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venerdì 3 dicembre 2021

Lo Sapevate Che: Nino Rota: Alcune tra le più belle musiche legate alla storia del cinema le dobbiamo a Nino Rota, celebre compositore di cui è ricorso il centenario della nascita il 3 dicembre 2011.


Non credo a differenze di ceti e di livelli nella musica: il termine "musica leggera" si riferisce solo alla leggerezza di chi l'ascolta, non di chi l'ha scritta.” Nino Rota

 

Anime esoteriche e melodiche

Giovanni Rota Rinaldi, noto con il suo nome d'arte Nino Rota, nasce a Milano il 3 dicembre 1911 da una famiglia di musicisti. Il nonno Giovanni Rinaldi è un eccellente pianista e sin da piccolo è evidente la passione di Nino per la musica. Grazie alla madre Ernesta comincia a suonare il pianoforte a soli quattro anni e a comporre ad appena otto anni. Le sue prime composizioni infantili, un commento musicale ad una favola che ha scritto "Storia del mago doppio", attirano l'attenzione di un professore di conservatorio che prende il piccolo Nino come uditore in una delle sue classi.

La carriera di compositore inizia a soli undici anni, mentre a quindici compone la sua prima vera e propria opera teatrale intitolata il "Principe porcaro". Negli anni dal 1924 al 1926 segue le lezioni di composizione all'Accademia di Santa Cecilia con il maestro Alfredo Casella, punto di riferimento per la musica contemporanea. Per superare l'esame finale si prepara con il professore Michele Cianciulli, che rimane suo fraterno amico per tutta la vita, e che lo inizia a quelle pratiche esoteriche di cui si può ritrovare traccia nelle sue composizioni musicali. Da questo momento inizia anche la sua passione da collezionista: Nino Rota colleziona migliaia di volumi di opere di contenuto esoterico, oggi donate all'Accademia dei Lincei. Come testimonia il regista e scrittore Mario Soldati, Rota comunica con l'aldilà. Lo stesso Fellini, con cui Rota lavora per molti anni, lo definisce un amico magico proprio per questa sua anima esoterica.

La carriera di Nino Rota ha una svolta grazie all'appoggio di Arturo Toscanini, che gli permette di andare a studiare a Philadelphia dal 1931 al 1933. Grazie alla lezione americana si avvicina alla musica popolare e impara ad amare Gershwin, Cole Porter, Copland e Irving Berlin. Di ritorno dagli Stati Uniti e con la nuova lezione musicale appresa, Rota accetta di comporre una sigla orecchiabile per un film dal titolo "Treno popolare" (1933). La colonna sonora però non ha alcun successo e per tutti gli anni '30 abbandona il genere musicale delle colonne sonore.

Si laurea intanto in lettere moderne per avere un mestiere di riserva, come dice sempre e ricomincia ad appassionarsi alla composizione nel 1939 quando approda al conservatorio di Bari, di cui dieci anni dopo diventa direttore. Negli anni '40 inizia il sodalizio con il regista Castellani e il primo successo che è la colonna sonora di "Zazà". Inizia così la sua lunga carriera come compositore cinematografico, resa fortunata anche dalla sua intuizione di dover comporre delle musiche al servizio delle immagini.

Negli anni '50 diventa l'autore delle principali musiche di scena del teatro di Eduardo De Filippo tra cui quelle per "Napoli milionaria". Rota alterna la composizione di colonne sonore con la composizione di musica operistica e la consacrazione in questo campo avviene nel 1955 con l'opera "Il cappello di paglia di Firenze" messo in scena alla Piccola Scala con la regia di Giorgio Strehler. Negli stessi anni inizia anche l'amicizia e il sodalizio artistico trentennale con Federico Fellini, per il quale musica film come: "Lo sceicco bianco", "Otto e mezzo", "La dolce vita", "La strada", "Il bidone", "Fellini Satyricon", "Le notti di Cabiria", "Il Casanova", "I Clowns", "Giulietta degli spiriti", "Amarcord".

Rota collabora con i più grandi registi dell'epoca. Scrive per Mario Soldati le musiche di "Le miserie di Monsù Travet", "Jolanda la figlia del corsaro nero", "Fuga in Francia", per King Vidor le musiche di "Guerra e Pace", per Luchino Visconti le musiche de "Il gattopardo" e "Senso", per Franco Zeffirelli quelle di "Romeo e Giulietta" e di "La bisbetica domata", per Lina Wertmuller le musiche delle undici puntate de "Il Giornalino di Giamburrasca" tra cui la famosissima "Pappa col pomodoro", per Francis Ford Coppola le musiche de "Il padrino II" con cui vincerà l'Oscar, per Stanley Kubrick quelle per "Barry Lindon", anche se purtroppo la rigidità del regista induce il compositore a rescindere il contratto senza comporre neanche un brano.

Intanto Rota continua a scrivere anche musica operistica, musica sacra e lavori orchestrali, tra cui: "La notte di un neurastenico", "Aladino e la lampada magica", "Lo scoiattolo in gamba", "La visita meravigliosa", "I due timidi", "Torquemada", "Ariodante".

Negli ultimi anni accusa maggiormente le critiche rivolte alla sua musica e provocate anche dal suo assenso a comporre tanta musica nazional popolare. Proprio quando sta progettando una messa in scena lirica delle musiche composte per "Napoli milionaria" di Eduardo De Filippo, Nino Rota muore a Roma il 10 aprile 1979, all'età di 67 anni.

https://biografieonline.it/biografia-nino-rota

 

 

Lo Sapevate Che: San Francesco Saverio: È il protettore dei missionari, marinai e turisti. Francisco de Jasso Azpilicueta Atondo y Aznares de Javier, comunemente noto con il nome italianizzato in Francesco Saverio, è stato un gesuita e missionario spagnolo, proclamato santo nel 1622 da papa Gregorio XV. Fu un pioniere della diffusione del cristianesimo in Asia. Wikipedia


Ti amo, non perché puoi donarmi il paradiso o l'inferno, ma semplicemente perché sei quello che sei - mio re e mio Dio.” San Francesco Saverio

 

Biografia

San Francesco Saverio (nome originale Francisco de Jasso Azpilicueta Atondo y Aznares de Javier) nasce a Javier, in Navarra, a nord ovest della penisola iberica, il 7 aprile 1506. Nasce in una famiglia nobile che però si vede confiscati tutti i propri beni a seguito della vittoria degli autonomisti navarrini filofrancesci. La confisca è ordinata dal Re Ferdinando il Cattolico. Tale clima conduce San Francesco Saverio a fuggire in Francia, dove studia teologia alla Sorbona. Diviene Maestro dopo il primo triennio.

Gli studi e la nascita della Compagnia di Gesù

Gli anni degli studi francesi lo portano a contatto con Ignazio di Loyola e Pierre Favre. Con loro che, grandi amici, ne riconoscono combattività e ardore, fonda la Compagnia di Gesù nella chiesa di Saint Pierre di Montmartre, a Parigi, nel 1534.

Ignazio di Loyola dice di lui:

Fu il più duro pezzo di pasta che avessi mai avuto da impastare.

San Francesco Saverio invece, dopo 40 giorni di ritiro sotto la sua guida, affermò:

Ti ringrazio, o Signore, per la provvidenza di avermi dato un compagno come questo Ignazio, dapprima così poco simpatico.

Voti dei nuovi gesuiti sono: povertà, castità, obbedienza e pellegrinaggio in Terrasanta, in alternativa lo spostarsi a Roma per mettersi a disposizione del Papa.

San Francesco Saverio in Italia

Nel 1537 Francesco Saverio giunge a Venezia. Presto scoppia la guerra tra Turchia e Repubblica Veneta e, insieme a Ignazio di Loyola, si dedica all'assistenza dei malati nell'ospedale degli Incurabili fondato da San Gaetano da Thiene. San Francesco Saverio giunge presto nella città eterna e sotto Papa Paolo II viene ordinato sacerdote, nel 1537.

In questi stessi anni i primi gesuiti aggiungono a povertà, castità e obbedienza il voto di "obbedienza al Papa". Una volta sacerdote si dedica alla predicazione nelle piazze in lingua neolatina. Si reca a Bologna per questo acquistando presto la fama di predicatore e consolatore di malati e carcerati. Sei mesi dopo le austerissime penitenze lo fanno ammalare.

La missione di San Francesco Saverio in Oriente: Malesia, Filippine, Giappone e Cina a metà 500

Nel 1540 il Re del Portogallo, Giovanni III, chiede a Papa Paolo II di avviare l'evangelizzazione delle nuove colonie nelle Indie orientali (Arcipelago malese) e, così, di inviare i suoi missionari in quei luoghi. L'anno dopo San Francesco Saverio si imbarca da Lisbona in un viaggio lungo 13 mesi fino all'isola di Goa.

Si stabilisce nel collegio di San Paolo e comincia il suo apostolato nel 1542. Si occupa, come in Italia, di malati, prigionieri e schiavi: con un campanello raccoglie per le strade i fanciulli e insegna catechismo e cantici spirituali. Presto raggiunge Taiwan e si spinge fino alle Filippine. Scrive:

Talmente grande è la moltitudine dei convertiti che sovente le braccia mi dolgono tanto hanno battezzato e non ho più voce e forza di ripetere il Credo e i comandamenti nella loro lingua.

In un mese arriva a battezzare circa 10mila pescatori della casta dei Macuna, nel Travancore.

Dopo cinque anni, Francesco Saverio raggiunge la penisola di Malacca, nella cosiddetta Grande Malesia. In questa missione entra in contatto con persone e credenti di origine giapponese che lo incitano a condurre l'evangelizzazione anche in Giappone.

In particolare, nel dicembre del 1547, conosce un fuggiasco giapponese, Anjiro, che vuole abbracciare la fede cristiana per liberarsi dal rimorso che lo attanaglia per un delitto commesso in patria. Il Santo rimane affascinato dalla notizie che Anjiro gli fornisce sul Giappone così nel 1549 è a Kagoshima, nell'omonima prefettura nipponica. Inizia la sua evangelizzazione fin quando il principe gli vieta ogni ulteriore battesimo.

San Francesco Saverio decide di presentarsi al cospetto dell'imperatore del Giappone, ma questi è in fuga per la guerra civile e non lo riceve anche perché il religioso si presenta vestito poveramente e sprovvisto di doni. San Francesco Saverio allora si arma di abiti splendidi e doni preziosi e va a colloquio con il principe di Yamaguchi: questi gli permette la libertà di predicazione.

Tre anni dopo viene richiamato in India lasciando dietro di sé, in Giappone, oltre mille cristiani convertiti. L'esperienza in Giappone gli apre la porta verso la Cina, pur con tutte le difficoltà date dalla chiusura del Paese verso i nuovi predicatori. A pochi giorni dalla partenza per il Sol Levante, scrive:

Pregate molto per noi perché corriamo grande pericolo di essere imprigionati. Tuttavia, già ci consoliamo anticipatamente al pensiero che è meglio essere prigionieri per puro amor di Dio, che essere liberi per avere voluto fuggire il tormento e la pena della croce.

Tuttavia non giunge mai in Cina: il suo viaggio si arresta su un precedente approdo giacché una grave polmonite lo coglie. Questa, unita alle gravi conseguenze di salute di anni di pellegrinaggio con scarsi mezzi e tante afflizioni per il corpo, lo conducono alla morte. San Francesco Saverio muore il 3 dicembre del 1552 sull'isola di Sancian, in Cina. Viene deposto, qualche giorno dopo, nella chiesa di Bom Jesus a Goa, in India.

Dopo la morte: il culto di San Francesco Saverio

Nella chiesa di Bom Jesus è stato seppellito il corpo di San Francesco Saverio, fatta eccezione del braccio destro che, come reliquia, è stato inviato a Roma nel 1614 per confluire nel reliquiario della Chiesa del Gesù. Questa è la chiesa madre dell'ordine e sorge proprio in piazza del Gesù, nel centro storico della capitale.

Nel tempo, inoltre, altre parti del corpo del santo sono state asportate ai fini del culto e per farne reliquie. Oggi una parte di queste sono anche nella chiesa parrocchiale a lui intitolata nel quartiere di Garbatella, sempre a Roma.

Canonizzazione e celebrazione di San Francesco Saverio

Il 25 ottobre 1619 Papa Paolo V lo beatifica; tre anni dopo, il 12 marzo del 1622, Papa Gregorio XV lo fa santo insieme a Ignazio di Loyola.

La Chiesa cattolica lo celebra il 3 dicembre definendolo Patrono delle missioni.

In suo onore è la "novena della grazia" che si celebra dal 4 marzo. Questa liturgia è legata al prodigio avvenuto nel 1636: ovvero una guarigione intercessa dal santo, del giovane padre gesuita Marcello Mastrilli, prossimo alla morte a seguito di un gravissimo incidente. Tale episodio è valso a San Francesco Saverio anche la venerazione per taumaturgia.

Alla sua figura, infine, sono legati: la congregazione laicale dei Fratelli di San Francesco Saverio o Fratelli saveriani; le Suore missionarie del Sacro Cuore, la cui fondatrice ha preso nome di Santa Francesca Saverio Cabrini, proprio in onore del Santo, e visti gli intenti comuni in fatto di missioni ed evangelizzazioni in Estremo Oriente.

https://biografieonline.it/biografia-san-francesco-saverio

 

giovedì 2 dicembre 2021

Speciale: Menù del 2 Dicembre 2021 e buon pranzo a tutti!

  

Mi piaciono i contrasti. La vita odierna è piena di contrasti.” Gianni Versace

 

 

 

Minestra di Riso con Castagne e Latte

Per 4 persone

 

120 gr di riso originario, 500 gr di castagne, 1,2 lt di latte fresco intero, burro, sale.

 

Incidete la buccia delle castagne con un coltellino affilato e arrivate fino alla pellicina, mettetele a bagno in acqua fredda per un’ora. Scottatele in acqua bollente salata per 5 minuti. Sgocciolatele, sbucciatele, eliminate la pellicina, mettetele in una casseruola con il latte freddo e fatele lessare. Prelevatene un mestolo dopo 15 minuti di cottura, frullatele con poco latte caldo e rimettetele nella casseruola. Unite il riso e fate cuocere ancora almeno per 20 minuti, mescolando spesso, in modo da ottenere una minestra densa. A fine cottura salate, amalgamate il burro e servite. Delizioza!

 

 



Lingua di Vitello Stufata

Per 6 persone

Ingredienti:

Una lingua di vitello di circa 1 kg, 1 cipolla, un cucchiaio di farina, un cucchiaio di uvetta sultanina, ½ bicchiere di vino bianco, brodo, burro, zucchero, sale.

 

Ammollate l’uvetta in poca acqua tiepida. Lavate la lingua e fatela lessare in acqua bollente salata per 15 minuti. Scolatela, spellatela mentre è ancora calda, togliete eventuali ossicini e cartilagini rimaste, e affettatela per sbieco.

In un tegame con 80 gr di burro, fatela insaporire a calore moderato per circa 10 minuti, toglietela e tenetela al caldo. Nello stesso fondo del tegame, affettate sottilmente la cipolla e fatela appassire. Aggiungete la farina, mescolate, aggiungete l’uvetta, sciacquata e strizzata, una presa di zucchero e il vino bianco.

Rimettete nel tegame le fette di lingua, unite un mestolo di brodo caldo e fate cuocere. Quando la salsa sarà addensata e la lingua morbida, mettete la lingua in un piatto da portata e accompagnatela con la sua salsa di fondo cottura.

 

 


 

Strudel con Mele, Fichi e Frutta secca

Per 6 persone

 

Ingredienti:

200 gr di farina, 50 gr di burro, 1 albume, olio, sale. Per il ripieno: 3 mele, 5 fichi freschi o 8 fichi secchi, 10 noci sgusciate, 30 gr di pinoli, 100 gr di uvetta sultanina, 50 gr di mandorle sgusciate e pelate, 120 gr di zucchero semolato, 80 gr di burro, pangrattato, cannella in polvere. Chiara d’uovo e zucchero per spennellare. Latte nel caso i fichi siano secchi.

 

Per fare il ripieno: mettere a bagno l’uvetta in poca acqua tiepida per 15 minuti, sbucciare le mele, tagliarle a metà, privarle del torsolo e ridurle a piccoli tocchetti; la stessa operazione vale per i fichi. (nel caso fossero secchi, metterli a bagno in un po’ di latte intiepidito per 15 minuti, poi ridurli a pezzettini); ridurre a pezzetti anche le noci e le mandorle. Mettere la farina a fontana in una terrina e mettervi nell’incavo il burro ammorbidito a temperatura ambiente, un pizzico di sale, l’albume, 2 cucchiai di olio e 4 cucchiai di acqua. Impastare tutti gli ingredienti sino ad ottenere un impasto morbido ed elastico. Su di un piano di lavoro infarinato, tirare la pasta in una sfoglia molto sottile. Fondere 80 gr di burro a calore dolcissimo. Sistemare tutti gli ingredienti sulla pasta: mele, pinoli, mandorle, noci, l’uvetta ben strizzata, il burro fuso, lo zucchero, i fichi, un pizzico di cannella e una spolverata di pangrattato. Arrotolare la pasta su sé stessa e disporla in una pirofila imburrata e infarinata. Spennellare la superficie dello strudel con chiara d’uovo sbattuta con zucchero. Cuocere in forno preriscaldato a 200° per 30 minuti.

 

Lo Sapevate Che: Napoleone incoronato imperatore di Francia: Il passaggio dal consolato all’impero avviene in seguito ad una serie di eventi che terminano, il 2 dicembre 1804, con l’incoronazione di Napoleone Bonaparte come Imperatore dei Francesi, nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi.

L’incoronazione di Napoleone Bonaparte avviene il 2 dicembre 1804 nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, alla presenza del papa Pio VII. Durante la cerimonia, Bonaparte, per legittimare il potere imperiale, vuole recuperare l’antico rito medievale inaugurato da Carlo Magno, in cui il papa, in quanto rappresentante terreno della divinità, consacra il sovrano ponendogli la corona sulla testa.

Anche in questa occasione Napoleone vuole affermare la supremazia dello Stato sulla Chiesa con un atto estremamente simbolico: toglie la corona imperiale dalle mani del papa e se la pone lui stesso sul capo, dopo incorona anche la nuova imperatrice, sua moglie Giuseppina. A tale evento storico viene dedicato un dipinto dall’artista francese Jacques-Luis David, oggi conservato nel Museo del Louvre a Parigi.

Per l’artista francese Napoleone incarna la materializzazione dei sogni di riscatto di un’intera generazione di giovani inquieti che prima della rivoluzione, a causa dei loro natali nobili, sono stati costretti alla rassegnazione. Napoleone diviene così il continuatore degli ideali rivoluzionari, anche se la cerimonia di incoronazione sta trasformando la Repubblica in Impero.

Nel dipinto si possono osservare alcuni elementi simbolici, come ad esempio i colori utilizzati per gli abiti dell’imperatore e dell’imperatrice (il rosso, il bianco e l’oro), che rappresentano la forza vitale dei sovrani e dell’Impero. Altro elemento simbolico sono le due corone, una sul capo di Napoleone e l’altra nelle sue mani, nell’atto di posarla sul capo la quale rappresenta il potere universale.

È possibile osservare anche l’imperatrice in ginocchio in segno di sottomissione a Napoleone e la croce che rappresenta la Chiesa cristiana. Tutti questi elementi permettono di comprendere lo scopo celebrativo del dipinto di David, che intende sicuramente esprimere la potenza, l’autorità, la sovranità di Napoleone di fronte alla Francia e alla Chiesa stessa.

Curiosità sull’incoronazione di Napoleone

Vi sono però alcuni retroscena che vale la pena ricordare. Inizialmente, quando Papa Pio VII acconsente di recarsi a Parigi per officiare l’incoronazione di Napoleone, viene stabilito che sarebbe stata eseguita la liturgia d’incoronazione del pontificale romano. Invece, appena il Papa giunge in terra di Francia, Napoleone lo persuade a introdurre altri elementi innovativi, come ad esempio:

  • il canto del Veni Creator Spiritus (Vieni Spirito Creatore) nella processione d’ingresso del monarca;
  • l’apposizione dell’olio sacro sulla testa e sulle mani del sovrano, anziché sul braccio destro e sulla schiena e sul collo;
  • l’inclusione di molte preghiere e formule derivate dal cerimoniale d’incoronazione dei monarchi francesi.

In sintesi una serie elementi propri della tradizione romana francese che vengono combinati insieme in un nuovo rito, unico, realizzato per l’occasione. Questo speciale rito, composto ad hoc, permette, inoltre, a Napoleone di rimanere perlopiù seduto e di non inginocchiarsi durante la cerimonia; ciò riduce al minimo il suo omaggio alla Chiesa che egli, da repubblicano e da rivoluzionario, non è minimamente intenzionato a rendere in modo eccessivo. Non volendosi paragonare a un monarca ancien régime, Napoleone spiega: «Per essere un re si devono ereditare vecchie idee e genealogie. Io non voglio discendere da alcuno

Lo storico J. David Markham, presidente dell’International Napoleonic Society, sostiene che se da un lato i detrattori di Napoleone dicono che egli abbia strappato la corona dalle mani del papa, un atto visto come incredibile arroganza, dall’altro lato si intende il gesto di Napoleone semplicemente utile a simbolizzare che egli sta divenendo imperatore sulla base dei suoi meriti e per volontà del suo popolo e non per consacrazione religiosa.

Il papa è a conoscenza di questa mossa fin dall’inizio della celebrazione e non ha mai avuto obiezioni al riguardo (o perlomeno nulla poteva dire). Inoltre altre fonti sostengono che Napoleone comunica a Pio VII che si sarebbe posto la corona sul capo da solo; il Papa non solleva obiezioni e successivamente afferma: «Possa Dio confermarvi sul vostro trono e possa Cristo darvi il governo».

Limitato nelle sue azioni, Pio VII proclama poi la formula latina Vivat imperator in aeternum! (Viva l’imperatore in eterno!). Al termine della messa, il papa si ritira in sacrestia, rifiutandosi di partecipare al giuramento civile. Con le sue mani sulla Bibbia, Napoleone giura pronunciando queste parole: «Io giuro di mantenere l’integrità del territorio della Repubblica, di rispettare e rafforzare il rispetto del Concordato e la libertà di religione, l’eguaglianza dei diritti, la libertà politica e civile, l’irrevocabilità della vendita delle terre nazionali; non eleverò tasse se non in virtù della legge; manterrò l’istituzione della Legion d’onore e governerò col solo interesse, gioia e gloria del popolo francese».

Il titolo di Imperatore dei Francesi, in francese Empereur des Français, viene utilizzato dal Casato dei Bonaparte a partire dalla proclamazione di Napoleone I a imperatore dal Senato francese, il 14 maggio 1804, e la conseguente incoronazione, il 2 dicembre dello stesso anno, nella Cattedrale di Notre-Dame, con la corona imperiale.

Con questo titolo si vuole enfatizzare lo stretto legame fra il sovrano e il popolo francese, inteso come Nazione, più che con la Francia. La vecchia formula di re di Francia e Navarra caratterizzava la Francia come proprietà personale del sovrano, mentre il nuovo termine indica una monarchia costituzionale. Il titolo di imperatore viene volutamente creato per conservare, almeno nell’aspetto, la Repubblica francese e per dimostrare che, in seguito alla Rivoluzione, il sistema feudale è stato abbandonato, con la creazione di uno Stato nazionale, con cittadini uguali in quanto sudditi del loro imperatore (lo Stato infatti diverrà ufficialmente Impero francese solo il 1º gennaio 1809).

Con il titolo di Imperatore dei Francesi si intende dimostrare che l’incoronazione di Napoleone non è una restaurazione della monarchia, ma l’introduzione di un nuovo sistema politico: l’Impero francese (Empire français). Napoleone rimane sul trono sino al 22 giugno 1815, quando viene sconfitto nella battaglia di Waterloo, esiliato e imprigionato nell’isola di Sant’Elena. Bisogna ricordare, però, che il suo governo viene interrotto dalla Restaurazione borbonica nel 1814 e dal suo esilio nell’isola d’Elba, da dove riesce a fuggire per reclamare il trono e regnare come Imperatore per altri 94 giorni prima della sua definitiva sconfitta. di Giordano Pulvino

https://www.fattiperlastoria.it/incoronazione-napoleone-bonaparte/

 

Lo Sapevate Che: 2 dicembre 1942: Fermi innesca la prima reazione nucleare a catena

 

Il 2 dicembre 1942, all’Università di Chicago, il celebre scienziato italiano Enrico Fermi tiene la prima dimostrazione di reazione nucleare a catena artificiale, autoalimentata, accendendo la prima pila atomica, la Chicago Pile-1 (CP-1).

«Il navigatore italiano è appena sbarcato nel nuovo mondo»: con questo messaggio in codice viene comunicata al Presidente degli Stati Uniti d'America Roosevelt, la riuscita dell'esperimento di Fermi, già Nobel per la fisica nel 1938.
È lui, in collaborazione con il collega ungherese Leó Szilárd, a progettare la CP-1, larga 7.5 m e alta 5.8 m e formata da una serie di mattonelle di grafite (ognuna con un "cuore" di uranio), la pila rappresenta il primo esempio di reattore artificiale a fissione nucleare al mondo.
Il successo dell'esperimento del 2 dicembre 1942 spianerà, purtroppo, la strada al Progetto Manhattan sulla costruzione delle prime bombe atomiche. E ciò in parte offuscherà il valore scientifico dell'esperimento di Fermi, al quale verrà intitolato il dipartimento di fisica della Università di Chicago.

https://www.sanmarinortv.sm/news/attualita-c4/2-dicembre-1942-fermi-innesca-prima-reazione-nucleare-catena-a54421

Lo Sapevate Che: Maria Callas: L'appellativo di Divina dà la misura di ciò che ha rappresentato nel panorama musicale del Novecento. Considerata la più grande cantante lirica di tutti i tempi…


Non ho bisogno dei soldi. Lavoro per l'arte.” Maria Callas

 

La Divina

Maria Callas (nata Maria Anna Cecilia Sofia Kalogeropoulos), regina indiscussa della lirica appellata di volta in volta come Diva, Divina, Dea e consimili, è nata con tutta probabilità il 2 dicembre dell'anno 1923, sebbene la sua nascita sia circondata da un sostanziale mistero (c'è chi sostiene essere il 3 o il 4 di dicembre). Unica certezza la città, New York, Fifth Avenue, dove abitavano i genitori - Georges Kalogheropoulos e Evangelia Dimitriadis - di origine greca.

L'origine di questa confusione circa le date è da ricercarsi nel fatto che a quanto pare i genitori, per rimediare la perdita del figlio Vasily, morto durante un'epidemia di tifo a soli tre anni, avrebbero voluto un maschio, tant'è che quando la madre apprese di aver dato alla luce una bambina, per i primi giorni non volle nemmeno vederla, mentre il padre non si curò nemmeno di registrarla all'anagrafe.

La sua infanzia fu ad ogni modo tranquilla, come quella di molte bambine della sua età, anche se in precedenza, a soli cinque anni, un fatto tragico rischiò di spezzarle la vita: investita da un'auto nella 192ma strada di Manhattan, rimase in coma per ventidue giorni prima di riprendersi.

Maria aveva una sorella maggiore di sei anni, Jakinthy detta Jackie, la prediletta in famiglia (singolare destino... Jackie sarà il soprannome di Jacqueline Kennedy, la donna che le porterà via il compagno). Jackie godeva di ogni privilegio, come quello di prendere lezioni di canto e pianoforte, lezioni che Maria era costretta solo ad ascoltare da dietro la porta. Con la differenza che lei riusciva ad imparare subito quello che la sorella apprendeva con tanta difficoltà. Non a caso, a soli undici anni partecipò alla trasmissione radiofonica "L'ora del dilettante", cantando "La Paloma" e vincendo il secondo premio.

Maria coltiva la passione per il bel canto anche quando la madre, dopo il divorzio, decide di ritornare in Grecia, portando la ragazza con sé.

Nel 1937 entra al Conservatorio di Atene e, contemporaneamente, si perfeziona nel greco e nel francese. Saranno anni non facili per la giovanissima Callas: le miserie dell'occupazione e della fame, e successivamente la conquista, dopo la guerra, della libertà, di una esistenza finalmente tranquilla e agiata. I primi successi sono proprio in Grecia: "Cavalleria Rusticana" nel ruolo di Santuzza e poi "Tosca", suo futuro cavallo di battaglia.

La Callas ha comunque nel cuore New York e, soprattutto, suo padre: tornare negli Stati Uniti per abbracciarlo e soprattutto per il timore che le venga sottratta la cittadinanza americana è il suo scopo primario. Raggiunge così il padre: saranno due anni non particolarmente felici (di glorie artistiche) che spingeranno Maria Callas, ancora una volta, alla "fuga". E' il 27 giugno 1947, e la meta è l'Italia.

La Callas lascia gli Stati Uniti "ancora povera in canna", come lei stessa disse, con 50 dollari in tasca e pochi vestiti. Con lei ci sono Luisa Bagarotzy, moglie di un impresario americano, e il cantante Nicola Rossi-Lemeni. La meta è Verona dove Maria Callas avrebbe conosciuto il suo futuro marito, Giovanni Battista Meneghini, amante delle opere d'arte e della buona tavola. Li dividevano 37 anni di differenza e la Callas, forse, non amò mai l'uomo che sposerà il 21 aprile 1949.

L'Italia porta fortuna allo scalpitante soprano. Verona, Milano, Venezia hanno il privilegio di sentire le sue "Gioconda", "Tristano e Isotta", "Norma", "I Puritani", "Aida", "I Vespri siciliani", "Il Trovatore" e così via. Nascono amicizie importanti, fondamentali per la sua carriera e la sua vita. Antonio Ghiringhelli, sovrintendente della Scala, Wally e Arturo Toscanini. Il celebre maestro d'orchestra rimane stupito e meravigliato dalla voce del grande soprano tanto che avrebbe voluto dirigerla nel "Macbeth", ma il capolavoro verdiano, purtroppo, non venne allestito alla Scala.

La Callas parlando di Renata Tebaldi dichiarerà: "Quando potremo cantare la Valchiria e i Puritani fianco a fianco, allora si potrà fare un paragone. Fino ad allora sarebbe come paragonare la Coca Cola allo champagne".

Nuovi amori, nuove passioni entrano nella vita (non solo artistica) della Callas. Luchino Visconti che la dirige a Milano, nel 1954, nella "Vestale" di Spontini, Pasolini (al quale la Callas scrisse numerosissime lettere per consolarlo della fuga di Ninetto Davoli), Zeffirelli, Giuseppe di Stefano.

L'italia non è l'unica patria d'elezione del celebre soprano. Trionfi e consensi entusiasti si susseguono in tutto il mondo. Londra, Vienna, Berlino, Amburgo, Stoccarda, Parigi, New York (Metropolitan), Chicago, Philadelphia, Dallas, Kansas City. La sua voce incanta, commuove, stupisce. Arte, gossip e mondanità si intrecciano nella vita di Maria Callas.

Il 1959 è l'anno della rottura con il marito. Grazie all'amica Elsa Maxwell, miliardaria americana, conosce l'armatore greco Aristotele Onassis. Il loro sarà un amore distruttivo "brutto e violento" come lei stesso lo definì. Anni di passione, di amori sfrenati, di lusso e sgretolatezza. Un uomo che farà soffrire moltissimo la Callas.

Dalla loro unione nasce un bambino, Omero, vissuto pochissime ore, che forse avrebbe cambiato il corso della loro storia d'amore.

Dopo il 1964 inizia il declino della cantante, anche se forse più in senso psicologico che artistico. Aristotele Onassis l'abbandona per Jacqueline Kennedy. La notizia la raggiunge attraverso i quotidiani come una mazzata terribile e da quel momento sarà una continua discesa verso l'oblio. La sua voce comincia a perdere smalto e intensità, così "la divina" si ritira dal mondo e si rifugia a Parigi.

Muore il 16 settembre 1977 a soli 53 anni. Accanto a lei un maggiordomo e Maria, la fedele governante.

Dopo la morte, i vestiti di Maria Callas, come quelli di Margherita Gautier, sono andati all'asta a Parigi. Di lei non rimane nulla: anche le ceneri sono state disperse nell'Egeo. Tuttavia esiste una lapide in suo ricordo presso il cimitero parigino di Pere Lachaise (dove sono sepolti molti altri importanti nomi della politica, della scienza, dello spettacolo, del cinema e della musica).

Resta nelle incisioni la sua voce, che ha dato vita in modo unico a tanti personaggi tragici e infelici.

https://biografieonline.it/biografia-maria-callas