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domenica 7 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: Quanto amore c'è nella passione?...


Tutto finisce, Tutto può finire, succede sempre più spesso alle coppie: dopo anni passati insieme, dopo i figli, avviene che l’altro che ti sta a fianco sia di troppo, sia un ostacolo alla tua vita. Si invoca il diritto alla felicità. Giusto. Tuttavia, mentre la felicità dello stare insieme è cumulativa e diffusiva, la tua felicità si espande sull’altro, la vostra gioia si estende ai figli e il loro benessere ritorno a voi in un circolo affettivo. La felicità successiva sembra procedere per sottrazione: quella che aggiungi per te viene tolta a chi sta insieme a te. A volte penso che nelle coppie ci sa un seme, che resta nascosta, come le radici del bambù che impiegano anni per creare una solida rete di radici, e se si ha fretta si rischia di smettere di coltivare perché sembra una perdita di tempo, perché gli anni passano, ma non si vede crescere niente. Ora vivere in una relazione sterile e anaffettiva non va bene, anche lasciarsi non sembra una buona soluzione, c’è un’altra prospettiva?
Fabrizio Floris  fabrizio.floris@unito.it

Il Matrimonio E’ L’Impresa più difficile che si possa intraprendere, perché in ciascuno di noi c’è un conflitto tra il nostro bisogno di “individuazione” e il nostro bisogno di “coesione”, che sono tra loro in un rapporto inversamente proporzionale, perché a un aumento di individuazione corrisponde una diminuzione di coesione e viceversa. Se il bisogno di individuazione raggiunge una sua maturità e si emancipa dal tratto infantile di chi vuol essere semplicemente diverso dagli altri fino al punto di assumere un atteggiamento reattivo nei confronti degli altri, e se il bisogno di coesione compie lo stesso processo di maturazione, emancipandosi dal bisogno simbiotico con l’altro che ricalca il rapporto infantile che ciascuno di noi ha avuto con la madre, allora ci sono le condizioni per un felice matrimonio e per ua sua durata garantita dal fatto che ciascuno dei due ha bisogno dell’altro per lo sviluppo delle rispettive potenzialità. Tutti capiscono che una condizione del genere è un’opera d’arte. E non tutti siamo artisti, anche se non sarebbe male che ciascuno, prima di unirsi in matrimonio, esaminasse con cura di che natura è il suo bisogno di coesione. A differenza che in passato, quando la famiglia, le condizioni di ceto o di classe, le condizioni economiche, le leggi della Stato, le norme del diritto, i precetti della Chiesa avevano una enorme influenza sulla scelta matrimoniale, oggi questa scelta è del tutto individuale, come se l’amore, rispetto a tutte le leggi che governano la nostra quotidianità, reclamasse una sua assoluta autonomia e non riconoscesse altra autorità che non sia la propria decisione soggettiva. Ma se le cose stanno così, quell’esaminare se stessi prima di inaugurare una vita in comune con un’altra persona assume una rilevanza ancora maggiore. Soprattutto se questo essere padroni assoluti della propria scelta si vincola all’essere padroni assoluti della propria felicità. In questo caso se la felicità è misurata esclusivamente sull’intensità della passione (e questo non è difficile da riconoscere), allora è ovvio che il matrimonio, oltre a non prevederlo come una scelta irrevocabile, diventa, come scriveva Tolstoj “un inferno”. Ma la passione è l’unico modo in cui si può declinare l’amore? La passione, come diceva Stendhal: “non è cieca, è visionaria”. E di visione in visione si può arrivare anche all’allucinazione. È vero che senza visione, senza idealizzazione, non nasce alcun amore, ma non dobbiamo dimenticare che la passione ci rende passivi, perché è lei a condurci in quella conclusione caratterizzata dal “patire l’altro”, mentre l’amore non si accontenta di “patire” perché vuole “agire”, e perciò col tempo rifiuta di declinarsi sul solo versante della passione, trascinato dalla discontinuità delle sue oscillazioni. E rifiutandosi di subire, l’amore crea, come un artista, la sua opera d'arte. Se poi l’opera d’arte non riesce e la relazione si chiude, ascoltiamo i consigli di James Hillman che ci invita a evitare la vendetta che è una risposta emotiva che non emancipa la coscienza, a non cadere nel cinismo che nega il valore dell’altro che un tempo avevamo sopravvalutato, e ci induce a concludere che i grandi amori sono solo per gli ingenui. Non ridicolizziamo i sentimenti più profondi per evitare di vergognarci di averli un giorno provati. Ed evitiamo infine di diventare paranoici pretendendo da un nuovo amore che dovesse sorgere, prove di devozione, giuramenti di mantenere la promessa, dichiarazioni di fedeltà eterna. La fedeltà in sé non è un valore. Un valore è l’amore, perché quando si è innamorati non c’è bisogno di imporsi alcuna forma di fedeltà.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 29 settembre 2018 -                                                 

sabato 6 ottobre 2018

Speciale: Brevi Consigli e Segreti su Prodotti e Preparazioni Culinarie...


          Finalmente ai fornelli!
Prepareremo manicaretti favolosi, anche se non si ha mai avuto a che fare con la cucina e purtroppo i dubbi che nascono sono tanti.

Da dove iniziare?

Cosa preparare?

Meglio all’inizio scegliere tra le preparazioni più semplici e un po’ conosciute.
Meglio non cimentarsi subito negli sformati o soufflè.

Il consiglio migliore è

          Preparare tutto quello che occorre prima:
Procurarsi tutto ciò che serve, cercando di acquistare gli ingredienti di prima qualità.
Disporre tutto sul tavolo o sul piano di lavoro, onde evitare di dimenticare qualcosa.
Cercare di attenersi con scrupolo e attenzione alla ricetta che si vuole eseguire.

L’esperienza in cucina conta veramente parecchio, e solo dopo aver provato personalmente o con qualcuno di fiducia un piatto nuovo si può eseguire per un pranzo importante, evitando magari così lo stress della mal-riuscita.

La cucina fatta con passione è uno stimolo per i sensi che aiuta a farci stare bene, quindi aiutarsi sempre con i sapori tipici di ogni stagione, usando sempre degli aromi e se possibile tenere in casa delle piantine aromatiche, tipo menta e timo: danno vita e voglia di cucinare.

Per facilitare la preparazione dei manicaretti, meglio all’inizio usare tegami intelligenti.
Un tegame antiaderente che eviti al cibo di attaccarsi sul fondo
La pastaiola che è una comoda pentola con annesso lo scolapasta
La pentola a pressione, che fa risparmiare tempo, cuocendo in pochi minuti versure, carni e risotti

Ed ora buon lavoro ed un augurio di buona riuscita!

Qui di seguito alcuni trucchi e consigli per i vostri manicaretti:

Per far cuocere bene la verdura c’è un metodo semplice: tutto quello che cresce sotto la terra (ad es. carote, patate, topinambur) si mette in una pentola di acqua fredda. Tutto quello che cresce sopra (ad es. spinaci, bietole) va nell’acqua bollente.
         
Mai tagliare gli ortaggi prima di cuocerli. Il motivo è che più grande è la superficie a contatto con l’acqua, maggiori saranno le sostanze nutritive perse.

Per rendere più digeribile una pasta con i peperoni, eliminare la buccia dei peperoni. Farli grigliare in forno a 200° per 20 minuti, poi raccoglierli in un sacchetto di carta chiusi e quando saranno intiepiditi pelarli. La loro buccia si toglierà con facilità. Oppure appoggiarli su una bistecchiera di ghisa caldissima, rigirandoli spesso, basteranno pochi minuti e poi si ripeterà l’operazione del sacchetto.

Nelle ricette dove occorre fare un soffritto di cipolle, per renderle più digeribili e dietetiche, affettare finemente o tritare la cipolla, metterla nel tegame o padella e aggiungervi 1 bicchiere di acqua facendola cuocere a fuoco dolce sino a che l’acqua sia tutta consumata. Per un gusto più gradevole aggiungere 1 cucchiaino di zucchero e poi l’olio necessario alla preparazione in oggetto.

Per preparare un buon risotto, a inizio cottura bisogna tostare bene i chicchi di riso e mescolarli col condimento caldo per qualche minuto in modo che lo assorbono. Così evita che il riso inzuppandosi nel brodo, si spappoli. Non si deve mai mescolare in continuazione il riso mentre cuoce, se no i chicchi, strofinandosi tra di loro, perderebbero l’amido e si sfalderebbero, facendo risultare il risotto appiccicaticcio.

Per aggiungere la mozzarella alla pasta o ad altre preparazioni, tagliarla a pezzi come richiesto dalla ricetta, lasciarla scolare per ¼ d’ora in un colino, affinché perda l’acqua in essa contenuta.

Quando si deve lavorare la ricotta da aggiungere a una preparazione, per ottenere un composto più soffice, cremoso e morbido, aggiungere 2 o 3 cucchiai di latte freddo o di panna liquida.

Quando si deve incorporare della panna alla maionese, procedere con lenti movimenti circolari, unendo la panna poco alla volta. Si eviterà si smontare la salsa.

Se condendo l’insalata si è esagerato con l’aceto, mettere nel contenitore dell’insalata due grosse molliche di pane, mescolare per qualche istante e poi eliminarle: avranno assorbito parte dell’aceto.
         
Nel preparare le melanzane, per evitare di friggerle nell’olio, che assorbono moltissimo usare questo sistema: tagliare le melanzane per il lungo in fette sottilissime, anche usando l’affettatrice. Appoggiarle in un solo strato sulla placca del forno foderata da carta da forno e leggermente oliata. Farle cuocere in forno preriscaldato a 250° per 2 minuti, rigirarle e farle cuocere anche dall’altra parte per altri 2 minuti. Togliere dal forno, lasciarle raffreddare e tagliarle o a cubetti o a strisce. Si possono poi unire, nel sugo di preferenza.

Per pelare i peperoni ecco quattro facili modi:

1- Sbollentare i peperoni per pochi minuti così da ammorbidirli. Quindi sgocciolarli, asciugarli e infine pelarli.

2- Cuocerli interi in forno a 180° per 25 minuti, poi avvolgerli in un canovaccio, o una busta di carta del pane, o con i fogli di un giornale quotidiano, lasciarli intiepidire, strofinarli ed eliminare la pelle abbrustolita.

3- Fare cuocere i peperoni sulla fiamma del gas, sulla piastra o sulla griglia e, quando sono abbrustoliti, metterli in un sacchetto di carta chiuso. Farli intiepidire ed eliminare la loro pelle.

4- Tagliarli a metà, eliminare semi e filamenti, posarli sulla placca del forno foderata di carta di alluminio, con la parte tagliata sul fondo. Farli cuocere sotto il grill per 10-15 minuti. Farli intiepidire e pelarli.     

Per oggi vi saluto e vi auguro un buon sabato a tutti, ciao!

venerdì 5 ottobre 2018

Speciale: Deliziosi Piatti con Pesce!...


Foglie di Vite con Tonno
Per 4 persone

12 foglie di vite, 200 gr di riso Originario, 300 gr di filetto di tonno freschissimo, 2 limoni, 3 cucchiai di pane secco grattugiato, un cucchiaino di aneto e 2 cucchiaini di menta tritati separatamente, 50 gr di pinoli, tostati in un padellino antiaderente e frantumati grossolanamente, olio evo.

Far lessare in acqua il riso al dente. Farlo raffreddare e condirlo con il succo di 1 limone e 1 cucchiaino di menta tritata. In un padellino far rosolare il pane grattugiato con il cucchiaino di menta e il cucchiaino di aneto; lasciar intiepidire e aggiungere 1 cucchiaino di scorza di limone tagliata a julienne.
Lavare, asciugare e tagliare a dadini il tonno, e passarli nel pane grattugiato (mischiato con le erbe).
Lavare accuratamente le foglie di vite e farle sbollentare in acqua bollente leggermente salata. Prelevarle con un mestolo forato e asciugarle accuratamente, posandole una accanto all’altra su un canovaccio di cucina. Spalmare su ognuna uno strato sottile di riso su riso e distribuirvi sopra i dadini di tonno impanato e i pinoli. Richiudere gli involtini.
Disporli in una padella antiaderente unta di olio, cospargerli con 4 cucchiai di succo di limone e un cucchiaio di filettini della scorza. Fare cuocere a fuoco dolcissimo per 15 minuti. rigirando delicatamente gli involtini nella cottura. Servirli tiepidi.


Teglia di Sarde al Pomodoro
Per 4 persone

800 gr di sarde, 4 pomodori perini maturi, 50 gr di pecorino, 40 gr di pangrattato, 3 spicchi d’aglio, origano, un mazzetto di prezzemolo, olio, sale.

Lavate bene le sarde, cercando con le mani di sfregare bene la loro superficie per rimuovere le squame. Staccare la testa, togliere le interiora nella cavità addominale, arrivando alla coda facendo in modo che i filetti rimangano attaccati. Staccate la lisca centrale.
Preparate i pomodori, lavandoli con cura e asciugandoli. Tagliateli a rondelle dello spessore di un centimetro. Tagliate a fettine lo spicchio d’aglio sbucciato. Lavate, asciugate e tritate una manciata di foglie di prezzemolo e l’aglio.
Mescolate con il pangrattato e il pecorino grattato e l’origano.
Ungete abbondantemente di olio, una pirofila dal diametro di 24 cm. Disponete i pomodori sul fondo e salate leggermente. Proseguite disponendo le sarde a raggiera, con il fondo della coda verso il centro. Salate leggermente e cospargetele con 1/3 del trito aromatico prima preparato. Proseguite formando altri due strati di sarde, anche questi salati e cosparsi di trito. Versate dell’olio su tutta la superficie e cuocete in forno preriscaldato a 180° per ½ ora e a 200° per altri 6 minuti, fin quando si sia formata in superficie una crosticina dorata. Una delizia veramente!


Teglia di Acciughe al Gratin
Per 4 persone

600 gr di acciughe, 2 spicchi d’aglio, 2 pizzichi di timo, vino bianco, 1 patata, pangrattato, 15 olive nere snocciolate, olio, sale, pepe.

Incidete le acciughe lungo il ventre, staccate la testa e tiratela delicatamente verso la coda eliminando contemporaneamente anche la lisca centrale. Apritele a libro, lavatele e asciugatele con carta assorbente da cucina.
Mettete in una ciotola un dl di olio, l’aglio tritato fine, un pizzico di sale, 2 pizzichi di timo secco, una macinata di pepe, 2 cucchiai di vino bianco, sbattete bene.
Ungete una pirofila rotonda con 2 cucchiai d’olio e trasferitevi le acciughe disponendole a raggiera con la coda verso il centro e alternandone una con la parte con la pelle verso il basso e una con la parte con la pelle verso l’alto. Fate più strati, bagnandoli con il condimento preparato. Distribuite sull’ultimo strato la patata sbucciata e tagliata a julienne, 3 cucchiai di pangrattato e le olive snocciolate e tagliate a fettine.
Mettete la pirofila in forno preriscaldato a 180° per circa 15 minuti. Servite caldo o tiepido.

giovedì 4 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: Quella Sex Machine che amo coccolare...


 “Ci si perde sempre per un motivo”, disse un giorno una mia amica, perforandomi con il suo sguardo acuto e tagliente. Eravamo due adolescenti ingarbugliate e quelle parole, pronunciate con ostentata noncuranza, erano una disamina lucida e implacabile del nostro rapporto che si stava sfilacciando. Raggelata dall’ineluttabilità di quella considerazione, che di fatto sancita la fine di un legame ritenuto imperituro, provai a ribattere che non era vero, che le persone si perdono anche per caso o per sbadataggine. Lei fece no con la testa. E se ne andò. Da allora mi è capitato spesso di allontanarmi da qualcuno: parenti, affetti, amici. Ogni volta, risuonava l’implacabile verdetto di una ragazzina dalla mente tormentata e affilatissima. E mi domando quale sia il motivo di quella improvvisa distanza dove c’era prossimità. È strano. Subiamo un quotidiano bombardamento di parole da cui ci lasciamo attraversare indenni, impermeabili. Ogni tanto, seppur di rado, qualcuno ci trafigge, restando inchiodata per sempre nella nostra coscienza, pronta a riaffiorare al momento opportuno. Certe parole sono semi che germogliamo e mettono radici forti, anche se, quando si insinuano dentro di no, lo ignoriamo. Ho provato a chiudere gli occhi e metterle in fila, per trovare un nesso e per restituire loro un’origine. Mio padre di tanto in tanto sospirava: “Ah! Se avessi vent’anni di meno, Ciccetti!”. Poi mi lanciava uno sguardo ironico come chi, in fondo, sta bene dov’è e della macchina del tempo non ha alcun bisogno. Periodicamente mi domando, oggi che quell’auspicio potrei pronunciarlo io a buon diritto, se, sottraendo quel tempo dalle mie spalle, sarei veramente più felice. Mio nonno era un dottore e un giorno dei miei sei anni dichiarò che, prima o poi, ci saremmo tutti presi i pidocchi. Quando, una sera di aprile, mio figlio di mezzo esclamò “Oh Che strani animalini mi cadono dai capelli” e, qualche minuto dopo, scoprimmo che gli immondi parassiti avevano colonizzato tutte e cinque le nostre teste, ebbi la conferma dell’infallibilità della categoria medica. “Quando non si riescono a risolvere le contraddizioni interne, si portano all’esterno e talvolta si dichiara una guerra”, diceva la mia professoressa di Storia e filosofia e ho imparato che questo vale per i capi di stato e anche per tutti noi. “La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”. Lo disse Plutarco, ma è stata l’insegnante di Greco di mio figlio a citarlo, in una riunione di classe: ho pensato che il primogenito aveva avuto fortuna nel trovare un’incendiaria.  Stavamo cercando di afferrarci i piedi chini, rigidi e doloranti, su noi stessi e sui nostri materassini. “Da morti stiamo tutti dentro una valigia”, commentò la maestra di yoga. Probabilmente voleva dirci che saremmo ben più flessibili di così se ci lasciassimo andare, ma l’immagine di noi, scalzi e contratti, piegati e stirati in un trolley, continua a regalarmi un brivido ogni volta che mi guardo le estremità. Una sera, dopo una cena di lavoro, trovai sul divano, steso al buio, mio figlio maggiore. Aveva tredici anni e stava guardando una serie tv americana con le risate in sottofondo. Mi son seduta accanto a lui e piano, con la cautela che richiede quell’età irsuta, ho allungato un braccio e gli ho accarezzato i capelli. Siamo stati così, in silenzio, per qualche minuto, a goderci la reciproca compagnia. “Anche le sex machine come me hanno bisogno ogni tanto di una mamma che le coccoli” ha mormorato lui, senza distogliere lo sguardo dallo schermo. Ho ritratto la mano d’istinto, in un moto di sbigottito sconcerto. Ma la sex machine si è conficcata nel mio cuore.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di Repubblica – 29 settembre 2018 -

martedì 2 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: Cercasi crackers per la fine del Mondo...


 Domando Scusa A Chi avesse l’incoscienza di continuare a leggere, perché questa storia è la solita che ripeto due volte all’anno da vent’anni, il racconto dell’Apocalisse, ma non posso farne a meno. Due volte all’anno, appunto, scatta sugli Stati Uniti d’America la psicosi detta “del cielo che cade”, manifestata dagli uragani di fine estate e dalle tempeste di neve del tardo inverno. Quando, come a metà settembre, l’Oceano Atlantico rovescia sulla costa orientale americana la furia di acque e venti partiti come innocenti nuvolette bianche dall’Africa, la psicosi della fine del mondo travolge non soltanto le città e le popolazioni direttamente sul cammino della tempesta, ma i milioni che vivono a centinaia di chilometri. Il grande nastro trasparente della psicosi di Apocalisse sono le reti televisive 24/7, quelle che devono riempire tutte le ore di tutti i giorni e si lanciano sulla meteorologia come scimmie affamate sulle banane. Niente fa più televisione di un ciclone che piomba su una città e gonfia i teleschermi annoiati con immagini di onde mostruose, alberi sradicati, pali divelti, tetti scoperchiati, case allagate, barchette improvvisate di famigliole alla deriva in Venezie improvvise. È spettacolo, show, nobilitato dalla pretesa di rendere un servizio al pubblico. Ma il servizio pubblico e l’ansia che produce per ottenere audience, si estendono anche a coloro che non saranno sfiorati dall’Apocalisse. I governanti, terrorizzati dall’essere sorpresi con le braghine calate come fu George W. Bush davanti al disastro dell’uragano Katrina a New Oreanz, o come Trump sprezzante verso la devastazione di Puerto Rico nel 2017, lanciano grida laceranti, per mettersi il sederino al coperto. I cittadini qualsiasi si recitano nei supermercati e negli empori di ferramenta per fare incetta di beni primari, di batterie, torce, tavole di compensato e trapani, per coprire le finestre, dalle quali rami e detriti possono entrare come proiettili. Non importa se vivono, come me, a Washington, a 550 chilometri dal “Ground Zero”, dalla località centrata dall’occhio del ciclone in Nord Carolina. Gli scaffali dei supermercati dove mia moglie e io facciamo spese sembrano, con l’avvicinarsi dell’ora x, quelli dei nudi Gastronom alimentari sovietici anni ’70. Spariscono il latte, lo scatolame, i crackers, le bottiglie d’acqua, tutti i generi a lunga conservazione, al diavolo colesterolo e dieta. Madri di famiglia spingono carrelli come i carri coperti dei pionieri, traboccanti di derrate. Vanno a ruba i beef jerky, le strisce di manzo affumicato che durano per sempre e che i pionieri impararono a conoscere dagli indiani nativi, che conservavano così la carne dei bisonti. I più accorti acquistano generatori, spesso senza capire come vadano adoperati. In ogni disastro naturale c’è qualche famiglia annientata dal premuroso papà che aveva usato il generatore dentro casa, asfissiando tutti gli abitanti. Il bisogno di sopravvivere risveglia, in ogni americano, quella nicchia di ricordi nel cervello che riporta tutti al proprio stato di migrante, essendo ogni americano, sotto la sfoglia delle generazioni, qualcuno venuto dal grande altrove. Tonnellate di cibi saranno gettate via o ignorate, ma per qualche giorno, con batterie a portata di mano come la bandoliera di un pistolero, con abbastanza latte per farci il bagno come Poppea, vivranno il brivido del pioniere nella Grande Prateria, fissando sul televisore l’occhio rosso e feroce dell’uragano che si avvicina. Poi tutti di nuovo a giocare con i tablet, a guardare le serie tv, a rimpiangere i soldi buttati al supermercato. Che nel frattempo si rifornisce, pronto a incassare gli utili della prossima Apocalisse di neve.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 29 settembre 2018 -

lunedì 1 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: Angela Merkel leader smarrita...

Da anni Angela Merkel era considerata come una ferma espressione della democrazia liberale europea. Quando, nel 2015, aprì le braccia ai migranti assiepati ai confini offrì l’immagine di una Germania sensibile ai valori umanitari, nei quali il Paese non si era sempre distinto nel secolo scorso. Con l’ingresso alla Casa Bianca di Donald Trump è stata consacrata leader del mondo libero. Lo stesso Barack Obama nel lasciare la presidenza degli Stati Uniti fece una visita a Berlino per congedarsi da Angela Merkel. E il gesto fu interpretato come un simbolico passaggio di responsabilità alla cancelliera in quanto il più rappresentativo personaggio politico, in quel momento, della democrazia occidentale. Trump non ispirava più la fiducia riposta nel presidente degli Stati Uniti. Da allora la figura di Angela Merkel si è come appannata. Non domina più la ribalta politica europea. Sembra che abbia smarrito persino il partner francese, con il quale formava la coppia più influente dell’Ue. Le ultime elezioni federali hanno ridotto la sua maggioranza, e il fallimento delle lunghe spossanti trattative per formare un governo, con i liberali in sostituzione dei socialdemocratici, hanno ridimensionato il suo carisma. Non solo è dovuta ritornare alla coalizione con la Spd, anch’essa spolpata di voti, ma è stata investita dalle polemiche, nel frattempo “esplose”, provocate dalla sua generosità nei confronti dei migranti. La collera, la senofobia, la diffidenza sollevate dall’ondata di profughi, e il rancore verso chi l’ha favorita o accettata, hanno stimolato la crescita dei partiti populisti e dell’estrema destra. La reazione negativa all’accoglienza si è rivelata trasversale. Si è manifestata e si manifesta anche nei partiti conservatori democratici. Nella stessa coalizione di governo, in particolare nella Csu, l’Unione cristiano sociale bavarese, sorella della Cdu, l’Unione cristiano democratica della cancelliera. Fino a mettere in pericolo la stessa stabilità dell’esecutivo da lei guidato. L’ungherese Victor Orbàn, promotore di una democrazia illiberale, non è certamente un suo politico preferito, e non lo nasconde. Ma le è indispensabile per conservare, con il Partito popolare, la maggioranza nel Parlamento europeo, del quale il leader ungherese fa parte, a fianco della Cdu-Csu. Manfred Weber, della Csu, candidato alla successione del Lussemburghese Jean-Claude Junker come presidente della Commissione a Bruxelles, è, forse per opportunismo, un ammiratore di Orbàn.”. E non gli ha risparmiato elogi. Un altro esponente di rilievo dell’Unione cristiano sociale bavarese, il ministro federale dell’Interno Horst Seehofer, è sulle stesse posizioni, ma in una versione più radicale sul problema delle migrazioni. Per non perdere per strada ministri del suo governo e gli alleati bavaresi, Angela Merkel si è dovuta e si deve destreggiare, quindi adeguarsi spesso a una politica che non corrisponde del tutto a quelli che sembravano per lei principi irrinunciabili. In Baviera le elezioni regionali sono alle porte. Sono in programma a metà ottobre, e la Csu rischia di perdere la posizione dominante che occupa da decenni. Alla sua destra potrebbe affermarsi per la prima volta un partito, l’Alternanza per la Germania, che ha già novantadue seggi al Bundestag. I sondaggi più recenti non hanno tuttavia confermato quella che era un’idea assai diffusa, e cioè che il sentimento anti-immigrazione avrebbe determinato il risultato. Molti si sono allora adeguati ai pronostici. Al Parlamento europeo, dove si votava la mozione contro la condotta antidemocratica in Ungheria, si è visto il sostenitore di Orbàn, Manfred Weber, esprimersi in favore, vale a dire censurare colui che, fino alla vigilia, indicava come un esempio da seguire. Schierarsi con Orbàn non era elettoralmente opportuno. Una svolta, probabilmente, passeggera. Molti moderati navigano nell’incertezza, si contraddicono per adeguarsi all’irruzione del populismo e del nazionalismo, versione estrema destra, che ha messo sottosopra il panorama politico. Angela Merkel cerca di sfuggire alla regola, ma deve salvare il suo governo. A volte l’Europa ha l’impressione di avere smarrito il più affidabile dei suoi leader.
Bernardo Valli – Dentro E Fuori – L’Espresso – 30 settembre 2018 -

Speciale: Lunedì vegetariano!...


Zuppa di Verdure con Tofu, ricetta Thailandese
Per 4 persone

½ kg di zucca, 300 gr di broccoli, 150 gr di pomodorini, una costa di sedano, 300 gr di tofu, 2 foglie di limone, 2 foglie di limone, 2 cucchiai di salsa di pesce, 4 cucchiai di salsa di soia, 1 cucchiaino di zucchero, 5 foglie di basilico, 3 scalogni, 2 spicchi d’aglio, 2 peperoncini piccanti, olio.

Preparare il condimento speziato Sbucciare gli scalogni e l’aglio, affettarli e metterli in un mortaio, unire i peperoncini e pestare fino ad ottenere una pasta fine. Eliminare semi e scorza dalla zucca, tagliarla a dadini, affettare i broccoli e tagliare a rondelle il sedano. Lavare i pomodori, eliminare i semi e tagliarli a spicchi, lavare bene le foglie di limone. In una casseruola scaldare 3 cucchiai d’olio, aggiungere il condimento speziato, far rosolare 2 minuti, mescolando spesso, versare ½ lt di acqua tiepida, la salsa di soia, la salsa di pesce e lo zucchero e portare a ebollizione. Versare nel brodo le verdure, le foglie di limone, il basilico. Proseguire la cottura per 10 minuti. Tagliare il tofu a dadini piccoli e incorporarlo alla zuppa prima di spegnere.

Tartare con tofu
Per 4 persone

250 gr di bietoline da taglio, 250 gr di carotine 1 confezione di tofu al naturale, 1 cucchiaio di capperi giganti, 1 cucchiaio di olive taggiasche, 4 pomodorini, 1 ciuffo di basilico, o1lio evo, sale, pepe nero macinato al momento.

Pulire e lavare le bietoline e le carotine. Far cuocere tutto a vapore in due diversi recipienti. Sbollentare i pomodorini per pochi secondi, togliere la buccia e tagliarli a spicchi, tenere da parte. Tritare le olive e i capperi (sciacquati con acqua). Far bollire in acqua bollente salata il tofu per 5 minuti. Scolarlo, tagliarlo a cubetti e poi tritarlo finemente, mescolandovi anche il trito di olive e capperi e il basilico lavato (tenerne da parte qualche foglia) e spezzettato con le mani. Condire con 3 cucchiai d’olio, regolare di sale e pepe. In una padella con 2 cucchiai d’olio, far saltare le verdure cotte a vapore, per 3 minuti. Regolare di sale e pepe. Nel centro di un largo piatto da portata sistemare il tofu condito con il trito, dandole con l’aiuto delle mani una forma di cupola. Tutt’attorno in bella mostra, sistemare le bietoline e carotine. Sopra il tofu, mettere gli spicchi di pomodorino a forma di fiore e qualche fogliolina di basilico.

Burger di Seitan alla birra
Per 4 persone

Due confezioni di burger di seitan, 2 carote, 2 cipolle di Tropea, 1 costa verde di sedano, 2 spicchi di aglio, 2 rametti di rosmarino, ½ bicchiere di birra doppio malto, olio evo, sale e pepe nero macinato al momento.

Pulire le verdure (cipolle carote e sedano) e tagliarle a piccolissimi dadini.
In una padella far rosolare a fuoco dolce gli spicchi d’aglio vestiti e gli aghi di un rametto di rosmarino, con 3 cucchiai di olio, unire i burger di seitan e farli rosolare dalle due parti per un paio di minuti, unire le verdure a dadini e il rametto di rosmarino, rosolare per tre minuti. Togliere gli spicchi d’aglio e fiammeggiare con la birra, lasciare evaporare e continuare la cottura ancora per 5 minuti. Servire i burger con il loro fondo di cottura. Deliziosi.

Dolce di Mais e Frutta
Per 4 persone

60 gr di farina di polenta a grana grossa, una pera, un mela, 50 gr di uvetta di Corinto, 50 gr di pinoli leggermente abbrustoliti, 60 gr di nocciole sgusciate e tostate e tritate. Tre tazze di acqua bollente. Un limone. Un etto di paste alla meliga.

Lavare e tagliare a fettine sottili la frutta bagnandola con succo di limone affinché non annerisca. Lavare anche l’uvetta e unirla alla frutta tagliata.
In un tegame fare tostare leggermente la farina di polenta, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Aggiungervi le tazze di acqua bollente con delicatezza, in quanto l’acqua potrebbe schizzare fuori dal tegame. Aggiungere un pizzico di sale e portare dolcemente a ebollizione senza mai smettere di mescolare. Unire la frutta scolata dal limone e continuare la cottura a fuoco dolcissimo ancora per 20 minuti, sempre mescolando delicatamente.
Versare la preparazione in coppette e decorarle con le nocciole e i pinoli. Servire accompagnando con paste alla meliga.