Talbot, da lui per l'appunto citato (lo stesso vescovo pare abbia preso la frase, riadattandola, da un filosofo greco, il quale disse: "L'importante non è vincere, ma partecipare con spirito vincente").

Nasce e cresce nell'alta nobiltà francese, quarto ed ultimo figlio della famiglia. Fino al 1880, anno del suo diploma, trascorre un'infanzia e una adolescenza felice, sia nella sua casa parigina, sia nel castello di proprietà familiare situato a Mirville, in Normandia. Qui, nella quiete della campagna, il giovane Pierre si appassiona alla vita all'aria aperta, allo sport, che ama sin da piccolissimo, e anche alle arti, come la pittura e la musica. È un ottimo studente e consegue il diploma dai Gesuiti.

Inoltre, suona molto bene il pianoforte e coltiverà questo talento musicale anche in età adulta, nonostante gli impegni di lavoro. Alla fine del periodo scolastico, nel 1880 sceglie studi politici, anziché la carriera militare. Studia legge nella capitale francese ma, dal 1883 fino al 1890, si dedica perlopiù ad attività legate ai problemi sociali della Francia, riflettendo su una vera riforma dell'educazione in una chiave pedagogica moderna.

La data di svolta è il 23 giugno del 1894, quando alla Sorbona di Parigi, annuncia per la prima volta l'idea di recuperare gli antichi Giochi Olimpici. È un vero e proprio congresso quello organizzato da de Coubertin, il quale si fa portavoce dell'istituzione del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), del quale assume il segretariato generale. Come Presidente, per legare anche dal punto di vista simbolico i nascenti giochi a quelli che furono propri del periodo ellenico antico, viene nominato il greco Demetrius Vikelas. D'altronde, una delle decisioni assunte durante il congresso è che la prima Olimpiade moderna si sarebbe svolta in Grecia, ad Atene.

I primi Giochi Olimpici si tengono nel 1896. Nel frattempo Pier de Coubertin, nel 1895, sposa Marie Rotham, che gli dà un figlio esattamente l'anno dopo.

Nel 1897, ormai impegnatissimo in diversi viaggi tanto in USA che in Inghilterra, il barone francese tiene il primo vero e proprio congresso olimpico, a Le Havre, da lui presieduto. I giochi dell'anno prima sono stati un grande successo e l'idea, non solo del francese, è quella di replicarli ogni quattro anni.

Nel 1900 però, a Parigi, l'evento delle Olimpiadi viene posto in secondo piano, assorbito dalla Fiera Internazionale. La stessa cosa accade quattro anni dopo, a St. Louis. A consolare de Coubertin, è la nascita della sua secondogenita, Renée, nel 1902.

Un momento di svolta si ha con le Olimpiadi estive del 1906, che suscitano grande interesse. Da questo momento e fino al 1912, il nobile francese si batte in tutto il mondo per diffondere idee sportive moderne, come quella di associazioni atletiche per lavoratori. Inoltre aggiunge ai Giochi, particolari molto importanti dal punto di vista simbolico, come i famosi 5 cerchi e il giuramento olimpico prima dell'inizio delle attività sportive vere e proprie.

A Stoccolma, sempre nel 1912, in occasione delle Olimpiadi, De Coubertin lancia la disciplina del pentathlon moderno, da lui effettivamente inventata. Nel 1915 trasferisce il Comitato Olimpico a Losanna e mantiene la presidenza fino ai Giochi del 1924 di Parigi, che si rivelano un successo senza precedenti, nulla a che vedere con i precedenti datati 1900.

A succedere alla sua presidenza è il belga Henri de Baillet-Latour. Tuttavia il francese resta presidente onorario del CIO e, soprattutto, fonda l'Unione Pedagogica Universale.

Dal 1926 al 1927 trova concretizzazione un altro interesse della sua poliedrica vita: il barone francese pubblica la sua opera di storia universale, concentrata in quattro volumi.

Ritiratosi a vita privata in Svizzera, dedica tutte le sue ultime energie, anche economiche, per diffondere le proprie idee sportive e pedagogiche.

Durante una passeggiata, Pierre de Coubertin viene colto da un infarto e muore a Ginevra, il 2 settembre del 1937. Sepolto a Losanna, il suo cuore viene successivamente seppellito a parte, in un monumento vicino alle rovine dell'antica Olimpia, in Grecia.

https://biografieonline.it/biografia-pierre-de-coubertin

Lo Sapevate Che: Giovanni Verga: Nato a Catania e morto nella stessa città nel 1922, è stato uno scrittore dalla fama inestimabile, padre del verismo, drammaturgo d’eccezione. Tra i suoi scritti più famosi si ricordano “I Malavoglia”, “Storia di una capinera”, “Mastro Don Gesualdo” e moltissime novelle e trasposizioni teatrali dei suoi romanzi.


“Siamo degli umili fiorellini avezzi alla dolce tutela della stufa, che l'aria libera uccide.” Giovanni Verga

 

La vita agra

Il grande scrittore siciliano nasce il 2 settembre 1840 a Catania (secondo alcuni a Vizzini, dove la famiglia aveva delle proprietà), da Giovanni Battista Verga Catalano, discendente dal ramo cadetto di una famiglia nobile, e da Caterina di Mauro, appartenente alla borghesia catanese. I Verga Catalano erano una tipica famiglia di "galantuomini" ovvero di nobili di provincia con scarse risorse finanziarie, ma costretti a ben comparire data la posizione sociale. Insomma, il perfetto ritratto di una tipica famiglia uscita dai romanzi di Verga.

Non manca al quadro la lite con i parenti ricchi: le zie zitelle, le avarissime "mummie" e lo zio Salvatore che, in virtù del maggiorascato, aveva avuto in eredità tutto il patrimonio, a patto che restasse celibe, per amministrarlo in favore anche dei fratelli. Le controversie si composero probabilmente negli anni Quaranta e i rapporti familiari furono in seguito buoni come rivelano le lettere dello scrittore e la conclusione di un matrimonio in famiglia tra Mario, il fratello di Giovanni detto Maro, e Lidda, figlia naturale di don Salvatore e di una contadina di Tèbidi.

Compiuti gli studi primari e medi sotto la guida di Carmelino Greco e di Carmelo Platania, Giovanni Verga segue le lezioni di don Antonino Abate, poeta, romanziere e acceso patriota, capo di un fiorente studio in Catania. Alla sua scuola, oltre ai poemi dello stesso maestro, legge i classici: Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso, Monti, Manzoni e le opere di Domenico Castorina, poeta e narratore di Catania, di cui l'Abate era un commentatore entusiasta.

Nel 1854, a causa di un'epidemia di colera, la famiglia Verga si trasferisce a Vizzini quindi nelle sue terre di Tèbidi, fra Vizzini e Licodia. Qui termina di scrivere il suo primo romanzo, iniziato nel 1856 a soli quindici anni, "Amore e Patria", che al momento non viene però pubblicato per consiglio del canonico Mario Torrisi, di cui il Verga fu alunno. Per desiderio del padre si iscrive alla facoltà di legge dell'Università di Catania, senza dimostrare tuttavia molto interesse per gli studi giuridici, che abbandona definitivamente nel 1861 per dedicarsi, incoraggiato dalla madre, all'attività letteraria.

Nel 1860 Giovanni Verga si arruola nella Guardia Nazionale istituita dopo l'arrivo di Garibaldi a Catania, prestandovi servizio per circa quattro anni. Fonda, dirigendolo per soli tre mesi, insieme a Nicolò Niceforo e ad Antonino Abate, il settimanale politico "Roma degli Italiani", con un programma unitario e anti-regionalistico. Nel 1861 inizia la pubblicazione, a sue spese presso l'editore Galatola di Catania, del romanzo "I carbonari della montagna", cui aveva lavorato già dal 1859; nel 1862 uscirà il quarto e ultimo tomo del libro che l'autore invierà, fra gli altri, anche ad Alexandre Dumas. Collabora alla rivista "L'ltalia contemporanea", probabilmente pubblicandovi una novella o meglio il primo capitolo di un racconto realista. L'anno successivo lo scrittore viene colpito da un lutto famigliare: perde infatti l'amato padre. Nel maggio si reca, per la prima volta, rimanendovi almeno fino al giugno, a Firenze, dal 1864 capitale d'Italia e centro della vita politica e intellettuale. Di questo periodo è la commedia, inedita, "I nuovi tartufi" (in testa alla seconda stesura si legge la data 14 dicembre 1886), che fu inviata, anonima, al Concorso Drammatico Governativo.

Nel 1867 una nuova epidemia di colera lo costringe a rifugiarsi con la famiglia nelle proprietà di Sant'Agata li Battiati. Ma il 26 aprile 1869 parte da Catania alla volta di Firenze, dove soggiornerà fino al mese di settembre.

Viene introdotto negli ambienti letterari fiorentini e prende a frequentare i salotti di Ludmilla Assing e delle signore Swanzberg, venendo a contatto con scrittori e intellettuali dell'epoca come il Prati, l'Aleardi, il Maffei, il Fusinato e l'Imbriani (quest'ultimo autore di capolavori a tutt'oggi ancora poco conosciuti). In questo stesso periodo, ha inizio l'amicizia con Luigi Capuana, scrittore e intellettuale meridionale. Conosce anche Giselda Fojanesi, con la quale compie il viaggio di ritorno in Sicilia. Comincia a scrivere "Storia di una capinera" (che uscirà a puntate nel giornale di moda "La Ricamatrice"), e il dramma "Rose caduche". Corrisponde regolarmente con i familiari, informandoli minutamente della sua vita fiorentina (da una lettera del '69: "Firenze è davvero il centro della vita politica e intellettuale d'Italia qui si vive in un'altra atmosfera [ ...] e per diventare qualche cosa bisogna [...] vivere in mezzo a questo movimento incessante, farsi conoscere, e conoscere, respirarne l'aria, insomma").

Nel novembre 1872 Giovanni Verga si trasferisce a Milano, dove rimarrà, pur con frequenti ritorni in Sicilia, per circa un ventennio. Grazie alla presentazione di Salvatore Farina e di Tullo Massarani, frequenta i più noti ritrovi letterari e mondani: fra l'altro i salotti della contessa Maffei, di Vittoria Cima e di Teresa Mannati-Vigoni. Si incontra con Arrigo Boito, Emilio Praga, Luigi Gualdo, amicizie da cui deriva uno stretto e proficuo contatto con temi e problemi della Scapigliatura. Inoltre, ha modo di frequentare la famiglia dell'editore Treves e il Cameroni. Con quest'ultimo intreccia una corrispondenza epistolare di grande interesse per le posizioni teoriche sul verismo e sul naturalismo e per i giudizi sulla narrativa contemporanea (Zola, Flaubert, Vallés, D'Annunzio).

Il 1874, al ritorno a Milano in Gennaio, ha una crisi di sconforto: il 20 del mese, infatti, il Treves gli aveva rifiutato "Tigre reale", cosa che lo spinge quasi a decidere il rientro definitivo in Sicilia. Supera però rapidamente la crisi buttandosi nella vita mondana milanese (anche in questo caso un documento prezioso sono le lettere ai familiari, in cui è possibile leggere un minutissimo resoconto, oltre che dei suoi rapporti con l'ambiente editoriale, di feste, veglioni e teatri), scrivendo così in soli tre giorni "Nedda". La novella, pubblicata il 15 giugno nella "Rivista italiana di scienze,

lettere e arti", ha un successo tanto grande quanto inaspettato per l'autore che continua a parlarne come di "una vera miseria" e non manifesta alcun interesse, se non economico, al genere del racconto.

"Nedda" è subito ristampata dal Brigola, come estratto dalla rivista. Verga, spinto dal buon esito del bozzetto e sollecitato dal Treves, scrive nell'autunno, tra Catania e Vizzini, alcune delle novelle di "Primavera" e comincia a ideare il bozzetto marinaresco "Padron 'Ntoni" (che confluirà poi nei "Malavoglia"), di cui, nel dicembre, invia la seconda parte all'editore. Raccoglie intanto in volume le novelle scritte fino ad allora, pubblicandole presso il Brigola con il titolo "Primavera ed altri racconti".

Il romanzo procede lentamente, anche a causa di un altro duro contraccolpo emotivo, la perdita di Rosa, la sorella prediletta.

Il 5 dicembre muore la madre, alla quale Giovanni era legato da profondo affetto. Questo evento lo getta in un grave stato di crisi. Lascia allora Catania per recarsi nuovamente a Firenze e successivamente a Milano, dove riprende con accanimento il lavoro.

Nel 1880 pubblica presso Treves "Vita dei campi" che raccoglie le novelle apparse in rivista negli anni 1878-80. Continua a lavorare ai "Malavoglia" e nella primavera ne manda i primi capitoli al Treves, dopo aver tagliato le quaranta pagine iniziali di un precedente manoscritto. Incontra, a distanza di quasi dieci anni, Giselda Fojanesi, con la quale ha una relazione che durerà circa tre anni. "Di là del mare", novella epilogo delle "Rusticane", adombra probabilmente il rapporto sentimentale con Giselda, descrivendone in certo modo l'evoluzione e l'inevitabile fine.

L'anno successivo escono finalmente, per i tipi sempre di Treves, "I Malavoglia", invero accolti assai freddamente dalla critica. Inizia i contatti epistolari con Edouard Rod, giovane scrittore svizzero che risiede a Parigi e che nel 1887 darà alle stampe la traduzione francese dei "Malavoglia". Frattanto, stringe rapporti di amicizia con Federico De Roberto. Comincia a ideare "Mastro-don Gesualdo" e pubblica in rivista "Malaria" e "Il Reverendo" che all'inizio dell'anno aveva proposto a Treves per la ristampa di "Vita dei campi" in sostituzione di "Il come, il quando ed il perché".

Nasce anche il progetto di ridurre per le scene "Cavalleria rusticana"; a questo scopo intensifica i rapporti con Giacosa, che sarà il "padrino" del suo esordio teatrale. Sul piano della vita privata continua la relazione con Giselda che viene cacciata di casa da Rapisardi per la scoperta di una lettera compromettente. Ha inizio la lunga e affettuosa amicizia (durerà oltre la fine del secolo: l'ultima lettera è datata 11 maggio 1905) con la contessa Paolina Greppi.

Il 1884 è l'anno dell'esordio teatrale con "Cavalleria rusticana". Il dramma, letto e bocciato durante una serata milanese da un gruppo di amici (Boito, Emilio Treves, Gualdo), ma approvato da Torelli-Viollier (il fondatore del "Corriere della Sera"), è rappresentato per la prima volta, con Eleonora Duse nella parte di Santuzza, con grande successo il 14 gennaio al teatro Carignano di Torino dalla compagnia di Cesare Rossi.

Si conclude, con la pubblicazione della prima redazione di "Vagabondaggio" e di "Mondo piccino", ricavati dagli abbozzi del romanzo, la prima fase di stesura del "Mastro-don Gesualdo" per il quale era già pronto il contratto con l'editore Casanova. Il 16 maggio 1885 il dramma "In portineria", adattamento teatrale de "Il canarino" (una novella di "Per le vie"), viene accolto freddamente al teatro Manzoni di Milano. Ha inizio una crisi psicologica aggravata dalla difficoltà di portare avanti il "Ciclo dei Vinti" e soprattutto da preoccupazioni economiche personali e della famiglia, che lo assilleranno alcuni anni, toccando la punta massima nell'estate del 1889.

Giovanni Verga confida il suo scoraggiamento a Salvatore Paola Verdura in una lettera del 17 gennaio da Milano. Si infittiscono le richieste di prestiti agli amici, in particolare a Mariano Salluzzo e al conte Gegè Primoli. Per distendersi, passa lunghi periodi a Roma e lavora contemporaneamente alle novelle pubblicate dal 1884 in poi, correggendole e ampliandole per la raccolta "Vagabondaggio", che uscirà nella primavera del 1887 presso l'editore Barbèra di Firenze. Nello stesso anno esce la traduzione francese de "I Malavoglia", anch'essa senza riscontrare alcun successo di critica né di pubblico.

Dopo aver soggiornato a Roma alcuni mesi, all'inizio dell'estate ritorna in Sicilia, dove rimane (tranne brevi viaggi a Roma nel dicembre 1888 e nella tarda primavera del 1889), sino al novembre 1890, alternando alla residenza a Catania lunghi soggiorni estivi a Vizzini. Nella primavera conduce a buon fine le trattative per pubblicare "Mastro-don Gesualdo" nella "Nuova Antologia" (ma in luglio romperà col Casanova, passando alla casa Treves). Il romanzo esce a puntate nella rivista dal 1° luglio al 16 dicembre, mentre Verga vi lavora intensamente per rielaborare o scrivere ex novo i sedici capitoli. Nel novembre ne ha già iniziata la revisione.

Ad ogni modo, continua l'"esilio" siciliano, durante il quale Giovanni Verga si dedica alla revisione o, meglio, al rifacimento di "Mastro-don Gesualdo" che, sul finire dell'anno, uscirà presso Treves. Pubblica nella "Gazzetta letteraria" e nel "Fanfulla della Domenica" le novelle che raccoglierà in seguito nei "Ricordi del capitano d'Arce" e dichiara a più riprese di esser sul punto di terminare una commedia. Incontra, probabilmente a Villa d'Este, la contessa Dina Castellazzi di Sordevolo cui rimarrà legato per il resto della vita.

Rinfrancato dal successo di "Mastro-don Gesualdo "progetta di continuare subito il "Ciclo" con la "Duchessa di Leyra" e "L'onorevole Scipioni". In questo periodo, inizia la causa contro Mascagni e l'editore Sonzogno per i diritti sulla versione lirica di "Cavalleria rusticana". A fine ottobre, però, si reca in Germania per seguire le rappresentazioni di "Cavalleria", che è pur sempre un capolavoro della musica, a Francoforte a Berlino.

Nel 1893 si conclude, in seguito a transazione col Sonzogno, la causa per i diritti su "Cavalleria", già vinta da Verga nel 1891 in Corte d'appello. Lo scrittore incassa così circa 140.000 lire, superando finalmente i problemi economici che lo avevano assillato nel precedente decennio. Prosegue intanto le trattative, iniziate nel '91 (e che si concluderanno con un nulla di fatto), con Puccini per una versione lirica della "Lupa" su libretto di De Roberto. Si stabilisce definitivamente a Catania dove rimarrà sino alla morte, tranne brevi viaggi e permanenze a Milano e a Roma. Nel biennio 1894-1895, pubblica l'ultima raccolta, "Don Candeloro e C.", che comprende novelle scritte e pubblicate in varie riviste tra 1889 e il '93. Nel '95 incontra a Roma, insieme a Capuana, Emile Zola, importante esponente della letteratura francese e fautore della corrente letteraria del Naturalismo, una poetica assai affine a quella del Verismo (anzi, si può dire che quest'ultimo sia la "versione" italiana di quello).

Nel 1903 sono affidati alla sua tutela i figli del fratello Pietro, morto nello stesso anno. Verga rallenta sempre più la sua attività letteraria e si dedica assiduamente alla cura delle proprie terre. Continua a lavorare alla "Duchessa di Leyra", di cui sarà pubblicato postumo un solo capitolo a cura del De Roberto nel 1922. Tra il 1912 e il 1914 affida sempre a De Roberto la sceneggiatura cinematografica di alcune sue opere tra cui "Cavalleria rusticana" e "La Lupa", mentre egli stesso stende la riduzione della "Storia di una capinera", pensando anche di ricavarne una versione teatrale. Nel 1919 scrive l'ultima novella: "Una capanna e il tuo cuore", che uscirà pure postuma nell'"Illustrazione italiana", il 12 febbraio 1922. Nel 1920 pubblica, infine, a Roma presso "La Voce" una edizione riveduta delle "Novelle rusticane". Nell'ottobre è nominato senatore.

Colpito da paralisi cerebrale il 24 gennaio 1922, Giovanni Verga muore il 27 dello stesso mese a Catania nella casa di via Sant'Anna, 8. Tra le opere uscite postume, oltre alle due citate, vi sono la commedia "Rose caduche", in "Le Maschere", giugno 1928 e il bozzetto "Il Mistero", in "Scenario", marzo 1940.

https://biografieonline.it/biografia-giovanni-verga

Lo Sapevate Che: Finisce la Seconda guerra mondiale: Ridotto allo stremo per le gravi perdite umane e gli ingenti danni provocati dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, il Giappone si vede costretto ad alzare bandiera bianca.

 

La firma della resa avviene a bordo della corazzata Missouri, ancorata nella baia di Tokyo, dove si ritrovano, intorno alle 8 di mattina del 2 settembre, il ministro degli Esteri nipponico, Mamoru Shigemitzu, il capo di Stato Maggiore, Yoshijiro Umezu, e il comandante supremo delle forze alleate in Giappone, Douglas MacArthur.

È l’atto conclusivo della Seconda guerra mondiale, il più vasto conflitto della storia che in poco più di cinque anni ha provocato la morte di 55 milioni di persone, di cui oltre la metà civili. In questa cifra rientrano i 6 milioni di ebrei barbaramente assassinati nei campi di concentramento nazisti.

Tutto ciò non impedirà il formarsi di un clima da guerra fredda tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica, impegnati ad estendere la propria sfera d’influenza soprattutto in Europa.

http://www.mondi.it/almanacco/voce/8060

 

 

Lo Sapevate Che: Giuliano Gemma: Nato a Roma, è stato un attore che ha esordito al cinema come stuntman (sostituendo gli attori nelle scene pericolose). Dopo le prime particine, ha ottenuto ruoli da protagonista in svariati film di diverso genere, dal mitologico alla commedia. Il suo genere ideale è stato gli spaghetti western.

 

BIOGRAFIA DI GIULIANO GEMMA

Nato Roma nel 1938, Giuliano Gemma trascorre l'infanzia a Reggio Emilia per poi tornare nella capitale dove, adolescente, inizia a lavorare nel cinema come stuntman.
Grazie alla sua bellezza e al fisico atletico e scultoreo (pratica con successo numerosi sport, tra cui il pugilato), dopo aver debuttato nel 1958 con un piccolo ruolo in 
Venezia, la luna e tu di Dino Risi, compare anche in Il nemico di mia moglie e Arrangiatevi!
Inizia poi la sua carriera nei generi popolari del cinema dell'epoca. Dopo un'apparizione non accreditata nei panni di un centurione in 
Ben Hur di William Wyler, del 1959, esordisce da protagonista, coi capelli ossigenati, nel peplum Arrivano i titani di Duccio Tessari, del 1961.
Due anni dopo appare ne 
Il gattopardo di Luchino Visconti nel ruolo di uno dei compagni garibaldini di Alain Delon, l'affascinante "diavolo rosso". Ottiene anche un ruolo di rilevo nel francese Angelica, con Michèle Mercier.
Segue una lunga teoria di film mitologici come 
Maciste, l'eroe più grande del mondo, I due gladiatori, Ercole contro il figlio del sole. Ma è ancora Tessari a traghettarlo nel western all'italiana nel 1965, col popolarissimo Una pistola per Ringo, cui segue il sequel Il ritorno di Ringo (con lo pseudonimo americano di Montgomery Wood).
Da allora diventa uno dei volti più noti e amati dello spaghetti western, con titoli come 
Il pistolero di Arizona, I lunghi giorni della vendetta (di Florestano Vancini con cui gira anche La baraonda), Vivi o preferibilmente morti (ancora con Tessari).
Nel 1971 è Robin Hood in 
L'arciere di fuoco di Giorgio Ferroni. Nel 1973 appare con Bud Spencer nel popolare Anche gli angeli mangiano fagioli (e nel sequel Anche gli angeli tirano di destro).
Appare presto anche in ruoli più impegnati come quello di 
Corbari, il bel film di Valentino Orsini - con cui lavorerà più volte - sull'omonimo capo partigiano. Lavora anche con Luigi Comencini (Delitto d'amore), Giuliano Montaldo (Circuito chiuso), Pasquale Squitieri (Corleone, Il prefetto di ferro), Damiano Damiani (Un uomo in ginocchio) e Dario Argento (Tenebre).
Per Valerio Zurlini recita nella bella trasposizione Buzzatiana 
Il deserto dei tartari, per cui vince il David di Donatello come miglior attore.
In 
Speriamo che sia femmina Mario Monicelli gli affida un ruolo autoironico.

Il western resta la grande passione di Gemma. Quando si fa un film sul mitico eroe dei fumetti Bonelli Tex Willer, 
Tex e il signore degli abissi, è ancora Duccio Tessari a sceglierlo come protagonista. Una seconda carriera, anch'essa di successo, aspetta Giuliano Gemma in televisione, dove compare in serie come Il capitano e Capri. E’ conosciuto e amato in tutto il mondo, dall’America alla Francia al Giappone, dove la Suzuki gli dedica due moto. Sul versante privato è - come lui stesso racconta - un grande e fortunato dongiovanni: non si contano le sue conquiste, da Ursula Andress a Stefania Sandrelli. Dalla prima moglie Natalia ha le figlie Vera, anch'essa attrice, e Giuliana. Nel 1997 sposa in seconde nozze la giornalista Daniela "Baba" Richerme. La sua ultima, breve apparizione cinematografica è quella del direttore d'albergo in To Rome With Love di Woody Allen. Muore nel 2013, a 75 anni, in un drammatico incidente d'auto.

https://www.comingsoon.it/personaggi/giuliano-gemma/37576/biografia/