Etichette

domenica 2 agosto 2020

Lo Sapevate Che: Isabel Allende, scrittrice cilena naturalizzata statunitense. Autrice latinoamericane di maggior successo al mondo, con romanzi come La casa degli spiriti o La città delle bestie


Cuore di donna
Isabel Allende nasce il giorno 2 agosto del 1942 a Lima (Perù). La famiglia si trova in questo periodo a Lima, in Perù, per motivi di lavoro. La madre, Francisca Llona Barros, divorzia dal padre, Tomás Allende, quando la scrittrice ha solo tre anni: Isabel non conoscerà mai suo padre, che dopo la dissoluzione del matrimonio sparirà nel nulla. Sola, con tre figli e senza alcuna esperienza lavorativa, la madre si trasferisce a Santiago del Cile, ospitata nella casa del nonno (rievocata poi ne "La casa degli spiriti" in quella di Esteban Trueba). Grazie all'aiuto dello zio Salvador Allende e grazie alla sua influenza, non mancheranno a lei e ai suoi fratelli borse di studio, vestiti e svaghi.
Bambina vivace ed inquieta, durante l'infanzia trascorsa nella casa dei nonni impara a leggere e a nutrire la propria fantasia con letture prelevate dalla biblioteca del nonno, ma anche con libri che la scrittrice racconta di aver trovato in un baule ereditato dal padre, contenente raccolte di Jules Verne o Emilio Salgari. L'immaginazione della piccola si alimenta anche di romanzi rosa, ascoltati alla radio, in cucina assieme alle inservienti e soprattutto di racconti narrati dal nonno o dalla nonna, quest'ultima caratterizzata da una propensione particolare verso i misteri dello spiritismo.
Questi anni fantasiosi e meravigliosi si interrompono nel 1956, quando la madre si sposa con un altro diplomatico. Data anche la natura particolare di quella professione, il diplomatico appunto, la coppia comincia a viaggiare e ad effettuare permanenze in vari paesi. Le esperienze in Bolivia, in Europa ed in Libano sveleranno alla piccola sognatrice un mondo diverso da quello in cui è cresciuta. Isabel Allende vivrà sulla propria pelle le prime esperienze della discriminazione sessuale. Anche se le letture cambiano: legge libri di filosofia, conosce Freud e le tragedie di Shakespeare. Frugando nella camera del patrigno, trova un "libro proibito" che resterà tra le sue maggiori influenze letterarie: nascosta in un armadio legge "Le mille e una notte".
All'età di 15 anni, desiderosa di indipendenza, ritorna a Santiago ed a 17 anni inizia a lavorare come segretaria presso il "Dipartimento dell'informazione", un ufficio della FAO. A 19 anni sposa con Miguel Frías (1962), con cui avrà due figli: Nicholás e Paula.
In questo periodo accede al mondo del giornalismo che insieme all'esperienza teatrale sarà il suo migliore elemento formativo. Prima entra nel campo della televisione, conducendo un programma di quindici minuti sulla tragedia della fame nel mondo; poi scrive per la rivista femminile Paula (1967-1974) e la rivista per bambini Mampato (1969-1974). In ambito televisivo s'impegna nella Channel 7 dal 1970 al 1974. Isabel Allende conquista la fama negli anni Sessanta, grazie alla rubrica "Los impertinentes" che la sua amica Delia Vergara le riserva all'interno della rivista Paula. Da allora la scrittrice non ha mai smesso di decantare il giornalismo come grande scuola di scrittura e di umiltà.
L'11 settembre 1973 il colpo di stato militare guidato dal Generale Augusto Pinochet termina un'altra fase della vita della Allende. L'evoluzione dei fatti la costringe ad inserirsi per la prima volta attivamente nella vita politica del suo paese: la scrittrice s'impegna a favore dei perseguitati dal regime trovando loro asilo politico, nascondigli sicuri e facendo filtrare notizie del paese. Il regime dittatoriale le permette di collaborare ancora con le televisioni nazionali, ma ben presto decide di abbandonare il lavoro, perché si rende conto che il governo militare la sta usando. Decide allora di emigrare e, seguita in breve dal marito e dai figli, si ferma per tredici anni in Venezuela, dove scrive su vari quotidiani.
Di fatto autoesiliatasi, comincia a scrivere per sfogare la propria rabbia e sofferenza. Nasce così il primo romanzo, rifiutato da tutte le case editrici latino-americane per il fatto di essere firmato da un nome non soltanto sconosciuto, ma addirittura femminile. Nell'autunno del 1982 "La casa degli spiriti", una cronaca familiare sullo sfondo del mutamento politico ed economico nell'America latina, viene pubblicato a Barcellona da Plaza y Janés. Il successo divampa inizialmente in Europa e da lì passa negli Stati Uniti: le numerose traduzioni in varie lingue fanno conoscere la scrittrice in moltissime parti del mondo. Da quel momento in poi, inanellerà un successo dopo l'altro, a partire da "D'amore e ombra" fino a "Paula", passando per "Eva Luna".
A 45 anni Isabel Allende divorzia dal marito e nel 1988 si sposa in seconde nozze con William Gordon che conosce durante un viaggio a San José, negli Stati Uniti. La storia della vita del nuovo compagno della scrittrice ispira un nuovo romanzo che viene pubblicato nel 1991 col titolo "Il piano infinito".
Molti critici hanno definito l'opera di Isabel Allende come un collage di idee e situazioni tratte dai suoi colleghi più famosi. Ma una delle critiche più persistenti è quella del paragone costante con Gabriel García Márquez e, in effetti, una certa influenza dello scrittore colombiano risulta essere innegabile, dal momento che viene tutt'ora considerato un punto di riferimento per le nuove generazioni di scrittori iberoamericani.
Non si può comunque tralasciare di citare il fatto che il libro-confessione "Paula" è il resoconto della tragedia che ha colpito l'Allende. Paula, infatti, non è altri che la figlia della scrittrice, morta il 6 dicembre del 1992 di una malattia rara e incurabile dopo aver passato un lungo periodo in stato comatoso.
Bibliografia di Isabel Allende
La casa degli spiriti (1982) - D'amore e ombra (1984) - Eva Luna (1985) . Eva Luna racconta (1989) - Il piano infinito (1991) - Paula (1994) - Afrodita (1997) - La figlia della fortuna (1999) - Ritratto in seppia (2001) La città delle bestie (2002) - Il mio paese inventato (2003) - Il regno del drago d'oro (2003) - La foresta dei pigmei (2004) - Zorro. L'inizio della leggenda (2005) - Inés dell'anima mia (2006) - La somma dei giorni (2008) - L'isola sotto il mare (2009) - Il quaderno di Maya (2011) - Le avventure di Aquila e Giaguaro (trilogia, 2012: La città delle bestie; Il regno del drago d'oro; La foresta dei pigmei) - Amore (Amor), 2013 - Il gioco di Ripper (El juego de Ripper), 2013 - L'amante giapponese (El amante japonés), 2015 https://biografieonline.it/biografia-isabel-allend

Speciale: Prima domenica d’agosto! … 🌹



Frittelle con farina di Ceci e Maggiorana con Insalata mista
Per 6 persone

Ingredienti:

400 di farina di ceci, 1 dado di lievito di birra, maggiorana, sale, olio.

Mettere la farina in una terrina e mescolarla con la frusta, diluirla con l’acqua necessaria per ottenere una pastella densa.
Sbriciolare il lievito, diluirlo con poca acqua tiepida e unirlo alla pastella. Coprire la terrina con pellicola e lasciare lievitare per qualche ora finché la pastella abbia raddoppiato il suo volume.
Mescolare la pastella e unirvi 1 cucchiaio di maggiorana.
In una padella scaldare abbondante olio e versarvi la pastella a cucchiaiate.
Friggere poche frittelle per volta da entrambi le parti sin che siano dorate e gonfie. Scolarle e fare assorbire l’olio in eccesso su fogli di carta da cucina.
Servirle calde, spolverandole di sale e accompagnandole con un fresco piatto di insalata mista.


Pasta Farfalle con Fiori di Zucca
Per 4 persone

Ingredienti:

350 gr di farfalle, 20 fiori di zucca, 1cipolla, 1 bustina di zafferano, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, 1 cucchiaio di basilico tritato, parmigiano grattugiato, olio, sale, pepe.

Lavare velocemente a testa in giù i fiori di zucca e asciugarli delicatamente con carta assorbente. Togliere il pistillo interno e ridurli a grandi falde.
Pulire la cipolla, tritarla finemente e farla appassire in una capiente padella con 3 cucchiai d’olio, unire le falde dei fiori di zucca e cuocere per 5 minuti a fuoco dolce. Unire la bustina di zafferano sciolto in poca acqua calda, profumare con prezzemolo e basilico, salare e pepare e togliere dal fuoco.
Nel mentre cuocere la pasta al dente, in una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione. Scolarla e versarla nella padella col sugo, mescolare velocemente e spolverizzare con 50 gr di parmigiano grattugiato.

                                                                                                            
Coppe di Anguria e Pistacchi
Per 6 persone

Ingredienti:

2 kg di anguria, 100 gr di zucchero semolato, 4 cucchiai di maizena, 50 gr di cioccolato fondente a scagliette, 30 gr di pistacchi sbucciati, scottati in acqua bollente, asciugati e sminuzzati.

Togliere buccia e semini neri all’anguria. Ridurre la polpa a tocchetti e frullarla. Mettere il frullato (meno ½ bicchiere) in una casseruola con lo zucchero. Scaldare a fuoco dolce e prima che raggiunga il bollore, stemperare la maizena nel ½ bicchiere di frullato e unirlo nella casseruola, mescolando con un cucchiaio di legno sin che la crema sia addensata. Togliere dal fuoco, coprire col coperchio e lasciare raffreddare a temperatura ambiente. Quando la preparazione sarà raffreddata, versarla nei bicchieri di portata. Cospargere i bicchieri con le scaglie di cioccolato e i pistacchi sminuzzati. Tenere in frigorifero sino al momento di servire.

sabato 1 agosto 2020

Lo Sapevate Che:Herman Melville, trasse dal suo vissuto di marinaio l’ispirazione per la produzione letteraria di scrittore, poeta e critico letterario


Metafore di avventure vissute
Al tempo in cui morì il suo autore, era stato quasi del tutto dimenticato, poi il capolavoro del 1851 "Moby Dick" sarebbe stato rilanciato nel 1921 grazie a una biografia di Raymond Weaver; oggi quel romanzo è ritenuto uno dei massimi capolavori dell'Ottocento. Il suo autore è Herman Melville, scrittore, poeta e critico letterario statunitense, nato il giorno 1 agosto 1819 a New York. Amico di Nathaniel Hawthorne, "Moby Dick" come le altre opere di Melville sarebbero state ispirate dalla produzione più tarda dell'amico.
Studia a New York e matura la passione per l'avventura ascoltando i racconti del padre Allan, ricco commerciante dal carattere espansivo, che in passato molto aveva viaggiato. Nei racconti del padre erano spesso presenti figure quali gigantesche onde marine e alberi di navi che si spezzavano come fuscelli. Dopo una vita trascorsa in sostanziale tranquillità economica, nell'estate del 1830, l'attività del padre fallisce: Allan Melville manifesta in seguito una malattia psichica che lo porterà alla morte. Il fratello tenta di riprendere gli affari del padre, ma fallisce: la famiglia è composta di otto figli tra fratelli e sorelle (Herman è il terzogenito): si riduce in miseria e si trasferisce al villaggio di Lansingburgh, sul fiume Hudson.
Qui Herman lascia definitivamente la scuola per iniziare a lavorare nell'azienda di uno zio; lavora poi nel negozio del fratello maggiore e infine come maestro in una piccola scuola.
La mancanza di una prospettiva lavorativa stabile, unita al desiderio di viaggiare, spingono il futuro scrittore ad imbarcarsi come mozzo su una nave ancorata al porto di New York, in partenza per Liverpool. E' il mese di giugno del 1839: Melville attraversa l'oceano e giunge a Londra. Tornerà poi in patria con la stessa nave. Questo viaggio ispirerà il suo romanzo "Redburn: il suo primo viaggio" (Redburn: His First Voyage), pubblicato a dieci anni di distanza.
Tornato a casa, riprende la professione di insegnante. All'inizio dell'anno 1841 si arruola di nuovo come marinaio: parte dal porto di New Bedford (in Massachusetts) sulla nave baleniera Acushnet, diretto verso l'Oceano Pacifico. Il viaggio durerà un anno e mezzo. Una volta raggiunte le Isole Marchesi (nella Polinesia Francese), Melville diserta; il racconto di "Taipi" (Typee) come la sua continuazione "Omoo", saranno testimonianza di questa vicenda.
Dopo un soggiorno alle Isole della Società, Melville si dirige a Honolulu, dove resta per quattro mesi lavorando come impiegato in un ufficio. Si unisce poi all'equipaggio della fregata americana "United States", che naviga in direzione Boston, facendo scalo presso un porto peruviano nell'ottobre del 1844. Descriverà questa esperienza insieme alla nave con il nome di "Neversink" (L'inaffondabile) in "Giacchetta bianca o il mondo visto su una nave da guerra" (White Jacket: or, The World in a Man-of-War, 1850).
Il 4 agosto 1847 a Boston, Herman Melville sposa Elizabeth Shaw, evento che pone termine alle avventure marinaresche dello scrittore. La coppia si stabilisce a New York dove rimane fino all'anno 1850, quando acquistano una fattoria a Pittsfield (Massachusetts); proprio nel febbraio dello stesso anno inizia a scrivere "Moby Dick", l'opera che lo proietterà nella storia della letteratura americana e mondiale.
Durante i tredici anni passati a Pittsfield, Melville tiene conferenze presso le scuole, dedicandole principalmente alle sue avventure nei mari del sud.
Le sue opere non riusciranno a raggiungere un pubblico vasto, così Melville non avrebbe guadagnato molto dalla sua attività di scrittore. Economicamente molto doveva alla famiglia della moglie; in seguito lavorerà anche come doganiere a New York, dove si trasferirà con la moglie.
Dopo una malattia che dura diversi mesi, Herman Melville muore nella sua casa di New York, nelle prime ore della mattina del 28 settembre 1891. La sua salma viene sepolta nel Woodlawn Cemetery, nel quartiere del Bronx.

Lo Sapevate Che: Adriano Sofri, giornalista, scrittore e attivista, protagonista discusso dei cosiddetti Anni di piombo


 Le sue prigioni
Parlare di Adriano Sofri significa inevitabilmente parlare di quello che, da più parti, e in maniera assai autorevole, è stato definito come una sorta di "Caso Dreyfus" italiano. Ed equiparare il "Caso Sofri" con quello del povero ufficiale francese significa nientemeno che qualificarlo come uno scandalo che grida giustizia davanti al sommo tribunale della storia.
Inevitabile quindi ripercorrere le tappe che hanno determinato questa vera e propria "stortura" giuridico-istituzionale.
Adriano Sofri, nato il primo agosto del 1942, negli anni settanta è stato il massimo esponente del movimento extraparlamentare di sinistra "Lotta Continua", ma la genesi della sua carcerazione è però da far risalire all'episodio del celebre omicidio Calabresi, generatosi nel clima acceso degli anni settanta.
Più precisamente, il motore di tutto fu la bomba che scoppiò il 12 dicembre del 1969 alla Banca Nazionale dell'Agricoltura in P.zza Fontana, nel pieno centro di Milano. Nell'attentato morirono sedici persone. Polizia, carabinieri e governo accusarono gli "anarchici" del delitto. Dopo varie indagini, venne convocato in questura per un colloquio un semplice ferroviere di nome Giuseppe Pinelli, esponente dell'anarchia milanese. Era il presunto colpevole. Purtroppo però, una notte di tre giorni dopo, durante uno dei tanti interrogatori a cui era stato sottoposto, Pinelli morì sfracellato nel cortile della questura. Da quel momento, ebbe luogo la tragica pantomima che cercò di stabilire le cause e le responsabilità della morte. Il questore interpretò il gesto, di fronte alla stampa, come un suicidio, causato dal senso di colpevolezza di Pinelli e dal suo sentirsi ormai alle corde. Gli anarchici e la sinistra, invece, accusarono appunto il commissario Calabresi di aver "suicidato" il povero Pinelli.
Per quanto riguarda la strage, in seguito, la questura designò come colpevole il ballerino anarchico Pietro Valpreda, poi scagionato dopo un estenuante processo durato anni (oggi invece si sa che un ruolo decisivo è da attribuire a gruppi fascisti).
Ad ogni buon conto, tornando a Pinelli, Lotta Continua scatenò una violenta campagna di propaganda contro Calabresi. Sofri stesso sul suo giornale cercava in ogni modo di costringere il commissario alla querela, unico strumento, secondo il leader di Lotta Continua, per aprire un'inchiesta sulla morte dell'anarchico.
Calabresi querelò effettivamente Lotta Continua e, nel 1971, cominciò il tanto atteso processo. Poliziotti e carabinieri furono chiamati a testimoniare. Ma proprio mentre il processo volgeva al termine, al giudice istruttore fu tolta la causa poiché l'avvocato di Calabresi sostenne di aver sentito il giudice dichiarare di essere convinto della colpevolezza del commissario.
Date queste premesse, dunque, era impossibile andate avanti e il processo si sgonfiò appunto su se stesso come un pallone senz'aria.
La conseguenza fu che la mattina del 17 maggio 1972, il commissario Calabresi venne trucidato per strada, sempre a Milano. Lotta Continua diventa immediatamente la sospettata numero uno. Nel 1975 venne fatto un nuovo processo che si concluse con la condanna di LC per aver diffamato il commissario Calabresi. La sentenza sosteneva che i funzionari di polizia avevano effettivamente mentito per avallare la tesi di Calabresi, ma che Pinelli era comunque caduto dalla finestra in seguito ad un "malore attivo", termine che i critici più accesi della sentenza hanno sempre sostenuto essere vago e non ben definito.
Il primo arresto di Sofri, Bompressi e Pietrostefani (gli altri due esponenti di punta di Lotta Continua accusati di aver preso parte all'omicidio), è avvenuto nel 1988, a sedici anni dai fatti, in seguito alle confessioni esposte alla Procura dal "pentito" Salvatore Marino, anch'egli aderente negli anni "caldi" all'organizzazione Lotta Continua. Marino sostiene di esser stato lui a guidare la macchina servita per l'attentato. L'esecutore materiale invece, sempre secondo la ricostruzione di Marino, priva di qualunque contraddittorio diretto, di altre testimonianze, sarebbe Bompressi. Le responsabilità di Pietrostefani e di Sofri sarebbe invece di ordine "morale" dato che, essendo i leader carismatici del movimento e quelli che dettavano gli ordini, sarebbero stati i mandatari.
L'interpretazione di Sofri come "mandatario" è sottoscritta pure da quelli che, in questi anni, hanno negato il coinvolgimento diretto del leader (ossia di essere il mandatario cosciente), a cui tuttavia imputano una responsabilità morale in qualità di "cattivo maestro". Una figura insomma che, almeno stando alla sua personalità del tempo, avrebbe traviato le coscienze e influenzato i suoi adepti con teorie sbagliate.
Marino, dunque, si dichiara anch'egli colpevole e ha denunciato i suoi presunti complici dopo settimane di incontri notturni con i carabinieri, mai verbalizzati.
Dopo un'infinita sequela di processi e di dibattimenti, che ha sempre visto perdente la linea difensiva (il che ha dello sconcertante, tenuto conto che la stessa Cassazione, nella sua massima espressione ossia le Sezioni Riunite, aveva ritenuto del tutto inattendibile la denuncia di Marino e aveva pienamente assolto gli imputati), Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi si sono consegnati spontaneamente al carcere di Pisa. La Cassazione ha infatti emesso infine nei loro confronti una condanna a 22 anni di detenzione.
A conti fatti, i protagonisti della vicenda, colpevoli o innocenti che siano, scontano la loro pena a oltre trent'anni dal fatto.
Bisogna poi sottolineare che il verdetto è però basato sulle parole di un unico "pentito". Il vasto movimento di opinione che si è creato a favore di Sofri, poi, sostiene che le parole di Marino siano largamente smentite dai fatti e prive di qualsiasi riscontro specifico.
In occasione della pubblicazione di un libro di Sofri "Altri Hotel", e riprendendo il tema della doverosa Grazia che andrebbe doverosamente concessa a Sofri (in considerazione del tempo trascorso ma anche di quello che Sofri ha dimostrato di essere in questi anni, ossia un intellettuale di grandissimo spessore, senza contare il suo interessamento diretto in occasione della guerra Yugoslava), ma che Sofri stesso è ben lontano dal chiedere, Giuliano Ferrara ha scritto su Panorama parole che ci permettiamo di riportare quasi integralmente:
Che ancora non si riesca a tirare fuori di galera uno così, uno che non muove un dito per sé nel senso della banale convenienza, uno che si rispetta ma preferisce combattere a suo modo l'annientamento della propria esistenza piuttosto che concedere un centimetro del proprio senso dell'integrità, è davvero doloroso. Doloroso in senso civile, e molto frustrante.
È ovvio che i verdetti penali definitivi non si discutono più se non in sede storica. È ovvio che nessuno può pretendere di avere la libertà perché è tanto una brava persona o perché ha tanti amici in Italia e nel mondo. È ovvio che questo non è l'unico caso di una giustizia che si realizza nell'ingiustizia, e che dovrebbe essere costituzionalmente completata da un provvedimento di grazia. Queste tautologie sono piccole perle di una casistica da minorati morali o semplici pettegolezzi. Il problema non è di Adriano Sofri, che non pretende niente come questo suo libro dimostra in modo indiretto, ma perfetto. Il prigioniero si taglia le unghie, gioca al calcio, legge, scrive, guarda la televisione, e il fatto che viva la più pubblica delle reclusioni nel perfetto rispetto dei regolamenti penitenziari, che la sua parola abbia uno spazio non invadente e un peso non schiacciante diffonde intorno a lui, per le vie misteriose dell'incomprensione umana, dell'angoscia di sé e dell'invidia, perfino un'aura di privilegio. Il problema è nostro, è della comunità di coloro che stanno fuori e non sanno che cosa fare del loro potere di grazia, non di quello che sta dentro e non ha nemmeno il tempo di pensare, scrivere, comunicare come la vede uno la cui finestra affaccia da cinque anni e mezzo su un muro di cemento.
Che vicenda strana, moralmente ambigua, quella della mancata clemenza di Stato nel caso Sofri. Lo Stato ha il privilegio di colmare il diritto con la grazia, ma non lo esercita perché il prigioniero nel carcere di Pisa ha la forza di agire da uomo libero, perché la vulgata sociale vuole che un cittadino ferito da una condanna che proclama ingiusta, oltraggiato ma non umiliato né avvilito, non si arroghi il privilegio scandaloso di una popolosa e produttiva solitudine. Se Sofri cedesse terreno e potere in qualunque forma, s'industrierebbero in tanti tra coloro che hanno la responsabilità di decidere per il meglio. Se tiene duro senza albagia, nello stile di queste pagine strepitose, fenomeno anche stilisticamente unico nella storia della immensa letteratura carceraria europea, tutto resta fermo a mezz'aria, e non si fa un passo che non sia indietro. Quello che non la chiede si è già dato tutta la grazia che può. Quelli che dovrebbero dargliela, la grazia, non sanno ancora dove andare a cercarla. Presidente Ciampi, presidente Berlusconi, ministro guardasigilli: fino a quando abuserete della vostra distrazione?
Verso la fine del mese di novembre 2005 Adriano Sofri è stato ricoverato in ospedale: sarebbe stato colpito dalla sindrome di Mallory-Weiss, che provoca gravi disturbi all'esofago. Nell'occasione è stata concessa la sospensione della pena per motivi di salute. Dopo di allora è rimasto agli arresti domiciliari.
La sua pena decorre in data 16 gennaio 2012.
Bibliografia essenziale
Adriano Sofri, "Memoria", Sellerio - Adriano Sofri, "Il futuro anteriore", Stampa Alternativa - Adriano Sofri, "Le prigioni degli altri", Sellerio  - Adriano Sofri, "Altri Hotel", Mondadori - Piergiorgio Bellocchio, "Chi perde ha sempre torto", in "Diario" n.9, febbraio 1991 - Michele Feo, "Chi ha paura di Adriano Sofri?", in "Il Ponte" agosto-settembre 1992 - Michele Feo, "Dalle patrie prigioni", in "Il Ponte" agosto-settembre 1993 - Carlo Ginzburg, "Il giudice e lo storico", Einaudi - Mattia Feltri, "Il prigioniero: breve storia di Adriano Sofri", Rizzoli.

Lo Sapevate Che: Giancarlo Giannini, stella del cinema italiano che ha alle spalle quasi mezzo secolo di carriera come attore, doppiatore e regista


Classe internazionale
Giancarlo Giannini nasce a La Spezia il giorno 1 agosto 1942. Si diploma a Napoli come perito elettronico, poi studia recitazione a Roma presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico. Debutta in teatro a diciotto anni con "In memoria di una signora amica", di Giuseppe Patroni Griffi. Nel 1960 arriva anche il suo primo successo internazionale, grazie a "Romeo e Giulietta" di Franco Zeffirelli, rappresentato all'Old Vic di Londra.
Nel 1965 Giancarlo Giannini esordisce al cinema con "Libido e Fango sulla metropoli" e in televisione, dove il suo volto diventa noto al grande pubblico grazie alla sua interpretazione del protagonista di "David Copperfield", sceneggiato girato dal regista Anton Giulio Majano.
L'anno seguente (1966) lavora al fianco di Rita Pavone e per la prima volta con Lina Wertmuller, in "Rita la zanzara", titolo a cui seguirà "Non stuzzicate la zanzara" (1967). Con Lina Wertmuller nasce una felice e duratura collaborazione che porterà alla realizzazione di numerosi lavori di qualità. Giannini intanto viene chiamato da Ettore Scola per "Dramma della gelosia - tutti i particolari in cronaca", del 1970.
Durante gli anni '70 avviene la consacrazione: i titoli più rappresentativi sono "Mimì metallurgico ferito nell'onore" (1972), "Film d'amore e d'anarchia ovvero: stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza" (1973, per il quale vince il premio come miglior attore al Festival di Cannes), "Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto" (1974), "Pasqualino Settebellezze" (1975, per il quale invece è candidato all'Oscar), "La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia" (1978), "Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova - si sospettano moventi politici" (1978). Con questi film - di Lina Wertmuller - sovente in coppia con Mariangela Melato, il volto di Giancarlo Giannini diventa l'icona del maschio italiano, rude e zotico, e veicolato dall'effetto stereotipante, fa il giro del mondo acquisendo notorietà internazionale.
Le notevoli doti drammatiche di Giannini hanno modo di esprimersi anche ne "La prima notte di quiete" (1972, di Valerio Zurlinie) e in "L'innocente" (1976, di Luchino Visconti).
Durante la sua lunga e prestigiosa carriera Giannini interpreta in modo straordinario e camaleontico personaggi di ogni genere, di diversi dialetti italiani, così come in lingua inglese. Proprio durante gli anni '80 lavora a livello internazionale, scelto da registi come Rainer Werner Fassbinder ("Lili Marleen", 1981) e Francis Ford Coppola ("La vita senza Zoe", episodio di New York Stories, 1989).
Durante gli anni '90 spazia dai film di azione ("Palermo Milano solo andata", 1995 - "Terra bruciata", 1999) al cinema cosiddetto più leggero ("Cervellini fritti impanati", 1996), fino all'impegno civile ("Giovanni Falcone", 1993).
Dopo il 2000 appare più frequentemente nelle fiction per la tv come "Il Generale Dalla Chiesa" o "Il Maresciallo Rocca", ma non manca di di frequentare le grandi produzioni hollywoodiane, come "Hannibal" (2001), "Man on Fire" (2004), "Casino Royale" (2006), "Agente 007 - Quantum of Solace" (2008).
La statura interpretativa di Giancarlo Giannini eccelle anche nell'attività di doppiatore: è la voce ufficiale di Al Pacino, ma ha prestato la voce anche a Jack Nicholson in "Shining" (1980) e nel "Batman" di Tim Burton (1989), nelle vesti di Joker.

Speciale: Fresco Spuntino del sabato! … 🌹




Pintox dei Tabas Baschi, ricetta Spagnola
Per 4 persone

1 pane baguette francese, 4 ritagli di salmone affumicato, 8 filetti di acciuga sotto sale, olio, 1 cucchiaio di cipolla rossa tritata, prezzemolo, 1 peperone rosso arrostito e spellato, 8 filetti di acciuga sott’olio, 4 uova sode, 8 olive nere taggiasche, maionese o salsa rosa.

Prima versione

Tagliare la baguette a fette spesse cm 1,5: stendere su ciascuna delle 4 fette di pane i ritagli di salmone. Lavare le acciughe dissalandole, asciugarle e bagnarle nell’olio prima di sistemarne due sul salmone di ciascun pintox a forma di X. Completare la superficie con cipolla tritata e prezzemolo tritato.

Seconda versione

Stendere i peperoni su quattro fette di pane, sistemare sopra le acciughe arrotolate, grattugiarvi l’uovo sodo e completare con maionese o salsa rosa e un’oliva.


Bruschette con Funghi porcini trifolati
Per 4 persone

Ingredienti:

8 fette di pancarrè, gr.500 di porcini, gr.150 di burro, 4 spicchi d’aglio, 4 cucchiai di olio, prezzemolo, sale.

Dopo aver pulito delicatamente i funghi con una pezzuola inumidita nell’acqua, affettateli e fateli cuocere nell’olio con uno spicchio d’aglio e un pizzico di sale.
Scottate gli altri spicchi d’aglio in acqua bollente e passateli al setaccio, lavorate poi il composto in una terrina col burro fatto ammorbidire a temperatura ambiente e montate il composto a spuma con le fruste. Tagliate il pancarrè in tante tartine rotonde e spalmatele col composto di burro e aglio, quindi ricopritele con i funghi trifolati. Decorate il piatto con del prezzemolo.


Panino di Altamura al forno
Per 4 persone

Ingredienti:

4 panini di Altamura, 80 gr di buon burro, 8 cucchiaini di prezzemolo tritato, 2 etti di coppa piacentina

Incidere le due parti del panino e farcire l’interno con gli ingredienti: burro, prezzemolo tritato e coppa piacentina.

Incartare i panini nella carta di alluminio a mo’ di caramelle.
Infornare a forno preriscaldato a 210° per 5 minuti.
Sfornare, appoggiare le “caramelle” su un piatto piano: scartare e buon appetito!


Macedonia con Trionfo di Frutta
Per 4 persone

Ingredienti

4 fette di ananas, 4 kiwi, 2 pere, un grappolo di uva bianca, un grappolo di uva nera, 200 gr di frutta secca mista, 4 cucchiai di zucchero, vino bianco frizzante poco alcolico.

Sbucciate e tagliate a dadini le pere e a fettine i kiwi e le banane.
Tagliate a pezzetti l’ananas e riunite il tutto in una grande coppa di vetro.
Unite lo zucchero diluito con pochissima acqua e 1 bicchiere di vino bianco.
Mettete in frigorifero per un’ora. Al momento di servire, aggiungete la frutta secca a pezzetti, gli acini d’uva e irrorate con 3 bicchieri di vino bianco freddissimo.