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venerdì 1 aprile 2016

Pensieri: Saluto...



Ciao a Tutti! ♥

Spesso nella vita non sono le ali a mancare
ma il coraggio di usarle.
*dal web ~

Pensieri: Saluto...



Buongiorno a questo stupendo Mese, Buongiorno a Voi e….attenti al pesce….♥
 
Carla Cassinelli Bianco ha condiviso la foto di Attrazione per una Donna

Speciale: Venerdì di Pesce...d'Aprile!.....



Filetti di Pesce in Salsa piccante
Per 4 persone

8 filetti di pesce, succo di 1 limone, 4 filetti di acciuga, 1 spicchio d’aglio, 500 gr di pomodori maturi, 1 cucchiaio di basilico tritato, olio, sale, pepe.

Lavate i filetti di pesce, asciugateli e spruzzateli con il succo di limone.
Scottate in acqua bollente i pomodori e pelateli, privateli dei semi e tritateli.
Versate 2 cucchiai d’olio in una pirofila e fatevi fondere, spappolandoli, i filetti di acciuga, a fuoco lento. Togliete dal fuoco, adagiatevi i filetti di pesce, salata, pepate e unite i pomodori, l’aglio schiacciato, irrorate con il rimanente olio.
Passate la pirofila in forno già caldo a 180° per 20 minuti. A fine cottura, cospargete col basilico.

Vongole in tegame
Per 4 persone

1 kg di vongole, 1 dl di vino bianco secco, 1 spicchio d’aglio, 1 limone, un rametto di finocchietto, maggiorana, un ciuffo di prezzemolo, olio, sale.

Sciacquate ripetutamente le vongole sotto l’acqua corrente e lasciatele a bagno in un contenitore pieno d’acqua, leggermente salata, per un’ora.
Sciacquarle, scolatele e mettetele in una padella con il vino bianco e il finocchietto. Coprite con un coperchio e cuocete a fiamma alta per 3 minuti, finchè non si apriranno.
Scolate le vongole dalla loro acqua di cottura, eliminate quelle rimaste chiuse e filtrate il liquido di cottura da un colino coperto con una garza.
Tritate 2 cucchiai di prezzemolo, uniteci un pizzico di maggiorana secca e lo spicchio d’aglio, anch’esso tritato finemente.
In una padella scaldate 4 cucchiai d’olio e unite il trito preparato. Lasciate insaporire, mescolando in continuazione con un cucchiaio di legno. Aggiungete le vongole e la loro acqua di cottura filtrata. Mescolate per qualche secondo e servite subito, accompagnando con fettine di limone. Squisite!

Spiedini alla Griglia, ricetta Giapponese
Per 4 persone

Tentacoli di 4 calamari (il residuo del pesce servirà per un’altra preparazione), 400 gr di petto di pollo, una albume di uovo,150 gr di pancetta tagliata a pezzi grossi, 6 peperoncini verdi dolci, 1 piccola cipolla bianca, 300 cc di salsa di soia, 300 cc di mirin (vino dolce da cucina), 150 gr di zucchero semolato, sale, pepe. Per la preparazione spiedini.

Tritare finemente la cipolla e 200 gr di petto di pollo. Aggiungere al composto sale e pepe e l’albume, mescolare e formare 8 polpettine rotonde. Cuocerle per 10 minuti in acqua bollente, scolarle e appoggiarle su un piatto.
Tagliare in piccoli pezzi il residuo del pollo.
Tagliare a quadretti spessi la pancetta e i peperoncini.
Dividere a metà i tentacoli dei quattro calamari.
Su ogni spiedino, infilare polpette, pollo, pancetta, tentacoli di calamaro e peperoni, dividendoli in parti uguali su ciascuno spiedino.
Fare scaldare una griglia, disporvi gli spiedini e lasciare abbrustolire sino a cottura preferita.
Servire con salsa: in un pentolino mettere la salsa di soia, il mirin e lo zucchero. Cuocere a fuoco lento mescolando sin ad ottenere una salsa densa.

Lo Sapevate Che: Là dove c'erano le tute blu un giardino ricorda Franca Rame....



Una notte di tanti anni fa, una tromba d’aria spazzò il lunghissimo muro della Magneti Marelli in via Adriano, il confine fra Milano e Sesto San Giovanni. Quando arrivarono gli operai del primo turno si trovarono di fronte a uno scenario da guerra e pensarono a un attentato. Erano ancora gli anni delle Brigate Rosse, nate proprio intorno a quella fabbrica. Si fermarono a discutere in capannelli nel piazzale, grande come una piazza del duomo, perché la Marelli era una città intera. Poi qualcuno cominciò a guardarsi intorno. Oltre la fabbrica e la strada c’erano alberi e campi da calcio, spuntò un pallone e gli uomini in tuta blu presero a corrergli dietro come ragazzini che avevano marinato la scuola. Quel muro della Marelli fu poi spazzato via per sempre dalla globalizzazione e ora al suo posto hanno inaugurato un giardino dedicato a Franca Rame. C’erano tutti, il sindaco Pisapia, Dario Fo e Casaleggio; e c’erano naturalmente anche i fascisti a contestare. Poche persone come Franca Rame hanno disturbato quell’eterno fascismo italiano, definizione di Giorgio Bocca, che nel costume nazionale non è mai stato superato e rinasce ogni volta sotto sigle politiche differenti, nel linguaggio pubblico e nei titoli degli pseudo giornali della destra. Franca è stata un mito per una generazione di milanesi e non solo. Si andava dopo scuola alla Palazzina Liberty a riparare i vetri rotti nella notte dalle squadracce. La ricompensa era di assistere alle prove di Mistero Buffo. Franca era una somma di qualità intollerabili in una donna in un Paese culturalmente misogino. Era troppo di tutto, talento, intelligenza, umorismo, bellezza. Veniva da una famiglia di attori e trasformava tutto in teatro, anche i dolori e le violenze della vita. L’invidia, la piccineria, la miseria mentale e morale di tanti poveracci si tramutava in insulti e persecuzioni, nei confronti suoi e di Dario, processato ridicolmente da un pezzo di stampa nazionale per aver ricevuto un Nobel meritatissimo, fra tanti premi piovuto sulla testa di scrittori e drammaturghi assai sopravvalutati ma abbastanza furbi da non rompere le scatole al potere, con la scusa di non interessarsi di politica. Come se fosse mai esistito un grande artista, da Dante a Fellini, che “non s’interessa di politica”. Un giardino in periferia è un bel posto da ricordare Franca Rame. Qualche bambini vorrà sapere chi era quella signora e potrà scoprire una magnifica storia.
Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di Repubblica – 25 marzo 2016 - 

Lo Sapevate Che: E Giorgia prese il microfono: W la mamma e il Campidoglio...



“Fate passare i cittadini! Ecco, i giornalisti impediscono ai cittadini di votare!”. Brunetta è su di giri, eccitato, divertito dal nonsense di quello che dice. Sotto al gazebo allestito al Pantheon, è lui che dirige le operazioni. Alle 10 di mattina ha già girato mezza Roma, preso i dati dell’affluenza, fatto le proiezioni grazie al seggio campione di Mezzocammino, decretato il successo delle “gazebarie” o come si vuol chiamare l’iniziativa pro Bertolaso che segue di una settimana gli sgarrupati banchetti di Salvini pro non si capiva bene chi. Intorno a Brunetta presenzia e posa a futura e rischiosa memoria un numero crescente di parlamentari e seconde linee del centrodestra più fedelmente berlusconiano. La senatrice Pelino salda i legacci del gazebo senza che gli importanti monili sfoggiati ne ostacolino la manualità. Gasparri immola i suoi due telefonini alla documentazione dell’evento, fotografando, selfando, twittando. La deputata Rossi fa da scrutatrice, l’europarlamentare Tajani da pr; Carraro, uno che sindaco di Roma lo è già stato, circumnaviga il gazebo tra i turisti. Tanta è ancora la fiducia nella propaganda (da destra a sinistra) che il rischio di far tenerezza (da sinistra a destra) non è preso in considerazione. Tutt’intorno, giornalisti, fotografi e operatori, sfidano il senso della notizia aspettando Berlusconi. Quando finalmente la maschera del leader avanza e prende corpo, inizia lo show. Magnificare “l’uomo del fare” Bertolaso partendo dall’Aquila è scelta ardita, ma l’ardore non fa difetto a ci sostiene che “gli aquilani ci hanno mandato molti inviti per portarci in giro come la Madonna e Gesù bambino,stiamo decidendo chi farà la Madonna e chi Gesù bambino”. Ma quella di Berlusconi è soprattutto un’arringa, l’ennesima, contro i politici di professione, “che pensano solo ai propri interessi, alle proprie carriere”. Ci vuole un tecnico, proclama poco dopo aver detto che “di tecnici non ne vogliamo più, ci è bastato Monti”. Pochi giorni dopo la professionista della politica Meloni si candiderà, forte di una gaffe di Bertolaso sul suo dover restare a casa a fare la mamma. E siccome la propaganda si ciba di tutto ciò che può tornare utile, s’impugna la gravidanza come una clava elettorale. Annunciata al Family Day con tempistica migliore di ogni Ogino-Knaus, la maternità diventa arma buona tanto per la ritirata dalla corsa quanto per la discesa in campo. Che avviene paragonandosi alla lupa e cantando “ W la mamma”, al Pantheon a Roma, città destinata a vederne tante, troppe. E a superarle tutte.
Diego Bianchi – Il Sogno di Zoro – Il Venerdì di Repubblica – 25 marzo 2016 -