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venerdì 3 novembre 2017

Speciale: Piatti con delizioso Pesce!...



Trenette, con Capesante e Cavolfiore
Per 4 persone

350 gr di trenette, 12 cappesante, 300 gr di cimette di cavolfiori (possibilmente versi), vino bianco secco, 100 gr di pomodori a pezzetti, 1 scalogno, 1 cucchiaio di foglioline di timo tritate, olio, sale, pepe.

Lavare i gusci con le capesante e aprirle con l’aiuto di una lama di coltello affilata. Staccare la parte bianca (la noce) e la parte arancione (il corallo); lavarli accuratamente e tagliare la noce a cubetti.
Dividere le cimette di cavolfiore in piccoli tocchetti, lavarle e farle cuocere a vapore per 8 minuti e tenerle da parte.
Fare appassire lo scalogno tritato in un tegame con 3 cucchiai d’olio e il timo. Aggiungere le noci e i coralli delle capesante, fare rosolare brevemente, bagnare con il vino bianco e lasciarlo evaporare a fuoco vivace. Unire le cimette dei cavolfiori, salare e pepare e fare insaporire per qualche minuto.
Fare cuocere le trenette al dente in una casseruola con abbondante acqua bollente in ebollizione. Scolarle e versarle nel tegame con le capesante e i cavolfiori, aggiungere i tocchettini del pomodoro, lasciare insaporire e servire subito.

Tagliatelline con Seppie e Radicchio di Treviso
Per 4 persone

400 gr di tagliatelline all’uovo, 400 gr di piccole seppie già pulite, 3 spicchi d’aglio, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, un cespo di radicchio di Treviso, olio, sale e pepe.

Staccate i ciuffetti dalle seppie già pulite, metteteli in una padella, copriteli di acqua e portate ad ebollizione, cuocete a fuoco medio per 20 minuti. Unite anche le sacche delle seppie e cuocete ancora per 10 minuti.
Scolate il tutto e tagliate i ciuffetti a fettine.
In una padella con cucchiai d’olio, fateli dorare per 5 minuti i ciuffetti tagliati e le sacche, aggiungendo 2 spicchi d’aglio tagliati a metà e un cucchiaio di prezzemolo tritato. In un’altra capiente padella con 4 cucchiai d’olio, fatevi dorare uno spicchio d’aglio tagliato a pezzi, poi eliminatelo e aggiungetevi il cespo di radicchio di Treviso, tagliato a listerelle. Salate e cuocete a fuoco medio per 5 minuti.
Nel frattempo lessate al dente 400 gr di tagliatelline all’uovo, in una casseruola con abbondante acqua bollente salata. Scolatele e trasferitele nella padella con il radicchio, unitevi le seppie, ben scolate dall’olio, profumate con una macinata di pepe, mescolate e servite immediatamente.

Branzino al Finocchio
Per 4 persone

1 branzino di 800 gr, un mazzetto di finocchio secco, 1 spicchio d’aglio, 2 bicchierini di Brandy, olio, sale e pepe.

Squamate il branzino, pulitelo, lavatelo e asciugatelo, introducete nel ventre del pesce un mazzetto di finocchio secco e alcune fettine di aglio, quindi fate dei tagli diagonali sulla superficie del pesce perché cuocendo non si pieghi, salatelo, pepatelo e ungetelo abbondantemente di olio.
Mettete il pesce a cuocere sulla griglia bollente per circa 20-25 minuti, avendo cura di girarlo delicatamente con una paletta e irrorarlo con l’olio necessario. Disponete su un piatto di portata, possibilmente di metallo, il finocchio secco in un solo strato: quando il pesce sarà cotto al punto giusto, disponetevelo sopra, bagnatelo con brandy, date fuoco al liquore e lasciate che le fiamme brucino completamente il finocchio secco, consentendo così al branzino di aromatizzarsi con questo particolare profumo. Servitelo subito caldissimo. Delizioso!

Lo Sapevate Che: Perchè alla fine siamo tutti Don Giovanni...



Ha Superato I Duecento, ma non li dimostra. E continua a essere il più grande seduttore di sempre. Quello di Don Giovanni è un mito che ha affascinato e ossessionato l’immaginario maschile. E anche quello femminile. Al punto che il grande scrittore spagnolo José Ortega y Gasset, con tagliente disincanto, diceva che gli uomini si dividono in tre tipi. Quelli che si credono dei Don Giovanni. Quelli che pensano di essere stati dei Don Giovanni. E infine, i più velleitari di tutti, quelli che dicono che avrebbero potuto ma non hanno voluto. Come dire che in ogni maschio il desiderio, palese o inconfessato, di vedere le donne cadere ai propri piedi come birilli, oscilla sempre tra il vorrei ma non posso e il potrei ma non voglio. Tra fantasia e frustrazione. Ma soprattutto collezione. Perché Don Giovanni è il primo consumatore compulsivo di avventure, di cui tiene addirittura il catalogo. Più sterminato di quello Ikea. “In Italia seicentoquaranta, in Germania duecentotrentuno, cento in Francia e in Turchia novantuno, ma in Spagna son già mille e tre”. È la trovata geniale di Mozart. Tradurre in quantità numerabili il mistero inafferrabile dell’amore. L’oscuro oggetto del desiderio che viene ridotto in cifre nel tentativo impossibile di calcolare l’incalcolabile. Di trasformare il fantasma affascinante e perturbante del femminile in un rassicurante score di conquiste. Da esibire come un trofeo. O un ‘auto. O una moto. Domani ricorre il duecentotrentesimo anniversario della nascita del Don Giovanni di Mozart, andato per la prima volta in scena al Teatro Statale di Praga il 29 ottobre 1787. Da quel giorno lo sciupafemmine per antonomasia ha per noi il volto e la voce che gli diede il divino Wolfgang. Facendolo diventare uno dei più grandi miti della modernità. Per lui non importa “se sia ricca, se sia brutta, se sia bella. Purché porti la gonnella”. È la versione alta del dozzinale “purché respiri”. E proprio questo aspetto predatorio e performativo, che riduce la donna a oggetto da possedere e l’amore a forma di consumo, ha trasformato il dissoluto mozartiano in un bersaglio della critica femminista, Che ha visto nel dongiovannismo e nella sua idea di seduzione seriale la riduzione della donna a preda per maschi alfa. O, ancor peggio, a oggetto da collezione. Insomma, l’uomo che fiuta “l’odor di femmina” a mille miglia, proprio come il businessman quello dei soldi, è di fatto un capitalista dell’amore che accumula profitti senza scrupoli. E al tempo stesso è un potenziale stupratore, che usa il suo ruolo dominante per costringere le vittime ad assecondare i suoi capricci. Un Harvey Weinstein in versione ansien régime. Ma, come tutti i personaggi mitici, Don Giovanni non ha una sola dimensione. E ciascuno ci vede il riflesso dei suoi valori, delle sue passioni e delle sue ossessioni. Il grande Molière lo veste dei panni del libero pensatore e ne fa un campione del pensiero laico. E perfino un liberatore delle donne che esonera dall’obbligo di essere esclusivamente mogli e madri. In fondo la legge del desiderio libera tutti, perché rimette in discussione la fissità dei ruoli sociali, compresi quelli di genere. Non a caso oggi per essere dei dongiovanni non occorre essere un macho latino. E non è nemmeno necessario essere uomo. Perché, per fortuna, la possibilità di sedurre e abbandonare sta diventando trasversale. Più equa e solidale. Senza pudore e senza rancore. In fondo la flessibilità del personaggio è tale da sfiorare l’interinalità. Perché il grande libertino vive una sorta di eterno presente, fatto di attimi fuggenti da cogliere al volo. Insomma ogni lasciata è perduta. Non ha tempo per pensare al passato, né per immaginare il futuro. Ma è immerso in una rete di relazioni simultanee. È l’opposto del monogamo. Perché un vero dongiovanni è fedele solo a sé e a nessun altro. Ma non è nemmeno poligamo. È semplicemente multitasking. Proprio come noi.
Marino Niola – Opinioni – Donna di La Repubblica – 28 ottobre 2017

giovedì 2 novembre 2017

Speciale: Qualche piatto caratteristico per questo Giorno di ricordi dei Morti…



Non esiste un vero e proprio menù del Giorno dei Morti, ma ci sono alcuni piatti, tipici di questa stagione, che per tradizione famigliare e per uso regionale è diventata consuetudine mettere in tavola il Giorno dei Morti. Sono piatti della cucina povera, a base degli ingredienti tipici di questo periodo.

Minestra con Riso, Latte e Castagne
Per 4 persone

120 gr di riso originario, 500 gr di castagne, 1,2 lt di latte fresco intero, burro, sale.

Incidete la buccia delle castagne con un coltellino affilato e arrivate fino alla pellicina, mettetele a bagno in acqua fredda per un’ora.
Scottatele in acqua bollente salata per 5 minuti.
Sgocciolatele, sbucciatele, eliminate la pellicina, mettetele in una casseruola con il latte freddo e fatele lessare.
Prelevatene un mestolo dopo 15 minuti di cottura, frullatele con poco latte caldo e rimettetele nella casseruola. Unite il riso e fate cuocere ancora almeno per 20 minuti, mescolando spesso, in modo da ottenere una minestra densa. A fine cottura salate, amalgamate il burro e servite.

Zuppa di Fave e Cicoria
Per 4 persone

400 gr di fave secche sbucciate, 1kg di cicoria di campo, 250 gr di patate, olio, sale.

Fare lessare le cicorie prima pulite, in acqua bollente, scolarle e condirle con un poco di olio. Sbucciare e lavare le patate.
Tagliarle a fettine e metterle in una pentola, mettere anche le fave secche, prima sciacquate sotto l’acqua corrente e scolate e coprire tutto con abbondanza con acqua fredda. Portare a bollore e cuocere per mezz’ora, eliminando via via la schiuma che si forma in superficie.
Quindi scolare il tutto e riempire nuovamente la pentola di acqua, fino a coprire le fave e le patate, salando leggermente. Fare cuocere a fuoco dolce fino a completa evaporazione dell’acqua. Aggiungere olio e con un cucchiaio di legno sbattere il tutto energicamente sino ad ottenere una crema.
Accompagnare con le cicorie condite, mescolandole nel piatto con le fave.

Crema di Fave con sfoglie di Pasta
Per 4 persone

700 gr di fave fresche (senza baccello), 12 quadrati di pasta all’uovo di circa cm 8x8, 150 gr di pecorino romano, olio, sale, pepe nero.

Lessare le fave in acqua bollente non salata per 5 minuti. Scolarle e farle raffreddare in acqua ghiacciata. Eliminare la buccia esterna e frullarle con un filo d’olio e un mestolino della loro acqua di cottura sino ad ottenere una crema, salare.
Cuocere le sfoglie di pasta in abbondante acqua salata con l’aggiunta di 2 cucchiai d’olio. Scolarle al dente.
Sistemarle staccandole ognuna su un canovaccio da cucina e velocemente preparare le fondine individuali: dividere la crema di fave in ogni fondina, sistemare sopra la crema 2 sfoglie di pasta e generose scaglie del pecorino. Irrorare con un filo d’olio. Una macinata di pepe nero, servire subito.

Bagna Caoda, ricetta Piemontese
Per 4 persone

80 gr di burro, 3 dl di olio, 12 acciughe salate, 5 spicchi di aglio, 1 pomodorino intero, verdure tipo: cardi, gobbi, peperoni, topinambourg, sedano, belghe, foglie di verza, rape, finocchi.

Schiacciate bene nel mortaio di legno 3 spicchi di aglio, affettate finemente i rimanenti, aggiungete le acciughe lavate, spinate e ben asciugate in un telo. Unite il pomodorino intero inciso con un coltellino. Quindi mettete il tutto a fuoco lento con l’olio per 15 minuti. Poi aggiungete il burro, quando questo si sarà sciolto, portate il recipiente in tavola su uno scaldino che mantenga sempre la bagna calda. Nel frattempo avrete preparato le verdure ben mondate e lavate, che ogni commensale intingerà nella bagna.

Castagnaccio di Noci e Pinoli
Per 6 persone

300 gr di farina di castagne, 2 cucchiai d’olio, una tazza di latte, una tazza di acqua, 1 cucchiaio di zucchero, la scorza grattugiata di un arancia, 2 cucchiai di pinoli, un cucchiaio di gherigli di noce spezzettati, 1 cucchiaio di uva passa, gr 20 di burro, sale.

Ammorbidire l’uvetta in acqua tiepida e dopo circa ½ ora, scolarla e strizzarla. Setacciate la farina di castagne, mettetela in una ciotola, aggiungetevi lo zucchero, 1 cucchiaino d’olio, un pizzico di sale e il latte e sempre mescolando con un cucchiaio di legno, unite poco per volta l’acqua.
Aggiungete alla pastella l’uvetta, la scorza grattugiata dell’arancia, i pinoli, le noci e amalgamate bene tutti gli ingredienti.
Imburrate una tortiera e versatevi il composto, cospargete la superficie con il cucchiaio di olio rimasto e qualche fiocchetto di burro. Infornate a forno preriscaldato a 200° per circa ½ ora. Servite freddo.

Fave dei morti
Per 6 persone

150 gr di zucchero, 300 gr di mandorle, gr 170 di farina, gr 30 di burro, 1 cucchiaio di grappa, un pizzico di cannella, gr 50 di pinoli, la scorza grattugiata di ½ limone, 2 uova.

Scottate le mandorle in acqua bollente, pelatele e tritatele grossolanamente. Unite alle mandorle lo zucchero, 150 gr di farina, la scorza di ½ limone, i pinoli, i tuorli, la grappa, la cannella e mescolate bene.
Dividete l’impasto in rotolini del diametro di circa 1 cm. e tagliateli in tanti pezzetti, praticando al centro di ognuno una fossetta non molto profonda.
Disporre le fave sulla placca del forno precedentemente imburrata e infarinata con la farina rimasta. Spennellate poi i dolcetti con gli albumi sbattuti. Mettete in forno preriscaldato a 200° per circa 30 minuti.