Etichette

giovedì 2 marzo 2017

Lo Sapvate Che: Caschi blu dell'abisso l'idea degli italiani per salvare gli oceani...



La nuova corsa all’oro è negli abissi marini. Le profondità degli oceani ospitano migliaia di specie dai coralli ai crostacei, dai pesci ai microrganismi, ma sono anche ricche di risorse preziose come petrolio e metalli. Di qui il timore per uno sfruttamento selvaggio che comprometterebbe in modo irrimediabile questo ambiente. Già al G7 dello scorso anno si è parlato della necessità di una maggiore tutela della salute del mare. Ora torna sulla questione un gruppo di ricerca coordinato da Roberto Danovaro, docente all’Università Politecnica delle Marche e presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli. Sulle pagine di Science Danovaro propone l’istituzione di un Organizzazione internazionale degli abissi che, sotto l’ombrello dell’Onu, coordini la ricerca sugli ecosistemi abissali (dai duecento agli undicimila metri di profondità) non hanno infatti confini a delimitare tati e interessi nazionali e, nonostante esista un’Autorità internazionale dei fondali che regola le concessioni per lo sfruttamento delle risorse marine profonde, non viene fatto nulla per monitorare la sostenibilità di questi prelievi. “Oltre il 50 per cento del Pianeta è terra di nessuno, al di fuori dei confini giurisdizionali dei singoli stati” spiega Danovaro “ per questo bisogna evitare uno sfruttamento delle risorse che, a fronte di un immediato guadagno per pochi, comprometta il futuro di tutti. La metà dell’ossigeno che respiriamo, per esempio, viene prodotta da microrganismi marini e quasi il 40 per cento dei gas serra è assorbito dagli oceani, che in questp modo mitigano i cambiamenti climatici. Ecco perché bisogna creare un sodalizio tra ricerca e sviluppo socio-economico in cui la ricerca indichi tempi e metodologie per uno sfruttamento ecologicamente sostenibile delle profondità marine, e non viceversa”. La ricerca, appunto. Perché gli ambienti profondi occupano il 95 per cento del volume degli oceani, ma ne sappiamo ancora poco. “Dobbiamo scoprire quali specie vi abitino, come siano connesse e quali ruoli svolgano, e, per farlo c’è bisogno di strumenti tecnologici che permettano di acquisire ed elaborare dati in modo veloce ed efficiente. L’Italia si sta muovendo in questa direzione: il Miur ha appena lanciato una rete sull’Economia del Mare che chiama mondo scientifico e impresa a collaborare per l’innovazione tecnologica in questo campo”. L’Italia coordina anche il primo progetto europeo sul restauro degli habitat marini degradati (merces): “In tempi di muri e barriere, il mare profondo ci ricorda che viviamo tutti sullo stesso Pianeta e dobbiamo trovare il modo di prendercene cura”.
Martina Saporiti – Scienze – Il Venerdì di Repubblica – 24 febbraio 2017

Lo Sapevate Che: La sinistra che riparla di lavoro e quella spaccata sulle date elettorali...



Per distrarsi dal clima del dibattito interno al Pd, non particolarmente affascinante sul piano dei contenuti, vale forse la pena di allargare lo sguardo all’estero e osservare quanto accade al campo progressista nell’Occidente democratico. Dopo una serie di sconfitte clamorose, in ultimo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, sono andati in crisi alcuni pilastri del pensiero dominante riformista dell’ultimo ventennio, riassunto nella dottrina della Terza via. Non è più così scontato che la missione storica di un centrosinistra moderno sia quella di accompagnare con entusiasmo la globalizzazione con ondate di allegre liberalizzazioni, aiutare lo smantellamento del welfare privatizzando la scuola e la sanità, spiegare ai giovani che il nuovo meraviglioso futuro non prevede posti fissi e salari decenti e pensioni, convincere le masse che il loro vero nemico è iò sindacato e non il padrone, con il quale fra l’altro è bellissimo andare in vacanza in barca, e che in fondo un mondo con pochi ricchi e molti più poveri può essere accettabile, se in cambio si ottengono matrimoni gay e qualche quota rosa. Questa spensierata narrazione di un mondo che produce ogni anno milioni di nuovi emarginati non ha prodotto l’agognato consenso sia della vecchia classe operaia, sia dei nuovi ceti emarginati che avrebbe dovuto garantire ai socialisti europei e al partito democratico americano lunghe stagioni di egemonia. Al contrario, in maniera incomprensibile per gli spin doctor ma non per tutti gli altri, sta consegnante masse di lavoratori inferociti e ceti emergenti ormai sommersi di debiti e movimenti populisti di destra che rilanciano vecchie ricette di sinistra, sia pure in salsa nazionalista e xenofoba. Che fare? Nei partiti socialisti europei alcuni piccoli outsider, per esempio Jeremy Corbyn in Gran Bretagna e Benoit Hamon in Francia, sono stati colti da una bizzarra idea: e se tornassimo a parlare di lavoro? Così, partendo dalle periferie e non dai salotti della finanza, hanno conquistato i rispettivi partiti. Può darsi, anzi è sicuro secondo gli infallibili sondaggi, che non vincano le elezioni. Ma perfino il moderato Martin Schulz, già presidente dell’Europarlamento, s’è messo a dire all’improvviso cose di sinistra, per esempio che un Paese come la Germania, con 250 miliardi di surplus annuo, dovrebbe cominciare ad alzare gli stipendi dei lavoratori. E ora l’Spd soga di pensionare la Merkel. Negli Usa, dove i bookmaker valutano alla pari l’ipotesi che Trump non finisca il mandato per impeachment, il partito democratico si prepara a rilanciare la sfida alla Casa Bianca con le idee di Sanders, piuttosto che con la retorica liberista di Hillary Clinton. Questo accade nei progressisti del mondo, mentre in Italia si discute di date elettorali.
Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di Repubblica – 24 febbraio 2017

mercoledì 1 marzo 2017