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sabato 31 dicembre 2016

Lo Sapevate Che: Per battere il diabete un'arma chiamata ornitorinco...



Forse la cura per una delle più diffuse malattie della modernità, il diabete di tipo 2, arriverà dalla più remota preistoria. O meglio dal veleno di un animale fra i più strani al mondo, rimasto pressoché immutato da 170 milioni di anni: l’ornitorinco. Il diabete infatti, com’è noto, altera il meccanismo che tiene ai giusti livelli il glucosio nel sangue, la “benzina” delle cellule. Questa regolazione è affidata a vari ormoni. Il principale è l’insulina prodotta dal pancreas che stimola l’assorbimento del glucosio in fegato e muscoli. Un altro è il peptide simil-glucagone, Glp-1, prodotto nell’intestino, che induce il rilascio della stessa insulina per contrastare i picchi di glucosio dopo i pasti. Nel diabete di tipo 2, tipico degli obesi e degli anziani, l’insulina viene prodotta normalmente, ma l’organismo diventa sempre meno sensibile alla sua azione e ne richiede più del normale. Un surplus di Glp-1 somministrato come farmaco potrebbe aumentare la produzione di insulina fino a livelli sufficienti. Purtroppo, però, il Glp-1 prodotto dai mammiferi è molto instabile: entrato nel sangue, viene distrutto da enzimi specifici nel giro di uno o due minuti, un tempo troppo breve perché possa servire come farmaco. E qui entra in campo l’ornitorinco. Il genetista Frank Grutznr, dell’Università di Adelaide, e la biochimica Briony Fprbes, della Flinders University, anche questa di Adelaide, hanno infatti scoperto che nell’ornitorinco, il Glp-1 è molto più stabile del normale. La ragione di questa particolarità sta proprio nel suo essere una sorta di “fossile vivente”, l’ultima testimonianza, insieme al suo parente echidna, di come erano fatti i mammiferi 170 milioni di anni fa, quando cominciarono a differenziarsi dai rettili. L’ornitorinco (Ornithorhynchus anatinus), che è lungo fino a 40 centimetri e vive nei corsi d’acqua dell’Australia orientale, è classificato fra i mammiferi solo per due ragioni: è coperto di pelo e le femmine allattano i piccoli. Queste non hanno però i capezzoli, perciò il loro latte esce dai pori della pelle del ventre e impregna i peli, a cui si attaccano i piccoli. Per il resto questo animale appare un misto fra una papera, un coccodrillo e una vipera: depone le n e ha un becco da anatra, le sue zampe sono poste esternamente al corpo,come nei rettili, ed è uno dei pochi mammiferi dotati di veleno (gli altri sono l’echidna, il selenodonte di Cuba, alcuni toporagni e il pipistrello vampiro). Ed è proprio questo suo veleno, conservato in uno sperone e usato dai maschi per combattersi nella stagione degli amori, a essere preso in considerazione per una possibile terapia per il diabete. “L’ornitorinco produce un tipo di Glp-1 stabile” dice Grutzner “perché non lo usa solo per regolare il glucosio nel sangue, ma lo immagazzina anche nelle ghiandole velenifere. Grazie a questo ormone il veleno, oltre a un forte dolore, provoca un calo, inducendo debolezza nell’avversario e spingendolo ad abbandonare la contesa per la femmina. Se riuscissimo a riprodurre il Glp-1 stabile dell’ornitorinco, potremmo usarlo come antiglicemico nei diabetici”. In attesa della nuova terapia, però, resta l’impressione che tentare di avvelenare un rivale in amore sa una misura un po’ estrema, anche per un ornitorinco…”Non più che combattere a cornate, morsi o pugni, come accade nelle tante altre specie dove i maschi competono per le femmine” minimizza il biologo Josh Griffiths, del centro ricerca ambientale australiano Cesar. “In realtà in natura l’ornitorinco più debole si allontana prima di assorbire troppo veleno. Solo in cattività è successo che uno dei due combattenti, non potendo scappare, morisse avvelenato”. Ma come può aver fatto un mammifero così primitivo a sottrarsi all’evoluzione, rimanendo immutato per intere ere geologiche? “L’Australia è l’unico luogo al mondo dove, fino a 50 mila anni fa, quando arrivarono uomini e dingo, non esistevano mammiferi moderni, dotati di placenta, a parte i pipistrelli” spiega Griffiths. “E ancora oggi nel nostro Paese non ci sono specie, come castori, nutrie o lontre, che possano entrare in competizione con l’ornitorinco nell’ambiente fluviale in cui vive. Poi, anche se ci fossero, non so se potrebbero batterlo: si è adattao così bene a quell’ambiente da aver persino sviluppato nel “becco” la percezione dei campi elettrici, così da poter scovare nel fango del fondo gli animaletti di cui si nutre. A differenza dei marsupiali australiani, vivendo gran parte del tempo in acqua, non ha invece potuto evolvere una tasca dove far crescere i piccoli, e ha così continuato a deporre le uova, che comunque la madre tiene molto a lungo nel corpo, covandole poi solo per una decina di giorni”. Finora, a differenza di tanti altri animali australiani, l’ornitorinco non sembra aver neppure sofferto troppo dell’invadenza umana. “Occupa tutte le aree che abitava secoli fa, per cui, ufficialmente, non è considerato in pericolo. In realtà però è così difficile da vedere e studiare, che non sappiamo se le sue popolazioni siano stabili o in declino. E temiamo che, vista la crescente aridità da cambiamento climatico, e l’aumento nell’uso dell’acqua dei fiumi, dopo 170 milioni di anni, anche questa incredibile specie animale possa presto cominciare a trovarsi in difficoltà”.
Alex Saragosa – Scienze – Il Venerdì di Repubblica – 23 Dicembre 2016 -

venerdì 30 dicembre 2016

Pensieri: Saluto...



Buona Serata a tutti, ciao ♥

Una splendida serata a tutti voi https://www.facebook.com/images/emoji.php/v6/f6c/1/16/2764.png

Pensieri: Saluto....



Ciao, a dopo, buon pranzo a tutti! ♥

La vita non è che la continua meraviglia di esistere!
~Tagore ~
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Pensieri: Saluto...



Buona giornata a tutti! ciao ♥

https://www.facebook.com/images/emoji.php/v6/fac/1/16/2665.png♥... Strada Facendo vedrai
che non sei più da solo...
Strada Facendo troverai
un gancio in mezzo al cielo...
e sentirai la strada far battere il tuo cuore...
L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi, oceano, cielo, spazio all'aperto, acqua e natura

Speciale: Qualche Piatto per Fine e Inizio dell'Anno! ...



Calamarata con Calamari, Finocchi e Verza
Per 6 persone

La pasta calamarata, è un tipo di pasta che ha la forma di anelli. La ricetta tradizionale, dal nome, prevede quindi la preparazione con calamari o totani o pesci della famiglia stessa), tagliati ad anelli.

½ kg di pasta calamarata, ½ kg di calamari tagliati ad anello, 1 cipolla bianca, 1 spicchio d’aglio, 300 gr di verza, 2 piccoli e teneri finocchi, ½ bicchiere di vino bianco secco, olio, sale, pepe nero macinato al momento, peperoncino piccante in polvere (facoltativo).

Pulire e tagliare a fettine sottilissime la cipolla. Sfogliare e lavare le foglie di verza e i finocchi. Tagliare tutto a fettine sottili per il lungo della verdura. In un tegame capiente, con 5 cucchiai di olio evo, far dorare la cipolla e lo spicchio d’aglio in camicia. Togliere l’aglio e aggiungere gli anelli di calamari lavati, poi le verdure preparate. Salare la preparazione e sfumare col vino bianco secco, lasciare evaporare, mescolare il tutto delicatamente con un cucchiaio di legno. Aggiungere 1 bicchiere di acqua tiepida, coprire il tegame e lasciare cuocere, a fuoco moderato, ancora per 10 minuti. Mentre in una casseruola con abbondante acqua in ebollizione, far cuocere la pasta al dente e salare gli ultimi minuti di cottura. Scolare la pasta e unirla nel tegame con il pesce e le verdure, mescolare accuratamente e servire spolverando con una generosa spruzzata di pepe nero macinato al momento. A piacere si può aggiungere una spolverata di peperoncino piccante in polvere.
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Riso con Vongole e Cannellini
Per 6 persone

450 gr di riso Carnaroli, 800 gr di vongole veraci, 200 gr di fagioli cannellini secchi, 3 spicchi d’aglio, rosmarino, un ciuffo di prezzemolo, ½ bicchiere di vino bianco, olio, sale e pepe.

Sciacquate i cannellini e metteteli a bagno in acqua tiepida salata per una notte. Sciacquarli nuovamente e fateli cuocere in acqua per 1 ora e mezza. Scolateli e lasciateli raffreddare. Lasciate le vongole per 1 ora sotto il getto dell’acqua corrente, per eliminare i residui di terra al loro interno e poi scolatele. Mettetele in un tegame largo e basso con 2 spicchi d’aglio tagliati in quattro, il prezzemolo, un cucchiaio di olio e un dito d’acqua. Coprite il tegame e farle aprire. Sgusciarle, eliminate quelle rimaste chiuse. Filtrate il liquido di cottura con un colino coperto da una garza, e tenetelo da parte. Tritate lo spicchio d’aglio rimasto. Passate i fagioli al passaverdura. Versate in un tegame 3 cucchiai d’olio e unitevi l’aglio un cucchiaino di rosmarino tritato, fate tostare il riso, bagnarlo con vino bianco e farlo cuocere aggiungendo acqua calda all’occorrenza, per 10 minuti. Gli ultimi 5 minuti, unire i cannellini passati, il liquido di cottura delle vongole e fate insaporire, unite le vongole, salate e pepate. Fate cuocere sino a cottura perfetta del riso. Mescolate con delicatezza la preparazione e portate subito in tavola.

Torta di Lenticchie
Per 6 persone

250 gr di lenticchie, 50 gr di funghi champignon o porcini, 1 cipolla rossa, 1 carota, un cuore di sedano, un cespo di radicchio travisano, 1 uovo, 30 gr di parmigiano grattugiato, timo secco, 1 cucchiaio di succo di limone, 2 foglie di alloro, olio, sale, pepe.

Lavare le lenticchie e metterle in una casseruola coperte in abbondanza con acqua fredda. Lessarle con 1 foglia di alloro per circa 60 minuti e comunque sino a quando siano morbide. Scaldare in una padella 2 cucchiai di olio e dorarvi la cipolla finemente affettata, unire le altre verdure a tocchettini e i funghi affettati, il succo del limone. Far rosolare a fuoco lento per 10 minuti e poi unire le lenticchie scolate, fare insaporire per 5 minuti. Mettere poi il composto in una terrina e lasciarlo intiepidire, aggiungere l’uovo, il parmigiano, il timo e il sale. Versare il tutto in una pirofila rivestita da carta da cucina, prima lavata e strizzata. Fare cuocere in forno preriscaldato per 35 minuti a 180°.

Stinchetti di Maiale al forno  con Lenticchie al Vino rosso
Per 6 persone

6 stinchetti di maiale, 200 gr di castagne lesse pelate, 1 cipolla, salvia, Marsala secco, olio, sale, pepe.
Condire gli stinchetti col sale, pepe e metterli in una pirofila insieme alla cipolla a pezzi, della salvia, un filo d’olio. Metterli in forno preriscaldato a 200 per 1 ora e mezza. Quando saranno ben rosolati, (ogni tanto girarli), bagnarli con 2 bicchieri di Marsala e proseguire la cottura, irrorandoli di tanto in tanto con il loro sugo e con un mestolo di acqua calda. A cottura avvenuta, togliere gli stinchetti e tenerli in caldo. Filtrare il loro sugo, portarlo sulla fiamma viva e farlo restringere, unire le castagne per farle insaporire. Servire il sughetto con gli stinchetti.

Lo Sapevate Che: Se vi sembra "choosy", chi lavora quasi il doppio per metà salario...



Se chiedete qual è il problema principale, nove italiani su dieci risponderanno “il lavoro” e avranno ragione. Perché, allora, si parla sempre d’altro? Un nuovo governo dovrebbe per prima cosa convocare le parti sociali, sindacati e industriali, e lanciare un piano decennale per l’occupazione, ma non l’ha mai fatto nessuno. Stiamo correndo verso un mondo senza lavoro dignitoso e ogni settimana piovono pietre sui lavoratori. Di questo la gente ha paura, non della presunta instabilità. Le apocalissi annunciate dai media alla vigilia del voto in Gran Bretagna, negli Usa e in Italia non sono avvenute. Ma esistono a altre vere apocalissi in agguato delle quali nessuno o quasi parla. Una è legata alla scadenza dell’articolo 15 del protocollo di adesione della Cina al Wto, l’organizzazione mondiale del commercio. Detto così, per la maggior parte dei lettori non significa nulla. La Cina è entrata nel circuito del commercio mondiale nel 2001, come Paese surrogato (ovvero, non venendo riconosciuta come economia di mercato, il valore dei suoi prodotti viene calcolato sulla base dei costi di produzione di un Paese terzo). C’era la promessa di rivedere la posizione dopo 15 anni. Il termine è scaduto l’11 dicembre e ora i cinesi reclamano il riconoscimento come economia di mercato a tutti gli effetti. Questo comporta la sparizione di colpo della gran parte di dazi protettivi antidumping. In altri termini, avremmo in pochi anni una nuova invasione di merci cinesi a basso prezzo sui nostri mercati e la perdita di milioni di posti di lavoro. Solo in Italia la promozione della Cina si tradurrebbe nella soppressione di oltre 400 mila posti di lavoro e d’interi rami produttivi, dalle acciaierie  alle ceramiche. Ma non è questa l’unica bomba a orologeria piazzata sul mercato del lavoro. Gli esperti di banche sostengono che nel prossimo decennio chiuderanno dalla metà ai due terzi degli sportelli, con conseguenti licenziamenti di massa. Unicredit ha appena annunciato una mannaia di 14 mila esuberi. In altri settori sorici, come le ferrovie, dopo l’ultima ondata di liberalizzazioni approvate dall’Unione, si calcola che da qui al 2025 in Europa circa 250 mila lavoratori anziani andranno in pensione senza essere sostituiti da altri. Altro che piano Juncker. Prima che si scateni un’altra ordalia referendaria sul Jobs Act, bisognerebbe pensare a un grande progetto per creare lavoro, senza riforme da vetrina e senza tornare a puntare il dito contro i giovani schizzinosi o sfaticati- Si leggessero i dati Ocse: un giovane italiano lavora in media all’anno una volta  e mezza il tempo di un coetaneo del Nord Europa, per la metà del salario. Choosy a chi?
Curzio Maltese – Contromano – Il Venerdì di Repubblica – 23 Dicembre 2016 -