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martedì 3 novembre 2020

Speciale: Menù col maiale! …🌹

 Ad essere forti si impara strada facendo. A sorridere si impara piangendo. Ad andare avanti si impara cadendo e rialzandosi.                                                                                                                 

 

Maccheroni, con Broccoli e Salamelle

Per4 persone

 

Ingredienti:

 

450 gr di maccheroni, 800 gr di broccoli, 2 spicchi d’aglio, 450 gr di salamelle, ½ bicchiere di vino bianco, 100 gr di pecorino grattugiato, olio, sale.

 

Lavate e pulite i broccoli, tagliateli a cimette, eliminando i gambi e le parti dure, cuoceteli a vapore per 15 minuti. Teneteli al caldo.

In una padella con 4 cucchiai d’olio, fate imbiondire gli spicchi d’aglio e aggiungete le salamelle a cui avrete tolto la pelle e sbriciolate. Fatele rosolare per 3 minuti.

Versate il vino bianco e fate cuocere per 15 minuti. Togliete l’aglio e unite le cime di broccolo, lasciate insaporire per 5 minuti.

In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fate cuocere al dente la pasta. Scolatela, conditela con il sugo preparato, unire il pecorino grattugiato mescolare e servire.

 


Costine di Maiale al forno con Patate e Insalata stagionale

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

12 costine di maiale, 4 grosse patate, un mazzetto di salvia e rosmarino, sale e pepe. Per l’insalata autunnale: 250 gr di misticanza, 1pera, un melagrana, qualche gheriglio di noce, olio evo, aceto di mele e sale.

 

Sbucciare le patate e tagliarle a pezzetti, sbollentarle per 5 minuti.

Spolverizzare di sale e pepe le puntine e appoggiarle in una teglia con le patate, ben sgocciolate e asciugate su carta da cucina. Unire la salvia e il rosmarino spezzettati. Fare cuocere in forno preriscaldato a 200° per 10 minuti per parte, poi farle dorare sotto il grill ancora per 8 minuti, rigirandole.

Servirle calde accompagnandole con una insalata stagionale: pulire e asciugare l’insalata, sgranare il melagrana e unirla all’insalata, unire i gherigli di noce e la pera sbucciata e a fette. Condire con olio evo, aceto d mele e sale.

 

 

Punch all’arancia

Per 4 persone

 

Ingredienti:

 

4 tazze di tè, 100 gr di zucchero semolato, 3 arance non trattate, il succo di altre 2, un bicchierino di Rum.

 

Versare il tè in una caraffa o in una zuppiera ampia, aggiungere lo zucchero, la polpa e il succo delle arance. Unire il rum e mescolare. Servire ponendo in ogni bicchiere un po’ di polpa delle arance.

Si può servire con tè caldo o a temperatura ambiente.                                                                                                             

lunedì 2 novembre 2020

Speciale: Ricette tipiche e inquietanti della “Ricorrenza dei Morti”

Inquietante a dirsi ma è così: il 2 novembre, in occasione della commemorazione dei defunti, in tutta Italia si fanno grandi scorte di zuccheri. Tra le ricette tipiche di questo giorno, in pole position in tutte le regioni italiane, troviamo biscotti: ricoperti di cioccolato, cosparsi di zucchero a velo, morbidi, croccanti…tutti accomunati da un’inquietante caratteristica: il nome lugubre. Partendo dunque dall’osso del morto (o ossa dei morti, perché esiste anche questa graziosa variante), passando dalle fave o favette dei morti, si arriva in Sicilia persino al dito d’apostolo.

Qui di seguitole alcune ricette tipiche di questa ricorrenza:

 

Fave dei Morti

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

150 gr di zucchero, 300 gr di mandorle, gr 170 di farina, gr 30 di burro, 1 cucchiaio di grappa, un pizzico di cannella, gr 50 di pinoli, la scorza grattugiata di ½ limone, 2 uova.

 

Scottate le mandorle in acqua bollente, pelatele e tritatele grossolanamente. Unite alle mandorle lo zucchero, 150 gr di farina, la scorza di ½ limone, i pinoli, i tuorli, la grappa, la cannella e mescolate bene.

Dividete l’impasto in rotolini del diametro di circa 1 cm. e tagliateli in tanti pezzetti, praticando al centro di ognuno una fossetta non molto profonda.

Disporre le fave sulla placca del forno precedentemente imburrata e infarinata con la farina rimasta.

Spennellate poi i dolcetti con gli albumi sbattuti. Mettete in forno preriscaldato a 200° per circa 30 minuti.

 

 

Biscotti dei Morti

Per 6 persone

 

Ingredienti:

 

250 gr di mandorle tostate, 250 gr di zucchero, 4 cucchiai di farina, 4 albumi, 1 limone, 30 gr di burro.

 

Mettete nel mixer 200 gr di mandorle e la stessa quantità di zucchero, riducendo in polvere finissima.

Montare a neve gli albumi, incorporando poco per volta, lo zucchero rimasto e la farina passata al setaccio, aggiungete la farina di mandorle, la scorza del limone e mescolate bene.

Preparate la placca del forno, imburrata e infarinata.

Fate tanti mucchietti sulla placca della pasta ottenuta, appiattendoli con un cucchiaio di legno e sui quali disporrete le mandorle rimaste.

Spolverizzare i biscotti con zucchero a velo e cuocerli in forno preriscaldato a 200° per 30 minuti.

 

 Pane dei Morti

Per 6 persone

 

½ kg di biscotti spezzettati o di amaretti, gr 300 di zucchero, gr 250 di farina, gr 125 di uvetta sultanina, gr 125 di fichi secchi, gr 100 di mandorle, gr 6 di lievito, 4 albumi, 2 cucchiai di vino bianco, 3 cucchiai di zucchero a velo, un pizzico di cannella in polvere.

 

Scottate le mandorle, pelatele e lasciatele raffreddare, poi tritatele.

Fate ammorbidire l’uvetta in acqua tiepida per 15 minuti, poi sgocciolatela e strizzatela. Ridurre in polvere finissima i biscotti o gli amaretti, disporli su una spianatoia, unirvi la farina, l’uvetta, i fichi spezzettati piccoli, le mandorle tritate, un pizzico di cannella, il lievito.

Mischiate tutti gli ingredienti.

Al centro di questo composto, versate gli albumi, impastate bene e unite anche il vino. Lavorate energicamente per circa 10 minuti.

Ricavatene dei panini leggermente allungati alle estremità e posateli sulla placca del forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti. Lasciateli raffreddare e spolverizzateli con zucchero a velo.

 

 

Frutta di Martorana

È un dolce tipico siciliano che si prepara per la festività dei defunti. Frutti, ortaggi, pesci vengono riprodotti in maniera artistica e golosa con la pasta di mandorle.

 

Ingredienti:

 

1 kg di mandorle pelate (o farina di mandorle), 1 kg di zucchero, 250 gr di acqua, 12 chiodi di garofano, ½ fialetta di aroma di vaniglia (o 6 bustine di vanillina), ½ cucchiaino di aroma di mandorla amara.

Per decorare: coloranti alimentari in polvere, foglioline varie , chiodi di garofano.

 

In un pentolino versare l’acqua, i chiodi di garofano e portare a ebollizione. Appena bolle versare lo zucchero e mescolare per qualche minuto per farlo sciogliere. Togliere dal fuoco, eliminare i chiodi di garofano, aggiungere l’aroma di vaniglia e quella di mandorla a amara.

Usando un’impastatrice o una planetaria, mettervi la farina di mandorle, l’acqua con lo zucchero sciolto e lavorare per ½ tutti gli ingredienti, affinché si formi un composto.

Formare col composto dei salsicciotti di circa 500 gr, avvolgerli nella pellocola trasparente e lasciare riposare un’ora.

Trascorso questo tempo, utilizzando le forme apposite che generalmente sono di gesso, terracotta o silicone, prendere un pezzettino di pasta di mandorle e inserirlo nello stampo. Premere per imprimere bene la forma, poi con delicatezza estrarre la forma composta. (per facilitare l’operazione si può rivestire ciascuna forma con pellicola trasparente).

Disporle su di un vassoio e lasciarle asciugare un intero giorno prima di colorarle.

Diluire i coloranti alimentari con qualche goccia d’acqua e colorare a piacere le forme preparate. Abbellirle con le foglioline, i chiodi di garofano e con ciò che ritenete più opportuno.

La frutta così preparata, dovrà asciugare per almeno 3 ore prima di essere consumata o confezionata.

Lo Sapevate Che: Pier Paolo Pasolini, intellettuale tra i più geniali e controversi del Novecento italiano: dalla letteratura al cinema, seppe anticipare le trasformazioni della società italiana

Per essere poeti, bisogna avere molto tempo.” Pier Paolo Pasolini

 

Vita corsara

Pier Paolo Pasolini nasce il 5 marzo del 1922 a Bologna. Primogenito di Carlo Alberto Pasolini, tenente di fanteria, e di Susanna Colussi, maestra elementare. Il padre, di vecchia famiglia ravennate, di cui ha dissipato il patrimonio sposa Susanna nel dicembre del 1921 a Casarsa. Dopodiche' gli sposi si trasferiscono a Bologna.

Lo stesso Pasolini dirà di se stesso: "Sono nato in una famiglia tipicamente rappresentativa della societa' italiana: un vero prodotto dell'incrocio... Un prodotto dell'unita' d'Italia. Mio padre discendeva da un'antica famiglia nobile della Romagna, mia madre, al contrario, viene da una famiglia di contadini friulani che si sono a poco a poco innalzati, col tempo, alla condizione piccolo-borghese. Dalla parte di mio nonno materno erano del ramo della distilleria. La madre di mia madre era piemontese, cio' non le impedi' affatto di avere egualmente legami con la Sicilia e la regione di Roma".

Nel 1925, a Belluno, nasce il secondogenito, Guido. Visti i numerosi spostamenti, l'unico punto di riferimento della famiglia Pasolini rimane Casarsa. Pier Paolo vive con la madre un rapporto di simbiosi, mentre si accentuano i contrasti col padre. Guido invece vive in una sorta di venerazione per lui, ammirazione che lo accompagnerà fino al giorno della sua morte.

Nel 1928 è l'esordio poetico: Pier Paolo annota su un quadernetto una serie di poesie accompagnate da disegni. Il quadernetto, a cui ne seguirono altri, andrà perduto nel periodo bellico.

Ottiene il passaggio dalle elementari al ginnasio che frequenta a Conegliano. Negli anni del liceo dà vita, insieme a Luciano Serra, Franco Farolfi, Ermes Parini e Fabio Mauri, ad un gruppo letterario per la discussione di poesie.

Conclude gli studi liceali e, a soli 17 anni si iscrive all'Università di Bologna, facoltà di lettere. Collabora a "Il Setaccio", il periodico del GIL bolognese e in questo periodo scrive poesie in friulano e in italiano, che saranno raccolte in un primo volume, "Poesie a Casarsa".

Partecipa inoltre alla realizzazione di un'altra rivista, "Stroligut", con altri amici letterati friulani, con i quali crea l' "Academiuta di lenga frulana".

L'uso del dialetto rappresenta in qualche modo un tentativo di privare la Chiesa dell'egemonia culturale sulle masse. Pasolini tenta appunto di portare anche a sinistra un approfondimento, in senso dialettale, della cultura.

Scoppia la seconda guerra mondiale, periodo estremamente difficile per lui, come si intuisce dalle sue lettere. Viene arruolato sotto le armi a Livorno, nel 1943 ma, all'indomani dell'8 settembre disobbedisce all'ordine di consegnare le armi ai tedeschi e fugge. Dopo vari spostamenti in Italia torna a Casarsa. La famiglia Pasolini decide di recarsi a Versuta, al di là del Tagliamento, luogo meno esposto ai bombardamenti alleati e agli assedi tedeschi. Qui insegna ai ragazzi dei primi anni del ginnasio. Ma l'avvenimento che segnerà quegli anni e' la morte del fratello Guido, aggregatosi alla divisione partigiana "Osoppo".

Nel febbraio del 1945 Guido venne massacrato, insieme al comando della divisione osavana presso le malghe di Porzus: un centinaio di garibaldini si era avvicinata fingendosi degli sbandati, catturando in seguito quelli della Osoppo e passandoli per le armi. Guido, seppure ferito, riesce a fuggire e viene ospitato da una contadina. Viene trovato dai garibaldini, trascinato fuori e massacrato. La famiglia Pasolini saprà della morte e delle circostanze solo a conflitto terminato. La morte di Guido avrà effetti devastanti per la famiglia Pasolini, soprattutto per la madre, distrutta dal dolore. Il rapporto tra Pier Paolo e la madre diviene così ancora più stretto, anche a causa del ritorno del padre dalla prigionia in Kenia:

Nel 1945 Pasolini si laurea discutendo una tesi intitolata "Antologia della lirica pascoliniana (introduzione e commenti)" e si stabilisce definitivamente in Friuli. Qui trova lavoro come insegnante in una scuola media di Valvassone, in provincia di Udine.

In questi anni comincia la sua militanza politica. Nel 1947 si avvicina al PCI, cominciando la collaborazione al settimanale del partito "Lotta e lavoro". Diventa segretario della sezione di San Giovanni di Casarsa, ma non viene visto di buon occhio nel partito e, soprattutto, dagli intellettuali comunisti friulani. Le ragioni del contrasto sono linguistiche. Gli intellettuali "organici" scrivono servendosi della lingua del novecento, mentre Pasolini scrive con la lingua del popolo senza fra l'altro cimentarsi per forza in soggetti politici. Agli occhi di molti tutto ciò risulta inammisibile: molti comunisti vedono in lui un sospetto disinteresse per il realismo socialista, un certo cosmopolitismo, e un'eccessiva attenzione per la cultura borghese.

Questo, di fatto, è l'unico periodo in cui Pasolini si sia impegnato attivamente nella lotta politica, anni in cui scriveva e disegnava manifesti di denuncia contro il costituito potere demoscristiano.

Il 15 ottobre del 1949 viene segnalato ai Carabinieri di Cordovado per corruzione di minorenne avvenuta, secondo l'accusa nella frazione di Ramuscello: è l'inizio di una delicata ed umiliante trafila giudiziaria che cambierà per sempre la sua vita. Dopo questo processo molti altri ne seguirono, ma è lecito pensare che se non vi fosse stato questo primo procedimento gli altri non sarebbero seguiti.

E' un periodo di contrapposizioni molto aspre tra la sinistra e la DC, e Pasolini, per la sua posizione di intellettuale comunista e anticlericale rappresenta un bersaglio ideale. La denuncia per i fatti di Ramuscello viene ripresa sia dalla destra che dalla sinistra: prima ancora che si svolga il processo, il 26 ottobre 1949.

Pasolini si trova proiettato nel giro di qualche giorno in un baratro apparentemente senza uscita. La risonanza a Casarsa dei fatti di Ramuscello avra' una vasta eco. Davanti ai carabinieri cerca di giustificare quei fatti, intrinsecamente confermando le accuse, come un'esperienza eccezionale, una sorta di sbandamento intellettuale: ciò non fa che peggiorare la sua posizione: espulso dal PCI, perde il posto di insegnante, e si incrina momentaneamente il rapporto con la madre. Decide allora di fuggire da Casarsa, dal suo Friuli spesso mitizzato e insieme alla madre si trasferisce a Roma.

I primi anni romani sono dificilissimi, proiettato in una realtà del tutto nuova e inedita quale quella delle borgate romane. Sono tempi d'insicurezza, di povertà, di solitudine.

Pasolini, piuttosto che chiedere aiuto ai letterati che conosce, cerca di trovarsi un lavoro da solo. Tenta la strada del cinema, ottenendo la parte di generico a Cinecittà, fa il correttore di bozze e vende i suoi libri nelle bancarelle rionali.

Finalmente, grazie al poeta il lingua abbruzzese Vittori Clemente trova lavoro come insegnante in una scuola di Ciampino.

Sono gli anni in cui, nelle sue opere letterarie, trasferisce la mitizzazione delle campagne friulane nella cornice disordinata della borgate romane, viste come centro della storia, da cui prende spunto un doloroso processo di crescita. Nasce insomma il mito del sottoproletariato romano.

Prepara le antologie sulla poesia dialettale; collabora a "Paragone", una rivista di Anna Banti e Roberto Longhi. Proprio su "Paragone", pubblica la prima versione del primo capitolo di "Ragazzi di vita".

Angioletti lo chiama a far parte della sezione letteraria del giornale radio, accanto a Carlo Emilio Gadda, Leone Piccioni e Giulio Cartaneo. Sono definitivamente alle spalle i difficili primi anni romani. Nel 1954 abbandona l'insegnamento e si stabilisce a Monteverde Vecchio. Pubblica il suo primo importante volume di poesie dialettali: "La meglio gioventù".

Nel 1955 viene pubblicato da Garzanti il romanzo "Ragazzi di vita", che ottiene un vasto successo, sia di critica che di lettori. Il giudizio della cultura ufficiale della sinistra, e in particolare del PCI, è però in gran parte negativo. Il libro viene definito intriso di "gusto morboso, dello sporco, dell'abbietto, dello scomposto, del torbido.."

La Presidenza del Consiglio (nella persona dell'allora ministro degli interni, Tambroni) promuove un'azione giudiziaria contro Pasolini e Livio Garzanti. Il processo da' luogo all'assoluzione "perche' il fatto non costituisce reato". Il libro, per un anno tolto alle librerie, viene dissequestrato. Pasolini diventa però uno dei bersagli preferiti dai giornali di cronaca nera; viene accusato di reati al limite del grottesco: favoreggiamento per rissa e furto; rapina a mano armata ai danni di un bar limitrofo a un distributore di benzina a S. Felice Circeo.

La passione per il cinema lo tiene comunque molto impegnato. Nel 1957, insieme a Sergio Citti, collabora al film di Fellini, "Le notti di Cabiria", stendendone i dialoghi nella parlata romana, poi firme sceneggiature insieme a Bolognini, Rosi, Vancini e Lizzani, col quale esordisce come attore nel film "Il gobbo" del 1960.

In quegli anni collabora anche alla rivista "Officina" accanto a Leonetti, Roversi, Fortini, Romano', Scalia. Nel 1957 pubblica i poemetti "Le ceneri di Gramsci" per Garzanti e, l'anno successivo, per Longanesi, "L'usignolo della Chiesa cattolica". Nel 1960 Garzanti pubblica i saggi "Passione e ideologia", e nel 1961 un altro volume in versi "La religione del mio tempo".

Nel 1961 realizza il suo primo film da regista e soggettista, "Accattone". Il film viene vietato ai minori di anni diciotto e suscita non poche polemiche alla XXII mostra del cinema di Venezia. Nel 1962 dirige "Mamma Roma". Nel 1963 l'episodio "La ricotta" (inserito nel film a più mani "RoGoPaG"), viene sequestrato e Pasolini e' imputato per reato di vilipendio alla religione dello Stato. Nel '64 dirige "Il vangelo secondo Matteo"; nel '65 "Uccellacci e Uccellini"; nel '67 "Edipo re"; nel '68 "Teorema"; nel '69 "Porcile"; nel '70 "Medea"; tra il '70 e il '74 la triologia della vita, o del sesso, ovvero "Il Decameron", "I racconti di Canterbury" e "Il fiore delle mille e una notte"; per concludere col suo ultimo "Salo' o le 120 giornate di Sodoma" nel 1975.

Il cinema lo porta a intraprendere numerosi viaggi all'estero: nel 1961 e', con Elsa Morante e Moravia, in India; nel 1962 in Sudan e Kenia; nel 1963 in Ghana, Nigeria, Guinea, Israele e Giordania (da cui trarrà un documentario dal titolo "Sopralluoghi in Palestina").

Nel 1966, in occasione della presentazione di "Accattone" e "Mamma Roma" al festival di New York, compie il suo primo viaggio negli Stati Uniti; rimane molto colpito, soprattutto da New York. Nel 1968 e' di nuovo in India per girare un documentario. Nel 1970 torna in Africa: in Uganda e Tanzania, da cui trarrà il documentario "Appunti per un'Orestiade africana".

Nel 1972, presso Garzanti, pubblica i suoi interventi critici, soprattutto di critica cinematografica, nel volume "Empirismo eretico".

Essendo ormai i pieni anni settanta, non bisogna dimenticare il clima che si respirava in quegli anni, ossia quello della contestazione studentesca. Pasolini assume anche in questo caso una posizione originale rispetto al resto della cultura di sinistra. Pur accettando e appoggiando le motivazioni ideologiche degli studenti, ritiene in fondo che questi siano antropologicamente dei borghesi destinati, in quanto tali, a fallire nelle loro aspirazioni rivoluzionarie.

Tornando ai fatti riguardanti la produzione artistica, nel 1968 ritira dalla competizione del Premio Strega il suo romanzo "Teorema" e accetta di partecipare alla XXIX mostra del cinema di Venezia solo dopo che, come gli viene garantito, non ci saranno votazioni e premiazioni. Pasolini è tra i maggiori sostenitori dell'Associazione Autori Cinematografici che si batte per ottenere l'autogestione della mostra. Il 4 settembre il film "Teorema" viene proiettato per la critica in un clima arroventato. L'autore interviene alla proiezione del film per ribadire che il film è presente alla Mostra solo per volontà del produttore ma, in quanto autore, prega i critici di abbandonare la sala, richiesta che non viene minimamente rispettata. La conseguenza è che Pasolini si rifiuta di partecipare alla tradizionale conferenza stampa, invitando i giornalisti nel giardino di un albergo per parlare non del film, ma della situazione della Biennale.

Nel 1972 decide di collaborare con i giovani di Lotta Continua, ed insieme ad alcuni di loro, tra cui Bonfanti e Fofi, firma il documentario 12 dicembre. Nel 1973 comincia la sua collaborazione al "Corriere della sera", con interventi critici sui problemi del paese. Presso Garzanti, pubblica la raccolta di interventi critici "Scritti corsari", e ripropone le poesia friulana in una forma del tutto peculiare sotto il titolo di "La nuova gioventu'".

La mattina del 2 novembre 1975, sul litorale romane ad Ostia, in un campo incolto in via dell'idroscalo, una donna, Maria Teresa Lollobrigida, scopre il cadavere di un uomo. Sarà Ninetto Davoli a riconoscere il corpo di Pier Paolo Pasolini. Nella notte i carabinieri fermano un giovane, Giuseppe Pelosi, detto "Pino la rana" alla guida di una Giulietta 2000 che risulterà di proprietà proprio di Pasolini. Il ragazzo, interrogato dai carabinieri, e di fronte all'evidenza dei fatti, confessa l'omicidio. Racconta di aver incontrato lo scrittore presso la Stazione Termini, e dopo una cena in un ristorante, di aver raggiunto il luogo del ritrovamento del cadavere; lì, secondo la versione di Pelosi, il poeta avrebbe tentato un approccio sessuale, e vistosi respinto, avrebbe reagito violentemente: da qui, la reazione del ragazzo.

Il processo che ne segue porta alla luce retroscena inquietanti. Si paventa da diverse parti il concorso di altri nell'omicidio ma purtroppo non vi sarà arriverà mai ad accertare con chiarezza la dinamica dell'omicidio. Piero Pelosi viene condannato, unico colpevole, per la morte di Pasolini.

Il corpo di Pasolini è sepolto a Casarsa.

https://biografieonline.it/foto-pier-paolo-pasolini#foto-pier-paolo-pasolini-4

Lo Sapevate Che: Burt Lancaster, attore di straordinario fascino e di vis drammatica, tra i più amati del ventennio ‘50 - ’70 del Novecento


“Togli la sensazione di fame dal tuo stomaco e non sarai più un campione.” Burt Lancaster

 

Una carriera breve ma intensa

Nato il 2 novembre 1913 ad Harlem (New York) in una famiglia numerosa, Burton Stephen Lancaster (questo il suo nome per intero) è figlio di un impiegato di origini irlandesi. Appassionato di sport, Burt coltiva il suo sogno di diventare un acrobata. Dopo aver rinunciato ad una borsa di studio della New York University per le sue attitudini sportive, comincia ad esibirsi come trapezista circense insieme all'amico Nick Cravat. Nell'ambiente del circo conosce e si innamora di June Ernst. I due si sposano, ma l'unione non dura molto.

A causa di un infortunio al polso, nel 1941, Burt Lancaster è costretto a lasciare il circo. Cambia diversi lavori, prima di arruolarsi volontario durante il secondo conflitto mondiale. Nel 1943 raggiunge l'Africa Settentrionale e poi l'Italia. Qui incontra un'ausiliaria dell'esercito, Norma Anderson, e tra i due nasce l'amore. La donna diventa sua moglie dopo la fine della guerra, e insieme mettono al mondo cinque figli. Come succede spesso per gli artisti, la vita di Burt cambia improvvisamente, quando, nel 1945, incontra per caso a Broadway un agente teatrale. Questi, colpito dal fisico atletico, scambia Burt per un attore e gli propone di partecipare ad uno spettacolo teatrale dal titolo "A Sound of Hunting". Da tale dramma bellico nel 1952 viene prodotto anche una pellicola cinematografica, "Otto uomini di ferro".

Una volta entrato nell'ambiente del teatro, Burt riesce ad ottenere un provino a Hollywood grazie al suo amico e agente Harold Hecht. Nel 1946 ottiene un vantaggioso contratto con il produttore Hal B. Wallis, che stabilisce la sua presenza in due film all'anno per sette anni consecutivi. Ma l'attore si riserva comunque la possibilità di lavorare per un terzo film all'anno per altri produttori. Ed infatti troviamo Lancaster in un film prodotto dalla Universal, "I gangsters". In questa pellicola l'attore statunitense spicca per il fisico mozzafiato, il sorriso e la recitazione impeccabile.

L'anno dopo, nel 1947, arriva per Burt un altro ruolo impegnativo: nel film "Forza bruta" interpreta un detenuto. Con l'attore Kirk Douglas, un'altra pupilla del produttore Wallis, Lancaster divide vita e lavoro. I due diventano grandi amici, e recitano insieme nel film "Le vie della città" del 1948, che però non convince né il pubblico, né la critica.

Pieno di risorse e desideroso di fare più esperienze possibili per migliorare, Lancaster accetta anche ruoli non da protagonista, che però lo fanno conoscere ed apprezzare dal pubblico. Nel 1948 è impegnato in un thriller psicologico dal titolo "Il terrore corre sul filo"; sempre nello stesso anno, recita nella pellicola "Erano tutti miei figli", tratto dal dramma scritto da Arthur Miller sulla guerra.

Dopo qualche tempo, insieme all'amico e agente Hecht, Lancaster decide di aprire una casa di produzione, per poter realizzare autonomamente qualsiasi tipo di copione. In uno di questi in particolare, "La leggenda dell'arciere di fuoco", l'ex acrobata dà sfoggio delle sue capacità ginniche, e realizza il film senza ricorrere ad alcuna controfigura.

La pellicola realizza grandi di incassi, rafforzando la posizione economica della casa di produzione appena nata. L'attore americano interpreta con bravura e professionalità una serie di ruoli anche molto diversi tra loro: il cowboy, il birbante, l'ubriacone, il campione sportivo, ecc.

Nel 1953 recita nel film "Da qui all'eternità", tratto dal romanzo di James Jones, recitando con l'attrice Deborah Kerr un'intensa scena d'amore. Il film vince ben otto Oscar.

La filmografia di Burt Lancaster è molto ricca. Nel 1956 la casa di produzione diretta da Lancaster e Hecht realizza "Trapezio", una pellicola che tratta dell'affascinante mondo circense. I protagonisti del film sono Gina Lollobrigida e Tony Curtis. Dopo il felice esordio, la casa di produzione comincia ad avere qualche problema nella seconda metà degli anni Cinquanta. Tra Lancaster ed Hecht nascono alcuni diverbi sulla gestione della stessa.

Nel 1960 il regista Richard Brooks affida a Lancaster il ruolo di attore principale nel film "Il figlio di Giuda". Con questa pellicola Burt Lancaster vince l'Oscar; in passato aveva avuto solo nomination come "migliore attore".

L'ultimo film realizzato dalla casa di produzione prima del suo scioglimento è "L'uomo di Alcatraz", in cui Burt Lancaster recita la parte di un ergastolano con la passione dell'ornitologia. Una delle sue migliori interpretazioni è quella del "principe Salina" nel capolavoro di Luchino Visconti, "Il Gattopardo". Il film riscuote successo soprattutto in Francia e in Italia, anche se gli investimenti per produrlo superano gli introiti al botteghino. In America il film è un flop, e l'edizione originale subisce anche un taglio di quaranta minuti.

Uno dei film più riusciti di Burt Lancaster è la pellicola d'azione "I professionisti", insieme ad attori del calibro di Claudia Cardinale, Robert Ryan e Lee Marvin. Nel 1970 Lancaster compare nel film "Airport": il pubblico lo apprezza molto. Nel 1974 lavora con Gianfranco De Bosio, Luchino Visconti e Bernardo Bertolucci.

Burt Lancaster muore a 80 anni a Century City, il 20 ottobre 1994, a causa di un ictus.

https://biografieonline.it/risultati.htm?d=1102

Lo Sapevate Che: Gigi Proietti è MORTO: tra i migliori eredi del teatro comico di Ettore Petrolini, è uno degli attori romani più popolari, apprezzato anche come cantante e doppiatore

 

“Mi diverto e mi pagano pure. È una pacchia.” Gigi Proietti

 

Con la classe dell'eclettico

La sua comicità, i suoi spettacoli-fiume, i suoi personaggi, le sue macchiette "petroliniane"; e ancora gli scioglilingua, le canzoni, le irriverenti risate, le parodie, le barzellette mimate: tutto ciò rende Gigi Proietti un genio e un maestro del teatro.

Nato a Roma il 2 novembre 1940, Gigi Proietti sente la vocazione per lo spettacolo molto presto.

Durante gli anni dell'università, mentre si dedica agli studi in Giurisprudenza, si esibisce con la chitarra nei locali notturni della capitale e, fin dagli esordi, si divide tra il teatro (recitando talvolta anche nelle cantine, poi arriverà al teatro Stabile di Roma e dell'Aquila), il cabaret, il gruppo di avanguardia 101, il cinema e la televisione.

I primi successi arrivano nel 1968 quando sostituisce Domenico Modugno nello spettacolo di Garinei e Giovannini "Alleluia Brava Gente" accanto a Renato Rascel. Da quel momento in poi ha inizio un susseguirsi di spettacoli di successo.

"A me gli occhi please" è lo spettacolo-cult nato nel 1976 nel Teatro Tenda di Roma, dove l'istrionico attore traeva oggetti dimenticati ? spesso appartenenti al passato, come nel caso della paglietta di Petrolini - da un baule, attribuendo loro la funzione di evocare i temi dello spettacolo. Ricordiamo anche "Caro Petrolini", "Cirano", "I sette re di Roma" oltre a molti altri.

Grazie al suo grande successo Gigi Proietti è diventato anche direttore artistico del Teatro Brancaccio di Roma, non limitandosi mai ad una pura e burocratica gestione, bensì firmando negli anni anche una serie di regie di pregio, spesso affidate a giovani attori nati dalla sua fucina.

All'inizio della carriera, anche per mantenersi tra una tournèe e l'altra, Gigi Proietti si è dedica al doppiaggio: ha prestato la voce a Gatto Silvestro, in compagnia di Loretta Goggi (Tweety), a Richard Burton, Richard Harris, Marlon Brando, Robert de Niro e Dustin Hoffman. Sua è la voce del famoso grido "Adriana!", del primo "Rocky".

Famose inoltre sono le sue innumerevoli interpretazioni cinematografiche (ricordiamo "Febbre da cavallo") e quelle televisive ("Il Maresciallo Rocca", o "Preferisco il Paradiso", dove interpreta San Filippo Neri)

GIGI PROIETTI E'  MORTO POCHI MINUTI FA....in una clinica romana per prblemi caridiaci

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