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mercoledì 3 gennaio 2018

Lo Sapevate Che: Oro Incenso e Mirra

Il Jeff Bezos dell’epoca, di cui non sappiamo il nome, era già noto a livello internazionale per la sua rete di corrieri. Ma quella consegna in particolare era garantita e protetta da un’autorità irrefutabile con sede imprecisata. La prima e vera compagnia di assicurazione in cielo, in terra e in ogni luogo. Il punto di ritiro du quei doni era Betlemme, se il Bambino fosse stato assente. Pensate, c’era appena stato il primo Natale e già qualcuno aveva inventato i corrispondenti regali. Che si potevano anche restituire se non fossero stati conformi alle descrizioni o se fossero giunti danneggiati. I Re Magi, dopo un breve periodo di agitazione, avevano ricominciato con l’andirivieni in tutto il Medioriente ma l’idea di dover eventualmente inseguire il loro destinatario in Egitto li preoccupava. Invece andò tutto molto bene. Nemmeno Erode si accorse di niente.

Massimo Bucchi – Sottovuoto – Il Venerdì di La Repubblica – 29 dicembre 2017 -

Lo Sapevate che: La luce di Spinoza illumina il futuro...

Nel 1632 sono nati, a meno di un mese di intervallo, un filosofo e un pittore: Baruch Spinoza e Jan Vermeer.  Benché abbiano vissuto a qualche chilometro di distanza, nelle Provincie Unite, Baruch e Jan non si sono mai incontrati. Da vivi hanno conosciuto entrambi una certa notorietà, non tale comunque da compensare le tante avversità che hanno sulle loro esistenze fino alla morte. E la morte li ha raggiunti quasi alla stessa età, poveri e indebitati: Baruch a quarantaquattro anni, Jan a quarantatré. Due vite brevi ci hanno lasciato inestinguibili eredità. Le loro opere hanno in comune la luce. La qualità della luce nei quadri di Vermeer rivela una meditazione calma e assorta sulla normale vita quotidiana. Le luminose dimostrazioni di Spinoza ci fanno guardare l’uomo e il mondo in modo diverso. Ad accostare le figure del pittore e del filosofo è Frédéric Lenoir in “Le miracle Spinoza” (editore Fayard), che campeggia in questa fine d’anno nelle librerie parigine. Nessun filosofo è stato tanto insultato per secoli di “ateismo”, di “materialismo”, di “immoralità”. E poi invece esaltato, come una terra promessa appena scoperta: Goethe si è dichiarato suo discepolo e ammiratore incondizionato; Einstein lo ha definito un prolungamento metafisico della sua rivoluzione fisica; Flaubert si è detto affascinato dall’uomo, dal suo cervello, dal suo spirito, dalla sua scienza; Nietzsche ha scritto: “Ho un precursore e quale precursore!”. Sarebbe ingenuo prolungare le citazioni. I saggi, le biografie, le antologie dedicate a Spinoza non si contano. Sono un fiume in piena. Ricordo il volume dei Meridiani, nella collezione Classici dello Spirito (2007), a cura e con un limpido saggio introduttivo di Filippo Mignini. È una preziosa guida: comprende le opere di Spinoza accompagnate da note e analisi che appagano le curiosità sul personaggio e sul filosofo. Di nuovo c’è che trecentoquarant’anni dopo la morte, Spinoza ci appare come il filosofo del XXI secolo. Come l’armonia rivelata dalla luce nelle tele di Vermeer, il suo pensiero ha un effetto distensivo. L’uomo d’oggi rischia di affogare nel negativo e ha bisogno di un pensiero positivo. Un pensiero capace di riconciliarlo con la Natura. E la Natura per Spinoza è l’insieme di tutto ciò che esiste, e in cui è compreso il Dio immanente. Cosmico. Per questo Frédéric Lenoir e tanti altri pensano di avere trovato un amico nel filosofo del Seicento. Per Spinoza il reale, dalle remote galassie al cuore umano, è retto da leggi immutabili che spiegano tutti i fenomeni. L’uomo è una parte della natura e ubbidisce a quelle leggi universali. La ragione gli consente però di capire i meccanismi che le determinano: ed è come una liberazione fondata sull’osservazione di noi stessi, delle nostre emozioni, delle nostre passioni, dei nostri desideri, del nostro corpo. Per Spinoza nulla è irrazionale. Se nel nostro comportamento c’è qualcosa che appare tale bisogna scoprirne le cause. La gelosia o la collera possono essere spiegate logicamente come l’eruzione di un vulcano. “Non deridere, non lamentarsi, non detestare, ma capire”. Questa è la linea filosofica spinoziana: piuttosto che abbandonarsi alle emozioni, cerchiamo di comprendere gli avvenimenti che le hanno provocate, al fine di evitare i giudizi morali, i sarcasmi, le proteste, l’odio o la collera. Così si arriva a rivolgere uno sguardo razionale, giusto e dunque placato, su tutte le situazioni. Pur non essendo favorevole alle religioni, Spinoza non nasconde a più riprese la sua ammirazione per Cristo, che ripeteva “non giudicate”. Vincere il male identificando e annullando le cause gli sembra più utile che indignarsi, lamentarsi, detestare e condannare. Ha abbastanza fiducia nella forza della vita per denunciare tutti i fantasmi negativi che l’affliggono. L’autore di “Le miracle Spinoza” si sente amico del filosofo la cui gloria risiede nella razionale innocenza del pensiero, espresso con rigore matematico. Amico non solo del filosofo, ma anche dell’uomo asciutto, fragile, viso ovale e bruno, occhi neri accesi, la cui dignità nella pratica quotidiana rispecchiava la vita disegnata nelle opere.

Bernardo Valli – Dentro E Fuori – L’Espresso – 31 dicembre 2017 -

martedì 2 gennaio 2018

Speciale: Verdure...in compagnia!..

Broccoli, Prosciutto e Bufala gratinati
Per 4 persone

800 gr di Broccoli, 1 mozzarella di bufala a fettine, 150 gr di prosciutto cotto, 2 uova, 30 gr di parmigiano grattugiato, 200 gr di besciamella (3 cucchiai di maizena 200 gr di latte, 30 gr di burro, sale), poco brodo, burro, sale, pepe

Far bollire al dente i broccoli (o a vapore) in acqua salata. Scolarli e dividerli a cimette.
Imburrare una pirofila e disporvi le cimette e i dadini di prosciutto cotto. Ricoprite con le fettine di mozzarella.
Mettere la besciamella in una ciotola e diluirla leggermente col brodo. Incorporarvi i tuorli d’uovo e gli albumi montati a neve fermissima.
Stendere il composto sulla mozzarella e spolverizzare con poco sale, una grattata di pepe e il parmigiano grattugiato.
Fare gratinare in forno a 180° per 20 minuti e servite subito.

Pirofila di Parmigiana di Cardi 
Per 4 persone

1 kg di cardi, farina, un limone, 500 gr di polpa di pomodoro, 1 mozzarella di bufala, 50 gr di parmigiano grattugiato, burro, olio, sale e pepe.

Togliete i filamenti alle coste di cardi, tagliateli a pezzi di 3 cm, lavateli e lasciateli a bagno in acqua acidulata. In una casseruola con 3 lt d’acqua, unite un pizzico di sale, il succo residuo del limone e una pastella formata da 2 cucchiai di farina stemperati in due cucchiai d’acqua. Portate a ebollizione, aggiungete i cardi scolati dalla loro acqua. Fateli cuocere per 30 minuti, poi scolateli. In un tegame con 30 gr di burro, fateli insaporire, salate e pepate, aggiungete la polpa di pomodoro, prima schiacciata con una forchetta, un bicchiere di acqua calda e continuate a cuocere a fuoco dolce per 20 minuti. In una pirofila unta di olio, sistemate metà dei cardi e sopra metteteci metà della mozzarella a dadini e metà del parmigiano grattugiato. Aggiungete i rimanenti cardi e completate la parmigiana, con la rimanente mozzarella e parmigiano grattugiato. Ungete a filo con olio. Mettete la pirofila, ricoperta da carta di alluminio, in forno preriscaldato a 200° per 30 minuti. Poi scopritela e continuate la cottura per altri 15 minuti a forno ridotto a 180°. Servite caldo.

Ratatouille con Verdure e Riso
Per 4 persone

300 gr di riso Basmati, 1 melanzana, 1 peperone rosso, 1 peperone giallo, 2 pomodori maturi, 120 gr di fagiolini verdi, 1 cipolla rossa, un pizzico di origano, qualche foglia di basilico, olio, sale e pepe.

Pulite, tagliate a tocchetti le verdure.
Mettetele in una teglia da forno che possa stare anche sul gas, con 3 cucchiai d’olio, un pizzico di origano e un poco di sale e pepe.
Lavate ripetutamente il riso sotto l’acqua corrente. Poi scolatelo bene. Rosolate leggermente le verdure, aggiungete il riso, mescolate e unite 3 dl di acqua bollente. Salate, portate a ebollizione, unite il basilico tritato, poi chiudete bene la teglia o con un coperchio o con carta di alluminio. Sistematela in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti.

Trascorso il tempo, sfornate e scoprite. Lasciate intiepidire e portate la preparazione in tavola direttamente nella teglia.

Lo Sapevate Che: In casa l'armonia, altrove il sesso una via alla felicità...

Mio marito, col quale vivo un giusto modo di essere in due, per di più anche nel lavoro e con i nostri figli ormai adulti, ha trovato, beato lui, la “passione con una signora più giovane e attraente di me. Con lei ha un rapporto parallelo basato molto sul sesso, quel sesso che parte da una grande attrazione reciproca e scatena una passione ma provata. Ormai da più di tredici anni vivo questa condizione di moglie che sì ha sofferto, ma capito e rispettato la situazione del marito perché ne abbiamo parlato, a volte soffrendo e, soprattutto all’inizio molto. In tutti questi anni per me difficili lui mi è stato sempre vicino e ha cercato in tutti i modi di spiegarmi che lui mi ama ma ama anche lei e da lei è attratto fisicamente più che da me. E che non mi abbandonerà mai perché la condivisione e l’intesa che abbiamo noi con lei è minore, infatti tutto il nostro tempo libero lo trascorriamo insieme con lei si vede, anche per motivi di rapporto di lavoro, una volta a settimana. Fra noi, nonostante questo meraviglioso rapporto di condivisione, questa “passione” non c’era quando ci siamo innamorati e non c’è tuttora. C’è un buon sesso, ma tiepido, privo di quella soddisfazione che mio marito, con la sua storia, mi ha tatto, immaginare e che io non ho ancora provato o voluto provare. Ho accettato questa situazione perché era la migliore per tutti considerando che anche lei ha famiglia (marito più figlio) e che anche il marito di lei sa della loro storia, e come me ha accettato la situazione. Nel mio caso ho cercato e trovato la mia individualità e sono felice sia quando sono “sola”, senza il coinvolgimento familiare, trovando interessi con altre persone. Ad esempio adesso mi sto divertendo col gruppo di tangueri a ballare il tango argentino, mi soddisfa, è un ballo appassionato, faccio movimento ed esco di casa, il che alla mia età fa bene. Leggo, a volte scrivo, faccio yoga la mattina appena alzata. Ma sono felice anche in famiglia, col marito col quale lavoro in armonia e insieme curiamo i nostri interessi, ci sosteniamo, facciamo progetti per il nostro futuro ormai da quarant’anni. Si fanno cene coi nostri figli e le loro compagne, con amici e parenti. Mi piace cucinare perché mi stuzzica la creatività e il palato. Con mio marito si fanno gite in montagna, viaggi, mostre, a teatro. C’è condivisione e tanta tenerezza. Perché un concetto non esclude l’altro quando siamo veramente consapevoli di cosa vogliamo in questo progetto della nostra vita, tutto fila in armonia col nostro sentire e di conseguenza col mondo.

Da quando questa rubrica mi ha fatto entrare nel cuore e nelle vite di tante persone ho cominciato a perdere certezze, e a capire che non esistono regole sicure, nei sentimenti, nelle norme sociali, nelle risposte agli eventi. Sono arrivata a formulare l’idea che la famiglia e la coppia siano alla fine due entità diverse, non sempre conciliabili. La sua lettera mi fa cambiare ancora idea: la famiglia e la coppia sono serenamente conciliabili anche quando si inserisce un elemento di “disturbo” che, pur riconosciuto, resta ai margini e non intacca la solidità di una relazione. Certo ci vogliono intelligenza, saggezza, diciamo pure anche un calcolo, giusto, su quello a cui può portare qualsiasi decisione. Lei ama suo marito e la sua famiglia, insieme ci capite e dividete tutto ciò che si costruisce lungo la vita. L’unica falla tra voi è stata il sesso, da sempre: lei se ne è fatta una ragione, lui no. Certo tra dedicarsi al tango e vivere una passione c’è molta differenza: o forse no? Certo lei non ha perso ciò che le stava a cuore ma a questo punto, mi scusi il pensiero del tutto personale e probabilmente sbagliato, a quella cosa tiepida che è per lei, e immagino per suo marito, il sesso, ci rinuncerei volentieri.

Natalia Aspesi – Questioni di cuore – Il Venerdì di La Repubblica – 29 dicembre 2017 -

lunedì 1 gennaio 2018

Lo Sapevate Che: Usate la testa il mentalista vi dice come si fa...

Un tempo la chiamavano physique amusante, fisica d’intrattenimento: una performance in cui l’artista impressionava il pubblico con abilità mnemoniche e di calcolo, numeri di telepatia e lettura del pensiero, senza per questo chiamare in causa il soprannaturale. Oggi parliamo di mentalismo, e Vanni De Luca è tra i più promettenti esponenti di quest’arte. Illusionista matematico e fenomeno del multitasking, in pochi minuti è in grado di risolvere un cubo di Rubik, calcolare una matrice (complessa tabella di numeri utilizzata in analisi matematica), eseguire il percorso del cavallo (che consiste nel far occupare al cavallo tutte le caselle della scacchiera passando su ognuna una e una sola volta) e, simultaneamente, recitare un canto della Divina Commedia scelto a caso dal pubblico. Ne dà prova nello spettacolo Prodigi, che in questi giorni sta facendo il tutto esaurito nei teatri italiani (fino al 7 gennaio sarà al Teatro Leonardo di Milano). De Luca è anche tra i pochi mentalisti disposti a svelare i segreti della sua arte; se non tutti, quelli di una delle abilità chiave del mentalismo: la memoria. Sulla quale ha appena scritto un libro, Una mente prodigiosa (Vallardi), sorta di “palcoscenico di carta” dove si susseguono spiegazioni, esercizi e approfondimenti sui personaggi che nei secoli hanno superato i confini della mente. “Tutta questione di allenamento” assicura lui. “Ognuno di noi possiede una mente potenzialmente perfetta, ma per disporne è necessario riattivare zone del cervello poco usate”. De Luca ha sviluppato un metodo, ispirato a mnemotecniche antichissime, che permette di fissare qualunque informazione, ance motoria (come le sequenze per risolvere Rubik), in tempi record. “Il punto è stimolare (ippocampo e amigdala, aree cerebrali essenziali per la memorizzazione a lungo termine, un processo che dipende dalla capacità delle informazioni di sollecitare l’immaginazione”. Il segreto del metodo sta in un acronimo: Pav. Ovvero “Paradosso, azione, vivida”. In pratica bisogna trasformare ogni informazione in una scena assurda, dinamica, che solleciti i sensi. Esempio: per memorizzare “zanzara” immaginate di essere punti da un transformer con ali in fibra di carbonio, concentrandovi sui suoni e sul sangue che stilla. Per sequenze più complesse c’è il metodo dei loci, luoghi in latino. Lo usava già Cicerone per ricordare gli argomenti delle sue orazioni e ancora oggi secondo uno studio uscito su Nature Neuroscience, lo usano nove concorrenti su dieci dei Campionati mondiali di memoria. Consiste nel visualizzare le informazioni (già trasformate in immagini Pav) lungo un percorso immaginario situato in un luogo familiare, come la casa d’infanzia. Per “rivederle” in sequenza basterà ripercorrere mentalmente il percorso. Grazie a questo metodo De Luca conosce a memoria tutta la Divina Commedia, ma anche il giorno della settimana relativo a qualsiasi data della storia

Giulia Villoresi – Scienze – Il Venerdì di La Repubblica – 29 dicembre 2017 -

domenica 31 dicembre 2017

Speciale: I Dolci per il Primo dell'Anno!...

Il Cenone di Capodanno e il Capodanno

A fine anno l’usanza vuole che si consumino alimenti legati alla prosperità.
Meglio per non rischiare di addormentarci, comporre una cena leggera, con alimenti insoliti e stuzzicanti abbinamenti.
Le lenticchie sono considerate di buon augurio.
Il riso rappresenta soldi, quindi mangiarne in abbondanza significa diventar più ricchi. Il cotechino, lo zampone di maiale, sono appuntamenti fissi per la fine e l’inizio dell’anno.
Anche il salmone, fresco o affumicato, i crostacei (speciali le ostriche!), il capitone, l’anguilla, sono tutti ricercati per questo festeggiamento.
Per i dolci i biscotti e leccornie diverse, caratteristiche di molte regioni, sono molto graditi.
Un brindisi speciale finale, con molte, molte bollicine!

Si dovrà però tener conto che se reduci dal cenone, occorrerà proporre ed eseguire piatti semplici, senza strafare e soprattutto spender troppo.
Nei giorni scorsi vi ho dato ricette per i primi piatti, secondi piatti e antipasti. Oggi vi offro le ricette dei Dolci!

BUON PRIMO DELL’ANNO 2018!

Speciale: I dolci del Primo dell’Anno!

Plum-cake ai Fichi secchi
Per 6 persone

250 gr di farina, 250 gr di fichi secchi, 150 gr di zucchero semolato, 150 gr di burro, (o 75 gr di burro e 1 yogurt intero naturale), 1 bustina di lievito, un pizzico di sale, 4 uova, 60 gr di cioccolato fondente, 1 bicchiere di vino dolce, zucchero a velo. Burro per lo stampo.

Fare ammorbidire il burro a temperatura ambiente. Foderare uno stampo da plum-cake della capacità di 1 lt., bene imburrato con un foglio di carta da cucina prima bagnata e poi ben strizzata e spennellata con un poco di burro fuso. Mettere a bagno i fichi nel vino bianco per circa un’ora. Mettere lo zucchero in una terrina e aggiungervi il burro ammorbidito. Lavorare con un cucchiaio di legno sino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere le uova, uno alla volta, un pizzico di sale, i fichi (meno 5 per la guarnizione) ridotti a pezzetti con metà del liquido rimasto, e poco alla volta la farina a cui avrete ben mischiato il lievito. Versare il composto nello stampo preparato, fino a due terzi dalla sua capacità e fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 45 minuti. Sfornare il plum-cake e sformarlo, togliendolo dalla carta di rivestimento. Quando sarà raffreddato spolverarlo con lo zucchero a velo. Tagliare a metà i fichi rimasti ammorbiditi. Fare fondere il cioccolato e passarvi i fichi. Decorare con questi la superficie del plum-cake.

Panforte di Siena  
Per 8 persone

gr.150 di farina, gr 250 di mandorle intere sgusciate e non pelate, gr 300 di miele di acacia, gr 180 di zucchero a velo, gr 300 di canditi a pezzetti di arancia, 1 cucchiaino di cannella in polvere, 1 cucchiaio di spezie in polvere (un pizzico di pepe nero, 1 pizzico di cumino, un pizzico di chiodi di garofano, tutto in polvere), una tortiera di cm 20 di diametro con cerniera, una quantità di ostie che servano a ricoprire il fondo della tortiera.

Mettere in una ciotola la farina, le mandorle, i canditi, la cannella e tutte le altre spezie, mescolare bene il tutto. In una casseruola fare sciogliere 150 grammi di zucchero a velo col miele: quando inizia a diventare colorito (non troppo), unire quanto preparato nella ciotola e un bicchiere e mezzo di acqua tiepida, amalgamare bene con l’aiuto di un cucchiaio di legno, far cuocere per qualche minuto.
Preparare la tortiera: sistemare le ostie ricoprendo il fondo. Le pareti foderarle con carta da forno prima lavata e poi ben strizzata. Versare l’impasto, pressandolo con l’aiuto del fondo di un bicchiere. Cuocere in forno preriscaldato a 170° per 20 minuti, quindi abbassare la temperatura a 150°, e cuocere ancora per altri 15 minuti. Lasciare raffreddare la preparazione, capovolgerlo in un piatto di portata, eliminare la carta da forno e spolverare il dolce con lo zucchero a velo residuo.

Pan Pepato di Siena  
Per 8 persone

120 gr di farina, 100 gr di miele di acacia, 100 gr di zucchero semolato, 500 gr di acqua bollente, ½ cucchiaino di bicarbonato, 80 gr di uvetta sultanina (messa a bagno in poca acqua calda, strizzata poi bene), 100 gr di mandorle pelate, 1 cucchiaio di pinoli, 2 cucchiai di cedro candito a pezzi, 4 cucchiai di scorza di arancia candita a pezzi, 60 gr di cioccolato fondente  grattugiato, 1 cucchiaino di anice stellato, 1 cucchiaino di cannella in polvere, 1 cucchiaino di pepe nero macinato, un pizzico di sale, burro per la pirofila.

Mettere in una ciotola lo zucchero, il miele, il bicarbonato, l’anice stellato e mescolare bene il tutto con un cucchiaio di legno. Poco alla volta unire la farina, continuare a lavorare, aggiungere l’uvetta, le mandorle, i pinoli, il cedro, il cioccolato, la cannella ed un pizzico di sale. Imburrare una pirofila di circa 20 cm di diametro e versarvi il composto preparato, livellando bene la superficie. Distribuire nella superficie le scorze di arancia candita. Mettere in forno preriscaldato a 190°. Lasciare cuocere la preparazione per circa 15minuti, abbassare la temperatura a 150° e cuocere ancora un po’, sin che la superficie del pan pepato non abbia raggiunto una bella colorazione bruna. Togliere la pirofila dal forno, lasciar raffreddare bene prima di servire. Accompagnata da un perfetto Vin Santo!

Sfogliatelle Napoletane
Per 6 persone

270 gr di farina, 120 gr di burro, 150 gr di ricotta, 100 gr di semolino, 2 uova + 1 tuorlo, zucchero semolato, zucchero a velo, 60 gr di arancio e cedro canditi a piccoli pezzettini, 1 bustina di vanillina, ½ cucchiaino di cannella in polvere, sale.

Fare ammorbidire 120 gr di burro ridotto a dadini a temperatura ambiente. Versare 250 gr di farina a fontana in una terrina. Mettere nell’incavo il burro e 2 cucchiai di zucchero semolato, lavorando gli ingredienti e aggiungendo a filo ½ bicchiere d’acqua tiepida. Formare con l’impasto omogeneo e compatto una palla. Coprire la terrina con un canovaccio e farlo riposare per mezz’ora. In una casseruola portare al limite dell’ebollizione ½ lt di acqua con un pizzico di sale. Prima che bolla versarvi a pioggia il semolino con mescolata la bustina di vanillina. Mescolare continuamente con un cucchiaio di legno, facendo cuocere il composto a fuoco dolce per 5 minuti. Fare raffreddare. In una ciotola lavorare la ricotta con 100 gr di zucchero semolato, la cannella, i canditi, le uova intere leggermente battute e il semolino ormai freddo, amalgamare con cura il composto. Su di un piano di lavoro leggermente infarinato, appoggiare delle palline di pasta, ricavate dall’impasto di farina preparato, grosse come palline da ping pong. Stenderle con il mattarello, dandogli una forma ovale. Farcirle con un cucchiaio di composto al semolino e ripiegare la pasta, sigillando bene i bordi. Battere il tuorlo con 1 cucchiaio d’acqua. Spennellare le sfogliatelle, appoggiarle distanziate sulla placca del forno, foderata da carta da forno. Farle cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Sfornarle, sformarle, lasciarle raffreddare e spolverarle con zucchero a velo. Buone servite con una crema pasticciera o un dolce zabaione, o panna.

Biscottini Mostaccioli Pugliesi
Per 1 kg di biscotti:

50 gr di mandorle tostate e ridotte in polvere, 250 gr di zucchero semolato, 250 gr di farina, 250 gr di miele, 1 uovo, un pizzico di cannella in polvere, 6 chiodi di garofano ridotti in polvere, una buccia di arancia essiccata in forno e sbriciolata. Burro e farina per la placca del forno.

In una terrina mettere la farina a fontana e mettervi nel centro lo zucchero, le mandorle, il miele, l’uovo, la cannella, i chiodi di garofano, la buccia di arancia. Lavorare gli ingredienti sino ad ottenere un impasto omogeneo e avvolgerlo in una pellicola per alimenti. Farlo riposare per 24 ore. Stendere l’impasto in una sfoglia dello spessore di 5 mm e ritagliare dei biscottini a forma di rombi, o forme a vostro piacere. Adagiarli su una placca da forno imburrata e infarinata. Farli cuocere in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti. Togliere dal forno, staccarli con una spatola e lasciarli raffreddare. Sistemarli su una scatola foderata con carta e chiuderli col coperchio.

Cantucci Di Prato
Per 6 persone

400 gr di farina, un pizzico di bicarbonato e di sale, 1 bustina di vanillina, miele, 400 gr di zucchero semolato, 160 gr di mandorle sgusciate, pelate e tostate, 3 uova + 1 tuorlo. Farina per lavorare sul piano di lavoro.


Ridurre le mandorle in due o tre pezzi. In una terrina mescolare la farina alla vanillina, bicarbonato e sale. In una ciotola battere leggermente le uova e il tuorlo con una forchetta e incorporare alla farina, aggiungendo 1 cucchiaio di miele, le mandorle tagliuzzate e lo zucchero semolato. Impastare lavorando energicamente gli ingredienti sino ad ottenere un composto omogeneo. Appoggiare la pasta su di un piano di lavoro infarinato e formare dei pezzi di pasta rettangolari di circa 6 cm di larghezza ciascuno per 1 cm di altezza. Appoggiarli sulla placca del forno foderata da carta da forno, distanziati fra loro e farli cuocere a forno preriscaldato a 180° per 10 minuti. Estrarre la placca dal forno e tagliare i pezzi a fettine oblique di un cm di spessore. Rimettere in forno la placca e lasciare cuocere ancora per 5 minuti. Sfornarli, sformarli, sistemarli su un piatto di portata. Servirli freddi accompagnati dal classico Vino Santo.

Lo Sapevate Che: Il suono del silenzio per un Capodanno alla rovescia

Solare o lunare, solstiziale o equinoziale, primaverile o invernale, rumoroso o silenzioso, il Capodanno è sempre Capodanno. E da che mondo è mondo non c’è popolo che non lo festeggi. Gli antichi romani legavano i rituali d’inizio del nuovo anno al dio Giano, in latino Ianus, da cui deriva il nome di gennaio, il primo dei mesi. I popoli del Nord Europa festeggiavano il giro di boa stagionale mascherandosi da animali per propiziarsi la natura e le sue specie. In quasi tutti i casi, però in Occidente come in Oriente, gli elementi fissi di questo rito di passaggio stagionale sono da sempre fuoco, luce e rumore. Il baccano rituale serviva a scacciare gli spiriti cattivi. Da questo uso, peraltro, deriva la parola pandemonio. I falò e le lampade accese avevano invece la funzione di illuminare il cammino dell’anno che entrava. Poi con l’invenzione della polvere da sparo Luci e suoni sono diventati una cosa sola dando origine ai nostri botti di Capodanno. Non è un caso che ancora oggi, nonostante i richiami alla prudenza, la notte di San Silvestro città e paesi si accendano come polveriere. È una autentica febbre del fuoco che ogni anno niete vittime, tant’è vero che i notiziari del primo gennaio iniziano quasi sempre con l’elenco degli infortuni. Ma ci sono anche Capodanni alla rovescia, come quello di Bali, in Indonesia. Che viene celebrato nel silenzio più assoluto. Uno stand by della vita per ingannare le potenze del male facendo credere loro che l’isola sia disabitata. È una giusta pausa dell’anima. (..). Forse riusciremmo a sentire il suono del silenzio.

Marino Niola – Miti D’Oggi – Il Venerdì di La Repubblica – 29 dicembre 2017 -