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sabato 5 gennaio 2019

Lo Sapevate Che: Cultura - La Befana...Tradizioni nel Mondo...


Ecco la Vigilia dell’Epifania!.....stanotte arriva la Befana!



Epifania, Babuschka, Boboteaza, la Befana!

La Befana, la figura di una vecchina che dispensa doni è una tradizione radicata in molti popoli e in diverse culture del passato e moderne.
Il personaggio della Befana, così come la conosciamo oggi, è ciò che resta di una fusione di tradizioni, costumi, usanze, consuetudini, ma anche di riti e cerimonie che nei secoli si sono stratificati e che la religione cristiana non ha potuto oscurare.
La Befana sopravvive con contorni ben delineati nella fantasia popolare che la arricchisce fino a materializzarla in una vecchina vestita di cenci che vola su una scopa distribuendo dolciumi.
Gli antichi Romani credevano, inoltre, che nelle dodici notti dal 25 dicembre al 6 gennaio, alcune figure femminili, guidate da divinità come Diana, dea lunare legata alla vegetazione o Satia, Sazietà, o Abundantia, Abbondanza, volassero sui campi che erano stati seminati per propiziare i raccolti futuri.
Nell’ultima di queste notti, il 6 gennaio appunto, Madre Natura si immolava e, anche nel nord dell’Europa c’erano nelle culture pagane locali Dee Madri generatrici, che nelle notti del Solstizio d’inverno scendevano sui campi innevati per benedirli e accertarsi che fossero fertili e pronti per le prossime semine.
In particolare nella tradizione celtica e in quella delle lande nordiche, con Holla, Signora dell’Inverno, custode del focolare, protettrice della casa, degli animali domestici e dell’arte della filatura, Berchta, la benefica protettrice dell’agricoltura, delle semine e dei raccolti, e Frigg, la Grande Madre divina che aveva generato tutte le divinità e tutti gli spiriti e le creature naturali, possiamo infatti ritrovare il vero aspetto della benevola vecchina vestita di laidi stracci.
Queste divinità, nelle dodici notti del Solstizio d’inverno, si recavano a visitare ogni casa, entrando dalla cappa del camino, spargendo e dispensando fortuna e prosperità. Figure affini sono presenti in Svizzera con la Vecchia Posterli e in Tirolo con la strega Zuscheweil.
Nelle tradizioni popolari italiane la Befana è ora assimilata al sacrificio della dea Madre Natura, ora alla vecchina dei Re Magi.
Come si vede i motivi che hanno generato la Befana hanno molteplici radici, tradizioni pagane con quelle religiose che si intrecciano e si sovrappongono tra loro.
San Epifanio di Salamina nel 315 circa-403, nel Panarion adversus omnes haereses, racconta che già nel IV secolo, ad Alessandria d’Egitto, nella notte del 6 gennaio si celebrava un rituale che comportava la nascita di Aion, divinità legata ai miti della natura e alla fertilità, da una vergine Kore.
Il rituale alessandrino, riferisce l’apologeta cristiano, era celebrato anche nelle città arabe di Petra e di Elousa. Come si vede nell’antichità precristiana, in tutta l’area del Mediterraneo, la notte tra il 5 e il 6 gennaio nelle tradizioni agrarie pagane si celebrava, come già detto, la morte e la rinascita della natura, attraverso il sacrificio di Madre Natura, rappresentata in modo decrepito e senile. 
Questa raffigurazione sarebbe da mettere in relazione con l’anno trascorso: Madre Natura, stanca per aver elargito tutte le sue energie, perso l’iniziale e giovanile vigore, diventa una vecchia pronta a sacrificarsi per lasciare il posto alla sua giovane e feconda erede, dispensatrice di buoni raccolti.
Per questo in molti Paesi dell’Europa era diffusa l’usanza di bruciare all’inizio dell’anno fantocci di cartapesta o di paglia, ricoperti da vestiti cenciosi e logori.
Nell’antico Lazio questa grande Dea Madre era chiamata Bubona, termine legato ai bovini.
In latino il bovino è bubúlinus, il bufalo è bubalus, bifolco si dice bufúlcum, corrispondente al latino classico bubúlcum, “guardiano di buoi”.
Questi ultimi due termini dimostrano come la “b” intermedia sia soggetta a trasformarsi con l’evoluzione in “f” bubalus, bufalo, mentre l’evoluzione di bubúlcus-bufúlcum dimostra come la “u” si trasformi nel tempo in “i”.
Applicando le stesse variazioni a Bubona si ottiene Bifona, termine probabilmente trasformato poi in Befana, passando da Bifana.
Allora, se questa peripezia linguistica fosse corretta, l’antica divinità vivrebbe ancora nella figura della “nuova” Befana. Potrebbe non essere una coincidenza se in Basilicata la Befana è chiamata in dialetto Bufania, in Calabria Bifania, in Campania Bofania, in Abruzzo Bbufanije.
Così, trasformando l’origine sacra della ricorrenza in fenomeno di costume, si dà vita a diverse usanze, in primis il tradizionale dono della “Calza della Befana”.In molte regioni italiane esiste ancora oggi accendere falò la notte dell’Epifania, per scacciare il male e propiziare la fecondità della terra e degli animali.
In Friuli dischi infuocati benauguranti e propiziatori si fanno ruzzolare sui fianchi delle colline e delle montagne, famoso è il “Lancio das Cidulas” che si svolge nella notte tra il 5 e il 6 gennaio a Comeglians, sulle montagne della Carnia, oppure si accendono covoni di rovi, chiamati pignarûl, con in cima un pupazzo che rappresenta la Befana, famoso è “Pignarûl Grant” della città di Tarcento.
Secondo la tradizione, interpretando il fuoco ed osservando la direzione del fumo, è possibile fare previsioni su come sarà l'anno nuovo.
In molti paesi del Veneto questi falò li chiamano panevin, e si crede che se le fiamme sono alte e vivaci, l’annata sarà buona e ci sarà “pane e vino” per tutti, se invece la legna stenta a bruciare e le fiamme sono deboli non rimane che sperare nell’infinita misericordi divina.
In alcune zone della Toscana e dell’Emilia Romagna, la Befana è ancora portata in giro per le vie del centro a bordo di un carro prima di essere bruciata nella piazza principale.
A Gradoli, in provincia di Viterbo, nelle notti del 3, 4 e 5 gennaio, gruppi di bambini, ma anche grandi, sfilano per le vie del paese, facendo un fracasso assordante: sono le “Tentavecchie” che, secondo una diffusa usanza popolare, cercano di svegliare la vecchia Befana e ricordarle di portare i doni ai bambini.
 La Befana non ha solo la “funzione” propiziatoria legata alla campagna e agli animali, ma nelle tradizioni popolari il giorno dell’Epifania porterebbe fortuna anche nel campo amoroso. In alcuni paesi toscani la dodicesima notte dopo Natale è anche quella dei “Befani”.
 In Toscana, questi sarebbero dei fidanzati in prova scelti a sorte la sera del 6 gennaio: la coppia vive un “fidanzamento in prova” e se i due ragazzi s’intendono, si procede alla richiesta ufficiale con la partecipazione dei rispettivi genitori, ovviamente la prova non nuoce affatto alla reputazione della ragazza.
 Nel Molise, invece, è usanza credere che le ragazze nubili, la notte dell’Epifania, se sognano un ragazzo quello potrebbe divenire il loro fidanzato.
Per questo, prima di andare a dormire, le nubili fanno una preghiera di buon auspicio.
Se penso alla Befana non posso non associarla alla calza, oltre alla tradizionale “Calza della Befana”, è usanza in molte regioni italiane, specialmente in Sardegna, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, fare le “befanate”, ossia una processione con canti che gruppi di giovani intonano davanti le case per ricevere doni.
Sempre legata alla funzione di “portatrice di doni”, in Sicilia famose sono la Vecchia di Alimena, la Vecchia Strina di Cefalù, di Vicari, di Rocca Palumba, la Vecchia di Natale di Ciminna, la Vecchia di Capodanno di Resuttano, la Carcavecchia di Corleone, tutte benefiche e mitiche befane che portano leccornie e giocattoli ai bambini.
 In Emilia Romagna, ad esempio, si dice che nella notte dell'Epifania le mura diventino ricotta. Nelle Marche e in Abruzzo si dice che nel giorno della Befana gli animali si mettono a parlare, ma guai a riferire il contenuto delle loro rivelazioni! 
A Palermo si narra che i Re Magi attraversarono l'isola e fecero fiorire per incanto gli aranceti bruciati da una nevicata. In Calabria le ragazze, la notte della vigilia, prima di addormentarsi, recitano una canzoncina augurale, se sogneranno una chiesa in festa o un giardino fiorito sarà per loro un anno fortunato.
In Toscana i contadini infilano la testa sotto la cappa del camino cercando di vedere le stelle e solo se ci riescono possono stappare il vino nuovo e l'annata sarà buona.
Un po’ in tutta Italia ci sono dei dolci tradizionali ad hoc, in Piemonte la Fugassa d’la Befana, ha forma di una margherita e al suo interno vengono messe una fava bianca e una nera; chi trova quella bianca paga la focaccia e chi trova la nera il vino. In Veneto troviamo la Pinsa, una specie di focaccia fatta con farina di mais e frutta secca.
In Lombardia, in provincia di Varese, troviamo i cammelli di pasta sfoglia che vengono ricoperti di zucchero prima di essere infornati. In Toscana i cavallucci di Siena, in Abruzzo la Pinza della Befana e in Campania gli Struffoli.
 A Faenza, in provincia di Ravenna, il 5 gennaio è la "Nott de Bisò", un'occasione per gustare specialità gastronomiche e vin brulé a profusione, preparato da ogni rione che partecipa al celeberrimo Palio del Niballo. Il termine dialettale Bisò è proprio un invito a bere: "Bevi, su".
La stessa sera, non molto lontano, a Ferrara ci sono i questuanti accompagnati da diversi personaggi mascherati: una vecchia grinzosa, un vecchione e altri due o tre di straccioni, di cui uno tutto tinto di nero a simboleggiare uno dei Re Magi.
Tutti insieme intonano canti popolari per invitare i cittadini ad essere generosi.
 Ecco adesso una carrellata dei festeggiamenti e delle tradizioni più caratteristiche legati alla notte dell’Epifania, conosciuta anche come la Dodicesima Notte nel mondo.
Così come ci ricorda la Shakespeare infatti, sono trascorse già dodici notti da Natale. In Spagna ad esempio, il 6 gennaio tutti i bambini si svegliano presto per vedere i regali che i Re Magi hanno lasciato.
Mentre il giorno precedente mettono davanti alla porta un bicchiere d’acqua per i cammelli assetati e anche qualcosa da mangiare.
In Francia nel giorno della befana si fa un dolce speciale, all’interno del quale si nasconde una fava. Chi la trova diventa il re o la regina della festa.
Nel nord della Francia, dal XIV secolo, si mangia per quest’occasione la “Galette des Rois”: è consuetudine tagliarla in tante fette quanti sono gli invitati, più uno.
Quest’ultima parte viene chiamata “la parte del Buon Dio” o “la parte del povero”, ed era la parte tradizionalmente destinata al primo povero che si presentava alla porta.
Nel sud della Francia, al posto della galette, si usa preparare una brioche a forma di corona, decorata con frutta candita e zucchero.
In Russia si festeggia il 6 Gennaio, qui la chiesa ortodossa, però, in questo giorno celebra il Natale. Secondo la leggenda, in Russia, i regali vengono portati da Padre Gelo accompagnato da Babuschka , una simpatica vecchietta.
In Ungheria nel giorno della Befana i bambini si vestono da Re Magi e poi vanno di casa in casa portandosi dietro un presepe e in cambio ricevono qualche soldo.
In Germania il 6 gennaio è il giorno della venuta dei Re Magi. In questo, i preti vanno nelle case per chiedere delle donazioni e recitano solitamente anche qualche Verso o intonano una canzone sacra. Le persone di religione cattolica si recano in Chiesa. Ma in Germania il 6 gennaio non è un vero e proprio giorno festivo, si lavora come solito e i bambini vanno a scuola.
In Islanda il 6 gennaio viene chiamato il tredicesimo, perché da Natale fino a questa data trascorrono 13 giorni.
Questo è l'ultimo giorno del periodo festivo nel quale si dice addio al Natale. Si inizia con una fiaccolata, alla quale partecipano anche il re e la regina degli elfi.
A metà strada arriva anche l'ultimo dei Babbo Natale, il tredicesimo, il primo Babbo Natale arriva l’11 dicembre e poi ne arriva uno ogni giorno fino a Natale, poi dal 25 dicembre in poi ne va via uno al giorno.
La fiaccolata finisce con un falò e con dei fuochi d’artificio. In Romania, invece, la festa dell' Epifania rappresenta la venuta dei Re Magi ed è un giorno festivo.
Nel giorno dell’Epifania in Romania si celebra il Boboteaza, il battesimo di Gesù nel Giordano.
Durante le celebrazioni si benedicono le acque gelide dei fiumi e dei laghi: il prete getta un crocifisso e gli uomini nuotano per recuperarlo.
La credenza vuole che chi lo recupera non avrà malattie per tutto l’anno. Il 7 gennaio si festeggia San Giovanni, ultimo giorno di festa.
Ancora oggi in alcuni paesi i bambini vanno lungo le strade e bussano alle porte per chiedere se possono entrare per raccontare delle storie.
Di solito come compenso ricevono qualche spicciolo.
Anche i preti vanno di casa in casa per benedire. le case. In conclusione l’Epifania, tutte le feste le porta via….(http://www.24orenews.it/)
 Buona festa a tutti! ♥

Speciale: Vigilia dell’Epifania: prepariamo il Menù per la Befana!


Premessa:

La Leggenda dei Re Magi nasce molto lontano, in terre esotiche e ricche di tradizioni antiche. I Re Magi arrivarono a Gerusalemme durante il Regno di Erode alla ricerca di un neonato Re dei Giudei. La religione cristiana attribuisce ai Re Magi i nomi di Baldassarre, Melchiorre e Gaspare.  Melchiorre è il più anziano e il suo nome deriva da Melech che significa Re. Baldassarre deriva da Balthazar, re Babilonese. Gasparre significa signore di Saba.
Numerose leggende dicono che i Magi giunsero a Betlemme 13 giorni dopo la nascita di Cristo. Originari dell’Altopiano Iranico, i magi, erano chiamati Sciamani, legati al culto degli Astri e in seguito sacerdoti del dio Ahura Mazda il protettore di tutte le creature.
La leggenda narra che i resti dei Re Magi furono recuperati a Sant’Elena e poi a Costantinopoli. Nel 1034 le reliquie furono trasportate a Milano in un’arca e depositate nella chiesa di sant’Eustrogio. I corpi dei re Magi erano intatti in quanto trattati con oli e spezie.
I doni dei Re Magi fanno riferimento alla doppia vita di Gesù, quella umana e quella divina: l’Oro perché è il dono riservato ai Re e Gesù è il Re dei Re; l’incenso è la testimonianza di adorazione alla sua divinità, perché è Dio, la Mirra, usata nel culto dei morti, perché Gesù è uomo, e come uomo mortale.
Dai doni dei Re Magi a Gesù, nasce la tradizione di portare dolci e giocattoli ai bambini.
Si racconta come nel viaggio verso Betlemme i Re Magi si fermarono a casa della Befana invitandola a unirsi a loro. La Befana non accettò, poi ci ripensò e decise di seguirli.

La Befana vien di notte
Con le scarpe tutte rotte
Col cappello alla romana
Viva viva la Befana!

La Befana, è la famosa vecchietta, che porta i doni a tutti i bambini, attraversando il cielo sopra una scopa, fra la notte del 5 e 6 gennaio.
Le sue origini sono credenze popolari e tradizioni cristiane.
La Befana porta i doni in ricordo di quelli che ricevette Gesù Bambino dai Re Magi.
Vestita di una lunga gonna scura e ampia, con molte toppe colorate e un grembiulone con le tasche enormi, al collo un fazzoletto e in testa…un cappellaccio!
È tradizione la sera del suo arrivo lasciare un piattino con degli agrumi e un buon bicchiere di vino, perché possa rifocillarsi.
Il carbone della Befana, è un tipico dolce che viene proposto il 6 gennaio.
Secondo la tradizione “il carbone vero” veniva portato al posto dei regali a tutti i bambini che durante l’anno erano stati “cattivi”. Oggi si sostituisce con il carbone dolce e viene portato ai bambini buoni e ai bambini cattivi.


Menù per la Befana:


Krapfen al Formaggio
Per 4 persone

Per la pasta: ½ kg di farina, 100 gr di burro fuso, 1 bicchiere di panna liquida, acqua q.b. 1 uovo, ½ bicchiere di buona grappa, un pizzico di sale.

Per il ripieno: 200 gr di formaggio scamorza fresca, 200 gr di ricotta piemontese, 200 gr di patate bollite, pelate e schiacciate, un pizzico di timo, basilico erba cipollina. Olio evo, sale.

In una capiente terrina amalgamare gli ingredienti sino ad ottenere una pasta non troppo dura. Lasciarla lievitare per 1 ora a temperatura ambiente, coprendo la terrina con un canovaccio. Nel mentre in una ciotola mescolare la ricotta, la scamorza, le patate schiacciate, le erbe. Regolare di sale. Su di un paino di lavoro infarinato stendere la pasta in una sfoglia non molto sottile. Tagliarla a strisce di 10 cm di larghezza. Distribuire su metà della striscia a distanza regolare il ripieno preparato,coprirla con l’altra metà di pasta, schiacciandola bene con le mani i bordi affinchè non fuoriesca il ripieno. Con la rotella dentata, dividere i calzoni. La forma dovrebbe risultare a mezza luna, ed è molto importante che siano chiusi bene. In una capiente padella con abbondante olio in ebollizione, fare friggere i krapfen da tutte e due le parti, sin che risultino dorati. Prelevarli con un mestolo forato e fare assorbire l’olio in eccesso, posandoli su carta assorbente da cucina. Servirle ben calde.

Volendo si possono far cuocere anche in forno: preparare il forno ad una temperatura di 180°: Infornare i Krapfen appoggiandoli sulla placca del forno rivestita da carta da forno, appoggiandoli distanziati uno dall’altro. Far cuocere per 10 minuti ciascuna parte., controllando che risultino dorati, diversamente allungare leggermente la cottura


Polpettine di Maiale con Uva
Per 6 persone

½ kg di polpa di maiale, trita, 16 chicchi di uva bianca grandi, senza semi, 1 spicchio d’aglio intero, 2 rametti di rosmarino, 2 foglie di salvia, ½ cucchiaino di semi di finocchio leggermente schiacciati, 120 gr di pangrattato, olio evo, sale, pepe nero.

In una terrina mettere la carne di maiale. Tritare l’aglio, la salvia e gli aghi di un rametto di rosmarino e unirli alla carne, unire anche i semi di finocchio. Regolare di sale e pepe. Lavare, asciugare accuratamente i chicchi d’uva, togliere la buccia e i semi ad ogni acino. Con le mani leggermente inumidite in una ciotola di acqua fredda, suddividere la carne in palline grosse come noci. Formare un incavo e al centro di ciascuna polpettina, collocarvi un acino d’uva. Richiudere la polpettina. Tritare finemente gli aghi del rametto di rosmarino rimasto mescolandolo al pangrattato. Passare le polpettine ricoprendole uniformemente del pangrattato preparato. In una padella con abbondante olio in ebollizione, friggere le polpettine per 7 minuti, poche alla volta, finché siano uniformemente dorate. Prelevarle con un mestolo forato e appoggiarle su carta assorbente da cucina a perdere il grasso in eccesso. Disporle in un piatto da portata e servirle caldissime


Tortino di Riso gratinato con Finocchi
Per 4 persone

200 gr di riso Ribe, 50 gr di burro, 2,5 dl di latte, 2 finocchi femmine, 3 uova, 60 gr di parmigiano grattugiato, 100 gr di prosciutto cotto, 100 gr di scamorza, sale, pepe. Per la superficie del tortino 30 gr di grana grattugiato e 20 gr di fiocchetti di burro.

Lavare e tritare grossolanamente 1 finocchio e mezzo. Farlo rosolare in un tegame con 30 gr di burro, bagnarlo col latte, regolare di sale e pepe e fare cuocere a calore moderato per 10 minuti. Fare cuocere il riso in acqua bollente salata.
Scolarlo al dente e condirlo subito con 20 gr di burro, unirlo ai finocchi cotti, al prosciutto tritato, alla scamorza tagliata a dadini e al grana grattugiato. Aggiungere le uova battute con sale e pepe. Mescolare accuratamente il tutto.
Foderare uno stampo rotondo con la carta da forno imburrata. Riempirlo con il composto e ricoprirlo con il ½ finocchio rimasto, lavato e finemente affettato. Completare con un po’ di parmigiano grattugiato e qualche fiocchetto di burro. Coprire lo stampo con carta di alluminio e metterlo in forno a 200° per circa 20 minuti.
Poi togliere la carta di alluminio e continuare la cottura ancora per 10 minuti. Dopo questo tempo, sfornare, lasciare leggermente intiepidire, sformarlo e servirlo.


Coniglio al “Civet”, ricetta Piemontese
Per 6 persone

1 coniglio di 2 kg completo di fegato, 1 cipolla, un gambo di sedano, una carota, uno spicchio d’aglio, rosmarino, alloro, salvia, 6 chiodi di garofano, un pezzo di cannella, 6 bacche di ginepro, 5 grani di pepe, 1 lt e ½ di vino corposo rosso, sale, olio.

Lavare il coniglio e ridurlo a pezzetti, mantenendo intero il fegato.
Pulire tutte le verdure e gli aromi. Tagliare a metà la cipolla e fette grosse, il gambo di sedano e la carota a tocchetti, l’aglio a fette.
In un grande contenitore mettere tutto il coniglio, aggiungere le verdure, i gusti, le droghe, il fegato e coprire con tutto il vino. Lasciare in infusione per una notte. Prelevare i pezzi di coniglio, le verdure e gli aromi con una paletta forata e metterli in un tegame con 4 cucchiai di olio.
Fare rosolare il tutto per 10 minuti, rigirandoli ogni tanto. Aggiungere il vino di infusione. Fare cuocere per 2 ore, adagio, controllando che non manchi il vino, se no aggiungere un po’ di acqua calda. Verso fine cottura unire il fegato.
Prelevare tutti i pezzi del coniglio e il fegato. Passare dal passaverdura il fondo di cottura con le verdure, i gusti ed il fegato. Rimettere nella casseruola i pezzi di coniglio con il passato. Servirlo caldo.

Servire un’insalata mista di stagione condita con olio, aceto, sale e chicchi di melagrana.


Focaccia della Befana con “sorpresa”

Farina manitoba 650 grammi, uova 4, burro 160 grammi, zucchero 180 grammi, canditi d’arancia grammi 70, lievito di birra grammi 15. Due fave secche, una bianca (chiara) e una nera. Per tradizione della befana, si introducono internamente a due petali della pasta, come spiegato in seguito. I malcapitati che troveranno la fava bianca dovranno pagare la focaccia e quelli della fava nera …il vino.
Mescolare la farina con lo zucchero, sciogliere il lievito in tre cucchiai di latte tiepido. Per impastare ho utilizzato il mixer.
Inserire nel cestello la farina e lo zucchero, le uova una alla volta, il lievito sciolto nel latte e il burro ammorbidito. Impastare per circa 5 minuti aggiungendo solo alla fine i canditi.
Imburrare una ciotola capiente e trasferirvi l’impasto. Lasciare ad una temperatura di circa 20° per una intera notte. La mattina seguente riprendere l’impasto, lavorandolo velocemente.
Dividere l’impasto in due parti, schiacciare con le mani fino a raggiungere all’incirca un’altezza di 2,5 / 3 cm. Sistemare l’impasto in due teglie da forno rotonde, tagliare a spicchi senza toccare il centro. arrotolare su sé stessi gli spicchi, a formare dei petali. Internamente a due petali, introdurre una fava bianca in un petalo e una fava nera nell’altro petalo.
Accendere il forno e portarlo ad una temperatura di 200°. Lasciare lievitare le focacce per circa 30 minuti. Spennellare con un albume sbattuto e cospargere con zucchero a granella. Cuocere per circa 25/30 minuti.

Buona Festa a tutti! ♥

venerdì 4 gennaio 2019

Lo Sapevate Che:Storia, tradizioni, leggende legate alla Befana e all'Epifania: i dolci dei Re Magi; tradizioni dei Re Magi; la leggenda della Befana...


L’Epifania è una festa antichissima legata alla rivelazione di Dio agli uomini e legata quindi alla religione cristiana.

La Befana invece è una bisbetica vecchina e non ha nulla a che vedere con le tradizioni religiose cattoliche.

Legate a Epifania e Befana ci sono tantissime tradizioni, abitudini, costumi, usanze, leggende che nei secoli sono state tramandate fino a noi.

Feste, ricette, credenze legate alla notte tra il 5 e il 6 gennaio che rimandano ai Re Magi di fronte al Presepe o alla vecchina che scende dal camino e porta ai bambini dolci, doni e caramelle dentro a delle calze appese all’Albero di Natale.

I dolci del Re Magi

Il giorno dei tre Re, il 6 gennaio Epifania, ha dato origine nella storia a numerose consuetudini.
Una di queste consisteva nell’uso di eleggere il re della giornata nel corso della festa basata su abbondanti libagioni alle quali erano ammessi anche i poveri.
L’usanza aveva preso piede in Francia già nel X secolo, in Olanda ed in Belgio intorno al 1281.
Nel 1316 si celebrava la festa dei tre Re persino alla corte inglese.
Durante la festa è tradizione preparare un dolce speciale, il Dolce dei Re Magiche ha subito nel corso della storia numerose modifiche.
All’inizio dovette essere un pane o un dolce piatto di forma rotonda.
In Olanda si confezionavano le cialde, i dolci sfoglia e torte, mentre in Francia si preparavano ciambelle.

In Svizzera il Dolce dei Re Magi viene confezionato con un pezzo di pasta lievitata di forma rotonda intorno al quale si dispongono 5 o 6 sfere più piccole della stessa pasta in ognuna delle quali si introduce una figurina di porcellana o di altro materiale che dà diritto, a chi la trova, al titolo di re, oppure a seconda dei simboli, di principe, ministro, ecc.
Prima che il dolce venga messo a cuocere viene spalmato con glassa alle mandorle o nocciole e cosparso di granella di zucchero.
Un’altra variante della tradizione è quella di introdurre nel dolce un fagiolo o una fava oppure una moneta come portafortuna per chi sarà il fortunato che la troverà nella sua fetta.


Tradizione dei Re Magi  

Una tradizione del Natale è costituita dal lungo cammino e dall’arrivo dei Re Magi al Presepe per salutare l’arrivo di Gesù.
In realtà i Re Magi non erano re, ma sacerdoti che, alla corte di Babilonia, studiavano il cielo e le stelle al fine di predire e di trarre presagi.
Secondo quanto riportato dal Vangelo apocrifo armeno i magi erano Gasparre, Melchiorre e Baldassarre.
Nel V secolo fu S. Leone a decidere che i magi fossero in tre, in quanto con questo numero potevano lasciar spazio a diverse libere interpretazioni simboliche.
I magi rappresentavano le tre razze umane, la semita, la giapetica e la camitica. Melchiorre rappresentava l’Asia, Baldassarre l’Africa e Gasparre l’Europa.
Erano inoltre il simbolo del dono portato al Signore da tre parti del mondo.
Anche le loro diverse età rappresentavano i diversi periodi della vita dell’uomo; la giovinezza, la maturità e la vecchiaia.
I doni portati al Signore erano un simbolo di perfezione: l’oro rappresentava la regalità, ed era un dono riservato ai re; l’incenso rappresentava la divinità, il soprannaturale; la mirra rappresentava l’umanità, l’essere uomo, era la sostanza utilizzata per cospargere i corpi prima della sepoltura.

La Leggenda della Befana! 

Con la tradizione cristiana la Befana non c’entra proprio niente, ma nella tradizione popolare c’è una leggenda che in qualche modo la inserisce come protagonista di questa festa religiosa.
I Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù.
Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere.
Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina.
I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme perché là era nato il Salvatore.
La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione.
I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perché aveva molto lavoro da sbrigare.
Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù.
Ma nonostante li cercasse da ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino.
E così ogni anno, la sera dell’Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece è stato birichino!
Buona Epifania a tutti! ♥

Speciale: Deliziosi Piatti di pesce!...


Pesce in Zuppa all'Anconetana, ricetta di Ancona
Per 6 persone

1 chilo e mezzo di pesce vario: testola, pesce ragno, coda di rospo, palombo, rombo, razza, calamari, seppie, pannocchie, triglie, sogliole dell’adriatico, scampi, 1 chilo di pomodori pelati, 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio, 1 cucchiaio di prezzemolo, ½ bicchiere di olio, ½ bicchiere di aceto, sale, pepe e peperoncino q.b., pane abbrustolito.

In una teglia (possibilmente di terracotta), fate appassire la cipolla nell’olio, quindi aggiungete aglio e prezzemolo tritati e fate soffriggere appena. Unite l’aceto e lasciate sfumare. Aggiungete i pomodori, tagliati a pezzetti, aggiustate di sale e aromatizzate di pepe e peperoncino e lasciate insaporire a fuoco lento.
Unite i pesci, a partire da quelli che hanno bisogno di una cottura più lunga, ultimando con le triglie e le sogliole. Completare la cottura a pentola coperta a fuoco moderato, senza rimestare, aggiungendo se necessario un mestolino di brodo di pesce (fatto con le teste e le lische tolte).
Servite accompagnando con fette di pane tostato

Calamari al Vapore, ricetta Vietnamita
Per 4 persone

3 grossi calamari, 1 cucchiaino di lemon grass (erba di limone, si trova nei negozi etnici) tritato, 1 cucchiaino di zenzero fresco tritato, 1 bicchiere di birra.

Per la salsa (nuoc mam): 1 cucchiaino di lemon grass, ¼ di cucchiaino di peperoncino rosso senza semi, succo di ½ limone, 2 cucchiai di acqua fredda, 2 cucchiai di nuoc mam (salsa piccante di pesce di mare, si trova nei negozi etnici), 3 cucchiaini di zucchero, pepe nero.

Pulire i calamari senza privarli della pelle, tagliarli a metà in lunghezza, incidere dei rombi sulla polpa e tagliarli a striscioline.
Fare insaporire per 15 minuti le striscioline di pesce con il cucchiaino di lemon grass e lo zenzero.
Versare in una pentola una miscela di acqua e birra e sistemare il piatto del pesce a vapore, iniziando la cottura col coperchio e calcolando la cottura da quando inizia nuovamente a bollire acqua e birra. Dopo 15 minuti toglierli e servirli con la salsa preparata con tutti gli ingredienti citati.

Teglia di Acciughe (o Sardelle) al Pomodoro e Patate al forno
Per 4 persone

800 gr di sardelle (o acciughe), parmigiano grattugiato, 2 cipolle, 300 gr di pomodorini maturi, 3 patate, 2 spicchi d’aglio, prezzemolo, olio, sale e pepe.

Pulite i pesci, apriteli a libro, togliendo interiora, testa e lisca centrale. Lavateli e asciugateli.
Tagliate ad anelli le cipolle, a fette le patate. Sbollentate per 10 minuti cipolle e patate, pelate e tritate grossolanamente i pomodori.
Tritate finemente i gusti, ungete una pirofila con abbondante olio. Fate uno strato di sarde, coprite con uno strato di patate, cipolle e pomodori. Spolverizzate con i gusti, una grattugiata di parmigiano e un po’ d’olio, salate e pepate. Ripetete da capo. Sull’ultimo strato di acciughe, mettete sopra i pomodori e le cipolle rimaste, versando sopra mezzo bicchiere d’olio e i gusti rimasti. Infornate per 30 minuti a 180°.

giovedì 3 gennaio 2019

Lo Sapevate Che: La Storia e origine dell'Epifania - Epifania nel Mondo: come si festeggià questa festa!...


 La storia e origine dell’Epifania!

Nella tradizione cristiana l’Epifania (termine che deriva dal greco e che vuol dire manifestazione, apparizione, rivelazione) è la festa che rievoca la visita dei Re Magi al Bambino Gesù nella notte tra il 5 e il 6 gennaio e rappresenta la rivelazione di Dio agli uomini (Rappresentati dai Magi) attraverso suo figlio Gesù.
L’origine di questa festa è antichissima e sembra risalga addirittura al II secondo secolo DC. Inizialmente però era legata al battesimo di Gesù e non all’arrivo dei Magi al Presepe.
Nella notte dell’Epifania arriva anche la Befana, vecchina conosciuta e amata dai bambini perché porta i doni, dolci e caramelle. Alle volte anche un po’ di carbone!.
Il nome “Befana”, infatti, è la versione popolaresca del termine greco “epifania” con cui viene denominata la festa che segue il Natale e che commemora la visita dei Re Magi a Gesù.
La notte dell’Epifania è ritenuta magica: non solo arriva la Befana, ma si ritiene anche che gli animali in quella notte possano addirittura parlare!
La Befana pare che sia una vecchina piuttosto sgarbata e non vuole assolutamente essere vista. Infatti, se si cerca di sorprenderla mettere dolci e caramelle nelle calze appese al camino, si rischia di incappare in guai seri 
La Befana ha nomi differenti nelle diverse regioni o città d’Italia. C’è infatti la Barbasa a Modena, la Vecchia a Pavia, la Redodesa o Marantega a Venezia, la Berola a Treviso…


Epifania nel mondo: come si festeggia questa festa?


Ecco delle notizie sulle tradizioni dell’Epifania nei vari paesi del mondo.
Francia
Nel giorno dell’Epifania si usa fare un dolce speciale, all’interno del quale si nasconde una fava. Chi la trova diventa per quel giorno il Re o la Regina della festa.

Germania
Questo è il giorno della venuta dei Re Magi. Spesso i preti e i chierichetti vanno nelle case per chiedere delle donazioni e recitano solitamente anche qualche Verso o intonano una canzone sacra.
Le persone di religione cattolica si recano in chiesa, a messa, ma in Germania il 6 Gennaio non è un giorno festivo, si lavora come solito e i bambini vanno a scuola.

Islanda
Il 6 gennaio viene chiamato il tredicesimo, perché da Natale fino a questa data trascorrono 13 giorni. Questo è l’ultimo giorno del periodo festivo nel quale si dice addio al Natale. Si inizia con una fiaccolata, alla quale partecipano anche il Re e la Regina degli elfi. A metà strada arriva anche l’ultimo dei Babbo Natale, il tredicesimo (il primo Babbo Natale arriva l’11 dicembre e poi ne arriva uno ogni giorno fino a Natale, poi dal 25 dicembre in poi ne va via uno al giorno). La fiaccolata finisce con un falò e con dei fuochi d’ artificio.

Romania
La festa dell’Epifania rappresenta la venuta dei Re Magi ed è un giorno festivo. Ancora oggi in alcuni paesi i bambini vanno lungo le strade e bussano alle porte per chiedere se possono entrare per raccontare delle storie. Di solito come compenso ricevono qualche spicciolo. Anche i preti vanno di casa in casa per benedire le case.


Russia
La chiesa ortodossa celebra il Natale il 6 gennaio. Secondo la leggenda i regali vengono portati da Padre Gelo accompagnato da Babuschka, una simpatica vecchietta.


Spagna
Il 6 gennaio tutti i bambini spagnoli si svegliano presto e corrono a vedere i regali che i Re Magi hanno lasciato. Il giorno precedente mettono davanti alla porta un bicchier d’ acqua per i cammelli assetati e anche qualcosa da mangiare e una scarpa. In molte città si tiene il corteo dei Re Magi, in cui i Re sfilano per le vie cittadine su dei carri riccamente decorati.



Ungheria
Il giorno dell’Epifania i bambini si vestono da Re Magi e poi vanno di casa in casa portandosi dietro un presepe e in cambio ricevono qualche soldo.

Speciale: I Dolci, dolcetti e….carbone della Befana!


Non solo dolcetti, caramelle, cioccolatini da infilare e mettere nella mitica calza della Befana, rigorosamente preparata in casa, ma deliziosi dolci da servire a tavola, o con tè e caffè!

Carbone dolce della Befana

Il carbone dolce della Befana è un dolcetto tradizionale da gustare il giorno dell'Epifania, forse il più famoso: indispensabile per chi voglia preparare a casa le golosità da far trovare a grandi e bambini nella famosa calza della Befana. La ricetta classica prevede che sia fatto quasi esclusivamente da una miscela di zucchero:

Ingredienti: 7oo gr di zucchero semolato, 300 gr di zucchero a velo, 1 albume, 3 dl di acqua gassata.

1) Pesta 7 g di carbone vegetale in pastiglie in modo da ridurlo in polvere. Monta a neve un albume d'uovo. Metti in una casseruola 300 g di zucchero semolato e 3 dl di acqua gassata, portala a ebollizione poi fai cuocere il composto a fuoco vivace mescolandolo spesso per ottenere uno sciroppo molto denso, quasi un caramello chiaro (saranno necessari circa 10 minuti).
2) Aggiungi allo sciroppo la polvere di carbone vegetale, mescola e incorpora l'albume montato a neve e i restanti 400 g di zucchero semolato. Quando comincia a prendere consistenza, unisci anche i 300 g di zucchero a velo, mescola e versa in uno stampo da plum cake usa e getta, oppure in stampini più piccoli monoporzione.
3) Lascia solidificare il carbone dolce della Befana fatto in casa in un luogo fresco e asciutto, poi spaccalo a pezzi.


Pinza della Befana
Per 6 persone

300 gr di farina gialla, 200 gr di farina bianca, 200 gr di burro, 200 di zucchero, 50 gr di uvetta, 50 gr di cedrini canditi, 50 gr di zucca candita, 10 fichi secchi, 1 mela, 1 bicchierino di liquore d’anice, semi di anice, burro, lievito in povere.

Lavate l’uvetta e mettetela a macerare nel liquore. Versate in una casseruola la farina bianca, quella gialla, lo zucchero, il cucchiaino di lievito. Unite 1 lt e mezzo di acqua calda, poco alla volta e mescolando accuratamente con una frusta o un cucchiaio di legno, affinchè non si formino grumi. Ponete il recipiente sul fuoco per una quarantina di minuti, sempre mescolando, fino ad ottenere una polenta abbastanza consistente. A metà cottura, incorporate il burro, l’uvetta e il liquore che è servito per macerarla, una presa di semi di anice, i fichi secchi, i canditi e la mela, tutto quanto tagliato a piccoli pezzetti. Portate a termine la cottura, sempre mescolando e aggiungendo all’occorrenza, altra acqua calda. Fate intiepidire il composto. Versatelo in una tortiera imburrata e infarinata e infornate a forno preriscaldato a 180°, sino a quando si sarà formata una crosticina sulla superficie (circa 35 minuti). Fate raffreddare prima di servire.


Tortelli di Castagne
Per 6 persone

300 gr di farina bianca, 100 gr di zucchero + 1 cucchiaio, vino bianco, 40 gr di burro, 1 uovo, 1 limone, gr 200 di marmellata di ciliegie, 100 gr di castagne secche, 50 gr di cacao amaro, pangrattato, zucchero a velo, olio, sale.

Lessate le castagne dopo averle tenute a bagno in acqua fredda per una notte, passatele al setaccio, unite il cacao, 1 cucchiaio di zucchero, la marmellata, un po’ di pangrattato, amalgamate bene sino ad ottenere un impasto abbastanza sodo ( si può usare anche la farina di castagne, modificando la quantità dei componenti ). Mettete la farina sulla spianatoia, disponetela a fontana, rompetevi al centro l’uovo, aggiungete il burro a pezzetti, lo zucchero, un po’ di scorza di limone grattugiata, un pizzico di sale, impastate con cura aggiungendo, ½ bicchierino di vino bianco, sino ad ottenere un impasto di giusta consistenza. Stendete con il mattarello una sfoglia di ¾ mm. e da questa ricavate dei dischi di 5 cm di diametro e collocate al centro del disco un cucchiaio di impasto. Chiudete la pasta premendo bene i bordi, affinchè non fuoriesca il ripieno e rifiniteli con una rotella. Friggeteli in abbondante olio bollente, adagiateli su carta da cucina a perdere l’olio in eccesso. Sistemateli su un piatto da portata, spolverizzateli di zucchero a velo e servite.


Biscottini all’Uvetta e Cacao
Per 6 persone

140 gr di farina, 70 gr di burro, 100 gr di zucchero semolato, 1 uovo, 1 bustina di lievito per dolci, ½ cucchiaino di cannella, 60 gr di uvetta messa a bagno per 10 minuti in acqua tiepida, scolata e ben asciugata, sale.

Ridurre a cubetti il burro e farlo ammorbidire a temperatura ambiente. Lavorarlo appena morbido, con lo zucchero, sino ad ottenere un composto morbido e spumoso, aggiungere l’uovo leggermente battuto, metà della farina e il cacao. Amalgamare bene il composto con una frusta, affinché non ci siano grumi. Aggiungere il resto della farina mischiata con la bustina di lievito e il cucchiaino di cannella, l’uvetta e un pizzico di sale. Lavorare bene l’impasto sino ad ottenere un impasto omogeneo. Con le mani modellare delle palline grandi come una noce, appiattirle e sistemarle su una placca del forno foderata di carta da forno, ben distanziati fra di loro. Farli cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti. Sfornarli, sformarli ed attendere a servirli almeno un’oretta.


Biscottini alle Nocciole
Per 6 persone

125 gr di burro, 30 gr di zucchero, un pizzico di vanillina, 220 gr di farina, 320 gr di nocciole tostate, zucchero a velo.

Tritare le nocciole. Mettete nel mixer il burro morbido e lo zucchero, la vanillina e riducete a crema. Aggiungete la farina setacciata e fate amalgamare. Trasferitela in una terrina e unitevi le nocciole. Mescolate e formate delle palline di pasta. Adagiatele su una teglia foderata con carta speciale. Potete dare alle palline anche forme schiacciate, a vostro piacimento. Mettete la teglia in forno preriscaldato a 160° per 20 minuti. Togliete i biscottini dal forno e fateli rotolare nello zucchero a velo.


Bignè di Patate
Per 4 persone

300 gr di patate a pasta gialla, 200 gr di farina, 1 cucchiaio di lievito di birra liofilizzato, 1 albume, zucchero, olio, sale.

Sbucciare le patate, tagliarle a fettine sottili e metterle a bagno in acqua fredda per circa 30 minuti. Nel mentre versare la farina in una terrina insieme al lievito, un pizzico di zucchero, uno di sale e 1 cucchiaio di olio. Poi, poco alla volta, sempre mescolando con una frusta, unire 2 dl di acqua fredda. Amalgamare bene e coprire la terrina. Lasciare riposare la pastella per mezz’ora. Scolare le patate e asciugarle bene. Incorporare delicatamente alla pastella l’albume montato a neve fermissima con un pizzico di sale. Immergere le fettine di patate in questo impasto e farle friggere in una padella larga, con abbondante olio ben caldo. Scolare i bignè e appoggiarli su carta assorbente da cucina onde perdano l’unto in eccesso.