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sabato 4 febbraio 2012

Lo Sapevate Che: Le Costellazioni Familiari

La "costellazione" si svolge, di norma, ma non esclusivamente, nel corso di lunghi seminari di gruppo, dove uno o più partecipanti sono potenzialmente interessati a rappresentare la propria “costellazione familiare". I seminari riguardanti le "costellazioni sistemiche", cioè riguardanti gruppi o strutture sociali, come quelli del lavoro, di nazioni, di religioni, di società, si svolgono con una struttura simile.
Tutti i presenti si dispongono, seduti, in un cerchio molto ampio e tra loro si pone anche il conduttore, detto anche "facilitatore". Questi coadiuva i presenti a raggiungere uno stato di rilassamento e presenza attiva, e verifica chi tra i presenti intenda mettere in atto la propria costellazione; in linea di principio è data la precedenza a chi non manifesta apprensione, ansia, fretta e si fa percepire come sicuro di poter formulare la propria questione in maniera chiara e precisa.
È evidente che il tipo di ruolo svolto dal conduttore è basato su funzioni e competenze di tipo psicologico-professionale rivolte ad un gruppo terapeutico.
La domanda di apertura e le domande sulla famiglia
Il conduttore invita la persona prescelta a sedersi al suo fianco e quindi pone la domanda di apertura, che serve a focalizzare il tema da "esplorare". Il facilitatore aiuta il partecipante nel fornire la risposta più chiara, centrata e breve possibile. Secondo quanto esposto sarà evidente se sarà rappresentato il sistema familiare d’origine o quello attuale. Se la risposta riguarda il passato è interessata la famiglia d’origine (genitori, fratelli e sorelle, nonni, zii, ecc.); se la risposta riguarda il presente è esposta la famiglia attuale (marito o moglie o compagno, attuale o eventualmente precedente, figli, e così via ). In alcuni casi le risposte riguardano entrambe le costellazioni (quella di origine e l’attuale).
Secondo il tema formulato nella prima risposta, il conduttore pone altre brevi e circostanziate domande o sulla famiglia di origine e/o su quella attuale; alla persona è richiesto di formulare risposte molto brevi, concise e centrate unicamente sui fatti evitando di emettere commenti, interpretazioni, impressioni od emozioni personali.
La scelta ed il posizionamento dei rappresentanti
Dietro invito del conduttore, il quale definisce quali debbano essere i membri della famiglia chiamati in causa nella "messa in scena", la persona in questione, dopo essersi concentrata sceglie tra i presenti, senza alcun criterio di somiglianza fisica o di età, ma solo di corrispondenza di sesso, un rappresentante per se stesso e per ogni suo familiare coinvolto, anche se già deceduto. La scelta si svolge in silenzio. Poi la persona interessata ha il compito, senza pensarvi troppo a lungo e sempre in concentrato silenzio, di prendere per le mani o per le spalle i rappresentanti scelti e di posizionarli al centro del cerchio, in relazione l'uno con l'altro, secondo il proprio sentire e secondo la sua immagine interiore. Non deve dar loro alcuna particolare impostazione fisica: i rappresentanti sono inizialmente sempre tutti in piedi, con le braccia lungo i fianchi e la testa diritta. Non devono nemmeno essere date istruzioni su stati d’animo da percepire o spiegazioni sulla loro reciproca posizione o eventuali sguardi significativi; la persona deve solamente badare ad indicare chiaramente dove lo sguardo del rappresentante deve indirizzarsi. Quando ha finito di posizionare tutti i membri della famiglia che sono stati coinvolti, il cliente si siede di fianco al conduttore in modo che entrambi abbiano la visione completa dell’insieme. Da questo momento in poi è solo uno spettatore silente, a meno che il facilitatore non lo coinvolga direttamente, e lascia che tutto ciò che avviene agisca su di lui.
Lo svolgimento della costellazione
Ai rappresentanti viene richiesto di assecondare, senza alcuna teatralità, ogni loro basilare ed istintivo movimento fisico, in quanto, secondo la teoria di Hellinger, essi avrebbero, in maniera del tutto inconsapevole, cominciato ad avvertire ciò che i membri della famiglia avrebbero realmente provato, accedendo non solo ai sentimenti ma anche, in molti casi, alle sensazioni corporee dei loro rappresentati. Secondo Hellinger sarebbero infatti entrati in contatto con un presunto "campo energetico" (concetto privo però di qualunque base scientifica) del sistema familiare in questione.
Il conduttore lavorerebbe quindi con le presunte "forze" che, a dire di Hellinger, agirebbero e guiderebbero il cosiddetto e indimostrato "campo energetico" del sistema familiare messo in atto.
A volte il conduttore interviene spostando fisicamente i rappresentanti in altre posizioni spaziali; a volte chiede loro di esprimere, con poche e semplici parole, le proprie percezioni fisiche del momento piuttosto che il loro stato d’animo o i sentimenti verso se stessi o verso gli altri componenti della costellazione, e sempre e solo in quanto rappresentanti. A volte chiede loro di provare a pronunciare semplici frasi che servirebbero ad annunciare tensioni o a scioglierle ("sono arrabbiato con te", "ti prego", "ti rispetto", "'ti onoro", "tienimi con te"). In altre occasioni reintegra nella "costellazione", con nuovi ed altri rappresentanti, membri della famiglia che sono stati , in passato, esclusi o dimenticati dal nucleo familiare in questione. Molto spesso e verso il termine della rappresentazione, il facilitatore chiede al cliente di inserirsi al posto del proprio rappresentante, in quanto questo consentirebbe una completa, e a questo punto integrata, visione dell’insieme e favorirebbe un’ulteriore presa di contatto con i cambiamenti che sarebbero avvenuti e che starebbero avvenendo.
Termine della costellazione
Attraverso quindi un misurato e graduale cambiamento di posizioni spaziali ed emotive dei rappresentanti, che il più delle volte si ritiene sarebbe avvenuto in maniera spontanea e, a volte, invece attraverso l’intervento del conduttore, la "costellazione" evolverebbe verso livelli generali di maggiore comprensione, partecipazione e verso un’immagine di armonia, equilibrio e pace, che sarebbe a tutto vantaggio della persona interessata ma, di riflesso e nella maggioranza dei casi, porterebbe vantaggio anche del nucleo familiare stesso e per i tutti i partecipanti al seminario.
L’immagine creata secondo la teoria di Hellinger potrebbe - a suo dire - far iniziare una presunta trasformazione interiore della persona in questione, che potrebbe durare anche per un lungo periodo e coinvolgerebbe l'intelletto, la nostra parte consapevole, in maniera assai limitata.
Una costellazione, in genere, può durare dai 20 minuti ad un’ora, ma vi possono essere costellazioni più brevi o più lunghe. Scopo principale dell’agito non sarebbe quello di far chiarezza sulle migliaia di "ombreggiature" presenti in una famiglia, ma quello di portare in vista il cosiddetto "irretimento", che costituirebbe secondo Hellinger l'impasse saliente per la persona interessata.
Se la costellazione dovesse mostrarsi come particolarmente emotiva, il facilitatore può porre termine alla rappresentazione, così come può fermarla se la situazione in atto dovesse manifestare stagnazione o mancanza di energia. In entrambi i casi la costellazione svolge comunque un suo compito ed intento. In genere viene sconsigliato di attuare un’altra costellazione, anche se in merito ad altri temi, in tempi brevi.
Elementi teorici
Tra gli elementi della teoria delle costellazioni familiari e sistemiche, secondo Hellinger, vi sono:
"Ordini dell’amore"
Nell'ambito della psicologia sociale ogni essere umano sente l'esigenza di appartenere ad un gruppo sociale (famiglia, nazione. religione, clan, tribù, setta, ecc.). L'appartenenza ad un gruppo tutela e, in certi termini, ha garantito e garantisce la sopravvivenza.
Secondo Hellinger, ciascun gruppo è un "sistema" che stabilisce e fa percepire a tutti i suoi componenti cosa è "corretto", "giusto" e cosa è "scorretto", "sbagliato", creando i cosiddetti "ordini di appartenenza". Il concetto di "ordine" viene riportato sia ad un aspetto "cronologico" (l'ordine di arrivo nella vita: chi è arrivato prima e chi è arrivato dopo), così come ad un aspetto di disposizione giusta, legittima, appropriata, corretta, equilibrata delle cose.
Gli "ordini dell'amore" nella famiglia sarebbero ordini strutturali fissi, che verrebbero attuati naturalmente ed in maniera per lo più inconsapevole dai vari membri di una famiglia allo scopo di mantenere in equilibrio il "sistema familiare" e provvedere alla sua sopravvivenza. Sarebbero tali ordini a creare il senso di appartenenza al clan. Hellinger li considera componenti "arcaiche" della struttura familiare, di tale forza da agire sui destini dei singoli membri della famiglia e influire in modo incisivo nella loro vita. Questi ordini sarebbero prefissati, anche se in continua trasposizione, in modo analogo al sistema delle costellazioni astronomiche
Tre leggi caratterizzerebbero secondo Helligner gli "ordini dell'amore": le cosiddette "legge dell'appartenenza", "legge dell'ordine sacro" e "legge dell'equilibrio ed esclusione".
  • Legge dell'appartenenza: ogni membro di un sistema familiare avrebbe il diritto assoluto di fare parte del sistema-famiglia e di essere nella sua collocazione legittima. Secondo Hellinger non dovrebbero esservi giudizi interni alla famiglia in merito a chi sia migliore o peggiore degli altri né a chi abbia più o meno diritto di essere parte della famiglia stessa. Tutti i membri avrebbero invece il medesimo diritto di fare parte del clan, ora e da sempre.
  • Legge dell'ordine sacro: in base all'unicità di ogni essere umano, secondo Hellinger all'interno della famiglia, ogni membro avrebbe una posizione unica, insostituibile e speciale in relazione a tutti gli altri. Questa posizione nascerebbe nel momento in cui la persona entra nella vita della famiglia e nessun altro potrebbe o dovrebbe occupare il posto che le spetterebbe di diritto.
  • Legge dell'equilibrio ed esclusione: nel "sistema familiare" esisterebbe non solo un senso dell'appartenenza, dell'ordine, ma anche un senso dell'equilibrio. Secondo Hellinger ognuno deve essere pienamente responsabile di ciò che fa: le conseguenze di ogni azione portata a termine da un componente della famiglia ricadrebbero su tutto il sistema, se il responsabile non se ne facesse carico. Anche ogni torto commesso, all'interno della famiglia, nei confronti di un predecessore dovrebbe trovare la sua compensazione tramite un successore (secondo l'antico concetto della nemesi). La "coscienza familiare", che tenderebbe secondo Hellinger sempre all'equilibrio, si farebbe carico delle persone escluse e dimenticate dalla famiglia stessa, a seguito di emarginazione sociale, menomazioni fisiche o mentali, carcerazione, omosessualità, emigrazione, scelte religiose, morte precoce, nascita non riconosciuta ) e avrebbe come scopo quello di "reintregare" l'escluso nel ricordo della famiglia.
Irretimento
Pertanto Hellinger afferma che se un predecessore, membro della famiglia, è stato ed è escluso o dimenticato dalla famiglia stessa, nel sistema agirebbe una pressione ( che proverrebbe, in maniera per lo più inconsapevole, dalla "coscienza collettiva" ) affinché un successore si faccia carico di tal predecessore, difendendone il ricordo e il diritto. Ciò porterebbe il successore ad identificarsi con il predecessore, a volte fino a riprenderne il destino, ripercorrendone la malattia, le difficoltà di vita o persino la morte. Hellinger parla allora di "irretimento" che si manifesterebbe nelle forme concettuali di "ti seguo nel destino", "'vado io al tuo posto", "voglio espiare la tua colpa".
Ordine gerarchico
Secondo Hellinger l'ordine gerarchico-temporale, in una famiglia, stabilirebbe che vengano sempre prima il padre e la madre, poi i figli, inclusi tutti i "non nati" o morti, dal maggiore al minore. Avendo i genitori (i cosiddetti "grandi") donato la vita ai figli (i cosiddetti "piccoli"), secondo Hellinger questo sarebbe già sufficiente perché i figli debbano rispetto verso chi li ha generati. Ogni giudizio negativo di un figlio nei confronti di un genitore porrebbe pertanto il figlio in condizione di superiorità rispetto a colui che invece deve "venire prima": il figlio pertanto si porrebbe fuori dall'ordine, generando una disarmonia che sfocerebbe inevitabilmente in un conflitto.
Hellinger ritiene che, rifiutando un genitore, si crei come un nodo che, invece di aiutare il figlio a distaccarsi da chi lo ha "generato e preceduto", creerebbe un vero legame vincolante: egli afferma che noi stessi saremmo "i nostri genitori" e che accettarli significherebbe accettare se stessi: il "sì" verso un padre o una madre rifiutati non sarebbe un "sì" di obbedienza, ma di accettazione, e questo favorirebbe il distacco, aiutando a sciogliere il nodo, proprio tramite l'"inclusione" del genitore nella vita del figlio.
Amore cieco
Il vincolo che unisce i figli ai propri genitori sarebbe un sentimento inconscio, e "arcaico", che supererebbe anche l'effettiva mancanza di contatto (nel caso il figlio venga cresciuto da altre persone) o i sentimenti in atto ("'accetto mia madre ma non mio padre"), in maniera incondizionata.
Secondo Hellinger spesso un figlio manifesterebbe il naturale e profondo amore verso i propri genitori con un amore non solo senza condizioni, ma anche "cieco", che lo spingerebbe a copiare o a prendere su di sé il destino del proprio genitore. Alcuni figli sarebbero di conseguenza pronti a sacrificare la propria esistenza per i genitori e Hellinger afferma che, seguendo le inconsapevoli affermazioni "vado io al tuo posto", "voglio espiare la tua colpa", "ti seguo nel tuo destino", un figlio farebbe ciò che gli è possibile per seguire o sostituire il proprio genitore, spesso in un destino di fallimento, isolamento, malattia o morte.
Movimento interrotto]
I genitori, e specialmente la madre, offrirebbero ai figli amore, sicurezza, senso di protezione e fiducia, fonte di appagamento. Il figlio dipende in maniera totale dai genitori e in particolare dalla madre, con la quale esisterebbe un rapporto non solo di dipendenza, ma di unione simbiotica da parte del neonato, che, non avendo sviluppato il senso dei propri confini, è incapace di distinguere tra se stesso e la madre.
Secondo Hellinger, se durante la gravidanza o il parto o nei primi due anni di vita un evento traumatico, prolungato nel tempo, crea una separazione e spezza il rapporto tra il figlio e il genitore, si avrebbe quello che lui chiama "movimento interrotto". Una gravidanza portata a termine in uno stato di pericolo per le condizioni esterne come nel caso di guerre o carestie, oppure per condizioni fisiche, oppure gravi difficoltà nel parto o, ancora di più, lunghe malattie fisiche della madre o del bambino subito dopo, causerebbero questo movimento interrotto. Particolarmente angosciante e traumatica viene considerata l'esperienza della morte della madre durante il parto o poco dopo di questo. Secondo Hellinger chi ha subìto un tale shock avrebbe uno schema di comportamento che lo spinge a cercare ciò che desidera, ma, nello stesso tempo, evitando qualsiasi possibilità per ottenerlo. Per trovare una soluzione a questo caso Hellinger propone un'interazione tra lem”Costellazioni” e le “ Holding Therapy” di Jirina Prekop.


La Coscienza Dei Singoli di Massimo Gramellini

Asserragliati nell’ultimo fortilizio della moralità pubblica, l’Italia, osserviamo sbigottiti il disfacimento del paesaggio circostante. A Londra la macchina del ministro dell’Energia, Chris Huhne, è stata colta dall’autovelox in eccesso di velocità. Si fosse trattato di autoblù, la multa avrebbe seguito il percorso rassicurante di tutte le infrazioni che hanno per destinatario qualche onorevole: una capatina al partito prima di spostarsi educatamente nel cestino. Invece questa è finita dritta nella buca del ministro. Il quale - come un disperato, come uno sfigato, insomma come un laureando ventottenne qualsiasi - per non perdere punti sulla patente ha detto che al volante c’era la moglie. Avrebbe almeno potuto sostenere una tesi più credibile: che l’auto aveva accelerato a sua insaputa.

A distanza di anni la moglie, diventata nel frattempo ex, ha svelato l’inganno. E ancora una volta il ministro non ha fatto nulla di ciò che ci si aspetta in simili circostanze da una persona del suo rango: non ha accusato i magistrati di golpe e non ha difeso la poltrona (sarà uno di quei precari, oggi di moda, che hanno in uggia la monotonia del posto fisso). Se n’è uscito invece con questa frase sconvolgente: «Mi dimetto per evitare che l’inchiesta interferisca con la carica che ricopro». Il suo gesto, ancorché assurdo, va rispettato. Infatti «c’è un confine fra opportunità e legalità che è lasciato alla coscienza dei singoli», come in tempi non sospetti ebbe a dire a Report il senatore non dimissionario Lusi, tesoriere di Rutelli con casetta in Canada. Uno che di coscienza e di singoli, modestamente, se ne intende.

04-02-12

Torta Di Mele Con Zucca


Per 6 persone

150 gr di amaretti duri, 1 bustina di vanillina, 1 uovo, 1 bicchierino di Marsala, 60 gr di cioccolato fondente grattugiato, 50 gr di uvetta sultanina, 2 mele delizia, 350 gr di polpa di zucca, zucchero, latte, la scorza grattugiata di ½ limone. Burro per la tortiera.

Lavare l’uvetta e lasciarla a bagno in acqua tiepida per 10 minuti. Lavare e sbucciare le mele. Ridurle a cubetti e farle cuocere in 3 cucchiai d’acqua e 3 cucchiai di zucchero per 5 minuti. Nel mentre tagliare a cubetti anche la polpa della zucca e farla cuocere in 3 cucchiai di latte per 15 minuti. Mescolare le mele con la zucca e aggiungervi il cioccolato grattugiato e gli amaretti sbriciolati finemente con le mani, l’uvetta ben scolata e strizzata, la scorza grattugiata del limone. Battere leggermente l’uovo con la bustina di vanillina e il Marsala, amalgamare il tutto al composto di zucca e mele. Imburrare una pirofila rotonda di circa 23 cm di diametro e versarvi il composto livellandolo. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 50 minuti. Sfornare e fare raffreddare. Servire la torta direttamente nel contenitore di cottura.

Oggi Si Mangia "Cinese!"

RAVIOLI CINESI AL VAPORE, RICETTA CINESE    

Per 6 persone

Per la pasta: 500 gr di farina, 1 cucchiaio di strutto.

Per il ripieno: 120 gr di pancetta magra, 80 gr di pancetta grassa, 300 gr di lombo di maiale, 1 cipollotto, 1 pezzetto di zenzero, 1 cucchiaio di olio di sesamo, 2 cucchiai di salsa di soia, un poco di glutammato, sale e pepe.

Per il condimento: 6 cucchiai di aceto di vino bianco, 2 cucchiai di salsa di soia, 1 spicchio d’aglio (facoltativo), un pizzico di peperoncino in polvere (facoltativo).

Per la cottura: foglie di verza.

Preparare la pasta: mettere la farina in una terrina, aggiungere lo strutto e impastare gli ingredienti, aggiungendo acqua bollente a sufficienza per ottenere un composto liscio ed elastico; avvolgerlo in un foglio di pellicola trasparente e farlo riposare ½ ora. Preparare il ripieno: tritare, separatamente, la pancetta e il lombo di maiale; metterli in una terrina, aggiungere lo zenzero e il cipollotto puliti e tritati, il glutammato, l’olio di sesamo, la salsa di soia e un pizzico di sale e pepe. Mescolare gli ingredienti con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto omogeneo ( se risultasse troppo duro, aggiungere qualche cucchiaio di acqua). Lavorare la pasta per qualche minuto e dividerla a pezzi; arrotolarli sulla spianatoia infarinata formando dei cilindri del diametro di 3 cm, tagliarli a rondelle e stenderle con il mattarello in dischi sottili. Porre un dischetto sul palmo della mano sinistra, mettere al centro un poco del ripieno preparato e rinchiudere i ravioli a piacere pizzicottando il bordo. Foderare il cestello per la cottura a vapore con le foglie di verza, disporvi sopra i ravioli e farli cuocere a vapore per 15-20 minuti circa. Nel frattempo, in una ciotolina battere leggermente l’aceto con la salsa di soia, aggiungere, a piacere, uno spicchio d’aglio sbucciato e schiacciato e un pizzico di peperoncino in polvere. Servire i ravioli decorandoli a piacere con piselli cotti a vapore e con la salsa preparata.


RAVIOLI DI GRANCHIO AL VAPORE, RICETTA CINESE   

Per 8 persone

200 gr di farina, 1 porro, 1 peperone verde, 1 scatola di polpa di granchio (190° gr), gr 450 di salsa di pomodoro già pronta, 1 uovo, 1 albume, un ciuffetto di prezzemolo, un pizzico di chili in polvere, olio, sale

Lavorate la farina sulla spianatoia con l’uovo, l’albume, un pizzico di sale e 2 cucchiai di acqua fredda. Quando l’impasto sarà sodo ed elastico, avvolgetelo nella pellicola e fatelo riposare al fresco per 30 minuti. Tritate finemente il porro e fate a dadini il peperone. Soffriggeteli in una padella con 3 cucchiai d’olio, per 5 minuti. Unite la polpa di granchio, scolata e spezzettata, regolate di sale e fate cuocere per 3 minuti. Frullate metà del composto ed unitelo al resto. Stendete la pasta in una sfoglia sottilissima, ricavatene 24 dischetti da 8 mm. Mettete al centro di ognuno un cucchiaino di ripieno, poi prendeteli in mano uno alla volta e pizzicate i bordi per formare un raviolo aperto. Scaldate la salsa di pomodoro e unite un po’ di chili. Cuocete i ravioli a vapore per 20 minuti, metteteli in un piatto da portata e serviteli  con la salsa di pomodoro intiepidita, disposta in una ciotola.

venerdì 3 febbraio 2012

Lo Sapevate Che: Giacomo Il Bambino Che Sognava La Tuta Blu

L'attore tra i ricordi del lavoro in fabbrica e i timori per gli eccessi di finanza e consumi


GIACOMO PORETTI, monologo al Convegno della Fondazione Italcementi Carlo Pesenti, 22 gennaio 2012 .


Sono nato nello stesso paese, Villa Cortese, dove è nato un certo Franco Tosi. Lui è venuto al mondo nel 1850, io un secolo dopo. Lui ha fondato un’azienda pionieristica che negli Anni 70 impiegava 6000 lavoratori. Mio nonno, mio papà, il fratello di mio papà ed io, abbiamo tanto desiderato di essere assunti alla Franco Tosi negli stabilimenti di Legnano, a 15 minuti di bicicletta dal nostro cortile. Perché se venivi assunto alla Tosi la tua vita prendeva la strada della sicurezza: 13 mensilità assicurate, due tute blu all’anno e la colonia marina sull’Adriatico per i figli. A Legnano c’è stato un periodo che il Curato fungeva da ufficio di collocamento, e se proprio non gli eri antipatico, al Curato, un posto alla Tosi saltava fuori. Benché mio padre cantasse nel coro della parrocchia, lo zio pure e il nonno non avesse mai mancato una messa domenicale delle 11, nessuno della mia famiglia è mai stato assunto alla Franco Tosi.

Niente di personale, pura casualità; mio nonno ha poi fatto lo stradino, teneva pulite le strade e le aiuole del paese, mio papà e mio zio sono stati assunti in un’altra fabbrica che faceva macchine da cucire per l’industria: la Rimoldi, poi Rockwell, 1100 dipendenti a 18 minuti di bicicletta, 13 mensilità, due tute blu all’anno e colonia marina in Liguria e in Valle Imagna. Ho odiato entrambi i posti, le colonie intendo, in particolare quella di Pietra Ligure. Ma se non era per gente come i Tosi e i Rimoldi, milioni di bambini in quegli anni non avrebbero mai visto il mare. C’è stato un periodo che Legnano era solo un’enorme estensione di fabbriche. Tu nascevi e quando ti battezzavano il prete era in grado di indicarti il tuo destino: Cotonificio Cantoni, officine Pensotti, De Angeli Frua. Il prete mi guardò, poi guardò mia madre e disse: suo figlio ha la faccia da terziario, mi piace poco...

La prima volta che ho conosciuto la fabbrica è stato intorno ai quattro anni. Mamma e papà erano operai. La mamma lavorava alla Giulini & Ratti, tra i telai: gliene avevano affidati 25, tra il primo e il venticinquesimo c’erano 60 metri di distanza e per poterli governare le avevano dato una bicicletta. La mamma mi diceva che la cosa brutta della tessitura non era la fatica, ma il rumore assordante. La mamma dopo quasi 30 anni di rumore non ci sentiva tanto bene, è andata da diversi dottori e adesso ogni due mesi riceve 280 euro, si chiama pensione parziale di invalidità. Il papà invece faceva l’operaio metalmeccanico. Era un fresatore e per otto ore al giorno dava forma ad un pezzetto di ferro, lo ha fatto per 35 anni, sempre la stessa forma. Lui diceva che in quella fabbrica si stava bene, non c’era rumore ma in compenso in mensa si mangiava male.

Quando mamma e papà dovevano fare il turno dalle 6 fino alle 14, allora ci svegliavano a me e a mia sorella, ci vestivano, e poi mia sorella veniva sistemata nel seggiolino ancorato al manubrio della bicicletta della mamma, io invece mi sedevo su quello sistemato sopra la ruota posteriore: abbracciavo i fianchi della mamma e appoggiavo la guancia sulla sua schiena e così riuscivo a dormire ancora un pochino mentre la mamma pedalava fino alla casa di una delle nonne e lì stavamo fino a che non veniva a prenderci il papà a fine turno.

Quando io e mia sorella eravamo piccoli non c’erano le tate e le badanti, quindi i bambini quando i genitori andavano in fabbrica stavano con i nonni. Per cinque giorni della settimana io chiedevo sempre alla mamma perché ci si svegliava così presto, lei diceva «perché dobbiamo andare in fabbrica», «anch’io mamma ci devo andare?», «no, tu non andrai mai in fabbrica, tu devi andare in banca!», «adesso mamma ci devo andare in banca? Ma io ho sonno», «non adesso, andrai in banca quando sarai cresciuto!». Mi sono sempre chiesto se non sono cresciuto per paura di finire in banca, o perché mi svegliavo troppo presto al mattino.

La seconda volta che ho conosciuto la fabbrica avevo finito da poco terza media e sono andato a lavorare in un capannone dove facevano delle pesantissime cancellate in ferro. I miei genitori per un mese non mi hanno rivolto parola: il preside aveva detto che ero un allievo dotato e che sarei stato un bravo avvocato. Io semplicemente mi vergognavo: nessuno nella mia famiglia era andato oltre la quinta elementare, qualcuno ci era arrivato con fatica, qualcun altro si era fermato in terza, ed io che dovevo fare? Istituto per geometri o ragionieri? Siii, imploravano gli occhi della mamma, neanche per sogno dissi io, fabbrica e al massimo scuole serali! C’è stato un periodo in cui indossare quella tuta blu sporca di olio e di grasso, tornarsene a casa alla sera esausto e cercare di lavarsi le mani che non venivano mai pulite per davvero, avere quelle mani ancora sporche di nero anche il sabato e la domenica, era un segno di orgoglio, un orgoglio che nasceva dalla povertà e che chiedeva dignità e risarcimento. Quell’orgoglio di indossare la tuta blu chiedeva alla vita di essere risarciti per averci fatti partire un quarto d’ora dopo il via. Dopo due settimane che lavoravo in quella fabbrichetta (tre padroni e quattro operai di cui due apprendisti), mi ero già pentito: non si poteva parlare, se smettevo di battere il martello sulla lamiera il principale mi chiedeva se ero stato colto da una paralisi, io in silenzio lo mandavo a quel paese e mi dicevo che prima o poi sarei andato a lavorare in una fabbrica seria.

A volte la vita in fabbrica era dura, tornavo a casa alla sera e mi dicevo che dovevo inventarmi qualche cosa per rendermi autonomo, avere un’idea. Una volta ho pensato di fare il calzolaio: avrei risuolato le scarpe al vicino, in cambio della riparazione del carburatore del motorino, visto che lui faceva il meccanico. Poi sarei andato a scambiare una cotoletta dal macellaio in cambio della sostituzione dei tacchi delle scarpe della moglie. Ma poi iniziavano i problemi: se mi viene voglia di mangiare un gelato al pistacchio e il gelataio non ha scarpe da risuolare? Quanti tacchi devo cambiare per avere in cambio un televisore Lcd da 42 pollici? Per almeno due-tre anni ho aspettato che arrivasse una lettera dalla Tosi, ma niente, anzi cominciavano a non assumere più nessuno e a proporre i prepensionamenti, non solo alla Tosi ma in tutte le fabbriche del Legnanese.

E in quel momento è come se fosse iniziata una nuova fase in cui il lavoro manuale dava fastidio, era meglio farlo fare all’estero, in quei Paesi dove costava tutto meno, noi eravamo stanchi di fare i soliti lavori e finalmente, liberandoci della fatica della fabbrica, avremmo vissuto di alto valore aggiunto nei servizi, avremmo tutti fatto dei lavori fighissimi: dall’account, al chief manager, all’executive assistant to president, fino all’executive assistant to drink to president, passando dal make up artist to wife of president, al vice boy lift to president, all’assistant buyer e tra un happy hour, un lunch, un brunch e un punch qualcuno sarebbe diventato un Supreme Superior Super President.

Non ci sono più le fabbriche di una volta, così come non ci sono più i comandanti di navi di una volta; una volta c’erano le fabbriche che facevano gli oggetti, ora ci sono quelle che fanno la finanza; una volta prendevi una nave per andare in America, adesso prenoti una nave lunga 200 metri e ti portano a vedere la luna sugli scogli.

Una volta la classe operaia pensava al suo orgoglio e a come riscattarsi e gli imprenditori con i loro capitali e la loro creatività avevano come compito quello di dare ad ogni famiglia il frigorifero, la tivù, la lavatrice e il benessere. Ora che l’operaio ha gli stessi iPhone del suo datore di lavoro, come la mettiamo? Adesso abbiamo l’ossessione del Pil, dei consumi che non possono diminuire altrimenti il Paese va a rotoli. Nel 2002 siamo andati a N.Y. per girare un film e sui taxi a Manhattan Bloomberg aveva fatto affiggere una targhetta che diceva: spendete i vostri soldi, il Paese è in recessione. Mio padre avrebbe detto: risparmia i tuoi soldi, domani potresti averne bisogno. Chi ha ragione, il sindaco di N.Y. o mio padre?

Mi spiego: per liberismo, secondo me che non ho fatto studi in economia e potrei sbagliarmi, è da intendersi quella visione del mondo per cui il Mercato deve essere libero di agire, non deve avere eccessivi vincoli, anzi nessun vincolo. La Libertà d’impresa deve essere appunto libera di creare. Anche se, per caso, le venisse voglia di elargire dei mutui a centinaia di migliaia di persone, che hanno scarsissime probabilità di rimborsare il debito, anzi nessuna possibilità di rimborsare il debito, in molti casi uguale al 102% del valore della loro casa.

Sì, perché le banche del Liberismo sono generose e, oltre alla casa, sanno che avrai bisogno delle tende a pacchetto e del parquet in rovere naturale e loro, le banche generose, ti finanziano anche quello perché ti vogliono felice nella casa che hai appena comperato. Se alle banche viene voglia di dare una bella casa a tutti gli americani, anzi ad alcuni una bellissima casa con piscina e alla maggior parte una casa con l’ipoteca, ecco, le banche devono poterlo fare. Se poi a quelle banche venisse voglia di girare ad altre banche quei mutui sotto forma di obbligazioni e di venderle ai clienti garantendo che sono investimenti redditizi e sicuri, se questo è il desiderio delle banche devono poterlo fare. Perché al Liberismo sta a cuore, come dice la parola stessa, la Libertà.

Se poi, per ragioni oscure, ai guru di Wall Street, i proprietari delle case nel Missouri o del Tennessee, i famosi intestatari dei mutui al 102%, scoprono non solo di non possedere denaro sufficiente per pagare la tinteggiatura, ma nemmeno la metà del necessario per coprire la prima rata di interessi, alcuni proprietari di mutui, anzi tutti i proprietari di mutui, vanno in banca e dicono di non poter pagare, che succede? Don’t worry, be happy: l’impiegato di banca ritira il mutuo e consegna all’insolvente un kit di sopravvivenza composto da tenda ad igloo color verde speranza e un sandwich vegetariano, perché le banche si preoccupano della salute dei propri clienti. Poi l’impiegato, dopo essersi licenziato da solo, telefona al Direttore, ma trovando la segreteria telefonica lascia questo messaggio: «Ve lo avevo detto che questi mutui erano una pirlata...».

Ora che un sacco di persone vivono in tende color verde speranza, che molti impiegati di banca si sono licenziati e che molti Direttori, anzi quasi nessuno, ha perso il posto, possiamo tirare la morale: il Mercato deve essere libero, anche di sbagliare. E quand’anche sbagliasse e molte banche in giro per il mondo (sì, perché i mutui del Tennessee e del Kansas sono finiti in tutto il pianeta) fallissero in ragione della libertà e della creatività d’impresa, le banche fallite dovrebbero avere la Libertà di chiedere allo Stato di rifinanziare il disastro. E lo Stato non può rifiutarsi perché la prerogativa dello Stato non è la Libertà ma il servizio e il soccorso dei cittadini, anzi di alcuni cittadini.

L’unione commercianti di Milano ha fatto proprio uno degli ultimi studi sulla psicologia del compratore: i negozi dovranno avere sempre la porta aperta, anche in inverno, altrimenti la porta chiusa verrebbe vissuta come un ostacolo al desiderio dell’acquisto. Di questo passo l’Associazione dentisti farà promulgare una legge che consentirà al dentista di poter passare una volta ogni sei mesi a casa per casa per effettuare la pulizia dentale; e al tappezziere di rinnovarti la carta da parati di sua iniziativa una volta all’anno perché se dipendesse dal proprietario di casa il Paese piomberebbe in recessione.

Mi vengono in mente le parole di Robert Kennedy, non proprio un nemico del mercato, nel famoso discorso sul Pil, 1968: «Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta». Finisco con l’ultima banalità: che nostalgia la Franco Tosi che costruiva le case, le scuole e gli asili per le famiglie degli operai. Certo non tutta, ma quella classe imprenditoriale sentiva dentro sensibilità particolari, la finalità della sua avventura imprenditoriale non si esauriva nel profitto personale ma si estendeva sino ad assumersi responsabilità sociali.

Pensieri:

Ma vedrai che ce ne tireremo
fuori anche stavolta. Non
dimenticarti chi siamo....

L'Italia, no? ( Carlo Fruttero)

Lo Sapevate Che: Ossa E Mente Sani

 
Serve Il Manganese

All’origine dell’osteoporosi non ci sarebbe solo la carenza di calcio, ma anche quella di un altro elemento importante per le ossa, il manganese. Lo dice uno studio dell’Università di Castilla-La Mancha partito dall’analisi di un fenomeno osservato nel 2005: il forte aumento della rottura delle corna dei cervi.
A indebolirle era stata proprio la mancanza di manganese, perché a causa del freddo intenso, era diminuita la concentrazione di questo elemento nelle piante delle quali i cervi si nutrivano.
“Quando il corpo assume poco manganese, il calcio non viene ben assorbito nelle ossa ed è eliminato con l’urina.” Spiega Tomas Landete. E questo processo può dare il via non solo all’osteoporosi, ma anche alle malattie degenerative del sistema nervoso, visto che il manganese gioca un ruolo importante anche nel benessere cerebrale.(Claudia nuzzarello)