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sabato 26 maggio 2018

Lo Sapevate Che: Attenti a patate, pesce.Insomma, a tutto...


Dormiente Sul Tavolo di cucina, in agguato dietro arance, peperoni e pomodori, l’assassina attendeva sorniona di colpire. Se non avessi seguito le notizie quotidiane con l’attenzione professionale che ogni giornalista deve esercitare 24 ore al giorno festivi inclusi, mi avrebbe potuto colpire. Ma con coraggio e sprezzo del pericolo, tra le domande sbigottite della moglie che si chiedeva se fossi impazzito, l’ho neutralizzata, distruggendola nel tritarifiuti. Trattandosi di lattuga romana, non ha neppure opposto molta resistenza. L’insapore e a me poco gradito ortaggio era infatti diventato, alla fine di aprile, l’ultima micidiale minaccia alla nostra salute e il Cdc, il Centro per il controllo delle malattie, aveva emesso un bollettino urgente alla nazione per sospenderne il consumo, dopo che un’insalatina aveva mandato 68 persone in codice rosso all’ospedale e una al cimitero. La variante patogena dell’Escherichia Coli, il batterio generalmente inoffensive che può trasformarsi e diventare micidiale, si era diffusa ai campi di lattuga in Arizona e aveva raggiunto gli scaffali dei supermercati in tutti gli Stati Uniti. Superato lo shock e trovato il pretesto per respingere le insalate per qualche giorno, nel segno della “scusa, amore, non si sa mai, evitiamo per ora”.si è naturalmente scatenata sui media e Internet, in quei gioeni privi di altre £emergenze” e “Allarmi rossi” da montare, la caccia al peperone assassino, al rapanello tossico, alla ciliegia stregata. Tossicologi largamente ignorati per anni si sono vendicati, e alzati per illustrare la vertiginosa quantità di veleni che i prodotti di madre terra contengono, spesso per proteggere se stessi dai parassiti, anche quando perfettamente biologici. I comunissimi fagioli, dei quali si diffida temendone soltanto gli effetti gassosi, contengono una cosa dal nome terrificante, la fitoernoagglutinina, capace di scatenare, se i fagioli non sono ben cotti, tempeste gastrointestinali micidiali, Le patate (e cito sempre dai documenti ufficiali del governo), le stupidissime patate, nascondono soprattutto nella buccia i terribili glicoalcaloidi, anch’essi capaci di indurre ser disturbi e bruciori. I noccioli delle ciliegie – e chi non ne ha mai inghiottito involontariamente uno? – contengono come quelli di albicocche o di pesche, cianuro, fortunatamente passano ed escono senza produrre danni, essendo indigeribili. Senza arrivare al glutine divenuto, ben oltre la legittima celiachia, uno dei grandi nemici dell’alimentazione corretta detta “ortoressia”, un elenco dei nomi terrificanti di tossine prodotte naturalmente da frutta e verdura potrebbe, all’apparenza convertire anche il vegano più militante a una grigliata di pesce. Se non fosse che peschi e molluschi sono noti ricettacoli di batteri e microrganismi vari, oltre che di possibile mercurio. Le fobie alimentari sono ormai un fenomeno diffusi nelle nazioni dove c’è troppo da mangiare, e quindi ci si può permettere di essere molto schizzinosi, perché il periodico risveglio del fratello cattivo dell’E. Coli (presente nella sostanza fecali portate dall’acqua di irrigazione) possa davvero spaventare per più di qualche giorno. Tutto può essere mortale, come aveva avvertito il celebre medico alchimista e filosofo svizzero del 1500 Paracelso, spiegando che il veleno sta nella quantità e anche l’acqua più pura. Se ingerita a litri in poche ore, può provocare edemi cerebrali e uccidere. La lattuga assassina è facilmente disarmata lavandola per bene sotto l’acqua corrente senza mai fidarsi del “prelavato” nei sacchetti di plastica. Anche questa “emergenza” è passata. E mi sono ritrovato la lattuga nel piatto.
Vittorio Zucconi - Opinioni – Donna di La Repubblica – 19 maggio 2018 -

venerdì 25 maggio 2018

Speciale: Il Pesce nel piatto...


Spiedini di Salmone e Pescatrice accompagnati da Insalatina verde e Patatine fritte
Per 4 persone

500 gr di filetto di Pescatrice (parte centrale), 400 gr di filetto di salmone, 2 zucchine.
Per la marinata: 1 bicchiere di olio evo, 1 spicchio d’aglio schiacciato, 1 cipollotto di tropea tritato, il succo di un limone, 1 cucchiaio di origano secco, 2 foglie di alloro spezzettate, sale, pepe.

Lavare, asciugare e tagliare il salmone e la pescatrice a pezzetti regolari.
In una terrina, mescolare tutti gli ingredienti della marinata, sistemarvi il pesce e lasciare insaporire per un’ora in frigorifero recipiente coperto.
Pulire e lavare le zucchine, tagliarle a rondelle non troppo fini.
Trascorsa l’ora, infilzare i pezzetti di pesce su stecchi di legno alternandoli alle zucchine. Fare cuocere gli spiedini per 5 minuti per parte sulla griglia o in un grande tegame. Servirli caldi accompagnati da insalatina fresca di stagione e patatine fritte. Deliziosi!...

Pirofila con Nasello all’Arancia e Mele, al forno
Per 4 persone

1 pesce nasello di circa 800 gr, 3 arance, 2 mele renette, gr 40 di uvetta sultanina, 40 gr di pinoli tostati, un cucchiaino di aneto, cannella in polvere, olio, sale e pepe.

Pulite il pesce squamatelo e svisceratelo. Lavatelo accuratamente sotto l’acqua corrente e asciugatelo.
Preparate una pirofila da forno che possa contenerlo e oliatela.
Salate, pepate, spolverizzate di cannella e oliate il pesce appoggiandolo nella pirofila. Unite il cucchiaino di aneto nell’interno della pancia con un’arancia a fettine, poco sale e pepe anche internamente. Mettete in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti.
Pelate e tagliate a fettine le mele e cuocetele per 5 minuti in qualche cucchiaio di olio, sale, pepe e poca acqua. Fate raffreddare e mettete il contenuto nel frullatore con il succo di 2 arance. Salate, pepate e aggiungete olio sino a coprire gli ingredienti. Togliete poi dalla coppa del frullatore e mettete in una ciotola la crema, aggiungete l’uvetta fatta passare in acqua tiepida per 10 minuti e asciugata e i pinoli tostati. Mescolate accuratamente con delicatezza e servite il pesce spinato con questa maionese di verdure.

Torta con Merluzzo e Verdure
Per 6 persone

400 gr di filetti di merluzzo, 300 gr di farina, 150 gr di burro, 3 uova, 100 gr di passata di pomodoro,1 peperone giallo e 1 rosso, 1 cespo di radicchio di Treviso, sale e pepe. Burro e farina per la tortiera.

Lavare e asciugare i peperoni. Farli abbrustolire sul gas. Togliere la pelle, i filamenti bianchi interni e i semi. Ridurli a listerelle.
Pulire il radicchio e affettarlo a striscioline sottili.
Lavare e asciugare i filetti di merluzzo, togliere la pelle e eventuali spine (si può usare anche quello surgelato).
In una terrina mettere la farina con 150 gr di burro a dadini, un pizzico di sale e 2 cucchiai di acqua gelata. Mescolare rapidamente gli ingredienti, formare una palla con la pasta, raccoglierla in una pellicola e metterla in frigorifero per 1/ 4 d’ora.
Nel mentre tagliare anche il merluzzo a strisciette.
Su di un piano di lavoro leggermente infarinato stendere la pasta ad un’altezza di 3 mm e foderare una pirofila rotonda imburrata e infarinata. Bucherellare il fondo della pasta. Salare leggermente le verdure e sistemarle sul fondo della torta. Distribuirvi sopra i filetti di merluzzo, salare e pepare. In una scodella battere le uova, unire la passata di pomodoro, sale e pepe. Versare il tutto sulla torta e fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 35 minuti.

Lo Sapevate Che: Consigli per sfuggire alla malinconia...


Qualche Giorno Fa stavo percorrendo a piedi una di quelle rare e desolate ve cittadine che costeggiano i binari dei treni. La massicciata era sopraelevata rispetto alla strada e un prato spelacchiato costellato da malconce seppur tenaci margherite digradava verso il marciapiede. Era uno spettacolo di struggente squallore che mi ricordò una vecchia canzone di Francesco Guccini che si chiamava autogrill e diceva, descrivendo la ragazza dietro al banco, “quasi triste come i fiori o l’erba di scarpata ferroviaria”. Senza accorgermene accelerai il passo mentre canticchiavo “non la vedi non la tocchi, oggi la malinconia? Non lasciamo che trabocchi. Vieni, andiamo, andiamo via”. Perché anche se sono cresciuta, se ho trovato un mio equilibrio e un mio posto nel mondo, ci sono luoghi ancora capaci di insinuarsi dentro di me e in un attimo avvelenarmi come una nube tossica. Credo sia un problema di porosità. Da piccola mi capitava di viaggiare in macchina con il mio papà. Mi piaceva la nostra intimità abitacolo, le nostre chiacchiere, le nostre canzoni, l’autostrada che sfrecciava fuori dai finestrini. Lì con lu mi sentivo nel posto gusto per me. Ogni volta lui voleva andare alla stazione di servizio. “Ci fermiamo alla prossima”, annunciava. E io venivo colta da inquietudine. Perché allora, alla fine degli anni ’70, le stazioni di servizio non erano tutte uguali. Ce ne erano delle, di medie, di brutte e di squallidissime. E io sapevo con certezza che “la prossima” sarebbe stata del quarto tipo perché lui aveva un talento nello scovare i luoghi più derelitti dell’universo. Così mi ritrovavo seduta su divanetti in similpelle consunta, a bere un succo di frutta a un tavolino appiccicoso, di fronte a lui che, beato sorseggiava il suo caffè amaro e si godeva il riposo dell’automobilista. E i muri scrostati, la sottiletta bruciata sulla piastra, il sorriso spento dell’anziano barista si mischiavano al mio sguardo, al mio umore, ai miei gesti. Inesorabilmente mi rimpicciolivo e da bambina che ero, diventavo grumo di sconforto. Avrei voluto gridare la mia cosmica tristezza, scuotere mio padre, spegnere il suo sorriso compiaciuto e inconsapevole e scappare da lì a gambe levate. Perché ero una creatura porosa e non mi capacitavo della sua irresistibilità all’ambiente. Quando alla fine annaspavo senza fiato nel pozzo nero della malinconia, lui, colto da improvvisa, salvifica intuizione, diceva: “Bè, ora possiamo andare”, e alla cassa comprava le sigarette e dei biscotti ai fichi ora purtroppo fuori produzione. Poi in macchina, sgranocchiando la mia madeleine autostradale, riemergevo dal pantano del mio sconforto.  Un’altra volta, più grande, in vacanza con una compagna di liceo alla ricerca di un campeggio in Toscana, la costrinsi a girarne una decina prima di trovare quello giusto, “Perché questo sì e gli altri no?” domandò quando stavamo montando la nostra tenda, Perché gli altri avevano tutti lo spaccio. “E allora?” “Il nome “spaccio£ per il negozio di alimentari di un campeggio mi mette tristezza. Lei mi diede della matta ma restò mia amica. Sono permeabile. Ho scoperto che è una tara comune. Qualcuno ci nasce, qualcuno ci diventa, qualcuno è grave, qualcuno no, qualcuno si illude di guarire. E invece ci si ricasca sempre. Basta poco: una massicciata ferroviaria, una stanza tetra, una domenica mattina grigia, una vecchia canzone. Per fortuna con l’età si impara ad aggirare gli ostacoli, a evitare le insidie, ad allontanarsi velocemente. E quando proprio ci si casca, dentro il pozzo, si diventa veloci a riemergere e a togliersi di dosso il fango. Con l’età si impara a riconoscere le creature impermeabili, e a chiedere loro una mano e un pacchetto di biscotti ai fichi.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 19 maggio 2018 -

giovedì 24 maggio 2018

Speciale: Oggi tutto Dolce!...


Biscottini speciale per il pomeriggio:

Di Pasta Ovis       
Per 6 persone

180 gr di farina, 140 gr di burro, 4 tuorli d’uovo sodi, 100 gr di zucchero a velo, la buccia grattugiata di ½ limone,

Schiacciare bene i tuorli d’uovo duri con i rebbi di una forchetta.
Fare ammorbidire 130 gr di burro ridotto a pezzetti a temperatura ambiente. In una terrina versare 160 gr di farina a fontana e nel centro mettere il burro, 70 gr di zucchero a velo, la scorza del ½ limone e i rossi d’uovo. Impastare rapidamente con la punta delle dita e avvolgere l’impasto nella pellicola trasparente per alimenti. Farlo riposare in frigorifero per 3 ore.
Su un piano di lavoro leggermente infarinato stendere l’impasto con il mattarello ad uno spessore di 3 mm. Ritagliare i biscottini a forma a piacere, adagiarli sopra la placca del forno imburrata e infarinata. Mettere in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti, finché siano dorati. Sfornarli, lasciarli raffreddare. Sistemarli su un piatto da portata e spolverizzarli con zucchero a velo.


Piccole Maddalene         
Per circa ½ kg di biscotti

280 gr di farina, 4 uova, 200 gr di zucchero semolato, 160 gr di burro, ½ dl di latte.

In una scodella mettere le uova con lo zucchero, mescolare senza battere le uova. Unire 260 gr di farina, il latte e mescolare bene. Unire a filo 130 gr di burro fuso in un tegamino a fuoco dolce. Mescolare bene sino ad ottenere un composto ben amalgamato e mettere in frigorifero per 3 ore.
Imburrare e infarinare dei piccoli stampini appositi per questi dolcetti. Distribuirli il composto e fare cuocere le maddalene in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti, finché siano ben dorate.
Sfornare, sformare le maddalene sul piatto di portata. Servirle raffreddate, ottime con il tè.


Palets de dame     
Per circa ½ kg di biscotti

170 gr di farina, 140 gr di burro, 130 gr di zucchero semolato, 2 uova, 60 gr di uvetta sultanina, Marsala.

Mettere a bagno l’uvetta in un bicchierino di Marsala. In una ciotola fare ammorbidire 130 gr di burro a temperatura ambiente. Quando sarà morbido, incorporare lo zucchero e lavorare con una spatola di legno sino ad ottenere un composto spumoso. Incorporare le uova, una alla volta. Mescolare sempre col cucchiaio di legno e unire gr 160 di farina e l’uvetta strizzata. Lavorare molto accuratamente il composto.
Imburrare e infarinare la teglia del forno e versarvi a cucchiaiate, ben distanziate tra di loro, l’impasto. Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti, finchè saranno dorati. Sfornare, lasciar raffreddare e sistemare su un piatto di portata. Servire con crema pasticciera o cioccolata.

Qualche deliziosa Crema:

Crema Zabaione alla Birra
Per 4 persone

4 tuorli, 120 gr di zucchero, ½ bicchiere di birra scura, dolce.

Mettete i tuorli in una casseruola, aggiungetevi lo zucchero e mescolate sino ad ottenere una crema chiara. Sempre mescolando, aggiungete lentamente la birra. Mettete la casseruola sul fuoco e mescolate sino a quando la crema comincia a gonfiarsi. Continuate a lavorare il composto, facendo molta attenzione che non raggiunga il bollore. Servite freddo o caldo

Crema Caramel “Silvia”
Per 6 persone

4 uova, 120 gr di zucchero, 1 bustina di vanillina, 1 buccia di limone non trattato, ½ lt di latte. Per il caramello 4 cucchiai di zucchero.

In una ciotola sbattere dolcemente con la frusta le uova, lo zucchero e la vanillina. In una casseruola bollire il latte con la buccia di limone.
Lasciare intiepidire e unire al composto di uova.
Caramellare uno stampo da budino con 1 4 cucchiai di zucchero e un cucchiaino di acqua. Alzate lo stampo dal fuoco e fate girare il caramello in tutti i sensi, in modo che si distribuisca uniformemente sulle pareti dello stampo. Versarvi il composto, togliendo la buccia del limone. Mettere la preparazione in forno preriscaldato a 180° per circa 25 minuti.


Crema Brûlé al Macchia
Per 4 persone 

4 cucchiaini di panna fresca, 1 tuorlo d’uovo, 1 cucchiaio di latte, 2 cucchiai di zucchero semolato, 2 cucchiaini di polvere di maccha (polvere ricavata da un pregiato té giapponese), 2 cucchiaini di zucchero di canna.

Battere a crema il tuorlo con lo zucchero bianco e 1 cucchiaino e mezzo di macchia e tenere da parte.
Scaldare sul fuoco la panna con il latte e quando il liquido è vicino al punto di bollore, unire l’uovo e mescolare con cura. Spegnere la fiamma al momento che raggiunge il bollore.
Versare il composto in 4 stampini foderati da carta da forno prima lavata e poi strizzata molto bene. Mettere gli stampini in forno preriscaldato a 170° per 20 minuti, a bagnomaria. Togliere dal forno, lasciare raffreddare e spolverizzare con lo zucchero di canna mescolato al residuo macchia.
Passare gli stampini rapidamente sotto il grill per caramellare leggermente la superficie. Servirli tiepidi.

Sorbetto con Fragole, Lamponi e Zenzero
Per 4 persone

300 gr di Fragole e 300 gr di lamponi, tutto surgelato, 2 cucchiai di sciroppo d’acero, un pezzo di zenzero fresco grattugiato

Mettere nel mixer la frutta surgelata, lo zenzero grattugiato e lo sciroppo d’acero. Frullare sino ad ottenere un composto omogeneo. Servire subito o se si preferisce un sorbetto più morbido tenerlo in freezer per almeno tre ore, rimestandolo ogni tanto con una spatola.

Lo Sapevate Che: Niente Politically Correct Sul Velo...


È Senza Casa e invalida. Ha le idee chiare sul mondo in cui viviamo. Opinionated, si dice qui in America. Noi tradurremmo “senza peli sulla lingua”. Federica e Stefania sono andate a salutare Esmeralda nella casa di riposo dove le hanno trovato accoglienza, a Westchester. La visitano regolarmente, ma stavolta dovevano annunciarle una lunga assenza: con Federica, Stefania e altri amici stiamo partendo per un paese islamico. Esmeralda in vita sua ha fatto un solo viaggio molto lungo, dal suo paese in Sudamerica agli Stati Uniti. Dove il destino non l’ha accolta a braccia aperte. Da una sventura all’altra, è rimasta senza casa né famiglia. Di recente un’infezione degenerata in cancrena ha reso necessaria l’amputazione di una gamba. Dietro la miseria affiora il passato di una persona istruita. Esmeralda ha ascoltato con attenzione, quando Federica e Stefania le hanno descritto le regole d’accesso e i modi in cui le straniere devono vestirsi per visitare il paese che stiamo per visitare. Ha riflettuto, poi ha concluso: “Io a quelle condizioni non ci andrei. Non vedo perché dovrei subire. Loro, qui negli Stati Uniti, si vestono come vogliono e guai a criticare. Perché non rispettano i nostri costumi, come noi rispettiamo i loro?”. Le hanno risposto: in fondo è un piccolo sacrificio da fare per conoscere una terra dalla storia antichissima, erede di una grande civiltà. Esmeralda: “Buon per loro. Io mi limiterei a studiarli guardando un documentario. Andarci no, se m ‘impongono vestito e copricapo”. Esmeralda nel suo buonsenso non è politically correct, entra in modo brutale su un tema delicato. Ma non è ingenua, ha colto la questione. Il velo o burka o hijab o comunque lo si voglia chiamare non è un abbigliamento qualsiasi, è un simbolo forte, è un messaggio politico e valoriale. Quando le donne arabe negli anni ’50 e ’60 vollero contestare apertamente il maschilismo e il paternalismo dentro la famiglia e la società, quando vollero conquistare il diritto di andare all’università, contare di più nei loro paesi, come prima cosa si tolsero il velo. Se le loro figlie o nipoti fanno l’esatto contrario e se lo rimettono a Parigi o a Londra, non si può fingere di non capire cosa ci stanno dicendo: che il nostro mondo e i nostri presunti valori gli fanno schifo. Esmeralda può puntare il dito sul tema rovente della reciprocità, forse perché viene da un paese che fino a poco tempo fa era Terzo mondo. Quindi non ha una remora che blocca noi occidentali: il senso di colpa. Molti di noi sono convinti che dovremo espiare per sempre gli orrori do colonialismo e imperialismo, perciò non abbiamo alcun “valore” da difendere. Ma davvero l’Occidente ha il monopolio del male? Anche questa idea, in fondo, trasuda arroganza e ignoranza. Ci consideriamo l’ombelico del mondo, il centro dell’universo, l’alpha e l’omega della storia umana, se pensiamo di aver commesso tutte le atrocità mentre le altre civiltà sarebbero state le nostre vittime. No, non ci sono stati imperi buoni nella storia. Quando la Cina fu la nazione più potente, il suo dominio soverchiante non fece regali a nessuno dei popoli vicini. Gli Inca e gli Aztechi, gli Ottomani e i Moghul dominarono le etnie sconfitte con la stessa prepotenza dell’impero britannico o russo. Lo schiavismo, macchia terribile nella storia degli Stati Uniti, fu praticato per secoli su scala industriale da arabi e africani, in parte lo è tuttora. Esmeralda è nata in uno dei paesi colonizzati dagli europei, poi schiacciati dagli yankee, perciò non sente l’obbligo di stare sempre dalla parte degli altri, i cosiddetti deboli. Soprattutto se gli altri sono i nuovi prepotenti, che considerano la tolleranza una debolezza.
Federico Rampini – Opinioni – Donna di La Repubblica 12 maggio 2018 –

mercoledì 23 maggio 2018

Speciale: Menù del Mercoledì...


La scelta tra due Primi piatti:


Cous cous con Pollo e Verdure
Per 6 persone

400 gr di cous cous, 2 cucchiai di olio, una melanzana, 2 cipolle, una zucchina, 4 pomodori maturi o anche in scatola, 2 carote, sale, una presa di coriandolo in polvere, una presa di zafferano, un pollo del peso di un chilo, un peperoncino rosso piccante, 200 gr. di ceci già cotti o in scatola, 30 gr. di burro.

Bagnate il cous cous con ½ lt di acqua calda, poco salata e mescolate bene, quindi strofinate i granelli fra le mani, per separarli bene e lasciateli gonfiare per 10 minuti. Portate a bollore ½ li d’acqua, ricoprite un setaccio con una garza o un canovaccio, mettete sopra il cous cous e fatelo cuocere a vapore per 15 minuti.
Nel frattempo tagliate la melanzana e la zucchina a fette sottili, tritate grossolanamente le cipolle, tagliate i pomodori a piccoli pezzi e le carote a fettine sottili. In un tegame con olio, fate soffriggere velocemente le melanzane da entrambi i lati e tenetele al caldo. Nello stesso tegame unite i pomodori, cipolle, zucchine e carote. Coprite e lasciate cuocere per 20 minuti lentamente. Unite nel tegame anche le melanzane e insaporite le verdure con sale, coriandolo, zafferano e peperoncino. Lavate e pulite il pollo, privatelo delle ossa e tagliatelo a grossi pezzi. Aggiungeteli al tegame delle verdure e unite pure i ceci, sgocciolati. Coprite e cuocete fino a cottura del pollo. Unite il burro a fiocchetti al cous cous, mescolate bene e ponetelo nel piatto di portata. Sopra sistemate pollo e verdure e servite. Delizioso!

Oppure:


Teglia di Fusilli e Carne al Pomodoro
Per 4 persone

gr 450 di fusilli, 150 gr di carne tritata, 1 fetta di prosciutto cotto da 100 gr, parmigiano grattugiato, pangrattato, 450 gr di pelati, 1 spicchio d’aglio, un ciuffo di prezzemolo, qualche foglia di basilico, 1 uovo, olio, sale e pepe.

Mettete in una terrina il prosciutto cotto tritato molto finemente, la carne tritata, l’uovo, 3 cucchiai di parmigiano grattugiato, il prezzemolo tritato, sale e pepe. 
Amalgamate bene il tutto, finché il composto non sia omogeneo.
Formate con l’impasto tante piccole polpettine. Poi passatele nel pangrattato e fatele friggere in una padella con abbondante olio bollente. Scolatele su carta da cucina a perdere l’olio in eccesso.
In un tegamino, fate soffriggere 3 cucchiai d’olio e aggiungetevi i pelati, preventivamente schiacciati con l’aiuto di una forchetta. Fate cuocere per ¼ d’ora, aggiungete le foglie di basilico, spezzettate con le mani, salate e pepate. Spegnete il fuoco e togliete l’aglio e aggiungete le polpettine.
In una casseruola con abbondante acqua salata in ebollizione, fate cuocere la pasta al dente. Scolatela e conditela e conditela col sugo di polpettine.
Versate il tutto in una teglia imburrata, spolverizzate con 60 gr di parmigiano e mettete in forno preriscaldato molto caldo a gratinare per 15 minuti.

Per finire:


Pirofila di Lamponi con la Crema
Per 6 persone

4 confezioni di lamponi, 200 gr di mascarpone, 3 uova, 100 gr di zucchero a velo, 1 confezione di biscotti Savoiardi, ½ bicchierino di Cointreau.

Lavate velocemente i lamponi sotto l’acqua gelata. Fateli scolare bene e trasferiteli su un panno da cucina per asciugarli.
Frullate molto bene due delle confezioni di lamponi e tenetene da parte una manciata per la copertura.
In una terrina mettere i tuorli delle uova e con 70 gr di zucchero a velo, montate con una frusta sin ad ottenere un composto morbido e spumoso. Aggiungete nella terrina il mascarpone prima lavorato con un cucchiaio di legno per ammorbidirlo e unendovi ½ bicchierino di Cointreau. Amalgamate bene al composto di uova. Montate a neve fermissima le chiare e incorporatele al composto, mescolando dal basso verso l’alto per non smontarle.
In un contenitore da portata rotondo di circa 22 cm di diametro e 5 di altezza, ricoprire il fondo con i biscotti savoiardi imbevuti nel frullato di lamponi e un po’ di frullato, ricoprire con metà strato di crema. Continuare con i savoiardi imbevuti nel frullato e il residuo frullato. Coprire con la crema residua.
Mettere sulla superficie del dolce i lamponi interi, spolverarli con lo zucchero vanigliato residuo. Tenere la preparazione in frigorifero coperta da pellicola, sino al momento di servire.

Lo Sapevate Che: Il Territorio inesplorato dell'amicizia tra maschi...


Ricordo Un Lento avvicinarsi, seguito da un cauto annusarsi e da un guardingo tastarsi. Ricordo l’improvvisa e felice epifania del riconoscersi. E poi ricordo lo scegliersi, l’una per l’altra, in un rapporto intimo, esclusivo come la passione. Ricordo il concedersi, il confidarsi, il promettersi. Poteva durare giorni o mesi, Rare volte persino un anno. Era un equilibrio labile, insidiato dalla gelosia, dai tradimenti, dalla delusione ma anche illuminato dalla scoperta di corrispondenze e di affinità. Me la ricordo così l’amicizia tra ragazzine: un affare serissimo dai contorni melodrammatici, dichiarazioni assolute, legami esterni e tetragoni benché solo nelle intenzioni. Con l’età inevitabilmente quei vincoli si fanno più laschi, talvolta mantenendo un groviglio di territorialità e protervia, talvolta invece sfilacciandosi a favore di altri nodi-partner, figli, lavoro-più urgenti. Quella relazione necessaria e complessa che è l’amicizia femminile resta dentro come un languore, un sogno bambino che non abbiamo mai smesso di coltivare. E loro, i maschi, come diventano amici? Quali forme hanno o loro legami? Di che pasta è fatta la loro complicità? Ho avuto da sempre l’impressione che loro siano diversi, più rilassati e lineati, refrattari all’estetica tragica in cui tentiamo a crogiolarci noialtre, fluidi e disinvolti nella capacità di inclusione, estranei a rancori o gelosie, meno esigenti forse ma anche più fedeli nella loro candida infedeltà. Lo vedevo tra i miei amici al tempo in cui le amicizie erano un lavoro a tempo pieno, me lo confermano i miei figli nella profonda leggerezza dei loro legami, nel cameratismo disinvolto ma leale, in quella solidarietà lasca eppure inossidabile, nella generosa porosità delle loro superfici ruvide. “Vuoi molto bene a Matteo, vero?”, domando a mio figlio minore, rientrato a casa da uno sfrenato pomeriggio d giochi con il suo migliore amico, scelto all’età di due anni e mai lasciato. “No”. Risponde. “L’affetto per un amico non è qualcosa di cui vergognarsi, sai?”. “Perché dobbiamo parlare di queste cose?”. Lui, come molti suoi simili, bada alla sostanza. Non indugia, non racconta, non si ferma a riflettere. Vive l’intensità delle passioni per osmosi, allergico al filtro delle parole. Forse per questo, quando sulla mia strada ho incontrato la simmetria dei desideri di Eshkol Nevo, ne sono rimasta folgorata. Perché è un libro capace di raccontare magistralmente il non detto, di incontrarsi con sapienza nel territorio poco esplorato dell’amicizia virile. Perché solo quattro amici maschi possono scandire il tempo delle loro vite con i Mondiali di calcio e restare fedeli a se stessi e alla loro amicizia grazie alla visione comune delle partite. Perché solo quattro amici maschi come i trentenni protagonisti della storia possono decidere di scrivere quattro desideri su un biglietto ai Mondiali del 1998 e riuscire a tacerli per quattro anni, fino all’appuntamento planetario successivo. Solo quattro maschi riescono a gestire insieme e da soli la misura del proprio fallimento e dei propri successi, nascosta tra le pieghe di un foglio di carta scribacchiato. Sullo sfondo ci sono le loro vite, i loro progetti, i loro amori, i loro sogni e le loro lacrime, il loro paese – Israele – logorato dai conflitti che ha fatto della repressione e della rimozione uno stile di vita, come talvolta succede agli uomini. La simmetria dei desideri mi ha insegnato la potenza e la complessività cristallina dell’amicizia tra i maschi, regalandomi uno squarcio luminoso sulla reticenza dei miei figli e sull’ispido splendore dei loro legami.
Claudia de Lillo – Opinioni – Donna di La Repubblica – 5 maggio 2018 -