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lunedì 2 luglio 2012

Lo Sapevate Che: Elisabetta II



Elisabetta II, Regina Di Stile.
Anche Nel Portare Le Rughe

Ma che crema anti-age usa la regina Elisabetta? E, soprattutto, ne usa una? Che bello vedere una signora di 86 anni che accetta serenamente, e non da ora, i segni del tempo, li esibisce con classe come emblema
Di autorevolezza senza ingaggiare patetiche colluttazioni con le lancette dell’orologio. Si vocifera a Londra che sua maestà idrati il suo augusto incarnato con una crema che le prepara ad personam un ex farmacista in pensione di Balmoral, il quale deve essere parecchio anziano anche lui, visto che si dice approntasse la medesima crema, con qualche variante, anche per la regina madre, morta a 102 anni dieci anni fa.
<il fascino della regina Elisabetta è tutto  qui: sa portare con dignità, se non con fierezza, le sue rughe. Non le nasconde, non se le fa tirare o iniettare di botox e, forse proprio per questo, alla sua veneranda età, esattamente come era sua madre, anche lei è a suo modo fresca come una rosa.
Il segreto è nell’immutabilità del look, a cominciare dai capelli: identica pettinatura old style da messa in piega col casco e ricciolo bombato tipo cannolo sulla tempia. Sembra di sentire lo spruzzo della lacca e immaginare lei che chiude gli occhi mentre le gonfiano l’acconciatura con il pettine a coda. In gioventù il colore era castano, poi impercettibilmente, è sfumato sul grigio, e oggi il grigio è diventato bianco candido, senza imbrogli, senza tinte. Nulla di artefatto.
Anche il make up è rimasto negli anni identico a se stesso e molto soft: un velo di cipria in polvere, un tocco leggerissimo di fard rosato e mai, mai e poi mai, senza rossetto, dai colori miti ma durevoli, raramente virante sul ciclamino. La regina non ha mai seguito la moda, ma lancia un messaggio rassicurante di continuità e coerenza. Un misto di bonton e di rétro che si traduce in un codice di eleganza solo suo. God save the queen.
.Laura Laurenzi – Venerdì di Repubblica 22-6-12

Oggi Specialità Con Zucchine


Frittelle Di Fiori Di Zucchine

Per 4 persone

20 fiori di zucchine, 4 uova, 50 gr di parmigiano grattugiato, 1 spicchio d’aglio, foglioline di basilico, olio, sale e pepe.

Sbattete le 4 uova con sale e pepe. Aggiungete il parmigiano grattugiato, lo spicchio d’aglio tritato, le foglioline di basilico tritate e i fiori di zucchine, senza il pistillo centrale , sminuzzate. Amalgamate bene e friggetele a cucchiaiate. Mettetele su carta assorbente da cucina. Servitele calde.



Crocchette di Zucchine

Per 4 persone

600 gr di zucchine, 100 gr di provolone piccante, 2 uova, 150 gr di pangrattato, olio, sale, pepe.

Lavare le zucchine, spuntarle dalle due parti e metterle a cuocere in acqua bollente salata per 10 minuti. Sgocciolarle bene e passarle dal passaverdura. Se il passato fosse molto acquoso farlo asciugare pochi attimi in una padella senza grassi. Unire alla purea le uova sbattute, il provolone grattugiato, un pizzico di sale e pepe e un cucchiaio di pangrattato. Mescolare sino ad ottenere un composto sodo e omogeneo. Dall’impasto ricavare tante crocchette e passarle nel pangrattato residuo. Farle friggere in abbondante olio in ebollizione, facendole ben dorate dalle due parti. Prelevarle con un mestolo forato e fare asciugare l’olio in eccesso su carta assorbente da cucina. Servirle calde.



Panzarotti Alle Zucchine

Per 4 persone

700 gr di pasta di pane, 500 gr di zucchine, 250 gr di ricotta, 150 gr di pancetta affumicata a fettine, 100 gr di gruviera, 2 cipollotti novelli, origano, olio sale e pepe.

Spuntate, lavate e asciugate le zucchine. Riducetele a fettine sottili e fatele saltare in padella con un po’ d’olio per circa 5 minuti, salate, insaporite con una macinata di pepe e una spolverata di origano. Ricavate dalla pasta 4 pagnottelle, che allargherete a forma di piatto a pochi millimetri di spessore. Spalmate su metà di ogni disco la ricotta, distribuitevi sopra le zucchine e i cipollotti affettati sottilmente, metà del gruviera, tagliato a dadini piccolissimi, e le fettine di bacon ( tenetene 4 da parte ). Ripiegate la pasta in modo da formare dei panzarotti che sigillerete bene, con le mani umide di acqua. Appoggiateli sulla placca del forno foderata di carta forno, unta di olio, e cospargeteli con il rimanente gruviera grattugiato. Sistematevi sopra le fette di bacon avanzate. Poneteli in forno preriscaldato a 200° per 25 minuti.


domenica 1 luglio 2012

Lo Sapevate Che: Supermario ha vinto ma la Merkel non ha perso


L'andamento del vertice di Bruxelles, i provvedimenti presi e immediatamente esecutivi, gli obiettivi di fondo per la costruzione di un nucleo politico di Stato federale europeo, sono stati già ampiamente illustrati. I protagonisti hanno parlato e commentato. I mercati hanno risposto in modo estremamente positivo. Le Borse - specialmente quelle italiane spagnole francesi e Wall Street - hanno segnato i massimi di tutto l'anno; lo "spread" italiano è diminuito di 50 punti-base, il tasso di cambio euro-dollaro è aumentato di 2 punti-base.

Ma sono gli effetti politici e le aspettative gli elementi più importanti del quadro che si è delineato venerdì scorso a Bruxelles, con conseguenze sull'Europa, in Usa e nei Paesi membri dell'Unione. Riassumiamoli per comodità di esposizione.

1. L'asse tra Germania e Francia con l'evidente egemonia tedesca ha ceduto il posto ad una direzione collettiva i cui pilastri di sostegno sono la Germania, la Francia, l'Italia, la Spagna.
2. L'accordo si basa su uno scambio storico che ha come protagonisti la Merkel e Hollande: cessione di sovranità degli Stati membri dell'Unione (per quanto riguarda l'eurozona) e interventi immediati sul rilancio della domanda e sulla messa in sicurezza del sistema bancario, degli "spread" e dei debiti sovrani.

Tre. È un errore sostenere che la Merkel sia stata sconfitta a Bruxelles; la cancelliera ha ottenuto quello che è il destino della Germania: la nascita dell'economia federale dell'eurozona
con i tempi che essa richiede ma con l'adesione della Francia, la più difficile da ottenere. Hollande dal canto suo ha anche lui ottenuto ciò che voleva: porta a casa provvedimenti di crescita e di difesa dell'euro. Cessione di sovranità a medio termine, solidarietà economica in tempo immediato.

4. Mario Monti è stato il protagonista numero uno. Forse il paragone calcistico è irriverente ma di questi tempi aiuta a capire meglio: Hollande  -  come Cassano  -  ha fornito gli "assist"; Monti  -  come Balotelli  -  ha messo la palla in rete. Non a caso i mercati italiani in Borsa e nelle quotazioni dello "spread" sono stati in testa a tutti gli altri.

5. Ripercussioni molto rilevanti e positive si sono verificate anche in Usa a favore di Obama. Giovedì il presidente aveva incassato una sentenza della Corte suprema che approvava e rendeva esecutiva la riforma sanitaria varata dallo stesso Obama nel 2010, ma che era stata bloccata dai repubblicani. Il giorno dopo il vertice di Bruxelles ha raggiunto risultati che Obama aveva più volte auspicato e che rafforzeranno la ripresa economica americana.
Questa è la sostanza politica di quanto è accaduto. Ad alcuni piacerà molto, ad altri molto meno, sia in Usa sia nell'eurozona sia nell'Unione dei 27 sia nei singoli Paesi. Non piacerà ai repubblicani americani, non piacerà alla Bundesbank, non piacerà all'estrema destra francese. Non dovrebbe dispiacere a Cameron e neppure alla City di Londra ma questo dipende dalla loro maggiore o minore saggezza.
In Italia la situazione è complessa ma ormai chiarissima nelle sue linee essenziali.

* * *

Un articolo sulla prima pagina del "New York Times" di ieri racconta con dovizia di particolari il vertice di Bruxelles concludendo col dire che il vero protagonista, quello che è riuscito a impedire un finale generico e senza risultati come molti prevedevano sarebbe avvenuto, è stato Monti.

È andata esattamente così. Il nostro premier ha portato a casa quanto aveva promesso, non soltanto per far fronte alle necessità impellenti del nostro Paese ma anche per rafforzare l'Europa modificandone il quadro generale e le prospettive di fondo. Sarà molto difficile ora mettere il governo in difficoltà e paralizzarne l'azione. Della debolezza italiana Monti ha fatto una forza: questo è stato il fatto sorprendente che prende ora in contropiede i "berluscones" che puntavano su elezioni anticipate per riportare in proscenio forze e personaggi che ormai ne sono definitivamente e meritatamente usciti.

Resta il tema della recessione, che infuria non solo in Italia ma in tutto il mondo e che richiede un tempo tecnico e appropriate politiche concertate a livello internazionale per esser trainata e poi invertita in ripresa produttiva e occupazionale.

L'alternarsi di crescita e di recessione è il modo d'essere del capitalismo, il famoso calabrone che continua a volare nonostante che il suo peso e la sua velocità farebbero presumere che debba cadere a terra.
Supporre che fosse questo il tema sul tavolo dei 27 e dei 17 Paesi riuniti a Bruxelles l'altro ieri dimostra una dose di ignoranza teorica e politica del problema che può essere comprensibile in chi è del tutto estraneo alla storia economica, ma è stupefacente in chi invece dovrebbe essere esperto di come procedono i cicli congiunturali e come se ne possano correggere gli andamenti, stimolare i risparmi, moderare i debiti, adottare politiche appropriate della spesa pubblica, degli investimenti e dell'occupazione.

La recessione europea e italiana è cominciata un anno fa, non è quindi quella novità di cui la Confindustria si accorge oggi. Purtroppo tenderà a durare e addirittura ad aggravarsi fino al prossimo autunno; poi, se le politiche anticicliche prenderanno corpo in Italia e in Europa, potrà rallentare nell'ultimo trimestre dell'anno e iniziare un'inversione di tendenza ancora tenue ma significativa fin dal primo semestre del 2013.

Nel frattempo bisognava garantire alcuni "fondamentali": il rapporto tra rendimento dei titoli pubblici, consistenza del fabbisogno, deficit e prodotto interno lordo, saldo della spesa corrente, lotta all'evasione fiscale.
Queste sono le condizioni necessarie per render possibile la politica anticiclica e il recupero della produttività e della competitività. E proprio a realizzarle è servita l'azione di Monti e di Hollande al "meeting" di Bruxelles.
Pensare che un percorso così complesso e la logica che lo sorregge attenui la rabbia di chi deve sopportare i sacrifici è illusorio. La rabbia c'è e probabilmente crescerà ancora.

Spetta al governo, alle forze politiche e a tutta la classe dirigente del Paese canalizzarla, spiegarne i passaggi, intervenire e mobilitare risorse aggiuntive per garantire tutela ai più deboli, attuando ora più che mai la politica contro le rendite e gli oligopoli e predisponendo ammortizzatori sociali che accompagnino il Paese soprattutto nella fase recessiva fino a quando il corso ne sarà invertito.

Poi, fra dieci mesi, si aprirà il tema assai spinoso del dopo Monti e quello altrettanto importante del dopo Napolitano il quale  - sia detto perché è una realtà oggettiva -  è stato insieme a Monti l'artefice del successo che ha coronato una stagione di sforzi, di difficoltà e di tempesta congiunturale.

Mi vien fatto di pensare che cosa sarebbe accaduto se in questa circostanza non ci fossero stati Napolitano al Quirinale, Monti a Palazzo Chigi e Draghi alla Banca centrale europea.

Concludo con due battute e le riferisco per chiudere in allegria un periodo assai tormentato: un tempo c'erano i Tre-monti, adesso ci sono i Tre-Mario (il terzo è Balotelli). E poi: forse le cose sarebbero andate ancora meglio se al posto di Monti a Bruxelles ci fosse andato Renzi.
Absit iniuria.
Eugenio Scalfari – Repubblica 1 – 7 - 12

Pensieri: Saluto



Buona Domenica e Buon mese di Luglio!

Lo Sapevate Che: Il Polo Nord



Gli Uomini Che Morirono Per Il Polo Nord Cercando Un Mare che non c’era

Partirono Inglesi, Americani, Norvegesi, molti convinti dalle teorie del cartografo August Petermann, secondo cui oltre i ghiacci, c’erano acque navigabili. In tanti non tornarono. Un libro racconta l’epopea.

Dopo oltre un secolo di indifferenza, il Polo Nord è tornato al centro degli interessi mondiali. Non a caso Hillary Clinton, nel suo viaggio al Circolo Polare artico di inizio giugno, ha invitato alla cooperazione pacifica le nazioni interessate alle sue grandi risorse energetiche e alle rotte commerciali che diventeranno disponibili col progressivo ritiro dei ghiacci.
Secondo lo U.S. Geological Survey, nell’Artico si celano infatti il 30 per cento delle risorse di gas  e il 13 per cento delle risorse di petrolio non ancora scoperte (per un valore di novemila miliardi di dollari, ovvero oltre sette miliardi di euro). E, quando il ritiro dei ghiacci libererà del tutto quel passaggio a Nord-Ovest cercato per diversi secoli dai navigatori europei, le rotte attuali tra Europa e Asia si potranno accorciare di undicimila chilometri.
La nuova corsa al Polo Nord è cominciata nel 2007. con una bandiera in titanio depositata da un sottomarino russo sotto i ghiacci del Polo, ed è culminata nel dispiego “muscolare” di mille militari della Nato sull’isola Cornwallia e nella Baia di Baffin, nell’agosto 2011. Questa corsa ha però caratteristiche molto diverse da quella che avvenne nella seconda metà dell’Ottocento: se oggi il Polo lo si brama per lucido pragmatismo, allora a spingere i cuori verso Nord era un misto di idealismo e avventatezza. “In quel momento storico le zone inesplorate sull’Atlante mondiale si facevano sempre più rare. E poi il Polo Nord riluceva del fascino dei miti(era la terra degli Iperborei, bagnata da un fantomatico mare caldo) e del mistero delle montagne magnetiche, che si pensava fossero lì insieme alla voragine d’ingresso della leggendaria “Terra cava”, miraggio degli esoteristi. Inoltre, dopo Napoleone, la marina inglese non aveva più molto da fare, e le spedizioni artiche erano viste come utili esercitazioni”.
Tutto questo racconta Philipp Felsch, docente di storia della scienza alla Humboldt-Universitat di Berlino in
L‘uomo che inventò il Polo Nord (Nutrimenti,pp.280, euro 18), dove ricorda le sventurate spedizioni artiche sulla scia delle errate teorie del cartografo tedesco August Petermann. “Nella seconda metà dell’Ottocento la cartografia appariva uno strumento senza limiti, grazie all’innovazione delle mappe tematiche, che insieme alla topografia  indicavano la distribuzione di un fenomeno (per esempio la densità di popolazione, o il diffondersi di un’epidemia)” spiega Felsch. “Petermann si afferma in questo humus culturale, per di più in Germania, patria dell’idealismo priva di effettive esperienze coloniali e di grandi navigatori”. Buon teorico dunque, ma pessimo viaggiatore, Petermann affrontò con le armi della cartografia un mistero: “La scomparsa della spedizione Franklin, che in Inghilterra ebbe risonanza analoga a quella dello sbarco sulla Luna. La marina inglese, alla ricerca del passaggio a Nord-Ovest, nel 1845 aveva affidato le sue due navi migliori, la Erebus e la Terror, all’esperto comandante Sir John Franklin, che era partito con grande copertura di stampa e una nazione che lo seguiva con fiato sospeso. A un certo punto, però, Franklin e le sue navi erano sparite nel nulla”, spiega Felsch. “Nel 1851 il times si chiedeva ancora: “Che fine ha fatto John Franklin?”. E nel 1852 entrò in scena Petermann, con una lettera all?Ammiragliato britannico e alla stampa: era certo che Franklin avesse superato la “muraglia di ghiaccio” del Polo, entrando in un quello che definiva con sicumera un grande Oceano Artico navigabile” spiega Felsch, “Nel 1854 si trovarono i resti di alcuni membri della spedizione e dal loro esame e dalle testimonianze degli Inuit della zona si dedusse che i membri della missione, abbandonate le navi tra i ghiacci, erano stati costretti a una marcia disperata verso sud dove si erano ridotti al cannibalismo. Per gli inglesi fu un trauma”.
Così si spense l’interesse per il Polo dell’Inghilterra, ma si accese quello dell’America. L’esploratore Elisha Kane organizzò con l’American Geographical Society una spedizione tra il 1853 3 il 1855 che contò vittime per scorbuto e un ammutinamento. Pur fallendo, sembrò però alimentare le teorie di Petermann: due membri della spedizione sostennero infatti di aver visto il famoso mare polare sgombro dai ghiacci. Sempre più popolare in patria, Petermann fu quindi il diretto ispiratore della spedizione polare tedesca del 1865, anch’essa fallita ma – nell’interpretazione che Petermann diede alla stampa . solo per un (inesistente) sabotaggio degli inglesi. Nel 1869 la Germania ritentò. “Però Petermann diffuse ai giornali una lettera in cui, con la scusa di spronare il capitano Carl Koldewey, in realtà si dissociava in anticipo da un eventuale fiasco” dice Felsch. “Il fallimento arrivò puntuale, e toccò anche le missioni successive, fino al disastro della spedizione americana Jeannette (1879-1881), che seppellì definitivamente la teoria fallace di Petermann.
Di tempra opposta al sedentario cartografo tedesco fu uno dei più instancabili eroi del Polo: il norvegese Fridtjof Nansen. Dopo aver trovato sulla costa della Groenlandia alcuni resti della nave Jeannette, lì arrivati dopo essere andati alla deriva, Nansen studiò le correnti ed elaborò una strategia originale. Nel 1893 arrivò via mare all’isola di Nuova Siberia, saldò la nave al ghiaccio e si lasciò trasportare verso nord dal ghiaccio in movimento. Finchè, sorpreso dalla lentezza della deriva, salì stizzito su una slitta trascinata da cani in direzione Polo. Tocco il punto più a nord mai raggiunto, ma poi, per problemi di praticabilità del pack e orientamento, ripiegò verso la Terra di Franz Josef, dove passò l’inverno in un igloo da lui costruito, finchè l’esploratore inglese Frederick Jackson arrivò a soccorrerlo.
Ancora più temerario di Nansen fu l’ingegnere svedese Salomon August Andrée, che tentò di arrivare al Polo con una mongolfiera. Acclamato dalla stampa internazionale (da noi Giovanni Pascoli gli dedicò una poesia), partì l’11 luglio 1897 dalle isole Svalbard e sparì subito nel nulla. La sua sorte fu nota solo nel 1933, quando ne furono trovati i resti, il diario e le fotografie scattate in viaggio. “Il suo volo in realtà durò solo dieci ore, seguite da due giorni di penosi rimbalzi sul ghiaccio: il pallone, appesantito dal ghiaccio, aveva perso sempre più quota. E furono inutili i piccioni viaggiatori e le bottiglie con messaggi, suoi unici mezzi per chiedere aiuto” commenta Felsch. “Andrée e i suoi due compagni dovettero cercare la via del ritorno a piedi, sparando a trichechi e orsi polari per nutrirsene, fino a quando la trichinellosi, contratta mangiando carne d’orso malcotta, li uccise”.
La conquista del Polo Nord arriverà con l’americano Robert Pear, nel 1909, in un secolo nuovo e già pronto a riporre in un angolo quel mondo bianco, così lontano e alieno da sembrare irreale, e gli sconsiderati, ingenui avventurieri che gli avevano sacrificato la vita, per dedicarsi alle guerre e all’odio, tanto più vicini alle latitudini del cuore umano.
Giuliano Aluffi – Venerdì di Repubblica 22-6-12

E' Arrivata L'Estate: Speciali Piatti Freddi..


Torta Di Frittata Di Verdure

Per 4 persone

2 pomodori, 100 gr di carote, 50 gr di rucola, 7 uova, erba cipollina, 100 gr di mozzarella, 100 gr di prosciutto affumicato, 40 gr di grana grattugiato, burro, sale.

Pelate 2 pomodori, eliminate i semini e tagliateli a filetti. Riducete a julienne 100 gr di carote e cuocetele per 5 minuti con 10 gr di burro e un cucchiaio di acqua. Lessate e tritate finemente 50 gr di rucola. Sbattete 4 uova con una presa di sale, suddividetele in 4 ciotoline e mettete in una le carote, in una i pomodori, in una i pomodori e nell’ultima un cucchiaio di erba cipollina tritata.
Cuocete 4 frittatine in un padellino del diametro di 15 cm e fatele raffreddare.Foderate con carta d’alluminio una teglia di 18 cm di diametro, mettetevi la frittatina all’erba cipollina, 50 gr di mozzarella a fettine, la frittata di pomodori e 50 gr di prosciutto affumicato, la frittata di carote con 50 gr. di mozzarella e la frittata di rucola con 50 gr. di prosciutto affumicato. Versatevi sopra 3 uova sbattute con 40 gr di grana grattugiato e una presa di sale. Cuocete in forno a 180° per 20 minuti e servitela fredda, tagliata a spicchi.

E' Arrivata L'Estate: Speciali Macedonie Di Frutta


Punch Di Anguria E Macedonia Di Frutta

Per 8 persone

1 grossa anguria, il succo di 1 limone, 1,5 kg di frutta mista (ananas, mango, papaia, banana, mela, pera, melone, fragole, pesca, Kiwi), 1,5 dl di succo di lime, foglie di menta,  5 dl di succo di ananas, 3,5 dl di rum bianco, 16 gocce di angostura, 16 gocce di sciroppo di melograno..

Tagliare orizzontalmente l’anguria in due parti (una più grande dell’altra). Con un coltello affilato, sagomare a zig zag il bordo della parte più grande e, con lo scavino, formare delle delle palline con la polpa. Mettere le palline di anguria in una terrina di vetro unendo anche il  suo succo. Bagnare la buccia svuotata con il succo di limone e sfregarlo sui bordi tagliati per evitare che anneriscano. Copritela con pellicola trasparente e tenerla in frigorifero sino al momento di utilizzarla. Eliminare i semi dalla parte di anguria rimasta. Spremere la polpa e unire il succo alle palline fatte precedentemente. Taglare la frutta a pezzetti, trasferirla nella terrina e irrorarla con il succo di lime per evitare che annerisca. Unire una manciata di foglioline di menta, il succo d’arancia e di ananas, il rum, l’angostura e lo sciroppo di melograno. Coprire la terrina con pellicola trasparente e porta in frigorifero per due ore. Con un mestolo forato, trasferire due terzi della frutta nella buccia di anguria frastagliata. Servire il punch di frutta come aperttivo prima di cena e la macedonia al rum nell’anguria alla fine del pasto, come dessert.


Macedonia, Crema E Frutta

Per 6 persone

3 arance, 20 fragole piccole, 2 tuorli, 2 cucchiai di zucchero, 200 gr di mascarpone, un albume, zucchero a velo e zucchero a granella.

Tagliate a metà le arance, svuotatele senza rompere la buccia e cercando di mantenere il più possibile intatta la polpa. Sbucciate i mezzi spicchi e metteteli da parte. Tagliate a metà le fragole. Sbattete i due tuorli con 2 cucchiai di zucchero fino ad ottenere un composto soffice, quindi incorporatevi 200 gr di mascarpone e un albume montato a neve fermissima con un cucchiaio di zucchero a velo. Dividetela sulle mezze arance e mettetela in frigo per almeno mezz’ora. Prima di servire distribuite sopra la macedonia 2 cucchiai di zucchero a granella.