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mercoledì 28 marzo 2018

Speciale: Volete fare le vostre "Uova" di Cioccolato?...


L’uovo è il simbolo della vita e della rigenerazione ed è presente in molte culture antiche.

Si pensa che i primi ad usare l’uovo come oggetto benaugurante siano stati i Persiani che festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina.

In Occidente questa usanza risale al 1176, quando il capo dell’Abbazia di St. Germain-des-Près donò a re Luigi VII, appena rientrato a Parigi dalla II crociata, prodotti delle sue terre, incluse uova in gran quantità.

L’uso di regalare uova è collegato al fatto che la Pasqua è festa della primavera, dunque anche della fecondità e del rifiorire della natura.

L’uovo è appunto simbolo della vita che si rinnova ed auspicio di fecondità

Ecco come eseguire le Uova di Pasqua casalinghe:

Uova di Pasqua Casalinghe

500 grammi di cioccolato fondente o al latte (volendo potete anche usare cioccolato bianco e nero per ottenere un effetto variegato)
due stampi per uova di Pasqua, in plastica o in metallo, un pentolino in metallo, una ciotola di plastica, una spatola per dolci.

Procedimento

Fate bollire due dita di acqua dentro a un pentolino abbastanza capiente. Nel frattempo, riducete il cioccolato in piccoli pezzi e mettetelo dentro a una ciotola più piccola del pentolino (in modo che possa entrarci dentro, per intenderci). Non appena l’acqua bolle fate sciogliere il cioccolato a bagnomaria. Una volta che il cioccolato si è sciolto bene date una mescolata e versate velocemente dentro agli stampi. Spalmatelo con l’aiuto di una spatola in modo da ottenere uno strato omogeneo in ciascuno stampo. Lasciate raffreddare e riponete in frigo per circa un’ora. Trascorso questo tempo, se le due metà sono abbastanza solide, toglierle dallo stampo facendo attenzione a non romperle.

Come unire le due metà dell’uovo:

Unire le due metà dell’uovo di Pasqua è semplicissimo:

Fate scaldare una teglia in forno e poggiatevi sopra ciascuna metà di uovo in modo da far sciogliere i bordi. Sistemate velocemente la vostra sorpresa che avrete scelto per i piccoli (o grandi!) e unite le due mezze uova. Avvolgere ogni uovo nel cellophane e create a Vostro piacimento la confezione esterna.

Lo Sapevate Che: Donald nella tempesta perfetta...


Avevamo visto stagiste innamorate chiamare Monica e “pupe” di Cosa Nostra come Judith Campbell, vittima e amante sia di un boss mafioso che di John Kennedy a giorni alterni. Ci sono state discipline autiste dell’esercito, molto care al cuore del presidente Generale Eisenhower, e una lontana cugna che Franklyn Delano Roosevelt amava portare con sé nella sua residenza di campagna nello Stato d New York. E proprio quando credevamo di averle viste tutte, letteralmente parlando, ne letti, nei salottini, sui divanetti della Casa Bianca irrompe una figura di donna nuova la pornostar. Si chiama Stephany Clifford, nota ai cultori della pornografia come Stormy Daniels e in quel su nome d’arte, “Stormy”, la Tempestosa, c’è una minaccia di maltempo che nessuno dei presidenti americani aveva mai dovuto affrontare. La trentottenne signora, già attrice in vari film hard e da anni produttrice e regista di lungometraggi tra i quali uno ambientato nel Far West, non è l’ingenua regista o la discreta amante di altri tempi. È un’imprenditrice che ha fatto del sesso la propria industria, e che sta usando Donald Trump come lui usò lei. Stormy non si atteggia a vittima. Non lamenta molestie, ricatti, violenze fisiche o psicologiche. Nel 2006 ebbe un rapporto con Donald Trump perfettamente consensuale e compensato. Né a lei poteva interessare il fatto che il suo cliente, il signor Trump, fosse sposato e che la moglie, la signora Melania, fosse fresca del parto di Barron, l’ultimo figlio di Donald. Per lei, quello che era accaduto con quell’uomo era stata soltanto una prestazione professionale. Ma dieci anni più tardi, nel 2016, quando il suo cliente sentì avvicinarsi la possibilità di diventare presidente, quella prestazione professionale della pornostar acquisì un valore leggermente diverso. Gli avvocati di Trump l’avvicinarono e le proposero un pagamento di 130mila dollari per “dimenticare” e per stare zitta per sempre. Stormy accettò, incasso i soldi, li investì nel Sexy Western che stava producendo e firmò il patto del silenzio. Ma è una businesswoman, una donna d’affari, e nel contratto del silenzio lei, con l’aiuto dell’avvocato, scoprì un dettaglio: al documento manca una firma di Donald Trump, il contratto del silenzio è dunque, per lei, difettoso e invalido e la signora Tempesta si è scatenata. Sta preparando interviste a pagamento, documentari. I legali del Presidente stanno furiosamente entrando e uscendo dai tribunali per ottenere un gag onder, un bavaglio col quale zittirla, ma per ora senza successo, perché Stormy ha un grande vantaggio a proprio favore: il tempo. Trump è in trappola dentro la Casa Bianca e la magistratura penale non ha ragioni per intervenire, e dunque per accelerare i tempi. E la storia è ormai fuori dal sacco. Nessun tribunale potrà cancellare le foto della vistosa signora dalle prime pagine dei tabloid sui quali troneggia da settimane né cancellare il nome dalla Rete, dai social network e dai quotidiani più autorevoli che tengono vivo il romanzo. L’America ha perdonato già troppi presidenti, nel passato, per crocefiggere Trump, alla sua involontaria partecipazione a un porno show, e anche la destra più ipocritamente bacchettona ha digerito rospi colossali quando ha votato quell’uomo che si vantava di mettere le mani addosso alle donne a proprio piacimento. Per ora, la sola punizione sembra quel gelo coniugale sceso fra lui e Melania, l’elegantissima “convitata di pietra” che sembra non vivere, ma sfilare come una modella sulla pedana accanto a lui, negandogli il piccolo gesto del tenersi per mano. Con un figlio di 12 anni, sul limitare della pubertà, proteggerlo dalle avventure del papà con una pornostar deve essere la sua preoccupazione principale.
Vittorio Zucconi – Opinioni – Donna di La Repubblica – 24 marzo 2018 -

martedì 27 marzo 2018

Speciale: Qualche Piatto salato per Pasqua!


Torta Pasqualina con Spinaci e Uova
Per 6 persone

1 confezione di pasta frolla surgelata da gr 450, gr 500 di spinaci, 8 uova, 1 cipolla, parmigiano grattugiato, burro, olio, zucchero, sale, pepe.

In una padella con 3 cucchiai d’olio e 20 gr di burro, fatevi rosolare la cipolla tritata finemente.
Pulite e lavate gli spinaci, tritateli e uniteli nella padella della cipolla. Salate, pepate, coprite e fate cuocere a fuoco dolce.
Avrete intanto sgelato la pasta frolla. Stendetela e con i due terzi di essa, rivestite uno stampo rotondo, imburrato e infarinato.
Fate rassodare 6 uova, raffreddatele, sgusciatele e apritele delicatamente, togliete i tuorli interi. Tritate i bianchi e aggiungeteli agli spinaci cotti. Unite anche, agli spinaci, un uovo intero sbattuto come per fare una frittata, 100 gr di parmigiano grattugiato e un cucchiaino di zucchero. Mescolate bene e con questo composto riempite la tortiera rivestita di pasta frolla. Negli spinaci, affondate a distanze regolari i sei tuorli d’uovo già cotti e ricoprite il tutto con un disco di pasta, pizzicandolo lungo tutto l’orlo con le dita. Fategli dei forellini con uno stuzzicadenti e doratene la superficie con del rosso d’uovo e un cucchiaio di latte sbattuti.
Con i ritagli di pasta, decorate la superficie della torta. Mettete lo stampo in forno preriscaldato a 180° per circa 35 minuti. Servitela tiepida, accompagnata da un’insalatina mista. Deliziosa!

Pappardelle al sugo di Agnello
Per 4 persone

450 gr di pappardelle, ½ kg di spalla di agnello a pezzetti, 1 bicchiere di vino rosso, 25 gr di funghi secchi, 1 cipolla, 400 gr di passata di pomodoro, 1 cucchiaio di prezzemolo tritato, pecorino grattugiato, olio, sale e pepe.

In un tegame rosolate in 4 cucchiai d’olio i pezzetti di carne, a fuoco vivace. Bagnate con un bicchiere di vino rosso, salate e coprite. Lasciate cuocere a fuoco dolce per 40 minuti, aggiungendo se occorre un po’ d’acqua calda.
Nel frattempo lavate i funghi e metteteli a bagno in acqua tiepida, cambiando l’acqua due volte. Togliete la carne dal sugo. Nel fondo del tegame affettate sottilmente la cipolla, fatela rosolare qualche minuto. Uniteci i funghi lavati, ben strizzati e tagliati a pezzetti. Rosolate qualche minuto e aggiungete la salsa di pomodoro. Fate cuocere a fuoco medio per 20 minuti, a metà cottura rimettete la carne di agnello, salate e pepate. Lessate la pasta al dente in abbondante acqua in ebollizione salata. Scolatela e trasferitela nel tegame col sugo. Mescolate velocemente. Unite una generosa grattugiata di pecorino e una di pepe nero. Servite.

Agnello con Riso Basmati, ricetta Indiana
Per 4 persone

400 gr di spalla di agnello disossata, ½ cipolla, 1 cm di zenzero fresco, 2 spicchi d’aglio, 1 peperoncino verde piccante, 1 cucchiaio di mandorle in polvere, 1 cucchiaio di olio vegetale, 1 dl di yogurt, 2 semi di cardamomo verde, 1 cm di stecca di cannella, 2 chiodi di garofano, un pizzico di semi di papavero, ½ cucchiaino di macis, un cucchiaino di cumino in polvere, sale.

Mettete nel mixer lo zenzero, l’aglio, la cipolla, il peperoncino e tritate tutto molto fine, poi aggiungete un cucchiaio di sale e tanta acqua quanto basta per ottenere una pasta densa. Incorporatevi quindi i semi di cardamomo, 1 cm di stecca di cannella, 2 chiodi di garofano, un cucchiaino di cumino, ½ cucchiaino di macis e mezzo cucchiaino di semi di papavero, tutti polverizzati con il mixer.
Trasferite il composto in un tegame dove avrete fatto scaldare l’olio e cuocete mescolando finchè l’olio si separerà dalla pasta di spezie, unite l’agnello a pezzetti e mescolate bene. Bagnate quindi con 1 dl di acqua e cuocete per circa un’ora. Incorporatevi quindi lo yogurt, mescolate delicatamente.
Servite con riso Basmati, bollito in acqua e sale e mantecato con un po’ di burro.

Pirofila di Costolette di Agnello e Verdure al forno
Per 4 persone

800 gr di costolette di agnello, 2 zucchine, 1 melanzana, 1 cucchiaio di paprika, 1 pizzico di erbe aromatiche miste, olio, sale, pepe.

Tagliare a julienne le zucchine e la melanzana.
In una padella con 1 cucchiaio d’olio fare rosolare le costolette 2 minuto per parte a fuoco vivo.
Distribuire la julienne di verdure in una pirofila, prima oliata, mettere al centro la carne e cospargere con le erbe aromatiche, paprika, sale e pepe. Mettere in forno preriscaldato a 200° e lasciare cuocere per 15 minuti. Piatto veloce e delizioso!

Lo Sapevate Che: Dubbi di un adolescente che si chiede:...


Sono una studentessa del liceo linguistico, e volevo chiederle un parere riguardo ai motivi e le condizioni che hanno influenzato la mente degli studenti di oggi. Mia madre mi racconta sempre che i giovani di un tempo impegnavano la maggior parte del loro tempo nei discorsi politici o ambiti culturali, insomma discutevano di attualità costantemente, ed erano divisi in destra o sinistra, entrambi facevano cortei, protestavano contro ciò in cui non credevano reclamando ciò in cui credevano, esprimevano le loro opinioni apertamente. Oggi non è più così, c’è un senso di spaesamento a scuola e anche i prof si spendono più in discorsi che riguardano l’attualità o l’Italia di oggi, vogliono solo finire il programma e a malapena in quinta arrivano al ‘900. E da parte degli studenti? Non c’è più alcun interesse, tutti sono influenzati e impegnati a guardare video stupidi sul telefono, o seguire Youtuber. Noi giovani siamo diventati ignoranti, ma questo è perché lo Stato e la Società ci vogliono così? O siamo noi che vogliamo essere trascinati, che vogliamo essere ruote di scorta invece che la speranza dell’umanità?   Gala Ottavi ottavigala@gmail.com

Cara Gala, Il Mondo della tua generazione è radicalmente e ineluttabilmente diverso dal mondo che ti racconta tua madre. Perché il mondo di tua madre, che poi era anche il mio mondo, era governato dalla politica, che allora era il luogo delle decisioni, a partire dalle quali la storia poteva anche cambiare corso. Per questo i giovani di allora, culturalmente un po' più attrezzati dei giovani di oggi, avevano la sensazione (con le loro proteste, le loro manifestazioni, le loro occupazioni di scuole e di fabbriche, e persino, sia pure tragicamente, con le loro violenze) di incidere sulla politica e quindi di cambiare la storia. E in parte ci sono anche riusciti se pensiamo all’emancipazione femminile, all’accesso di tutti all’istruzione universitaria, all’importazione della cultura europea ad opera dell’editoria, alla creazione di un più avanzato stato sociale, alla maggior tutela del lavoro, senza dimenticare, naturalmente, l’aspetto negativo del terrorismo come degenerazione delle rivendicazioni sociali. Il tuo mondo, cara Gala, che è poi il mondo attuale, non è più governato dalla politica, ma dall’economia, nel senso che per prendere le sue decisioni, la politica guarda l’economia. Quando addirittura non è costretta da quest’ultima a seguire rigorosamente i dettami che essa impone, onde evitare l’emarginazione del Paese dal mercato globale. Come puoi intuire, l’economia, dopo aver eretto il denaro a generatore simbolico di tutti i valori assume come criterio per il suo incremento il profitto, e quando questo è scarso o addirittura non si riesce ad ottenerlo si chiudono le fabbriche, si delocalizzano le imprese, si comprime il costo del lavoro, si riduce lo stato sociale. In uno scenario del genere è ancora possibile una contestazione giovanile? È ancora efficace uno sciopero del lavoro? Ha ancora senso una destra e una sinistra con il corredo dei loro valori da difendere? O su tutto questo vige la logica rigorosa del mercato che prevede unicamente il raggiungimento del massimo dei profitti con l’impiego minimo dei mezzi? Questa logica si è imposta al punto da non essere circoscritta unicamente ai Paesi che hanno adottato il sistema capitalistico, com’era nel mondo descritto da sua madre, perché con la globalizzazione il mercato è diventato mondiale e vissuto come una legge di natura. E ciò nonostante sia sotto gli occhi di tutti che in questo sistema le merci hanno una libertà di circolazione molto maggiore di quella di cui dispongono gli esseri umani, che il mercato visualizza non come persone ma unicamente come produttori e consumatori, cioè, ai diversi livelli, come suoi funzionari, mettendo ai margini della condizione umana chi non è nelle condizioni di produrre o di consumare. Nel mondo descritto da sua madre l’uomo era ancora il soggetto della storia, mentre nel mondo attuale il soggetto della storia è il mercato, dove gli uomini, come osserva Günther Anders: “hanno rinunciato a considerare se stessi (o le nazioni o le classi o l’umanità) come soggetti della storia. Si sono lasciati detronizzare e hanno collocato altri soggetti della storia come il mercato o la tecnica, le cu rispettive storie non sono, come quelle dell’arte o della musica, alcune fra le altre, bensì, nel più recente sviluppo storico, sono “la storia”. E ne è terribile conferma il fatto che dal loro corso e dal loro impiego dipende l’essere o il non essere dell’umanità”. Questo scenario, cara Gala, non è frutto di pessimismo, come immancabilmente mi si accusa ogni volta che lo propongo, ma è puro e semplice realismo, di cui coi giovani, con la vostra rassegnazione, avete forse inconsciamente intuito l’impossibilità di ribellarsi.
umbertogalimberti@repubblica.it – Donna di La Repubblica – 24 marzo 2018 -

lunedì 26 marzo 2018

Speciale: Piatti di Verdure sfiziose!...


Gratin con Verdure al forno
Per 6 persone

600 gr di patate a pasta gialla, 600 gr di sedano rapa, 600 gr di carote, 150 gr di groviera grattugiato, 2 spicchi d’aglio, 1 scalogno, ½ cucchiaino di rafano, 30 gr di burro fuso, brodo vegetale o di carne, pangrattato, sale, pepe nero da macinare. Fiocchetti di burro per guarnire.

Lavare e pelare le patate, il sedano e le carote.
Tritare finemente lo scalogno e gli spicchi d’aglio.
Tagliare le verdure a fettine utilizzando la mandolina per ottenere fette dello stesso spessore. Tenere da parte 2 cucchiai di formaggio e mischiare il residuo con l’aglio, la cipolla e il ½ cucchiaino di rafano.
Imburrare col burro fuso una teglia rettangolare che possa contenere le verdure. Disporvi uno strato di patate, uno di sedano rapa, uno di carote. Cospargere ogni strato con sale e pepe appena macinato e un pizzico del composto a base di formaggio e gusti. Terminare con uno strato di patate, irrorare con 2 bicchieri di brodo. Cospargere la superficie con il pangrattato mischiato al formaggio grattugiato. Cospargere con qualche fiocchetto di burro.
Fare cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 45 minuti, finché la superficie risulti gratinata.

Parmigiana con Salsiccia e Zucchine
Per 6 persone

2 kg di zucchine, 300 gr di mozzarella, 1 cipolla, 300 gr di passata di pomodoro, 250 gr di salsiccia, pecorino grattugiato, foglie di menta.

Lavate le zucchine, spuntatele e tagliatele a fette per il lungo.
Affettate la mozzarella.
In una padella con 3 cucchiai d’olio caldo, fate soffriggere la cipolla finemente affettata, unite la passata di pomodoro e cuocete a fuoco basso per 20 minuti. Sbriciolate la salsiccia e fatela rosolare in 2 cucchiai d’olio, unitela ai pomodori, salate e pepate.
Ungete con olio una pirofila da forno e sistematevi uno strato di zucchine, salate e copritele col sugo al pomodoro e salsiccia, fettine di mozzarella, 2 cucchiai di pecorino grattugiato, qualche foglia di menta. Ripetete gli strati fino ad esaurimento degli ingredienti. Fate cuocere in forno preriscaldato a 180° per 30 minuti. Deliziose!

Consiglio: le zucchine, anziché metterle crude nella pirofila, si possono grigliare a metà cottura.

Frittelle con Fagiolini verdi
Per 4 persone

600 gr di fagiolini verdi, 1 cipolla, 200 gr di ricotta, parmigiano grattugiato, 2 uova, farina, burro, olio, sale, pepe.

Togliete il filo ai fagiolini, lavateli e fateli bollire in acqua bollente salata, per 20 minuti. Scolateli, tritateli.
In una padella fate imbiondire una cipolla, finemente tritata. Unite i fagiolini e lasciateli insaporire per 15 minuti.
In una terrina sbattete 2 uova con sale e 4 cucchiai di parmigiano. Una presa di pepe. Amalgamatevi 200 gr di ricotta e la farina necessaria ad ottenere un composto legato. Scaldate l’olio in una padella e versatevi il composto a cucchiaiate, rigirandole una volta. Scolatele su carta da cucina e servite ancora calde.

Lo Sapevate Che: Cuba, prigione e paradiso...


Non so se definirla un paradiso o una prigione. È un paradiso perché ti senti fuori dal mondo indaffarato e incerto. Di quel mondo non ne scopri nemmeno una traccia anche se aguzzi lo sguardo sporgendoti dal Malecòn, il lungomare affacciato su un lungo spazio vuoto, dove non c’è né un piroscafo né una barca. In realtà le navi cariche di turisti approdano in tanti porti dell’isola, ma non si esibiscono davanti al Malecòn, che è la faccia solenne di Cuba. E se giri le spalle all’Atlantico e guardi la città la scopri senza uno sfregio pubblicitario. È come se il consumismo non fosse arrivato sull’isola. Nell’Avana restaurata non mancano le vetrine delle grandi firme di moda internazionali. Ma i negozi li ho sempre visti deserti. Può anche essere una prigione perché i contatti del mondo sono controllati. L’andirivieni quotidiano di visitatori è intenso, ma la superpotenza vicina limita i traffici, controlla gli scambi. Nelle tre settimane trascorse a Cuba confesso di essermi sentito piuttosto in paradiso. Mai in prigione. I cubani non te ne danno l’occasione perché quando parlano della loro isola la vedono al centro del mondo, ancora oggetto di interesse internazionale. Un’importante pedina del pianeta. Non una rivoluzione appassita. Quelli che incontri sono animati da un humor che abbellisce la realtà deprimente. Quelli che incroci per le strade dissestate dall’incuria e dai nubifragi ti mostrano la non sempre facile arte della sopravvivenza. L’isola vive in bilico. È ammirevole per la capacità di arrangiarsi degli individui in un comunismo ormai solitario: è la scheggia di una vecchia rivoluzione che non può progredire, è regredire, perché rischierebbe di essere travolta. Vive in equilibrio. Ai tempi di Barack Obama l’abbraccio americano poteva sgretolare velocemente il comunismo cubano e denudare del potere il regime, di cui l’esercito è a spina dorsale. I sorrisi di Obama rischiavano d riportare Cuba nel mondo e di riempire il mare davanti al Malecòn di navi e mercanzie. Ma sarebbe stata la fine del comunismo e col tempo la morte lenta del regime. Il voltafaccia di Donald Trump ha rispolverato l’embargo, ha ferito l’isola ma l’ha costretta a una resistenza che in definitiva, paradossalmente, aiuta il potere. Raùl Castro, il fratello sopravvissuto, ha liberalizzato mote attività, limitandosi agli individui. L’idraulico, il cuoco, l’elettricista il meccanico, il padrone di ristorante possono lavorare per proprio conto, ma non creare società abilitate a espandere la propria attività. Molti se la sanno cavare lo stesso. E si accentuano i privilegi. Emergono le classi sociali, sotto lo sguardo vigile del regime. Ma la società è come frenata: è in bilico tra due sistemi. Domenica scorsa, 11 marzo, otto milioni di cubani hanno eletto il nuovo Parlamento. Un esercizio formale, poiché il numero di candidati corrispondeva esattamente al numero dei seggi. Il 16 aprile il nuovo Parlamento (605 deputati) eleggerà a sua volta il Consiglio di Stato, organo esecutivo supremo, cui spetterà scegliere il nuovo capo dello Stato. A Raul Castro succederà come presidente Miguel Diaz-Canel, attuale numero due del governo. Si tratta di un ingegnere poco espansivo, non conosciuto come un innovatore pur essendo di fatto poiché arrivare al vertice del potere senza appartenere alla famiglia Castro è di per sé un’innovazione. Se il pronostico si avvererà e all’Avana per ora nessuno ne dubita, sessant’anni dopo la presa del potere castrista, il fratello sopravvissuto cede la massima carica dello Stato, ereditata da Fidel. Ma il taciturno ingegnere di 57 anni diventando presidente della Repubblica, avrà sempre alle spalle Raùl che resterà alla testa del partito, vera espressione del potere. Soltanto nel 2021, compiuti novant’anni, Raùl si ritirerà sul serio, dopo un congresso solenne. Soltanto allora avverrà la fine della dinastia castrista. Spetterà dunque, di fatto, a un Castro, nonostante i cambiamenti formali, gestire il difficile equilibrio che il regime deve affrontare per adeguare il comunismo solitario alla nuova realtà internazionale. La mano benevola della Cina e l’attenzione della Russia, potrebbero essere preziose per Cuba. Sia per l’esperienza sia per gli eventuali aiuti materiali. In attesa di eventi, l’isola è al tempo stesso un paradiso e una prigione. Su cui sembra prevalere un orgoglio che nasconde la rassegnazione.
Bernardo Valli – Dentro e Fuori – L’Espresso – 18 marzo 2018

domenica 25 marzo 2018

Speciale: Menù della Domenica delle Palme!...


Baguette con Asparagi ai due colori e Salsa
Per 4 persone

400 gr di asparagi verdi, 400 gr di asparagi bianchi, 8 fette di prosciutto cotto, 4 uova più 4 tuorli, limone, 4 foglie di menta, 200 gr di burro, aceto bianco di vino, olio evo, sale, pepe. Quattro pezzi di baguette.

Preriscaldare il forno a 180° e ricoprire la placca del forno con carta da forno, fare tostare le baguette, bagnate con qualche goccia di olio e un pizzico di sale. Togliere la parte più dura agli asparagi, lavarli bene sotto l’acqua corrente e farli bollire in una casseruola con acqua salata in ebollizione per 8 minuti.  Scolarli (tenere da parte 5 cucchiai dell’acqua di cottura) e mantenerli caldi in un contenitore coperto.

Preparare la salsa hollandaise: Far sciogliere in burro in una piccola casseruola, a parte mescolare l’acqua degli asparagi tenuta da parte con 1 tuorlo. Fare cuocere a bagnomaria amalgamando con una frusta finché la salsa non sarà densa.  Aggiungere il burro fuso, regolare di sale e pepe e aggiungere un cucchiaio di succo di limone. Coprire la salsa con un coperchio e tenerla sull’acqua del bagnomaria al caldo. Preparare le uova in camicia, portando a ebollizione in una pentola 1,5 lt di acqua con 50ml di aceto. Rompere un uovo per volta in un bicchiere e farlo scivolare piano nell’acqua tolta dal fuoco. Ripetere l’operazione per le altre uova. Poi rimettere sul fuoco e far cuocere a fiamma media per circa 4 minuti. Tagliare gli asparagi a metà per la lunghezza. Farcire ogni pezzo di pane caldo col prosciutto e gli asparagi, la salsa e le foglioline di menta spezzettate. Servire con il resto della salsa a parte.

Una curiosità: Per fare le Baguette
Dosi per 5 baguette

1 cucchiaio e ½ di lievito di birra disidratato, 2 cucchiai di miele, 3 tazze e ½ di farina, 3 cucchiai d’olio d’oliva, 2 cucchiai di sale

In una ciotola unire il lievito con il miele e ½ tazza di acqua tiepida e lasciare riposare per 5 minuti (se a quel punto non si è formata una schiuma significa che il lievito non è più attivo, ricominciare da capo). Aggiungere acqua, farina, l’olio e il sale e mescolare fino ad ottenere un impasto morbido. Coprire la ciotola con la pellicola trasparente e lasciare lievitare l’impasto fino a quando non avrà raddoppiato il volume (circa 40 minuti). Dividere l’impasto in 5 parti dandogli la forma di una baguette. Trasferire su una teglia unta d’olio e con un coltello affilato praticare tagli obliqui sulla superficie delle baguette. Lasciare lievitare ancora per 25 minuti. Riscaldare il forno a 230°. Spruzzare sulle baguette un po’ d’acqua e infornarle per 18 minuti, fino a quando siano ben dorate.

Sformato con Carciofi e Scamorza
Per 6 persone

8 carciofi, 1 scamorza fresca, succo di 1 limone, 4 uova, 1 confezione di panna ( o metà panna e metà latte ), 50 gr di parmigiano grattugiato, pangrattato, burro, olio, sale e pepe.

Lavare e pulire i carciofi privandoli delle foglie dure, delle eventuali spine, tagliarli a metà ed eliminare il fieno all’interno. Ridurli a spicchi sottili e immergerli in acqua fredda acidulata col succo del limone. In una padella scaldare 3 cucchiai d’olio e lo spicchio d’aglio, unire i carciofi e rosolarli brevemente, insaporirli con sale e pepe e aggiungere ½ bicchiere di acqua calda, mescolare e farli cuocere ancora per 5 minuti. Imburrare una pirofila rettangolare e cospargerla con pangrattato. Disporvi i carciofi in uno strato uniforme e distribuirvi sopra la scamorza tagliata a fettine sottili. In una scodella battere leggermente le uova con una forchetta, unire la panna, il parmigiano, sale e pepe e battere ancora gli ingredienti.
Versare il composto nella teglia e metterla in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti. Servire la preparazione direttamente nella teglia di cottura.

Bavarese alle Fragole
Per 6-8 persone

2 dl e ½ di latte, gr 150 di purea di fragole, qualche fragola intera, 5 dl di panna montata, 4 uova, gr 200 di zucchero, 1 pezzo di vaniglia, 4 fogli di colla di pesce, gr 35 di zucchero a velo.

Fate bollire il latte, poi unitevi la stecca di vaniglia che resterà in infusione per 15 minuti. Sbattete bene i tuorli con lo zucchero, diluite con latte intiepidito, unite anche la colla di pesce prima ammollata in acqua e ben strizzata. Mettete al fuoco e mescolando fate stringere la crema. Lasciate intiepidire e aggiungete la purea di fragole, le chiare montate a neve con 25 gr di zucchero a velo, la panna montata e un paio di fragole tagliate a pezzettini.
Versate la massa in uno stampo da budino prima inumidito con acqua e ben scolato e mettetelo nel freezer per almeno 3 ore.
Togliete lo stampo dal frigorifero e mettetelo a bagno per pochi secondi in acqua caldo. Sformate la bavarese sul piatto di portata, contornandola con le fragole fatte a fette spesse, spolverandole di zucchero a velo. Una vera delizia!