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mercoledì 16 dicembre 2020

Lo Sapevate Che: Jane Austen, la Signora della letteratura inglese, autrice di alcuni tra i capisaldi del romanzo occidentale


Una persona che sa scrivere una lunga lettera con facilità non può scrivere male.”

Jane Austen

 

Un'elegante prosa che nasce nel chiasso

Figura di spicco della narrativa preromantica inglese, Jane Austen nasce a Steventon il giorno 16 dicembre 1775. Ultima figlia di George Austen, pastore anglicano, vivrà per venticinque anni nella città natale Steventon assieme a sei fratelli e una sorella. Jane viene educata in casa, sotto la guida del padre e grazie al suo incoraggiamento già giovanissima, oltre a imparare il francese e le basi della lingua italiana, acquista familiarità con le opere di autori quali Walter Scott, Henry Fielding e George Crabbe. Con la famiglia cui Jane è legatissima, in particolar modo alla sorella Cassandra, nel 1801 si trasferisce a Bath. Il padre muore improvvisamente nel 1805 e Jane va a vivere per qualche tempo a Southampton; nel 1809 si sposta a Chawton (nella regione dell'Hampshire) dove vivrà il resto della sua vita.

Dopo la morte del padre e dopo la partenza dei fratelli che si arruolarono in Marina, l'ambiente familiare così come quello delle amicizie si comporrà da signore sole. La stessa Jane Austen non si sposerà mai, rimanendo zitella. Insieme alla sorella Cassandra s'incarica dell'educazione dei molti nipoti (solamente il fratello Edward avrà undici figli) per i quali scrive racconti per il loro intrattenimento e divertimento.

Il nipote J. E. Austen-Leigh, scriverà di lei la biografia "Memorie" (1870), nella quale la scrittrice appare come una signorina esemplare, dedita alla vita domestica e solo incidentalmente alla letteratura.

Tutto il mondo della giovane Austen è vivamente descritto nei suoi romanzi. Il suo impulso a scrivere la induce ad esercitarlo con costanza, senza tuttavia possedere un luogo dove potersi concentrare da sola in silenzio. Jane scrive gran parte delle sue opere nel soggiorno comune, interrotta o distratta dal chiasso dei nipoti, dalla presenza dei domestici o dei visitatori. A parte alcuni lavori giovanili, scritti agli inizi della sua carriera letteraria, Jane Austen è conosciuta soprattutto per i suoi romanzi. I suoi lavori più noti sono "Orgoglio e pregiudizio", terminato nel 1797 e pubblicato nel 1813 (molto noto oggi anche per le sue trasposizioni cinematografiche), "Ragione e sentimento" (scritto nel 1798 e pubblicato nel 1811), "L'abbazia di Northanger", pubblicato nel 1818 solo dopo che verrà riaccquistato dai famigliari.

Negli ultimi mesi della sua vita inizia la stesura di "Sanditon", opera che segue "Persuasione", dove il tema dominante è la satira sul progresso e sulle sue conseguenze sul carattere delle persone.

Sofferente di tisi (morbo di Addison), nel mese di marzo del 1817 le condizioni di salute peggiorano; a maggio la sorella Cassandra porta Jane a Winchester per affidarla alle cure di un noto specialista. La malattia a quel tempo è però incurabile e Jane Austen muore alla giovane età di 41 anni, il 18 luglio 1817. La sua salma riposa nella cattedrale di Winchester.

https://biografieonline.it/biografia-jane-austen

Lo Sapevate Che: Boston tea party, fu un atto di protesta dei coloni americani, verificatosi giovedì 16 dicembre 1773, nel porto di Boston, in risposta al continuo innalzamento delle tasse, promosse dal governo britannico

Il tè e la nascita degli Stati Uniti d’America: la storia del Tea Party

Il tè non è soltanto una delle bevande più amate e consumate a livello mondiale, ma è stato anche un grande protagonista della storia economica e politica. Se non esistesse il tè, infatti, forse non esisterebbe il mondo come lo conosciamo oggi. È proprio a causa di un carico di tè importato dalle Indie che, alla fine del Settecento, scoppiò la Guerra di Indipendenza Americana.

Ecco cos’è successo a Boston giovedì 16 dicembre 1773, giorno passato alla storia per il Tea Party, la ribellione degli indipendentisti americani contro l’Impero Britannico e la Compagnia delle Indie Orientali.

Cosa era la Compagnia britannica delle Indie Orientali

Prima di scoprire perché il Tea Party ha segnato una tappa tanto importante nella storia degli Stati Uniti e dell’Impero Britannico, è doveroso fare un passo indietro per raccontare la storia della Compagnia britannica delle Indie Orientali. Grazie a questa società, fondata nel 1600 dalla Regina Elisabetta I, l’Impero Britannico mantenne per quasi tre secoli il controllo totale di tutto il commercio proveniente dall’Oceano Indiano. Naturalmente, tra i prodotti di maggiore pregio, c’erano i preziosi carichi di tè e caffè diretti in Europa e in America. La Compagnia influenzò a lungo gli affari mondiali, condizionando pesantemente anche la vita commerciale delle colonie del Nuovo Mondo.

Il Tea Act

Nel 1773, il Parlamento Britannico emise il Tea Act, che autorizzava la Compagnia britannica delle Indie Orientali a vendere direttamente il tè proveniente dalle acque dell’Oceano Indiano nelle sue colonie americanesenza nessun intermediario locale. Lo scopo del Tea Act era quello di vendere con più semplicità e a costi inferiori le immense quantità di tè conservate nei magazzini di Londra, e di combattere il problema del contrabbando del tè nelle colonie.

Il Tea Party: la distruzione del tè a Boston

Il monopolio della Compagnia e l’innalzamento dei dazi destava molto scontento tra i cittadini del Nuovo Mondo: erano numerosi, infatti, i gruppi organizzati, più o meno clandestini, che si battevano perché le cose cambiassero. Una di queste società segrete indipendentiste, la Sons of Liberty (“I figli della libertà”), fu la protagonista del Boston Tea Party. Il 16 dicembre del 1773 i suoi membri organizzarono uno dei loro tipici atti di protesta contro il Governo britannico.

All’arrivo delle navi britanniche nel porto, i ribelli chiesero di non scaricare il tè, ma il governatore del Massachusetts chiuse il porto, ordinando di compiere normalmente le operazioni di scarico. Così nella notte, travestiti da pellerossa, i membri dei Sons of Liberty assaltarono una delle navi, gettando tutte le 342 casse di tè in mare e rovinando l’intero carico. Per questo il Tea Party è anche chiamato “The Destruction of Tea in Boston” (la distruzione del tè a Boston). Si dice che alla fine della giornata nelle acque di Boston galleggiassero 45 tonnellate di tè, per un valore di 10.000 dollari dell’epoca, e che “l’infuso” sia rimasto nelle acque di Boston per settimane.

Le conseguenze del Boston Tea Party

In risposta all’assalto del Tea Party, l’Impero Britannico emanò una serie di leggi contro i territori coloniali dell’area di Boston, passate alla storia come “leggi intollerabili”. Da lì, il passo verso le armi fu piuttosto breve: dopo un anno, infatti, iniziò la Guerra di Indipendenza Americana. Ancora oggi il “bagno di tè” del 16 dicembre viene considerato l’evento che l’ha innescata. Conoscevate la storia del Boston Tea Party?

https://laboratorioespresso.it/tea-party-storia-tea-act/

martedì 15 dicembre 2020

Lo Sapvate che: Gustave Eiffel, tra le menti più geniali nella storia delle costruzioni, fornì a due popoli i rispettivi monumenti simbolo

Il gioco della torre

A lui si deve la concezione di una delle meraviglie assolute del mondo e l'appoggio determinante per la costruzione di uno dei simboli imperituri della democrazia e della libertà. Stiamo parlando rispettivamente della torre Eiffel e della Statua della Libertà, entrambi scaturiti e realizzati dall'unica, geniale mente dell'ingegnere francese che porta il nome di Alexandre-Gustave Eiffel. Nato a Digione il 15 dicembre 1832 iniziò la sua attività lavorando dapprima con diverse imprese di costruzione e in un secondo tempo in proprio, come ingegnere consulente.

Verso la metà del secolo cominciò a occuparsi di costruzioni in ferro, in relazione ai problemi suscitati dalla costruzione delle nuove ferrovie. Dal 1858 diresse i cantieri della compagnia di Bordeaux e costruì il viadotto sulla Garonna a Levallois-Perret. Nel 1867 costruì una propria azienda per la costruzione di laminati in acciaio diventando presto un tecnico di fama internazionale nell'impiego di questo materiale.

Circondatosi di abili collaboratori, iniziò un lavoro di sperimentazione sull'uso delle "travi reticolari", partecipando alla realizzazione, come tecnico collaboratore, della galleria circolare per l'Esposizione parigina del 1867.

Nel 1876 assieme a Boileau costruì a Parigi il primo edificio in ferro e vetro, il "Magazin au Bon Marché", situato in rue de Sèvres, e l'anno successivo il primo dei suoi grandi ponti in ferro: il ponte Maria Pia sul Duero a Oporto.

Per l'Esposizione del 1878, eseguì i vestiboli e l'entrata sul lato della Senna dell'edificio principale.

Nel periodo 1880-1884 progettò e realizzò il viadotto di "Garabit sulla Truier", opera di straordinaria concezione che già metteva in luce tutte le sue visionarie potenzialità. Ed è all'Esposizione del 1889 che Eiffel diede fondo alla sua visionarietà costruendo la famosa torre parigina che ancora oggi porta il suo nome, espressione completa di un'impostazione tecnica tesa a ottenere contemporaneamente alte qualità di flessibilità e resistenza con un minimo peso.

Le notevoli dimensioni della torre, oltre alle qualità strutturali e al suo inserimento nel paesaggio urbano, suscitarono immediati e contrastanti giudizi da parte della cultura architettonica del periodo, influenzando però senza dubbio molte successive tecniche di progettazione.

Le sue dimensioni sono colossali e rappresentano davvero una delle sfide ingegneristiche più ardue mai realizzate.

Alta 307 metri (ma contando l'antenna, supera i 320), pesa oggi, dopo un restauro consolidativo, 11.000 tonnellate (in origine erano 7.500); è stata realizzata utilizzando 16.000 travi d'acciaio e poggia su quattro enormi piloni di sostegno. Nonostante la sua imponente mole, la torre esercita sul terreno una pressione di soli 4 kg per cmq, inferiore a quella di un uomo seduto su una sedia.

Dal 1985, la Tour Eiffel è stata poi dotata di una meravigliosa illuminazione, realizzata con lampade al sodio, che contribuisce a rendere quello scorcio di Parigi un paesaggio di rara suggestione.

La realizzazione della Statua della Libertà ebbe invece una gestazione più complessa e stratificata in diversi rivoli, a partire dalle responsabilità per la progettazione. L'idea per una statua celebrativa prese piede nel 1865, come monumento simbolo dell'amicizia Franco-Americana.

Del disegno si occupò lo scultore francese Frederic August Bartholdi mentre per progettare il supporto interno e le intelaiature venne chiamato proprio Gustave Eiffel.

Dopo i travagli dovuti alla non facile costruzione il 4 luglio 1884 l'Unione Franco-Americana tenne una cerimonia per la presentazione del monumento, poi la statua venne smontata, i pezzi imballati e inviati via mare agli Stati Uniti, dove giunse all'Isola della Libertà il 19 giugno 1885.

Dopo il 1900 Eiffel si occupò di aerodinamica portando a compimento le sue ricerche con la costruzione della prima "galleria a vento".

Gustave Eiffel morì nella sua amata Parigi il 28 dicembre 1923.

https://biografieonline.it/biografia-gustave-eiffe

Lo Sapevate Che: Walt Disney, l’uomo che riuscì a tradurre i propri sogni su pellicola da 8 millimetri, tirando fuori tutta la poesia della settima arte

 

Se puoi sognarlo, puoi farlo.” Walt Disney

 

Realizzatore di sogni

Il 5 dicembre del 1901 nasce a Chicago un genio assoluto del Novecento, un uomo che avrebbe regalato al mondo creature meravigliose, frutto della sua infinita fantasia: il leggendario Walt Disney o, se si preferisce, il papà di Topolino.

Quarto figlio di Elias Disney e Flora Call, la sua famiglia si trasferisce a Marceline, nel Missouri. Qui cresce lavorando duramente nei campi ed è forse per questo che l'infanzia felice e spensierata che Walter Elias Disney (questo il suo nome completo) cita nelle sue opere rappresenta più il suo sogno che i suoi ricordi, caratterizzati da fatica e sudore.

Nell'autunno del 1909 una serie di eventi portano la famiglia Disney a vendere la fattoria e trasferirsi a Kansas City. La vita nella grande città è sicuramente più dura: il padre si alza a notte fonda per la consegna dei giornali, e Walt che gli dà una mano. Lui stesso ricorderà come talvolta si mettesse in un angolino della strada per "rubare" un pisolino durante il lavoro. Un po' di riposo per poi poter seguire le lezioni scolastiche.

Nel 1918, stanco delle regole paterne e della sua autorità, Walt Disney decide di arruolarsi nell'esercito per partecipare alla Prima guerra mondiale. Questa scelta segna la rottura con le regole della famiglia.

Pare che a Kansas City Walt Disney abbia lavorato per circa un mese presso un'agenzia pubblicitaria, dove avrebbe conosciuto Ubbe Ert Iwerks, bravissimo quanto straordinario disegnatore. Allora nessuno poteva immaginare che Walt e Ub avevano un appuntamento con la storia.

Walt trova lavoro come ritagliatore di immagini presso la "Kansas-City Ad", società che si occupava di animazione (anche se ad un livello inferiore rispetto ai cartoni prodotti a New York in quegli anni). Scoppia la scintilla: chiede e ottiene in prestito una cinepresa con la quale esegue degli esperimenti. Walt intuisce che se fosse riuscito a far muovere quegli inermi pezzi di carta avrebbe rivoluzionato il mondo del disegno.

Con Ub Iwerks ottiene ottimi risultati, e grazie all'aiuto economico del fratello Roy, Walt Disney apre uno studio in cui realizzano gli storici "Laugh-o-grams", "Alice Comedies" (in cui Disney mise una bimba vera in un mondo creato sui tavoli da disegno), "Oswald The Lucky Rabbit" (oggi ritenuto una sorta di anello di congiunzione tra 'Felix The Cat' di Otto Messmer e il celeberrimo 'Topolino'). Presentati i loro lavori alle case di distribuzione, ottengono rapidamente un contratto con la Universal che intuisce l'enorme potenziale economico che la novità rappresenta.

Qualche tempo dopo le cose cominciano ad andare male. Per ricostruire la vicenda bisogna fare un passo indietro: la Universal a quel tempo era di proprietà di Margareth Winkler, donna abile nella gestione degli affari, che consentiva a Disney e Iwerks di ritenersi soddisfatti, anche sul piano economico. In quel breve periodo Walt e Ub assunsero diverse persone per mettere in piedi uno studio di animazione. Le cose cambiarono quando la Winkler prese marito. La Universal passò di fatto nelle mani del suo sposo Walter Mintz, il quale ritenne opportuno ridurre i pagamenti e trattare tutti con il pugno di ferro. I creativi che ruotavano intorno a Walt e Ub vennero messi ben presto alle strette. A nulla valsero le discussioni che ne seguirono: legalmente "Oswald", il fortunato coniglio, apparteneva alla Universal e, quel che è peggio, Mintz aveva intrappolato Disney.

La produzione dei cartoni avveniva grazie ad un gruppo di animatori che Walt e Ub pagavano col denaro portato dai cartoni stessi; una volta tagliati i pagamenti non fu difficile per Mintz sottrarre forza lavoro a Disney. I soli a rifiutare di tradire Walt furono gli amici degli esordi: Les Clark, Johnny Cannon, Hamilton Lusky e, naturalmente Ub.

Il gruppo decide di reagire al ricatto creando un personaggio tutto loro. Semplicemente accorciando le orecchie di Oswald, trasformando la coda e ritoccando qualcosa qua e là ottengono ..... un topo.

Walt è un genio nell'ideare gag e situazioni interessanti; Ub realizza tutto su carta al ritmo impensabile di 700 disegni al giorno. Il miracolo viene intitolato "Plane Crazy": il protagonista è un certo Mickey Mouse. L'idea rivoluzionaria è quella di aggiungere il sonoro e farlo parlare.

E' il 18 novembre 1928 quando nel Colony Teather di New York viene proiettato un film di guerra, seguito da un breve cartone animato. Il giorno dopo è il tripudio. La data per molti coincide con l'inzio della biografia di Disney, quel Walt Disney inserito nelle pagine d'oro del libro di Hollywood.

Riceve il suo primo Oscar (ne seguiranno altri 31) nel 1932 per il film "Flowers and trees". Il primo grande classico della animazione Disney risale al 1937: "Biancaneve e i sette nani". Nel 1940 apre i suoi primi studios in California a Burbank. E' il 1955 quando si decide il lancio di Disneyland e vengono realizzati i primi programmi per la televisione (tra cui ricordiamo Zorro): dieci anni più tardi Disney personalmente comincia a disegnare Epcot, un progetto per la vita nel futuro.

Il 15 dicembre 1966 un collasso cardiocircolatorio pone fine alla travagliata esistenza di un genio della creatività, capace di dar corpo ai sogni. In tutto il mondo la notizia ottiene grande risonanza.

Si ricorda spesso il commento del governatore della California, il futuro presidente Ronald Reagan: "Da oggi il mondo è più povero".

Walt Disney è considerato una leggenda, un eroe del ventesimo secolo. La sua popolarità in tutto il mondo è basata sulle idee che il suo nome rappresenta: immaginazione, ottimismo e successo costruito da solo, nella tradizione americana. Walt Disney ha toccato i cuori, le menti e le emozioni di milioni di persone. Attraverso il suo lavoro ha portato la gioia, la felicità e i mezzi di comunicazione universali alla gente di ogni nazione.

https://biografieonline.it/biografia-walt-disney

lunedì 14 dicembre 2020

Lo Sapevate Che: Ave Ninchi: (1915) tra gli anni quaranta e Sessanta è stata una grande protagonista del cinema italiano, in particolare della commedia accanto ai mostri sacri come Totò e Aldo Fabrizi

Attrice. Nata ad Ancona da una famiglia di attori teatrali - cugina dei grandi Annibale e Carlo Ninchi - si trasferisce a Trieste con la famiglia a soli sette mesi. Frequenta la scuola elementare in lingua tedesca e il liceo classico 'Dante Alighieri'. Dopo la maturità si trasferisce a Pesaro dove viene assunta come impiegata all'Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA). Nel 1935 si iscrive a Roma all'Accademia Nazionale di Arte Drammatica: le sue caratteristiche le consentono presto di ritagliarsi uno spazio di grande rilievo nel cinema di quegli anni. Esordisce sul grande schermo nel 1944 in 'Circo equestre Zabum', di Mario Mattoli, dove recita accanto ad Aldo Fabrizi. Diviene l'attrice non protagonista più richiesta del nostro cinema. Recita accanto agli interpreti più popolari del periodo: Anna Magnani ('Un uomo ritorna' e 'L'onorevole Angelina'), Amedeo Nazzari ('Un giorno nella vita') e Vittorio De Sica ('Cuore' e 'Natale al campo 119'). Nella stagione della Commedia recita accanto a Totò ed Aldo Fabrizi ('Guardie e ladri', 'Totò cerca moglie' e 'I pompieri di Viggiù') ma anche con Paolo Stoppa, Nino Taranto, Peppino De Filippo, Carlo Dapporto e Alberto Sordi e sotto la direzione di autori come Monicelli, Emmer, Steno e Mastrocinque. Per quanto riguarda le interpretazioni teatrali, Garinei e Giovannini la vogliono come presenza fissa al Sistina in 'Un mandarino per Teo'. Sul palcoscenico si dedica anche a testi classici ('I dialoghi delle carmelitane' e 'La Mandragola'). E', tuttavia, la televisione a regalarle il meritato successo soprattutto grazie alla partecipazione ad alcuni dei grandi sceneggiati degli anni Sessanta, fra i quali 'Il mulino del Po', 'Le anime morte' e 'Le sorelle Materassi'. Oltre agli sceneggiati è protagonista del varietà di Antonello Falqui 'Speciale per noi', con Aldo Fabrizi, Bice Valori e Paolo Panelli. Inoltre, il suo sorriso bonario e l'aria da massaia saggia sono le caratteristiche di uno spot tv, così come la rubrica di ricette di cucina. Nel 1981, dopo la morte del marito, trascorre qualche tempo a Verona prima di trasferirsi definitivamente, nel 1986, a Trieste. Nel 1988 conduce il programma per bambini 'Il sabato dello Zecchino' mentre l'anno successivo la televisione le dedica il programma biografico in quattro puntate 'Confidenzialmente Ave'. Muore nella sua abitazione triestina dopo una lunga malattia causata da una grave forma di diabete che l'aveva costretta a lunghi periodi di ricovero in ospedale.

Fonte cinematografica.it - https://www.comingsoon.it/personaggi/ave-ninchi/72847/biografia/

Lo Sapevate Che: 14 DICEMBRE 1995: FINE DELLA GUERRA IN JUGOSLAVIA, IL CONFLITTO CHE HA SEGNATO LE VITE DI TANTI BAMBINI

  I bambini cresciuti negli anni ’90 hanno imparato a conoscere il significato della parola “guerra” attraverso le cruente immagini che venivano trasmesse dai tg nazionali della Jugoslavia.

Scene che raccontano di morte, sangue e paura, città dilaniate e bambini in balia della precarietà che solo la guerra sa cospargere nei luoghi in cui attecchisce: quelle le immagini che quotidianamente ci tenevano compagnia, a pranzo e a cena, riducendo lo stomaco a un groviglio di emozioni forti e lancinanti che riducevano notevolmente l’appetito.

La Ex-Jugoslavia era una nazione creata dopo l’occupazione tedesca durante la II Guerra Mondiale e costituita da 6 repubbliche e 2 provincie autonome: Croazia, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Slovenia più le province serbe del Kosovo e di Voivodina. Le popolazioni di questi stati erano molto diverse fra loro per ideologia, religione, cultura e livello economico. Diversità che spesso sfociavano in scontri e tensioni che venivano brutalmente repressi dal regime comunista di Tito. Erano soprattutto la Croazia e la Slovenia, che erano economicamente più avanzate, chiedevano a gran voce l’indipendenza dal resto delle confederate. Dopo la morte di Tito, avvenuta nel 1980, iniziò un periodo difficile per la Jugoslavia: l’indebitamento pubblico delle singole repubbliche, unitamente alla inefficienza dei vari dirigenti, portarono subito ad una farraginosa situazione economica. Oltre a ciò, riemersero i nazionalismi, specialmente degli albanesi del Kosovo, acerrimi nemici dei serbi.

Ben presto le repubbliche jugoslave si prepararono ad approvare, ognuna per proprio conto, delle modifiche alle loro Costituzioni, in modo da raggiungere ognuna la possibilità di avere dei loro partiti e prepararsi per le proprie elezioni.

Con gli accordi di Dayton, formalizzati a Parigi il 14 dicembre del 1995, fu messa la parola fine alle sanguinose guerre civili jugoslave, decretando la dissoluzione della Jugoslavia e la nascita degli stati indipendenti di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro (queste ultime due unite nella Federazione jugoslava, fino alla definitiva separazione nel 2006). Dopo quarantasette anni finiva così la storia della più grande nazione della penisola balcanica e di quella più multietnica d’Europa, nata alla fine della Seconda guerra mondiale su iniziativa del maresciallo Tito, che ne fece una dittatura di stampo comunista. La fine della guerra fredda e la caduta dei regimi comunisti avevano messo in crisi l’unità slava, favorendo l’ascesa di leadership nazionaliste che miravano all’autonomia politica delle singole repubbliche federate. Le prime a raggiungerla furono Croazia e Slovenia nel 1991. L’anno dopo ci provò anche la Bosnia Erzegovina con un referendum, che aveva finito con lo spaccare il paese in due: da una parte le comunità musulmana e croata, dall’altra i serbo bosniaci.

Il conflitto che ne derivò in tutta la penisola provocò oltre 250mila vittime e milioni di sfollati, segnalandosi per crimini efferati paragonabili a quelli compiuti dalla ferocia nazista. La pagina più terribile fu scritta con il genocidio perpetrato nella città di Srebrenica, dove vennero aperti campi di concentramento per non-serbi (cui vennero limitati i diritti civili) e furono distrutti i luoghi di culto musulmani. Non meno cruento fu l’assedio della città di Sarajevo, in cui morirono 10mila persone. L’intervento della Nato fu risolutivo per la fine delle ostilità e l’apertura dei colloqui di pace concretizzatisi a Dayton.

Ciononostante lo scenario balcanico rimase precario, al punto che un anno dopo scoppiò un violento conflitto in Kosovo, provincia della Serbia cui il presidente Milosevic aveva revocato lo status di autonomia, conclusosi nel 1999 con il riconoscimento dell’autonomia kosovara (trasformata in indipendenza nel febbraio 2008) e l’arresto dello stesso Milosevic per crimini contro l’umanità.

https://www.napolitan.it/2016/12/14/57482/guerra-in-jugoslavia/

domenica 13 dicembre 2020

Lo Sapevate Che: Dick Van Dyke, come dimenticare la sua celebre ballata nei panni del simpatico spazzacamino Bert, amico della baby sitter più famose del cinema, e del sig. Dawes senior

Le donne non riusciranno mai ad avere successo quanto gli uomini perché non hanno mogli che le raccomandano con i loro consigli.” Dic Van Dyke

 

 

Come è bello passeggiar con te

Dick Van Dyke, l'attore protagonista insieme a Julie Andrews della celeberrima pellicola "Mary Poppins" (Walt Disney, 1964) nasce il 13 dicembre 1925 a West Plains, nel Missouri.

Fa notare le sue performances di artista all'aviazione militare statunitense durante la Seconda guerra mondiale, in cui è arruolato come DJ e conduttore radiofonico. Le doti di cantante e ballerino di Dick Van Dyke lo portano in seguito a intraprendere la carriera di attore teatrale.

Nel 1960 a Broadway, Van Dyke è il protagonista del musical "Bye Bye Birdie"; il suo talento gli vale la stessa parte per la produzione cinematografica dell'opera, nel 1963.

Il meritato successo lo fa approdare in televisione con "The Dick Van Dyke Show", una serie che con il personaggio di Rob Petrie, sarà uno dei programmi simbolo degli anni '60 americani.

Instancabile, Dick Van Dyke mentre compare nella serie tv che porta il suo nome, non rifiuta le partecipazioni ai film che il mondo del cinema gli propone.

Per il personaggio di Bert, del già citato "Mary Poppins", nel 1965 riceve il prestigioso Golden Globe.

Un altro famoso musical interpretato da Van Dyke è "Chitty Chitty Bang Bang", del 1968, dove interpreta Caractacus Potts, l'inventore pazzo che acquista una vecchia auto, tanto desiderata da due fratellini, e che la trasforma in una sorta di aeroplano, con cui sorvola villaggi e campagne in cerca di fantastiche avventure.

Nei primi annni '70 Dick Van Dyke cade vittima dell'alcolismo. Contro questo problema, che ha ritenuto opportuno rendere pubblico, conduce una dura battaglia personale. L'esperienza del superamento del problema lo porta nel 1974 a recitare nel film "The Morning After", il suo primo ruolo drammatico.

Torna in tv negli anni '70 con la rinnovata serie "New Dick Van Dyke Show".

Although Dick's ability to play musical roles diminished along with the popularity of the genre itself, he continued to get acting parts and continued to be a popular face on the television of the '80s and '90s.

Anche se la capacità dell'attore nell'interpretare i ruoli musicali di cantante e ballerino è diminuita con il diminuire della popolarità del genere, Dick Van Dyke ha continuato ad ottenere parti come attore ed ha continuato ad essere un volto televisivo popolare durante gli anni '80 e '90.

In Italia abbiamo potuto rivederlo nel ruolo del medico protagonista della serie di telefilm "Un detective in corsia" (1993-2001), insieme al figlio Barry, anche lui attore, protagonista nella serie nel ruolo del tenente Steve Sloan. Nel 2018 torna sul grande schermo per interpretare il personaggio del signor Dawes Jr. nel sequel "Il ritorno di Mary Poppins" (con Emily Blunt).

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