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domenica 3 agosto 2014

Lo Sapevate Che: Parole nel Vuoto...



 Europa, cento anni senza un’identità

Nel 1914 con la grande Guerra finiva un’epoca e cominciava il secolo americano: Ancora oggi i governanti del Vecchio Continente non hanno capito qual è il loro ruolo nel mondo. E si danno battaglia per poltrone inutili

Cento anni fa si concludeva tragicamente la belle èpoque europea e con essa un intero Evo della storia mondiale dominato dalla volontà di potenza economica, tecnica, scientifica, insomma: globale, che dello spirito europeo era stato espressione. (…) Era ancora, sì, l’Europa delle grandi potenze coloniali, l’Europa in straordinario sviluppo sia demografico che produttivo, e tuttavia incapace di percepire la crisi che ne minava le fondamenta. Il suo ruolo globale si esprimeva attraverso la competizione tra potenze tutte miranti all’egemonia. L’Europa degli Stati e staterelli, l’Europa divisa e divisa all’interno di ogni suo membro, celebrava la propria forza mentre nasceva il secolo americano ( “l’americanizzazione del mondo è il nostro destino” aveva detto Theodor Roosevelt nel 1898), e attraverso immani tragedie la Russia proseguiva nella sua occidentalizzazione per salvarsi dall’Occidente, iniziata con Pietro il Grande. (…).
Due Guerre Mondiali e un’altra, “fredda” solo per i popoli occidentali, il vertiginoso crollo del peso dell’Europa sulla popolazione e sulla produzione di ricchezza mondiali, ci hanno per forza guarito da quel sonno. (..) A sentire certe dichiarazioni “di principio” dei nostri governanti sembra ancor di vivere all’epoca in cui era lecito pensare che la nostra “civilizzazione” stesse creando le condizioni per un “mondo nuovo”. (..).Non siamo in grado di approntare una decente politica comune per l’immigrazione, abbiamo fallito clamorosamente ogni presenza nel Mediterraneo, ma diamo lezioni di “diritti umani” al mondo. Condanniamo la politica di Putin i crina  Crimea, ignorando l’intera storia della grande Russia nei confronti dei popoli slavi. Pensiamo di poter svolgere un ruolo nel conflitto decisivo tra Israele e palestinesi con retorici inviti al dialogo, mentre reali potenze geo-politiche intervengono con mezzi economici e militari di ogni tipo.(…).
Gli Ultimi Barlumi di un ruolo geo-politico europeo sono stati l’Ost-politik di Brandt e qualche reazione all’estremismo filo-atlantico da parte di leader italiani e francesi. Piccole glorie, frutto della “grande guerra” tra le sole due potenze vincitrici del 45. Forti della necessità dell’integrazione economica rappresentata dalla moneta comune, si torni a ragionare di quelle politiche senza di cui essa è destinata a restare un’incompiuta. (…).L’Europa oggi davvero fedele al realismo dei suoi “padri” è quella che assimila in sé l’energia delle genti che vi vogliono abitare. Solo la piena attuazione della sua unità economica può dare un significato alla conclamata esigenza di un suo ruolo geo-politico (e perciò anche alle pretese di questo o quello per assumerne l’onore attualmente sinecura di “ministro degli esteri”).
Massimo Cacciari – L’Espresso – 31 luglio 2014 –

sabato 2 agosto 2014

Speciale: Piatti Unici!...



Trenette, all'Aglio, Olio e Gamberi

Per 4 persone

350 gr di trenette, ½ kg di code di gambero, 2 spicchi d’aglio, un mazzetto di finocchietto selvatico, 1 peperoncino rosso, un bicchierino di vino bianco, olio evo, sale
Sgusciare le code di gambero, togliere anche il filo nero intestinale sul dorso, lavarle e asciugarbe bene tamponandole con carta assorbente da cucina.
In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fare cuocere al dente la pasta. Nel mentre in un tegame con 4 cucchiai di olio, fare soffriggere l’aglio e quando diventerà dorato, toglierlo. Aggiungere le code, rololarle per qualche istante, mescolando, salare e sfumarli con il bicchierino di vino bianco.
Scolare la pasta, trasferirla nel tegame con le code di gambero e unire anche il finocchietto e il peperoncino rosso tagliati sottilmente. Mescolare delicatamente il tutto, far saltare per qualche minuto a fuoco allegro, scuotendo la padella.

N.B. I carapaci potrete usarli quando preparato un risotto di pesce.
Si devono far bollire per ½ ora in 1 lt di acqua salata, con l’aggiunta di un bicchiere di vino bianco, una costa di sedano, una carota, una cipolla (tutto a tocchetti), qualche grano di pepe e 1 foglia di alloro. Filtrare quando sarà raffreddato e il brodo ottenuto si conserva in recipiente in freezer per 3 mesi.



Tajarin alle Zucchine e Pollo

Per 4 persone

400 gr di tajarin all’uovo freschi, 350 gr di petto di pollo, 350 gr di piccole zucchine, una confezione da 1 etto di verdure miste surgelate per soffritto, 1 bustina di zafferano, erba cipollina, latte, burro , sale e pepe.

Togliere l’eventuale ossicino al petto di pollo, eliminare anche le cartilagini. Tagliarlo prima a listerelle che poi ridurrete a dadini.
In un tegame con 50 gr di burro fuso fare rosolare a fuoco vivo le verdurine congelate ei cubetti di pollo, mescolando. Bagnare con un bicchiere di latte, salare e pepare. Abbassare la fiamma e cuocere per ancora per 10 minuti.
Lavare le zecchinette, asciugare, spuntarle e tagliarle a rondelle. Unirle nel tegame e bagnare con ½ bicchiere di latte. regolare di sale e pepe nero macinato al momento. Cuocere ancora per 5 minuti a fuoco dolce fin che il fondo di cottura si sia consumato. Nel mentre in una capace casseruola con acqua bollente salata in ebollizione, fare cuocere i tajarin per un minuto, scolarli e unirli nel tegame del ragù, mescolando delicatamente il tutto e tagliando su tutta la superficie l’erba cipollina.

N.B. : Se volete fare voi i tajarin (ricetta piemontese) procedete così:

Per 1 kg di farina tipo 00, 15 uova fresche, sale, 2 cucchiai d’olio.

Disponete la farina a fontana su una spianatoia, unitevi cinque uova intere e dieci tuorli, l’olio e un pizzico di sale. Impastate con cura e tirate una sfoglia molto sottile, si dovrebbe usare il mattarello, ma si può comunque usare anche la macchina per le tagliatelle! Fate riposare, quindi spruzzate di farina e arrotolate la sfoglia, tagliatela con un coltello affilato in modo da ricavarne tagliatelle ( tajarin ) molto sottili. Fatele riposare e cuocetele in acqua bollente salata, per pochi minuti. Separatele dal liquido di cottura con la schiumarola e conditele. Nella tradizione piemontese, si condiscono sia con sugo di carne, o con sugo di fegatini di pollo, o semplicemente con burro fuso e qualche fogliolina di salvia e un’abbondante spolverata di parmigiano.

Se volete preparare le verdure surgelate per soffritto (comodissime molto sovente in cucina!) : occorre pulire e lavare tutte le verdure( cipolle,coste di sedano, carota, basilico, prezzemolo, aglio a piacere), tritarle finemente e riporle in piccole vaschette monodose, chiuse ermeticamente e conservarle in freezer: all’occorrenza pronte per l’uso.

Lo Sapevate Che: Questa Settimana...



Ieri gendarmi, oggi indifferenti

Mai tanti conflitti, gravi e forse insolubili. Davanti ai quali il neo-isolazionismo amplificato dal silenzio europeo, appare al mondo come un esempio di debole lontananza. Mentre il sangue scorre ancora.

Alle 18,50 di domenica 8 giugno, anno domini 2014, il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen si abbracciavano sorridenti uscendo dagli appartamenti di Santa Marta dove – separatamente – erano appena stati a colloquio e in preghiera con papa Francesco. Solo un mese dopo, razzi e missili firmati Hamas riprendevano a colpire città israeliane, e bombe israeliane cadevano sulla Striscia di Gaza sotto il controllo di Hamas. La tregua già fragile non reggeva più, e tutto ricominciava proprio quando sembrava vicino alla fine. Oggi al Papa non resta altro d fare che chiamare i fedeli a pregare. Ecco, se c’è un episodio che suona come tragico paradosso della presente stagione, irriverente beffa di ogni ottimismo, emblema dell’impotenza del mondo dinanzi a guerre, morti e distruzioni, è proprio quella “preghiera per la pace” a lungo preparata e poi invano officiata dal vescovo di Roma Bergoglio dinanzi ai due eterni nemici. Che tali sono rimasti.
Probabilmente, Come Suggerisce Romano Prodi nell’intervista a Gigi Riva, ci siamo “Abbonati” alla morte, assuefatti alla guerra, rassegnati all’impotenza. E alla rimozione psicologica. Come spesso avviene, un tale peso di dolore e sangue che si ripete nel tempo accompagnato da defatiganti quanto vane missioni di pace, finisce per provocare una sorta di rigetto. A Gaza è ripresa la mattanza, ma il mondo sembra paralizzato. Nel cuore dell’Europa un Boeing 777 con 289 persone a bordo viene buttato giù come un piattello al tiro al volo, ma un’opinione pubblica shoccata e attonita non riesce nemmeno ad avere paura, a indignarsi, a farsi coinvolgere.(…). Già, Ma Chi Potrebbe accollarsi tale onere? Non certo l’Ue, oggi incapace di affrontare e risolvere alcun problema diplomatico: una politica estera comune è ancora una lontana chimera; e tanto per cominciare il parlamento eletto già da due mesi non riesce nemmeno a nominare un ministro degli Esteri d’Europa che rappresenti una tregua nello scontro di potere e di poltrone tra socialisti e popolari. (…). Comunque, apprezzata e contestata, la presenza americana costringeva a un forzato equilibrio nell’area medio-orientale e non solo. Oggi il neo-isolazionismo del primo presidente nero americano – voluto o imposto, spontaneo o meditato che sia – amplificato dall’assenza europea, appare agli occhi del mondo come un sovrano esempio di debole lontananza. All’ombra della quale svaniscono i freni e fioriscono gli egoismi locali. Nel sangue.
Twitter@bmanfellotto – Bruno Manfellotto – L’Espresso – 31 luglio 2014 –

Lo Sapevate Che: Blogger Del Nulla....



Nell’epoca del tutto è uguale a tutto, del non c’è differenza fra alto e basso, della democrazia in Rete, dei cosiddetti social media e del chiunque può dire la sua anche se non ha nulla da dire; nell’epoca in cui, invece di leggere i giornali (anche se brutti, sciatti & malfatti, ma comunque professionali), si leggono le notizie sui siti e sui blog dei dilettanti che perlopiù raccontano sciocchezze, quando non inventano o traducono male dall’inglese, sfruttando l’ignoranza altrui; nell’epoca del narcisismo di massa (occidentale e ben pasciuta) e del suo corrispettivo, il voyeurismo isterico; insomma, nelle tristi condizioni in cui siamo (soprattutto in Italia), frutto di colossali fesserie ideologiche, mancava una categoria interpretativa che fotografasse il momento storico con qualche esattezza. Post-postmodernismo? Antimodernismo? Digimodernismo? Con una felice intuizione, Dubravka Ugresic, scrittrice croata classe 1949, propone di parlare di “Cultura Karaoke”(Nottetempo, traduzione di Olja Perisic Arsic e Silvia Minetti (..) E lo fa mettendo insieme una serie di saggi e interventi di piacevolissima lettura, che disegnano il profilo della nostra infelice temperie culturale, in cui siamo tutti un po’ spettatori e un po’ protagonisti.
Ugresic spazia dalla letteratura alla televisione, a Internet, alla moda, a fenomeni come le migrazioni (qui ha il tempo di ricordare un nostro grande regista molto dimenticato, Franco Brusati), alla perdita di senso del linguaggio della politica. Il suo sguardo è sempre sincero, privo di pregiudizi. Ne emerge il ritratto di un mondo che, in preda a un’ossessiva compulsione tecnologica, sta di fatto suicidandosi culturalmente. Tuttavia il suo non è un testo apocalittico: come ogni bravo scrittore sa, Ugresic ci ricorda infatti che la fine non è mai nota, neppure a libro chiuso.
Mario Fortunato – L’Espresso – 24 luglio 2014