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lunedì 1 febbraio 2016

Pensieri: Saluto...



♥♥♥....Gli amici più cari...legati al mio cuore....Ciao a Dopo! ♥♥♥

Una delle più grandi consolazioni della vita è l'amicizia; e una delle consolazioni dell'amicizia è quell'avere a cui confidare un segreto.
Alessandro Manzoni
*Immagine reperita nel Web

Pensieri: Saluto....



Buongiorno, Buon inizio di Febbraio, buon Lunedì e…evviva l’Indipendenza…♥♥♥
Non trattare le persone come mezzi, perché esse sono fini a se stesse. Relazionati a loro con amore e rispetto. Non possederle mai e non esserne posseduto. Non dipendere da loro e non creare persone dipendenti intorno a te. Non creare dipendenza in alcun modo; resta indipendente e lascia che anche gli altri lo siano.
Osho

Speciale: Primi Piatti con la Zucca e....



Zuppa con Zucca e Salsiccia
Per 6 persone

1 kg di zucca, 1 cipolla, 1 cipollotto, 300 gr di salsiccia, 30 gr di burro, 1 lt di brodo di carne, ½ dl di panna per cucina, sale, pepe

Far scaldare il burro in una casseruola, spellare la salsiccia, ridurla a tocchetti e dorarla nel burro.
Aggiungere la cipolla tritata finemente e lasciare appassire il tutto. Nel mentre tagliare la zucca, pulita, a dadini e unirla nella casseruola. Coprirla appena con il brodo di carne caldo. Condire con sale e pepe e lasciare cuocere a fuoco medio per 30 minuti, sino a quando la zucca sarà disfatta.
Servire la zucca con un filo di panna e il cipollotto affettato finemente. A piacere spolverarla con pepe macinato al momento.

Zuppa con Zucca alla Brasiliana
Per 6 persone

700 gr di polpa di zucca, 1 cipolla, 3 pomodori maturi, 1 spicchio d’aglio, farina, latte, zucchero, un pizzico di chili in polvere, burro, sale e pepe.

Tagliare la zucca a dadini.
Metterla in una casseruola con ½ lt di acqua salata e farla cuocere per 15 minuti. Con la frusta ridurla a purea.
Pulire la cipolla e affettarla sottilmente, pulire l’aglio e tritarlo fine, farli rosolare in una casseruola con 40 gr di burro. Unire i pomodori ridotti a tocchetti. Lasciare insaporire, spolverizzare il tutto con 1 cucchiaino di farina e mescolare con cura, aggiungere la purea di zucca e ¾ di lt di latte intero, un cucchiaino di zucchero, il pizzico di chili, sale e pepe q.b. Mescolare e servire subito. Deliziosa…

Zuppa con Zucca e Ceci alla Marocchina
Per 6 persone

500 gr di zucca pulita, 500 gr di ceci lessati, 50 gr di passata di pomodoro, 1 cipolla, 1 spicchio d’aglio, un pizzico di zenzero in polvere, 1 di cumino in polvere, 1 di cannella in polvere, una bustina di zafferano, ¾ di lt di brodo di pollo, 1 limone non trattato, olio, sale, pepe nero. Per accompagnare salsa harissa.

Pulire e tagliare finemente la cipolla e l’aglio.
Ridurre la zucca a dadini. In una casseruola con 3 cucchiai d’olio, far soffriggere per qualche minuti il trito preparato. Aggiungere lo zenzero, il cumino, la cannella, la bustina di zafferano e una macinata di pepe nero. Mescolare, fare insaporire, aggiungere la polpa di zucca, mescolare e fare cuocere per qualche minuto. Aggiungere il brodo bollente e la passata di pomodoro. Cuocere sino a quando la zucca risulti ben morbida.
Aggiungere i ceci, mescolare dolcemente, regolare di sale e lasciare cuocere qualche minuto. Versare la zuppa in una zuppiera riscaldata, rifinirla con il succo del limone, mescolare, aggiungere la buccia del limone grattugiata. Servire la preparazione con salsa di harissa.

Lo Sapevate Che: Lascia i figli a casa e scappa....



La prima volta che Lauren comperò il biglietto, un’onda di rimorso la travolse. A trentasei anni, con tre figli fra i due e gli otto anni a casa, oltre al marito, aveva deciso di scappare. Dopo nove anni vissuti interamente per loro, dal momento in cui il test di gravidanza aveva segnalato l’arrivo del primo, aveva deciso di averne avuto abbastanza. Non c’erano improvvise passioni d’amore, delusioni o radicali scelte di vite. Più semplicemente, Lauren aveva deciso che anche le stay at home mom come lei, le madri che hanno scelto di lavorare in casa e per la famiglia, hanno diritto a quello che ogni altro lavoratore – dal carpentiere alla segretaria, dalla manager al chirurgo – ha: una vacanza. (..). Alla notizia che la mamma sarebbe andata via da sola, lasciandoli senza di lei, i suoi tre padroncini, i tre bambini, inscenarono una manifestazione di viva e vibrante protesta. Se il più grande, quello di 8 anni, riusciva a capire che quattro giorni – e dunque quattro notti – non erano un addio, le bambine più piccole, con la scarsa nozione del tempo che si ha a quell’età, vedevano in quella partenza un distacco terrificante, poco attenuato dal pensiero che il padre e una baby sitter sarebbero rimasti a occuparsi di loro. I piccoli sono un po’ come i cani, disperati quando sono lasciati soli e incapaci di distinguere fra il breve abbandono necessario per uscire a prendere il giornale e una lunga separazione. Ma Lauren rimane ferma nella sua decisione. E, come avrebbe scoperto dopo aver raccontato la propria  esperienza in un blog, restano ferme nella propria decisione le migliaia di madri, che stanno formando, tra libri, memorie, club, rubriche sulla carta stampata, una sorta di movimento per la “vacanza della casalinga”, per il diritto al riposo e al distacco dalla famiglia per qualche giorno ogni anno da dedicare esclusivamente a loro stesse. (..). “non potrei mai farlo”. “Sarei tormentata dal senso di colpa”. “Passerei le giornate di vacanza attaccata allo smarthphone per parlare con loro e per vederli”. “Dall’essere madre non si va mai in vacanza”. “Così hanno risposto altre donne molto scettiche sulla possibilità di staccare da un lavoro che è molto più di un lavoro. “Si è madri per sempre”, le ha scritto un’altra, “fino al giorno in cui si muore, anche se i tuoi figli hanno sessant’anni”. E Laurem Apfel, insieme con le autrici di studi e saggi usciti in questi mesi che invocano “ferie per le mamme”, non lo negano. La loro risposta però è che un breve distacco annuale dai figli ancora piccoli e dalla famiglia, ben spiegato e raccontato, non fa bene soltanto al corpo e all’anima della madre, ma soprattutto ai bambini, che sperimentano per qualche giorno che cosa significhi vivere senza la costante presenza di un’ala protettrice e ingombrante sopra di loro e li prepari al tempo della inevitabile indipendenza. E forse, come insinua Katrin Schuman nel suo libro  Time-out per una mamma, aiuta a scoprire che noi genitori, mentre proclamiamo di fare tutto per i figli, abbiamo il terrore che loro possano fare a meno di noi. Anche se per quattro giorni appena.
Vittorio Zucconi – Donna di Repubblica – 16 gennaio 2016

Lo Sapevate Che: Ora è di sinistra licenziare i furbetti del cartellino...



E In Effetti fa una certa impressione vedere sulla prima pagina dell’ “Unità”, quotidiano pur sempre fondato da Antonio Gramsci, un editoriale dal titolo “Quando licenziare è di sinistra”. Già, quando? Leggiamo: “Licenziare chi non lavora non solo è giusto, ma è anche di sinistra. Può sembrare scontato che mandare a casa chi non fa il proprio dovere rubando tempo e denaro anzitutto ai propri compagni di lavoro sia un atto così normale da non meritare commenti. Purtroppo non lo è se l’ovvio (“Gli assenteisti saranno licenziati”) diventa un titolo per tv e giornali: nella pubblica amministrazione non è detto che è licenziato chi non si presenta in ufficio o timbra il cartellino e poi va in palestra o a fare la spesa. Un altro tabù che cade? L’ennesimo colpo di Matteo Renzi alla vecchia Italia? La seconda puntata della sua “violenta lotta alla burocrazia” (Salone del mobile di Milano,2025)? Il Cinico, variante del Gufo, avanzerebbe dei dubbi. Se non altro perché la guerra contro una pubblica amministrazione lenta, farraginosa, inefficiente e magari pure corrotta si parla almeno da un secolo. Invano. Dello strapotere dei mandarini di Stato si lamentava già Mussolini; dopo la guerra, don Luigi Sturzo mise la primo punto di un programma di governo proprio la riforma della pubblica amministrazione; più tardi Guido Carli se la prese con i “lacci e i lacciuoli” che facevano l’impresa; all’argomento hanno dedicato il loro impegno di governo studiosi come Massimo Severo Giannini e Sabino Cassese; il leghista Roberto Calderoli, bagnato dalle sacre acque del Po e sceso a Roma dal produttivo nord, non andò molto oltre un pirotecnico fuoco di cartacce in un cortile ministeriale, simbolo della missione – ahimè fallita – di disboscare il groviglio di leggi che bloccano la macchina pubblica; poi toccò a Renato Brunetta che partì lancia in resta, ma portò a casa molte polemiche e scarsi risultati. Già, Brunetta. A sentir lui era già tutto scritto nella sua riforma del 2009, che bisogno c’era di Marianna Madia ne facesse una tutta sua? (..). Finora, però, diciamo la verità, è stato tutto un chiacchiere e distintivo. Certo, è vero che grazie a Brunetta già ora si può licenziare, ma i tempi lunghi dell’istruttoria (venti giorni per incastrare il reo, altri venti perché si difenda) e della macchina giudiziaria (da 6° a cento gironi per una sentenza), senza contare la marea di ricorsi, ha fatto sì che su circa 7mila denunce per assenteismo solo un centinaio si siano tradotte in interruzione del rapporto di lavoro. Come se la legge non ci fosse. Adesso Si Vorrebbe fare più presto: entro 48 ore sospensione cautelare dal lavoro e dallo stipendio a fronte di reati gravi (rubare, timbrare il cartellino per altri, attestare il falso), cinque giorni per il diritto di difesa. (..). E sì, la lotta alla burocrazia deve essere davvero “violenta”, e per combatterla ci vuole molto coraggio. Nessuno finora c’è riuscito. Giulio Andreotti addirittura la sconsigliava, lui i burocrati piuttosto li curava e li coccolava. Anzi per centinaia di loro (..), in carica o no, organizzava ogni anno una grande “festa del ringraziamento”. Perché anche da ex respirassero l’aria del Potere.
Bruno Manfellotto – Questa settimana www.lespresso.it -– L’Espresso – 28 gennaio 2016