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martedì 4 maggio 2021

Lo Sapevate Che: La tragedia di Superga, il disastro aereo che si portò via il Grande Torino

 Il 4 maggio 1949, di rientro da Lisbona, l'aereo con a bordo il Grande Torino si schianta sul colle di Superga: muoiono tutti i 31 passeggeri.

 

"Il Torino era una squadra troppo meravigliosa per invecchiare". - Carlo Carlin Bergoglio, 'Tuttosport', 5 maggio 1949.

Estate 1948. Il Torino del presidente Ferruccio Novo domina da anni in Italia e si appresta a vivere da protagonista una nuova stagione. Nonostante il Secondo conflitto Mondiale gli abbia tolto di fatto due Scudetti, ne ha vinti 4 consecutivi, più una Coppa Italia, lasciando pochissimo alle sue avversarie. I suoi giocatori sono l'ossatura della Nazionale italiana, che l'11 maggio 1947, contro l'Ungheria, scende in campo con 10 calciatori granata più Sentimenti IV, portiere della Juventus, e che nel 1950 dovrà difendere in Brasile il doppio titolo Mondiale conquistato nelle edizioni del 1934 e del 1938.

La fama di quella squadra ha ormai travalicato i confini nazionali, tant'è ero che la nuova stagione si apre per i campioni d'Italia con una lunga tournée in Brasile. Anche alla luce del successo dell'iniziativa, e delle numerose richieste ricevute, Novo pensa ad una squadra che, con una rosa allargata, possa da un lato continuare a competere per lo Scudetto, dall'altro mostrare il suo calcio in giro per il Mondo. 

I titolari storici iniziano a risentire in alcuni elementi del peso degli anni, così sul calciomercato il numero uno granata si preoccupa di acquistare rinforzi che rappresentino nel breve periodo una valida alternativa ai titolari e che nel lungo possano diventare i loro successori. La squadra, con Roberto Copernico passato alla Commissione tecnica della FIGC che guida la Nazionale, è affidata all' allenatore inglese Leslie Levesley, ma la vera mente è Egri Erbstein, nominato ufficialmente Direttore tecnico dopo esser stato per anni consigliere di Novo.

Scelti da Goal

In porta gioca l'inossidabile Bacigalupo, a destra c'è Aldo Ballarin, mentre a sinistra il giovane campione Virgilio Maroso, afflitto spesso da problemi di pubalgia, trova in Operto e Sauro Tomà delle valide alternative. Rigamonti è il mastino difensivo del sistema, supportato dai due mediani Grezar e Martelli, che hanno nell'esperto  Castigliano e nel giovane Fadini le loro alternative. Le due mezzali, Loik e Valentino Mazzola sono le due colonne portanti. Davanti il tridente d'attacco vede il trentatreenne Gabetto centravanti, supportato dai due esterni offensivi Romeo Menti e Franco Ossola.

La partenza in campionato è un po' soft, e vede la sorprendente Lucchese partire in quarta. Poi 'gli invincibili' granata impongono la legge del più forte e si portano in testa. Mentre i toscani scivolano in classifica, alle spalle del Torino emergono Sampdoria e soprattutto Inter, trascinata dai due bomber Amedeo Amadei e István Nyers. Il 6 gennaio 1949 il Torino si laurea campione d'inverno con 3 punti di margine su Genoa, Inter e Lucchese, seguite dalla Sampdoria.

Quando succedeva di andare sotto nel punteggio, dagli spalti del Filadelfia risuonava la tromba del capo-stazione Oreste Bolmida, che dava inizio alla riscossa. Capitan Mazzola si piegava le maniche della maglia e il Torino aumentava in modo vertiginoso i ritmi di gioco, travolgendo il malcapitato avversario di turno, che veniva puntualmente rimontato. Era il famoso 'Quarto d'ora granata'.

Nel girone di ritorno, alla 23ª giornata, il Torino allunga a +6 sulle inseguitrici Sampdoria e Inter, ma dopo 3 giornate i nerazzurri si rifanno sotto a -4. Diventa così decisivo lo scontro diretto, che dovrebbe teoricamente disputarsi il 1° maggio. Invece, su richiesta del Torino, che ha programmato in settimana un'amichevole con il Benfica, la Federazione accorda l'anticipo a sabato 30 aprile.

A San Siro, dove i granata si presentano in formazione rimaneggiata senza Valentino Mazzola e Maroso, lo scontro al vertice si chiude sullo 0-0. Con 4 punti di margine a 4 giornate dalla fine del torneo il Torino è virtualmente campione d'Italia per la 5ª volta consecutiva e Novo dà il permesso ai suoi giocatori di andare in Portogallo. Manca solo l'ufficialità, ma lo Scudetto appare una formalità. Invece quella contro l'Inter resterà l'ultima partita ufficiale del Grande Torino.

 

DA CAGLIARI A LISBONA: LA MANO DEL FATO

A campionato 1948-49 in pieno svolgimento, il Torino, principalmente attraverso il suo capitano Mazzola, fedele alla linea sposata dal presidente Novo, aveva preso accordi con diverse società per giocare delle amichevoli. Fra queste una partita era stata fissata per il 4 maggio 1949 contro il Cagliari allo Stadio di Via Pola.

"Un settimanale sardo, 'Sardegna Sport', in data 15 marzo 1949, titolava: 'Il Torino il 4 maggio a Cagliari?' - racconta in esclusiva a Goal lo storico dello sport Mario Fadda - Sotto un altro stralcio del giornale recitava: 'I dirigenti del Cagliari hanno preso accordi con la dirigenza granata per disputare un'amichevole il 4 maggio in occasione del ritorno di Sant'Efisio in città'. La notizia mi ha incuriosito e ho voluto approfondire" .

Santo venerato a Cagliari e in tutta la Sardegna, e martirizzato sotto l'imperatore romano Diocleziano il 15 gennaio del 303 d.C. a Nora, Efisio, prima di morire, secondo quanto tramandato dalla tradizione cattolica, aveva invocato la protezione di Dio per tutti i sardi. Per questo motivo è ancora oggi molto venerato sia nel capoluogo isolano, sia in tutta la Sardegna. Durante la Seconda guerra Mondiale, nemmeno i bombardamenti americani avevano impedito che il suo simulacro fosse portato in processione dai fedeli.

Il 4 maggio 1949 cadeva di mercoledì, a metà settimana, e quel giorno terminava la sagra, la grande festa, con il rientro del simulacro dal luogo del martirio. Sia i granata, sia i rossoblù, che allora militavano in Serie C, non avevano impegni di campionato. E nella prima metà del XX secolo era frequente che, a conclusione della festa, venissero allestite manifestazioni sportive.

Il tramite era il dirigente del Cagliari Peppino Deiana, commerciante di pellami che aveva una conceria ed era molto amico di Valentino Mazzola, capitano del Torino, il quale, di secondo mestiere, faceva il fabbricante di palloni. Inoltre il Direttore tecnico del Torino era Egri Erbstein, colui che da allenatore del Cagliari nel 1930/31 aveva vinto il campionato di Prima Divisione, portando per la prima volta i sardi in Serie B.

I rapporti fra le due società, insomma, erano ottimi, come testimona l'anno precedente la cessione in prestito gratuito ai rossoblù di 3 giovani calciatori,  il difensore Ferdinando Terzolo e gli attaccanti Ezio Ronzi e Armando Segato, futuro azzurro e campione d'Italia con la Fiorentina. 

"Deiana, originario di Selargius, frequentava spesso il Filadelfia, quella che era la casa del Grande Torino, ed era perciò conosciuto e amico anche degli altri componenti della rosa. Gli accordi erano stati presi con la dirigenza del Torino fra fine febbraio e inizio marzo. Senonché il 27 febbraio si gioca a Genova Italia-Portogallo , Ferreira stringe amicizia con Mazzola e si prendono accordi per organizzare un'amichevole da giocare a Lisbona, inizialmente senza una data ufficiale".

C'è stato così un sovrapporsi successivo di date. Alla fine i dirigenti si sono ritrovati con 2 partite da giocare nello stesso periodo e il Torino non poteva permettersi, nella fase più calda del campionato, di disputare due amichevoli in 2 settimane consecutive. Così, anticipato al 30 aprile lo scontro Scudetto con l'Inter, scelsero, con il benestare di Novo, a lungo titubante,  di andare a Lisbona, gara che dava loro maggiori introiti, rinviando invece a fine stagione, ovvero agli ultimi giorni di giugno, la sfida con i sardi. 

"In un'intervista rilasciata dopo la tragedia, Deiana raccontò che, appreso del rinvio della gara, aveva allestito la sua villetta campidanese a Selargius per ospitare l'intera squadra. I granata avrebbero fatto a quel punto una vacanza lunga nell'isola. Era tutto organizzato nei dettagli: dopo la partita amichevole, era previsto un tour per visitare le spiagge della Sardegna, ma anche la partecipazione a battute di caccia grossa". 

"Non sembri strano che in quel periodo una grande squadra come il Torino venisse in Sardegna a giocare un'amichevole contro una squadra di Serie C. - sottolinea Fadda - Due anni prima, ad esempio, a giugno del 1947 la Juventus fece un'amichevole a Sassari, con Boniperti in campo contro la Torres pochi mesi dopo il suo esordio in bianconero. Ma nell'isola vennero anche il Genoa, che giocò contro una Selezione mista del Sud Sardegna, e la Lazio, che affrontò il Carbonia, neopromosso in Serie C. Era una cosa normale che le grandi società aiutassero le piccole realtà a fare incassi importanti. In cambio anch'esse avevano un ritorno economico ma anche pubblicità e nuovi tifosi". 

 

L'ULTIMA PARTITA: L'AMICHEVOLE COL BENFICA

Il 3 maggio, giorno di Festa nazionale in Portogallo, in cui si celebra l'anniversario della scoperta del Brasile, il Torino va dunque a Lisbona per giocare contro il Benfica un'amichevole pro-calciatore per aiutare Ferreira, capitano delle Aquile.

"Non, come spesso si è scritto perché si ritirava, visto che ha giocato per altri 5-6 anni, ma perché era in difficoltà economiche e quella partita era un modo per uscire dalla crisi. Succedeva infatti spesso all'epoca che i calciatori, grazie all'aiuto e alla comprensione di alcuni amici e colleghi, riuscissero ad organizzare delle amichevoli che richiamassero una buona quantità di pubblico sugli spalti, nelle quali la società li garantiva l'intero incasso o metà incasso, come avvenne in questo caso".

Il volo con a bordo il Torino, tecnici, dirigenti e 3 giornalisti al seguito della squadra, il Direttore di Tuttosport Renato Casalbore, Luigi Cavallero de 'La Nuova Stampa' e Renato Tosatti, de 'La Gazzetta del Popolo', parte da Milano Malpensa il 1° maggio alla volta di Lisbona. A bordo si registrano alcune defezioni. Non c'è innanzi tutto il presidente Novo, convalescente dopo una brutta broncopolmonite. Non è presente Sauro Tomà, bloccato da un infortunio al ginocchio.

Non ci sono nemmeno il portiere di riserva Renato Gandolfi, che cede il suo posto al terzo portiere, Dino Ballarin, fratello di Aldo, su intercessione di quest'ultimo, Luigi Giuliano, capitano della Primavera granata che aveva già debuttato in Prima squadra facendo molto bene, e alcuni componenti della Primavera che avranno poi una discreta carriera. Fra questi Pietro Biglino e il terzino Pietro Bersia (che esordirà in Serie A dopo la Tragedia e diventerà successivamente capitano del Cagliari, ndr).

Fra i giornalisti al seguito mancano il telecronista Nicolò Carosio, bloccato in Italia dalla cresima del figlio, e Vittorio Pozzo, che aveva rotto con Novo dopo esserne stato a lungo un fidato collaboratore e per questo fu escluso dalla comitiva. Parte regolarmente invece Valentino Mazzola, pur febbricitante, che aveva saltato il confronto Scudetto con i nerazzurri.

L'iniziativa del Benfica ha grande successo. All'Estadio Nacionál della capitale lusitana, il pomeriggio del 3 maggio, per vedere il Grande Torino accorrono infatti 40 mila spettatori. L'amichevole termina 4-3 per i portoghesi. Arbitra l'inglese Pearce e Ossola, che ha appena saputo che sua moglie è incinta di un secondo figlio, apre le marcature segnando un gran goal. Che il clima sia amichevole lo si capisce quando il Benfica in 15 minuti si porta sul 3-1: doppietta di Melao e goal di Arsenio. Prima di andare a riposo c'è tempo anche per una rete di Bongiorni, subentrato a Gabetto.

Nella ripresa arriva addirittura il poker delle Aquile con Rogerio, a segno all'85', prima che un rigore di Menti fissi il risultato finale sul 4-3. Gli spettatori, che hanno pagato il biglietto per godersi lo spettacolo, non sono rimasti delusi, come del resto neanche Ferreira e gli stessi giocatori del Torino.

 

IL DISASTRO AEREO

Mazzola e compagni sono stanchi, per questo decidono di ripartire subito per Torino la mattina seguente. L'aereo con a bordo tutta comitiva, un trimotore FIAT G.212, con marche I-ELCE, delle Avio Linee Italiane, decolla dall'aeroporto di Lisbona alle 9:40 di mercoledì 4 maggio 1949. A comandarlo è il tenente colonnello Pierluigi Meroni, il cui nome tornerà alla ribalta 18 anni dopo con la morte del giovane talento granata quasi suo omonimo, e sarà letto anch'esso come un inquietante segno del destino.

Il velivolo atterra alle 13 all'aeroporto di Barcellona per fare rifornimento. Qui i calciatori del Torino incrociano quelli del Milan che stanno andando a Madrid per giocare a loro volta un'amichevole contro il Real Madrid. Fra questi c'è anche Carappellese, attaccante che vestirà in futuro anche la divisa granata, e racconta di aver visto i giocatori granata distrutti dalla stanchezza.

Il FIAT G.212 riparte alle 14.50, ma, anziché dirigersi a Milano Malpensa, come inizialmente programmato, fa rotta diretta per l'aeroporto di Torino-Aeritalia. Ma chi ha deciso il cambio di destinazione? Ancora oggi resta il mistero, ma si fanno diverse ipotesi.

La prima possibilità è che proprio perché particolarmente stanchi, i giocatori granata e in particolare Valentino Mazzola abbiano chiesto al comandante Meroni di arrivare direttamente a Torino. La seconda è che il cambio di rotta fosse dovuto a motivi di dogana: era probabile che la comitiva avesse fatto acquisti a Lisbona e in caso di arrivo diretto nel capoluogo piemontese avrebbe goduto di controlli più leggeri da parte dei finanzieri rispetto a Milano.

All'altezza di Savona l'aereo vira verso nord, e si prevede arrivi a destinazione nel giro di mezzora. Sta di fatto che a Torino il tempo è pessimo, con nuvole basse e fitte che ricoprono il cielo, pioggia battente, forte vento di libeccio con raffiche e visibilità orizzontale scarsissima (40 metri). Sicuramente non le condizioni ideali per viaggiare. La comunicazione arriva ai piloti del FIAT G.212 alle ore 16.55. 

Dopo alcuni minuti di silenzio, alle 16.59 arriva la risposta dall'aereo:

"Quota 2.000 metri. QDM su Pino, poi tagliamo su Superga".

A Pino Torinese, a sud est di Torino, c'è una stazione radio VDF (VHF direction finder), per fornire un QDM (rotta magnetica da assumere per dirigersi in avvicinamento a una radioassistenza) su richiesta. In un'epoca in cui la radionavigazione non disponeva di strumenti tecnologicamente avanzati, normalmente si sarebbe optato per quello che in gergo aeronautico è chiamato QCO, ossia la deviazione del volo verso uno scalo più sicuro, in questo caso Malpensa o Linate. Tuttavia l'ordine da Torino non arriverà mai.

 

Alle 17:02 l'equipaggio chiama così per l'ultima volta la torre di Torino, per avere conferma dell'angolo di approccio alla pista, che viene confermato. Il pilota, una volta giunto sulla perpendicolare di Pino Torinese, conta dunque di virare di 290 gradi di prua per allinearsi alla pista do Torino-Aeritalia, lasciandosi sulla destra il Colle di Superga con la relativa basilica. 

Ma l'aereo, anziché con la pista di atterraggio, si allinea fatalmente con la Collina di Superga: il forte vento di libeccio avrebbe spostato di qualche grado l'angolo di approccio di I-ELCE alla pista, inoltre l'altimetro (si scoprirà nelle indagini che seguiranno l'incidente) è impazzito, bloccandosi a quota 2000 metri, mentre in realtà il velivolo si trova a soli 600 metri dal suolo.

Il pilota è indotto in errore, si vede sbucare davanti la basilica all'improvviso e con una velocità di 180 chilometri orari non può più far nulla. Non risultano del resto tentativi in extremis di riattaccata o virata. Sono le 17.03 del 4 maggio 1949 e il trimotore FIAT G.212 con a bordo il Grande Torino si schianta contro il terrapieno della Basilica di Superga, avvolta in una fitta nebbia. Alle 17.05 Aeritalia Torre chiama I-ELCE, non ricevendo alcuna risposta.

Tutto è compiuto. L'aereo si disintegra, scoppia un incendio e i corpi bruciacchiati dei 31 occupanti vengono sbalzati fuori fra il prato e alcune stanze della stessa basilica. Non ci sono sopravvissuti. Qualcuno, dopo il boato generato dall'incidente, urla: "È caduto un aereo!". Quando le fiamme iniziano a dissolversi, il primo ad accorrere sul luogo della tragedia è il capellano di Superga Don Tancredi Ricca, che stava nella sua stanza al primo piano leggendo il suo libro di preghiere, e subito si trova di fronte uno spettacolo terribile e straziante. 

Sul posto arrivano i primi soccorritori. Fra questi anche Amilcare Rocco, muratore che abita a pochi metri dalla basilica, con altre persone. Qualcuno trova una foto per terra e vede che è quella del Torino del 1946. In quel momento si materializza il dramma che è appena accaduto: "Ma quello è il Torino!", esclama in dialetto. Don Ricca trova le maglie granata con lu Scudetto cucito. Non ci sono più dubbi.

La notizia si diffonde rapidamente e oltrepassa i confini nazionali, facendo rapidamente il giro del Mondo. Nello schianto avevano perso la vita Bacigalupo, Aldo e Dino Ballarin, Bongiorni, Castigliano, Fadini, Gabetto, Grava, Grezar, Loik, Maroso, Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Operto, Ossola, Rigamenti e Schubert, i 18 giocatori del Grande Torino che avevano preso parte alla trasferta a Lisbona. Con loro erano morti il D.g. Agnisetta, il consigliere Civalleri, il Direttore Tecnico Egri Erbstein, l'allenatore Lievesley e il massaggiatore Cortina, i tre giornalisti al seguito, ovvero Casalbore, Cavallero e Tosatti, l'organizzatore Bonaiuti e i 4 membri dell'equipaggio, fra cui il comandante Meroni.

Centinaia di persone provano a salire sul colle. Fra i primi c'è anche Vittorio Pozzo, ex Ct. della Nazionale, cui viene chiesto l'ingrato compito di riconoscere le salme sfigurate dei suoi ragazzi, che i carabinieri stavano via via estraendo. 

Accetta e dopo aver individuato le prime salme, fra cui quella di Romeo Menti, che portava sulla giacca una spilla con il simbolo della Fiorentina, sente qualcuno che gli tocca le spalle. "Your boys", "I tuoi ragazzi", gli dice un gigante avvolto in un impermeabile. È John Hansen, il centravanti danese della Juventus, anche lui accorso a Superga per accertarsi con i suoi occhi di quello che era accaduto al Torino. Pozzo ha un primo mancamento.

Termina comunque il suo compito, non senza fatica, e la sera davanti ai periti nelle due camere mortuarie del cimitero, deve ripetere il riconoscimento salma per salma. 

"Uno per uno, li riconobbi tutti. - annoterà nelle sue memorie - Mi occupai di tutto, fuorché dei portafogli, dopo di aver controllato il contenuto di qualcuno di essi: lasciai al commissario di polizia la ingrata e delicata bisogna. Pochi dei giocatori erano deformati nelle fattezze, parecchi avevano perduto le scarpe od addirittura ambo i piedi come tanti soldati in guerra. Il solo allenatore inglese, Lievesley era perfettamente intatto".

Quando deve pronunciare gli ultimi 2 nomi, l'ex C.t., che fino a quel momento aveva mantenuto una forza incredibile, stramazza però per terra. Sono Martelli e Maroso, 25 e 23 anni. Gli riconosce per eliminazione, dato che i loro corpi sono completamente straziati. 

 

LA COMMEMORAZIONE E IL RICORDO

"Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta", scrive Indro Montanelli nel suo pezzo commemorativo per il 'Corriere della Sera'.

Il 5 maggio 1949 tutta Italia si risveglia avvolta in un lutto e in un dolore insostenibile, facendo proprie le parole del noto giornalista. Un'intera squadra, quella che era stata forse la più forte di sempre, sconfitta soltanto dal fato, aveva perso la vita nella tragedia aerea di Superga dopo quella disgraziata amichevole giocata a Lisbona. Decisa all'ultimo, con un cambio di programma.

"Se si fosse giocata l'amichevole programmata a Cagliari il 4 maggio, - sottolinea lo storico dello sport, Fadda - sicuramente non sarebbero stati a Torino quel pomeriggio verso le 17. Sarebbero rientrati il giorno dopo, il 5, con una situazione climatica differente e non sarebbe accaduto loro nulla. Purtroppo le cose andarono come sappiamo...". 

Il 6 maggio a Palazzo Madama è allestita la camera ardente, con tutte le bare delle vittime allineate. Oltre mezzo milione di persone presenziano ai funerali, fra cui rappresentanze di tutte le squadre italiane e di molte squadre straniere, un giovane Andreotti a nome del Governo ed il Presidente della FIGC, Ottorino Barassi, che fece l'appello della squadra come se il Torino dovesse scendere in campo. Il giornalista Vittorio Veltroni effettua per la RAI la radiocronaca in diretta delle esequie.

La FIGC proclama altresì il Torino Campione d'Italia per la 5ª volta consecutiva, con le ultime 4 giornate che vengono disputate dalle formazioni Primavera delle varie squadre. I giovani granata vincono le 4 partite rimanenti, chiudendo il torneo a 60 punti, 5 di vantaggio sull'Inter. Ma è un successo amarissimo. Valentino e gli altri invincibili non c'erano più. Spazzati via troppo presto da un beffardo destino.

Il 26 maggio seguente al Comunale di Torino è organizzata un'amichevole internazionale il cui incasso è devoluto ai famigliari delle vittime di Superga. In campo da un lato ci sono il grande River Plate di Alfredo Di Stefano, dall'altro il Torino Simbolo, una squadra composta da undici fuoriclasse prestati da tutte le squadre italiane, che indossano la maglia granata. Per il Toro vanno in campo Sentimenti IV, Manente, Furiassi, Annovazzi, Giovannini, Achilli, Nyers, Boniperti, Nordhal, Hansen, Ferrari II, Lorenzi. 

È il primo passo per la ripartenza. Ancora sotto shock, la Federazione nel 1950 manderà la Nazionale in Brasile con un'estenuante viaggio in nave, e gli azzurri, fiaccati dal lungo viaggio e privi dei loro giocatori simbolo, vengono precocemente eliminati dai Mondiali.

Il ricordo del Grande Torino è stato tramandato fino ai giorni nostri ed è tuttora vivo. A Superga, nel luogo dello schianto, sorge una lapide commemorativa davanti alla quale una delegazione del club granata ogni anno va in visita per ricordare i suoi campioni. Lo Stadio Filadelfia, luogo simbolo in cui quella squadra giocava, è stato recentemente recuperato dalla società e modernizzato per ospitare gli allenamenti della Prima squadra e le Giovanili, mentre agli 'Invincibili' è stato intitolato lo Stadio Olimpico del capoluogo piemontese.

Paolo Camedda

https://www.goal.com/it/notizie/la-tragedia-di-superga-il-disastro-aereo-che-si-porto-via-il/zmvk2q3jowgs1ierd8oj1dumo

 

lunedì 3 maggio 2021

Speciale: Il menù del 3 maggio, buon pranzo! … …


“Ho fatto due CD, il primo era normale, il secondo era già "il meglio di...". “Dario Vergassola

 

 

Ratatouille di Verdure con Riso Pilaf

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

1 cipolla, 1 melanzana, 2 peperoni, 2 carote, 3 patate, 3 zucchine, basilico. Olio, sale, pepe.

 

Affettate sottilmente la cipolla e fatela soffriggere dolcemente nell’olio. Lavare e tagliare a listerelle e a rondelle tutte le verdure. Metterle in una terrina e aiutandovi con un cucchiaio di legno, salarle e peparle. Unirvi la cipolla soffritta con il suo sughetto. Ungere leggermente una teglia da forno e sistemarci dentro il composto. Chiudere la teglia con carta d’argento. Far cuocere in forno già caldo a 180° per 30 minuti. Accompagnare con riso Pilaf (segue ricetta) che può essere preparato in antcipo.

 

 

Per fare un buon riso Pilaf:

Usare una casseruola con coperchio, che possa essere trasferita in forno.

 

Dosi per 4 persone: gr 400 di riso (Ribe, Carnaroli, Padano, ecc.), 100 gr di burro, 1 lt di brodo di carne, 1 cipolla media, sale.

 

Preriscaldare il forno a 220°. Mettere la casseruola sul gas con 50 gr di burro e farvi rosolare la cipolla. Aggiungere il riso e tostarlo pochi minuti. Versarvi il litro di brodo caldissimo e mescolare. Portare ad ebollizione. Chiudere la casseruola col coperchio e infornarla nel forno preriscaldato per 16 minuti, senza più mescolare. Prima di servire, mescolare il riso con i rebbi di una forchetta, per sgranarlo bene, unire e mantecare il burro rimasto.

 

 

 

 

 

 

Involtini di Radicchio farciti

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

400 gr. di radicchio, 200 gr di pancetta affettata, olio, sale, pepe, aceto, 80 gr. di parmigiano grattugiato, carta di alluminio.

 

Mondate il radicchio, lavatelo e sgrondatelo con cura. Tagliatelo a spicchi nel senso della lunghezza. Tagliate la carta di alluminio in quadrati di cm 20 per 20. In ogni quadrato mettete una fettina di pancetta, due o tre spicchi di radicchio, un poco di sale e pepe, una spolverata di parmigiano, condite con olio e qualche goccia di aceto e coprite con un’altra fetta di pancetta. Chiudete con cura i fagottini e passate in forno caldo a calore moderato per 20 – 25 minuti.

 

 

 

 

Delizioso dessert di Pere ripiene con Frutta e Grano Saraceno

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

6 pere mature, 400 gr di albicocche se è stagione, oppure 250 gr di albicocche secche, 180 gr di grano saraceno, 1 spicchio d’aglio tritato finemente, il succo di 2 limoni, gr 100 di noci tritate, 1 cucchiaio di senape, 1 rametto di menta per guarnire, olio evo, sale, pepe nero.

 

Lavare, snocciolare le albicocche e tritarle grossolanamente (se sono albicocche secche, metterle a mollo per 15 minuti in acqua tiepida e poi tritarle grossolanamente), metterle in una terrina e mescolarle all’aglio, al succo di limone (conservarne 2 cucchiai). Fare cuocere il grano saraceno per 20 minuti, scolarlo e lasciarlo raffreddare completamente. Unirlo al composto preparato, unire anche le noci. Condire con 4 cucchiai d’olio evo, il succo di limone rimasto, il cucchiaio di senape, salare e pepare mescolando con delicatezza il tutto.

Lavare le pere e non pelarle. tagliarle a metà e rimuovere delicatamente il torsolo. Farcire ciascuna metà con il composto preparato. Guarnire con fogliolina di menta e servire.

 

 

Lo Sapevate Che: Primo esempi di spamming 42 anni fa: Cartacea o in formato elettronico la posta indesiderata reca noie a chiunque la riceva; se p, come nel secondo caso, diventa un aspetto serale, allora è una vera forma di tortura

 Spam, 42 anni di 'posta indesiderata'. Ecco come si sono evoluti i messaggi spazzatura

 

 

Infestano le nostre caselle email ogni giorno e il loro nome deriva da un cibo. Nel tempo sono diminuiti, ma cambiano forma e modo di arrivare rapidamente

 


Ne siamo sommersi ogni giorno. L'ultima offerta della nostra compagnia telefonica, notizie strampalate o un tentativo di truffa. Tutto contribuisce ad arricchire la cartella Spam della nostra casella di posta. Ma non solo. Anche il nostro Messenger, i nostri canali social e addirittura, il nostro WhatsApp. Quei messaggi indesiderati esistono da ben quarant'anni. All'origine un'email, la prima considerata 'spazzatura', inviata a un migliaio di persone sulla costa ovest degli Stati Uniti. Da allora il finimondo.

QUANDO TUTTO EBBE INIZIO
Era il primo maggio 1978 quando la Dec, Digital equipement corporation, una delle principali aziende informatiche dell'epoca, annuncia la presentazione di una nuova famiglia di computer, i DecSystem-20. Le prime macchine a fornire pieno supporto alla rete Arpanet, il network militare statunitense divenuto poi embrione del moderno internet.

Una notizia che avrebbe interessato gli utenti Arpanet, pochi ancora, sparsi nei centri militari statunitensi e in alcune università europee, secondo uno dei responsabili del marketing della Dec, Gary Thuerk. Così insieme a un ingegnere della compagnia viene elaborato un messaggio pubblicitario, da inviare il 3 maggio a qualche centinaio di utenti, tutti della costa ovest. Peccato che il programma di posta elettronica potesse inviare solo 320 messaggi contemporanei. Il risultato? Molti indirizzi andarono a finire nel campo CC (copia per conoscenza) e poi nel corpo del messaggio, finendo per non ricevere l'invito alla presentazione. Chi ricevette l'email, invece, si ritrovò a leggere infastidito un messaggio senza senso con, solo in coda, l'annuncio del nuovo computer. "Prenderemo provvedimenti affinché niente di simile debba ripetersi", dissero all'epoca gli ufficiali, ma di fatto non lo fecero mai.

Un primo esempio che rimase un 'unicum' per altri quindici anni. Solo nel 1993, nonostante gli invii di massa continuassero a esistere, il termine "spam" venne nuovamente usato nell'accezione attuale: qualsiasi mailing di massa indesiderata ed anonima. A compiere l'operazione, Richard Dephew, amministratore di Usenet - una rete mondiale di server interconnessi - che inviò a decine e decine di utenti messaggi uguali nell'ambito del newsgroup.

 

"UOVA E SPAM, SALSICCIA E SPAM", L'ORIGINE DEL NOME 
In un locale surreale pieno di vichinghi chini sui piatti entrano due strani avventori. La cameriera presenta agli ospiti un menù, intercalando in maniera ripetitiva e comica la parola "Spam". È lo sketch comico dello spettacolo Monty Python's Flying Circus trasmesso il 15 dicembre 1970 che ha dato origine al termine. "Uova e Spam, salsicce e Spam, Spam, uova e Spam, Spam Spam, pancetta e Spam", recita la donna.

Il riferimento è alla carne in scatola "Spam", marchio prodotto dall'americana Hormel Food Corp. a sua volta crasi di spiced ham, cioè prosciutto speziato. Un effetto satira dovuto, probabilmente, al fatto che quel prodotto durante la Seconda Guerra Mondiale fosse uno dei pochi cibi disponibili. Praticamente era onnipresente.

 

L'EVOLUZIONE NEL TEMPO
Per ogni nuovo tipo di spam che nasce, una società di sicurezza elabora il metodo per contrastarlo. Per questo gli spammer (coloro che creano nuovi spam e metodi innovativi per inviarli) devono innovarsi continuamente, e, spesso, reinvestono parte dei loro profitti nello sviluppo di nuovi strumenti per bypassare i filtri anti-spam. 

Inizialmente gli spammer inviavano email a loro nome, attraverso i propri server di posta elettronica. Un tipo di posta spazzatura facilmente bloccabile e quindi mano a mano abbandonata da chi fa spam per business. Gli spammer si sono poi ingegnati falsificando l'indirizzo del mittente e altre informazioni tecniche.

Poi è venuta l'epoca dell'open relay: server di posta che consentono a utenti arbitrari di inviare mail arbitrarie verso qualsiasi indirizzo di posta. Ancora oggi, nonostante i principali server di posta elettronica abbiano riconfigurato i loro software, esistono open relay in attività utilizzati nell'invio di mail di massa. Con l'avvento del nuovo millennio e dell'alta velocità gli spammer hanno iniziato a usare connessioni Adsl, all'inizio molto vulnerabili, per mandare spam direttamente dall'indirizzo IP della vittima. 

Attualmente la maggior parte degli utenti malintenzionati manda mailing di spam direttamente dal computer della vittima, su cui vengono installati programmi Trojan. Questi consentono agli spammer, o italianizzato 'spammatori' di accedere al pc preso di mira, all'insaputa del proprietario. 'Infettarsi' è molto semplice: tramite le reti di file sharing, le applicazioni vulnerabili di Windows o messaggi di posta di ultima generazione. 

Nel tempo poi anche il contenuto del messaggio si è mano a mano specializzato, diventando oggi vero e proprio testo targettizzato, costruitio ad hoc per l'utente che lo andrà a leggere. 

• QUALCHE NUMERO
A riempire le nostre caselle di posta spesso non sono semplici utenti 'cattivi' che vogliono lucrare sul prossimo, ma vere e proprie reti di computer controllate da hacker. Le centrali mondiali di spam negli anni sono state localizzate negli Stati Uniti, in Cina in Russia. Tra queste fino a qualche anno fa era presente la Grum, una vera e propria 'fabbrica' di spam che emetteva 18 miliardi di messaggi pirata al giorno. Con server di controllo a Panama e in Olanda la rete 
è stata smantellata nel 2012 mettendo in allarme le reti amiche. Ma il cybercrimine agisce in velocità e spesso versioni aggiornate delle botnet (reti controllate da hacker) tornano velocemente a infestare la Rete. 

Secondo il 
report "Spam e phishing" del 2017 realizzato dal quartier generale del Kaspersky lab, azienda di antivirus, lo spam prende oltre il 56% del traffico di posta elettronica. Quasi il 2% in meno rispetto all'anno precedente. La maggior parte della fonte di spam viene dagli Stati Uniti d'America e si diffonde tramite un malware, il Trojan-Downloader.JS.Sload. Il sistema anti-phishing in un anno è scattato quasi 250 milioni di volte e solo il 9% di utenti unici, invece, è stato attaccato da phishing, un tipo di truffa online che spinge l'utente a fornire dati personali. 

Il tema più comune delle email di spam è quello dei disastri naturali. Tanto che l'uragano Irma o il terremoto in Messico sono stati dei "veri e propri regali per i truffatori", secondo il report. Al secondo posto tra i topic più usati dagli spammatori, lo sport. Soprattutto email di scommesse o lotterie riguardo le maggiori competizioni di calcio e le Olimpiadi. 

Argomento nuovo del 2017 anche quello dei blockchain e dei bitcoin. "Interessato in Bitcoin? Ecco come guadagnarci", si legge in una delle tante mail truffa che arrivano nelle nostre caselle di posta. Veri e propri evergreen della truffa poi, le frodi finanziarie. Tramite azioni piramidali agli utenti viene promesso di guadagnare soldi in cambio di un investimento. I soldi effettivamente arrivano fino a che nella rete del truffatore non cadono altre vittime. Il sistema prima o poi si stoppa e i soldi investiti non tornano indietro. 

Il volume di mailing malevole è comunque diminuito rispetto agli anni precedenti, anche grazie a sistemi di protezione sempre più evoluti e specifici. Ma nella Rete, si sa, la prudenza non è mai troppa. (
di MARTINA MILONE)

https://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2018/05/03/news/40_anni_spam_anniversario_posta_elettronica_email-195334283/

Lo Sapeate Che: Massimo Ranieri: Negli oltre cinquant’anni di carriera artistica a 360°, tra la T, il cinema e il teatro, pubblico e critica lo ricordano soprattutto come lo scugnizzo della musica italiana


“Mi sento un ragazzino... L’elisir di giovinezza mi viene regalato dal pubblico. A fine di ogni spettacolo li aspetto in camerino, anche uno per uno: non potrò mai dar loro quello che hanno dato a me. Mi piacerebbe che mio padre, che non c’è più, potesse vedermi: lui non mi aveva mai perdonato di aver abbandonato la canzone per fare la ”persona seria”, diceva lui, ovvero per recitare.” Massimo Ranieri

 

 

Successi infiniti

Giovanni Calone, meglio noto come Massimo Ranieri, nasce a Napoli il 3 maggio del 1951. Cantante con decenni di proficua carriera alle spalle, attore di cinema, teatro e televisione, presentatore di successo, ha lavorato anche come doppiatore. È considerato uno dei personaggi dello spettacolo più apprezzati a livello nazionale.

Nasce e cresce in una famiglia operaia della Napoli povera, il futuro Massimo, allora solo Giovanni, o Gianni, com'è chiamato da tutti. È il quarto di otto figli e il suo quartiere è il popoloso Pallonetto di Santa Lucia, molto popolare a Napoli. Da bambino si dà da fare come strillone, forte di una voce già matura e dal timbro imponente. Non ancora adolescente fa il posteggiatore, cantando e suonando nei ristoranti alla moda, racimolando le mance di turisti e napoletani abbienti. Proprio in uno di questi momenti di lavoro, viene notato dall'autore di canzoni Giovanni Polito, affascinato dalla sua splendida voce.

Passano alcuni mesi e il piccolo "Gianni Rock", come viene presentato nel 1964 all'età di appena tredici anni, incide il suo primo disco e sbarca in America, al seguito di Sergio Bruni. Il piccolo cantante si fa valere a New York, meta principale del tour. Dopo appena due anni, nel 1966, debutta in televisione nel varietà "Scala Reale", presentando, appena quindicenne, la bella canzone "L'amore è una cosa meravigliosa".

Il 1967 è l'anno del Cantagiro, programma televisivo molto amato dal pubblico italiano dell'epoca, impegnato in quegli anni a seguire con trasporto le sorti del piccolo Gianni, che si impone nel girone B della kermesse, con l'ottimo brano "Pietà per chi si ama". Il futuro Massimo Ranieri arriva primo delle giovani promesse e l'anno dopo punta al Festival più importante d'Italia. Non ancora maggiorenne, nel 1968, Giovanni Calone arriva a Sanremo e porta in finale il suo "Da bambino". Sale suo palco dell'Ariston in coppia con "I Giganti" e anche questa performance contribuisce al suo successo, sempre più in ascesa.

L'anno dopo, canta "Rose rosse", con cui vince la sezione principale del Cantagiro, dove ormai è uno dei più amati protagonisti. Il brano rimane per ben tredici settimane in testa alle classifiche. Nello stesso anno arriva secondo a Canzonissima, con il brano "Se bruciasse la città", ma nell'edizione successiva, datata 1970, trionfa letteralmente con la canzone "Vent'anni".

Intanto viene pubblicato il suo primo disco, che finalmente porta il suo nome d'arte, anche nel titolo: "Massimo Ranieri".

Il cinema si accorge di lui e Mauro Bolognini lo sceglie come protagonista per "Metello", dall'opera omonima di Vasco Pratolini. È il 1970 quando Massimo Ranieri, cantante e ora attore, si aggiudica anche il David di Donatello come miglior attore, oltre al Premio Internazionale della Critica.

Da questo momento in poi l'artista napoletano si dedica alla settima arte e fa seguire diverse interpretazioni, le quali risultano l'una più apprezzata dell'altra: da "Bubù", datata 1971, a "La cugina", del 1974, fino al noir "Con la rabbia agli occhi" di A. M. Dawson, girato nel 1976 e sul set con Yul Brinner e Barbara Bouchet. Impossibile escludere il ben noto "La patata bollente", del 1979, film di rottura per l'epoca che vede Ranieri, fino a quel momento sempre nei panni di personaggi amati dalle donne, interpretare la parte di un giovane omosessuale che s'innamora di un operaio comunista. Con lui, ci sono anche Edwige Fenech e Renato Pozzetto.

Intanto, il decennio degli anni '70 è quello che gli apre anche le porte del teatro, altro suo grande amore. Dopo aver recitato fianco a fianco con la grande Anna Magnani, nel 1971, nel film Tv "La sciantosa", Massimo Ranieri calca le scene al servizio di registi importanti, come Giuseppe Patroni Griffi, in "Napoli: chi resta e chi parte" del 1975, Giorgio De Lullo (ne "Il malato immaginario" e "La dodicesima notte", entrambi del 1978), e il grande Giorgio Strehler. Con il famoso regista recita in "L'anima buona di Sezuan", nel 1980, e in "L'isola degli schiavi", molti anni dopo, nel 1994.

Ma in questo arco di tempo, anche il cantante Ranieri si fa valere, nei momenti in cui il cinema e il teatro mollano un po' la presa su di lui. Il disco "O surdato nammurato", del 1972, è un omaggio alla canzone napoletana, sempre amata dal cantante di Pallonetto, che tra l'altro viene registrato dal vivo al Teatro Sistina, davanti alle telecamere Rai e per la regia del grande Vittorio De Sica. Nello stesso anno vince "Canzonissima" con "L'erba di casa mia".

Anche gli altri seguenti lavori discografici, "Napulammore" e "Meditazione", rispettivamente del 1974 e del 1976, ricevono il giusto apprezzamento, soprattutto il primo, ripreso nuovamente in televisione e inciso dal vivo, dal Teatro Valla di Roma.

Nel 1983 un buon successo di pubblico accoglie il suo esordio da funambolo e giocoliere, nell'opera "Barnum", con Ottavia Piccolo. L'album che segue lo spettacolo si chiama anch'esso "Barnum".

Negli anni '80 si affida al regista Mario Scaparro, che lo vuole in "Varietà", del 1985, e, soprattutto, in "Pulcinella", datato 1988. Ma quest'ultimo anno è quello del suo ritorno in grande stile nella musica, con la vittoria del Festival di Sanremo con il brano, famosissimo e amato dal pubblico, "Perdere l'amore".

Nel 1989 è presentatore, con Anna Oxa, del varietà tv "Fantastico 10". Da questo momento in poi continua ad incidere brani, partecipando alle varie kermesse nazionali, ma va segnalato soprattutto il suo debutto nel mondo dell'animazione, datato 1996, come voce del celebre protagonista del film Disney "Il gobbo di Notre-Dame": qui, Ranieri dà la voce al famoso Gobbo della fantasia di Victor Hugo, Quasimodo.

Nel 1999, dopo aver preso parte ad "Ama il tuo nemico", di Damiano Damiani, si aggiudica anche il Premio Flaiano per il teatro. Nel 2001 esce "Oggi o dimane", nuova incursione nella tradizione musicale napoletana. I brani sono arrangiati dall'ottimo Mauro Pagani. A questo lavoro, segue "Nun è acqua", del 2003.

Il 2006 è l'anno dei suoi quarant'anni di carriera, festeggiato con un doppio album dal titolo "Canto perché non so nuotare...da 40 anni". Il lavoro raccoglie i suoi migliori successi e alcuni dei più bei brani d'autore degli ultimi vent'anni.

Nel 2008 si fa valere come regista teatrale, dirigendo il remake teatrale del film "Poveri ma belli". La produzione è firmata dal Teatro Sistina e Titanus e Massimo Ranieri ha alle sue dipendenze attori come Bianca Guaccero, Michele Carfora, Antonello Angiolillo, Emy Bergamo e molti altri.

Nel novembre del 2009, gli viene consegnato il Premio De Sica per il Teatro. L'anno dopo, esattamente nell'agosto del 2010, riceve anche il "Riccio d'Argento", a Lamezia Terme, per il miglior live d'autore dell'anno, grazie a "Canto perché non so nuotare".

Tra il 2010 e il 2011, realizza per la Rai quattro commedie firmate dal grande Eduardo De Filippo. Con lui, nelle opere "Filumena Marturano", "Napoli milionaria!", "Questi fantasmi" e "Domenica e lunedì", ci sono le attrici Mariangela Melato, Barbara De Rossi, Bianca Guaccero ed Elena Sofia Ricci.

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Lo Sapevate Che:Dario Vergassola: Nativo di La Spezia, l’ironia incalzante e pungente, spesso frutto di improvvisazione, ne fanno uno dei comici televisivi italiani più acclamati. Artista eclettico, cantautore, umorista, scrittore e attore italiano

 

“Ho fatto due CD, il primo era normale, il secondo era già "il meglio di...". “Dario Vergassola

 

 

Chi gliela darebbe?

Comico dalla vena improvvisativa ed imprevedibile, Dario Vergassola nasce il 3 maggio del 1957 a La Spezia. Dopo aver fatto vari lavori fra cui l'operaio, approda nel mondo dello spettacolo partecipando a "Professione Comico", la manifestazione diretta da Giorgio Gaber, nella quale ottiene sia il premio del pubblico che quello della critica.

Nel '90 prende parte a "Star 90" (Rete4) classificandosi per la finalissima della trasmissione, nel '91 registra numerosi "TG delle vacanze " (Canale 5).

Nel marzo del '92 vince il Festival di "San Scemo" e l'anno dopo, sull'onda dell'apprezzamento che le sue canzoni demenziali ottengono, pubblica il suo primo album "Manovale gentiluomo" pubblicato nientemeno che dalla Polygram. Dal disco viene estrapolato il divertente brano remix dal titolo "Non me la danno mai (lamento dell'armonizzatore)". Sempre nel '93, grazie alla collaborazione con il suo conterraneo Stefano Nosei, un altro menestrello dalla surreale vena comica, nasce lo spettacolo a due "Bimbi belli", portato in varie piazze d'Italia sempre con notevole apprezzamento di pubblico.

Instancabile, nel '94 è la volta di un altro spettacolo teatrale "La vita è un lampo" (per la regia di Massimo Martelli), che vede impegnato il comico spezino in una nuova massacrante tourné, fatta di oltre duecento repliche. In questa occasione si presenta da solo ma la voglia di tornare a fare spettacoli in coppia è forte. Dopo il sodalizio con Nosei, lo si è visto dunque sul palco con vari personaggi di spicco fra cui è da segnalare David Riondino in "Recital per due", e in seguito lo stralunato Diego Parassole e il mostro sacro Enzo Jannacci.

Nel' 95 è invitato come ospite a Sanremo al "Premio Tenco", un appuntamento sul palco dell'Ariston che si rinnova ogni anno in occasione del Premio. Nel '96 è coautore (assieme ad Arnaldo Bagnasco) ed interprete della trasmissione televisiva "Tenera è la notte" (RAI 2), in onda anche nel 1997. Sempre del 1996 è il suo nuovo spettacolo "Comici" e la partecipazione al film per la TV "Dio vede e provvede" di Enrico Oldoini.

La sua popolarità va aumentando sempre di più, piace il suo stile scanzonato, condito da allusioni sessuali, e il più delle volte dolcemente irriverente. Piatto forte della sua comicità, insomma, sono i doppi sensi e il gusto "perverso" di mettere le persone in imbarazzo con domande scottanti. Tutti ingredienti che si sposano a meraviglia con lo storico talk-show di Maurizio Costanzo, che infatti non se lo fa scappare. Nel '97 è ospite sempre più ricorrente sul palco del Parioli (dove, tutte le sere va in onda appunto il Maurizio Costanzo Show), un sodalizio che dura tutt'oggi, mentre, in parallelo, partecipa, in veste di coautore, alla trasmissione "Facciamo Cabaret" e come ospite a "Mai dire goal" (Italia 1).

All'interno del suo carnet artistico, però, non manca di collezionare esperienze cinematografiche, partecipando in veste di protagonista ad un cortometraggio dal titolo "L'anima di Enrico" di Stefano Saveriano, al film per la TV "Nuda proprietà" di Enrico Oldoini, al film "Affetti smarriti" di Luca Manfredi.

Nella stagione 1997/1998 è stato ospite ricorrente a "Quelli che il calcio" (Rai Tre), partecipando inoltre alla seconda serie del film per la TV "Dio vede e provvede" di Enrico Olodoini ed alla trasmissione radiofonica Radiorisate, in onda su Radio 2.

A novembre del 1999 ha pubblicato con la Epic Sony Music il suo nuovo album "Lunga vita ai pelandroni", tratto dal suo spettacolo di cabaret che ha girato tra il 1999 e 2000, anno in cui fra l'altro ha pubblicato per i tipi Piemme "Lunga vita ai pelandroni", finito puntualmente nelle alte vette delle classifiche di vendita, anche grazie al fenomeno del boom di vendite che i libri dei comici televisivi hanno riscontrato da qualche anno a questa parte.

Tutti incentivi che hanno spinto Vergassola a diventare un appuntamento fisso nell'editoria italiana, se è vero che, immancabile, nella primavera 2002 ha pubblicato in collaborazione con Marco Melloni, presso Mondadori, un altro successo, "Me la darebbe?" raccolta delle celebri e scabrose interviste realizzate a Zelig.

Tra le altre sue esperienze dopo il 2000 sono da segnalare il commento per Rai Tre di tutte le tappe del Giro d'Italia e l'arruolamento fra i protagonisti della nuova serie TV "Carabinieri". Dal 7 febbraio 2003, inoltre, conduce su Raidue con Federica Panicucci "Bulldozer" un programma dedicato ai nuovi comici e pensato sulla falsariga del grande successo che ha investito l'analoga trasmissione di Italia 1, Zelig (di cui Vergassola, fra le altre cose, è stato uno dei primi protagonisti).

Dopo una stagione (2004) trascorsa prevalentemente lavorando per la TV satellitare Sky, dal 2005 è al fianco di Serena Dandini nella conduzione della trasmissione di Rai 3 "Parla con me". Il ruolo di Vergassola è ancora una volta soprattutto quello di intervistatore: interviene al termine dell'intervista ufficiale condotta dalla Dandini e scherzosamente tocca tutti gli argomenti che l'intervistato di turno avrebbe volentieri evitato. La fanno da padrone i soliti doppi sensi e i riferimenti alla sfera sessuale tipici della sua comicità.

Oltre a condurre o intervenire in diversi programmi radiofonici, non trascura il cinema, partecipando in veste di protagonista a "L'anima di Enrico" di Stefano Saveriano, "Nuda proprietà" di Enrico Oldoini, "Affetti smarriti" di Luca Manfredi, "Il mattino ha l'oro in bocca" (2008) di Francesco Patierno.

https://biografieonline.it/biografia-dario-vergassola

domenica 2 maggio 2021

Speciale: Il menù del 2 maggio, buon pranzo! … …

  

“Ogni nostra cognizione, principia dai sentimenti.” Leonardo da Vinci

 

 

 

Tortilla di Piselli e Menta, ricetta Spagnola

Per 20 porzioni

 

Ingredienti:

 

250 gr di patate pelate e tagliate a cubetti di 1 cm, 2 cucchiai di olio, 1 piccola cipolla e 1 spicchio d’aglio finemente tritati, 400 gr di piselli (freschi o surgelati), 6 uova, 3 cucchiai di foglie di menta tritate, sale, pepe.

 

Bollire le patate in acqua leggermente salata per circa 15 minuti, scolarle e tenerle da parte. In una pirofila di media grandezza, mettendoci sotto uno spargifiamma, fare scaldare l’olio, unire la cipolla e cuocere per 5 minuti sempre mescolando, aggiungere l’aglio, le patate e continuare la cottura per 2 minuti, unire quindi i piselli e le uova sbattute. Aggiustare di sale e pepe, aggiungere la menta tritata. Abbassare la fiamma e cuocere per 10 minuti, fino a che il fondo della tortilla sia dorato. Mettere la tortilla in forno sotto il grill del forno a temperatura di 200° e fare gratinare qualche minuto. Togliere la tortilla dal forno e lasciarla raffreddare prima di servire.

 

  

 

Pasticcio di Tonno

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

500 gr di tonno, gr. 200 di patate, 3 cucchiai di panna montata, gr. 35 di capperi dissalati, 3 acciughe dissalate e diliscate, 2 cucchiai di aceto, 4 carote, un cucchiaio di senape, 2 cucchiai di olio, sale pepe. Per decorare 3 cetriolini sott’aceto, 2 vasetti di maionese, prezzemolo.

 

Pulite patate e carote e lessatele in abbondante acqua salata. Scolatele e passatele al passaverdura. Sgocciolate e spezzettate il tonno, le acciughe, i capperi. Aggiungete l’aceto, l’olio, la senape, sale e pepe. Frullate per qualche minuto, unite le patate , la panna e mescolate bene. Versate in un piatto di servizio, dandogli la forma preferita e farlo raffreddare in frigo per due o tre ore. Prima di servirlo, decorarlo con maionese, cetrioli, carote e prezzemolo.

 

  

 

Crema Viennese e frutta di stagione

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

½ lt di latte, 200 gr di zucchero, 5 uova intere, 1 stecca di vaniglia, un bicchierino di liquore.

In uno stampo da budini, fare un caramello con 100 gr di zucchero e 3 cucchiai d’acqua, facendo in modo da farlo aderire alle pareti e al fondo dello stampo. Nel mentre portare a ebollizione in una casseruola il latte con la stecca di vaniglia, versarlo nello stampo del caramello, eliminando la vaniglia, e mescolare bene. In una ciotola lavorare le uova, senza montarle, con lo zucchero rimasto, unire il tutto al latte e aggiungere il liquore, mescolando con cura. Mettere lo stampo a cuocere a bagno maria in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Far raffreddare la crema e mettere lo stampo in frigorifero sino al momento di servire. Capovolgerla sul piatto di portata, decorare, a piacere, con frutta di stagione.