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giovedì 2 novembre 2017

Lo Sapevate Che: Ma è proprio vero che siamo così vulnerabili?...



Tutto Ruota Attorno al lavoro, alle regole di vita, di socializzazione. Ho appena fato n corso sulla resilienza che il nostro coach ha indicato adatta al problema solving. Molto interessante, Ma cosa produce? Quali sono gli effetti collaterali?   Emanuela  emanucardonali@gmail.com

C’è Un Elemento terribile che sta minando nel profondo la solidità già molto precaria della scuola. L’elemento della medicalizzazione sempre più diffusa degli studenti. Si moltiplicano sempre più i certificati che attestano bisogni educativi speciali (BES) e disagi specifici dell’apprendimento (DSA). Naturalmente non siamo qui a negare il fatto che possano esserci studenti con delle difficoltà oggettive, ma a denunciare la sostituzione e l’aggiramento dello sforzo didattico con un’epidemia di ipocondria collettiva. In fondo l’apprendimento è strutturalmente un disagio, quello di non sapere che deve lottare per venire a capo di se stesso. Certificati che ormai non si negano più a nessuno stanno risolvendo la figura dello studente in quella del paziente. Oggi i giovani sembrano l’oggetto di un grande fenomeno di ospedalizzazione collettiva. L’agorà sembra sempre di più lasciare il posto al lazzaretto, l’agonismo all’agonia.
Giuseppe Cappello   info@giuseppecappello.it 

Coach nei posti di lavoro per persuadere chi lavora che, se cambia atteggiamento o modo di vedere le cose, migliora il suo stato e le condizioni del suo lavoro, che diventa più piacevole e (ma soprattutto per l’azienda, però questo non lo si dice) più produttivo. Cassaintegrati e licenziati hanno bisogno di un’assistenza psicologica per la loro depressione o non piuttosto di un nuovo posto di lavoro? Perché patologizzare situazioni che diventano drammatiche non per ragioni psicologiche, ma per eventi oggettivi la cui soluzione coincide con la fine del disagio? E che dire degli psicologi chenelle scuole etichettano come “affetti da un disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD)” quei bambini che sono semplicemente un po' vivaci o perché creativi o perché bisognosi di un po' più d’attenzione o un po' più d’amore? Che dire di quei medici che, su richiesta dei genitori, sono disposti a rilasciare certificati che attestano “bisogni educativi speciali (BES)” che poi significa individuare i bisogni dell’alunno e le strategie più idonee per raggiungere concreti risultati educativi, impartire un insegnamento il più possibile individualizzato, coinvolgere più attivamente i compagni di classe in modo che interagiscano più efficacemente tra loro. In pratico quello che si dovrebbe fare per tutti gli alunni in tutte le scuole, con l’unica condizione di ridurre da trenta a quindici il numero degli alunni che compongono la classe Se il BES non fosse sufficiente per un trattamento educativo speciale, il medico aggiunge il DSA (Disturbi specifici di apprendimento) che riguardano il lessico, le difficoltà nella lettura e nella scrittura, l’abilità nel calcolo, che spesso, senza essere etichettate medicalmente, sono difficoltà che possono essere superate con l’esercizio e l’applicazione, senza indurre nell’alunno la sensazione di essere diverso e senza fargli sentire l’ansia dei genitori che ne moltiplicano le cure. E a proposito di ansia, perché ricorrere a espressioni cliniche che parlano di “sindrome di anzia generalizzata” per dire che una persona è preoccupata, o di “ansia sociale” per chi è semplicemente timido, o di “fobia sociale” per chi ha un carattere riservato, o di “libera ansia fluttuante” per chi non sa di che cosa si preoccupa? Ma cosa c’è dietro questo cambiamento linguistico per cui esperienze che un tempo erano ritenute normali oggi sono rubricate come patologiche? Io penso che quest’invasione della psicopatologa nella vita quotidiana serva a creare in noi un senso di vulnerabilità, s e non addirittura di sensazione di avere un Sé insicuro che ha bisogno di protezione, di qualcuno che si prenda cura di noi e ci guidi. Secondo il sociologo Frank Furedi dell’Università di Kent a Canterbury, la diffusione di “quest’etica terapeutica” risponde all’esigenza di omologare gli individui non solo nel loro modo di “pensare”, ma anche e soprattutto nel loro modo di “sentire” affinché già da sé si sentano insufficienti e bisognosi di essere, se non proprio guidati, certamente accompagnati nella loro vita quotidiana. In questo modo, scrive Furedì ne Il nuovo conformismo (Feltrinelli): “Si dà avvio a un regime di controllo sociale, dove a ciascuno si insegna a stare al proprio posto, offrendo in cambio i dubbi benefici della conferma e del riconoscimento”. Sorge a questo punto spontanea la domanda se alle volte il posto lasciato vuoto dalla religione non sia stato occupato, senza che noi ce ne accorgessimo, dalla psicologia, anzi, come dice il sottotitolo del libro di Furedi, da “troppa psicologia nella vita quotidiana”?
Umbertogalimberti@repubblica.it  - Il Venerdì di La Repubblica – 28 ottobre 2017 -

mercoledì 1 novembre 2017

Speciale: Dolcezze per la Festa di Ognissanti ...



Dove è odio, fa’ che io porti l’amore.
Dove è offesa, che io porti il perdono.
Dove è discordia, che io porti l’unione.
Dove è dubbio, che io porti la fede.
Dove è errore, che io porti la verità.
Dove è disperazione, che io porti la speranza.
Dove è tristezza, che io porti la gioia.
Dove sono le tenebre, che io porti la luce.
(San Francesco)

Buona Festa a tutti!

Caratteristici Pasticcini “Buns”

Caratteristici pasticcini nella cui sommità è disegnata una croce (tradizionali anglosassoni per la festa dei santi).

500 gr di farina, 1 panetto di lievito di birra, un pizzico di sale, 50 gr di burro, 60 gr di zucchero semolato, 1 cucchiaino di cannella in polvere, 1 cucchiaino di zenzero in polvere, 100 gr di uvetta, la scorza grattugiata di un arancio o limone , non trattati, 200 ml di latte tiepido, 100 ml di acqua tiepida, 1 uovo battuto.

Per la glassa: 2 cucchiai di zucchero semolato, 2 cucchiai di latte.
Per le croci: 2 cucchiai di farina.
Sciogliere il lievito in poca acqua tiepida con 3 cucchiai di farina. Lasciar riposare per 15 minuti in una capiente terrina, aggiungere il sale alla farina e il burro a pezzettini. Lavorare con le punte delle dita. Aggiungere il lievito, lo zucchero, le spezie, l’uvetta e la scorza dell’agrume.
Lavorare l’impasto con energia per almeno 10 minuti, fino a quando risulterà elastico e non incollerà alle dita. Fare lievitare per due ore coprendo la terrina con un canovaccio. Foderare con carta da forno la teglia del forno: Ricavare dall’impasto delle palline di circa 60 gr e adagiare le palline sulla teglia ben distanziate fra di loro. Lasciare lievitare ancora per 1 ora (coprire con un canovaccio). Nel mentre riscaldare il forno a 190°. Spennellare i buns con una miscela composta da 2 cucchiai di zucchero con 2 cucchiai di latte.
Per le croci: Fare una pastella con poca acqua e farina. Con un sac à poche e il composto preparato disegnare una croce su ciascun buns.
Infornare per 20 minuti. Si mangiano caldi, con burro e marmellata.

Castagnaccio alle Mele
Per 6 persone

4 mele, 160 gr di zucchero, 2 uova, 450 gr di amaretti duri, 120 gr di cioccolato fondente, 3 cucchiai di pangrattato, 1 e ½ di cacao amaro, la scorza grattugiata di ½ arancia non trattata, 1 cucchiaino di cannella in polvere, 1 bicchierino di Rum, burro e farina.

Lavare e sbucciare le mele, tagliarle a metà, togliere il torsolo e farle a fettine. Metterle in una casseruola con 2 cucchiai d’acqua e lo zucchero. Farle cuocere a fuoco moderato sin che saranno morbide. Fare raffreddare e frullarle nel mixer. Sbriciolare finemente gli amaretti e grattugiare il cioccolato fondente.
Mescolare il tutto alle mele, aggiungere il pangrattato e il cacao amaro. Battere leggermente le 2 uova e unirle al composto con la scorza dell’arancia, la cannella e il Rum. Mescolare accuratamente.
Imburrare e infarinare una tortiera grande in modo che l’impasto non superi i 2 cm di altezza. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti, controllandone la cottura. 

Caldarroste Flambé
Per 6 persone

1 kg di castagne, un bicchierino di grappa, 5 cucchiai di zucchero, burro.

Praticate delle incisioni nella buccia delle castagne con un coltello affilato, poi arrostitele nella padella apposita bucata.
Quando saranno cotte avvolgetele per 5 minuti in un canovaccio pulito e ben inumidito. Poi sbucciatele, mettetele in una padella ben calda dove avrete fatto fondere 30 gr di burro, cospargetele con lo zucchero, irroratele con la grappa riscaldata. Date fuoco alla grappa e servite. Deliziose!

Lo Sapevate Che: Signore mi aiuti, c'è una tigre nel mio giardino...



“Emergenza, Buona Sera, Dica….”  “Hallo, mi sente?”  “La sento, signora…”   “C’è una tigre nel mio cortile”. “Ahhhh…mmmm…c’è una…cosa?”, “Una tigre…ha presente una tigre?”. “In che senso una tigre, signora?”. “Nel senso di una tigre…una tigre…un felino enorme…”.  “Lei sta bene, signora?”.  “Sto benissimo, maledizione, c’è una tigre nel mio cortile che sta…o mio Dio, o mio Dio…”. Finisce qui la registrazione della telefonata di una signora di McDonough, sobborgo di Atlanta, in Giorgia, al centralino del 911, che sarebbe il 112 anericano, la sera di martedì 12 settembre e che i media americani hanno riportato. Nonostante la comprensibile perplessità iniziale della centralinista, la tigre nel giardino di quella signora c’era davvero. Si chiamava Suzy ed era una tigre siberiana, anche se lei la Siberia mai aveva visto essendo nata sei anni prima a Tampa, in Florida, nel serraglio del Circo Ringling Brothers. Come Suzy fosse arrivata da Tampa alla periferia di Atlanta, distante ottocento chilometri è il triste romanzo della crudeltà degli uomini che usano gli animali per il proprio intrattenimento. Quando Il Circo Ringling aveva definitivamente chiuso e si era creato il problema di sistemare i sedici grandi felini tra leoni leopardi e tigri che avevano lavorato senza averlo chiesto, nel Circo, un mercante inglese di “bestie feroci” da spettacolo si era fatto avanti e li aveva acquistati tutti per trasportarli in Germania. Ma spedire sedici gattoni selvatici non è come mandare un micino, che già è complicato. L’unica società di spedizione che aveva accettato il compito era stata la FedEx, che aveva giustamente chiesto che quel serraglio di leoni e tigri fosse trasportato all’aeroporto centrale della società, a Memphis, nel Tennessee.  E per raggiungere Memphis da Tampa si deve passare per la Georgia. Si doveva fare in fretta, perché il mostruoso uragano José si stava avventando sulla Florida e le strade cominciavano a riempirsi di sfollati. Ancora nessuno sa come, ma durante una sosta in un parcheggio lungo l’autostrada numero 75 alle porte di Atlanta, da una delle gabbie Suzy la Siberiana era riuscita a scappare. Se n’era accorto, scuotendosi dal sonno, il guidatore che, riaccendendo i fari, aveva visto gli occhi di una tigre brillare per un istante tra le foglie del boschetto accanto al parcheggio, Per sei ore, polizia e personale della protezione animali avevano battuto i dintorni. Avevano intravisto la sagoma di Suzy che scivolava nel buio e saltava felice steccati facendo quello che le tigri, per vocazione e per tradizione, tendono a fare: cacciare prede nel buio. Doveva essere insieme sbigottita ed esaltata, Suzy la Siberiana, potendo correre e saltare fra boschi e prati senza sbarre, nella prima notte di libertà della sua vita. E doveva essere molto eccitata quando saltò dentro il giardino della signora che si precipiterà al telefono sentendo abbaiarle contro Fritz, il dachshuand, il suo bassotto. A giustificazione del cagnolino, dobbiamo pensare che mai, povera bestiola, aveva visto una tigre, al massimo incrociato qualche gatto randagio e non poteva immaginare la potenza e l’agilità di quella meravigliosa predatrice. Non ci poteva essere difesa per lui, nel duello con la tigre. Sarebbero passate ancora cinque ore, prima che il cerchio dei cacciatori si stringesse attorno a Suzy. Veterinari e addetti alla Protezione avevano scongiurato di sparare proiettili anestetizzanti, ma Suzy aveva commesso il peccato mortale di attaccare e uccidere e la legge consentiva di abbatterla. L’hanno abbattuta con un solo colpo preciso, sparato da un tiratore scelto della polizia con un fucile a cannocchiale, in mezzo agli occhi, nel testone. È morta da libera tigre. I suoi quindici compagno di prigionia sono già stati trasportati in Germania per divertire gli umani.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 28 ottobre 2017 -