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martedì 23 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: La macchina della verità. Falsa...


“La macchina della verità” ci dice che nei sondaggi perlopiù mentiamo, mentre nelle ricerche sul web perlopiù diciamo la verità. “La macchina della verità” ci dice che “la notte della prima elezoe di Obama, quando la maggior parte dei commenti si è concentrata sulle lodi al neopresidente circa una su cento delle ricerche su Google che conteneva la parola “Obama” comprendeva anche “Kkk” (Ku Klux Klan) o “negro””. Una su cento! “La macchina della verità” è un libro di Seth Stephens Davidowitz edito da Luiss: leggere serve. Serve anche per capire come tra realtà percepita e realtà reale spesso ci sia qualcosa che sfugge, qualcosa che ha a che fare da vicino con lo Stato di Diritto e con il suo – scusate il gioco di parole – stato di salute. Lo Stato di Diritto in Italia è un malato grave perché riceve picconate continue, da chiunque e da molti anni, ma non intense quanto quelle sferrate negli ultimi mesi. Picconate che possono manifestarsi anche sotto forma di gesti inconsapevoli e impercettibili degli occhi (poche parole colpiscono la nostra attenzione) e delle dita (metto un like, condivido, quando ho più tempo scrivo un commento). Tra ministri che bollano la cultura come polverosa (e che in maniera conseguente azzerano i fondi da destinarle) e altri che attaccano la stampa augurandosi la chiusura di quotidiani e settimanali, c’è la prateria del web che rappresenta il luogo dove è possibile capire realmente cosa pensano le persone, ma è anche e soprattutto quel luogo dove è possibile dire, affermare, scrivere di tutto senza che passi sotto una verifica che considero preziosa, quella del fact checking. Un fact checking che non potendo essere preventivo dovrebbe almeno avvenire in tempo più o meno reale. Non sto parlando di censura, né di monitorare ogni singolo account o post – sarebbe una proposta idiota oltre che irrealizzabile. ma di costruire un team di persone idonee a valutare la liceità dei contenuti di account che hanno un numero significativo di contatti. È evidente come non possa più essere un algoritmo a sospendere chi posta foto del Duce, magari criticandone e non esaltandone le gesta infami, o a bloccare chi vuole sponsorizzare l’immagine di un libro che ha in copertina donne in abiti succinti (giuro che mi è successo, ed era per giunta un disegno!). È evidente che per meglio valutare la attendibilità dei contenuti diffusi da chi orienta l’opinione pubblica (scrittori, giornalisti, politici, calciatori, scienziati, economisti, ecc) serve un aiuto agli utenti che sono travolti da una mole non gestibile, e comprensibile, di informazioni e che spesso non hanno le competenze o magari anche solo il tempo per poterle verificare. E così accade che le ragioni della vittoria di Trump alle elezioni si possono probabilmente rintracciare in ciò che Stephens-Davidowitz aveva studiato al tempo della prima elezione di Obama, in quella “rabbia sgradevole, spaventosa e diffusa, in attesa solo di un candidato che le desse voce”. E se nel 2008, nei sondaggi, gli americani affermavano di non dare alcuna importanza all’etnia, di non ritenere svantaggiate le persone appartenenti a minoranze e di non avere verso di loro alcun pregiudizio, otto anni dopo hanno votato e sostenuto Trump che ha fatto e fa un utilizzo assai disinvolto dei social media, che è incline a twittare inesattezze e a dare risalto a notizie false. Come quando ritwittò quella fake news secondo cui la maggior parte degli omicidi di bianchi americani vede coinvolti de neri. A Trump che diffonde bufale, come a Salvini che dà voce sui social a un condannato per ‘ndrangheta per attaccare chi manifesta a sostegno d Mimmo Lucano e del modello Riace, non verrà chiesto perché in una realtà complessa, Trump e Salvini compiono operazioni di semplificazione. Tutto viene ridotto a meme ed è utile notare come un concetto articolato come quello di unità minima culturale, possa diventare uno strumento essenziale per raccontare il mondo in due sole mosse: trovare una foto di impatto e sovrapporle un testo breve. Oggi ciò che non può diventare un meme non ha alcuna possibilità di colpire la nostra attenzione. Estremizzo: ciò che non può diventare un meme non lo puoi spiegare e quindi, in ultima analisi, non esiste.
Roberto Saviano – L’Antitaliano – L’Espresso – 14 Ottobre 2018 –

lunedì 22 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: Se stare vicii diventa un rischio...


Vent’Anni Fa mi comunicò che sarebbe andato a studiare a Londra. “Tranquilla, Elasti, resto un anno e poi torno”, assicurò. Eravamo una coppia giovane e sprovveduta e io mi fidai. Nel frattempo è diventato l’economista barese della mia vita nonché padre dei miei tre figli. Ma da Londra non è mai più rientrato. Ogni coppia trova il proprio equilibrio, ogni famiglia il proprio baricentro e la propria felicità. Noi abbiamo trovato i nostri in un ménage bislacco fatto di frequenti assenze, festose presenze e massiccio pendolarismo. Ci siamo accomodati in una vita che ci siamo scelti e ci somiglia. Poi, una sera, ha telefonato dall’Inghilterra. Aveva il tono concitato delle grandi occasioni e delle buone notizie. “Mi hanno dato due anni di sabbatico!”, ha tuonato nel mio orecchio. “Che significa esattamente?”; “Significa che per due anni, a partire dal prossimo giugno, potrò dedicarmi solo alla ricerca! Ma soprattutto potrò farlo da casa nostra, a Milano!”. La sua voce si era fatta assordante. Ho deglutito. “Stai dicendo che per ventiquattro mesi tu vivrai sotto il nostro stesso tetto? Tutti i giorni?”. Stava dicendo proprio quello. Era una buona notizia. Anzi, ottima. Mi sono ritrovata a fissare il soffitto, inebetita. Un marito a tempo pieno non l’ho mai avuto. Sarò capace di condividere ogni minuto dentro le 24 ore, le quotidiane lavatrici con i quotidiani pedaloni sporchi, la prossimità senza tregua? Saprò rinunciare a quella complicità ruvida e piena con i miei figli, quando siamo da soli e ridiamo e ci crogioliamo nel nostro stato un po' brado? E lui? Come starò lui, abituato ad andare e venire, costretto alla stanzialità? Sapremo amarci come oggi, domani? “Cos’è quella faccia mamma?”, ha domandato il perspicace figlio di mezzo dodicenne. Mi sono ricomposta e gli ho spiegato la situazione reprimendo i dubbi e ostentando il mio più smagliante sorriso. Lui, gli occhi enormi e i capelli pazzi, ha annuito, lo sguardo grave. L’argomento non è più stato sollevato, fino al ritorno del genitore. “Padre, noi dobbiamo parlare”, è stato l’imperativo del primogenito durante la cena tutti insieme. “Siamo molto preoccupati”, ha fatto eco il piccolo. “Non puoi passare due anni interi qui a casa a ciondolare”, ha proseguito il medio sordo a ogni tentativo paterno di ribattere. “Quindi devi trovarti un lavoro. Per occupare il tempo, uscire di casa e darci un po' di tregua”. Quindi di fronte a un piatto di orecchiette e a un basito economista marxista barese, a dimostrazione che la necessità smuove coscienze e ingegno, i tre ingrati virgulti hanno snocciolato una serie di proposte professionali che, secondo loro, il padre avrebbe dovuto cogliere al balzo. “Potresti fare il bidello nella mia scuola. Così i miei amici ti riconoscerebbero e ti farebbero ciao con la mano ogni volta che ti incontrano”, ha suggerito il piccolo. “Oppure il guardiano notturno così di notte non ci sei e noi possiamo dormire nel lettone con la mamma e quando torni la mattina ci puoi accompagnare a scuola”, ha proposto il medio, “Perché non i body builder? Ho sempre sognato un padre pompato”, ha detto il grande tastandogli il bicipite, Nella sconfinata prateria di opportunità servite durante quella serata di autocoscienza figuravano anche: autista di Uber, coltivatore diretto, lavapiatti in un sushi bar, dog sitter, pescatore in una città senza mare, steward, bagnino. Gli economisti marxisti baresi hanno una tempra coriacea e lui, sordo alle provocazioni, quella sera ha finito le orecchiette prima di tutti. Tuttavia non perdonano. E lui probabilmente per quei due anni si trasferirà in Australia.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 20 ottobre 2018 -

domenica 21 ottobre 2018

Speciale: Di Tutto Un Pò!...


Insalata con Nocciole e Mele
Per 4 persone

3 mele, 3 carote novelle, 200 gr di spinaci da insalata, 1 tuorlo d’uovo a temperatura ambiente, 60 gr di nocciole, senza guscio e tostate in una padella, 1 cucchiaio di senape dolce, 1 cucchiaino di aceto bianco (meglio se di mele), il succo di un limone, olio evo, sape e pepe a piacere

Tritare grossolanamente le nocciole.
Preparare la maionese: in una scodella mettere il tuorlo con un pizzico di sale e pepe e sbatterlo con i rebbi di una forchetta, poi usare la frusta a mano (o elettrica a bassa velocità). Nel mentre aggiungere lentissimamente l’olio. Quasi alla fine, quando la salsa sarà densa, unite l’aceto e la senape, sempre mescolando.
Lavare e pure le carote, sbucciare le mele e affettare tutto finemente (anche con una mandolina). Sistemare mele e carote in un contenitore da portata e irrorarle con il succo di limone, affinché non anneriscano. Unire gli spinacini (lavati e asciugati con carta da cucina) e le nocciole. Condire il tutto, delicatamente con la maionese preparata.

Insalata Russa Piemontese alla senape
Per 4 persone

Mezzo kg di verdura (patate, carote, piselli novelli, sedano), 1 cucchiaio di senape dolce, 1 acciuga sotto sale, 40 gr di tonno sott’olio, acqua, sale.

Per la maionese: 3 tuorli d’uovo, succo di ½ limone, olio, sale, pepe bianco.

Fare la maionese: mettere i tuorli in una terrina, aggiungere un pizzico di sale, pepe bianco grattato, qualche goccia di succo di limone e lavorare gli ingredienti con una forchetta (o frusta). Versare l’olio goccia a goccia, mescolando continuamente e quando la salsa comincia ad addensarsi, versare a filo l’olio altro olio sino ad ottenere ½ kg di maionese, alternando con qualche goccia di limone. Quando l’olio usato sarà completamente assorbito, unire tutto il restante limone. Regolare di sale. Coprire la terrina e tenerla al fresco.
Pulire tutte le verdure e tagliarle a piccoli cubetti, tutti uguali. Farli lessare in abbondante acqua leggermente salata, iniziando dai cubetti di carote, aggiungendo dopo poco le altre verdure, tenendo il tutto molto al dente. Scolarle e lasciarle raffreddare in un solo strato, appoggiandole in un piatto largo. Dissalare l’acciuga e sminuzzarla. Sgocciolare il tonno dall’olio e sminuzzarlo.
In una zuppiera da portata unire il tonno, l’acciuga, 1 cucchiaio d’acqua e la senape, mescolare, unire le verdure a cubetti e mescolare delicatamente tutti gli ingredienti. Regolare di sale e lasciare in frigorifero la zuppiera, coperta con pellicola, per una notte. Servire come antipasto, o per accompagnare carni, pesce, arrosto o bollite.

Panzerotti di Risotto giallo
Per 4 persone

1 confezione di pasta sfoglia, 80 gr di riso per risotti, 1 scalogno, 1 uovo, 1 lt di brodo vegetale, vino bianco, 1 bustina di zafferano, parmigiano grattugiato, farina, burro, olio.

Pulire e tritare finemente lo scalogno, farlo appassire in un tegame in una noce di burro e 1 cucchiaio d’olio. Tostarvi il riso, bagnare con ½ bicchiere di vino bianco, fare evaporare. Unire alla necessità il brodo caldo e portare a cottura. Poco prima di toglierlo dal fuoco unire lo zafferano, mescolando bene il tutto.
Nel mentre appoggiare la pasta sfoglia su di un piano di lavoro leggermente infarinato e con il mattarello ridurla a 2 mm di altezza. Dividerla in quadrati di 12 cm di lato. Mantecare il risotto, con una noce di burro e 50 gr di parmigiano grattugiato. Suddividerlo nei quadrati di pasta e chiuderli a rotolo.
Appoggiarli sulla placca del forno foderata di carta da forno, pennellandoli con il tuorlo d’uovo battuto con 2 cucchiai d’acqua. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 12 minuti e servire subito.

Agnolottoni Sardi o Sebadas della Sardegna
Per 4 persone

300 gr di semola, burro, 250 gr di formaggio sardo fresco (o provola dolce), miele di corbezzolo, 1 arancia non trattata, 1 bustina di zafferano, olio, sale. Farina bianca.

Mettere la farina di semola a fontana in una terrina, aggiungere lentamente, nel centro un po’ d’acqua tiepida (circa ¼), un pizzico di sale e 40 gr di burro ridotto a pezzettini. Lavorare bene tutti gli ingredienti e quando sarà ben soda, metterla a riposare in luogo tiepido e coperte da un canovaccio. Tritare il formaggio e mescolarlo con la buccia grattugiata dell’arancia e lo zafferano. Infarinare un piano di lavoro e lavorare ancora la pasta per qualche minuto e poi tirarla con l’aiuto di un mattarello in una sottile sfoglia. Ricavare dalla pasta tanti dischetti di circa 8 cm e sistemarvi al centro un po’ di ripieno. Coprire ciascun dischetto con un altro dischetto, sigillare bene i bordi con le dita bagnate e rifinire tutto attorno al cerchio con una rotella dentata. Sciogliere il miele in un pentolino con 2 p 3 cucchiai del succo di arancia e tenerlo al caldo a bagnomaria. Fare friggere le sebadas in una padella con abbondante olio in ebollizione, poche alla volta, scolarle appena sono dorate, appoggiandole su carta assorbente da cucina a perdere l’olio in eccesso. Servirle accompagnandole con il miele caldo.

Pollo alle Nocciole
Per 4 persone

1 pollo, 1 cucchiaio di farina bianca, 1 etto di burro, 2 mestoli di brodo, 150 gr di nocciole spellate e tostate, 4 cucchiai di farina, sale e pepe. Per decorare una manciata di nocciole.

Fiammeggiare, lavare e asciugare il pollo, dividerlo in pezzi e passarli nella farina.
Fare dorare il pollo nel burro in una padella e quando sarà croccante, aggiungere il brodo, il sale ed il pepe. Lasciare cuocere per 40 minuti a fuoco moderato. Togliere il pollo dalla padella e metterlo al caldo.
Tritare finemente le nocciole, aggiungendo la polvere ottenuta, al fondo di cottura del pollo. Unire anche la panna e mescolare dolcemente per qualche minuto, finché gli ingredienti si amalgamino bene. Disporre i pezzi di pollo su un piatto e ricoprire con la salsina di nocciole. Guarnire con le restanti nocciole intere. Delizioso!

Torta di Zucca speziata
Per 6 persone

450 gr di polpa di zucca, 120 gr di zucchero di canna, 80 gr di uvetta sultanina, 80 gr di ricotta, 20 gr di burro, ½ bicchiere di panna liquida, 2 uova, 1 bicchierino di Rum, un pizzico di cannella in polvere.

Ridurre la zucca a dadi e cuocerla a vapore per 15 minuti e comunque fin che toccandola con i rebbi di una forchetta sia morbida.
Mettere la zucca in una casseruola e schiacciare accuratamente la polpa, aggiungere lo zucchero, la panna liquida e 10 gr di burro. Mettere su fuoco basso e mescolando con delicatezza, sino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Lasciare asciugare bene il composto, togliere dal fuoco e lasciare raffreddare la preparazione a temperatura ambiente.
Poi aggiungere le uova, battute leggermente, il pizzico di cannella, la ricotta prima lavorata con un cucchiaio di legno per ammorbidirla.
Imburrare una pirofila e versarvi il composto. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 50 minuti, finché la superficie della torta risulti dorata. Togliere dal forno, sformare su un piatto di portata e bagnarle il dolce con il Rum. Servire la torta fredda.

sabato 20 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: Sbronzarsi non è per niente cool...


Intossicato dalla lettura di poeti e autori romantici, alla matura età di anni diciassette decisi una sera di unirmi alla vasta umanità che affoga le proprie pene d’amore nella bottiglia. Mi convinsi che una compagna di classe, che mi pare si chiamasse Laura – guarda la coincidenza – mi avesse prima illuso e poi scaricato per un altro (ragazza saggia, questa Laura). Mi sbronzai a una festina da compagni, ottenendo vari, importanti effetti. Sfondai una preziosa e fragile seggiolina d’antiquariato sulla quale mi ero abbattuto con la testa in orbita. Arrivai a casa, non ricordo con quale mezzo, riuscendo a raggiungere il bagno. Scoprii che non reggevo l’alcol e che, se non fosse stato per la mano di mio padre che mi sosteneva la fronte, sarei stato probabilmente risucchiato per sempre dallo sciacquone. La confusione fu definitiva: sbronzarsi è una cagata pazzesca, per citare l’immortale Fantozzi. No sono né un proibizionista, né un astemio, anche se bevo pochissimo. Ma il problema alcol si sarebbe ripresentato più tardi, negli anni americani dei miei figli fra licei e college, e si ripropone ora che i più grandi fra i miei nipoti sono adolescenti. Ho il terrore dell’effetto che produce il bere in eccesso, il binge drinking, dicono quelli che lo hanno purtroppo inventato e diffuso. Mentre politicanti e genitori agitano e sono agitati da marijuana e droghe varie, ben pochi avvertono che la minaccia più incombente, quotidiana, legale e a portata di mano dei nostri ragazzi è bere alcolici. Mentre scrivo, ancora non so se il giudice Brett Kavanaugh, scelto da Trump per occupare il seggio vacante alla Corte Suprema, sia stato confermato dal Senato, dopo le accuse di violenze sessuali presentate da tre donne che lo avevano conosciuto e incontrato mentre era al liceo e poi all’università. Non sapremo forse mai con certezza se le azioni di cui è accusato siano davvero avvenute, ma una cosa la sappiamo: la costante che le avrebbe legate e spiegate non era il sesso, era l’alcol, era la perdita di ogni controllo e inibizione. La sua vita futura, di uomo, di magistrato, di padre, sarà per sempre segnata dalla rivelazione della sua giovinezza marinata nella birra che lui beveva a “Keg”, a barilotti, stile Animal House. Non faccio mai sermoni, né traggo morali, nello spazio di questa rubrica e non annoierò ulteriormente chi legge con statistiche e cifre. Cerco di raccontare non di predicare. Ma ho trascorso alcune ore in una notte di sabato nel pronto soccorso di un grande ospedale del New Jersey, per far compagnia a un nipote e a suo padre che aspettavano il medico per riparare la bocca del piccolino ferita dalla gomitata presa in una mischia sotto canestro. In ore di attesa, ho assistito a una passerella horror di uomini e donne di ogni razza e stazza, ma soprattutto di giovani, ridoti a zombie barcollanti, semincoscienti, vomitanti, piangenti, mentre le ambulanze scaricavano in continuazione, sulle barelle spinte dai paramedici, feriti strappati ai rottami di incidenti provocati, nove volte su dieci, da guidatori che neppure si rendevano conto di essere sotto l’effetto dell’alcol, come mi disse il poliziotto di servizio. Vorrei soltanto che qualche adolescente e qualche genitore potessero trascorrere quattro ore nel pronto soccorso di un ospedale, nelle notti di venerdì e sabato, per vedere e per capire che non c’è bisogno di piovre colombiane, di spacciatori nigeriani, di ‘ndrangheristi italiani per distruggere la giovinezza e la vita dei nostri figli. Sbronzarsi non è cool, non è figo, non è trasgressivo o ribaldo: è da idioti che rischiano la a propria e quella degli altri. E non tutti hanno la fortuna di essere respinti da una Laura a 17 anni e di potersi vaccinare vedendo il proprio futuro riflesso nella tazza del gabinetto.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 13 ottobre 2018 -

venerdì 19 ottobre 2018

Speciale: Deliziosi piatti con Pesce, Legumi e Verdure!...


Lenticchie brasate con Agoni (o Aguglie) alla griglia
Per 4 persone

500 gr di lenticchie rosse, 1 carota, 1 cipolla, 1 finocchio, 1 spicchio d’aglio, 8 dl di brodo di pollo, 1 foglia di alloro, 3 chiodi di garofano, 12 agoni piccoli o aguglie, olio, sale, pepe.

Mettete nel mixer la cipolla, il finocchio, e la carota puliti e tritati grossolanamente. Fate scaldare in una casseruola 3 cucchiai d’olio, unite il trito e fatelo soffriggere per 4 minuti, poi coprite con 7 dl di brodo e portate a ebollizione. Aggiungete le lenticchie passate velocemente sotto l’acqua corrente e scolate, la foglia di alloro, i chiodi di garofano, cuocete per 30 minuti, poi salate e pepate.
Pulite i pesci e cuoceteli su una griglia ben calda per 3 minuti circa per parte, poi salateli. Servite il pesce con le lenticchie e la salsa verde.

Salsa per accompagnare: salsa Verde

1 mazzetto di prezzemolo, 10 foglie di basilico, 2 cucchiaini di senape di Digione, 1 spicchio d’aglio, 5 capperi sotto sale, 1,2 dl di olio

Eliminate i gambi del prezzemolo e lavate le foglie con quelle del basilico, asciugatele, mettetele nel mixer. Aggiungete la senape, l’aglio a pezzi, i filetti di acciuga, i capperi che avrete dissalato. Mettete in funzione e cominciate a unire l’olio, prima a gocce e poi a filo. Continuate fino a esaurimento dell’olio. Trasferirla in una ciotola.


Tegame di Cannellini, Cozze e Rucola
Per 4 persone

1 kg di cozze, 500 gr di cannellini in scatola, un mazzetto di rucola, 250 gr di pomodori ciliegia, 1 scalogno, un mazzetto di prezzemolo, ½ limone, ½ bicchiere di vino bianco secco, olio sale e pepe bianco.

Pulite e raschiate le cozze, togliendo anche le barbine, sotto l’acqua corrente. Lasciatele a bagno in acqua salata per 1 ora.
Scolate i cannellini dall'acqua contenuta nella scatola e sciacquateli rapidamente sotto l’acqua, scolandoli poi di nuovo.
Pulite e lavate i pomodori e la rucola.
Lavate e tritate finemente il prezzemolo.
Pulite lo scalogno e fatelo appassire in un tegame con 2 cucchiai d’olio, unite le cozze, sciacquate nuovamente sotto l’acqua, unite il vino, salate e pepate. Coprite col coperchio e fate cuocere a fuoco vivo per qualche minuto sin che le cozze siano aperte. Togliete dal fuoco, eliminate le conchiglie vuote e quelle rimaste chiuse. Conservate a parte le rimanenti.
Filtrate il fondo di cottura da un colino foderato da una garza. Rimettetelo nel tegame e fatelo ridurre un po’, unitevi 2 cucchiai d’olio, il succo di limone e il prezzemolo. Regolate di sale, macinate il pepe bianco. Mescolate con la rucola spezzettata, le cozze, i fagioli e i pomodori tagliati a metà. Riscaldate velocemente e servite subito.


Tegame di Melanzane e Canocchie
Per 4 persone

800 gr di canocchie, 250 gr di pomodori, 1 spicchio d’aglio, 20 olive nere, una grossa melanzana, olio, sale, peperoncino. Crostoni di pane grigliati.

Lavare ed eliminare le estremità della melanzana. Ridurla a tocchetti. In un tegame con 3 cucchiai d’olio far rosolare lo spicchio d’aglio. Quando sarà dorato toglierlo e unirvi i cubetti di melanzane, lasciarle dorare. Prelevarle e metterle in un piatto in attesa.
Nello stesso tegame, aggiungere 3 cucchiai d’olio e unire le canocchie sciacquate prima sotto l’acqua corrente e asciugate. Rigirarle a fuoco vivo per 2 minuti e unirvi i pomodori pelati e ridotti a tocchetti schiacciati. Unire di seguito le melanzane già fritte, le olive senza nocciolo, salare e unire un po’ di peperoncino. Mescolare e far cuocere a fuoco dolce per 10 minuti, mescolando di tanto in tanto. Servire caldo. Servire con crostoni di pane caldi.

giovedì 18 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: La Vecchissima Europa ha cinquanta sfumature di giallo...


Può una mappa svelare i problemi di un continente? Lo fa quella realizzata da Ilya Kashnitsky, dell’Istituto demografico olandese dove, provincia per provincia, è evidenziata la composizione della popolazione: in azzurro quella donna c’è abbondanza (in percentuale) di lavoratori (15-64 anni), in rosa l’abbondanza di bambini e in giallo l’abbondanza di anziani. Così il rosa della Turchia, con tutte le sfumature che vengono dalla mescolanza con le altre categorie, svela quanto sia giovane, il giallo della Liguria indica l’abbondanza di anziani, l’azzurro di Londra la sua capacità di attrarre lavoratori, mentre le sfumature intermedie della Scandinavia segnalano mix più equilibrati (con l’eccezione dell’area finlandese abitata da luterani ortodossi, che hanno molti bambini. “La nostra mappa mostra il presente demografico d’Europa, ma spiega anche vari fenomeni socioeconomici” dice Kashnitsky. “Per esempio, si vede come i Paesi dell’Est, nonostante una natalità più bassa che in Italia, rigurgitino di “lavoratori”: il calo delle nascite è cominciato vent’anni dopo, hanno tanti adulti, pochi bambini e pochi anziani, per la minore longevità. Di qui le migrazioni verso l’ovest in crisi demografica”. Intorno al Mediterraneo e in Germania ci sono intere nazioni gialle. “Li bassa natalità e maggiore longevità, poco compensate da politiche per la natalità, stanno creando società anziane. Ma a invecchiare sono soprattutto le aree rurali e arretrate, come l’est della Germania o le zone interne greche, italiane e spagnole, da dove i giovani si spostano verso Monaco, Milano o la costa sud spagnola. Nell’Inghilterra di provincia predominano l’ocra e il viola che indicano un mix ricco di vecchi e bambini: i genitori lavorano nella “azzurra” Londra, troppo cara per portare la famiglia. Lo stesso intorno a Parigi” La mappa evidenzia anche come Francia, Irlanda, Gran Bretagna e Scandinavia abbiano reagito meglio alla bassa natalità. “In Irlanda si è fatta sentire l’influenza della chiesa cattolica” dice Giancarlo Blangiardo, demografo dell’Università Bicocca di Milano. “La Gran Bretagna ha compensato con l’immigrazione, la Francia con politiche di sostegno alla natalità e la Scandinavia spingendo per la parità di genere e con un ottimo welfare” Con un mix di queste misure anche l’Italia potrebbe riequilibrare la situazione. “Nel 2017 sono stati solo 458mila i nati, contro 649mila decessi, e nel 2018 c’è un ulteriore calo. L’immigrazione può compensare la carenza nel breve termine. Ma nel tempo anche gli immigrati fanno meno figli e invecchiando gravano su sanità e previdenza. Bisogna spingere tutti a essere un po' più prolifici, con aiuti fiscali e servizi, e far si che il peso di allevare i bambini sia ripartito equamente, così che le donne non debbano rimandare tanto la maternità”.
Alex Saragosa – Scienze – Il Venerdì di la Repubblica – 12 ottobre 2018 -

mercoledì 17 ottobre 2018

Lo Sapevate Che: I nomi di famiglia sono diventati vintage come i frigoriferi...


Se Samantha perde punti Sofia recupera alla grande e balza in testa alle classiche. I nomi dei bambini italiani tornano al classico. Lo certifica il contanomi Istat che registra la rimonta della religione sulla televisione, del santo sul divo. Fra i nati degli ultimissimi anni i più gettonati sono Chiara, Francesco, Gabriele, Aurora, Andrea, Emma. Tengono il passo alla grande gli evergreen come Maria e Giuseppe. Si è arrestata, in compenso, la piena delle Jessica e delle Deborah, dei Jonathan e dei Michael. Per non dire delle Ledidiana, che non è un refuso ma un grottesco effetto collaterale del culto di Lady D. Adesso i neogenitori battezzano di nuovo i figli con nomi dei nonni e di altri numi tutelari della famiglia e della comunità.  Di fatto nei corsi e ricorsi dei nomi dei nostri figli si legge in filigrana la storia recente di questo Paese, i mutamenti progressivi della famiglia, la perdita di centralità degli anziani, il declino della tradizione. E adesso il suo ritorno, in un sussulto di sovranismo anagrafico. Più apparente che reale. Perché le Anne e i Michele attuali hanno lo stesso suono dei nomi dei nonni ma in realtà sono soltanto il loro remake anticheggiato, l’imitazione in stile. Come i frigo che tornano a farsi bombati per richiamare i loro progenitori ma di fatto sono un’altra cosa. Recuperati come i mobili buttati via negli anni Cinquanta ed ora ricomprati in modernariato. Non si tratta dunque di un’eredità di famiglia, ma dell’estremo tentativo di rifarsi un passato, della reinvenzione tutta contemporanea di una tradizione cheap e chic. Sono nomi vintage.
Marino Miola – Miti D’Oggi – Venerdì di La Repubblica – 12 ottobre 2018