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sabato 3 aprile 2021

Speciale: Il menù del Sabato Santo e buon pranzo! …☺♥ …

 

 

“L'unica ragione per cui rimango ad Hollywood è che non ho il coraggio morale di rifiutare i soldi.” Marlon Brando

 

 

Uova Fumé al Salmone

Per 4 persone.

 

Ingredienti:

 

4 uova, 2 cucchiai di maionese, gr.100 di salmone affumicato, 1 cucchiaio di panna, brandy. Per decorare fiori primaverili (margherite, violette, primule o foglie di rose).

 

Lessate le uova per circa 8 minuti dall’inizio del bollore. Mettere poi il recipiente sotto l’acqua fredda. Sgusciare le uova e dividerle a metà.

Svuotarle del rosso che amalgamerete a 50 gr salmone tritato, alla panna e a un cucchiaio di brandy. Farcire le mezze uova con questo composto e ricomporre le uova, cercando di camuffate il taglio con della maionese, mescolata con un po’ di composto al salmone.

Decorate col salmone residuo arrotolato tagliato sottilissimo. Decorare con fiori primaverili.

 

 

 

 

Casatiello napoletano

Per 6 persone

 

Ingredienti:

gr 100 di farina, gr 150 di strutto, 25 gr di lievito; sale q.b., pepe, un cucchiaio d formaggio pecorino, salumi assortiti (salame, salsiccia secca, pancetta), 2 cucchiai di parmigiano

 

In una terrina impastare la farina con 30 gr di strutto, il lievito sciolto in 100 gr di acqua tiepida, una presa dì sale e altra acqua q.b., facendo attenzione che l’impasto non risulti morbido. Lavorare con forza per 10 minuti e lasciare levitare in luogo tiepido coprendo la terrina con un canovaccio da cucina.

Dopo un’ora e mezza mettere l’impasto su una spianatoia e con le mani spalmatelo con cura con una noce di strutto, cospargendo la pasta con un pizzico di pepe e parmigiano. Ripiegare in due la pasta, ungere la parte superiore con altro strutto. Unire il parmigiano e il pecorino mescolati con il pepe, quindi i salumi tutti. Piegare, spanare e ungere di nuovo. Ungere una pirofila rotonda e disporre l’impasto accavallandone le due estremità e facendole bene aderire fra di loro formando una ciambella. Lasciare lievitare ancora 3 ore. Quindi inserire in 4 punti 4 uova, coprendole con un po' d‘impasto, in modo che si formi un segno di croce sulle uova. Infornarla forno tiepido e cuocere a calore medio per circa un’ora.

 

 

 

Crepes al Salmone e Asparagi

Per 8 persone

 

Ingredienti:

 

Per 24 crêpes: 130 gr di farina, 3 uova, 3 dl di latte, burro, sale, pepe. Per il ragù: 600 gr di asparagi, 4 dl di panna fresca, 100 gr di burro, 150 gr di salmone affumicato, una carota, un gambo di sedano, un porro, brodo, maggiorana, sale, pepe

 

Sgusciate le uova in una terrina, unite farina, sale pepe. Amalgamare bene con una frusta per eliminare i grumi. Sempre mescolando versare il latte, poco alla volta, poi lasciare riposare la pastella in frigo per mezz’ora. Preparate gli asparagi: tagliate il fondo duro, lavateli e tagliateli a tocchetti. Pulite le altre verdure e tritatele finemente.  Fatele appassire per qualche minuto con il burro, gli asparagi e un mestolino di brodo. Unite la panna, salate e pepate. Aggiungete la maggiorana e cuocete per 20 minuti. Imburrate leggermente un tegamino antiaderente di circa 10-12 cm di diametro, scaldatelo bene e versatevi la pastella necessaria per velare il fondo. Cuocete la crepe finchè i bordi non cominceranno a staccarsi dal tegame, voltatela con una paletta e cuocetela ancora qualche istante. Sovrapporle man mano su un piatto, avvolgendole in un foglio di carta di alluminio, perché restino calde. Preparate così anche le rimanenti crêpes. Aggiungete al ragù di asparagi il salmone affumicato, tagliato a listerelle, mescolate e scaldate bene. Scaldare un piatto di portata, appoggiare ciascuna crêpes sul piatto, copritela con due cucchiai di ragù e richiuderla delicatamente. Ripetere fino ad esaurimento degli ingredienti. Decorate con foglioline di maggiorana e servite subito.

 

 

 

Colomba Pasquale al Cioccolato

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

 

50  grdi uvetta sultanina, 1 bicchierino di Rum, gr 50 di buccia di arancia candita, 3 tuorli, 100 gr di zucchero, 5 albumi, g 50 di mandorle tritate, gr 150 di farina, gr 75 di cacao amaro, zucchero a velo, margarina o burro.

 

Lavate l’uva e poi mettetela a macerare nel Rum. Tritate finemente le bucce di arancia candite. Lavorate i tuorli con lo zucchero e montate a neve gli albumi che incorporerete ai tuorli. Aggiungete mescolando dal basso verso l’alto, la farina, le mandorle, il cacao, l’uvetta e il trito di arancia. Foderate una tortiera a forma di colomba o usate la placca del forno, coperta da carta da forno, modellando la colomba con le mani, unta di burro e farina e disponete l’impasto livellandolo. Mettete in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti. Sformate eliminate la carta eventuale e decorate con zucchero a velo e comunque a vostro piacimento.

 

Lo Sapevate Che: Graham Greene: Viaggi, spie e peccatori tormentati dai rimorsi e in cerca di riscatto, calati in una società segnata da un’ipocrita morale e dalla corruzione dilagante. Sono i temi centrali dell’opera dello scrittore

“Il ruolo dello scrittore è quello di suscitare nel lettore la simpatia verso quei personaggi che ufficialmente non hanno diritto alla simpatia.” Graham Greene

 

Dalla cellulosa alla celluloide

Henry Graham Greene nasce il giorno 2 ottobre 1904 a Berkhampsted, nei pressi di Londra.

Frequenta la scuola pubblica dove il padre Charles Henry Greene è direttore. Poi prosegue gli studi superiori a Oxford, al Balliol College; qui frequenta circoli letterari e politici diventando membro del Partito Comunista, che però abbandonerà dopo poche settimane.

Nel 1926 in seguito a una crisi personale di coscienza religiosa Graham Greene abbandona il protestantesimo e si converte alla religione cattolica; questo passaggio avrà chiaramente influenza su tutta la sua produzione letteraria successiva.

Sempre nel 1926 consegue la laurea; l'anno seguente sposa Vivien Daryell-Browning.

Graham Greene sceglie la carriera di giornalista e collabora inizialmente con il "Notthingham Journal". Pubblica il suo primo romanzo "The man within" (L'uomo dentro di me), poi prosegue la carriera giornalistica con il "Times"; arriverà ad occupare il posto di vicedirettore fino al 1930.

Nei cinque anni che seguono, Greene si dedica a tempo pieno alla narrativa arrivando a pubblicare un libro all'anno. Nel 1935 torna nel mondo del giornalismo come critico cinematografico, per lo "Spectator", testata per la quale scriverà per quattro anni.

Scoppia la Seconda guerra mondiale e Greene lavora in Africa per il "Secret Intelligence Service". Nel continente nero scrive alcuni libri di viaggio ma soprattutto scrive l'opera che viene considerata il suo capolavoro: "Il nocciolo della questione".

Graham Greene è probabilmente uno degli autori del XX secolo a cui più spesso l'industria cinematografica si è rivolta; sono circa cinquanta i film tratti da suoi romanzi, racconti o commedie, e dei quali lo stesso Greene ha spesso curato personalmente la sceneggiatura.

Tra i film di successo tratti dai suoi romanzi si ricordano "Il terzo uomo" (1949, con Orson Welles), "Il nostro agente all'Avana" (1959, con Alec Guinness), "I commedianti" (1967, con Richard Burton, Elizabeth Taylor, Alec Guinness e Peter Ustinov), "Il console onorario" (1983, con Richard Gere e Michael Caine).

La sceneggiatura di "Idolo infranto" è presente nelle nomination all'Oscar nel 1950.

Nel 1954 è corrispondente di guerra in Indocina per il "New Republic"; in seguito e fino alla sua morte, alterna la propria attività scrivendo un po' per sé e un po' per i giornali, in qualità di saggista, autore teatrale e sceneggiatore cinematografico.

Graham Greene muore in Svizzera, nella sua casa di Corseaux sur Vevey, sul Lago di Ginevra, il giorno 3 aprile 1991.

https://biografieonline.it/biografia-graham-greene


Lo Sapevate Che: Alcide De Gasperi: La più alta figura di statista che l’Itala abbia conosciuto, ricordato come primo Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica e padre fondatore dell’Unione Europea


“Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione. Alcide De Gasperi

 

Umile e fiero progettista politico

Nato il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino (Trento), Alcide De Gasperi è stato un protagonista della ricostruzione politica ed economica dell'Italia dopo la seconda guerra mondiale e leader dei governi di centro formatisi a partire dal 1947.

Dato che alla sua nascita il territorio trentino apparteneva ancora all'Impero austro-ungarico (anche se di lingua italiana), è proprio nella vita politica austriaca che il giovane De Gasperi inizia a muovere i primi passi di quella che fu una lunga e fortunata carriera politica.

Nel 1905 entra a far parte della redazione del giornale "Il Nuovo Trentino" e, divenutone il direttore, appoggia il movimento che auspicava la riannessione del Sud Tirolo all'Italia.

Dopo il passaggio del Trentino e dell'Alto Adige all'Italia continua l'attività politica nel Partito Italiano Popolare di don Luigi Sturzo. Diventa in breve tempo il presidente del partito e si pone nella condizione di poter succedere a Sturzo qualora questi voglia, oppure, come poi in realtà avverrà, sia costretto ad abbandonare la vita politica italiana.

Intanto in Italia come del resto in altre parti d'Europa si fa sentire il vento della rivoluzione russa, che nel nostro paese determina la scissione socialista del 1921, la nascita del PCI, e l'inizio di un periodo pre-rivoluzionario, il "biennio rosso", che nel 1919 e nel 1920 vede la classe operaia protagonista di cruente lotte sociali e che contribuirà non poco a spaventare la borghesia, spingendola tra le braccia di Mussolini.

Deciso avversario del fascismo De Gasperi viene imprigionato nel 1926 per la sua attività politica. Fu uno dei pochi leader popolari a non accettare accordi col regime benché fosse stato, nel 1922, favorevole alla partecipazione dei popolari al primo gabinetto Mussolini.

Dopo l'omicidio Matteotti, l'opposizione al regime ed al suo Duce è ferma e risoluta anche se coincide con il ritiro dalla vita politica attiva a seguito dello scioglimento del P.I.P. ed al ritiro nelle biblioteche vaticane per sfuggire alle persecuzioni del fascismo.

Durante la seconda guerra mondiale De Gasperi contribuisce alla fondazione del partito della Democrazia Cristiana, che eredita le idee e l'esperienza del Partito Popolare di don Sturzo.

De Gasperi non è tanto un uomo d'azione, quanto un "progettista" politico (suo il documento programmatico della DC scritto nel 1943), che alla fine della guerra mostra di avere le idee chiare sulla parte da cui stare, l'occidente anticomunista.

Dopo il crollo della dittatura del Duce viene nominato ministro senza portafoglio del nuovo governo. Ricopre la carica di ministro degli Esteri dal dicembre 1944 al dicembre 1945, quando forma un nuovo gabinetto.

In qualità di presidente del consiglio, carica che manterrà fino al luglio del 1953, De Gasperi favorisce e guida una serie di coalizioni di governo, composte dal suo partito e da altre forze moderate del centro. Contribuisce all'uscita dell'Italia dall'isolamento internazionale, favorendo l'adesione al Patto Atlantico (NATO) e partecipando alle prime consultazioni che avrebbero condotto all'unificazione economica dell'Europa.

Opera principale della politica degasperiana fu proprio la politica estera e la creazione dell'embrione della futura Unione Europea. Un'idea europeista che nasceva nell'ottica di una grande opportunità per l'Italia per superare le proprie difficoltà.

Lo statista trentino muore a Sella di Valsugana il 19 agosto 1954, appena un anno dopo l'abbandono della guida del governo.

https://biografieonline.it/biografia-alcide-de-gasperi

 

Lo Sapevate Che: Marlon Brando: Tra i divi Hollywood è il bello e tenebroso per antonomasia, ma soprattutto uno degli attori più talentuosi di sempre e un modello di recitazione per tantissimi dopo di lui

 

“L'unica ragione per cui rimango ad Hollywood è che non ho il coraggio morale di rifiutare i soldi.” Marlon Brando

 

È sempre lui

Massimo rappresentante del nuovo metodo di recitazione dell'Actor's Studio che si andava affermando nel cinema americano nella metà degli anni '50 (il famoso "Metodo Stanislavsky"), Marlon Brando si è imposto dapprima come attore di notevole spessore e poi come vera a propria icona grazie alla sua capacità di vivere i personaggi che interpretava ampliandone le interne pulsioni psicologiche, spesso appena suggerite dalle sceneggiature.

Nato ad Omaha, Nebraska, il 3 aprile 1924, figlio di un commesso viaggiatore e di una attrice di seconda linea, prima di fare l'attore tenta inizialmente la carriera militare ma, indisciplinato e insofferente alle regole gerarchiche che vigono in caserma, viene espulso dall'Accademia Militare del Minnesota. Si trasferisce a New York e frequenta un corso di arte drammatica debuttando nel 1944 a Broadway. Tre anni più tardi trionfa in teatro con il personaggio di Stanley Kowalski, il protagonista dello struggente dramma di Tennessee Williams "Un tram che si chiama desiderio". Nel 1950, sotto la guida di Elia Kazan, frequenta il già citato celeberrimo Actor's Studio, che gli apre finalmente le porte per il cinema.

Dopo il lungo e faticoso tirocinio all'Actor's Marlon Brando esordisce sul grande schermo nel 1950 con il film "Uomini" di Fred Zinneman, nel quale interpreta un paraplegico reduce di guerra. Per questo ruolo si chiude per un mese a studiare il comportamento dei disabili in un ospedale specializzato. Il suo volto, il suo magnetismo, rimangono molto impressi negli spettatori che vedono il film; Brando tiene inchiodati gli spettatori con la sua forza, le sue intense espressioni, nonché per una permeante sensazione di virilità che riesce a far percepire quasi fisicamente.

Il vero successo gli arriva però l'anno dopo, con le stesso testo che lo lanciò in teatro: la versione cinematografica di "Un tram che si chiama Desiderio" (regia di Elia Kazan, con Vivien Leigh) lo proietta direttamente nell'immaginario femminile di un'intera generazione. Sullo schermo Marlon Brando è di un fascino immenso e il suo personaggio coniuga caratteristiche contraddittorie che, a quanto sembra, colpirono in modo particolare le signore del tempo: non solo è bello in modo disarmante, ma è anche allo stesso tempo duro e profondamente sensibile, ribelle e anticonformista. Insomma, un ruolo che non poteva passare inosservato in una società così legata alle regole e alle convenzioni come l'America di allora.

Purtroppo, negli anni a venire di questo grande fascino resterà solo l'ombra. Brando, inspiegabilmente, perde del tutto la magnifica forma fisica di un tempo e, forse per i grandi problemi legati alla sua famiglia (il primo figlio ha assassinato l'amante della sorellastra Cheyenne ed ha subito la condanna al massimo della pena, dieci anni, nonostante il padre abbia testimoniato in suo favore. In seguito Cheyenne si è suicidata impiccandosi), si è completamente lasciato andare. Arriverà a pesare qualcosa come 160 Kg e i giornali scandalistici faranno a gara nel pubblicare foto recenti, mettendolo spietatamente a confronto con le immagini dei tempi d'oro.

D'altronde, a parte l'allucinante episodio del figlio, anche il resto della vita privata di Brando non è stato esattamente come affrontare una vacanza. Non solo è stato sposato tre volte (con Anna Kashfi, con Movita e con Tarita), ma ha avuto altre relazioni importanti conclusasi, nel migliore dei casi, con un doloroso addio. Fra le sue molte donne Pina Pellicier si è suicidata nel 1961, mentre Rita Moreno ha tentato due volte senza successo. Brando ha inoltre al suo attivo altri otto riconoscimenti di paternità.

Non meno travagliati sono i suoi rapporti con la statuetta più ambita da tutti gli attori: dopo quattro nominations consecutive (a partire dagli anni '50), finalmente con "Fronte del porto" (1954), diretto da Elia Kazan vince l'Oscar come miglior attore protagonista, con il ruolo di Terry Malloy. Conquista anche il premio come miglior attore al Festival di Cannes.

Sempre nel 1954 interpreta un giovane ribelle ne "Il Selvaggio" di Laszlo Benedek e diventa il simbolo di una generazione sbandata e disillusa. Per prepararsi all'interpretazione frequenta bande giovanili come quelle descritte nel film arrivando a finire in prigione per una notte.

Gli anni '60 rappresentano un decennio di declino per l'attore, capace solo di inanellare una serie di opere mediocri (con l'eccezione della sua unica regia del 1961, "I due volti della vendetta"), e di creare una serie infinita di problemi sui set che frequenta e alle produzioni che lo ingaggiano (nel 1969 esaspera il solitamente pacato Gillo Pontecorvo durante le riprese del film "Queimada", tanto che il regista ripudierà la pellicola).

Negli anni '70 Marlon Brando resuscita letteralmente: è il 1972 quando azzecca un ruolo che rimarrà nella storia dell'interpretazione, quello di Don Vito Corleone nel film "Il Padrino" di Francis Ford Coppola. Durante il provino Brando improvvisa l'ormai celeberrimo trucco per "diventare" Don Vito: capelli tenuti indietro con la brillantina, sfumature di lucido da scarpe su guance e fronte, guance imbottite di Kleenex. Per la parte riceve ancora una volta l'Oscar ma, con una mossa a sorpresa, si rifiuta di ritirarlo e, per protestare contro il modo in cui il governo USA tratta gli indiani, manda al suo posto una giovane Apache.

Nello stesso anno recita nel film scandalo "Ultimo tango a Parigi" di Bernardo Bertolucci, pellicola che, fra le sue disavventure, si vede anche bruciata sulla pubblica piazza. Anche in questa occasione il "marchio" Brando si fa sentire e lo stile, gli atteggiamenti strafottenti che dona al suo personaggio, diventeranno emblematici ed inimitabili.

Nel 1979 è la volta di un altro grande, magnetico ruolo, quello del colonnello Kurz in "Apocalypse Now" di Francis Ford Coppola. La sua apparizione nelle fasi finali del film è agghiacciante, sorprendente, l'attore appare del tutto irriconoscibile. I critici gridano al miracolo, qualcuno lo osanna come il miglior attore di sempre. Finito di girare il capolavoro di Coppola l'attore si ritira dalle scene per circa un decennio: in seguito apparirà solo in ruoli cameo. Tra i suoi ultimi film di rilievo ricordiamo "Don Juan De Marco maestro d'amore" (1994, con Johnny Depp), e "The Score" (2001, con Robert De Niro e Edward Norton).

Per capire la grandezza di Brando è significativa una battuta di Al Pacino, poi divenuta celebre, che ha recitato con lui ne "Il padrino": "È come recitare con Dio".

L'indimenticabile attore si è spento a Los Angeles all'età di 80 anni il 2 luglio 2004.

https://biografieonline.it/biografia-marlon-brando

 

venerdì 2 aprile 2021

Speciale: Il menù di venerdì santo, 2 aprile e buon pranzo! …☺♥ …

 

La sofferenza è insita nella natura umana; ma non soffriamo mai, o almeno molto di rado, senza nutrire la speranza della guarigione; e la speranza è un piacere.” Giacomo Casanova

 

Venerdì santo: è il giorno della morte di Gesù Cristo. Come nel mercoledì delle Ceneri i fedeli dai 14 anni di età sono invitati all'astinenza dalla carne (sono ammessi uova e latticini). Il digiuno si compie in segno di penitenza per i peccati che Gesù è venuto a espiare nella Passione. Il venerdì santo le campane non suonano. Esse suonano per l'ultima volta la sera del giovedì santo, per poi tornare a suonare a festa durante il sabato.

 

 

Cavatelli con Cime di Rapa alla Siciliana

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

2 chili di cime di rapa, 400 gr. di tagliatelle, 1 bicchiere di olio, 200 gr. di pane, sale.

 

 

Pulire le cime di rapa, eliminare le foglie dure, sfilettare i fusti e spezzettarli con mani Portare a bollore abbondante acqua salata, unire pasta e cime di rapa.

Tagliare a cubetti il pane e fatelo soffriggere.

Scolate pasta e rape e condite con il sugo soffritto. Veloce e gustosissimo piatto!

 


 

Sformatini alla Marchigiana con Verdure Zucchine trifolate

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

6 uova, 100 gr di ricotta romana, 100 gr di panna, 30 gr di parmigiano grattugiato, qualche foglia di basilico, burro, sale, pepe. Per la verdura: 300 gr di zucchine, 1 scalogno, prezzemolo tritato 1 cucchiaio, olio, sale, pepe. Burro e parmigiano grattugiato per gli stampini.

 

Mettere le uova in una terrina e mescolarle, aggiungere la ricotta, la panna, un pizzico di sale e pepe, le foglie di basilico lavate, asciugate e tritate. Amalgamare bene tutti gli ingredienti. Imburrare 6 stampini e cospargerli col formaggio grana grattugiato, distribuirvi il composto preparato e fare cuocere a bagnomaria in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti. Nel mentre preparare la verdura: spuntare e lavare le zucchine. Tagliarle a dadini. Farle rosolare in una padella dove sarà già rosolato lo scalogno finemente tritato in 3 cucchiai d’olio. Rosolare brevemente, salare e pepare a casseruola coperta col coperchio. A fine cottura aggiungere il prezzemolo tritato. Passare un coltellino tutta attorno al bordo degli sformatini, lasciarli riposare qualche minuto prima di capovolgerli, accompagnandoli con le zucchine trifolate.

 

 

Tanta frutta a volontà!

Lo Sapevate Che: Emile Zola, Autore tra i più rappresentativi del romanzo europeo e narratore dei drammi e delle misere della gente comune, è indicato come i capiscuola del naturalismo letterario


Un'opera d'arte è un angolo della creazione visto attraverso un temperamento.” Emile Zola

 

Naturali esperimenti in cicli

Émile Zola nasce a Parigi il 2 aprile del 1840 ma si trasferisce presto a Aix-en-provence, dove il padre, Francesco, un ingegnere italiano, lavora alla costruzione del canale. Il padre muore quando Emile ha solo sette anni ed inizia un periodo di grande miseria. Grazie ad una borsa di studio, compie i suoi studi in un collegio, dove incontra e diventa amico di Paul Cézanne.

Nel 1858, a diciotto anni, raggiunge la madre a Parigi e tenta di farsi riconoscere inutilmente un indennizzo dalla società presso la quale lavorava il padre. Viene respinto per due volte all'esame di maturità e questo fallimento lo induce ad abbandonare gli studi. Per circa tre anni non riesce a trovare neanche un impiego, vivendo nella miseria più nera. Questi però sono anche gli anni in cui comincia a scrivere poesie e racconti con protagonista la sua amata ed idealizzata Provenza.

Finalmente nel 1862 Zola trova un impiego presso la casa editrice Hachette, dove rimane fino al 1866. Grazie a questo lavoro intesse molte relazioni letterarie e inizia anche l'attività di giornalista, che sarà per lui sempre una sorta di secondo lavoro. Scrive una rubrica di cronaca letteraria per l'"Evènement" e collabora con: "Le Figaro", il "Globe", "La Cloche", il "Sémaphore" di Marsiglia, e il "Messager de l'Europe".

Il suo primo romanzo, "Thérèse Raquin", viene pubblicato nel 1867 e, traendo ispirazione da "La Commedie humaine" di Honoré de Balzac, comincia a progettare una epopea romanzesca basata sulle vicende che coinvolgono una intera famiglia: i Rougon-Macquart. Scrive due testi che fungono da prefazione al suo progetto: "La fortuna dei Rougon" (1870) e "Il romanzo sperimentale" (1880). Con questi due testi-prefazione delimita il tema dei suoi ben venti romanzi: le vicende di una famiglia francese del Secondo Impero; vicende attraverso le quali si ripromette di raccontare anche una intera epoca.

Emile Zola legge i romanzi realisti, si avvicina al positivismo e alla ricerca scientifica grazie soprattutto alla lettura di "L'introduzione allo studio della medicina sperimentale" di Claude Bernard. Grazie a questi studi elabora il progetto di un romanzo sperimentale guidato dagli stessi criteri di obiettività che dominano la ricerca scientifica. I suoi romanzi però non sono una pedissequa descrizione del mondo e dell'ambiente prescelto. Rimane un creatore che scrive seguendo sempre lo stesso filo conduttore rappresentato dal concetto di ereditarietà: tutti i membri della famiglia sono cioè vessati da una tara ereditaria che ha il suo primo rappresentante nella pazzia della capostipite, la zia Dide.

Il ciclo inizia con: "La fortuna dei Rougon" (1871) e prosegue con diciannove romanzi, tra cui: "La cuccagna" (1872), " Il ventre di Parigi" (1874), "La conquista di Plassans" (1875), "L'Ammazzatoio" (1877), "Nanà" (1880), "Germinal" (1885), "La Bestia umana" (1890), "Il dottor Pascal" (1893).

Al centro del suo universo letterario vi sono la pazzia, la furia dell'accumulo di denaro, l'istinto di auto-distruzione, la follia omicida, il perseguimento del piacere a tutti i costi, la corruzione e la corruttibilità femminili.

Nel 1870 lo scrittore francese si sposa e il successo dei Rougon-Macquart gli permette di raggiungere quell'indipendenza economica che sogna da tempo. I lavori a cui si dedica dopo il ciclo dei Rougon-Macquart, seguono la stessa idea del romanzo ciclico. I nuovi romanzi hanno come protagoniste le città di Roma (1895), Lourdes (1894) e Parigi (1898). Il protagonista vive un ritorno allo spiritualismo, che sarà lo spunto per il successivo ciclo di romanzi basati sull'idea dei Quattro vangeli. Zola scrive: "Fecondità" (1899), "Lavoro" (1900), "Verità" (1902), purtroppo l'ultimo "Giustizia" resta incompiuto.

Nel 1888 conosce Jeanne Rozerot, che diventa la sua amante e dalla quale ha due figli. Jeanne è una delle cameriere della moglie, e quando i due si incontrano ha solo 21 anni, mentre Zola ne ha 48. Per conquistarla dimagrisce andando in bicicletta e, grazie a lei, conosce per la prima volta le gioie della paternità. La moglie Alexandrine, scoperta la relazione nel 1891, gli impone di abbandonare l'amante. Emile promette di farlo, ma decide poi di vivere una doppia vita che, come lui stesso confessa, è fonte di grande disperazione. La caratteristica che accomuna le due donne è la grande devozione nei suoi confronti.

Dopo la morte dello scrittore, le due si incontreranno. Jeanne presenterà i suoi figli ad Alexandrine e i due bambini, dal 1906, potranno portare il cognome paterno.

La vita di Zola viene sconvolta oltre che da Jeanne, anche dall'affaire Dreyfus. Egli si schiera dalla parte del capitano Dreyfus accusato di alto tradimento, ma in realtà vittima di una violenta ondata di antisemitismo. Scrive il 6 gennaio del 1898 la famosa lettera intitolata: "J'accuse, lettera aperta al presidente della Repubblica". La sua lettera sarà la causa del deflagrare di un vero e proprio scandalo: Zola accusa infatti una serie di capi militari di essere i complici del crimine giudiziario di cui è vittima il capitano Dreyfus.

A causa della sua presa di posizione, l'ultimo periodo della sua vita è funestato da due processi e alcuni mesi di esilio a Londra, accompagnati da odi e calunnie nei suoi confronti.

Émile Zola muore a Parigi il 29 settembre del 1902 a causa delle esalazioni di una stufa, anche se, a causa dell'affaire Dreyfus, non verrà mai fugato il sospetto che possa essersi trattato di omicidio.

https://biografieonline.it/biografia-emile-zola

Lo Sapevate Che: Giacomo Casanova: Il suo nome è sinonimo di seduttore, fama che egli stesso costruì narrando le proprie “gesta” di amatore in gito per l’Europa nel “secolo dei lumi”


“La sofferenza è insita nella natura umana; ma non soffriamo mai, o almeno molto di rado, senza nutrire la speranza della guarigione; e la speranza è un piacere.” Giacomo Casanova

 

Toccate e fughe

Giacomo Girolamo Casanova nasce il 2 aprile 1725 a Venezia dagli attori Gaetano Casanova (che in realtà è solo padre putativo; il padre carnale è indicato da lui stesso nella persona del patrizio Michele Grimani) e Zanetta Farusso detta "La Buranella". Le lunghissime assenze a causa del loro lavoro fanno di Giacomo un orfano fin dalla nascita. Cresce così con la nonna materna.

Si laurea in giurisprudenza a Padova nel 1742. Tenta la carriera ecclesiastica ma, naturalmente, la cosa non si attaglia alla sua natura; prova allora quella militare, ma poco dopo si dimette. Conosce il patrizio Matteo Bragadin, il quale lo mantiene come fosse il proprio figlio. La sua vita brillante però induce a dei sospetti e così Casanova è costretto a scappare da Venezia.

Si rifugia a Parigi. Dopo tre anni fa ritorno nella sua città natale, ma viene accusato di aver disprezzato la Santa Religione per un'avventura con due monache. Di conseguenza viene rinchiuso nei Piombi, ma il 31 ottobre 1756 riesce ad evadere. Questa fuga lo renderà estremamente celebre.

Malgrado i continui e frequenti viaggi rimarrà sempre profondamente veneziano, innamorato della sua città. Amante della "dolce vita" della città che si svolge tra teatri, bische (fortissime le somme che perderà al Ridotto) e casini, dove organizza cene elegantissime e consuma assieme alla bella di turno manicaretti e incontri galanti. Per il primo incontro con la bella e potente monaca M.M., ad esempio, reperisce un casino in tutta fretta.

Dopo la fuga si rifugia a nuovamente Parigi: qui viene arrestato una seconda volta per bancarotta. Rilasciato dopo alcuni giorni, continua i suoi innumerevoli viaggi che lo portano in Svizzera, Olanda, negli stati tedeschi e a Londra. Successivamente si reca in Prussia, Russia e Spagna. Nel 1769 ritorna in Italia, ma dovrà aspettare due anni prima di ricevere il permesso di tornare a Venezia dopo un esilio di quasi vent'anni.

Uomo di grandissimi appetiti (non solo in senso figurato ma anche letterale: amava infatti la buona tavola per qualità e quantità), ambizioso e brillante era amante di agi che non sempre si poteva permettere. Di colorito brunastro, alto un metro e novanta, dall'occhio vivace e dal carattere appassionato e volubile, Casanova possedeva più che la bellezza, una personalità magnetica ed affascinate e doti intellettive ed oratorie superiori (riconosciute anche dai non pochi detrattori). "Talenti" che saprà sfruttare al meglio nelle corti europee, dominate da una classe colta ma anche fatua e permissiva.

Sempre al periodo veneziano sono ascrivibili testi come "Né amori né donne", un libro contro il patrizio Carlo Grimani per un torto subito a causa del quale verrà ricacciato dalla sua città natale.

All'età di 58 anni Casanova riprende il suo vagabondare per l'Europa e scrive altri libri quali "Storie della mia vita", bibliografia pubblicata in francese, "Storie della mia fuga" del 1788 e il romanzo "Icosameron" dello stesso anno.

In un estratto di una sua lettera a G. F. Opiz del 1791 si legge: "Scrivo la mia vita per ridere di me e ci riesco. Scrivo tredici ore al giorno, e mi passano come tredici minuti. Qual piacere ricordare i piaceri! Ma qual pena richiamarli a mente. Mi diverto perché non invento nulla. Ciò che affligge è l'obbligo che ho, a questo punto, di mascherare i nomi, dal momento che non posso divulgare gli affari degli altri".

Parlando di se stesso e delle personalità simili alle sue dirà: "Felici quelli che senza nuocere a nessuno sanno procacciarsi il piacere, e insensati gli altri che si immaginano che l'Essere Supremo possa rallegrarsi dei dolori e delle pene e delle astinenze ch'essi gli offrono in sacrificio".

Giacomo Casanova muore il 4 giugno 1798 nello sperduto castello di Dux, pronunciando le ultime, celeberrime parole "Gran Dio e testimoni tutti della mia morte: son vissuto filosofo e muoio cristiano". Della morte pensava che si trattasse solo di un "mutamento della forma".

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