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martedì 1 marzo 2022

Lo Sapevate Che: Gabriele D'Annunzio: Autore simbolo del Decadentismo italiano, il suo essere perfettamente calato nel contesto politico del tempo e la capacità di farsi interprete dello spirito nazionale gli fecero meritare l'appellativo di Vate.


L'uomo a cui è dato da soffrir più degli altri, è degno di soffrire più degli altri.            Gabriele D’Annunzio

 

Pirata e signore

Nato a Pescara il 12 Marzo 1863 da Francesco D'Annunzio e Luisa de Benedictis, Gabriele é il terzogenito di cinque fratelli. Fin dalla più tenera età spicca tra i coetanei per intelligenza e per una precocissima capacità amatoria.

Il padre lo iscrive al reale collegio Cicognini di Prato, costoso convitto celebre per gli studi severi e rigorosi. La sua é una figura di allievo irrequieto, ribelle e insofferente alle regole collegiali, ma studioso, brillante, intelligente e deciso a primeggiare. Nel 1879 scrive una lettera al Carducci, nella quale chiede di poter inviare al «gran vate» della poesia italiana, alcuni suoi versi; nello stesso anno a spese del padre pubblica l'opera «Primo Vere», che viene però sequestrato ai convittori del Cicognini per i suoi accenti eccessivamente sensuali e scandalistici; il libro fu però recensito favorevolmente dal Chiarini sul «Fanfulla della domenica».

Al termine degli studi liceali consegue la licenza d'onore; ma fino al 9 di luglio non torna a Pescara. Si ferma a Firenze, da Giselda Zucconi, detta Lalla, il suo primo vero amore; la passione per «Lalla» ispirò i componimenti di «Canto Novo». Nel novembre 1881 D'Annunzio si trasferisce a Roma per frequentare la facoltà di lettere e filosofia, ma si immerge con entusiasmo negli ambienti letterari e giornalistici della capitale, trascurando lo studio universitario.

Collabora al Capitan Fracassa e alla Cronaca Bizantina di Angelo Sommaruga e pubblica qui nel maggio 1882 il «Canto Novo» e «Terra Vergine». Questo è anche l'anno del suo matrimonio con la duchessina Maria Altemps Hordouin di Gallese, figlia dei proprietari di palazzo Altemps, di cui il giovane D'Annunzio frequentava assiduamente i salotti. Il matrimonio è osteggiato dai genitori di lei, ma viene ugualmente celebrato. Da segnalare che già in quest'epoca D'Annunzio è perseguitato dai creditori, a causa del suo stile di vita eccessivamente dispondioso.

Nasce il suo primogenito Mario, mentre lo scrittore continua la collaborazione con il Fanfulla, occupandosi più che altro di costume e aneddoti sulla società dei salotti. Nell'aprile 1886 nasce il secondo figlio, ma D'Annunzio riacquista l'entusiasmo artistico e creativo solo quando incontra ad un concerto il grande amore, Barbara Leoni, ossia Elvira Natalia Fraternali.

La relazione con la Leoni crea non poche difficoltà a D'Annunzio che, desideroso di dedicarsi alla sua nuova passione, il romanzo, e di allontanare dalla mente le difficoltà familiari, si ritira in un convento a Francavilla dove elabora in sei mesi «Il Piacere».

Nel 1893 la coppia affronta un processo per adulterio, che non fa altro che far nascere nuove avversità nei confronti del poeta negli ambienti aristocratici. I problemi economici spronano D'Annunzio ad affrontare un intenso lavoro (infatti, oltre ai debiti da lui contratti si sommano quelli del padre deceduto il 5 giugno 1893).

Il nuovo anno si apre nuovamente nel segno della solitudine del convento, dove D'Annunzio elabora il "Trionfo della morte". In settembre, trovandosi a Venezia, conosce Eleonora Duse, già avvicinata a Roma in veste di cronista della Tribuna. In autunno si stabilisce nel villino Mammarella, a Francavilla con la Gravina e la figlia e inizia la faticosa elaborazione del romanzo "Le vergini delle rocce" apparso a puntate sul convito e poi in volume presso Treves con data 1896.

Nell'estate 1901 nasce invece il dramma "Francesca da Rimini", anche se questi sono anni prevalentemente contrassegnati dall'intensa produzione delle liriche di "Alcyone", e del ciclo delle Laudi.

In estate D'Annunzio si trasferisce a villa Borghese dove elabora la "Figlia di Iorio". Il dramma, rappresentato al Lirico di Milano, riscuote un enorme successo grazie alla superbia interpretazione di Irma Gramatica.

Venuto meno il sentimento tra la Duse e D'Annunzio e incrinatosi definitivamente il loro rapporto, il poeta ospita alla Capponcina, una residenza estiva, Alessandra di Rudinì, vedova Carlotti, con la quale instaura un tenore di vita oltremodo lussuoso e mondano, trascurando l'impegno letterario. La bella Nike, così era denominata la Di Rudinì, lungi dall'essere la nuova musa ispiratrice favorisce lo snobismo del poeta, spronandolo ad un oneroso indebitamento, che decreta in seguito l'imponente crisi finanziaria. Nel maggio del 1905 Alessandra si ammala gravemente, travolta dal vizio della morfina: D'Annunzio la assiste affettuosamente ma, dopo la sua guarigione, la abbandona. Lo choc per Nike è enorme, tanto che decide di ritirarsi a vita conventuale. Segue poi un rapporto tormentato e drammatico con la contessa Giuseppina Mancini, rievocato nel diario postumo "Solum ad Solam". Le immense difficoltà economiche costringono D'Annunzio ad abbandonare l'Italia e a recarsi nel marzo 1910 in Francia.

Assediato dai creditori, fugge in Francia, dove si reca nel marzo 1910, accompagnato dal nuovo amore, la giovane russa Natalia Victor de Goloubeff. Trascorre anche qui cinque anni immerso negli ambienti mondani intellettuali. La permanenza è allietata non solo dalla russa, ma anche dalla pittrice Romaine Brooks, da Isadora Duncan e dalla danzatrice Ida Rubinstein, a cui dedica il dramma "Le martyre de Saint Sébastien", musicato in seguito dal superbo genio di Debussy.

Il canale che permette a D'Annunzio di conservare la presenza artistica in Italia è "Il Corriere della sera" di Luigi Albertini (dove fra l'altro sono state pubblicate le "Faville del maglio"). L'esilio francese è stato artisticamente proficuo. Nel 1912 compone la tragedia in versi "Parisina", musicata da Mascagni; dopo aver collaborato alla realizzazione del film "Cabiria" (di Pastrone) scrive la sua prima opera cinematografica, "La crociata degli innocenti". Il soggiorno francese termina all'inizio della guerra, considerata da D'Annunzio l'occasione atta ad esprimere con l'azione gli ideali superomistici ed estetizzanti, affidati, sino ad allora, alla produzione letteraria.

Inviato dal governo italiano a inaugurare il monumento dei Mille a Quarto, D'Annunzio, il 14 maggio 1915 rientra in Italia presentandosi con una orazione interventista e antigovernativa. Dopo aver sostenuto a gran voce l'entrata in guerra contro l'impero Austro-ungarico, non esita ad indossare i panni del soldato l'indomani della dichiarazione. Si arruola come tenente dei Lancieri di Novara e partecipa a numerose imprese militari. Nel 1916 un incidente aereo gli causa la perdita dell'occhio destro; assistito dalla figlia Renata, nella «casetta rossa» di Venezia, D'Annunzio trascorre tre mesi nella immobilità e al buio, componendo su liste di carta la prosa memoriale e frammentaria del "Notturno". Tornato all'azione e desiderando gesti eroici si distingue nella Beffa di Buccari e nel volo su Vienna con il lancio di manifestini tricolori. Insignito al valor militare, il "soldato" D'Annunzio considera l'esito della guerra una vittoria mutilata. Caldeggiando l'annessione dell'Istria e della Dalmazia e considerando la staticità del governo italiano, decide di passare all'azione: guida la marcia su Fiume e la occupa il 12 settembre 1919. Dopo l'esperienza militare D'Annunzio elegge come sua dimora la villa Cargnacco sul lago di Garda, cura la pubblicazione delle opere più recenti, i già citati "Notturno" e i due tomi delle "Faville del maglio".

I rapporti di D'Annunzio con il fascismo non sono ben definiti: se in un primo tempo la sua posizione è contraria all'ideologia di Mussolini, in seguito la adesione scaturisce da motivi di convenienza, consoni allo stato di spossatezza fisica e psicologica, nonché a un modus vivendi elitario ed estetizzante. Non rifiuta, quindi, gli onori e gli omaggi del regime: nel 1924, dopo l'annessione di Fiume il re, consigliato da Mussolini, lo nomina principe di Montenevoso, nel 1926 nasce il progetto dell'edizione "Opera Omnia" curato dallo stesso Gabriele; i contratti con la casa editrice "L' Oleandro" garantiscono ottimi profitti a cui si aggiungono sovvenzioni elargite da Mussolini: D'Annunzio, assicurando allo stato l'eredità della villa di Cargnacco, riceve i finanziamenti per renderla una residenza monumentale: nasce così il «Vittoriale degli Italiani», emblema del vivere inimitabile di D'Annunzio. Al Vittoriale l'anziano Gabriele ospita la pianista Luisa Bàccara, Elena Sangro che gli rimane accanto dal 1924 al 1933, inoltre la pittrice polacca Tamara De Lempicka.

Entusiasta della guerra di Etiopia, D'Annunzio dedica a Mussolini il volume "Teneo te Africa".

Ma l'opera più autentica dell'ultimo D'Annunzio è il "Libro segreto", a cui affida riflessioni e ricordi nati da un ripiegamento interiore ed espressi in una prosa frammentaria. L'opera testimonia la capacità del poeta di rinnovarsi artisticamente anche alle soglie della morte, giunta l'1 marzo 1938.

https://biografieonline.it/biografia-d-annunzio

Lo Sapevate Che: Zhores Alferov: È stato un fisico e politico sovietico, dal 1991 russo. Ha contribuito significativamente alla moderna fisica delle eterostrutture e all'elettronica. Wikipedia


Quando ero un ragazzino di dieci anni, ho letto un libro meraviglioso "Due Capitani" (di V. Kaverin). In sostanza, nella mia vita ho seguito il principio che era strano il personaggio principale di quel libro: si deve compiere sforzi e cercare. E dopo aver raggiunto l'obiettivo, a prescindere dallo scopo, si deve compiere sforzi ancora una volta. E' di grande importanza conoscere ciò per cui stai lottando.” Zhores Alferov

 

Elettroni dell'era moderna

Zhores Ivanovich Alferov nasce il 15 marzo 1930 a Vitebsk (Bielorussia) da una famiglia di condizioni modeste: fin dall'infanzia dimostra un'ottima capacità di osservazione e deduzione dei fenomeni naturali, venendo paragonato dai suoi maestri ad un "novello Newton".

Frequenta il liceo nella città di Minsk e nel 1952 si laurea presso il dipartimento di Elettronica dell'Istituto Elettrotecnico Lenin a Leningrado (oggi San Pietroburgo), dove ottiene il dottorato in fisica e matematica (1970) e dove poi gestisce diverse posizioni, tra le quali direttore e responsabile scientifico dell'istituto.

Nel 1962 Alferov inizia ad interessarsi alla fisica e elettronica delle eterostrutture dei semiconduttori del III/V gruppo: continua ad applicarsi alla materia, fornendo contributi talmente importanti da costituire la base per la realizzazione del moderno laser, delle celle solari, dei diodi ad emissione luminosa e dei fotosensori.

Zhores Alferov riceve nel 1972 il Premio Lenin, il premio scientifico di maggiore rilevanza. Nel 1989 viene eletto alla presidenza del "Leningrad Science Centre" dell'Accademia delle Scienze russa. Nel 1990 è eletto vice-presidente della "Russian Academy of Sciences", mentre nel 1995 assurge a consulente delle Scienze ed Educazione della Duma, cercando di promuovere al meglio la ricerca scientifica presso gli organi governativi.

Riceve nel 2000 il Premio Nobel per la Fisica, insieme a Herbert Kroemer per "aver sviluppato le eterostrutture dei semiconduttori usate per l'elettronica ad alta velocità e in optoelettronica". Due anni più tardi riceve la Targa d'Oro per i risultati accademici negli Stati Uniti, la Medaglia d'Oro della Società Internazionale di Ingegneria ottica e infine nel 2005 il Global Energy Prize della Federazione Russa.

Negli ultimi anni di vita è stato direttore scientifico del Centro per la Fisica delle Etero-nanostrutture allo Ioffe Institute, in Russia, ed è stato l'editore del giornale "Technical Physical Letters", tramite le cui pagine ha promosso indefessamente la scienza in tutte le sue forme, come motore principale dell'avanzamento della civilizzazione. In particolare l'attenzione di Alferov come studioso è stata rivolta alle risorse energetiche, specialmente per ciò che riguarda l'ottimizzazione della conversione dell'energia solare fotovoltaica, cercando di applicare le sue conoscenze sui semiconduttori dei quali è stato detentore del massimo know-how.

Zhores Alferov si è spento il 1° marzo 2019 a San Pietroburgo, pochi giorni prima di compiere 89 anni.

https://biografieonline.it/biografia-zhores-alferov

Lo Sapevate Che: Carnevale: Il carnevale è la festa più divertente e colorata dell'anno, allegra e spensierata! È una festa dalle origini religiose, si festeggia, infatti, subito prima della Quaresima (periodo di penitenza) ed il suo nome probabilmente deriva dal latino: carnem levare, cioè "eliminare la carne", in riferimento proprio alla penitenza che verrà con la Quaresima.

 

Carnevale, una delle feste più attese da grandi e piccini, sta per finire. Ecco la data dell’atteso martedì grasso.

 

Il Carnevale è senza dubbio una delle feste più amate e attese nel nostro Paese. Particolarmente amato dai bambini per potersi mascherare, il Carnevale è una festività dalle origini antiche ed è legata agli antichi saturnali, un ciclo di festività dell’antica Roma dedicato alla sovversione delle gerarchie, dove ognuno poteva essere libero di dire e fare ciò che più desiderava.

Oggi il Carnevale è la festa che colora l’Italia, grazie alle feste e alle sfilate di carri allegorici. Ecco tutte le date da segnare sul calendario del Carnevale 2022 e quali eventi sono stati invece cancellati a causa del Covid.

 

Carnevale 2022, calendario: quando inizia, il martedì grasso e quando finisce

Nell’aria si avverte quell’aria frizzantina e spumeggiante che il Carnevale porta con sé, insieme all’odore delle chiacchiere (o frappe). Le date del Carnevale possono confondere e per non perdersi la sua fine è bene segnare sul calendario tutte le date rosse di questo Carnevale 2022.

Carnevale 2022 è iniziato ufficialmente domenica 13 febbraio, alla vigilia di San Valentino e proseguirà fino a fine mese. Ecco dunque quali saranno le date principali di queste festività:

  • 13 febbraio segna l’inizio del Carnevale;
  • 24 febbraio, quindi oggi, è il giorno di Giovedì Grasso
  • 27 febbraio sarà invece la domenica di Carnevale
  • 1° marzo, infine, si concluderà il Carnevale con il Martedì Grasso.

 

Carnevale finirà quindi il 1° marzo, in seguito il 2 marzo sarà il Mercoledì delle Ceneri, quando inizierà nella tradizione cristiana il tempo di Quaresima che durerà fino a domenica 17 aprile, ossia il giorno di Pasqua.

 

Carnevale 2022: il calendario degli eventi per l’Italia

Le date da segnare sul calendario però non finiscono di certo qui, infatti con il Carnevale saranno diversi gli eventi che stanno colorando le piazze italiane e alcuni di questi sono ormai imperdibili come da tradizione. Ecco quindi quali sono le date da segnare sul calendario del Carnevale 2022.

Fra tutte le feste sicuramente è da non perdere il famoso e storico Carnevale di Venezia, iniziato il 12 febbraio, prosegue fino all’1° marzo. La città lagunare si è preparata anche quest’anno alla festività che l’ha reso celebre in tutto il mondo. A causa del Covid si temeva un evento di piccole portate, ma il numero di curiosi è come al solito notevole: quasi 80 mila persone hanno scelto il Carnevale di Venezia, di cui metà sono turisti. Con la roadmap del Governo per un progressivo ma controllato allentamento delle norme anti-Covid, Venezia ha gestito una versione del Carnevale più soft, senza il tradizionale volo dell’Angelo dal campanile di San Marco fino al palco della manifestazione. In compenso ci sono numerosissimi eventi, con le dovute cautele e controlli per tutta la città.

Un altro evento unico nel suo genere è la sfilata dei carri allegorici a Viareggio. Uno di quegli spettacoli imperdibili che prevedere anche eventi sul lungomare con musica, costruzioni in cartapesta e maschere variopinte. L’appuntamento, già iniziato, proseguirà per tutto il periodo compreso tra il 20 febbraio-5 marzo 2022. Anche in questo caso sono previste norme e controlli, per questo motivo è opportuno consultare il sito per i biglietti e per ottenere maggiori informazioni a riguardo.

Ancora altri eventi sono il Carnevale di San Gimignano e di quello di Castrovillari. Rinviate invece le manifestazioni a Fano a luglio o agosto. Annullate invece le sfilate e manifestazioni a Ivrea e Offida, mentre ad Acireale sarà tutto rimandato ad aprile. A Cento, il Carnevale d’Europa si rinviato probabilmente a maggio/giugno 2022.

https://www.money.it/Carnevale-2022-calendario-quando-finisce-data-martedi-grasso

Lo Sapevate Che: L’Aeronautica istituisce le Frecce Tricolori: Oltre un secolo di storia italiana nei cieli rivive ogni volta che la pattuglia acrobatica entra in azione.

 

Le frecce Tricolori: la storia della Pattuglia Acrobatica Nazionale

 

Tutti le conosciamo come le Frecce Tricolori, ma il loro nome ufficiale è 313º Gruppo Addestramento Acrobatico: ogni estate le attendiamo con il naso rivolto al cielo, con un misto di stupore e orgoglio, perché il loro spettacolo, che ci tiene col fiato in sospeso, rappresenta il nostro Paese in tutto il mondo.

La flotta di dieci aerei che compongono la Pattuglia Acrobatica Nazionale (PAN) dell’Aeronautica Militare Italiana ha una storia lunga che ha inizio negli anni ‘20 del Ventesimo secolo e raggiunge la sua ufficializzazione nel 1961 in seguito alla decisione dell’Aeronautica Italiana di costituire un gruppo permanente per l’addestramento dei piloti all’acrobazia aerea collettiva.

Tutto ha inizio a pochi chilometri da Rivolto, nella provincia di Udine, dove oggi si addestrano le Frecce Tricolori.

La storia delle Frecce Tricolori

Prima di raggiungere il primato di flotta acrobatica più numerosa al mondo (9 aerei in formazione e 1 solista), le Frecce Tricolori hanno scritto una lunga storia di traguardi importanti.

Dobbiamo risalire alla fine degli anni ’20 in Friuli Venezia Giulia per trovare le radici di questa storia: il Colonello Rino Corso Fougier diede vita alla prima flotta acrobatica collettiva nel campo di volo di Campoformido, in provincia di Udine. Qui aveva sede il 1° Stormo Caccia della Regia Aeronautica comandato da Fougier che convinse i suoi superiori a dargli il permesso di addestrare al volo acrobatico affermando che il pilota perfetto è quello che ha la massima padronanza del velivolo in ogni assetto e in ogni circostanza con la massima sicurezza e coordinazione.

Nella primavera del 1928 tre piloti del 1° Stormo Caccia si esibirono in looping spettacolari con i loro biplani CR.1 e nel luglio 1929, su indicazione di Italo Balbo, il 1°Stormo organizzò la prima esibizione acrobatica col nuovo caccia CR 20 per onorare due aviatori statunitensi venuti in Italia per il collegamento aereo tra il Nord America e Roma. 

Così nacque in Italia la prima scuola di acrobazia aerea che portò in volo fino a 20 aerei contemporaneamente: nel primo dopoguerra lo Stato Maggiore Aeronautica diede anche il consenso ad ogni reparto di volo caccia di costituire la propria pattuglia acrobatica.

La prima manifestazione aerea avvenne l’8 giugno 1930 nella “Giornata dell’Ala” a Roma: la pattuglia fu chiamata la Squadriglia Folle e volava su cinque CR20: fu in quella occasione che affrontarono per la prima volta in pubblico la famosa figura della “bomba”.

Seguì una lunga discendenza di pattuglie passate alla storia: quella del Cavallino Rampante, la pattuglia Bellagambi, le Tigri Bianche fino ai Lanceri Neri, che furono i primi a volare con il celebre tricolore disegnato sui velivoli, sulla parte inferiore delle ali. 

E non dimentichiamo i Getti Tonanti che ebbero i cerchi olimpici dipinti sui loro F-84 nel 1960 in occasione delle Olimpiadi di Roma.

Le Frecce Tricolori diventano la Pattuglia Acrobatica Nazionale

Lasciata alle spalle da lungo tempo la seconda guerra mondiale, l’Aeronautica Militare Italiana iniziò a pensare di creare un reparto stabile dedicato all’attività acrobatica allo scopo di rappresentare il Bel Paese negli eventi aeronautici internazionali: il 16 gennaio 1961, il capo di Stato Maggiore firma finalmente la costituzione del 313º Gruppo Addestramento Acrobatico. La base prescelta per l’addestramento fu Rivolto, non molto lontano da Campoformido dove era nata la prima pattuglia acrobatica.

Dal 1961 ad oggi le Frecce Tricolori hanno cambiato spesso velivolo, formazione e manovre acrobatiche: 9 aerei in formazione e un solista, si tratta della pattuglia acrobatica più numerosa al mondo. Il Capitano Zeno Tascio già nel ‘61 li chiamava “Pony”, per ricordare il cavallino rampante disegnato sullo stemma dell’Asso tra gli Assi italiani, Francesco Baracca. Ogni pony ha un numero da 1 a 10 disegnato sull’aereo: il solista per consuetudine ha il numero 10.

Per essere ammessi alle Frecce Tricolori bisogna avere almeno 1000 ore di volo alle spalle e la selezione sceglie solo i migliori piloti che verranno avviati ad un lungo addestramento.

La pattuglia acrobatica oggi ha tre programmi di esecuzione: acrobazie in altobasso e in piatto, a seconda delle condizioni meteorologiche e delle caratteristiche dell’area di esibizione. 

Il programma alto viene scelto quando la base delle nuvole si trova sopra i 1.000 metri: in quel caso le figure acrobatiche si sviluppano interamente sul piano verticale; il programma basso viene scelto invece quando le nubi non superano i 500/600 m e in quel caso non si compiono manovre verticali (come il looping o la già citata bomba); infine, il programma piatto prevede i passaggi della formazione a bassa quota.

Attualmente la flotta vola con i velivoli Aermacchi MB-339, dell’omonima azienda Aermacchi di Varese, che per la PAN ha studiato un modello ad hoc: ai MB-339 in forza all’aeronautica italiana, sono stati tolti i serbatoi delle estremità alari. Questo perché penalizzerebbero le prestazioni acrobatiche dei velivoli e renderebbero più problematico il mantenimento della formazione stretta durante le manovre acrobatiche.

Questi serbatoi sono stati sostituiti con taniche subalari miste che contengono sia l’olio di vaselina per le fumate che una certa quantità di carburante.

E veniamo a proposito alle famose fumate colorate che disegnano in cielo il nostro tricolore: il fumo colorato viene creato per dispersione ed è appunto composto da olio di vaselina e pigmenti non inquinanti. La fuoriuscita della fumata avviene attraverso un tubicino posto nello scarico posteriore dell’aeroplano.

Nel 2020, a causa dell’emergenza Covid 19, le nostre Frecce Tricolori hanno visto cancellate le loro esibizioni ufficiali, ma non hanno voluto lasciare l’Italia senza il suo spettacolo aereo preferito: così hanno sostituito le esibizioni con passaggi acrobatici sui cieli delle maggiori città italiane, concludendo il programma il 2 giugno sui cieli di Roma. L’intera capitale ha potuto assistere al tricolore disegnato in cielo dal loro passaggio, salutandoli dai balconi delle proprie case. 

https://www.professionalaviation.it/le-frecce-tricolori-la-storia-della-pattuglia-acrobatica-nazionale/

Lo Sapevate Che: Gene Gnocchi: Volto popolare della televisione italiana, che unisce un'inesauribile vena comica a due grandi passioni: il calcio e la musica.

  

Satira surreale

Eugenio Ghiozzi, conosciuto come Gene Gnocchi, nasce a Fidenza (Parma) il giorno 1 marzo del 1955.

Consegue una laurea in Giurisprudenza poi inizia la sua carriera di attore e comico debuttando allo Zelig di Milano il giorno del suo nel 1989, nel giorno del suo 34° compleanno.

Le prime esibizioni comiche di Gene risalgono proprio al periodo precedente in cui - affiancata all'attività sportiva di calciatore (serie C) - assieme al gruppo rock "I Desmodromici" si esibisce in cover di canzoni inglesi e americane. Prima di cantare Gene è solito fornire al pubblico lunghe e surreali introduzioni che sono traduzioni del testo che verrà stato ascoltato di lì a poco, provocando fragorose risate. Il primo lavoro che rivela il talento comico di Gene Gnocchi come monologhista è "Diventare Torero", presentato con grande successo allo Zelig di Milano nel 1989.

Sempre nello stesso anno debutta in tv. Dopo alcune apparizioni come comico emergente al Maurizio Costanzo Show, Gene Gnocchi appare accanto a Zuzzurro e Gaspare (Andrea Brambilla e Nino Fornicola), Teo TeocoliSilvio Orlando, Athina Cenci, Giorgio Faletti e Carlo Pistarino nella trasmissione "Emilio". Il successo è tale che nel 1990 riparte un'edizione speciale del programma.

Ancora nel 1990 è ospite fisso nella trasmissione tv "Il gioco dei nove" condotta su Canale 5 da Raimondo Vianello. Poi arriva l'esperienza editoriale: si cimenta nella scrittura e pubblica il suo primo libro che si intitola "Una lieve imprecisione"; il libro raccoglie vari racconti e non mancano positivi apprezzamenti da parte di pubblico e critica.

Con la sua comicità un po' surreale arriva poi a recitare ne "I vicini di casa", una sit-com ambientata in un condominio, nella quale Gene Gnocchi interpreta Eugenio Tortelli, genialoide inventore di giochi per bambini.

Nel 1992 presenta "Scherzi a parte" con Teo Teocoli, debuttando di fatto come conduttore televisivo. L'anno seguente partecipa alla prima edizione di "Mai dire gol", creando nuovi e divertenti personaggi - come il bergamasco Ermes Rubagotti - oppure cimentandosi nella divertente parodia della giornalista sportiva Donatella Scarnati.

Esce quindi il secondo libro "Stati di famiglia", una buffa e malinconica cronaca di personaggi alle prese con il nonsenso della vita di ogni giorno.

Marino Bartoletti, direttore della Testata giornalistica sportiva, nel 1995 invita Gene come ospite fisso al "Processo del lunedì": la famosa trasmissione viene così condita dalla satira dissacrante di Gnocchi sempre pronto a tirar fuori battute esilaranti. Nello stesso anno porta in tournée lo spettacolo "Tutta questa struttura è suscettibile di modifica", per la regia di Antonio Syxty. Si tratta di un nuovo tipo di sperimentazione teatrale che prende spunto da un originale tentativo di interazione con il pubblico in sala.

Arriva nelle librerie il suo terzo lavoro "Il signor Leprotti", che racconta la storia di un triste clown della metropoli tra avventure mancate e assassini falliti. Sempre nel 1995 è il protagonista del film per la tv "Occhio di falco". Per il grande schermo, invece, partecipa insieme a Margherita Buy, alla commedia agrodolce di Giuseppe Piccini, "Cuori al verde". La carriera di attore continua con il film "Metalmeccanico e parrucchiera..." per la regia di Lina Wertmuller.

Nel 1997 e per due anni, in coppia con Tullio Solenghi, conduce il popolare tg satirico "Striscia la notizia". Scrive (con Francesco Freyrie) e interpreta "Dillo a Wally", un talk show di casi umani e disumani, feroce e intelligente satira della tv. Più tardi realizza un dizionario ironico "Il mondo senza un filo di Grasso", che riscuote un discreto successo.

Nel 1998 conduce "Meteore", programma alla ricerca di personaggi un tempo famosi e oggi dimenticati. Nello stesso anno comincia la sua avventura nella trasmissione sportiva "Guida al campionato". Lavora poi in teatro con lo spettacolo "Santo Sannazzaro fa una roba sua" (scritto da lui assieme a Freyre), per la regia di Daniele Sala. Lo spettacolo narra delle tragiche e grottesche avventure di un capocomico.

Nell'autunno dell'anno 2000 torna a lavorare in televisione su RaiDue con la trasmissione "Perepepè", programma che porta la comicità nel mondo della musica. Dal 2000 è tra i protagonisti di "Quelli che il calcio...", condotto da Simona Ventura.

Nel 2001 è testimonial per il diritto allo studio in una campagna di comunicazione rivolta a famiglie e studenti dell'Emilia-Romagna, per far conoscere le opportunità offerte dalla Regione attraverso assegni e borse di studio.

Collabora con brevi interventi satirici scrivendo su La Gazzetta dello Sport, poi dopo aver condotto "La Grande Notte" e "Artù" (in seconda serata su Rai Due), da settembre 2008 passa all'emittente televisiva Sky per condurre "Gnok calcio Show", la domenica pomeriggio. Da gennaio 2010 partecipa come comico monologhista al programma televisivo Zelig su Canale 5, apparendo nelle prime tre puntate.

https://biografieonline.it/biografia-gene-gnocchi

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Speciale: Menù del Primo di Marzo 2022 e buon pranzo a tutti!

 

Carnevale in filastrocca,
con la maschera sulla bocca,
con la maschera sugli occhi,
con le toppe sui ginocchi:
sono le toppe d’Arlecchino,
vestito di carta, poverino.
Pulcinella è grosso e bianco,
e Pierrot fa il saltimbanco.
Pantalon dei Bisognosi
“Colombina,” dice, “mi sposi?”
Gianduja lecca un cioccolatino
e non ne da niente a Meneghino,
mentre Gioppino col suo randello
mena botte a Stenterello.
Per fortuna il dottor Balanzone
gli fa una bella medicazione,
poi lo consola: “È Carnevale,
e ogni scherzo per oggi vale.”

Gianni Rodari

 

 

Lasagne di Carnevale

Per 4 persone

 

Per la sfoglia: 500 gr di farina, 4 uova intere, sale

 

Per il ragù: 300 gr di polpa di vitello macinato, 2 braciole di maiale, 2 salcicciotti freschi di maiale, 2 cipolle, una confezione da litro di passata di pomodoro, ½ bicchiere di vino rosso, sale e pepe nero, olio evo.

 

Per il ripieno: 500 gr di scamorza fresca, 4 uova sode, 200 gr di pecorino fresco sardo, 250 gr di ricotta di pecora, 50 gr di burro, parmigiano e pecorino grattugiati 300 gr.

 

Per la polpettine: 500 gr di carne macinata di vitello, 1 uovo, 3 cucchiai pecorino grattugiato, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 1 fetta di pancarrè bagnata nel latte, sale

 

Preparazione del ragù: In un tegame (se avete quello di terracotta meglio ancora!) fare soffriggere le cipolle tagliate a fettine sottile, aggiungere la carne macinata di vitello, le braciole e i due salsicciotti sbriciolati. Fare rosolare, sfumare con il vino rosso. Aggiungere il pomodoro, salare e pepare. Aggiungere un po’ d’acqua calda e far cuocere a fuoco dolce con coperchio per circa 30 minuti, mescolando ogni tanto.

 

Preparare le polpettine che devono essere un po’ più piccole di una noce, amalgamando gli ingredienti descritti. Farle friggere in olio evo, rosolandole da tutte le parti e tenerle in attesa in un piatto.

 

Preparare la sfoglia: In una capiente terrina mettere la farina a fontana, aggiungere nell’incavo le uova e un pizzico di sale. Amalgamare bene sino ad ottenere un impasto omogeneo. Fare riposare la pasta coperta da un canovaccio per 15 minuti. Metterla su di un piano da lavoro infarinato e con il mattarello stenderla sino a 3 mm di spessore e ritagliare tanti grossi rettangoli di pasta tutti uguali (potete usare l’apposita macchina per la pasta). Cuocere questi rettangoli (lasagne) in abbondante acqua in ebollizione leggermente salata (aggiungere nell’acqua un filo d’olio onde evitare che la pasta si attacchi). Scolarla bene e posare le lasagne su di un canovaccio inumidito una accanto all’altra.

Comporre le lasagne: In una capiente teglia, versare nel fondo uno strato leggero di salsa e posarvi sopra uno strato di pasta, unendo uno strato di ragù, la scamorza e il pecorino fresco a fette e le uova dure tagliate a pezzi, una parte delle polpettine, tenendo presente che devono bastare per tutti gli strati. Su tutto una spolverata generosa di parmigiano e pecorino uniti assieme, proseguire ripetendo gli strati ed aggiungendo delle noccioline di burro, fino a finire gli ingredienti. Far cuocere in forno preriscaldato a 200° per circa 40 minuti, fin che si sia formata in superficie una bella crosticina dorata. Togliere dal forno e far riposare la preparazione per una decina di minuti. (le braciole serviranno per un altro menù, accompagnate da favolose patatine fritte nello strutto di maiale!).


 

 

Torta Novecento del CARNEVALE D’IVREA

Questo dolce è una ricetta tradizionale della cucina piemontese specialità caratteristica in questo periodo carnevalesco d’Ivrea

Pan di Spagna: 4 tuorli, 120 gr di zucchero, 4 albumi montati a neve fermissima, 50g di fecola,1 bustina di lievito, 1/2 bustina di vanillina, 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere. Cuocere a ~180 per 30 minuti

Per la crema: 500 grammi di crema pasticcera, 2 cucchiai di liquore al cacao, 200 grammi di burro,1 cucchiaio di cacao, 1 bicchierino di curacao, 1 bicchiere di latte, zucchero a velo
cioccolato in granella

(Crema alternativa un  pò più leggera ma distante dall'originale:
200ml di Panna montata per dolci,  1 albume montato a neve,1 cucchiaio di cacao amaro)


Montare le uova intere, i tuorli e lo zucchero. Aggiungere la farina, la fecola e il cacao amalgamando lentamente.
Versate la pasta in uno stampo rotondo e cuocetela a 180 gradi per circa mezz'ora. Lasciatela raffreddare, toglietela dallo stampo e tagliatela in 4 dischi.

Preparare la crema, aggiungendo alla crema pasticcera il burro montato e il liquore al cacao, aggiungete il cacao. 

Inzuppate ogni disco di pasta con latte e curacao. Alternate i dischi alla crema. Terminate con uno strato di crema con la quale coprirete anche il bordo della torta. Spolverate la torta prima con il cioccolato in granella e poi con lo zucchero a velo. Deliziosa!