Etichette

giovedì 2 luglio 2020

Speciale: Menù del giovedì! … 🌹


Ogni giorno dì a qualcuno che c’è in lui qualcosa che ammiri e apprezzi.
Ti accorgerai che occorrono meno di due secondi per far felice una persona.
(Richard Carlson)


Anello di Riso all’Arancia
Per 6 persone

Ingredienti:

½ chilo di riso, 80 gr. di burro, succo di 5 arance.
Per la besciamella: ½ lt di latte, 50 gr. di farina, un pizzico di noce moscata, sale.
Per decorare 6 arance.

Lessate in acqua il riso, scolatelo e versatelo in una ciotola. Conditelo con 60 gr. di burro.
Preparate la besciamella con latte burro e farina, fino ad ottenere un composto omogeneo. Lasciate cuocere circa 10 minuti. Unite la noce moscata e regolate di sale. Versate la salsa nella ciotola del riso, unite il succo delle arance e amalgamate bene, con un cucchiaio di legno. Versate il composto in uno stampo imburrato e fate gratinare per pochi minuti. Capovolgerlo su un piatto e decorate con spicci di arance e filettini della buccia a julienne.


Parmigiana di Zucchine
Per 6 persone

Ingredienti:

2 kg di zucchine, 300 gr di mozzarella, 1 cipolla, 300 gr di passata di pomodoro, 250 gr di salsiccia, pecorino grattugiato, foglie di menta.

Lavate le zucchine, spuntatele e tagliatele a fette per il lungo. Affettate la mozzarella. In una padella con 3 cucchiai d’olio caldo, fate soffriggere la cipolla finemente affettata, unite la passata di pomodoro e cuocete a fuoco basso per 20 minuti. Sbriciolate la salsiccia e fatela rosolare in 2 cucchiai d’olio, unitela ai pomodori, salate e pepate.
Ungete con olio una pirofila da forno e sistematevi uno strato di zucchine, salate e copritele col sugo al pomodoro e salsiccia, fettine di mozzarella, 2 cucchiai di pecorino grattugiato, qualche foglia di menta. Ripetete gli strati fino ad esaurimento degli ingredienti. Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti.
Consiglio: le zucchine, anziché metterle crude nella pirofila, si possono grigliare a metà cottura.


Crostata di Prugne viola
Per 6 persone

Ingredienti:

150 gr di farina, 80 gr di burro, 130 gr di zucchero, sale, 3 uova, la buccia grattugiata di 1 limone, 1 dl di latte, ½ bicchierino di liquore, ½ bustina di vanillina, 600 gr di prugne scure. Burro e farina per la pirofila. Una piccola confezione di gelatina di frutta.

Fare ammorbidire a pezzetti il burro a temperatura ambiente. Unire alla farina la vanillina e un pizzico di sale. Versarla a fontana in una ciotola e mettervi al centro il burro, 80 gr di zucchero, 1 tuorlo d’uovo, la buccia grattugiata del limone. Impastare velocemente gli ingredienti senza lavorarli troppo. (se l’impasto fosse troppo duro unire un po’ d’acqua gelata) . Avvolgere la pasta in una pellicola trasparente per alimenti e metterla in frigorifero per 1 ora. Lavare le prugne, asciugarle e snocciolarle. Tagliarle a spicchi. Imburrare e infarinare una pirofila di circa 22 cm di diametro. Stendere la pasta su di un piano di lavoro infarinato allo spessore di circa 3mm e foderare la pirofila. Bucherellare il fondo della pasta con i rebbi di una forchetta, pizzicandone il bordo. Disporre gli spicchi di prugne a raggiera sulla superficie della torta. In una terrina mettere le 2 uova con 50 gr di zucchero e il latte con il liquore. Mescolare bene e versare il composto sulle prugne. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 35 minuti. Sfornare e lasciare raffreddare. Sformare la torta su di un piatto di portata. In un padellino, scaldare 3 cucchiai di gelatina di frutta portandola a ebollizione con 1 cucchiaio di acqua. Spennellare la gelatina sulla superficie della crostata.

Lo Sapevate Che: Hermann Hesse, autore e ista tra i più autorevoli, del Novecento. I suoi romanzi caposaldi della letteratura mondiale


Tra sensualità e spiritualità
Il 2 Luglio 1877 nasce, a Calw nello Shwarwald (Württemberg, Germania), Hermann Hesse, uno degli scrittori più letti del secolo. Il padre, Johannes, ex missionario e direttore editoriale è un cittadino tedesco nato in Estonia mentre la madre, Maria Gundert, è nata in India da padre tedesco e madre svizzero-francese. Da questo singolare impasto di culture si può forse far rinvenire la successiva attrazione che Hesse svilupperà per la visione del mondo orientale, la quale avrà la sua massima espressione nel celeberrimo "Siddartha", un vero e proprio "cult" per generazioni di adolescenti e no.
Non si può ad ogni modo tralasciare l'annotazione che, a conti fatti, la famiglia degli Hesse impartì una severa educazione pietistica al figlio,
tale da provocare non poche reazioni negative nel sensibile ragazzo. Alcuni esempi di questa insofferenza si possono rinvenire direttamente per mezzo dell'autore, attraverso gli schizzi autobiografici che ci ha lasciato e in cui descrive le reazioni negative ai doveri imposti e a qualsiasi "comando familiare", prescindendone dalla giustezza come dalla nobiltà delle intenzioni.
Hesse era un bambino oltremodo sensibile e testardo, che creava ai genitori e agli educatori notevoli difficoltà. Già nel 1881 la madre intuì che il figlio sarebbe andato incontro a un futuro non ordinario. Nello stile di pensiero che le era consono informò il marito del proprio timore: "Prega insieme a me per il piccolo Hermann [...] Il bambino ha una vitalità e una forza di volontà così decisa e [...] un'intelligenza che sono sorprendenti per i suoi quattro anni. Che ne sarà di lui? [...] Dio deve impiegare questo senso orgoglioso, allora ne conseguirà qualcosa di nobile e proficuo, ma rabbrividisco solo al pensiero per ciò che una falsa e debole educazione potrebbe fare del piccolo Hermann" (A.G., p. 208).
Un'altra figura di notevole rilievo nella crescita del piccolo Hermann è quella del nonno materno Hermann Guntert, anche lui missionario in India fino al 1859, ed erudito poliglotta conoscitore di vari dialetti indiani. Fra l'altro, aveva scritto una grammatica, un dizionario, e tradotto il Nuovo Testamento nella lingua malajala. L'accesso alla ricca biblioteca del nonno,insomma, sarà essenziale per la formazione extrascolastica di Hesse, soprattutto nel periodo delle crisi giovanile, anch'esse ben documentate dagli scritti pervenuti, nonché leggibili in controluce nelle gesta e nei moti dell'animo che costituiscono i personaggi dei suoi romanzi.
Malgrado le migliori intenzioni, dunque, i metodi pedagogici dei genitori non ottennero di "addomesticare" il bambino così poco docile, pur tentando, conformemente ai principi del pietismo, di frenare già nei primi anni quell'ostinazione ribelle che gli era propria. Così Johannes Hesse decise, trovandosi con la famiglia a Basilea e non avendo altra soluzione, di lasciar educare il bambino irrequieto al di fuori della famiglia. Nel 1888 entra nel ginnasio di Calw, che frequenta controvoglia pur risultando fra i primi della classe. Nel frattempo prende lezioni private di violino, ripetizioni di latino e greco dal padre e si sottopone, da febbraio fino a luglio del 1890, sotto la guida del rettore Bauer (uno fra i pochi insegnanti che Hesse stimava) a un programma di studio finalizzato al superamento dell'esame regionale. Il suo futuro appariva predeterminato. Avrebbe percorso una strada comune a molti figli di pastori in Svevia: attraverso l'esame regionale in seminario, quindi alla facoltà teologica-evangelica di Tubinga. Le cose tuttavia dovevano andare altrimenti. Supera senza difficoltà l'esame a Stoccarda e accede nel settembre del 1891 al seminario di Maulbronn.
Era un istituto di formazione in cui convivevano cultura medievale cistercense, cultura classica e pietismo. Tuttavia, sei mesi più tardi, senza apparente ragione, il ragazzo fugge dall'istituto. Viene ritrovato il giorno successivo e riportato al seminario. I suoi insegnanti lo trattano con comprensione ma lo sottopongono a otto ore di carcere "per aver lasciato senza autorizzazione l'istituto". Hesse, però, comincia a soffrire di gravi stati depressivi, tali da indurre gli insegnanti a caldeggiare un suo ritorno a casa. I genitori non trovano di meglio che inviarlo per una "cura", al pastore Christoph Blumhardt. La conseguenza è un tentativo di suicidio, che sarebbe riuscito se il revolver non si fosse inceppato. Hermann viene quindi ricoverato nella clinica per malati di nervi, un luogo di fatto simile ad un manicomio, a Stetten.
Questo intrecciarsi di motivi esistenziali diversi getta notevole luce sulla sua attività narrativa. La vita e l'opera di Hermann Hesse, infatti, sono percorse interamente dal contrasto fra tradizione familiare, personalità e coscienza individuale e realtà esterna. Il fatto che lo scrittore sia riuscito, nonostante i ripetuti conflitti interiori e in contrasto con le decisioni familiari, ad assecondare la propria volontà, non può essere spiegato soltanto con la caparbietà e la forte consapevolezza della propria missione.
Fortunatamente i genitori gli concedono, dopo le sue insistenti preghiere, di ritornare a Calw, dove frequenterà dal novembre 1892 sino all'ottobre 1893 il ginnasio Canstatter. Non porterà a termine comunque l'intero ciclo di studi ginnasiali. All'esperienza scolastica seguirà un brevissimo apprendistato come libraio a Esslingen: dopo appena quattro giorni Hermann abbandona la libreria; viene ritrovato dal padre in giro per le strade di Stoccarda, quindi spedito in cura dal dottor Zeller a Winnenthal. Qui trascorre alcuni mesi dedicandosi al giardinaggio, finché ottiene il permesso di tornare in famiglia.
Hermann è costretto a seguire un apprendistato presso l'officina di orologi da campanile di Heinrich Perrot a Calw. In questo periodo progetta di fuggire in Brasile. Un anno dopo abbandona l'officina e incomincia nell'ottobre 1895 un apprendistato come libraio presso Heckenhauer a Tubinga, che durerà tre anni. Non mancheranno tuttavia in futuro crisi interiori ed esteriori, di natura esistenziale o provocate dal lavoro, così come falliranno anche i suoi tentativi di adeguarsi a un'esistenza dall'aspetto "borghese" o di condurre semplicemente un'esistenza normale. Gli eventi di quel periodo, che già appartiene alla storia, riportano Hesse da Tubinga per alcuni anni a Basilea (sempre come libraio si occuperà anche di libri d'antiquariato), quindi appena sposato (già libero scrittore) sulle rive del lago di Costanza a Gaienhofen, fino a che, al ritorno da un viaggio in India, si trasferirà definitivamente in Svizzera, prima a Berna, poi nel Canton Ticino.
Nel 1924 ottiene nuovamente la cittadinanza svizzera che aveva perduto per sostenere l'esame regionale nel Württemberg. Divorzia sia dalla prima che dalla seconda moglie, entrambe svizzere. Dal primo matrimonio con Maria Bernoulli (1869-1963) nasceranno tre figli: Bruno (1905), Heiner (1909) e Martin (1911). Il secondo matrimonio con Ruth Wenger (1897), di lui più giovane di vent'anni, dura solo alcuni anni. Soltanto la sua terza moglie, Ninon Ausländer (1895-1965), divorziata Dolbin, una storica dell'arte, austriaca e di origine ebraica, rimase vicina al poeta sino alla fine.
Dopo i primi successi letterari Hesse trovò una schiera di lettori sempre crescente, innanzitutto nei paesi di lingua tedesca, poi, prima della Grande guerra, negli altri paesi europei e in Giappone, e dopo l'assegnazione del Nobel per la letteratura (1946) in tutto il mondo. Il 9 agosto del 1962 a Montagnola moriva in seguito a una emorragia cerebrale.
L'opera di Hesse, in qualche modo complementare a quella del suo grande coetaneo Thomas Mann, esprime, in una prosa classicamente composta, ma ricca di accensioni liriche, una vasta, articolata dialettica tra sensualità e spiritualità, ragione e sentimento. Il suo interesse per le componenti irrazionalistiche del pensiero e per certe forme del misticismo orientale anticipa, sotto vari aspetti, gli atteggiamenti delle ultime avanguardie statunitensi ed europee e spiega la nuova fortuna che i suoi libri hanno trovato presso le giovani generazioni successive.
Una selezione delle opere di Hermann Hesse
Il lupo della steppa - Il viandante – Poesie - Sull'amore - Dall'India - Peter Camenzind - Leggende e fiabe - Demian – Knulp - Il giuoco delle perle di vetro – Siddharta - False vocazionì - L'ultima estate di Klingsor -Narciso e Boccadoro

Lo Sapevate Che: Partigiana, madre costituente, presidente della Camera. Nilde, storia di una donna straordinaria



Laureata in lettere e filosofia (il padre, un sindacalista socialista che faceva il deviatore alle Ferrovie e che durante la dittatura era stato perseguitato dai fascisti aveva voluto che la figlia studiasse) all’Università Cattolica di Milano con una tesi dal titolo “L’attuazione delle riforme in Reggio Emilia nella seconda metà del secolo XVIII” ed insegnante in un istituto tecnico industriale di Reggio Emilia, Leonilde, per tutti Nilde, dopo l’8 settembre 1943 entra nelle file della Resistenza operando nei Gruppi di difesa della donna.
Segretaria dell’Udi a Reggio Emilia, è tra le 21 elette il 2 giugno 1946 all’Assemblea costituente.
Nel Partito comunista entra a far parte degli organismi dirigenti nazionali e, nel 1948, è eletta per la prima volta alla Camera dei deputati. Riconfermata per le successive legislature – unico parlamentare italiano ad essere stato eletto ininterrottamente per 13 volte (14, contando anche l’Assemblea costituente) – il 29 giugno 1979 ne è eletta, prima donna nella storia, presidente.
Manterrà la carica fino al 1992, lavorando ininterrottamente sino al 18 novembre 1999, quando, già gravemente malata (morirà poco più di due settimane dopo), si dimetterà tra gli applausi unanimi dell’intero schieramento parlamentare.
“Le confermo il sentimento di gratitudine del popolo italiano”, le scriverà l’allora il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. E D’Alema da Istanbul: “Voglio sottolineare l’appassionato lavoro parlamentare degli ultimi anni per le riforme: Nilde Iotti si è conquistata sul campo il prestigio riconosciuto da tutte le forze politiche. Oggi si aggiunge la nobiltà di un atto che colpisce e dispiace per le condizioni di salute che lo motivano, ma le cui ragioni ideali esprimono la coerenza di fondo con una concezione alta della politica e delle istituzioni”.
Diceva in occasione del decimo anniversario della sua morte il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano: “Nilde Iotti, con la quale ho condiviso una lunga attività parlamentare e intrattenuto un rapporto di feconda amicizia, ha rappresentato un esempio altissimo di rigore morale, di forte passione civile, di intelligente e totale impegno al servizio delle istituzioni del paese. Nella sua vicenda umana e politica si riflette la storia stessa dell’Italia repubblicana, che ella ha accompagnato nel cammino di ricostruzione e di sviluppo dai banchi dell’Assemblea costituente e poi della Camera dei Deputati, di cui per lungo tempo fu presidente unanimemente apprezzata, garanzia di libero confronto per tutti i gruppi politici. La lezione politica di Nilde Iotti, anche nella costante affermazione del principio costituzionale dell’uguaglianza della donna nella società, nel lavoro e nelle professioni, mantiene oggi intatta tutta la sua forza e attualità, e la manifestazione di oggi costituisce un giusto riconoscimento ad una eredità che è patrimonio dell’intero paese”.
Scriveva su «l’Unità» del 3 dicembre 2015 in occasione del 16° anniversario della scomparsa Livia Turco, presidente della Fondazione a lei dedicata: “Nella  sua vita ha conosciuto le fatiche, la fierezza, l’amore intenso e l’intenso dolore, l’amore per la figlia Marisa e per i nipoti, la grande passione per la politica dove ha saputo essere innovatrice, intransigente e madre generosa […] Si occupò con particolare dedizione dei temi del Diritto di famiglia, delle pensioni alle casalinghe,  del divorzio assumendo come riferimento  l’idea di famiglia come comunità di affetti […] Nel 1979 viene eletta, prima donna, presidente della Camera. Nel suo discorso di insediamento dedicò le sue prime parole alle donne italiane, cui rimase sempre profondamente legata e fedele […] Alle donne in particolare insegnava l’eleganza della politica, che doveva nutrirsi di cultura, ricercare e promuovere il bene comune, essere capace di ascolto”.
“Onorevoli colleghi – affermava Nilde il 20 giugno 1979 in occasione della sua nomina a presidente della Camera dei deputati – con emozione profonda vi ringrazio per avermi chiamato col vostro voto e con la vostra fiducia a questo compito così ricco di responsabilità e di prestigio. Voi comprenderete, io credo, la mia emozione. In questo alto incarico mi ha preceduto l’onorevole Pietro Ingrao, che fino a ieri ha diretto i nostri lavori con grande intelligenza e imparzialità, e prima ancora l’onorevole Sandro Pertini, oggi presidente della Repubblica, a cui va il mio deferente saluto. Ma in particolare comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato. Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto,  per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita”.
Il suo messaggio di una politica bella, pulita, onesta, ricca di cultura continua ad essere per noi tutte un di riferimento.
La sua foto campeggia nella Sala delle donne di Montecitorio, dove dal 2016 vengono ricordate attraverso fotografie le donne che hanno fatto parte delle istituzioni repubblicane.
Ci sono i ritratti delle 21 costituenti; delle prime dieci sindache elette nel corso delle elezioni amministrative del ‘46; della prima presidente della Camera; della prima Ministra, Tina Anselmi (“Ho vivo il ricordo in quei primi anni da parlamentare –  dirà – della solidarietà e della passione che mettemmo per raggiungere i nostri obiettivi, noi donne di partiti diversi, e spesso, come ho già detto, la comunanza politica si trasformava in profonda amicizia. Come è accaduto con Nilde Iotti, che fu una grande militante del Pci ed in seguito una autorevole presidente della Camera. Piena di intelligenza politica e di dignità, è stata una donna che ha lasciato un segno”); della prima Presidente di Regione, Anna Nenna D’Antonio.
Nella sala ci sono ancora due specchi (nel 2016 gli specchi erano tre) per ricordare che in Italia non ci sono mai state donne che hanno avuto il ruolo di premier o presidente della Repubblica. Sotto gli specchi la scritta Potresti essere tu la prima, per rimarcare un’assenza, per indicare un percorso da compiere ma anche per ricordare alle donne che vedranno la propria immagine riflessa negli specchi, che potrebbero essere le prime a ricoprire tali cariche.
Soltanto in cinque casi la Presidenza della Camera è stata affidata a una donna (Nilde Iotti per tre legislature, Irene Pivetti e Laura Boldrini), in un solo caso la Presidenza del Senato (Maria Elisabetta Alberti Casellati).
Su oltre 1500 incarichi di ministro assegnati in 70 anni di storia repubblicana le donne ne hanno ottenuti poco più di 80 (dei quali la metà senza portafoglio).
Nessuna donna ha mai rivestito l’incarico di ministro dell’Economia e delle finanze, nessuna donna – dicevamo  – è stata mai investita della carica di presidente del Consiglio o è mai stata eletta presidente della Repubblica (nel 1987 la Iotti ebbe un incarico esplorativo di formazione del governo, che non ottenne risultato: sarebbe stata l’unica donna capo del governo della storia italiana).
Considerato che le donne in Italia rappresentano più di metà dell’elettorato attivo, il 42% dei lavoratori, il 57,2% dei laureati ed il 41% della produzione del Pil nazionale, verrebbe ancora una volta da chiederci, e sono certa che Nilde lo farebbe insieme a noi, se non ora, quando?
Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

Lo Sapeate Che: Guglielmo Marconi, brevetta la radio 122 anni fa, nel 1897


 Radio radianti
Premio Nobel per la fisica nel 1909, Guglielmo Marconi nasce il 25 aprile 1874. Trascorre l'infanzia a Pontecchio, Villa Griffone, cittadina vicino a Bologna, dove sviluppa le prime curiosità scientifiche e matura la sua grande scoperta, l'invenzione della radio. E' proprio qui infatti che lo scienziato lancia da una finestra, tramite l'invenzione di un'antenna trasmittente, il primo segnale di telegrafia senza fili, nell'anno 1895, attraverso quella che diverrà poi "la collina della radio".
Marconi dedicherà tutta la sua vita allo sviluppo e perfezionamento delle radiocomunicazioni. Studia privatamente; ha vent'anni quando muore il fisico tedesco Heinrich Rudolf Hertz: dalla lettura delle sue esperienze Marconi prenderà ispirazione per quei lavori sulle onde elettromagnetiche che l'occuperanno per tutta la vita.
Forte delle sue scoperte e galvanizzato dalla prospettive (anche commerciali) che potevano aprirsi, nel 1897 fonda in Inghilterra la "Marconi's wireless Telegraph Companie", non prima di aver depositato, a soli ventidue anni, il suo primo brevetto. I benefici della sua invenzione si fanno subito apprezzare da tutti; vi è un caso in particolare che lo dimostra in modo clamoroso: il primo salvataggio, a mezzo appello radio, che avvenne in quegli anni di una nave perduta sulla Manica.
Nel 1901 vengono trasmessi i primi segnali telegrafici senza fili tra Poldhu (Cornovaglia) e l'isola di Terranova (America settentrionale). La stazione trasmittente della potenza di 25 kW posta a Poldhu Cove in Cornovaglia, come antenna dispone di un insieme di fili sospesi a ventaglio fra due alberi a 45 metri d'altezza, mentre la stazione ricevente, posta a St. Johns di Terranova, è composta solo da un aquilone che porta un'antenna di 120 metri.
Il 12 dicembre 1901 per mezzo di una cuffia e di un coherer vengono ricevuti i primi SOS attraverso l'Atlantico. Così Marconi, non ancora trentenne, è carico di gloria e il suo nome già famoso. Queste sono state le prime trasmissioni transatlantiche.
Nel 1902, onorato e celebrato in ogni dove, Marconi compie alcune esperienze sulla Regia nave Carlo Alberto, provando inoltre la possibilità dei radiocollegamenti tra le navi e con la terra.
Pochi anni dopo, i 706 superstiti del noto disastro del Titanic devono la salvezza alla radio e anche per questo l'Inghilterra insignisce Marconi del titolo di Sir, mentre l'Italia lo fa Senatore (1914) e Marchese (1929).
Nel 1914, sempre più ossessionato dal desiderio di allargare le potenzialità degli strumenti partoriti dal suo genio, perfeziona i primi apparecchi radiotelefonici. Inizia poi lo studio dei sistemi a fascio a onde corte, che gli permettono ulteriori passi in avanti oltre alla possibilità di proseguire quegli esperimenti che non si stancava mai di compiere. In questo periodo si interessa anche al problema dei radio-echi.
Nel 1930 viene nominato presidente della Real Accademia d'Italia. Nello stesso anno inizia a studiare le microonde, preludio all'invenzione del radar.
Guglielmo Marconi muore a Roma all'età di 63 anni, il 20 luglio 1937, dopo essere stato nominato dottore honoris causa dalle università di Bologna, di Oxford, di Cambridge, e di altre università italiane, senza dimenticare che all'Università di Roma è stato professore di radiocomunicazioni.     ttps://biografieonline.it/biografia-guglielmo-marconi#:~:text=Biografia%20%E2%80%A2%20Radio%20radianti,%2C%20l'invenzione%20dell

mercoledì 1 luglio 2020

Lo Sapevate Che: Diana Spencer, ricordata dai sudditi di Sua Maestà e dall’opinione pubblica mondiale come Lady D



Lady D, Principessa del popolo
Diana Spencer nasce il 1 luglio 1961 a Parkhouse proprio vicino la residenza reale di Sadringham.
Fin da piccola Diana soffre della mancanza della figura materna: la madre è spesso assente e trascura la famiglia.
Non solo, ma Lady Frances Bounke Roche, questo il suo nome, lascia Parkhouse quando Diana ha solo sei anni per vivere con un facoltoso proprietario terriero, Peter Shaud Kidd.
A dodici anni Diana viene iscritta alle scuole secondarie presso l'istituto di West Heoth nel Kent; dopo poco lascia l'amatissima residenza di Parkhouse e si trasferisce nel castello di Althorp nella contea del Northamptonshire. La famiglia degli Spencer, a ben vedere, è addirittura più antica e blasonata di quella dei Windsor... Il padre Lord John diventa l'ottavo Conte di Althorp. Il figlio Charles diventa visconte e le tre sorelle Diana, Sarah e Jane sono elevate al rango di Lady.
Quando la futura principessa compie sedici anni in occasione di una cena per la visita della regina di Norvegia incontra il Principe di Galles ma fra i due, al momento, non scatta alcun colpo di fulmine. Solamente un desiderio di approfondire la conoscenza. Intanto, com'è normale, la giovane Diana, nel tentativo di condurre una vita il più possibile vicina, per quanto possibile, a quella dei suoi coetanei (è ancora ben lungi dall'immaginare che diverrà, invece, addirittura principessa e pretendente al trono d'Inghilterra), si trasferisce in un appartamento di Coleherm Court, un quartiere residenziale di Londra. Certo, non si tratta di un appartamento povero e di basso livello, ma pur sempre di una prestigiosa abitazione.
Ad ogni buon conto, questo suo desiderio interiore di "normalità" la induce a cercare l'indipendenza e a cercare di cavarsela con le sue forze. Si adatta a svolgere lavori anche non prestigiosi, come quelli della cameriera e della babysitter, e a dividere la sua casa con altre tre studentesse. Fra un lavoro e l'altro trova anche il tempo di dedicarsi ai bambini dell'asilo a due isolati da casa sua.
La compagnia delle altre ragazze ha comunque un effetto positivo in tutti i sensi. E' proprio grazie al loro aiuto e al loro sostegno psicologico che Lady Diana affronta il corteggiamento di Carlo, il principe del Galles conosciuto a quella famosa festa. A dire il vero, su queste prime fasi iniziali circolano molte voci contraddittorie: c'è chi dice che il più intraprendente fosse lui, mentre altri sostengono che fosse lei ad aver portato avanti la vera opera di corteggiamento.
Ad ogni modo, i due si fidanzano e, nel giro di breve tempo, convolano a nozze. La cerimonia è uno degli eventi mediatici più attesi e seguiti del globo, anche per la massiccia presenza di personalità di altissimo rango provenienti di tutto il mondo. Inoltre, la differenza di età della coppia non può che sollevare inevitabili pettegolezzi. Quasi dieci anni separano il principe Carlo da Lady D. Lei: ventiduenne appena uscita dall'adolescenza. Lui: trentatreenne già avviato alla maturità. Il 29 luglio 1981, nella cattedrale di St. Paul, si trovano convenuti sovrani, capi di stato e tutta la società internazionale osservata dagli occhi mediatici di oltre ottocento milioni di spettatori.
E anche il seguito del corteo reale, la gente in carne e ossa che seguirà la vettura con i due sposi, non è da meno: lungo il percorso che la carrozza intraprende, si contano qualcosa come due milioni di persone!
Dopo la cerimonia Diana è ufficialmente Sua Altezza Reale Principessa di Galles e futura Regina d'Inghilterra.
Grazie al suo comportamento informale, Lady D (come viene soprannominata dai tabloid con un tocco fiabesco), entra subito nel cuore dei sudditi e del mondo intero. Purtroppo il matrimonio non va come così bene come le immagini della cerimonia lasciavano sperare, anzi, è palesemente in crisi. Nemmeno la nascita dei figli William e Harry riesce a salvare un'unione già compromessa.
Ricostruendo sul piano cronologico questo complesso intreccio di eventi vediamo che già nel settembre del 1981 viene annunciato ufficialmente che la principessa è incinta ma fra i due si era già insinuata da tempo Camilla Parker-Bowles, un'ex compagna di Carlo che il principe non ha mai smesso di frequentare e di cui Lady D è (giustamente, come si vedrà in seguito), assai gelosa. Tale è lo stato di tensione della principessa, il suo grado di infelicità e di rancore che tenta più volte il suicidio, con forme che vanno dai disturbi nervosi alla bulimia.
Nel dicembre 1992 viene annunciata ufficialmente la separazione. Lady Diana si trasferisce a Kensington Palace, mentre il principe Carlo continua a vivere ad Highgrove. Nel novembre 1995 Diana rilascia un'intervista televisiva. Parla della sua infelicità e del rapporto con Carlo.
Carlo e Diana divorziano il 28 agosto 1996. Negli anni del matrimonio, Diana compie numerose visite ufficiali. Si reca in Germania, negli Stati Uniti, nel Pakistan, in Svizzera, Ungheria, Egitto, Belgio, Francia, Sud Africa, nello Zimbaue e in Nepal. Numerose sono le sue attività di beneficenza e solidarietà in cui oltre a prestare la propria immagine, si impegna attivamente con l'esempio.
Dopo la separazione Lady D continua ad apparire accanto alla famiglia reale nelle celebrazioni ufficiali. Il 1997 è l'anno in cui Lady Diana sostiene attivamente la campagna contro le mine anti-uomo.
Intanto, dopo una serie non precisata di flirt, prende corpo la relazione con Dodi al Fayed, miliardario arabo di religione musulmana. Non è uno dei soliti colpi di testa ma un vero e proprio amore. Nel caso il rapporto si concretizzasse in qualcosa di ufficiale sul piano istituzionale, i commentatori sostengono che questo sarebbe un duro colpo per la già vacillante corona britannica.
E' proprio mentre la "coppia dello scandalo" tenta di seminare i paparazzi che avviene il terribile incidente nel tunnel dell'Alma a Parigi: entrambi, alla fine di un'estate trascorsa insieme, perdono la vita. E' il 31 agosto 1997.
Un'irriconoscibile Mercedes blindata, con all'interno i corpi dei viaggiatori, viene recuperata in seguito allo spaventoso incidente stradale.
Il corpo della principessa viene sepolto in un minuscolo isolotto al centro di un laghetto ovale che abbellisce la sua casa ad Althorp Park, a circa 130 chilometri a nord-ovest di Londra.
Da allora, anche a distanza di anni, regolarmente si susseguono ipotesi per spiegare l'incidente. Qualcuno sospetta addirittura che la Principessa in quel periodo fosse incinta: il fatto che il principino William avrebbe avuto un fratellastro musulmano, sarebbe stato considerato un vero proprio scandalo per la famiglia reale. Questa come altre varie ipotesi intendono spesso puntare alla presenza di complotti, creando sempre più un denso alone di mistero attorno alla vicenda. Le indagini ad oggi non si fermano: sembra tuttavia improbabile che si arriverà un giorno a conoscere tutta la verità.

Lo Sapevate Che: Come il primo Walkman ha cambiato il mondo, 40 anni fa


Sony lo presentò nell'estate del 1979 per rifarsi dopo un brutto flop commerciale, cambiando per sempre il nostro rapporto con la musica (e la percezione del Giappone nel mondo)
È possibile non averne mai posseduto uno o non conoscerne l’esatto funzionamento, o considerarlo un pezzo di modernariato superato dalla storia, persino. Ma per le generazioni che ne hanno vissuto l’epopea pluridecennale, la parola Walkman non può non evocare almeno un ricordo.
Che sia uno stanco pomeriggio di metà estate, la pubblicità  in bianco e nero sull’ultimo numero di Topolino o l’ennesima replica di Ritorno al Futuro, quella scatoletta magica marchiata Sony ha segnato la storia di milioni di vite, contribuendo alla scrittura di una fetta enorme di cultura pop e alla costruzione di buona parte del nostro immaginario collettivo. E tutto ebbe inizio esattamente 40 anni fa.
Gli esordi
Il primo esemplare di Walkman fu lanciato sul mercato il 1 luglio 1979 e superò le più rosee aspettative dei suoi creatori. La casa di produzione giapponese veniva da un brutto flop di quattro anni prima, quello del Betamax, il sistema di videoregistrazione a nastro magnetico destinato a rivoluzionare la fruizione di contenuti audiovisivi, ma soppiantato dal vhs ancora prima di dimostrare le sue indiscutibili potenzialità. E ne aveva di potenzialità, il Betamax: era tecnicamente superiore al suo diretto concorrente – introdotto dalla Jvc – in tutto e per tutto, dalla qualità del supporto alla definizione dell’immagine. Ma aveva due piccoli problemi, che i manager a Tokyo non avevano visto per tempo: costava troppo e i nastri duravano troppo poco.
Per uno di quegli scherzi crudeli che la storia ama giocare persino ai suoi figli più inappuntabili, il Betamax iniziò la sua lenta corsa verso l’oblio (anche se l’abbandono definitivo della tecnologia avverrà addirittura soltanto nel 2002) e al Walkman toccò la non invidiabile sorte di dover riscattare l’investimento azzardato. Il primo lettore portatile di musicassette della storia, un Tps-l2 blu e argento realizzato a partire dallo scheletro di un vecchio mangianastri Pressman, fu così venduto al prezzo lancio di 39mila yen (circa 150 dollari americani) e sbarcò sui mercati internazionali con svariati nomi – tra cui i discutibili Soundabout negli Stati Uniti e Stowaway nel Regno Unito – tutti poi uniformati nel più iconico Walkman.
Come molte parole che utilizziamo nel linguaggio corrente, Walkman è infatti un marchio registrato, uno dei rari brand che hanno avuto una fortuna così invidiabile da essere penetrati a fondo nel sentire comune, meritandosi la gloria di sostantivi. La parola, entrata nell’Oxford Dictionary solo nel 1986, è un neologismo composto dal verbo anglofono walk (passeggiare) e man (uomo), una combinazione in grado di rendere al meglio la principale qualità del piccolo ritrovato nipponico: la libertà.
A partire dal 1 luglio 1979, infatti, si scoprì che a ogni uomo era data la prerogativa di trasformare la propria vita in un film, scegliendone la colonna sonora e personalizzandone il ritmo. Fino a quel momento l’unico strumento in grado di trasmettere musica all’esterno era la radio portatile, e l’arrivo del Walkman modificò in maniera irreversibile il modo di approcciarsi alla musica, ora non più calata dall’alto e selezionata da giudiziose emittenti, ma completamente libera. Una rivoluzione molto simile a quella apportata ai giorni nostri da Netflix nei confronti del palinsesto televisivo, se ci pensate.
Il successo
Nelle prime settimane le vendite procedettero a rilento, ma una strategia promozionale molto aggressiva e una buona campagna stampa fecero il miracolo, tanto che nei successivi due mesi il Walkman sfiorò la quota record di 50mila esemplari venduti.
Sony decise di non vendere un semplice prodotto, per quanto tecnologicamente all’avanguardia, ma, come si direbbe oggi, un’esperienza totalmente nuova. “Forse è così popolare perché nulla del genere è mai esistito prima” confidava un rivenditore al Washington Post nel 1981. Ed era vero: Sony aveva di fatto lanciato sul mercato una nuova attività umana, quella di mettere delle cuffie nelle orecchie e uscire a fare jogging; quella di poter ascoltare la musica rock lontano dalle lamentele dei parenti più conservatori; quella di rintanarsi in una dimensione tutta propria di ritmi graditi. Il Walkman era sulla bocca di tutti e a metà degli anni Ottanta era davvero difficile poterne fare a meno, anche se i detrattori non mancavano.
“Con l’avvento del Sony Walkman stiamo smettendo di incontrare persone reali” dichiarava stizzito ai tempi del lancio il vicepresidente della Cbs Records, sempre al Washington Post. “È come una droga: indossi le cuffie e tagli fuori il resto del mondo”. È la maledizione di ogni grande salto tecnologico, quello di incontrare la resistenza di una parte società legata all’assetto precedente del mondo, ma sotto questo punto di vista il Walkman divenne ben presto il paradigma di un mondo in veloce trasformazione. Nel 1984 il sociologo Shuhei Hosokawa pubblicò una ricerca dal titolo The Walkman effect, in cui lo studioso evidenziava l’evoluzione cognitiva scatenata dall’utilizzo del lettore portatile, in grado di modificare l’ambiente urbano e le modalità di interazione tra singoli e gruppi nell’atto di ascoltare musica.
Nella cultura pop
Col tempo il Walkman è diventato una vera e propria icona pop e grazie alla sua versatilità è arrivando a permeare gran parte della cultura cinematografica degli anni Ottanta. Ai cameo sul grande schermo del lettore portatile sono dedicati diversi siti vecchi quasi quanto internet e tra le sue apparizioni più notevoli troviamo veri e propri cult del calibro di 9 settimane e 1/2, Terminator, Ghostbusters, Pretty Woman, Footloose e il già citato Ritorno al Futuro, nell’indimenticabile scena iniziale sulle note di The Power of Love.
Insieme al Walkman, 40 anni fa la cultura di massa battezzava anche il mito del Giappone come produttore di tecnologia ad alta qualità e dimensioni ridotte, un culto vivo ancora oggi, seppur con la rinnovata concorrenza del gigante cinese. Gran parte del merito va a Sony, che avrebbe rivissuto fortune simili a quelle del Walkman solo nel 1994, con la PlayStation, e che deciderà di mandare in pensione il suo prodotto di punta solo nel 2010, molti anni dopo il definitivo superamento delle musicassette e alle soglie del boom dello streaming musicale.
Quello del Walkman è il primo degli anniversari dedicati alle tecnologie che hanno rivoluzionato il nostro modo di percepire l’intrattenimento, che per un altro strano scherzo della storia hanno visto la luce sempre e soltanto nel nono anno dei rispettivi decenni: la creatura marchiata Sony ha infatti preceduto di dieci anni esatti il Nintendo Game Boy e di venti il lancio di Napster.  Simona Fontana      https://www.wired.it/gadget/audio-e-tv/2019/06/04/walkman-40-anni-storia/

Speciale: Ecco luglio! Qualcosa di fresco da bere! … 🌹



“Quando luglio è molto caldo, bevi molto e tienti saldo”

Bibita Estiva per la Famiglia
Per 6 persone


Ingredienti:

1 lt d’acqua, 1 cucchiaio di zucchero, 2 kg di arance, 1 kg di limoni. (frutta non trattata!), qualche foglia di basilico

Lavare accuratamente arance e limoni. Grattugiare le bucce dei 2 agrumi. Spremere il succo di entrambi.
Mettere sul fuoco una pentola con l’acqua e lo zucchero, portarla a ebollizione, facendo sciogliere lo zucchero. Spegnere, aggiungere le bucce grattugiate, coprire e lasciare riposare per qualche ora.
Filtrare il tutto con una garza o un filtro di carta.
Aggiungere il succo dei due agrumi e se necessario un po’ d’acqua. Al momento di servire aggiungere nei bicchieri due foglie di basilico.
Conservare la bibita in frigorifero.


Sangria Rossa
Per 10 persone:    

Ingredienti:
2 lt di vino rosso, ½ arancia, 60 gr di zucchero, 1 bicchierino di Gin, 1 stecca di cannella, ¼ di acqua minerale gassata, 2 limoni, 1 arancia, 2 pesche e 1 pera a fettine, 10 cubetti di ghiaccio.

Far bollire per 5 minuti il vino con lo zucchero, la cannella, la ½ arancia e i limoni tagliati a fette. Aggiungere la frutta tagliata a pezzi, lasciate raffreddare. Mettete in frigorifero per qualche ora e al momento di servire aggiungere 1 bicchierino di Gin, 10 cubetti di ghiaccio e ¼ di acqua minerale gassata. Mescolare e servire.


Sangria analcolica
Per 10 persone

2lt di succo di uva o mirtillo o melagrana o cranberry, ½ arancia, 60gr di zucchero, 1 stecca di cannella, ¼ di acqua minerale gassata, 2 limoni, 1 arancia, 2 pesche e 1 pera a fettine, 10 cubetti di ghiaccio.


Far bollire per 5 minuti il succo di frutta scelto con lo zucchero, la cannella, la ½ arancia e i limoni tagliati a fette. Aggiungere la frutta tagliata a pezzi, lasciate raffreddare. Mettete in frigorifero per qualche ora e al momento di servire aggiungere 10 cubetti di ghiaccio e ¼ di acqua minerale gassata. Mescolare e servire.


Bibita Mangia e Bevi alla Frutta di stagione
Per 2 persone

Un limone, 2 frutti di stagione (mele, pesche, pere, ecc.), ½ lt di acqua, un po’ di zucchero, 4 cubetti di ghiaccio.

Inserire la frutta, ghiaccio, limone, zucchero e 1 bicchiere d’acqua, frullare un po’. Poi ad apparecchio fermo, unire la residua acqua e frullare ancora un po’. Una delizia di vitamine…da consumare appena pronto.