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lunedì 3 aprile 2017

Lo Sapevate Che: Washing Ton...



Nessuno accetterebbe due libertà al osto di una, cosa tra l’altro complessa he da un punto di vista specificamente linguistico. Ma un rinnovo ci vuole, come per le carte d’identità. E ogni cambio di presidenza dall’altro lato dell’oceano prelude a un bucato generale. Anche la torcia va rivista nella sua funzionalità, non può stare perennemente accesa, va schermata come per l’oscuramento e fatta funzionare solo in auto a tutti quelli che ne condividono il brand. I cicli politici sono sempre cicli di lavaggio, ne sappiamo qualcosa anche noi, nel nostro piccolo Paese. Dopo un paio di cicli molti partiti si strappano indossandoli, oppure si prova a rovesciarli per farli durare di più, ma ci si deve muovere con cautela per evitare guai peggiori. Tipo quello che, una volta fatta la centrifuga, si debba scendere in piazza per sostenere Coccolino.
Massimo Bucchi – Sottovuoto – Il Venerdì di La Repubblica -31 marzo 2017

domenica 2 aprile 2017

Speciale: Carrellata di Antipasti...



Zucchine e Uova al “cirighet” (in carpione)
Per 4 persone

6 zucchine, 6 uova, farina bianca, aceto di vino rosso, un ciuffetto di salvia, olio evo, 1 spicchio d’aglio, sale.

Pulire, lavare le zucchine e tagliarle a listarelle.
In una padella scaldare abbondante olio e soffriggere le zucchine. Sgocciolarle con l’aiuto di un mestolo forato e fare assorbire l’olio in eccesso su carta assorbente.
Friggere le uova in olio caldo da entrambe le parti, facendo il modo che l’albume ricopra l’albume.
Riunire zucchine e uova in un recipiente di vetro.
Preparare il carpione:
tritare lo spicchio d’aglio con le foglioline della salvia.
Fare soffriggere in tutto in una padella con 3 cucchiai d’olio. Unire 2 bicchieri di aceto e 4 di acqua, portare a ebollizione e aggiungere un cucchiaio di farina stemperato in poca acqua. Continuare l’ebollizione a fuoco dolce per pochi minuti. Salare q.b.
Versare il tutto sulle zucchine e uova, distribuendo dappertutto il preparato. Lasciare riposare almeno sino al giorno dopo la preparazione (coperta) in frigorifero.
Appetitosissima!

Cicoria del diavolo
Per 4 persone

8 etti di cicoria, 2 etti di farina bianca, olio evo, sale

Pulire la cicoria, lavarla accuratamente e farla sbollentare per pochi minuti in acqua salata.
Preparare una pastella in una terrina: unire alla farina un pizzico di sale e un bicchiere d’acqua tiepida. (non preoccuparvi se si formeranno dei piccoli grumi, renderanno èiù croccante la frittura!).
Fare scaldare abbondante olio in una padella antiaderente.
Dividere la cicoria in ciuffetti e passarli nella pastella, facendo in modo che aderisca in maniera omogenea.
Immergere i ciuffetti pastellati nell’olio bollente, pochi ciuffi alla volta, allargando delicatamente i mucchietti in modo che si formino delle frittelle. Prelevarle col mestolo forato e posarle su carta assorbente a perdere l’olio in eccesso. Sistemarle in un piatto da portata e salarle.
P.s. Lo stesso procedimento si può usare anche per fare le frittelle di zucchine, tagliate a fini listerelle.

Gambi di Carciofo su crostini
Per 4 persone

Una decina di gambi carnosi di carciofo, uno scalogno, qualche foglia di menta e basilico, un limone, un etto di formaggio molle, crostini di pane grigliati, olio evo sale, pepe

Pulire i gambi di carciofo ricavandone il cuore. Metterli subito in acqua acidulata col succo di limone. Poi asciugarli e tagliarli a piccoli cubetti a julienne.
Farli saltare rapidamente in una padella con olio caldo, lo scalogno affettato, le foglie di menta e di basilico, salare e pepare.
Posizionate sui crostini di pane il formaggio fresco e sopra un po' del composto preparato.
Serviranno come deliziosi antipasti o per servire con l’aperitivo.

Crostini con Fave fresche
Per 4 persone

500 gr di fave fresche, ½ cucchiaino di paprica dolce, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di coriandolo fresco, 6 olive nere, succo di limone, olio evo. Crostini piccoli fatti con pane tagliato, oliato e salato in forno per pochi minuti.

Sbollentare le fave tolte dal baccello, in una casseruola con acqua salata in ebollizione a cui avrete aggiunto ½ l’aglio, un cucchiaio di limone. Scolarle dall’acqua e sbucciarle mettendole in una ciotola. Insaporirle con l’altro ½ spicchio d’aglio, il coriandolo tritato e un cucchiaino di sale, la paprica e un cucchiaio di succo di limone, 2 cucchiai d’olio evo e le olive tagliate a tocchetti.
Lasciare riposare la preparazione, mescolare bene e servire, accompagnando con crostini di pane grigliati, oliati e salati.


Code di gamberoni al Sesamo
Per 4 persone

12 code di gambero, 2 dl di aceto di vino bianco, 2 albumi, 100 gr di semi di sesamo, peperoncino in polvere, 4 fettine di zenzero fresco, 100 gr di zucchero di canna, olio evo.

Fare sobbollire per 5 minuti l’aceto con lo zucchero e 1 cucchiaino da caffè di peperoncino (facoltativo) lo zenzero, finché si formi una salsa leggermente sciropposa.
Toglierla dal fuoco e tenerla da parte.
Sgusciare e togliere il budellino nero alle code dei gamberoni, lavarli e asciugarli. Immergerli negli albumi leggermente sbattuti con i rebbi di una forchetta e passarli poi nei semi di sesamo, sistemati in un piatto piano, finché ne siano ricoperti. Farli friggere in una padella con abbondante olio in ebollizione. Fare assorbire l’olio in eccesso con carta assorbente da cucina.
Servirli accompagnandoli con la salsina preparata messa in una ciotolina. Buonissimi!

Lo Sapevate Che: Vietare il velo si può e il crocefisso?...



Sarei tentato dal fare un esperimento: iniziare a comunicare aderendo, su ogni argomento, alla teoria maggioritaria, quella che guadagna consenso unanime. Sulla sicurezza? Serve pugno di ferro. Sull’immigrazione? Non possiamo accogliere tutti. Sulla legalizzazione delle droghe? Che ne sarà dei nostri ragazzi! Sui cervelli in fuga potrei fare ironia augurandomi che emigrino i cervelli dei politici più inadeguati.  Su eutanasia, coppie gay e maternità surrogata direi che sono cose private da risolvere in famiglia. Sui processi in corso direi la mia a ogni udienza, mostrando di avere in spregio il lavoro dei magistrati perché non farei cronaca (sacrosanta e preziosa), ma tifo. Parlerei alla pancia, all’emotività e le risposte sarebbero di approvazione per me e di odio verso l’oggetto dei miei strali. Ma capiamoci, non intendo usare i social come esche. Non credo che i frequentatori di luoghi dove, in senso lato, si reperiscono opinioni siano pesci da prendere all’amo. Non ho mai seguito manuali di scrittura per social (capisci chi ti segue e rispondi ai bisogni; blandisci i tuoi follower), tutt’altro: uno i social per ragionare, per studiare ciò che accade e nel momento stesso in cui metto nero su bianco i miei pensieri, mi accorgo che sto già proponendo un’interpretazione. E la mia idea non resta lì, ma si scontra, si incontra con migliaia di occhi, di teste, di pensieri. C’è chi condivide, chi mette un like, chi commenta per esprimere accordo, chi per esprimere disaccordo. Questa dinamica mi appassiona perché diventa un esercizio quotidiano, quello di individuare un tema su cui riflettere, da approfondire e su cui stimolare un dibattito. Raccontare cosa significhi convivenza e integrazione, a esempio, mi interessa moltissimo perché è un tema delicato che genera divisioni e disagio. Emma Bonino ha fatto una esplicita esortazione ad abbandonare ogni ipocrisia e capire che gli immigrati (calcoli alla mano) ci servono, e che guarda caso non si tratta di buonismo, ma eventualmente di un sentimento umanitario che viene appagato a vantaggio dell’interesse economico del Paese. Ho condiviso questo mio pensiero sui social e un utente ha risposto: “che bello sarà quando il partito islamico chiederà limitazioni ai nostri usi e costumi”. Che c’entra? Ho pensato, poi mi è venuta in mente la recentissima decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea secondo cui le aziende private possono vietare alle loro dipendenti di indossare il Hijab e mi sono sorpreso a pensare che riflettere le nostre paure sono protezioni degli atti che siamo soliti compiere ai danni di altri. Per ora nessuno ha mai vietato che il crocefisso campeggiasse nelle aule delle scuole pubbliche: ci sono state cause e sentenze ma alla fine non si è riuscito in alcun modo a scalfire la consuetudine di una circolazione del 1926 che parla di crocefisso e ritratto del re nelle aule dei tribunali. Invece mi risulta che partendo da due casi, uno belga e uno francese, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea abbia stabilito che il divieto a indossare il Hijab “in un particolare contesto aziendale non costituisce una discriminazione”. Non entro nel merito di cosa sia giusto o meno, mi limito a constatare che il doppiopesismo in queste materie è affare assai pericoloso perché non ci tutela ma ci riempie di paura: ci fa capire che, se esiste ingiustizia, può non andarci sempre bene, che possiamo diventare noi le vittime. Chaimaa Fatihi, ventiquattrenne italiana, musulmana di origine marocchina e studentessa di Giurisprudenza, ha scritto un commento interrante alla sentenza, un commento di cui riporto le prime righe. “La sentenza della Cgue definisce il velo islamico, ossia il Hijab, come simbolo religioso alla pari del crocefisso, della mezza luna, della stella di Davide”. Lei non è d’accordo con questa interpretazione, ma se è così che il velo viene considerato, perché il crocefisso è simbolo di pace e il velo invece può essere vietato? Il rispetto delle identità religiose non può conoscere discriminazioni né nel pubblico, né nel privato perché se accettiamo che questo avvenga, vivremo sempre con il timore che possa capitare a noi ciò che ora infliggiamo agli altri.
Roberto Saviano- L’Antitaliano – L’Espresso -  26 marzo 2017